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Sora. 99milioni per rimediare ad un grave errore

  • Pubblicato in Partiti

ospedalesora 350 260 minOspedale di Sora, 99milioni di euro stanziati per rimediare ad un grave errore. Il nosocomio non doveva essere costruito in quell’area che è pericolosissima.

Negli anni ’70 si opposero al progetto SOLTANTO i Comunisti. Avevamo ragione!

Sora, 05.01.2019 – In questi giorni in tanti esultano per i 99 milioni di euro stanziati per l’ospedale SS. Trinità di Sora. Addirittura politici di entrambi gli schieramenti fanno a gara per prendersi i meriti relativi allo stanziamento. Peccato che nessuno ricordi la storia, quella vera. Ve la ricordiamo noi.

L’Ospedale volsco è ubicato in una zona sismica, classificata ad alto rischio! SOLTANTO i Comunisti già dagli anni ’70 si opposero alla sciagurata progettazione in quanto sbagliata e pericolosa. Ma i democristiani preferirono speculare!

Oggi, qualche generazione più avanti fatta anche di figli e figliocci di democristiani della prima ora che proprio benedirono la follia dell’ospedale costruito a San Marciano, ci viene a dire che tutto va bene e che dobbiamoPRC - Ospedale di Sora festeggiare perché piovono milioni per il nostro nosocomio. A loro e poi a tutta la cittadinanza va detta la verità: costruire un ospedale in zona altamente sismica è stato un grave errore, che paghiamo ancora a caro prezzo.

Pensate soltanto a quanto sia difficoltoso accedere alla collina di San Marciano; pensate alla struttura simil labirinto che è stata realizzata. Un ospedale che si possa definire Ospedale, è un’altra cosa. Questo noi lo chiamiamo, da sempre, spreco. Questo noi lo chiamiamo, da sempre, sperpero di danaro pubblico. Noi conosciamo la storia e la ricordiamo. I Comunisti avevano ragione, peccato solo che di ragione a volte si può morire, così proprio come sta succedendo alla nostra amata Sora.

Il segretario Prc -Provincia di Frosinone

Paolo Ceccano

Il segretario Prc – Circolo di Sora

Giuseppe Di Pede

 

Inviato da Irene Mizzoni

Clicca sulla locandina a destra per ingrandirla

 

 

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Ospedale di Frosinone: nesso stretto fra inefficienza, spreco e questione legale

Frosinone ospedale 350 ok mindi Angelino Loffredi - Promettente incontro quello al quale ho partecipato venerdi 29 giugno a Frosinone, fra il Tribunale del Malato/Cittadinanza attiva e i rappresentanti di 5 Stelle. Il tema riguardava la condizione esistente presso l’Ospedale di Frosinone. I riscontri da rilevare per tale circostanza che meritano di essere evidenziati riguardano sia la composizione ben rappresentata della formazione politica (I consiglieri comunali del capoluogo, Bellincampi e Mastronardi, il consigliere regionale Marcelli, la parlamentare Segneri e Aniello Prisco) che il clima collaborativo oltre che una nutrita e variegata presenza e interventi di aderenti all’Associazione e di medici (il Presidente Cristofari, Colella e Bove).

Francesco Notarcola, inesauribile animatore dell’Associazione, aprendo l’incontro ha delineato senza fronzoli e orpelli la catastrofica situazione dell’Ospedale di Frosinone. Più in generale ha rilevato, indicandole, le malefiche tendenze generali: mal funzionamento dei servizi, attrezzature inesistenti, danneggiate o mal funzionanti per favorire le esternalizzazioni private. La spesa a favore delle stesse ora ha raggiunto il 50%. Fra queste è emerso che la società Manutencoop, implicata nella vicenda CONSIP, ottiene appalti ma non fa lavori direttamente e non utilizza dipendenti ma pratica la tecnica del subappalto a favore di altri soggetti ( legale ?) che gestiscono in modo oppressivo il rapporto con i propri dipendenti e negativo verso i malati. Più in generale il Tribunale del Malato/Cittadinanza attiva chiede con forza e preoccupazione di fare “le pulci“ agli appalti verificando attentamente l’adeguatezza dei servizi e l’acquisto dei beni ai costi.

Il costruttivo filo rosso del ragionamento di Notarcola è stato “Non chiediamo un aumento delle spese ma facciamo una lotta allo sperpero“. Con minuzia di particolari infine si è dilungato nella rappresentazione concreta delle disfunzioni. L’ultima, apparentemente insignificante, riguarda la spesa di 20.000 euro per pubblicità a favore di un quotidiano. Più in generale mi è sembrato di cogliere l’esistenza di un nesso molto stretto fra inefficienza, spreco e questione legale. Aspetti da non sottovalutare !
I dirigenti del Tribunale del Malato/Cittadinanza attiva, Francesco Notarcola e Luciano Granieri hanno consegnato sin dall’inizio del confronto nelle mani dei rappresentanti pentastellati un documento indicante criticità, sperperi, anomalie ma anche e soprattutto proposte e correzioni da prendere immediatamente. Durante la serena discussione inoltre è stata ribadita l’autonomia fra movimenti, forze politiche e istituzioni.

Ad una chiara argomentata presa di posizione e di indirizzo dell’associazione ora si attende di veder corrisposto un riscontro, una serie di iniziative ed una specificità progettuale da parte della più votata forza politica provinciale per affrontare e risolvere le tante questioni sanitarie del territorio.
L’associazione con molto orgoglio ha annunciato di voler alimentare la “Stagione del confronto “ incontrandosi nel prossimo futuro con altre formazioni politiche e sindacali. A giorni, infatti, verrà indicato il calendario.

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Frusone, M5S - Disagi all'ospedale San Benedetto di Alatri

ospedale san benedetto Alatri minOn. Luca Frusone, M5S - Dall'ospedale San Benedetto di Alatri oggi [lunedì 25 giugno 2018 n.d.r.] sono arrivate numerose segnalazioni di disagio da parte dei pazienti e dei loro familiari sulla disorganizzazione per cui tante persone in attesa di medici per le visite ortopediche sono state rimandate senza spiegazioni.

Il Movimento Cinque Stelle di Alatri denuncia la situazione di caos che si è venuta a creare sottolineando che l'episodio specifico fa parte della mala gestio generale che riguarda la sanità nella provincia di Frosinone che sconta un modelloLucaFrusone in Parlamento 350 260 organizzativo inefficace e inefficiente. Il deputato pentastellato Luca Frusone commenta: "Gli annunci dei miglioramenti della sanità nella nostra provincia non corrispondono alla realtà dei fatti e la disorganizzazione della Asl di Frosinone, che fa scontare i disagi a cittadini e operatori dell’ospedale di Alatri, è il risultato di politiche e priorità sbagliate che vedono affermarsi un sistema in cui si esaltano le scatole vuote dei proclami, mentre di ciò che realmente potrebbe far migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie non vi è traccia".

 

 

 

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C'è il neurochirurgo ma non il reparto di neurochirurgia

  • Pubblicato in Sanità

FROSINONE ASL 350 260da L'Inchiesta quotidiano del 7 giugno '18 - La Asl di Frosinone ai mass media dichiara: "Attivato il primo reparto di Neurochirurgia (Uoc), con otto posti letto, nell'Ospedale 'Fabrizio Spaziani' di Frosinone, di cui è direttore di ruolo il Dott. Giancarlo D'Andrea". Fumo negli occhi ai cittadini utenti e infondatezze abissali - c'è il Direttore della Unità Operativa Complessa ma non c'è traccia, né di posti letto, né di Uoc»: a dichiararlo la Ugl sanità con la segretaria provinciale Rosa Roccatani.

«Incominciamo con il chiedere dove, da quando e in quale planimetria dell'ospedale di Frosinone sarebbe ubicato il reparto di Neurochirurgia - attacca Roccatani -; quale e quanto personale dedicato impegna. Ovvero, se per la funzionalità dell'Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia, oltre al Primario di recente nomina, sia stato mai attivato il relativo e dedicato reparto, quale equipe medica specializzata nella disciplina di neurochirurgia collabora con il Pri-mario incaricato nell'attività chirurgica, se per l'attività chirurgica vi sia una sala operatoria corredata».
Oppure - annota, sempre la sindacalista Ugl -, «se è vero come è vero, che:
1. il Professionista per gli interventi chirurgici deve avvalersi della collaborazione di medici di diversa disciplina;
2. la degenza post - operatoria dei pazienti ha luogo m reparti dissimili alla branca specialistica in posti letto occasionalmente liberi;
3. il decorso post - operatorio dei pazienti avviene sotto la sorveglianza medica di altra disciplina».

A conferma di quanto scritto, Roccatani esibisce la nota del 27/04/2018 di alcuni medici indrizzata a vari organi dirigenziali, «i quali trovatisi nel reparto di appartenenza degenti in situazione post/operatoria di diversa disciplina, ai fini di autotutela, a giusta ragione, declinano ogni responsabilità professionale e conseguenze medico legale. Diffidando altresì gli stessi dal proseguire a ricoverare pazienti non afferenti il loro reparto, in assenza di medici specialisti in Neurochirurgia h24 e Maxillo Facciale. E già, perché non è solo la neurochirurgia priva di reparto, anche il Maxillo Facciale a cui si aggiunge Unità Operativa Complessa Otorinolaringoiatria».

La Asl infatti - sottolinea Roccatani -, «mentre accelera i tempi nel conferire gli incarichi: di Responsabile della Uosd (Unità Operativa
Semplice Dipartimentale) allo Specialista Maxillo Facciale; di Direttore della Uoc (Unità Operativa Complessa) allo specialista Neuro-
chirurgo; di Direttore della Uoc Orl (Otorinolaringoiatria), non si preoccupa affatto, di assumere personale e Dirigenti Medici Specia
listi attinenti le discipline, né di attivare i relativi reparti».
Verosimilmente, «la dotazione degli unici 6 posti letto di Week Surgery (ORL), fantasiosamente diventano Uoc Otorinolaringoiatria - Uoc NeuroChirurgia, se la circostanza lo richiede, anche di Maxillo Facciale. Dunque cara Asi (limitandoci al solo incarico del Neurochi¬rurgo che non si differenzia affatto da quello dell'Orl, anzi!) a prescindere dall'insolita procedura che ha portato al conferimento dell'incarico di Direttore della Uoc lo specialista Neurochirurgo:
a) Prima ancora della istituzione della Uoc di Neurochimrgia, la Regione Lazio con Decreto U00071 del 07.03.2017, concede la deroga per il conferimento dell'incarico di Direttore della UOC di Neurochirurgia;
b) l'Atto Aziendale che istituisce la Uoc di Neurochirurgia, viene proposto dalla Asl l'11 luglio 2017, approvato dalla Regione Lazio il 3 agosto 2017 è pubblicato sul BURL n.63 08.08.2017;
C) Immediatamente dopo, esattamente il 10 agosto 2017, la Asl indice l'avviso pubblico per il conferimento dell'incarico di Uoc Neurochirurgia, senza preoccuparsi di attivare realmente/concretamente il previsto reparto;
d) Con delibera n. N.578 del 13.03.2018 la Asi di Frosinone conferisce l'incarico di Direttore della UOC di Neurochirurgia».

La Ugl sanità - tira le somme la segretaria Roccatani - «non è affatto avversa all'istituzione di una sanità eccellente sul territorio da tempo devastata, anzi, contrariamente a quanto si pensa, elogia e dà il benvenuto al dott. Giancarlo D'Andrea, ciò che non ci appassiona però sono le infondatezze della Asl, che irritano e non poco, soprattutto perché c'è di mezzo la salute dei malati - rischio clinico da eventi avversi, che innegabilmente ricadono sui professionisti addetti. Detto ciò, anteposto che la presa m giro non ci entusiasma, la Ugl chiede, che con la stessa celerità degli incarichi conferiti, la Asl attivi concretamente anche i reparti - assuma personale dedicato e medici specialisti nella disciplina, perché sia garantita ai professionisti l'irrinunciabile sicurezza».

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Ospedale Colleferro. Sindaci! Non tutto è perduto

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Il Comitato libero “A difesa dell'ospedale di Colleferro”SINDACI! NON TUTTO E’ PERDUTO. Coordinamento territoriale richiama le coscienze politiche e civili sullo stato di inefficienza, inappropriatezza e insicurezza in cui versa la sanità locale.
In merito al nosocomio cittadino L.P. Delfino, dopo le promesse elettorali, non ci sono stati interventi qualitativi, di riorganizzazione dell’esistente e di valorizzazione della ristrutturazione esterna per la salvaguardia dei livelli di assistenza.
In Regione sono passati dai programmi di legislatura alle “missioni prioritarie”! Zingaretti è stato confermato Presidente della Giunta della Regione Lazio e reincaricato Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro dai disavanzi del Servizio sanitario regionale.
Il regime commissariale cesserà il 1 gennaio 2019, “se” i conti saranno in regola, un anno durante il quale non è possibile ampliare l’organico, fare nuove spese e disporre detrazioni di imposta, visto il disavanzo sanitario.
Vedremo se durante l’esame del bilancio, che il Consiglio regionale si appresta ad approvare con urgenza, l’addizionale Irpef sarà eliminata o rimodulata.
L’aliquota grava, proporzionalmente, su tutte le fasce di reddito, a fronte di servizi sanitari drammaticamente carenti, pronti soccorso al collasso e tempi lunghi delle liste di attesa, criticità che collocano la Regione agli ultimi posti della graduatoria nazionale!

Nel programma illustrato nei giorni scorsi al Consiglio regionale, Zingaretti ha parlato di un Nuovo modello sanitario, incentrato sulla sanità di territorio domiciliare, la telemedicina e la convocazione degli Stati generali, programma drammaticamente al di sotto dei bisogni dei cittadini.
Non è possibile comprendere il baratro nel quale sta sprofondando la sanità pubblica regionale se non ricordiamo che l’obiettivo strategico per la riduzione del disavanzo negli anni 2014-2015 è stata la riorganizzazione della rete ospedaliera e le misure che sono state adottate.
“Allo stato attuale l'unica strada percorsa dalla politica è stata la logica dei tagli lineari (riduzione dei posti letto, blocco delle assunzioni, soppressione dei servizi e riduzione delle tariffe di rimborso ospedaliere e ambulatoriali) e non la riduzione degli sprechi con una oculata riorganizzazione dei servizi.”
Alla dismissione del sistema sanitario locale, Colleferro e la valle del Sacco si sono opposti subito con una raccolta firme sottoscritta da oltre 20.000 cittadini, chiedendo ai Comuni di resistere in ogni sede.

I Comuni di Colleferro, Anagni, Gavignano, Gorga, Montelanico, Piglio, Paliano, Segni, Serrone e Valmontone hanno deciso di fare appello al Consiglio di Stato, dopo ripetute richieste del Comitato e dopo 5 mesi dalla sentenza del TAR del Lazio (che ha rigettato la richiesta di annullamento dell’Atto aziendale del Direttore Generale della ASL RM G, prot. n. 0263/DG, 1.7.2015, che aveva disposto l’accorpamento delle attività di ostetricia, ginecologia, pediatria e neonatologia dall’ospedale di Colleferro a quello di Palestrina, dal 6.7.2015).
Ne prendiamo atto ribadendo che abbiamo fatto pressione per questa scelta sin dalla pronuncia del TAR (processo a cui intervengono ad adiuvandum il Comitato residenti Colleferro, gruppo Consulta le Donne e cittadini, con il sostegno del Comitato).
I Comuni continuano ad ignorare la richiesta di partecipazione del Comitato alla elaborazione di proposte e alla fase delle scelte, che apprendiamo sempre dal sito istituzionale, come quella di ricorrere al Consiglio di Stato e di sostituire il legale a cui è affidato l’appello.
Non appare saggio cambiare avvocato “in ragione del prezzo più basso offerto per l’incarico”, considerato il rapporto di fiducia che accompagna questo genere di affidamenti, il curriculum, l’esperienza, la competenza amministrativa e il rigore risultati ottenuti.
Il legale che non è stato confermato nell’incarico ha ottenuto risultati assolutamente rilevanti, come la trasposizione del ricorso straordinario dal Capo dello Stato al TAR, a seguito del quale i Comuni hanno ottenuto l’accoglimento dell’istanza cautelare e quindi la fissazione della discussione del merito innanzi al Tribunale in tempi rapidissimi rispetto al normale corso di tali giudizi. Va sottolineato però che tale risultato positivo non è stato accompagnato da specifiche iniziative politiche dei Comuni.
Ha fatto accertare, anche a seguito di accesso agli atti presso la ASL, che i Comuni ed i Sindaci del distretto dell’ospedale di Colleferro non sono stati né convocati né consultati prima dell’accorpamento dei reparti all’ospedale di Palestrina. I Comuni dovevano fare una istanza specifica alla Regione per il riesame dei provvedimenti impugnati, allargato alla partecipazione dei Sindaci del distretto, ma anche questo non è stato fatto.
Ha messo in evidenza che la ASL (Nota allegata prot. 12827, 1.7.2015) si era espressamente impegnata a garantire per Colleferro “l’offerta sanitaria relativa alla specialità di ostetricia e ginecologia, oltre a quella esistente del territorio, con l’istituzione di un ambulatorio ospedaliero aperto 6 giorni su 7 e manterrà la specialità di pediatria all’interno dello stabilimento di Colleferro con l’attivazione di un ambulatorio aperto 3 giorni su 7”, mentre così non è stato. C’è da chiedersi se i Sindaci non l’abbiano fatto per timore reverenziale verso la Regione.
Ai Sindaci, destinatari della suddetta Nota, domandiamo se abbiano richiesto e tenuto l’incontro con la Asl, che si era dichiarata disponibile e “fornire alla cittadinanza tutte le informazioni del caso”.
La nomina del nuovo professionista risulterebbe condivisibile qualora si trattasse di un autorevole esperto di diritto sanitario, scelto per rafforzare il prestigio del collegio difensivo dei Comuni, ma averlo scelto in base ad una differenza di onorario, pur essendo un sano principio economico, non ci sembra appunto saggio.
Alle parti intervenute nel giudizio ad adiuvandum rinnoviamo il nostro sostegno in sede amministrativa ma, visti i tempi lunghi dei Comuni, ci ripromettiamo di agire in via d’urgenza anche in sede civile verso la Asl, perché almeno questo impegno sia rispettato, posto che il TAR lo ha ritenuto fondamentale per giudicare legittimo l’accorpamento dei reparti.
Il Comitato andrà avanti per proprio conto nell’azione civile, senza attendere la collaborazione dei Sindaci.
I Sindaci sono responsabili della condizione di salute della popolazione del loro territorio e condividono questa responsabilità con il Consiglio comunale e con l’Assemblea dei Sindaci della ASL di appartenenza.
I Sindaci non possono far dipendere il diritto alla salute e alla continuità di cure dallo stato delle casse comunali e di fronte alle difficoltà a garantire la sanità pubblica è dovere delle Istituzioni promuovere la partecipazione di tutte le forze sociali organizzate, dai comitati, ai movimenti, alle associazioni.
E’ questo lo spirito con il quale abbiamo chiesto al Commissario Quintavalle un incontro a breve, di cui attendiamo conferma. La situazione con il Comune di Colleferro non ha avuto finora riscontri positivi.
Resta il fatto che l’assessorato alla Sanità di un Comune ha la responsabilità di tutelare la salute pubblica collaborando ad ogni livello istituzionale – innanzitutto convocando l’Assemblea dei Sindaci della ASL - sia nell’organizzazione dei servizi sanitari, sia di quelli erogati dalla ASL, sia nell’adozione degli interventi di prevenzione. Notizia che finora non ci è pervenuta.
Colleferro, 20 aprile 2018
Gabriella Collacchi e Ina Camilli, Portavoce e Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale

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Colleferro: Quintavalle incontra il Comitato per l’ospedale

ospedaleColleferro 460 minSANITA’: Incontro del Commissario Quintavalle con il Comitato per l’ospedale
Il Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale ha incontrato il 28 gennaio 2018, nella sede dell’Amministrazione sanitaria, il Commissario straordinario dell’Asl RM 5, dottor Giuseppe Quintavalle, nominato dal Presidente della Regione Lazio, Zingaretti, con la DGR n.1 del 25 gennaio 2018, in sostituzione del Direttore generale, dottor De Salazar.

Dopo la pubblicazione di alcuni articoli di stampa sulle criticità dell’ospedale L. P. Delfino di Colleferro, il dottor Quintavalle – appena assunto il nuovo incarico - ha deciso di visitare la nostra struttura, alla quale si rivolgono gli abitanti della valle del Sacco (circa 130 mila utenti).
E’ la prima volta che otteniamo di partecipare ad un confronto (tanto atteso) con gli organi di direzione aziendale e al quale sono stati invitati il Primario del Pronto soccorso, il Responsabile del Reparto di chirurgia, il Responsabile della Direzione generale, la Direttrice sanitaria dell’ospedale di Colleferro e Dirigenti dell'Area tecnica.

E’ stata quindi una riunione “concreta” sulle criticità della struttura, a cui hanno inoltre partecipato il dottor Sandro Sbrighi, Responsabile del Tribunale per i diritti del Malato – Cittadinanzattiva e Rappresentanti dell’Amministrazione comunale di Colleferro (Sindaco, Assessore alla Sanità, Presidente del Consiglio comunale).
L’incontro si è prolungato e, in un clima costruttivo e proficuo, si sono gettate le basi di una collaborazione non occasionale ma “voluta”, anche con il Comitato, sulle problematiche organizzative e di prospettiva futura del nosocomio.

L’ospedale di Colleferro ha ridotto il numero dei posti e quindi la degenza, divenendo di fatto una struttura prevalentemente ambulatoriale. Per questo tra gli interventi prioritari per il territorio si annovera la riorganizzazione del Pronto soccorso, l’adozione di un nuovo Atto aziendale, la presa in carico delle liste di attesa, l’erogazione delle prestazioni mediche, le condizioni di servizio del personale, la nomina e il ruolo dei primari, l’insufficienza dell’organico, le assunzioni a tempo indeterminato, i tempi di manutenzioni delle apparecchiature, il futuro della ASL RM 5.

Quanto alla Nuova Ala, prima ancora della sua migliore valorizzazione, ribadiamo che la ASL RM 5 non ha rilasciato il certificato di collaudo definitivo, benchè i lavori siano stati ultimati il 30 novembre 2015 (su cui peraltro è intervenuta l’ANAC).
Nel corso dell’incontro sono state riconosciute e condivise alcune criticità, che il Commissario intende affrontare e che con il contributo di tutti, ognuno nel proprio ruolo e responsabilità, devono essere governate e gestite.
Gli interventi da realizzare dovranno tuttavia risentiranno delle limitazione imposte dal commissariamento, dal quale la Regione uscirà il 1 gennaio 2019, qualora i risultati di esercizio lo consentiranno.

L’incontro si è concluso con l’intesa di tutte le parti presenti a dare il proprio contributo per migliorare la funzionalità e l’efficienza dell’ospedale di Colleferro, da cui dipende il futuro del comprensorio, che da anni vede negato il pieno diritto alla salute e alle cure.
La campagna elettorale in corso è un momento delicato per il Paese e per la Regione Lazio che sta rinnovando i suoi rappresentanti, ai quelli spetta l’indirizzo politico e farsi carico delle problematiche della sanità, ma fin d’ora confermiamo il nostro impegno a sostenere la volontà del Commissario di rimuovere, con tutti i soggetti interessati, e al più presto, le criticità pregresse senza perdere altro tempo.
COLLEFERRO, 30 gennaio 2018

Gabriella Collacchi e Ina Camilli, Portavoce e Coordinatore del Comitato libero "A difesa dell'ospedale di Colleferro" - Coordinamento territoriale

 
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La verità drammatica sull'Ospedale di Colleferro

Colleferro DifendiamoOspedale 350 260Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro”Abbiamo creduto cocciutamente che fosse possibile interloquire con la parte politica regionale e comunale nel tentativo di salvare l’ospedale L. P. Delfino di Colleferro, nonostante le tante dimostrazioni contrarie.
Il Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” e tutte le realtà che hanno aderito al Coordinamento territoriale denunciano l’impulso che la Regione sta dando, con l’assenso dei Comuni, allo smantellamento delle strutture ospedaliere della provincia.
La richiesta di confronto democratico è sempre caduta nel vuoto perché manca in questi nostri rappresentanti il principio base della cultura politica, che riconosce nella dignità della persona e nei diritti dei cittadini l’essenza stessa della sua azione.
Al diniego autoritario e al silenzio cinico della parte politica risponderemo – anche questa volta - presentando ricorso, entro 60 giorni, davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio.
Impugneremo il Decreto del Commissario ad Acta e Presidente della Regione Lazio, Zingaretti, sulla nuova programmazione della rete ospedaliera nel biennio 2017-2018 (DCA 18 luglio 2017, n. U00291, clicca qui).
La Regione è commissariata e i decreti del Commissario, che non vengono esaminati dal Consiglio regionale, sono rimessi al parere del Governo e del Parlamento, che ci auguriamo possano modificare il testo.
La drammatica verità dello smantellamento e la successiva chiusura dell’ospedale di Colleferro ci viene confermata dai pazienti e dal personale, che hanno sempre stretto i denti, sono andati avanti, ma ora non ce la fanno più.
Noi l’abbiamo appresa formalmente da atti ufficiali pubblicati sul Bollettino della Regione Lazio (BUR).
L’ospedale di Colleferro perde il primario del reparto di chirurgia e diminuiscono i posti letto. L’offerta sanitaria pubblica viene ridotta a vantaggio di quella privata.
La UOC (unità operativa complessa) di chirurgia, finora affidata ad un primario, è stata soppressa e riallocata presso l’ospedale di Tivoli, da cui dipende, perdendo autonomia e responsabilità professionale!
Senza la figura del primario il reparto viene trasformato in VUOC, ovvero affidato ad un aiuto primario che, a differenza del primario, può essere trasferito in altra struttura e questo consentirà la chiusura del reparto!
In sostanza pur di non assumere personale i reparti e le direzioni delle UOC vengono assegnate ad interim a medici incaricati presso l’ospedale di Tivoli; una pratica che sta diventando ordinaria e non eccezionale, come prevedono le norme contrattuali.
Ecco spiegato il motivo per il quale la Regione non ha sostituito ed anzi ha lasciato scadere deliberatamente il rapporto di servizio del primario di chirurgia!
La cosa è stata replicata per il reparto di ortopedia, salvo poi assegnare il medico richiesto in organico all’ospedale di Palestrina, mentre da mesi non vengono eseguiti interventi di otorinolaringoiatria per mancanza di medici.
La Regione, senza che si udisse un filo di voce di protesta da parte dei Sindaci del territorio, ha deciso di continuare a potenziare l’ospedale di Tivoli a spese di tutti gli altri nosocomi locali.
Proprio come accaduto nel 2015 quando i reparti materno infantili vennero trasferiti a Palestrina!
In due anni abbiamo perso 7 reparti e altrettanti primari! La situazione degli altri reparti è molto simile e l’abbiamo denunciato all’Italia intera ai microfoni della rete televisiva LA7 solo pochi giorni fa!
Siamo stati considerati bugiardi per aver detto questo e svelato che la Nuova Ala non ha visto e non vedrà il rinnovamento dell'ospedale ed anzi oggi sappiamo che il nosocomio viene depotenziato per arrivare alla sua chiusura!
I nosocomi della provincia subiscono, per effetto della politica romanocentrica della Regione, un drastico ridimensionamento con l’alibi del contenimento dei costi, del rientro dal deficit sanitario e del rispetto degli standard di sicurezza.
Per tutta risposta la Regione apre ad Anagni un Presidio ambientale, inadeguato e inutile rispetto ai bisogni del territorio. L’Assessore regionale all’ambiente e rifiuti, Mauro Buschini, è di avviso ben diverso e nell’incontro del 3 agosto in Regione, con la delegazione di rappresentanti della protesta “Rifuitiamoli!” ha difeso questa scelta, considerandola qualificante!
Dunque così poco vale la salute e l’ambiente di un territorio?


Gabriella Collacchi, Portavoce
Ina Camilli, Coordinatore

Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale
Mail
FB A difesa dell’ospedale di Colleferro
Colleferro, 11 agosto 2017

 

Dal Bollettino Ufficiale Regionale. Da scaricare

 
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Nessun passo avanti per l’Ospedale di Colleferro

Colleferro DifendiamoOspedale 350 260da Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro”, Coordinamento territoriale - Con il servizio andato in onda il 29 luglio 2017, sulla rete nazionale La7, nell’ambito del programma “Coffee breack”, a cura della giornalista Lavinia Bruno, abbiamo portato all’attenzione del grande pubblico la drammatica situazione del nosocomio L. P. Delfino di Colleferro (per il video vai alla pagina FB https://www.facebook.com/ospedaleacolleferro/).
Durante le riprese in piazza A. Moro, davanti l’ospedale, si sono avvicendati cittadini, medici in pensione, curiosi e rappresentanti di associazioni e comitati locali.
Sono intervenuti anche i responsabili della Direzione sanitaria (la dott.ssa Bianchi e il dott. Nicolò), su autorizzazione del Direttore generale, dott. De Salazar, finora “indifferente” alle frequenti richieste di incontro del Comitato. Presenza inattesa, che ha stupìto tutti, e affermazioni fuorvianti, che abbiamo duramente contestato.
Il tono rassicurante in versione televisiva delle voci della Direzione aziendale non ci hanno convinto e non cambiano lo stato di fatto in cui versa l’ospedale!
Pesanti le responsabilità della Direzione generale della Asl Rm 5, della Regione Lazio e dei Sindaci del territorio: è inutile cercare di sminuirle! Semmai agite per garantire nel territorio i livelli essenziali di assistenza (LEA), a cominciare dalla riduzione dei posti letto, alla mancanza di coordinamento dei servizi esistenti, che penalizzano l’intera valle del Sacco, un bacino di circa 130 mila abitanti tra Roma e Frosinone.
Con la nuova normativa sulla “Sicurezza delle cure” (Legge 8.3.2017) cambia anche il ruolo dei Comuni, soprattutto nella prevenzione dei cosiddetti “eventi avversi” attraverso il rispetto dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi nell’erogazione delle prestazioni sanitarie.
E’ eclatante la sottoutilizzazione della Nuova Ala dell’ospedale, priva del collaudo definitivo, nonostante la Direzione sanitaria continui ad affermare il contrario. Non conosciamo il disegno innovativo - se c’è - per la valorizzazione degli spazi, delle professionalità e delle risorse economiche investite nella sua ristrutturazione!
Gli organi della Direzione sanitaria sono stati capaci solo di trasferire i reparti (letti e complementi di arredo) dal vecchio ospedale alla Nuova Ala!
Abbiamo posto l'attenzione sui disagi causati dall’accorpamento di 4 reparti presso l’ospedale di Palestrina, e che abbiamo difeso presentando ricorso al TAR del Lazio e al Presidente della Repubblica, di cui attendiamo le sentenze. Gli altri reparti hanno bisogno di sangue ma non c’è più il servizio trasfusionale. Molti, anzi troppi reparti e da troppo tempo, non hanno un Direttore a coordinare l’attività delle unità ospedaliere!
Non vogliamo rinunciare all’Anatomia Patologica, Nefrologia, Dialisi, Neurologia, Emoteca H24, che ci sono stati promessi! Ma serve personale e le assunzioni di medici, infermieri e figure di supporto, di cui si parla da anni, slittano a fine 2017! Ci riferiscono che la condizione degli addetti delle pulizie continua ad essere precaria
Per la Direzione sanitaria i pazienti devono avvalersi delle strutture sanitarie territoriali (se le trovano) e ricorrere all’ospedale solo per le “emergenze“. Sono proprio le “emergenze” la nostra maggiore preoccupazione! Da Colleferro e dai vari Comuni del territorio non abbiamo i mezzi pubblici di trasporto per raggiungere gli ospedali, come sanno i Sindaci.
Oltre ai problemi logistici non abbiamo assicurazioni sull’efficienza della rete dell’urgenza-emergenza e sulla attivazione dei servizi territoriali integrativi e sostitutivi dei distretti sanitari, anche questi promessi!
Siamo in Agosto e non sappiamo quale sia la reale situazione organica del Pronto Soccorso e la capacità di rispondere alle urgenze! Alla domanda sul numero di ambulanze a disposizione dell‘ospedale abbiamo ricevuto come risposta i nomi delle società che gestiscono il servizio!
Visti questi risultati denunciamo il fallimento della “Facility Manager” a cui la Regione ha affidato la strategia, la gestione e l’operatività del sistema sanitario. Qual è stato finora il controllo e i risultati di gestione sulla riduzione dei costi a fronte della diminuzione delle risorse per la spesa sanitaria?
Il Comitato e i Sindaci (di Colleferro, Artena, Carpineto Romano, Gavignano, Gorga, Labico, Montelanico, Segni e Valmontone) hanno chiesto il 16.2.2017 al Direttore Generale, Dott. De Salazar, una serie di misure per garantire il diritto alla salute della popolazione della valle del Sacco, che a tutt’oggi non sono state adottate! (http://www.cronachecittadine.it/ospedale-di-colleferro-il-sindaco-sanna-e-tutti-i-sindaci-rmg-6-chiede-al-dg-dellasl-un-incontro-ed-invia-una-lista-di-richieste/).
Il Comitato è inascoltato, ma i Sindaci, che nel 2015 hanno occupato virtualmente i reparti, cosa fanno oggi per tutelare la loro gente?
La valle del Sacco e Colleferro sono gravati da problemi ambientali “storici” (area SIN, sito di interesse nazionale, e RIR, zona industriale a rischio di incidente rilevante) e tra cementificio, cave, turbogas, discariche e inceneritori abbiamo bisogno di più sanità pubblica e non di ricevere, come vuole la Regione, più rifiuti! E più servizi li devono chiedere (non con i comunicati stampa) i Sindaci!
Manca, dott. Nicolò, sia la sanità pubblica, sia i servizi territoriali di un distretto sanitario! Vedremo, dott.ssa Bianchi, quali e quanti saranno gli incarichi medici entro il 2017, posto che ad oggi non sono stati ancora pubblicati i bandi di assunzione!


Gabriella Collacchi, Portavoce
Ina Camilli, Coordinatore
Colleferro, 1 agosto 2017
Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale
Mail
FB A difesa dell’ospedale di Colleferro

 
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Il Tar decide sui reparti dell’ospedale di Colleferro

Ospedale di Colleferro 350 260da Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro - Il prossimo 3 ottobre 2017 il TAR (Tribunale amministrativo regionale) del Lazio si pronuncerà sulla richiesta di annullamento dell’atto regionale che ha disposto nel 2015 l’accorpamento dei reparti materno-infantili dall’Ospedale L. P. Delfino di Colleferro a quello di Palestrina.
Il ricorso è partito con grave ritardo ed è l’unica azione contro la Regione Lazio promossa dai Sindaci di Colleferro, Anagni, Artena, Carpineto Romano, Gavignano, Gorga, Montelanico, Piglio, Paliano, Segni, Serrone e Valmontone, a cui partecipano Cittadini, Comitato residenti Colleferro, gruppo Consulta le Donne, con il sostegno di Associazioni e Comitati locali.
Ecco in sintesi le tappe del processo al TAR del Lazio. Oggetto dell'impugnativa è il Decreto del Commissario ad acta e Presidente della Regione Lazio, Zingaretti, che, con l’Atto aziendale della ASL Roma G e il provvedimento del Direttore generale, De Salazar (1.7.2015, prot. n. 253) ha disposto il trasferimento delle unità di ostetricia/ginecologia e neonatologia/pediatria all’ospedale di Palestrina.
Respinta dal TAR la richiesta di sospendere l’atto regionale di trasferimento, abbiamo fatto ricorso al Consiglio di Stato (ordinanza n. 1659/2016), che l’ha accolto “ai soli fini della sollecita fissazione del merito da parte del TAR Lazio”, affermando “che, ferma l'efficacia dei provvedimenti impugnati, le esigenze cautelari rappresentate dai Comuni ricorrenti possono essere adeguatamente tutelate dalla sollecita fissazione dell'udienza pubblica per la trattazione del merito avanti al primo giudice (il TAR) per una più approfondita valutazione delle questioni ivi controverse”.
“Siamo forti di una sentenza a nostro favore”, dichiarano i Sindaci del comprensorio, ma di forte ci sono solo parole, perché abbiamo dovuto sollecitare la fissazione dell’udienza.
La mancanza di servizi sanitari capaci di garantire il diritto alle cure e alla salute ha peggiorato la delicatezza delle questioni, sia sotto il profilo della salute pubblica, sia del demansionamento delle professionalità sanitarie.
Personale ospedaliero e pazienti sono stati lasciati soli a fronteggiare tutte le criticità organizzative e le emergenze gestionali di una struttura che non ha né una dirigenza, né organici sufficiente a garantire l’assistenza.
La trascuratezza verso il territorio è evidente nei tanti appelli, caduti nel vuoto, di incontrare il Presidente Zingaretti e il Direttore generale De Salazar. Appelli rivolti dal Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale, dalle altre Associazioni e soprattutto dai Sindaci del comprensorio, i quali, dopo due anni continuano a chiedere di incontrare Zingaretti, mantenendo una discutibile posizione attendista per non dire di totale paralisi! Chiedono ma senza insistere troppo!
Verso il Comitato e i Cittadini anche i Sindaci non mostrano disponibilità al confronto e ad una “costruttiva collaborazione”. La promessa “collaborazione con i Comuni ricorrenti, le forze sociali e associative, con tutte le comunità e i cittadini del territorio”, richiamata nell’ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale il 18 Febbraio 2016, non ha fatto molta strada!
Come l’impegno di indire “una riunione (Conferenza dei Sindaci?) urgente per elaborare un piano d’azione da promuovere dopo l’esito dell’appello al Consiglio di Stato», annunciato dai Sindaci nel comunicato del 6 maggio 2016, riunione che ancora non si è tenuta! E’ una naturale conseguenza allora che la maggioranza del Consiglio comunale il 16 febbraio 2017 respinga l’ordine del giorno a favore l’ospedale di Colleferro! O che il Presidente del Consiglio Comunale, Stendardo (o chi per lui), non dia seguito alle 500 firme raccolte il 4 dicembre 2016, nonostante le assillanti richieste di procedere a norma di Statuto!
Senza la lealtà istituzionale delle Amministrazioni – che continuiamo a richiedere - i Cittadini e i loro Comitati non possono affrontare questioni prioritarie per l’Ospedale di Colleferro come il deficit dell’organico, l’indizione di nuovi avvisi pubblici, l’assunzione di personale infermieristico e OSS, le carenze di posti letto, il progetto per la Nuova Ala, l’apertura dei servizi mancanti (Radiologia, Emoteca ed Endoscopia H24, Anatomia Patologica), la nomina di primari per la chirurgia generale (con relativo laboratorio di analisi), otorinolaringoiatria, ortopedia, medicina e urologia, l’apertura del reparto di Neurologia, la revisione del Nuovo Atto aziendale, i servizi sostitutivi e prestazioni domiciliari da parte dei distretti sanitari.
Gabriella Collacchi, Portavoce
Ina Camilli, Coordinatore

Colleferro, 17 luglio 2017
Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale
Mail
FB A difesa dell’ospedale di Colleferro

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“A difesa dell'ospedale di Colleferro” sostiene Roiati

logocomitatoospedalecolleferroda Il Comitato libero “A difesa dell'ospedale di Colleferro”- I Sindaci dovrebbero dare l’esempio. Il Coordinamento territoriale manifesta piena solidarietà al Consigliere comunale di Anagni, dottor Fabio Roiati, che nei giorni scorsi ha riconsegnato al Sindaco Bassetta la delega alla Sanità. Dopo un lungo e tenace impegno di anni al fianco dei suoi concittadini, tanto lavoro non ha avuto seguito perché non è stato supportato abbastanza da chi può e deve spendersi per la sua comunità e nonostante una delibera consigliare sottoscritta da ben 9 Sindaci con la richiesta di un ospedale di area disagiata sede di Pronto Soccorso, che non è stata minimamente considerata dalla Regione Lazio e fatta valere!
“Questo gesto non è una rinuncia ma un richiamo affinchè anche altri Rappresentanti prendano iniziative forti tese a mantenere al centro della battaglia l’ospedale di Anagni, come struttura di I° classe con Pronto Soccorso e alcune specialità essenziali per il fabbisogno di un bacino di utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti, secondo la Legge 8.11.2012, n. 189. Nelle intenzioni della Regione invece dovrebbe diventare un Presidio per le Emergenze Ambientali, ma non si prevede la realizzazione di nuovi reparti con medici, infermieri, attrezzature varie, ecc. Vengono dirottati fondi e duplicati servizi, che non rispondono alle reali necessità della valle del Sacco.
La Regione ha deciso infatti di aprire ad Anagni un Presidio per le Emergenze Ambientali! Per quanto ci si sforzi di considerarlo lodevole e innovativo il Presidio non può e non deve essere la soluzione al problema di un Pronto Soccorso, che richiede semmai una immediata ed efficiente risposta della politica e di chi è stato eletto per rappresentare i nostri bisogni, risposta indispensabile a sopperire alle emergenze sanitarie.
Il Comitato libero “A difesa dell'ospedale di Colleferro”- Coordinamento territoriale è solidale quindi con il dottor Roiati e dà sostegno ai cittadini di Anagni che hanno indetto una prima manifestazione il 2 giugno, per iniziativa del Coordinamento per l’emergenza sanitaria, Co.E.Sa, e l’altra il 10 giugno, sempre di mattina, promossa dal Comitato per la Difesa dell’Ospedale e dall’Associazione per il Diritto alla Salute (Das), davanti i cancelli dell’ospedale.
Siamo alle solite e siamo tutti nella stessa drammatica situazione, da Torvergata a Frosinone, proseguono dal Comitato libero “A difesa dell'ospedale di Colleferro”- Coordinamento territoriale. Un grande “buco nero” sull'emergenza sanitaria e gli interventi chirurgici programmati sempre più di frequente vengono rinviati per mancanza di sangue!
Le associazioni Avis territoriali si danno da fare per sensibilizzare i donatori con grandi risultati, che poi vengono vanificati per carenze ed inefficienze delle strutture ospedaliere di supporto. Siamo spettatori inermi di decisioni prese dall'alto, non condivise e non comunicate. Sulle emergenze sanitarie, a partire dalla raccolta del sangue, non si può più temporeggiare e siamo molto insofferenti perché non ci sembra affatto che si voglia cambiare rotta quando si dovrebbe fare molto di più e in gran fretta! Tutto il nostro territorio, che rientra nel distretto sanitario della ASL RM5, è stremato da inefficienze, disservizi, carenze e soprattutto dall’assenza della politica agita nell’interesse della collettività.
Promuovere un vertice sulla sanità pubblica nella valle del Sacco da parte dei Sindaci, soprattutto dopo l’intervento estemporaneo della Ministra della Salute, Lorenzin, in visita a Frosinone, potrebbe servire a fare informazione ed a trovare rapidamente qualche soluzione concreta.”


Gabriella Collacchi, Portavoce; Ina Camilli, Coordinatore
Mail: -
FB: A difesa dell’ospedale di Colleferro

 
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