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Ospedale Colleferro: il Comune risponda su questione giuridica ed etica

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Replichiamo doverosamente al Sindaco e all’Assessore alla Sanità del Comune di Colleferro sul piano sia giuridico, replica che non aiuta chi è ricoverato o il personale che copre tutti i turni, sia etico per dare ai cittadini una risposta alle tante necessità dell’ospedale L.P. Delfino. Dobbiamo insieme superare le polemiche e combattere uniti questa logorante battaglia per riportare l’ospedale allo stesso livello qualitativo raggiunto prima del 2015.

Sul piano giuridico, secondo le cronache del tempo, solo la grande mobilitazione dei cittadini di Colleferro, Gavignano, Segni, Montelanico, Piglio, Paliano, Gorga, Valmontone, Carpineto Romano, Serrone, Anagni e Artena ha persuaso i Sindaci che le proteste di piazza del luglio 2015 sarebbero cessate se i Comuni avessero impugnato davanti al Presidente della Repubblica, Mattarella, l’Atto aziendale della ASL e della Regione Lazio, che aveva disposto il trasferimento dei reparti di Ginecologia, Ostetricia, Pediatria e Neonatologia dell’ospedale di Colleferro.

Avuta la certezza del loro trasferimento a Palestrina la cittadinanza del comprensorio ha iniziato una lunga e serrata battaglia per convincere i Sindaci che il ricorso al TAR del Lazio era un “atto dovuto”. Un vero braccio di ferro ha “convinto” i Sindaci ad adire le vie legali e subito si sono costituiti ad adiuvandum il Comitato residenti Colleferro e il gruppo Consulta le Donne (9.12.2015) in difesa dei diritti dei cittadini e per rafforzare le ragioni dei Sindaci, come risulta dall’Atto di intervento al TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DEL LAZIO III SEZ. Q - R.G. 13283/2015 – CC e dalla prima Ordinanza del TAR del 16 dicembre 2015, N. 05643/2015 REG. PROV.CAU.
Non risponde al vero che la loro costituzione risale solo al “marzo del 2018”, come dimostrano, ribadiamo, l’Atto di intervento e l’Ordinanza, ossia atti legali pubblici, a riprova di quanto dichiarato.

Il Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale ha sempre fatto sentire in modo forte l’interesse e la volontà di difendere l’ospedale di Colleferro, nei cui confronti Regione e Asl hanno continuato indisturbati un’opera di costante riduzione dei servizi sanitari, senza che i Sindaci mettessero in campo le iniziative proclamate nei loro comunicati.
Alla carenza di personale, sottoposto a turni stressanti, alla mobilità passiva e ai costi della migrazione dei pazienti fa da contraltare un ospedale ristrutturato, nuovo, praticamente vuoto!

Oltre a non rispettare gli impegni presi, le informazioni dei Sindaci ai cittadini sono state sporadiche e lacunose, come lamentato nel comunicato del Comitato del 28 novembre 2017, a riprova che un resoconto esauriente non “è sempre stato fatto”. Quello che ha fatto l’Amministrazione colleferrina è stato continuare a non incontrare il Comitato, rifiuto che equivale a non voler rendere conto alla cittadinanza della reale situazione dell’ospedale.
Sulla mancata o tardiva opposizione al TAR del Comitato, va però rammentato al Comune di Colleferro – Sindaco e vice Sindaco con delega assessorile alla Sanità - che nel 2015, anno del ricorso, il Comitato non si era formalmente costituito con i suoi organi interni, cosa che infatti avverrà l’anno dopo, il 22 giugno 2016.

Resta da chiedersi, dopo 4 anni, dov’è la "reale svolta di governo comunale e cittadino. Siamo certi che il Patto dei Sindaci può rivoluzionare le politiche locali dei nostri Comuni", come promesso a novembre 2015!

Intendiamo precisare una volta per tutte che all'interno del Comitato trovano spazio cittadini di Colleferro e dei Paesi vicini interessati in prima persona alla difesa del diritto alla salute che non vedono tutelato in modo appropriato dalle Amministrazioni comunali.
Mentre il Sindaco e il suo vice assumono informazioni più precise sull’attività e sui componenti del Comitato, quest’ultimo ha aperto un dialogo attraverso due incontri con la Direzione generale, prima e con la Direzione sanitaria dopo.

Negli incontri sono stati illustrati tutti i problemi e dal Sindaco e dal suo vice aspettiamo una risposta per riportare:

- la Radiologia a struttura complessa, come era prima. I medici del turno di notte che erano in servizio all’ospedale di Colleferro sono stati spostati su quello di Tivoli
- il Laboratorio analisi a laboratorio di base, come disposto da ben 2 decreti del Commissario ad Acta della Regione
- gli Ambulatori alla piena funzionalità per tutte le specialità e ridurre i tempi di attesa, che sono stimati nell’ordine di mesi
- i posti-letto nei reparti, come previsto dal decreto regionale n. 80/2010 e che ora sono ridotti a circa il 60% del totale
- i letti nei reparti, che sono stati “spogliati” di reti e arredi
- il Centro prelievi, che è stato tolto dall’ospedale per eseguire dei lavori e poi non è stato più ripristinato
- le 4 Sale operatorie a pieno regime, perché ora ne funziona una e talvolta due
- Medici e Infermieri nell’ospedale per coprire le vacanze dovute a pensionamenti e trasferimenti. La mancanza di personale è la carenza più grave in assoluto perché per alcune branche chirurgiche non si coprono i turni notturni e festivi e i malati vengono dirottati negli ospedali romani
- nel Piano lasciato vuoto dall’Ostetricia allestire la UOC di Neurologia come previsto dall’Atto aziendale.

Sulla richiesta del Comitato di far valutare ad un soggetto terzo le relazioni prodotte dalla Regione e dalla Asl Rm 5 nel procedimento al Consiglio di Stato apprendiamo con soddisfazione che il punto è oggetto di valutazione da parte dell’Amministrazione comunale.

Restano un monito per ciascuno di noi le parole del Sindaco Sanna subito dopo la sua elezione: “Avremo bisogno di tutti per governare la nostra città” e “Dimostreremo di essere all’altezza di questo compito solo se in ogni momento del domani di questa città ci sarà la collaborazione ed il sostegno di ognuno di voi perché tutti siamo parte di questo grande sogno anche chi non ci ha capito. Anche chi ci ha combattuto.”

Colleferro, 28 aprile 2019

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

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Problemi dell'Ospedale “San Camillo di Lellis” di Rieti

consiglio lazio 350 260Il Consigliere e Vicepresidente della Commissione regionale per la Sanità, Loreto Marcelli informa che, giovedì 18 aprile alle ore 10.30, si terrà presso l’Aula Etruschi della Regione Lazio, l’audizione sulle problematiche dell’Ospedale “San Camillo di Lellis” di Rieti. Saranno presenti il sindaco del comune di Rieti, Antonio Cicchetti, i rappresentanti del coordinamento reatino per il diritto alla Salute alle Politiche Sociali e il Direttore Generale ASL di Rieti, Marinella D’Innocenzo.

L’audizione nasce da mesi di ascolto delle esigenze e delle problematiche in cui versa l’Ospedale “San Camillo di Lellis”, unico Ospedale su tutto il vasto e articolato territorio provinciale dopo i drammatici eventi sismici del 24 agosto 2016. Un dialogo con le parti al quale il Consigliere Loreto Marcelli non è mai venuto meno e che ha portato alla calendarizzazione dell’audizione di giovedì 18 aprile per impegnare la Commissione regionale a adottare tutti gli atti necessari per garantire il giusto mantenimento degli standard organizzativi e di servizio dell’Ospedale e a sospendere gli atti volti a depotenziare il Laboratorio di analisi, il Centro Trasfusionale, il reparto di Anatomia Patologica e in generale tutta la struttura dell’Ospedale “San Camillo de Lellis”.

 

 

 

 

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Ospedale Colleferro: attesa sentenza del Consiglio di Stato

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro”. Coordinamento territoriale - Vogliamo rassicurare tutti che cittadini, Comitato residenti Colleferro e gruppo Consulta le Donne con il sostegno del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale sono costituiti in giudizio al Consiglio di Stato nel ricorso contro la Regione Lazio, la Asl Roma 5, il Ministero della Salute e il Comune di Palestrina, che nel 2015 hanno “trasferito” i reparti di ostetricia, ginecologia, pediatria e neonatologia dell’ospedale L.P. Delfino di Colleferro a quello di Palestrina.

I “famosi” comitati , dopo aver spinto in tutti i modi i Comuni di Colleferro, Gorga, Valmontone, Anagni, Artena, Segni, Montelanico, Paliano e Carpineto Romano a presentare appello in sede giurisdizionale, hanno, a loro volta, depositato l’atto di intervento ad adiuvandum a sostegno delle ragioni dei Comuni appellanti.

Sulla vicenda processuale dell’ospedale di Colleferro è del tutto assente la dovuta informazione ai cittadini e il Sindaco di Colleferro, Sanna, non vuole farci sapere – chissà perché poi - che sul contenzioso dei reparti materno-infantili il Consiglio di Stato ha pronunciato un’ordinanza. Invece di aggiornarci sugli sviluppi si permette di fare allusioni sui comitati nel social.

Il Consiglio ha disposto che, prima della sentenza definitiva, la Asl e la Regione Lazio (che ha lasciato scadere i termini senza produrre la documentazione) devono depositare 2 relazioni per verificare se, a seguito del “trasferimento” dei reparti materno-infantili si sia verificata una riduzione dell’offerta sanitaria, con riferimento al Pronto soccorso con 10 posti letto, all’unità di anestesia e rianimazione con 6 posti letto, alla terapia intensiva e cardiologica h 24, al laboratorio analisi, sale operatorie e navette h 24, alle consulenze pediatriche e reparti specialistici di otorinolaringoiatra, urologia, nefrologia-dialisi all’unità di anestesia e rianimazione.

Ci lascia molto perplessi l’affidamento delle relazioni di “verificazione”, da cui dipendono le sorti del ricorso - direttamente alle “controparti”. La Asl Roma 5 infatti ha provveduto a depositarla e, come prevedibile, ha descritto un quadro esageratamente positivo al punto che il trasferimento non ha dato luogo ad alcuna riduzione dell’offerta sanitaria.

Aver delegato alla Regione e alla Asl questa analisi lascia poco spazio a un esito favorevole e all’accoglimento del ricorso. Non capiamo perché tale scelta non sia stata contestata dai Comuni appellanti, visto l’evidente conflitto di interessi della ASL. come parte in causa e come “verificatore”. Ancora meno comprendiamo perché i Comuni non abbiano chiesto di nominare un proprio consulente che potesse formulare le proprie osservazioni tecniche.

Spetta ai Sindaci dare conto della reale situazione dei servizi sanitari, depositando una relazione e lo stesso farà il Comitato per mettere in rilievo l’inadeguatezza del livello assistenziale, che non è in grado di soddisfare le esigenze dell’utenza, e la mancanza di misure idonee a garantire l’efficienza del Sistema sanitario nazionale, ribadendo quanto sostenuto nell’appello.

La nostra battaglia legale poggia sulla difesa del fondamentale diritto costituzionale dei cittadini a curarsi, sulle criticità sanitarie della valle del Sacco e sulle rinunce a cui sono stati costretti gli abitanti del territorio a seguito del suddetto “trasferimento”.

I “famosi” comitati hanno anche il “merito” di aver letteralmente costretto le Amministrazioni locali, dopo una lunga e martellante campagna di sensibilizzazione durata 5 mesi, a ricorrere al Consiglio di Stato e ad accedere agli strumenti legali a disposizione. Ricordiamo infatti che i Comuni non avevano presentato istanza di prelievo per sollecitare la fissazione dell’udienza al Consiglio di Stato, come disposto dalla sentenza del TAR!

Non ha giovato peraltro alla strategia processuale la decisione dei Comuni di sostituire il legale per ricorrere in appello al Consiglio di Stato “in ragione del prezzo più basso offerto per l’incarico”. Al Sindaco sarà sembrato sempre troppo alto, visto che considera buttati i soldi (nostri) spesi in difesa dell’ospedale, come ha avuto modo di scrivere su FB.

Il legale che è stato sostituito aveva ottenuto risultati assolutamente rilevanti (trasposizione del ricorso straordinario dal Capo dello Stato al TAR, accoglimento dell’istanza cautelare e fissazione della discussione del merito in tempi brevissimi) e ciò fa supporre che avesse buone possibilità di vincere in appello!

Come preannunciato, abbiamo inoltre deciso di agire anche in sede civile verso la Asl che nel 2015 in merito all’offerta sanitaria si era impegnata ad incontrare i Sindaci, a garantirla e a fornire “alla cittadinanza tutte le informazioni del caso”.

L’impegno è rimasto lettera morta e quindi abbiamo deciso di agire anche civilmente per la riassegnazione dei reparti neonatali.

L' Asl Roma 5 è commissariata da 15 mesi: la Regione non ha mai motivato l'adozione di questo provvedimento e i Sindaci non hanno mai chiesto conto dell'assegnazione di una gestione non a tempo pieno (il Commissario straordinario è il Direttore generale della Asl Roma 4, caso unico in tutto il Lazio).

La Conferenza dei sindaci dell'Asl Roma 5 non si riunisce quasi mai, neanche per contestare le carenze più gravi del Lazio: rapporto posti letto-residenti pari a un quarto dello standard nazionale (0,8 ogni mille residenti invece dei 3,2 previsti) e assenza di strumenti diagnostici (mancanza assoluta di risonanza magnetica e medicina nucleare).

E’ “merito” dei cittadini e dei comitati se vinceremo la battaglia perché non abbiamo mai mollato la presa sui Sindaci!

Colleferro, 26 aprile 2019

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

 

 

 

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'A difesa dell'ospedale di Colleferro' incontra Quintavalle

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Il Comitato incontra il commissario Quintavalle

Una delegazione del Comitato libero “A difesa dell'ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale l’11 marzo 2019 ha incontrato il Commissario straordinario della Asl Rm 5, dott. Giuseppe Quintavalle, il Direttore sanitario, dott. Luciano Cifaldi, e due responsabili della comunicazione.

L’iniziale freddezza nel sederci al tavolo, dovuta al notevole ritardo con il quale ci è stato accordato l’incontro, ha presto lasciato il posto alla concretezza delle parole e ad un confronto corretto e serio, rispettoso sia delle parti, sia delle questioni portate all’attenzione dei vertici aziendali.

Innanzitutto abbiamo preso atto che l’incontro, pur con molta fatica, è stato comunque fissato (cosa che così non è con il Comune di Colleferro e con la Regione Lazio) e che la discussione è stata condotta nel rispetto sostanziale dei presenti.
La diversità di competenze e di responsabilità non ci ha impedito di affrontare in modo costruttivo anche le questioni più spinose, a secondo del proprio ruolo. Abbiamo apprezzato che non vi sono state forzature, come mettere davanti a tutto la propria posizione direttiva.

Tutti i soggetti seduti al tavolo hanno mantenuto un approccio disponibile per più di due ore di discussione, durante la quale non abbiamo perso di vista lo scopo dell’incontro: rappresentare alla Direzione generale della ASL Roma 5 le problematiche e i disagi che i cittadini affrontano e vivono ogni giorno, in gran parte preesistenti alla nomina del dott. Quintavalle.
Dopo una breve ricostruzione storica sulla “truffa” dei 4 reparti materno-infantili (a cui dedicheremo un apposito comunicato), avvenuta di fatto con la resa senza condizioni dell’Amministrazione Sanna, a conclusione di circa 15 anni di inerzia degli Amministratori eletti, sulla scelta “palestrinocentrica” guidata dai potenti locali di depotenziare l’ospedale L.P.Delfino, abbiamo affrontato il tema del potenziamento del pronto soccorso e di tutti i reparti (riportare i letti nelle stanze vuote, personale e strumentazioni), dei turni di lavoro dei dipendenti, del piano assunzionale, del pronto soccorso, delle criticità dei vari reparti, degli incarichi di primario, del numero dei posti letto, della Nuova Ala in un ospedale vuoto, delle ambulanze, delle liste di attesa, del progetto del Polo Unico con l’ospedale di Palestrina, di riservare un posto nel parcheggio interno ai pazienti in dimissione, delle donazioni di sangue e del Centro trasfusionale, della risonanza magnetica, dell’attività della sala operatoria, della Radiologia, della stato del Laboratorio analisi. Abbiamo ribadito che gli Accordi del 5 luglio 2015 e 16 febbraio 2016 non sono stati rispettati e attuati.
Tutte criticità note a cui i vertici aziendali hanno risposto di operare costantemente per cercare di risolverle, dovendo superare farraginose pratiche burocratiche e tempi tecnici non brevi, che sono causa di inevitabili ritardi.

Il dott. Quintavalle riferisce che sono state già avviate le procedure per l’ammodernamento del Pronto soccorso, sotto l’aspetto strutturale e logistico, con uno sguardo anche al miglioramento delle condizioni di permanenza dei pazienti e di lavoro dei dipendenti. Un finanziamento regionale farà si che l'azienda potrà provvedere all’acquisto di nuovi macchinari, Tac e Risonanza magnetica, sulla base di un rinnovamento generale di tutta la diagnostica per immagini con una Radiologia operativa h 24. Altra priorità saranno i primariati, che dovranno essere assegnati nel corso del 2019.
A conclusione di questo necessario confronto con la Direzione generale abbiamo convenuto di richiedere informazioni sull’ operatività dell’ospedale alla Direzione sanitaria del nostro ospedale.

Da questo incontro non potevano arrivare risposte immediate, ma abbiamo ricevuto, per il momento, quello che ci aspettavamo: ascolto, attenzione, collaborazione e rispetto.
L’obiettivo del Comitato – non ci stanchiamo di ripeterlo - è quello di farsi portavoce dei bisogni dei cittadini nei confronti delle Istituzioni, non certo quello di ostacolare l’attività dell'Azienda sanitaria, e di ottenere l’impegno dei vertici amministrativi di sensibilizzare la Direzione sanitaria dell’ospedale di Colleferro ad incontrarci.
Chiediamo la disponibilità effettiva di 165 posti letti, oltre i 16 del reparto di psichiatria, come previsto dagli atti regionali, e la corrispondente dotazione di personale; l’assegnazione alla Radiologia di TAC, risonanza magnetica, medici e il riconoscimento come struttura UOC; l’assistenza specialistica dell’unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC); la parità del Laboratorio analisi con quello dell’ospedale di Tivoli, come disposto dal decreto Zingaretti del 28.6.2017, nominando i dirigenti sanitari; il miglioramento delle attività ambulatoriali per dare risposte in breve tempo e stroncare il malcostume di interessi privati createsi intorno alle necessità dei cittadini.
La nostra volontà è la difesa dell'ospedale, patrimonio cittadino, e la sua crescita, non certo quella di accettare il suo depauperamento, che ha subito una accelerazione.

Colleferro, 14 marzo 2019

Gabriella Collacchi e Ina Camilli, Portavoce e Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale

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Non siamo numeri ma persone. Ospedale Colleferro

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Il Comitato Libero “A difesa dell'ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale non getta la spugna, tiene duro e non abbassa la guardia di fronte all’indifferenza di tutti i soggetti istituzionali, che non hanno un progetto sul futuro del nosocomio colleferrino e temono ogni ipotesi di confronto sulle sue problematiche organizzative.

I rappresentanti del Comitato su alcuni clamorosi episodi che hanno interessato l’ospedale cittadino hanno atteso che si spegnessero i toni polemici che li hanno accompagnati per evitare facili strumentalizzazioni e speculazioni.
Dietro simili fatti, che avvengono in tutto il territorio regionale, c’è una sola spiegazione: la politica locale non si occupa della sanità regionale, clinicamente ormai morta, abbandonata a se stessa, come una zattera nell’oceano.
“Non siamo finora riusciti a scalfire la tendenza della politica locale, anche quella a noi più vicina, sempre pronta a non osteggiare chi sta depotenziando l’ospedale di Colleferro e a non reclamare con forza diritti e dignità per i cittadini, che non sono numeri, ma persone.
«Al Governatore del Lazio e Commissario ad Acta per la sanità, agli Assessori di settore, ai Presidenti della Commissione di competenza, ai Consiglieri e alle forze politiche regionali e comunali, soprattutto della maggioranza, al Sindaco del Comune di Colleferro e agli altri del comprensorio, al Commissario straordinario della ASL RM 5 e al Direttore sanitario, a ciascuno di loro abbiamo chiesto ripetutamente e a gran voce – spiegano i rappresentanti del Comitato - un incontro per conoscere il progetto e/o i programmi sul futuro di questo ospedale, sulle carenze organizzative dovute alla mancanza di personale e sullo stato del pronto soccorso. Purtroppo il silenzio delle Istituzioni continua, ma non disperiamo di riuscire ad avere il tanto agognato “confronto democratico”.»
«Siamo e restiamo sempre aperti a qualunque forma di collaborazione in difesa dell'ospedale e dei servizi socio-sanitari. La valle del Sacco è un vasto territorio – affermano i rappresentanti del comitato – dove troppo spesso i pazienti del pronto soccorso si trovano di fronte a situazioni drammatiche, dalle quali si esce solo grazie alla competenza e abnegazione del personale sanitario ridotto ai minimi termini.
Se non ci fossero i tirocinanti del corso di laurea in scienze infermieristiche, il personale sarebbe al collasso più totale. Il “motore” del servizio sono proprio quelle donne e uomini che fanno turni massacranti e aiutano, meglio che possono, i pazienti. Manca l’avvicendamento di nuovi medici e infermieri, i colleghi andati in pensione non vengono sostituiti e chi è stato assegnato è andato subito via. Personale e mezzi sono insufficienti e anche la strumentazione richiederebbero un radicale ammodernamento tecnologico.»

Ultimamente, ai gravi problemi irrisolti del 118, il servizio di urgenza-emergenza sanitaria, si è aggiunto anche quello della sua dislocazione presso l’ospedale, perchè la scelta della nuova sede non pare sia proprio idonea allo scopo.
«Non si può però pensare che il pronto soccorso sia un prolungamento della sala d'attesa dei medici di famiglia. I cittadini dovrebbero essere adeguatamente informati e responsabilizzati per evitare il ricorso improprio ad un servizio sottodimensionato e quotidianamente in crisi nel gestire il flusso di un ampio bacino territoriale», riferiscono i rappresentanti del Comitato.

L’ospedale di Colleferro è una struttura servente della valle del Sacco e la mancanza di politiche attive sul piano della prevenzione, tempi certi per le indagini diagnostiche e le visite specialistiche sta incrementando la mobilità passiva che, come sanno bene i nostri Amministratori, è un costo per il Sistema sanitario nazionale, per le famiglie e per gli stessi medici, poco interessati a lavorare in un ospedale depotenziato.
E’ noto che la valle del Sacco subisce la sfida tra inquinamento e stato di salute della popolazione senza nemmeno il Registro tumori del quale, insieme ad altre associazioni locali, abbiamo chiesto l’attivazione e l’avvio dello Studio epidemiologico del Sin. Ebbene, nonostante la diffida del novembre 2017, nessun passo avanti è stato fatto.
Per mantenere l’efficienza dei livelli essenziali di assistenza (LEA) occorrono misure organizzative studiate e un sistema di gestione con risultati riscontrabili. Anche il progetto sulla Nuova ala è stato affossato, abbandonato, perchè? Chi non si è interessato affinchè venisse realizzato?

Regione Lazio, Comune di Colleferro ed Asl RM 5 sono inconcludenti: dopo anni di attesa per l'apertura della Nuova ala, l’uso della struttura ancora non viene ottimizzato. E, per giunta, sono stati lasciati nell'abbandono i locali liberati dal trasferimento dei reparti materno-infantili e di urologia. Quasi 20 camere, al primo piano, inutilizzate da anni, mentre al Pronto soccorso i pazienti sono costretti a restare per giorni sulle barelle per mancanza di posti letto.
Sulla questione “barelle”, a gennaio, la Direzione Strategica della Asl Roma 5 ha aperto una indagine interna, di cui attendiamo di conoscere l'esito che, ci informa, “sarà prontamente comunicato”.

Nel perpetuo declino della sanità territoriale, ancora commissariata nel 2019 nonostante gli annunci prematuri della propaganda politica, le addizionali Irpef restano tra le più alte rispetto a quelle di altre regioni, senza che i servizi assistenziali siano commisurati al costo pagato dai contribuenti.
Dobbiamo tutti augurarci di stare sempre bene e, in caso di bisogno, avere presente le difficili condizioni in cui si trova ad operare il personale per assicurare assistenza e cure.

 

Colleferro, 16 febbraio 2019

 

Gabriella Collacchi e Ina Camilli, Portavoce e Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale

 

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Ferma radiodiagnostica al Santa Scolastica di Cassino. Perché?

M5S logo mindi Loreto Marcelli, M5S Lazio - E’ stata presentata interrogazione urgente a risposta scritta, al Presidente della regione Nicola Zingaretti ed all’assessore alla Sanità Alessio D’Amato, avente per oggetto l’interruzione delle prenotazioni di esami radiodiagnostici presso l’ospedale Santa Scolastica di Cassino.

Da diverso tempo l’utenza del distretto “D”, in particolare, e della Asl Frosinone, in generale, che si rivolge al servizio ReCUP per prenotare esami, non può usufruire delle apparecchiature radiodiagnostiche dell’ospedale Santa Scolastica per motivi che sembrano ricondurre al numero esiguo di medici radiologi presenti in tale struttura ospedaliera.

In tempi in cui ci si impegna a affrontare l’annoso problema dell’abbattimento delle liste di attesa, al punto che si pongono in essere progetti straordinari, ed onerosi, per risolvere una situazione complessa e di per sé preoccupante, non si comprende come si possa fare a meno delle competenze e delle apparecchiature di un intero presidio ospedaliero, facendo così gravare i costi di tale decisione sulla pelle degli utenti, costretti a rivolgersi a strutture private vicine o pubbliche fuori distretto, o a rivolgersi a centri diagnostici delle vicine regioni per poter effettuare esami urgenti, o indispensabili, facendo aumentare i costi dovuti alla mobilità passiva extra regionale.

All’assessore si è chiesto: quali azioni intenda adottare affinché l’utenza del distretto “D” e della Asl di Frosinone, possa di nuovo avere la possibilità di usufruire dei servizi radiodiagnostici dell’Ospedale Santa Scolastica di Cassino; quali decisioni intenda prendere per porre fine a tale deplorevole situazione di pessima gestione della ASL, non in linea con le giuste esigenze di conduzione amministrativa e di rispetto degli utenti e di contenimento della mobilità passiva extra regionale.

 

 

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Sora. 99milioni per rimediare ad un grave errore

  • Pubblicato in Partiti

ospedalesora 350 260 minOspedale di Sora, 99milioni di euro stanziati per rimediare ad un grave errore. Il nosocomio non doveva essere costruito in quell’area che è pericolosissima.

Negli anni ’70 si opposero al progetto SOLTANTO i Comunisti. Avevamo ragione!

Sora, 05.01.2019 – In questi giorni in tanti esultano per i 99 milioni di euro stanziati per l’ospedale SS. Trinità di Sora. Addirittura politici di entrambi gli schieramenti fanno a gara per prendersi i meriti relativi allo stanziamento. Peccato che nessuno ricordi la storia, quella vera. Ve la ricordiamo noi.

L’Ospedale volsco è ubicato in una zona sismica, classificata ad alto rischio! SOLTANTO i Comunisti già dagli anni ’70 si opposero alla sciagurata progettazione in quanto sbagliata e pericolosa. Ma i democristiani preferirono speculare!

Oggi, qualche generazione più avanti fatta anche di figli e figliocci di democristiani della prima ora che proprio benedirono la follia dell’ospedale costruito a San Marciano, ci viene a dire che tutto va bene e che dobbiamoPRC - Ospedale di Sora festeggiare perché piovono milioni per il nostro nosocomio. A loro e poi a tutta la cittadinanza va detta la verità: costruire un ospedale in zona altamente sismica è stato un grave errore, che paghiamo ancora a caro prezzo.

Pensate soltanto a quanto sia difficoltoso accedere alla collina di San Marciano; pensate alla struttura simil labirinto che è stata realizzata. Un ospedale che si possa definire Ospedale, è un’altra cosa. Questo noi lo chiamiamo, da sempre, spreco. Questo noi lo chiamiamo, da sempre, sperpero di danaro pubblico. Noi conosciamo la storia e la ricordiamo. I Comunisti avevano ragione, peccato solo che di ragione a volte si può morire, così proprio come sta succedendo alla nostra amata Sora.

Il segretario Prc -Provincia di Frosinone

Paolo Ceccano

Il segretario Prc – Circolo di Sora

Giuseppe Di Pede

 

Inviato da Irene Mizzoni

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Ospedale di Frosinone: nesso stretto fra inefficienza, spreco e questione legale

Frosinone ospedale 350 ok mindi Angelino Loffredi - Promettente incontro quello al quale ho partecipato venerdi 29 giugno a Frosinone, fra il Tribunale del Malato/Cittadinanza attiva e i rappresentanti di 5 Stelle. Il tema riguardava la condizione esistente presso l’Ospedale di Frosinone. I riscontri da rilevare per tale circostanza che meritano di essere evidenziati riguardano sia la composizione ben rappresentata della formazione politica (I consiglieri comunali del capoluogo, Bellincampi e Mastronardi, il consigliere regionale Marcelli, la parlamentare Segneri e Aniello Prisco) che il clima collaborativo oltre che una nutrita e variegata presenza e interventi di aderenti all’Associazione e di medici (il Presidente Cristofari, Colella e Bove).

Francesco Notarcola, inesauribile animatore dell’Associazione, aprendo l’incontro ha delineato senza fronzoli e orpelli la catastrofica situazione dell’Ospedale di Frosinone. Più in generale ha rilevato, indicandole, le malefiche tendenze generali: mal funzionamento dei servizi, attrezzature inesistenti, danneggiate o mal funzionanti per favorire le esternalizzazioni private. La spesa a favore delle stesse ora ha raggiunto il 50%. Fra queste è emerso che la società Manutencoop, implicata nella vicenda CONSIP, ottiene appalti ma non fa lavori direttamente e non utilizza dipendenti ma pratica la tecnica del subappalto a favore di altri soggetti ( legale ?) che gestiscono in modo oppressivo il rapporto con i propri dipendenti e negativo verso i malati. Più in generale il Tribunale del Malato/Cittadinanza attiva chiede con forza e preoccupazione di fare “le pulci“ agli appalti verificando attentamente l’adeguatezza dei servizi e l’acquisto dei beni ai costi.

Il costruttivo filo rosso del ragionamento di Notarcola è stato “Non chiediamo un aumento delle spese ma facciamo una lotta allo sperpero“. Con minuzia di particolari infine si è dilungato nella rappresentazione concreta delle disfunzioni. L’ultima, apparentemente insignificante, riguarda la spesa di 20.000 euro per pubblicità a favore di un quotidiano. Più in generale mi è sembrato di cogliere l’esistenza di un nesso molto stretto fra inefficienza, spreco e questione legale. Aspetti da non sottovalutare !
I dirigenti del Tribunale del Malato/Cittadinanza attiva, Francesco Notarcola e Luciano Granieri hanno consegnato sin dall’inizio del confronto nelle mani dei rappresentanti pentastellati un documento indicante criticità, sperperi, anomalie ma anche e soprattutto proposte e correzioni da prendere immediatamente. Durante la serena discussione inoltre è stata ribadita l’autonomia fra movimenti, forze politiche e istituzioni.

Ad una chiara argomentata presa di posizione e di indirizzo dell’associazione ora si attende di veder corrisposto un riscontro, una serie di iniziative ed una specificità progettuale da parte della più votata forza politica provinciale per affrontare e risolvere le tante questioni sanitarie del territorio.
L’associazione con molto orgoglio ha annunciato di voler alimentare la “Stagione del confronto “ incontrandosi nel prossimo futuro con altre formazioni politiche e sindacali. A giorni, infatti, verrà indicato il calendario.

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Frusone, M5S - Disagi all'ospedale San Benedetto di Alatri

ospedale san benedetto Alatri minOn. Luca Frusone, M5S - Dall'ospedale San Benedetto di Alatri oggi [lunedì 25 giugno 2018 n.d.r.] sono arrivate numerose segnalazioni di disagio da parte dei pazienti e dei loro familiari sulla disorganizzazione per cui tante persone in attesa di medici per le visite ortopediche sono state rimandate senza spiegazioni.

Il Movimento Cinque Stelle di Alatri denuncia la situazione di caos che si è venuta a creare sottolineando che l'episodio specifico fa parte della mala gestio generale che riguarda la sanità nella provincia di Frosinone che sconta un modelloLucaFrusone in Parlamento 350 260 organizzativo inefficace e inefficiente. Il deputato pentastellato Luca Frusone commenta: "Gli annunci dei miglioramenti della sanità nella nostra provincia non corrispondono alla realtà dei fatti e la disorganizzazione della Asl di Frosinone, che fa scontare i disagi a cittadini e operatori dell’ospedale di Alatri, è il risultato di politiche e priorità sbagliate che vedono affermarsi un sistema in cui si esaltano le scatole vuote dei proclami, mentre di ciò che realmente potrebbe far migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie non vi è traccia".

 

 

 

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C'è il neurochirurgo ma non il reparto di neurochirurgia

  • Pubblicato in Sanità

FROSINONE ASL 350 260da L'Inchiesta quotidiano del 7 giugno '18 - La Asl di Frosinone ai mass media dichiara: "Attivato il primo reparto di Neurochirurgia (Uoc), con otto posti letto, nell'Ospedale 'Fabrizio Spaziani' di Frosinone, di cui è direttore di ruolo il Dott. Giancarlo D'Andrea". Fumo negli occhi ai cittadini utenti e infondatezze abissali - c'è il Direttore della Unità Operativa Complessa ma non c'è traccia, né di posti letto, né di Uoc»: a dichiararlo la Ugl sanità con la segretaria provinciale Rosa Roccatani.

«Incominciamo con il chiedere dove, da quando e in quale planimetria dell'ospedale di Frosinone sarebbe ubicato il reparto di Neurochirurgia - attacca Roccatani -; quale e quanto personale dedicato impegna. Ovvero, se per la funzionalità dell'Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia, oltre al Primario di recente nomina, sia stato mai attivato il relativo e dedicato reparto, quale equipe medica specializzata nella disciplina di neurochirurgia collabora con il Pri-mario incaricato nell'attività chirurgica, se per l'attività chirurgica vi sia una sala operatoria corredata».
Oppure - annota, sempre la sindacalista Ugl -, «se è vero come è vero, che:
1. il Professionista per gli interventi chirurgici deve avvalersi della collaborazione di medici di diversa disciplina;
2. la degenza post - operatoria dei pazienti ha luogo m reparti dissimili alla branca specialistica in posti letto occasionalmente liberi;
3. il decorso post - operatorio dei pazienti avviene sotto la sorveglianza medica di altra disciplina».

A conferma di quanto scritto, Roccatani esibisce la nota del 27/04/2018 di alcuni medici indrizzata a vari organi dirigenziali, «i quali trovatisi nel reparto di appartenenza degenti in situazione post/operatoria di diversa disciplina, ai fini di autotutela, a giusta ragione, declinano ogni responsabilità professionale e conseguenze medico legale. Diffidando altresì gli stessi dal proseguire a ricoverare pazienti non afferenti il loro reparto, in assenza di medici specialisti in Neurochirurgia h24 e Maxillo Facciale. E già, perché non è solo la neurochirurgia priva di reparto, anche il Maxillo Facciale a cui si aggiunge Unità Operativa Complessa Otorinolaringoiatria».

La Asl infatti - sottolinea Roccatani -, «mentre accelera i tempi nel conferire gli incarichi: di Responsabile della Uosd (Unità Operativa
Semplice Dipartimentale) allo Specialista Maxillo Facciale; di Direttore della Uoc (Unità Operativa Complessa) allo specialista Neuro-
chirurgo; di Direttore della Uoc Orl (Otorinolaringoiatria), non si preoccupa affatto, di assumere personale e Dirigenti Medici Specia
listi attinenti le discipline, né di attivare i relativi reparti».
Verosimilmente, «la dotazione degli unici 6 posti letto di Week Surgery (ORL), fantasiosamente diventano Uoc Otorinolaringoiatria - Uoc NeuroChirurgia, se la circostanza lo richiede, anche di Maxillo Facciale. Dunque cara Asi (limitandoci al solo incarico del Neurochi¬rurgo che non si differenzia affatto da quello dell'Orl, anzi!) a prescindere dall'insolita procedura che ha portato al conferimento dell'incarico di Direttore della Uoc lo specialista Neurochirurgo:
a) Prima ancora della istituzione della Uoc di Neurochimrgia, la Regione Lazio con Decreto U00071 del 07.03.2017, concede la deroga per il conferimento dell'incarico di Direttore della UOC di Neurochirurgia;
b) l'Atto Aziendale che istituisce la Uoc di Neurochirurgia, viene proposto dalla Asl l'11 luglio 2017, approvato dalla Regione Lazio il 3 agosto 2017 è pubblicato sul BURL n.63 08.08.2017;
C) Immediatamente dopo, esattamente il 10 agosto 2017, la Asl indice l'avviso pubblico per il conferimento dell'incarico di Uoc Neurochirurgia, senza preoccuparsi di attivare realmente/concretamente il previsto reparto;
d) Con delibera n. N.578 del 13.03.2018 la Asi di Frosinone conferisce l'incarico di Direttore della UOC di Neurochirurgia».

La Ugl sanità - tira le somme la segretaria Roccatani - «non è affatto avversa all'istituzione di una sanità eccellente sul territorio da tempo devastata, anzi, contrariamente a quanto si pensa, elogia e dà il benvenuto al dott. Giancarlo D'Andrea, ciò che non ci appassiona però sono le infondatezze della Asl, che irritano e non poco, soprattutto perché c'è di mezzo la salute dei malati - rischio clinico da eventi avversi, che innegabilmente ricadono sui professionisti addetti. Detto ciò, anteposto che la presa m giro non ci entusiasma, la Ugl chiede, che con la stessa celerità degli incarichi conferiti, la Asl attivi concretamente anche i reparti - assuma personale dedicato e medici specialisti nella disciplina, perché sia garantita ai professionisti l'irrinunciabile sicurezza».

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