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'A difesa dell'ospedale di Colleferro' incontra Quintavalle

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Il Comitato incontra il commissario Quintavalle

Una delegazione del Comitato libero “A difesa dell'ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale l’11 marzo 2019 ha incontrato il Commissario straordinario della Asl Rm 5, dott. Giuseppe Quintavalle, il Direttore sanitario, dott. Luciano Cifaldi, e due responsabili della comunicazione.

L’iniziale freddezza nel sederci al tavolo, dovuta al notevole ritardo con il quale ci è stato accordato l’incontro, ha presto lasciato il posto alla concretezza delle parole e ad un confronto corretto e serio, rispettoso sia delle parti, sia delle questioni portate all’attenzione dei vertici aziendali.

Innanzitutto abbiamo preso atto che l’incontro, pur con molta fatica, è stato comunque fissato (cosa che così non è con il Comune di Colleferro e con la Regione Lazio) e che la discussione è stata condotta nel rispetto sostanziale dei presenti.
La diversità di competenze e di responsabilità non ci ha impedito di affrontare in modo costruttivo anche le questioni più spinose, a secondo del proprio ruolo. Abbiamo apprezzato che non vi sono state forzature, come mettere davanti a tutto la propria posizione direttiva.

Tutti i soggetti seduti al tavolo hanno mantenuto un approccio disponibile per più di due ore di discussione, durante la quale non abbiamo perso di vista lo scopo dell’incontro: rappresentare alla Direzione generale della ASL Roma 5 le problematiche e i disagi che i cittadini affrontano e vivono ogni giorno, in gran parte preesistenti alla nomina del dott. Quintavalle.
Dopo una breve ricostruzione storica sulla “truffa” dei 4 reparti materno-infantili (a cui dedicheremo un apposito comunicato), avvenuta di fatto con la resa senza condizioni dell’Amministrazione Sanna, a conclusione di circa 15 anni di inerzia degli Amministratori eletti, sulla scelta “palestrinocentrica” guidata dai potenti locali di depotenziare l’ospedale L.P.Delfino, abbiamo affrontato il tema del potenziamento del pronto soccorso e di tutti i reparti (riportare i letti nelle stanze vuote, personale e strumentazioni), dei turni di lavoro dei dipendenti, del piano assunzionale, del pronto soccorso, delle criticità dei vari reparti, degli incarichi di primario, del numero dei posti letto, della Nuova Ala in un ospedale vuoto, delle ambulanze, delle liste di attesa, del progetto del Polo Unico con l’ospedale di Palestrina, di riservare un posto nel parcheggio interno ai pazienti in dimissione, delle donazioni di sangue e del Centro trasfusionale, della risonanza magnetica, dell’attività della sala operatoria, della Radiologia, della stato del Laboratorio analisi. Abbiamo ribadito che gli Accordi del 5 luglio 2015 e 16 febbraio 2016 non sono stati rispettati e attuati.
Tutte criticità note a cui i vertici aziendali hanno risposto di operare costantemente per cercare di risolverle, dovendo superare farraginose pratiche burocratiche e tempi tecnici non brevi, che sono causa di inevitabili ritardi.

Il dott. Quintavalle riferisce che sono state già avviate le procedure per l’ammodernamento del Pronto soccorso, sotto l’aspetto strutturale e logistico, con uno sguardo anche al miglioramento delle condizioni di permanenza dei pazienti e di lavoro dei dipendenti. Un finanziamento regionale farà si che l'azienda potrà provvedere all’acquisto di nuovi macchinari, Tac e Risonanza magnetica, sulla base di un rinnovamento generale di tutta la diagnostica per immagini con una Radiologia operativa h 24. Altra priorità saranno i primariati, che dovranno essere assegnati nel corso del 2019.
A conclusione di questo necessario confronto con la Direzione generale abbiamo convenuto di richiedere informazioni sull’ operatività dell’ospedale alla Direzione sanitaria del nostro ospedale.

Da questo incontro non potevano arrivare risposte immediate, ma abbiamo ricevuto, per il momento, quello che ci aspettavamo: ascolto, attenzione, collaborazione e rispetto.
L’obiettivo del Comitato – non ci stanchiamo di ripeterlo - è quello di farsi portavoce dei bisogni dei cittadini nei confronti delle Istituzioni, non certo quello di ostacolare l’attività dell'Azienda sanitaria, e di ottenere l’impegno dei vertici amministrativi di sensibilizzare la Direzione sanitaria dell’ospedale di Colleferro ad incontrarci.
Chiediamo la disponibilità effettiva di 165 posti letti, oltre i 16 del reparto di psichiatria, come previsto dagli atti regionali, e la corrispondente dotazione di personale; l’assegnazione alla Radiologia di TAC, risonanza magnetica, medici e il riconoscimento come struttura UOC; l’assistenza specialistica dell’unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC); la parità del Laboratorio analisi con quello dell’ospedale di Tivoli, come disposto dal decreto Zingaretti del 28.6.2017, nominando i dirigenti sanitari; il miglioramento delle attività ambulatoriali per dare risposte in breve tempo e stroncare il malcostume di interessi privati createsi intorno alle necessità dei cittadini.
La nostra volontà è la difesa dell'ospedale, patrimonio cittadino, e la sua crescita, non certo quella di accettare il suo depauperamento, che ha subito una accelerazione.

Colleferro, 14 marzo 2019

Gabriella Collacchi e Ina Camilli, Portavoce e Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale

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Non siamo numeri ma persone. Ospedale Colleferro

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Il Comitato Libero “A difesa dell'ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale non getta la spugna, tiene duro e non abbassa la guardia di fronte all’indifferenza di tutti i soggetti istituzionali, che non hanno un progetto sul futuro del nosocomio colleferrino e temono ogni ipotesi di confronto sulle sue problematiche organizzative.

I rappresentanti del Comitato su alcuni clamorosi episodi che hanno interessato l’ospedale cittadino hanno atteso che si spegnessero i toni polemici che li hanno accompagnati per evitare facili strumentalizzazioni e speculazioni.
Dietro simili fatti, che avvengono in tutto il territorio regionale, c’è una sola spiegazione: la politica locale non si occupa della sanità regionale, clinicamente ormai morta, abbandonata a se stessa, come una zattera nell’oceano.
“Non siamo finora riusciti a scalfire la tendenza della politica locale, anche quella a noi più vicina, sempre pronta a non osteggiare chi sta depotenziando l’ospedale di Colleferro e a non reclamare con forza diritti e dignità per i cittadini, che non sono numeri, ma persone.
«Al Governatore del Lazio e Commissario ad Acta per la sanità, agli Assessori di settore, ai Presidenti della Commissione di competenza, ai Consiglieri e alle forze politiche regionali e comunali, soprattutto della maggioranza, al Sindaco del Comune di Colleferro e agli altri del comprensorio, al Commissario straordinario della ASL RM 5 e al Direttore sanitario, a ciascuno di loro abbiamo chiesto ripetutamente e a gran voce – spiegano i rappresentanti del Comitato - un incontro per conoscere il progetto e/o i programmi sul futuro di questo ospedale, sulle carenze organizzative dovute alla mancanza di personale e sullo stato del pronto soccorso. Purtroppo il silenzio delle Istituzioni continua, ma non disperiamo di riuscire ad avere il tanto agognato “confronto democratico”.»
«Siamo e restiamo sempre aperti a qualunque forma di collaborazione in difesa dell'ospedale e dei servizi socio-sanitari. La valle del Sacco è un vasto territorio – affermano i rappresentanti del comitato – dove troppo spesso i pazienti del pronto soccorso si trovano di fronte a situazioni drammatiche, dalle quali si esce solo grazie alla competenza e abnegazione del personale sanitario ridotto ai minimi termini.
Se non ci fossero i tirocinanti del corso di laurea in scienze infermieristiche, il personale sarebbe al collasso più totale. Il “motore” del servizio sono proprio quelle donne e uomini che fanno turni massacranti e aiutano, meglio che possono, i pazienti. Manca l’avvicendamento di nuovi medici e infermieri, i colleghi andati in pensione non vengono sostituiti e chi è stato assegnato è andato subito via. Personale e mezzi sono insufficienti e anche la strumentazione richiederebbero un radicale ammodernamento tecnologico.»

Ultimamente, ai gravi problemi irrisolti del 118, il servizio di urgenza-emergenza sanitaria, si è aggiunto anche quello della sua dislocazione presso l’ospedale, perchè la scelta della nuova sede non pare sia proprio idonea allo scopo.
«Non si può però pensare che il pronto soccorso sia un prolungamento della sala d'attesa dei medici di famiglia. I cittadini dovrebbero essere adeguatamente informati e responsabilizzati per evitare il ricorso improprio ad un servizio sottodimensionato e quotidianamente in crisi nel gestire il flusso di un ampio bacino territoriale», riferiscono i rappresentanti del Comitato.

L’ospedale di Colleferro è una struttura servente della valle del Sacco e la mancanza di politiche attive sul piano della prevenzione, tempi certi per le indagini diagnostiche e le visite specialistiche sta incrementando la mobilità passiva che, come sanno bene i nostri Amministratori, è un costo per il Sistema sanitario nazionale, per le famiglie e per gli stessi medici, poco interessati a lavorare in un ospedale depotenziato.
E’ noto che la valle del Sacco subisce la sfida tra inquinamento e stato di salute della popolazione senza nemmeno il Registro tumori del quale, insieme ad altre associazioni locali, abbiamo chiesto l’attivazione e l’avvio dello Studio epidemiologico del Sin. Ebbene, nonostante la diffida del novembre 2017, nessun passo avanti è stato fatto.
Per mantenere l’efficienza dei livelli essenziali di assistenza (LEA) occorrono misure organizzative studiate e un sistema di gestione con risultati riscontrabili. Anche il progetto sulla Nuova ala è stato affossato, abbandonato, perchè? Chi non si è interessato affinchè venisse realizzato?

Regione Lazio, Comune di Colleferro ed Asl RM 5 sono inconcludenti: dopo anni di attesa per l'apertura della Nuova ala, l’uso della struttura ancora non viene ottimizzato. E, per giunta, sono stati lasciati nell'abbandono i locali liberati dal trasferimento dei reparti materno-infantili e di urologia. Quasi 20 camere, al primo piano, inutilizzate da anni, mentre al Pronto soccorso i pazienti sono costretti a restare per giorni sulle barelle per mancanza di posti letto.
Sulla questione “barelle”, a gennaio, la Direzione Strategica della Asl Roma 5 ha aperto una indagine interna, di cui attendiamo di conoscere l'esito che, ci informa, “sarà prontamente comunicato”.

Nel perpetuo declino della sanità territoriale, ancora commissariata nel 2019 nonostante gli annunci prematuri della propaganda politica, le addizionali Irpef restano tra le più alte rispetto a quelle di altre regioni, senza che i servizi assistenziali siano commisurati al costo pagato dai contribuenti.
Dobbiamo tutti augurarci di stare sempre bene e, in caso di bisogno, avere presente le difficili condizioni in cui si trova ad operare il personale per assicurare assistenza e cure.

 

Colleferro, 16 febbraio 2019

 

Gabriella Collacchi e Ina Camilli, Portavoce e Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale

 

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Gabriella Collacchi e Ina Camilli, Portavoce e Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale

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Ferma radiodiagnostica al Santa Scolastica di Cassino. Perché?

M5S logo mindi Loreto Marcelli, M5S Lazio - E’ stata presentata interrogazione urgente a risposta scritta, al Presidente della regione Nicola Zingaretti ed all’assessore alla Sanità Alessio D’Amato, avente per oggetto l’interruzione delle prenotazioni di esami radiodiagnostici presso l’ospedale Santa Scolastica di Cassino.

Da diverso tempo l’utenza del distretto “D”, in particolare, e della Asl Frosinone, in generale, che si rivolge al servizio ReCUP per prenotare esami, non può usufruire delle apparecchiature radiodiagnostiche dell’ospedale Santa Scolastica per motivi che sembrano ricondurre al numero esiguo di medici radiologi presenti in tale struttura ospedaliera.

In tempi in cui ci si impegna a affrontare l’annoso problema dell’abbattimento delle liste di attesa, al punto che si pongono in essere progetti straordinari, ed onerosi, per risolvere una situazione complessa e di per sé preoccupante, non si comprende come si possa fare a meno delle competenze e delle apparecchiature di un intero presidio ospedaliero, facendo così gravare i costi di tale decisione sulla pelle degli utenti, costretti a rivolgersi a strutture private vicine o pubbliche fuori distretto, o a rivolgersi a centri diagnostici delle vicine regioni per poter effettuare esami urgenti, o indispensabili, facendo aumentare i costi dovuti alla mobilità passiva extra regionale.

All’assessore si è chiesto: quali azioni intenda adottare affinché l’utenza del distretto “D” e della Asl di Frosinone, possa di nuovo avere la possibilità di usufruire dei servizi radiodiagnostici dell’Ospedale Santa Scolastica di Cassino; quali decisioni intenda prendere per porre fine a tale deplorevole situazione di pessima gestione della ASL, non in linea con le giuste esigenze di conduzione amministrativa e di rispetto degli utenti e di contenimento della mobilità passiva extra regionale.

 

 

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Sora. 99milioni per rimediare ad un grave errore

  • Pubblicato in Partiti

ospedalesora 350 260 minOspedale di Sora, 99milioni di euro stanziati per rimediare ad un grave errore. Il nosocomio non doveva essere costruito in quell’area che è pericolosissima.

Negli anni ’70 si opposero al progetto SOLTANTO i Comunisti. Avevamo ragione!

Sora, 05.01.2019 – In questi giorni in tanti esultano per i 99 milioni di euro stanziati per l’ospedale SS. Trinità di Sora. Addirittura politici di entrambi gli schieramenti fanno a gara per prendersi i meriti relativi allo stanziamento. Peccato che nessuno ricordi la storia, quella vera. Ve la ricordiamo noi.

L’Ospedale volsco è ubicato in una zona sismica, classificata ad alto rischio! SOLTANTO i Comunisti già dagli anni ’70 si opposero alla sciagurata progettazione in quanto sbagliata e pericolosa. Ma i democristiani preferirono speculare!

Oggi, qualche generazione più avanti fatta anche di figli e figliocci di democristiani della prima ora che proprio benedirono la follia dell’ospedale costruito a San Marciano, ci viene a dire che tutto va bene e che dobbiamoPRC - Ospedale di Sora festeggiare perché piovono milioni per il nostro nosocomio. A loro e poi a tutta la cittadinanza va detta la verità: costruire un ospedale in zona altamente sismica è stato un grave errore, che paghiamo ancora a caro prezzo.

Pensate soltanto a quanto sia difficoltoso accedere alla collina di San Marciano; pensate alla struttura simil labirinto che è stata realizzata. Un ospedale che si possa definire Ospedale, è un’altra cosa. Questo noi lo chiamiamo, da sempre, spreco. Questo noi lo chiamiamo, da sempre, sperpero di danaro pubblico. Noi conosciamo la storia e la ricordiamo. I Comunisti avevano ragione, peccato solo che di ragione a volte si può morire, così proprio come sta succedendo alla nostra amata Sora.

Il segretario Prc -Provincia di Frosinone

Paolo Ceccano

Il segretario Prc – Circolo di Sora

Giuseppe Di Pede

 

Inviato da Irene Mizzoni

Clicca sulla locandina a destra per ingrandirla

 

 

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Ospedale di Frosinone: nesso stretto fra inefficienza, spreco e questione legale

Frosinone ospedale 350 ok mindi Angelino Loffredi - Promettente incontro quello al quale ho partecipato venerdi 29 giugno a Frosinone, fra il Tribunale del Malato/Cittadinanza attiva e i rappresentanti di 5 Stelle. Il tema riguardava la condizione esistente presso l’Ospedale di Frosinone. I riscontri da rilevare per tale circostanza che meritano di essere evidenziati riguardano sia la composizione ben rappresentata della formazione politica (I consiglieri comunali del capoluogo, Bellincampi e Mastronardi, il consigliere regionale Marcelli, la parlamentare Segneri e Aniello Prisco) che il clima collaborativo oltre che una nutrita e variegata presenza e interventi di aderenti all’Associazione e di medici (il Presidente Cristofari, Colella e Bove).

Francesco Notarcola, inesauribile animatore dell’Associazione, aprendo l’incontro ha delineato senza fronzoli e orpelli la catastrofica situazione dell’Ospedale di Frosinone. Più in generale ha rilevato, indicandole, le malefiche tendenze generali: mal funzionamento dei servizi, attrezzature inesistenti, danneggiate o mal funzionanti per favorire le esternalizzazioni private. La spesa a favore delle stesse ora ha raggiunto il 50%. Fra queste è emerso che la società Manutencoop, implicata nella vicenda CONSIP, ottiene appalti ma non fa lavori direttamente e non utilizza dipendenti ma pratica la tecnica del subappalto a favore di altri soggetti ( legale ?) che gestiscono in modo oppressivo il rapporto con i propri dipendenti e negativo verso i malati. Più in generale il Tribunale del Malato/Cittadinanza attiva chiede con forza e preoccupazione di fare “le pulci“ agli appalti verificando attentamente l’adeguatezza dei servizi e l’acquisto dei beni ai costi.

Il costruttivo filo rosso del ragionamento di Notarcola è stato “Non chiediamo un aumento delle spese ma facciamo una lotta allo sperpero“. Con minuzia di particolari infine si è dilungato nella rappresentazione concreta delle disfunzioni. L’ultima, apparentemente insignificante, riguarda la spesa di 20.000 euro per pubblicità a favore di un quotidiano. Più in generale mi è sembrato di cogliere l’esistenza di un nesso molto stretto fra inefficienza, spreco e questione legale. Aspetti da non sottovalutare !
I dirigenti del Tribunale del Malato/Cittadinanza attiva, Francesco Notarcola e Luciano Granieri hanno consegnato sin dall’inizio del confronto nelle mani dei rappresentanti pentastellati un documento indicante criticità, sperperi, anomalie ma anche e soprattutto proposte e correzioni da prendere immediatamente. Durante la serena discussione inoltre è stata ribadita l’autonomia fra movimenti, forze politiche e istituzioni.

Ad una chiara argomentata presa di posizione e di indirizzo dell’associazione ora si attende di veder corrisposto un riscontro, una serie di iniziative ed una specificità progettuale da parte della più votata forza politica provinciale per affrontare e risolvere le tante questioni sanitarie del territorio.
L’associazione con molto orgoglio ha annunciato di voler alimentare la “Stagione del confronto “ incontrandosi nel prossimo futuro con altre formazioni politiche e sindacali. A giorni, infatti, verrà indicato il calendario.

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Frusone, M5S - Disagi all'ospedale San Benedetto di Alatri

ospedale san benedetto Alatri minOn. Luca Frusone, M5S - Dall'ospedale San Benedetto di Alatri oggi [lunedì 25 giugno 2018 n.d.r.] sono arrivate numerose segnalazioni di disagio da parte dei pazienti e dei loro familiari sulla disorganizzazione per cui tante persone in attesa di medici per le visite ortopediche sono state rimandate senza spiegazioni.

Il Movimento Cinque Stelle di Alatri denuncia la situazione di caos che si è venuta a creare sottolineando che l'episodio specifico fa parte della mala gestio generale che riguarda la sanità nella provincia di Frosinone che sconta un modelloLucaFrusone in Parlamento 350 260 organizzativo inefficace e inefficiente. Il deputato pentastellato Luca Frusone commenta: "Gli annunci dei miglioramenti della sanità nella nostra provincia non corrispondono alla realtà dei fatti e la disorganizzazione della Asl di Frosinone, che fa scontare i disagi a cittadini e operatori dell’ospedale di Alatri, è il risultato di politiche e priorità sbagliate che vedono affermarsi un sistema in cui si esaltano le scatole vuote dei proclami, mentre di ciò che realmente potrebbe far migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie non vi è traccia".

 

 

 

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C'è il neurochirurgo ma non il reparto di neurochirurgia

  • Pubblicato in Sanità

FROSINONE ASL 350 260da L'Inchiesta quotidiano del 7 giugno '18 - La Asl di Frosinone ai mass media dichiara: "Attivato il primo reparto di Neurochirurgia (Uoc), con otto posti letto, nell'Ospedale 'Fabrizio Spaziani' di Frosinone, di cui è direttore di ruolo il Dott. Giancarlo D'Andrea". Fumo negli occhi ai cittadini utenti e infondatezze abissali - c'è il Direttore della Unità Operativa Complessa ma non c'è traccia, né di posti letto, né di Uoc»: a dichiararlo la Ugl sanità con la segretaria provinciale Rosa Roccatani.

«Incominciamo con il chiedere dove, da quando e in quale planimetria dell'ospedale di Frosinone sarebbe ubicato il reparto di Neurochirurgia - attacca Roccatani -; quale e quanto personale dedicato impegna. Ovvero, se per la funzionalità dell'Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia, oltre al Primario di recente nomina, sia stato mai attivato il relativo e dedicato reparto, quale equipe medica specializzata nella disciplina di neurochirurgia collabora con il Pri-mario incaricato nell'attività chirurgica, se per l'attività chirurgica vi sia una sala operatoria corredata».
Oppure - annota, sempre la sindacalista Ugl -, «se è vero come è vero, che:
1. il Professionista per gli interventi chirurgici deve avvalersi della collaborazione di medici di diversa disciplina;
2. la degenza post - operatoria dei pazienti ha luogo m reparti dissimili alla branca specialistica in posti letto occasionalmente liberi;
3. il decorso post - operatorio dei pazienti avviene sotto la sorveglianza medica di altra disciplina».

A conferma di quanto scritto, Roccatani esibisce la nota del 27/04/2018 di alcuni medici indrizzata a vari organi dirigenziali, «i quali trovatisi nel reparto di appartenenza degenti in situazione post/operatoria di diversa disciplina, ai fini di autotutela, a giusta ragione, declinano ogni responsabilità professionale e conseguenze medico legale. Diffidando altresì gli stessi dal proseguire a ricoverare pazienti non afferenti il loro reparto, in assenza di medici specialisti in Neurochirurgia h24 e Maxillo Facciale. E già, perché non è solo la neurochirurgia priva di reparto, anche il Maxillo Facciale a cui si aggiunge Unità Operativa Complessa Otorinolaringoiatria».

La Asl infatti - sottolinea Roccatani -, «mentre accelera i tempi nel conferire gli incarichi: di Responsabile della Uosd (Unità Operativa
Semplice Dipartimentale) allo Specialista Maxillo Facciale; di Direttore della Uoc (Unità Operativa Complessa) allo specialista Neuro-
chirurgo; di Direttore della Uoc Orl (Otorinolaringoiatria), non si preoccupa affatto, di assumere personale e Dirigenti Medici Specia
listi attinenti le discipline, né di attivare i relativi reparti».
Verosimilmente, «la dotazione degli unici 6 posti letto di Week Surgery (ORL), fantasiosamente diventano Uoc Otorinolaringoiatria - Uoc NeuroChirurgia, se la circostanza lo richiede, anche di Maxillo Facciale. Dunque cara Asi (limitandoci al solo incarico del Neurochi¬rurgo che non si differenzia affatto da quello dell'Orl, anzi!) a prescindere dall'insolita procedura che ha portato al conferimento dell'incarico di Direttore della Uoc lo specialista Neurochirurgo:
a) Prima ancora della istituzione della Uoc di Neurochimrgia, la Regione Lazio con Decreto U00071 del 07.03.2017, concede la deroga per il conferimento dell'incarico di Direttore della UOC di Neurochirurgia;
b) l'Atto Aziendale che istituisce la Uoc di Neurochirurgia, viene proposto dalla Asl l'11 luglio 2017, approvato dalla Regione Lazio il 3 agosto 2017 è pubblicato sul BURL n.63 08.08.2017;
C) Immediatamente dopo, esattamente il 10 agosto 2017, la Asl indice l'avviso pubblico per il conferimento dell'incarico di Uoc Neurochirurgia, senza preoccuparsi di attivare realmente/concretamente il previsto reparto;
d) Con delibera n. N.578 del 13.03.2018 la Asi di Frosinone conferisce l'incarico di Direttore della UOC di Neurochirurgia».

La Ugl sanità - tira le somme la segretaria Roccatani - «non è affatto avversa all'istituzione di una sanità eccellente sul territorio da tempo devastata, anzi, contrariamente a quanto si pensa, elogia e dà il benvenuto al dott. Giancarlo D'Andrea, ciò che non ci appassiona però sono le infondatezze della Asl, che irritano e non poco, soprattutto perché c'è di mezzo la salute dei malati - rischio clinico da eventi avversi, che innegabilmente ricadono sui professionisti addetti. Detto ciò, anteposto che la presa m giro non ci entusiasma, la Ugl chiede, che con la stessa celerità degli incarichi conferiti, la Asl attivi concretamente anche i reparti - assuma personale dedicato e medici specialisti nella disciplina, perché sia garantita ai professionisti l'irrinunciabile sicurezza».

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Ospedale Colleferro. Sindaci! Non tutto è perduto

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Il Comitato libero “A difesa dell'ospedale di Colleferro”SINDACI! NON TUTTO E’ PERDUTO. Coordinamento territoriale richiama le coscienze politiche e civili sullo stato di inefficienza, inappropriatezza e insicurezza in cui versa la sanità locale.
In merito al nosocomio cittadino L.P. Delfino, dopo le promesse elettorali, non ci sono stati interventi qualitativi, di riorganizzazione dell’esistente e di valorizzazione della ristrutturazione esterna per la salvaguardia dei livelli di assistenza.
In Regione sono passati dai programmi di legislatura alle “missioni prioritarie”! Zingaretti è stato confermato Presidente della Giunta della Regione Lazio e reincaricato Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro dai disavanzi del Servizio sanitario regionale.
Il regime commissariale cesserà il 1 gennaio 2019, “se” i conti saranno in regola, un anno durante il quale non è possibile ampliare l’organico, fare nuove spese e disporre detrazioni di imposta, visto il disavanzo sanitario.
Vedremo se durante l’esame del bilancio, che il Consiglio regionale si appresta ad approvare con urgenza, l’addizionale Irpef sarà eliminata o rimodulata.
L’aliquota grava, proporzionalmente, su tutte le fasce di reddito, a fronte di servizi sanitari drammaticamente carenti, pronti soccorso al collasso e tempi lunghi delle liste di attesa, criticità che collocano la Regione agli ultimi posti della graduatoria nazionale!

Nel programma illustrato nei giorni scorsi al Consiglio regionale, Zingaretti ha parlato di un Nuovo modello sanitario, incentrato sulla sanità di territorio domiciliare, la telemedicina e la convocazione degli Stati generali, programma drammaticamente al di sotto dei bisogni dei cittadini.
Non è possibile comprendere il baratro nel quale sta sprofondando la sanità pubblica regionale se non ricordiamo che l’obiettivo strategico per la riduzione del disavanzo negli anni 2014-2015 è stata la riorganizzazione della rete ospedaliera e le misure che sono state adottate.
“Allo stato attuale l'unica strada percorsa dalla politica è stata la logica dei tagli lineari (riduzione dei posti letto, blocco delle assunzioni, soppressione dei servizi e riduzione delle tariffe di rimborso ospedaliere e ambulatoriali) e non la riduzione degli sprechi con una oculata riorganizzazione dei servizi.”
Alla dismissione del sistema sanitario locale, Colleferro e la valle del Sacco si sono opposti subito con una raccolta firme sottoscritta da oltre 20.000 cittadini, chiedendo ai Comuni di resistere in ogni sede.

I Comuni di Colleferro, Anagni, Gavignano, Gorga, Montelanico, Piglio, Paliano, Segni, Serrone e Valmontone hanno deciso di fare appello al Consiglio di Stato, dopo ripetute richieste del Comitato e dopo 5 mesi dalla sentenza del TAR del Lazio (che ha rigettato la richiesta di annullamento dell’Atto aziendale del Direttore Generale della ASL RM G, prot. n. 0263/DG, 1.7.2015, che aveva disposto l’accorpamento delle attività di ostetricia, ginecologia, pediatria e neonatologia dall’ospedale di Colleferro a quello di Palestrina, dal 6.7.2015).
Ne prendiamo atto ribadendo che abbiamo fatto pressione per questa scelta sin dalla pronuncia del TAR (processo a cui intervengono ad adiuvandum il Comitato residenti Colleferro, gruppo Consulta le Donne e cittadini, con il sostegno del Comitato).
I Comuni continuano ad ignorare la richiesta di partecipazione del Comitato alla elaborazione di proposte e alla fase delle scelte, che apprendiamo sempre dal sito istituzionale, come quella di ricorrere al Consiglio di Stato e di sostituire il legale a cui è affidato l’appello.
Non appare saggio cambiare avvocato “in ragione del prezzo più basso offerto per l’incarico”, considerato il rapporto di fiducia che accompagna questo genere di affidamenti, il curriculum, l’esperienza, la competenza amministrativa e il rigore risultati ottenuti.
Il legale che non è stato confermato nell’incarico ha ottenuto risultati assolutamente rilevanti, come la trasposizione del ricorso straordinario dal Capo dello Stato al TAR, a seguito del quale i Comuni hanno ottenuto l’accoglimento dell’istanza cautelare e quindi la fissazione della discussione del merito innanzi al Tribunale in tempi rapidissimi rispetto al normale corso di tali giudizi. Va sottolineato però che tale risultato positivo non è stato accompagnato da specifiche iniziative politiche dei Comuni.
Ha fatto accertare, anche a seguito di accesso agli atti presso la ASL, che i Comuni ed i Sindaci del distretto dell’ospedale di Colleferro non sono stati né convocati né consultati prima dell’accorpamento dei reparti all’ospedale di Palestrina. I Comuni dovevano fare una istanza specifica alla Regione per il riesame dei provvedimenti impugnati, allargato alla partecipazione dei Sindaci del distretto, ma anche questo non è stato fatto.
Ha messo in evidenza che la ASL (Nota allegata prot. 12827, 1.7.2015) si era espressamente impegnata a garantire per Colleferro “l’offerta sanitaria relativa alla specialità di ostetricia e ginecologia, oltre a quella esistente del territorio, con l’istituzione di un ambulatorio ospedaliero aperto 6 giorni su 7 e manterrà la specialità di pediatria all’interno dello stabilimento di Colleferro con l’attivazione di un ambulatorio aperto 3 giorni su 7”, mentre così non è stato. C’è da chiedersi se i Sindaci non l’abbiano fatto per timore reverenziale verso la Regione.
Ai Sindaci, destinatari della suddetta Nota, domandiamo se abbiano richiesto e tenuto l’incontro con la Asl, che si era dichiarata disponibile e “fornire alla cittadinanza tutte le informazioni del caso”.
La nomina del nuovo professionista risulterebbe condivisibile qualora si trattasse di un autorevole esperto di diritto sanitario, scelto per rafforzare il prestigio del collegio difensivo dei Comuni, ma averlo scelto in base ad una differenza di onorario, pur essendo un sano principio economico, non ci sembra appunto saggio.
Alle parti intervenute nel giudizio ad adiuvandum rinnoviamo il nostro sostegno in sede amministrativa ma, visti i tempi lunghi dei Comuni, ci ripromettiamo di agire in via d’urgenza anche in sede civile verso la Asl, perché almeno questo impegno sia rispettato, posto che il TAR lo ha ritenuto fondamentale per giudicare legittimo l’accorpamento dei reparti.
Il Comitato andrà avanti per proprio conto nell’azione civile, senza attendere la collaborazione dei Sindaci.
I Sindaci sono responsabili della condizione di salute della popolazione del loro territorio e condividono questa responsabilità con il Consiglio comunale e con l’Assemblea dei Sindaci della ASL di appartenenza.
I Sindaci non possono far dipendere il diritto alla salute e alla continuità di cure dallo stato delle casse comunali e di fronte alle difficoltà a garantire la sanità pubblica è dovere delle Istituzioni promuovere la partecipazione di tutte le forze sociali organizzate, dai comitati, ai movimenti, alle associazioni.
E’ questo lo spirito con il quale abbiamo chiesto al Commissario Quintavalle un incontro a breve, di cui attendiamo conferma. La situazione con il Comune di Colleferro non ha avuto finora riscontri positivi.
Resta il fatto che l’assessorato alla Sanità di un Comune ha la responsabilità di tutelare la salute pubblica collaborando ad ogni livello istituzionale – innanzitutto convocando l’Assemblea dei Sindaci della ASL - sia nell’organizzazione dei servizi sanitari, sia di quelli erogati dalla ASL, sia nell’adozione degli interventi di prevenzione. Notizia che finora non ci è pervenuta.
Colleferro, 20 aprile 2018
Gabriella Collacchi e Ina Camilli, Portavoce e Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale

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Colleferro: Quintavalle incontra il Comitato per l’ospedale

ospedaleColleferro 460 minSANITA’: Incontro del Commissario Quintavalle con il Comitato per l’ospedale
Il Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale ha incontrato il 28 gennaio 2018, nella sede dell’Amministrazione sanitaria, il Commissario straordinario dell’Asl RM 5, dottor Giuseppe Quintavalle, nominato dal Presidente della Regione Lazio, Zingaretti, con la DGR n.1 del 25 gennaio 2018, in sostituzione del Direttore generale, dottor De Salazar.

Dopo la pubblicazione di alcuni articoli di stampa sulle criticità dell’ospedale L. P. Delfino di Colleferro, il dottor Quintavalle – appena assunto il nuovo incarico - ha deciso di visitare la nostra struttura, alla quale si rivolgono gli abitanti della valle del Sacco (circa 130 mila utenti).
E’ la prima volta che otteniamo di partecipare ad un confronto (tanto atteso) con gli organi di direzione aziendale e al quale sono stati invitati il Primario del Pronto soccorso, il Responsabile del Reparto di chirurgia, il Responsabile della Direzione generale, la Direttrice sanitaria dell’ospedale di Colleferro e Dirigenti dell'Area tecnica.

E’ stata quindi una riunione “concreta” sulle criticità della struttura, a cui hanno inoltre partecipato il dottor Sandro Sbrighi, Responsabile del Tribunale per i diritti del Malato – Cittadinanzattiva e Rappresentanti dell’Amministrazione comunale di Colleferro (Sindaco, Assessore alla Sanità, Presidente del Consiglio comunale).
L’incontro si è prolungato e, in un clima costruttivo e proficuo, si sono gettate le basi di una collaborazione non occasionale ma “voluta”, anche con il Comitato, sulle problematiche organizzative e di prospettiva futura del nosocomio.

L’ospedale di Colleferro ha ridotto il numero dei posti e quindi la degenza, divenendo di fatto una struttura prevalentemente ambulatoriale. Per questo tra gli interventi prioritari per il territorio si annovera la riorganizzazione del Pronto soccorso, l’adozione di un nuovo Atto aziendale, la presa in carico delle liste di attesa, l’erogazione delle prestazioni mediche, le condizioni di servizio del personale, la nomina e il ruolo dei primari, l’insufficienza dell’organico, le assunzioni a tempo indeterminato, i tempi di manutenzioni delle apparecchiature, il futuro della ASL RM 5.

Quanto alla Nuova Ala, prima ancora della sua migliore valorizzazione, ribadiamo che la ASL RM 5 non ha rilasciato il certificato di collaudo definitivo, benchè i lavori siano stati ultimati il 30 novembre 2015 (su cui peraltro è intervenuta l’ANAC).
Nel corso dell’incontro sono state riconosciute e condivise alcune criticità, che il Commissario intende affrontare e che con il contributo di tutti, ognuno nel proprio ruolo e responsabilità, devono essere governate e gestite.
Gli interventi da realizzare dovranno tuttavia risentiranno delle limitazione imposte dal commissariamento, dal quale la Regione uscirà il 1 gennaio 2019, qualora i risultati di esercizio lo consentiranno.

L’incontro si è concluso con l’intesa di tutte le parti presenti a dare il proprio contributo per migliorare la funzionalità e l’efficienza dell’ospedale di Colleferro, da cui dipende il futuro del comprensorio, che da anni vede negato il pieno diritto alla salute e alle cure.
La campagna elettorale in corso è un momento delicato per il Paese e per la Regione Lazio che sta rinnovando i suoi rappresentanti, ai quelli spetta l’indirizzo politico e farsi carico delle problematiche della sanità, ma fin d’ora confermiamo il nostro impegno a sostenere la volontà del Commissario di rimuovere, con tutti i soggetti interessati, e al più presto, le criticità pregresse senza perdere altro tempo.
COLLEFERRO, 30 gennaio 2018

Gabriella Collacchi e Ina Camilli, Portavoce e Coordinatore del Comitato libero "A difesa dell'ospedale di Colleferro" - Coordinamento territoriale

 
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La verità drammatica sull'Ospedale di Colleferro

Colleferro DifendiamoOspedale 350 260Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro”Abbiamo creduto cocciutamente che fosse possibile interloquire con la parte politica regionale e comunale nel tentativo di salvare l’ospedale L. P. Delfino di Colleferro, nonostante le tante dimostrazioni contrarie.
Il Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” e tutte le realtà che hanno aderito al Coordinamento territoriale denunciano l’impulso che la Regione sta dando, con l’assenso dei Comuni, allo smantellamento delle strutture ospedaliere della provincia.
La richiesta di confronto democratico è sempre caduta nel vuoto perché manca in questi nostri rappresentanti il principio base della cultura politica, che riconosce nella dignità della persona e nei diritti dei cittadini l’essenza stessa della sua azione.
Al diniego autoritario e al silenzio cinico della parte politica risponderemo – anche questa volta - presentando ricorso, entro 60 giorni, davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio.
Impugneremo il Decreto del Commissario ad Acta e Presidente della Regione Lazio, Zingaretti, sulla nuova programmazione della rete ospedaliera nel biennio 2017-2018 (DCA 18 luglio 2017, n. U00291, clicca qui).
La Regione è commissariata e i decreti del Commissario, che non vengono esaminati dal Consiglio regionale, sono rimessi al parere del Governo e del Parlamento, che ci auguriamo possano modificare il testo.
La drammatica verità dello smantellamento e la successiva chiusura dell’ospedale di Colleferro ci viene confermata dai pazienti e dal personale, che hanno sempre stretto i denti, sono andati avanti, ma ora non ce la fanno più.
Noi l’abbiamo appresa formalmente da atti ufficiali pubblicati sul Bollettino della Regione Lazio (BUR).
L’ospedale di Colleferro perde il primario del reparto di chirurgia e diminuiscono i posti letto. L’offerta sanitaria pubblica viene ridotta a vantaggio di quella privata.
La UOC (unità operativa complessa) di chirurgia, finora affidata ad un primario, è stata soppressa e riallocata presso l’ospedale di Tivoli, da cui dipende, perdendo autonomia e responsabilità professionale!
Senza la figura del primario il reparto viene trasformato in VUOC, ovvero affidato ad un aiuto primario che, a differenza del primario, può essere trasferito in altra struttura e questo consentirà la chiusura del reparto!
In sostanza pur di non assumere personale i reparti e le direzioni delle UOC vengono assegnate ad interim a medici incaricati presso l’ospedale di Tivoli; una pratica che sta diventando ordinaria e non eccezionale, come prevedono le norme contrattuali.
Ecco spiegato il motivo per il quale la Regione non ha sostituito ed anzi ha lasciato scadere deliberatamente il rapporto di servizio del primario di chirurgia!
La cosa è stata replicata per il reparto di ortopedia, salvo poi assegnare il medico richiesto in organico all’ospedale di Palestrina, mentre da mesi non vengono eseguiti interventi di otorinolaringoiatria per mancanza di medici.
La Regione, senza che si udisse un filo di voce di protesta da parte dei Sindaci del territorio, ha deciso di continuare a potenziare l’ospedale di Tivoli a spese di tutti gli altri nosocomi locali.
Proprio come accaduto nel 2015 quando i reparti materno infantili vennero trasferiti a Palestrina!
In due anni abbiamo perso 7 reparti e altrettanti primari! La situazione degli altri reparti è molto simile e l’abbiamo denunciato all’Italia intera ai microfoni della rete televisiva LA7 solo pochi giorni fa!
Siamo stati considerati bugiardi per aver detto questo e svelato che la Nuova Ala non ha visto e non vedrà il rinnovamento dell'ospedale ed anzi oggi sappiamo che il nosocomio viene depotenziato per arrivare alla sua chiusura!
I nosocomi della provincia subiscono, per effetto della politica romanocentrica della Regione, un drastico ridimensionamento con l’alibi del contenimento dei costi, del rientro dal deficit sanitario e del rispetto degli standard di sicurezza.
Per tutta risposta la Regione apre ad Anagni un Presidio ambientale, inadeguato e inutile rispetto ai bisogni del territorio. L’Assessore regionale all’ambiente e rifiuti, Mauro Buschini, è di avviso ben diverso e nell’incontro del 3 agosto in Regione, con la delegazione di rappresentanti della protesta “Rifuitiamoli!” ha difeso questa scelta, considerandola qualificante!
Dunque così poco vale la salute e l’ambiente di un territorio?


Gabriella Collacchi, Portavoce
Ina Camilli, Coordinatore

Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale
Mail
FB A difesa dell’ospedale di Colleferro
Colleferro, 11 agosto 2017

 

Dal Bollettino Ufficiale Regionale. Da scaricare

 
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