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Parla Rocco Vinaggi, precario FCA licenziato

menoindividualismopiùsolidarietà 350 minMeno individualismo, PIU' SOLIDARIETA'.

Pubblichiamo l'intervento che Rocco Vinaggi, precario della FCA licenziato insieme ad altri 530 lvoratori come lui, avrebbe voluto pronunciare nell'Assemblea promossa da L'Inchiesta e da UNOeTRE.it il primo dicembre e svolta nel Salone dell'Amministrazione Provinciale di Frosinone. Non gli è stato possibile perchè aveva un colloquio per trovare nuovo lavoro.

«Cari compagni e care compagne,
desidero scusarmi per non essere stato presente (causa un colloquio di lavoro) a questa importante riunione.

Vorrei raccontare la mia esperienza personale per dare l’idea di come le leggi emanate in questi ultimi anni abbiano distrutto i diritti che i nostri avi hanno conquistato combattendo e versando sangue. Il 23 gennaio di quest’anno ho conseguito la Laurea Magistrale in Economia; sapevo che mi attendeva un periodo non facile, comune a quello di molti neolaureati: la ricerca di un posto di lavoro. Proprio in quelle settimane, l’azienda FCA cominciava una notevole campagna di reclutamento di personale, dal momento che occorrevano addetti linea per la produzione dei modelli Giulia e Stelvio.

Mio padre è un operaio di quell’azienda ed ha un’anzianità contributiva di quasi 39 anni. Mi ha invitato a fare domanda di assunzione, poiché anche se per alcuni anni avrei dovuto fare l’addetto linea, essendo un dipendente di una grande azienda, avrei poi avuto possibilità di evolvermi ed aspirare ad un ruolo consono al percorso di studi che avevo portato a termine. La fortuna ha voluto che fossi assunto, con un contratto di somministrazione della durata di quattro mesi, insieme ad altri 831 ragazzi. Entusiasta di quel mio avvenire e di percepire un vero stipendio ho lavorato in questi mesi con il massimo della passione, dando il meglio di me stesso. Non ho preso un giorno di permesso, né un giorno di malattia (sono andato a lavorare anche con la febbre a 39°, con gli analgesici addosso). Durante il periodo delle ferie collettive ho lavorato quasi tutti i giorni.

Ero convinto che la mia dedizione ed il mio attaccamento alla fine sarebbero stati ripagati. Il mio contratto viene prorogato di ulteriori quattro mesi, quindi sarebbe scaduto il 31 ottobre. Qualche settimana prima della scadenza cominciano a circolare, all’interno dell’ambiente di lavoro, voci negative riguardo un ulteriore proroga di contratto per tutti i lavoratori somministrati.

FCA ha deciso che non c’era posto per tutti gli 832 ragazzi interinali, per cui una parte di essi non sarebbe stata riconfermata. Fino all’ultimo giorno di lavoro, io e gli altri interinali non sapevamo il numero preciso delle persone non riconfermate. Terminato il turno, ci informano che il giorno seguente (il giorno di Ognissanti, quindi festivo) le quattro agenzie interinali da cui dipendevamo avrebbero provveduto ad informare, uno per uno, i lavoratori somministrati.

Può sembrare assurdo, ma nel 2017 il futuro lavorativo di un individuo è ancorato ad una telefonata-nomination, con la quale si viene informati se siamo ancora o meno lavoratori in forza ad un’azienda internazionale. Mi ricordo perfettamente l’angoscia vissuta aspettando quella telefonata; condivisa, non senza rammarico, con i miei cari genitori. L’esito di quella telefonata è stato negativo ed ora mi ritrovo a cercare una nuova occupazione. Attualmente sto per diventare un tirocinante di una piccola cooperativa di ricerca. Per chi non lo sapesse il contratto da stagista è un particolare tipo di contratto con il quale l’azienda ti forma a lavorare sul campo. Lo scopo è quello di preparare adeguatamente un individuo per l’ingresso nel mondo del lavoro, in modo da evitare, in un momento successivo, i costi di formazione.

Purtroppo questa tipologia di contratto prevede molte ore, retribuite poco o niente e non c’è nemmeno la garanzia di un’assunzione al termine del periodo contrattuale. Quello che mi chiedo è: ”Con le attuali leggi che regolamentano il mondo del lavoro che garanzia ha un individuo di rendersi indipendente dalla propria famiglia, di acquistare una casa, di sfamarsi e di soddisfare quantomeno i bisogni di prima necessità?”. Io, come gli altri con cui ho condiviso la stessa sorte, sono passato da lavoratore a disoccupato dall’oggi al domani, senza alcun preavviso!

La mia riflessione in merito, che credo sia condivisa da voi tutti, è che i nostri peggiori nemici sono proprio quelle persone a cui il popolo ha dato la missione di tutelarci. Sono state emanate leggi che accrescono a dismisura il potere contrattuale, riducendo l’individuo ad una sorta di schiavitù. Non si può più permettere che il liberismo affossi la dignità umana. Per cui la mia ammonizione è, alla luce di questa mia esperienza condivisa con un altro cospicuo numero di persone (531 elementi), di sfruttare al meglio l’opportunità che ci viene data nella prossima primavera.

In merito colgo l’occasione per citare il grande magistrato Paolo Borsellino: “La Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello”. Chiedo scusa per avervi rubato per qualche minuto l’attenzione. Buona lotta, compagni e compagne.»

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Parla Enzo Valente dell'UGL invocando magistratura e commissari

ugl logoda L'Inchiesta del 18 ottobre 2017 Intervista a Enzo Valente

Segretario Valente, un mese fa Gino Rossi di Vertenza Frusinate polemizzò con la Regione Lazio per il mancato pagamento delle indennità di mobilità. Intervenne l’assessore Valente a smentirlo e, a dar man forte alla Regione, ci furono anche i segretari provinciali sindacali: ad oggi neppure un euro è stato e­rogato. Insomma, aveva ragione Rossi?

«Gino Rossi, forte dell’e­sperienza maturata prima con la lunga militanza nel sindacato e poi in Verten­za Frusinate, aveva preventivato quelle che era­no le lungaggini dovute alla burocrazia che, ancora una volta, vanifica gli sforzi e le conquiste di una difficile partita rivendicativa. Ci appellia­mo al ministero ed alla Regione, affinché faccia pressione, per sbloccare liter burocratico: troppe fa­miglie sono senza reddito e la situazione inizia a diventare davvero insostenibile. Oltre alla mobilità aspettiamo ancora risposte per quei lavoratori che erano stati esclusi da questo beneficio sulla mobilità in deroga 2016: oggi, pur avendo le carte in regola ed i requisiti a posto, a tutt’oggi l’Inps di Frosinone e lo sportello di Anagni non erogano l’indennità senza dare la risposta delle reali motivazioni».

Un vero rebus...

«Ma non finisce qui. Ricordiamo che la misura sull’area di crisi speciale, prevista nel 2016, conferma anche per il 2017 dodici mesi di cassa straordinaria in deroga per le aziende che hanno esaurito l’utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali ordinari. Delle 6 aziende ciociare - sulle 10-12 a livello nazionale - che hanno usufruito di questo strumento ad oggi nessuna ha ancora ottenuto il rimborso da parte dell’Inps per chi ha anticipato la provvidenza ai dipendenti. Maggiore è la beffa per i lavoratori di quelle aziende che, non avendo la possibilità dell’anticipo, dovevano percepire l’indennizzo diretto da parte dell’Inps. Inspiegabile che i funzionari dell’Inps, pur affermando che tutta la pratica è in regola, continuano a non pagare i lavoratori. Sarebbe proprio il caso che la magistratura chiarisse lo stato delle cose».

Ci sono poi tirocini aziendali e lavori utili...

«Come organizzazioni sindacali, oltre ad aver incontrato il mondo dell’associazionismo datoriale e i vertici della Camera di Commercio, abbiamo fatto un lavoro di preparazione di schede tecniche relative singolarmente a questi lavoratori e sono state messe a disposizione delle associazioni».

Funzionerà?

«Questa è una misura innovativa ma non è certo la soluzione al problema occupazionale della provincia. C’è necessità di grande attenzione a non drogare ulteriormente il mercato del lavoro della Ciociaria, già fiaccato dal precariato selvaggio e delle occupazioni in nero. Dobbiamo evitare che qual­che imprenditore spregiudicato possa approfittare di questa misura solo per utilizzare mano d’opera a costo zero. Insomma vanno bene i tirocini curriculanti per gli ex lavoratori ma a patto che ci sia una forte attenzione affinché ci sia uno sbocco occupazionale dopo il periodo di tirocinio. Si tratta di persone che hanno già sofferto abbastanza e che non meritano certo una presa in giro ulteriore».

La call per le manifestazioni di interesse delle aziende ad investire nell’area di crisi complessa sembra aver ottenuto risultati decisamente modesti. Che giudizio dà?

«E’ il caso che in provincia di Frosinone, soprattutto nell’area nord -sito di interesse nazionale - si provveda alla nomina di un commissario straordinario. Col compito della reale bonifica della valle del Sacco, libero da lacci e lacciuoli del consenso elettorale, ma anche determinato a sburocratizzare l’iter autorizzativo che oggi, in virtù dei vincoli relativi al Sin nazionale, ritardano o bloccano quasi completamente il mondo delle autorizzazioni e scoraggiano gli investimenti penalizzando sempre di più questo territorio. Questo non vuol dire che sia giusto spingere per autorizzare attività a sensibile impatto ambientale: perché sul fronte delle emissioni è chiaro a tutti come non si possa incidere ulteriormente sulla già preoccupante situazione esistente. Del resto, bisogna ricordarlo, ci sono tante imprese amiche dell’ambiente e non è giusto che anche queste paghino lo scotto per gli effetti generati da chi ha prodotto inquinamento».

Perché gli imprenditori sembrano non credere più in misure come area di crisi ed accordo di programma?

«Si è perso l’interesse per questi strumenti perché i tempi per beneficiare degli effetti positivi sono molto più lunghi e non corrispondono minimamente a quelli che sono i ritmi delle imprese spinte dall’urgenza di dare risposte immediate al mercato. Il vecchio accordo di programma è un esempio davvero emblematico: ancora oggi non si sa in quale cassetto del ministero o di Invitalia sia fermo. Ma, di sicuro, se quei finanziamenti per le 2/3 imprese che hanno aderito fossero stati vitali per la loro sopravvivenza o il prosieguo delle attività, ci troveremmo di fronte ad aziende chiuse da un pezzo. Ma per fortuna non era così».

Veniamo alla barzelletta dell’area Fca, dove politica e tavoli istituzionali non riescono ad accendere una fila di pali della pubblica illuminazione...

«Ha fatto bene il collega della Uilm Francesco Giangrande che, senza più fiducia nei tavoli e tavolinetti ella politica, si è rivolto alla magistratura. Gli diamo un plauso e dobbiamo prendere esempio da lui anche su altri aspetti. Ci avviciniamo al rinnovo del governo regionale e di quello del Paese e su questi temi chiederemo impegni forti e precisi ai prossimi candidati. C’è una corsa oggi da parte dei governanti e di chi ha governato a dire che tutto è stato fatto. Ma dai riscontri purtroppo risulta evidente che non è così, ad eccezione di misure straordinarie messe in campo per una piccola fetta di persone che non va a ristorare la massa di gente precipitata nella povertà in provincia. In termini reali è stato fatto poco e molto spesso le uniche cose a beneficio della collettività sono venute dalle aziende, senza l’aiuto del pubblico. Anzi, a volte, perfino osteggiate dal mondo della politica e delle istituzioni. La storia di Fca è emblematica: ha fatto tutto da sola. Come pure hanno fatto da sole le imprese dell’indotto che, per restare fornitrici del gruppo guidato da Marchionne, hanno messo mano al portafogli ed hanno investito».

 
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Macchitella parla: poche parole e confuse

  • Pubblicato in Sanità

sanità prevenzionedi Angelino Loffredi - Nei primi giorni del mese di settembre sul questo sito www.unoetre.it e sul quotidiano “L’Inchiesta“ avevo contestato l’infausto tentativo di privatizzare i servizi sanitari nell’interno degli istituti di pena di Frosinone, Cassino e Paliano, come previsto dalla determina 6927 del 31 agosto 2017 della ASL di Frosinone. Il Commissario della stessa infatti bandiva una gara per tale servizio per due anni, con il costo annuo di 1 milione e duecentomila euro.

L’altra settimana CGIL CISL e UIL sono intervenuti sul tema rilevandone l’antieconomicità: la ASL per il servizio annuo spende ora 200.000 euro mentre privatizzando si spenderanno un milione di euro in più. Una cifra incredibile ma vera, frutto di calcoli rigorosi. Le stesse organizzazioni quindi chiedevano la sospensione del Bando.
Successivamente si è fatta sentire anche l’Associazione Assotutela, la quale ha chiesto, per svolgere il servizio, l’assunzione di 20 unità lavorative dimostrando che la spesa sarebbe stata inferiore rispetto a quella prevista dal Bando.

Dopo tali prese di posizione, finalmente, abbiamo potuto conoscere il parere del Commissario Luigi Macchitella, il quale, furbescamente, preferisce replicare alle argomentazioni poste da Assotutela, ma non alle organizzazioni sindacali. Ad Assotutela manda a dire che per nuove assunzioni mancano le autorizzazioni regionali. Da questo punto di vista potrebbe avere qualche ragione.

Sempre a proposito del servizio sanitario nelle carceri, il Commissario preferisce dilungarsi attorno a non veritiere considerazioni “il servizio è particolarmente duro. Anzi nessuno vuole andarci e pertanto lo evitano tant’è che oggi riusciamo a portarlo avanti solo con gli straordinari.”
Dopo ciò, sempre Luigi Macchitella, prova a terrorizzare prevedendo situazioni che non corrispondono al vero “se il servizio fosse svolto da personale interno alla ASL nel giro di poche settimane mi troverei sul tavolo decine di domande di trasferimento perché tutti farebbero l’impossibile per uscire da quell’ambiente“.

A fronte di tale rappresentazione si rimane increduli, interdetti se si considera che la situazione che stiamo illustrando esiste da parecchi anni, dal tempo dei provvedimenti della ministra Bindi, circa 11 anni fa. Le fughe di personale o richieste di trasferimento si sarebbero verificate già da tempo, ma non ci sono state. Ho l’impressione invece che possa esserci una “corsa“ ad andare a fare il servizio nelle carceri, forse, per poter fare gli straordinari.
Io non conosco a quanto ammonti la spesa per gli straordinari ma quello che mi sento di dire è che se la gara dovesse essere espletata non si riuscirà mai a giustificare che nel prossimo anno i cittadini debbano pagare un milione di euro in più rispetto ad oggi per una scelta veramente infausta.

 
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Parla Lucia Fabi, scrittrice

LuciaFabi 350 260intervista a Lucia Fabi di Diego Protani - Abbiamo intervistato Lucia Fabi da anni impegnata in attività sociali, come Presidentessa del Centro Anziani di Giuliano di Roma, e culturali, essendo stata anni fa anche Presidente dell’Associazione culturale Fabraterni di Ceccano. Oltre all’impegno nel Centro anziani, la Fabi in quest’ultimo periodo partecipa a ricostruire le radici della nostra comunità, consapevole dell’importanza per l’arricchimento del patrimonio culturale, storico e identitario delle nuove generazioni.

In questa intervista vorremmo partire da una domanda che veramente ci incuriosisce: come è nata l’idea del sito www.loffredi.it?

Il sito, gestito dal 2014 insieme ad Angelino Loffredi, non è nato da una idea ben definita ma da una necessità: alcuni dei nostri libri non potevano essere più distribuiti alle persone interessate perché esauriti, quali “ Frammenti di vita ceccanese “ uscito nel 1986 e “ Gli anni della industrializzazione e dell’impegno/ 1968-1972” uscito nel 1995 ed altri in via di esaurimento quali “Pane e companatico”, una narrazione della vita, del costume dominante, delle tradizioni e dei cambiamenti avvenuti a Giuliano di Roma fra il 1950 e il 1960. Per non disperdere, dunque, le 12 pubblicazioni, scritti vari, compresi quelli apparsi sul sito www.unoetre.it , foto e video, attraverso la preziosa collaborazione informatica di Francesco Giglietti, ora tutto è stato raccolto, organizzato e messo a disposizione delle persone interessate. Il sito riporta puntualmente avvenimenti, commenta e illustra situazioni che parlano di Ceccano, Giuliano di Roma e più in generale della nostra provincia. E’un lavoro in corso d’opera, in continua evoluzione. Il dato interessante è costituito dal fatto che le letture effettuate negli Stati Uniti e Canada sono prevalenti rispetto a quelle italiane.

Il vostro ultimo libro “Il dolore della memoria/ Ciociaria 1943-44“ sembra essere ricercato e sta ottenendo tanti consensi. Quanto è durato il lavoro di ricerca?

Il libro ha ricevuto tanta attenzione sia da parte di Istituzioni culturali, quali l’Istituto di Studi Lazio Meridionale di Anagni, Biblioteca Comunale di Frosinone, Centro Studi e Ricerche Maria De Mattias di Vallecorsa, Anpi e TASSO di Ceccano che di amministrazioni comunali come Giuliano di Roma, Villa Santo Stefano, Amaseno, Fiuggi, Ceprano, Patrica, Alatri. In tutte le presentazioni ci ha lusingato la presenza di sindaci, assessori, consiglieri comunali, spesso al loro primo impegno amministrativo, e un pubblico variegato composto di giovani, meno giovani, ricercatori storici locali, cittadini interessati al tema. Tali convinte e evidenti manifestazioni di interesse ci hanno ripagato per un lavoro non facile e molto complesso portato avanti per oltre due anni e mezzo di continue ricerche.

Anche il libro “L’infanzia salvata/Nord Sud un cuore solo“, quello che narra la storia dei bambini della nostra provincia ospitati da famiglie al Nord dopo la seconda guerra mondiale è stato molto apprezzato.

Tale libro, pubblicato nel 2011, riportava uno slancio di eccezionale generosità avvenuto nel 1946 che univa concretamente i bambini provenienti da paesi della provincia di Frosinone, disastrati dalla guerra, accolti con amore e affetto da famiglie operaie, mezzadrili di 33 comuni del nord Italia. Si è trattato di una ricerca portata avanti per 18 mesi, ben circostanziata e molto apprezzata da alcuni comuni della nostra provincia, a cominciare da quello di Cassino, oltre che da richieste di notizie provenienti da alcune amministrazioni del Nord.

Quando nel 2013 usci il libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“ qualcuno trovò da ridire, secondo voi perché avevate tirato fuori qualche verità scomoda?

Eravamo consapevoli che l’argomento avrebbe potuto sollevare qualche perplessità ma non abbiamo ricevuto alcuna critica anche perché il lavoro era accompagnato da una vasta documentazione. Ogni momento, ogni atto riportato non esprimeva un nostro giudizio ma attingeva a prove chiare e documentali.

Quanto è importante il lavoro della memoria per le nuove generazioni?

I giovani non sono in sé per sé interessati alla ricerca storica. Dipende sempre dal tema e dal modo come la ricerca viene presentata, dal rapporto importante che si stabilisce fra scuola, famiglia, istituzioni culturali e autori.

Ritorniamo al libro “Il dolore della memoria/ Ciociaria 1943-1944“. L’appassionata e coinvolgente presentazione tenuta a Vallecorsa chiude la lunga serie di incontri primaverili e autunnali?

No. Il 24 gennaio 2017, attraverso l’interessamento del prof. Luciano Zeppieri saremo ospiti, presso le Fornaci, dell’Istituto Maccari di Frosinone. Il 26 gennaio 2017, inoltre in occasione dell’anniversario del bombardamento e distruzione del Santuario di Santa Maria a Fiume, ci incontreremo con gli studenti del Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano. Tale impegnativo confronto concluderà una serie di approfondimenti realizzati dagli studenti del 5° anno insieme con la professoressa Daniela Mastracci e il professor Mario Morsillo. Nello stesso periodo, in giornate ancora da definire, dovremmo incontrarci anche con i cittadini di Ferentino e di Castro dei Volsci.

E successivamente?

Fra qualche mese, probabilmente, i libri saranno tutti esauriti. Posso comunque anticipare che anche questo libro potrà essere letto attraverso il sito www.loffredi.it

 
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Il Renzi autentico è quello che parla inglese

renzi lapresse 350 260di Michele Prospero, da ilmanifesto.info del 5.10.2016 - Persino le cifre del bilancio sono taroccate. Renzi adopera un doppio registro di comunicazione. Il primo, a uso interno, consiste in una fabbrica inesauribile di trasfigurazioni del reale, con il falso permanente sulle cose e sui poteri. Si avvale anche delle trovate del guru americano per coprire, con un supporto ipertecnologico che fa scena, le frottole date in pasto all'elettore distratto da annunci che dai media cadono a pioggia. Il codice espressivo di Renzi è una fuga precipitosa da ogni contenuto verificabile, l'oltraggio a qualsiasi argomentazione ponderata.
Quando si rivolge ai cittadini Renzi tende a imbrogliare le loro resistenze cognitive con significanti alterati, con strategie ingannevoli di seduzione come il ponte sullo stretto.
Quando invece parla ai padroni, ai finanzieri internazionali lo stile di Palazzo Chigi diventa non solo verosimile, ma fornisce una cruda rappresentazione del paese che recupera i significati, li propone in un perfetto stile realistico.
Il sito istituzionale del governo fornisce agli investitori il senso autentico di questo triennio di potere della rottamazione. Piegato il sindacato, spenta la rivolta sociale, ridotto il corpo di donna a organo da rendere fertile per la riproduzione della specie, Renzi offre ai signori del capitalismo il quadro dei rapporti di forza esistenti. «Benvenuti in Italia, il paese giusto per fare gli investimenti». Il paese è giusto non perché si caratterizzi con politiche pubbliche ispirate a qualche canone di giustizia, ma al contrario perché ha reciso, più di qualsiasi altra nazione, ogni memoria del principio di eguaglianza. Dopo le fantastiche norme sul mercato del lavoro e la cancellazione dello Statuto terribile strappato nel 1970, «l'Italia offre un livello di salari competitivo e una forza lavoro altamente qualificata».
Il Renzi che parla in italiano, per racimolare qualche voto con i bonus, gioca la maschera del Masaniello che sfida l'austerità ordinata dalla cancelliera teutonica.
Il Renzi che si rivolge in inglese ai poteri che contano nei mercati ricorda loro il servizio reso alla gran causa del capitale: riduzione dei salari, soppressione delle norme del diritto del lavoro. «I costi del lavoro in Italia sono ben al di sotto dei competitor come Francia e Germania. Inoltre, la crescita del costo del lavoro è la più bassa rispetto a quelle registrate nell'Eurozona». Il governo si vanta di aver svalorizzato il lavoro, di aver tolto i diritti sindacali e di aver compresso al minimo i salari: un vero paradiso per il capitale.
Spiega trionfalmente il sito ministeriale: «Un ingegnere in Italia guadagna in media 38.500 euro, quando in altri Paesi europei lo stesso profilo ne guadagna mediamente 48.800». Dunque l'Italia si vanta della povertà sociale e del poco salario dei giovani più colti. Il fine è la valorizzazione del capitale, il lavoro e i giovani sono puri strumenti da spremere per dare il benvenuto alle imprese. Si capisce che il voto giovanile fugga dal Pd come da una peste. E' percepibile anzi l'odio che nella loro generazione scatenano i «ragazzi» da tre anni al potere. Le generazioni condannate alla precarietà, all'esclusione, alla fuga
avvertono che, pur sapendone più di Madia, Picierno, Carbone, Rotta o Boschi, espressioni del ceto politico più pagato e incompetente d'Europa, sono relegate alla marginalità. I rottamatori, con il loro governo di classe, hanno rottamato solo i progetti vitali di una generazione e chiedono al capitale di essere riconoscente per la loro servizievole manovalanza che ha bonificato il mercato dal costo dei diritti.
 
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Storia. Parla Luciana Romoli

lucianaromoli 350 260Relazione di Luciana Romoli* per il Convegno al Senato del 17 giugno 2016 - Mi è stato chiesto di riferire su una tremenda vicenda avvenuta in Italia durante la seconda guerra mondiale, specialmente nelle provincie di Frosinone e Latina, ed in altre località: le Marocchinate
Questo vocabolo indica le violenze che subirono donne di ogni età, ma anche bambine, bambini e uomini, per un totale di circa 300 uccisi e tra le 20.000 e le 50.000 vittime di soprusi sessuali; alle truppe coloniali marocchine (goumiers) dagli ufficiali francesi fu lasciata mano libera per compiere stupri, uccisioni, furti di bestiame ed incendi.
Va ricordato che la battaglia per la conquista di Montecassino fu sanguinosa: in due giorni morirono 30.000 soldati tra anglo-americani e tedeschi, 1.500 polacchi e più di 3.000 goumiers, la metà di quelli che riuscirono a battere la resistenza germanica. E’ verosimile che i generali francesi volessero premiare i vincitori ed insieme vendicarsi della “pugnalata alle spalle” ricevuta dall’esercito di Mussolini nel 1940.
A distanza di settanta anni sono una delle due sopravvissute del gruppo di donne, dell’UDI nazionale, della Federazione romana del PCI e della Camera del Lavoro di Roma, che si adoperarono a favore delle donne che subirono violenza. Vanno ricordate Maria Maddalena Rossi, Maria Michetti, Nadia Spano, Maria Antonietta Maciocchi, Maddalena Accorinti e Marisa Rodano. Io ero tra loro, perché dirigente dell’Associazione Ragazze d’Italia per le borgate di Roma.

In Ciociaria

A giugno 1945, su segnalazione di Laura Lombardo Radice, moglie di Pietro Ingrao nativo di Lenola (un paese delle marocchinate) con Maria Michetti e Maddalena Accorinti mi recai per la prima volta nelle zone della Ciociaria dove si erano verificati i terribili fatti. Trovammo case incendiate e tuguri dove vedemmo vecchie malate, distese su giacigli di stracci, attorniate da bambini mal nutriti e parenti disperati per l’assenza di mezzi e di cure. Ad Esperia, uno dei paesi più colpiti, decorato di medaglia d’oro al valore civile, vennero stuprate 700 donne su 1600 abitanti; il Parroco, che si era opposto alle violenze, fu legato ad un albero per assistere al massacro, quindi anche lui venne sodomizzato, finché ne morì. A Vallecorsa non vennero risparmiate neppure le suore del Preziosissimo Sangue. A Castro dei Volsci dai registri comunali risultano morti in quel periodo 46 tra donne e uomini.
Fu allora che Maria Maddalena Rossi e Nadia Spano mi chiesero di accompagnarle nei luoghi degli scempi, principalmente per assistere le donne più giovani, sconvolte e reticenti per la vergogna; dicevano che sarebbe stato meglio morire, piuttosto che vivere senza la speranza di farsi una famiglia, di avere dei figli e trovare un lavoro. Le vecchie invece ci raccontavano tutte le sofferenze subite da loro e dalle figlie e nipoti, ci abbracciavano e ci benedicevano. Io piango ancora ricordando quegli incontri.
In collaborazione con i Sindaci, raccogliemmo le dichiarazioni delle vittime dei soldati marocchini, aiutando a compilare un questionario inviato alla Prefettura per far ottenere la pensione di guerra. La Francia in qualche caso concesse un piccolo indennizzo, ma il risarcimento non fu dato a tutte, molte richieste andarono smarrite.
Bisogna aver presente che a quell’epoca la condizione femminile, specie tra le povere contadine meridionali analfabete, era assai diversa da quella di oggi. Le vittime di violenza sessuale si colpevolizzavano, perché erano disprezzate e ripudiate. Non furono rari episodi di donne rimaste incinta che uccisero le loro creature appena nate e poi si suicidarono. Non posso dimenticare il caso di una giovane di 20 anni che si doveva sposare a guerra finita: compì l’infanticidio soffocando il neonato con il cordone ombelicale e poi si impiccò. L’abbiamo messa noi nella cassa con l’abito da sposa e con il suo velo avvolgemmo il suo bambino. Io, Maria Michetti, Maddalena Accorinti e Nadia Spano andammo al loro funerale insieme ai famigliari e ai compaesani.
I neonati furono spesso affidati ai brefotrofi o a famiglie adottive.
Maria Michetti ,Maria Maddalena Rossi, trovarono delle psichiatre disposte a recarsi una volte a settimana nei paesi del frusinate per dare assistenza psicologica alle molte donne che ne avevano bisogno. Ricordo il caso di una ragazza che dopo la prima notte di nozze non poteva più avere rapporti sessuali per dispareunia.

E’ rimasta ignorata l’opera delle donne democratiche sui luoghi delle vergognose brutalità

Diverse donne stuprate, contrassero malattie veneree allora frequenti e mal guaribili. L’UDI sollecitò i medici condotti e gli specialisti dermosifilopatici a somministrare le terapie opportune, convincendo le donne a curarsi e a ricoverarsi se avevano contratto anche la tubercolosi.
La popolazione del frusinate in seguito ha votato in maggioranza per Andreotti ed ancora oggi i neofascisti cercano di strumentalizzare quei terribili delitti, che in altri teatri di guerra (Libia, Etiopia, Grecia, Jugoslavia) purtroppo anche le truppe italiane e coloniali hanno compiuto.
Delle marocchinate non si è parlato molto, fino a quando apparve il romanzo “La Ciociara” di Moravia e specialmente il film di De Sica, così ben interpretato dalla Loren. Il Presidente Ciampi, in occasione del sessantesimo anniversario della vicenda, ha ricordato a Cassino le vittime degli stupri e dei bombardamenti.
E’ rimasta ignorata l’opera delle donne democratiche sui luoghi delle vergognose brutalità, nonché la documentata denuncia che Maria Maddalena Rossi, presidente dell’UDI e deputata, eseguì in Parlamento.
L’insegnamento che si trae da questa vicenda è la necessità di una forte condanna della guerra e della sopraffazione maschile, che persistono da noi nella forma del femminicidio e in tutto il mondo in ogni teatro di guerra. Il nostro dovere è fermare la violenza degli uomini con la coscienza e la forza delle donne.
Fatemi ricordare infine la grande mobilitazione per la pace che le donne democratiche hanno sostenuto, raccogliendo milioni di firme per l’Appello di Stoccolma. Sono orgogliosa che la Bandiera della Pace, che sventola in tutto il mondo, sia stata inventata per quell’occasione a Casalbertone, mio quartiere: molte ragazze hanno cucito lunghi nastri con i colori dell’arcobaleno.

*L'intervento è stato svolto nella Biblioteca del Senato il 17 giugno 2016, in occasione della presentazione del libro "Stupri di guerra, violenza di genere" patrocinato dai comune di Vallecorsa, Villa Santo stefano, Amaseno.

Luciana Romoli Baglioni, classe 1930, è oggi una signora che ogni settimana svolge alcune ore di lavoro volontario nel centro dell’Associazione per i diritti delle donne lavoratrici italiane e straniere, in una stradina della vecchia Trastevere, a pochi passi dalla casa dove abita.
Partigiana romana, staffetta della Resistenza, antifascista viscerale, ad otto anni si è ribellata contro le Leggi Razziali del 1938 e contro chi applicò quella ignominia.

 

 
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La stampa frusinate parla di disoccupazione

IL lavoro è vitadi Corrado Trento da Ciociariaoggi.it - A maggio 352 lavoratori percepiranno l’ultimo assegno, poi non avranno più alcun tipo di ammortizzatore sociale». Gino Rossi è uno dei leader della Vertenza Frusinate. Non usa mezzi termini e dice: «Abbiamo saputo che il presidente della Provincia Antonio Pompeo ha fissato per il 2 maggio un vertice con la Regione. È troppo tardi e non possiamo aspettare. Se venerdì (ndr: domani per chi legge) non sarà stata fissata una data certa, non escludiamo di riprendere l’assemblea permanente che abbiamo interrotto nei mesi scorsi alla Provincia».

Una sorta di occupazione. Continua Gino Rossi: «Quando il presidente della Regione Nicola Zingaretti ha partecipato alla convention dell’assessore Mauro Buschini ci fu un incontro in Prefettura. In quell’occasione fu detto chiaramente che ci sarebbero state delle iniziative concrete. Non le vediamo. Il documento redatto dal presidente della Provincia Antonio Pompeo è stato firmato da 78 sindaci, ma quel documento è stato mandato per e-mail alla Regione. Mi chiedo perché non sono andati tutti i sindaci alla Pisana, mi chiedo perché non abbiamo avuto più risposte. Siamo stanchi e stremati. La classe politica si rende conto di cosa vuol dire non avere più ammortizzatori sociali? Si era parlato di reddito di dignità, ma anche in quel caso abbiamo registrato soltanto chiacchiere.

La Provincia sostiene che spetta alla Regione assumere l’iniziativa, la Regione ribatte che devono essere gli amministratori locali a prendere in mano la situazione. In mezzo ci siamo noi: 352 persone, madri e padri di famiglia. E in questa situazione ci sono altri 157 lavoratori da un anno. Riteniamo fondamentale un’assemblea con i sindaci, con il presidente della Provincia, con i referenti della Regione. Magari alla presenza del Prefetto. La situazione è gravissima e giugno ormai è alle porte. Non riusciamo a comprendere come non si consideri la drammaticità della situazione del lavoro e del reddito. Siamo davvero allo stremo».
Frosinone - CIOCIARIAOGGI.IT

 
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Cassino al voto. Parla il Sindaco Petrarcone

Petrarcone intervistato 350 260

Nel video che segue un'ampia intervista al Sindaco di Cassino, Giuseppe Golini Petrarcone, in vista del delle elezioni amministrative del prossimo 15 giugno.

Obiettivi raggiunti, prospettive per l'immediato futuro, punto sul quadro politico e le alleanze i temi affrontati. Importante anche la dichiarazione di disponibilità d'impegno nella lotta alla disoccupazioine nel frusinate.

 

 

 

 

 Videointervista raccolta da Ignazio Mazzoli

 

 
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La "Misericordia" di Papa Francesco parla a credenti e non credenti

papa francesco al parlamentoeuropeo 2014 11 25 350 260di Donato Galeone - In Africa Papa Francesco apre la porta umana al mondo. Ascoltati in parte e letti i discorsi, le omelie di Papa Francesco in questa ultima settimana di novembre dal Kenia, Uganda e Centro-Africa viene riconfermata la dottrina sociale della Chiesa cattolica mediata dall'aggiornato appello universale mondiale verso la giustizia sociale che, con il lavoro e la solidarietà, costruisce la pace tra i popoli e che in una “società democratica e pluralista la cooperazione tra i leader religiosi e le loro comunità diviene un importante servizio al bene comune perchè il Dio che noi cerchiamo di servire è un Dio di pace e il suo santo nome non deve mai essere usato per giustificare l'odio e la violenza”.

Collegandosi ai 50 anni del Concilio Vaticano II e sul Dialogo Ecumenico e Interrelegioso Papa Francesco ha ribadito l'impegno “al servizio della comprensione e dell'amicizia, guardando al futuro, affinchè tutti gli uomini e le donne si considerino fratelli e sorelle, pacificamente uniti nelle e attraverso le loro differenze. Oggi – ha aggiunto - assistiamo all'avanzata di nuovi deserti creati da una cultura dell'egoismo e della indifferenza verso gli altri”.

E contro ogni fonte di ingiustizia e disagio sociale - rivolgendosi agli unomini e donne di buona volontà, ai laici cristiani e, innanzitutto, ai Vescovi e ai Sacerdoti, il Papa ha sollecitato a “prendere iniziative coinvolgenti nei problemi dei cittadini, ad accompagnarli nelle loro lotte, a custodire i frutti del loro lavoro collettivo e a celebrare insieme ogni piccola o grande vittoria”. E ha aggiunto che si tratta di“ un compito in più, ma forse il più importante, perchè i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo”.

Questi richiami del Papa ai leader religiosi della “società democratica pluralista”; all'impegno di “fraterna amicizia umana” contrastando la cultura dell'egoismo e della indifferenza verso gli altri e alla sollecitazione “di iniziative coinvolgenti problemi dei cittadini” sono messaggi non solo morali autorevoli ma parole e testimonianze che alimentano la nostra cura verso questo mondo e tra credenti con “la fedeltà a Dio, l'onestà e l'integrità della vita e la genuina preoccupazione per il bene degli altri che ci portano quella pace che il mondo non può offrire”.

Ciò non riduce e nè diminuisce, in tutti noi, la cura per questo mondo se guardiamo soltanto alla vita futura ma al contrario ed anzi - afferma Papa Francesco - ci “offre uno scopo alla vita in questo mondo e ci aiuta a raggiungere i bisognosi, a cooperare con gli altri per il bene comune e a costruire una società più giusta, che promuova la dignità umana, senza escludere nessuno, che difenda la vita (dono di Dio) e protegga le meraviglie della natura, il creato, la nostra casa comune”.

Da questa grandiosa “PORTA DEL MONDO” aperta entrano - a mio modestissimo avviso - anche le profonde riflessioni solidali, tra credenti e non credenti scritte da Ivano Alteri e pubblicate il 20 novembre su questo stesso giornale unoetre.it. Sono riflessioni sulle tristi vicende o mali umani possibili anche tra operatori eccellenti della Chiesa cristiana cattolica quale è stata l'ultima notizia - a noi più vicina territoralmente - attribuita all'ex Abate di Montecassino.

E' umano e vero che queste notizie colpiscono tutti nell'amarezza ma nel contempo - penso che concorrono, ancor più, a diffondere universalmnente e arricchire in noi quella umana comprensione comunitaria richiamata dallo stesso Ivano Alteri orientata verso il “non plus ultra individuale” e non solo tra gli umani “Ordinati Sacri” (Vescovi, Abati e Sacerdoti) ma anche tra gli educatori e praticanti cristiani, con approfondimenti razionali e di fede tra credenti e non credenti.

Perchè – sempre a mio avviso – quel plus ultra individuale è superabile essenzialmente e gradualmente con l'impegno sociale praticato che è impegno del talento umano e politico del “conoscere” non solo come fatto informativo ma sul come accostarsi, essenzialmente, ad una esperienza di vita da vivere.

Nel “dono della vita” è riconosciuta a tuttti, non da oggi, l'importanza che assume l'insieme dei “contenuti del consoscere continuo” che permette , innazitutto, non solo di convalidare la “propria” scelta di vita ma “è prova del pensare” per comprendere nella “propria dimensione intelletuale onesta” anche al non credente come se Dio esistesse o come se fosse in relazione con Lui (Don Marco Gagol).

Il credente, laico, deve portare nell'impegno sociale il suo non plus ultra individuale quale primo dato basilare della esperienza attiva di credente, non dimenticando che la prima comunità di cristiani si autodefiniva “COMUNITA'” in quanto realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia, come solennemente richiamato dalla Costituzione pastorale del Concilio Vaticano II - attualissima dopo 50 anni - con la Gaudiem et spes del 1965.

Il secondo dato basilare del laico credente, conseguente al primo, è “l'impegno testimoniato” con forza straordinaria, coraggiosa e genersosa verso la giustizia egualitaria e la pace – amorevolmente (caritas) – in quanto tutti gli uomini e le donne, giovani e meno giovani, avvertono l'interiore “impulso di coscienza posta nel cuore e nella mente” di ogni persona (dal Dio che ama) come richiamato nell'Enciclica sociale “Caritas in veritate “ e anche da Pascal che diceva “A volte il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce”.

Penso, quindi, che con questi basilari riferimenti, preceduti dagli appelli africani dal 25-28 novembre 2015 del Pontefice Francecso, sia il laico credente che il non credente – non potranno non essere spinti socialmente e politicamente – mediante impegni propositivi e concrete azioni comunitarie, motivate, per favorire l'esercizio di diritti e doveri universali mirati verso una visibile e vera giustizia tra i popoli che è vera creatrice umana di pace, compendiata nella “riflessione sociale o pensiero sociale” definita “dottrina sociale” avviata, sin dal 1891, con la Enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII sviluppata nell'ultimo secolo, dalle “Encicliche Sociali” e che, giorno dopo giorno, tanto nelle Americhe quanto in Africa ed ogni mercoledi in Italia e per il mondo ci ripropone Papa Francesco, italoargentino, Vescovo di Roma.

Roma, 2 dicembre 2015

 

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A Ferentino l'opposizione c'è e parla e agisce

Ferentino b 350-260Alcuni Consiglieri Comunali di Ferentino sono critici rispetto all'evoluzione dell'amministrazione guidata da Antonio Pompeo e ribadiscono la loro volontà di richiedere la convocazione di un Consiglio straordinario per discutere i 16 punti richiesti.
I punti sono:
Società partecipata "Farmacie di Ferentino srl" – problematiche inerenti la gestione e l'amministrazione – discussione e determinazioni;
Problematiche inerenti la Scuola pubblica – discussione e determinazioni;
Crisi del Commercio e delle Attività produttive – discussione e determinazioni; Situazione ambientale del nostro comune – discussione e determinazioni;
Problematiche inerenti il civico cimitero comunale – discussione e determinazioni;
Società di Trasformazione Urbana Stu Aulo Quintilio – discussione, rideterminazione e cronoprogramma;
Ufficio del Giudice di Pace – Mantenimento presidio – discussione e determinazioni;
Istituzione ed insediamento Casa della Salute – discussione e determinazioni;
Mantenimento dell'incubatore Bic Lazio Spa – discussione e determinazioni;
Istituzione ed insediamento Presidio Corpo Forestale dello Stato – discussione e determinazioni;
Problematiche inerenti la Regolamentazione dell'associazionismo – discussione e determinazioni;
Appalti Servizi Sociali, Servizi alla persona – discussione e determinazioni;
Appalto trasporto scolastico – discussione e determinazioni;
Atto di indirizzo sull'istituzione delle short list– discussione e determinazioni;
Sicurezza stradale – discussione e determinazioni;
Strutture sportive della città – discussione e determinazioni;

Con un sollecito indirizzato al Segretario del Comune di Ferentino, Franco Loi, e al Presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Iorio, i consiglieri Maurizio Berretta, Mario Cellitti, Gianni Bernardini, Marco Valeri, Marco Maddalena scrivono:

«In riscontro della nota, Prot.20267 del 05/11/2014, dove si invitano i sei consiglieri comunali a ripresentare la richiesta di convocazione di consiglio comunale straordinario e urgente, si fa presente che i 16 punti richiesti sono, così come previsto dal vigente regolamento di consiglio comunale, semplici o.d.g. e/o risoluzioni che possono scaturire dalla discussione.

Si invita il Segretario Generale a non utilizzare "legulei" al solo scopo di tentare di non concedere il diritto ad ottenere il Consiglio Comunale a persone elette a rappresentare la cittadinanza nella massima assise civica.

A proposito dei pareri di regolarità tecnica e contabile citati nella nota, e comunque non dovuti, invitiamo il Segretario Generale a porsi questo problema in altre gravi situazioni ed a seguire i rilievi formulati dal Nucleo Tecnico di Valutazione del Comune di Ferentino nel Report sul Controllo di Regolarità Amministrativa anno 2013 Verbale n.18 del 27/02/2014, nello specifico alle pagine 4 e 5, "..Per quanto sopra osservato, il Nucleo ritiene che il Dirigente ed i Responsabili di Settore,......, vadano richiamati ad un più prudenziale e consono utilizzo della procedura di affidamento ex Art.125 comma 8 e comma 11 d.lgs. 163/2006"; questo sicuramente è il comportamento censurabile in ordine ai pareri della regolarità tecnica e contabile e non certamente l'esercizio democratico delle prerogative dei consiglieri comunali.

Il non legittimo esercizio democratico delle funzioni per le quali siamo stati eletti dal popolo è un grave affronto ai cittadini di Ferentino che rappresentiamo e ci hanno chiesto di discutere ed individuare idonee risoluzioni per queste problematiche.

A conclusione, relativamente alla nota Prot.20267 del 05/11/2014, non abbiamo nulla da ripresentare o perfezionare e quindi attendiamo senza indugio, da chi è deputato, la convocazione della Conferenza dei Capigruppo propedeutica al Consiglio Comunale nei tempi previsti.

In difetto, ci rivolgeremo al Prefetto ed alla Procura della Repubblica di Frosinone, in quanto entrambi, ognuno per le proprie competenze, possono intervenire per ripristinare la democrazia in questa città.

In questo momento, a Ferentino, c'è una grande confusione nei ruoli, per cui auspichiamo che il Segretario Generale torni a fare il Segretario Generale, il Presidente del Consiglio Comunale torni a fare il Presidente del Consiglio Comunale e via via tutti gli altri.

Noi siamo consiglieri, dobbiamo e vogliamo fare solo questo». Staremo a vedere.

fonte, ilgiornalino.net

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