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Gay pride. Alfieri, Segretario del PD chiede le dimissioni di Maura

  • Pubblicato in Partiti

BANDIERE PD 350 260Dichiarazioni sul Gay pride: il segretario provinciale del PD, Alfieri chiede a Pompeo le dimissioni di Maura

“In relazione a quanto dichiarato dal presidente del Consiglio provinciale di Frosinone sul gay pride, in qualità di segretario provinciale del Pd chiedo le immediate dimissioni di Daniele Maura dal suo incarico e l’intervento del presidente della Provincia, Antonio Pompeo, affinché lo stesso Maura venga rimosso dall’incarico di presidente dell’Assise provinciale.

La gravità delle sue affermazioni va ben oltre l’opinione personale, dal momento che riveste un ruolo super partes ed è un membro dell’Istituzione stessa che ha concesso il patrocinio all’evento. Oggi più che mai è assolutamente necessariodomenico alfieri 350 min impedire a chiunque, e ancor di più a chi ha l’onore e l’onere di rappresentare un’Istituzione pubblica, di diffondere messaggi omofobi e xenofobi, che altro esito non hanno se non aumentare un pericoloso sentimento di discriminazione e inaccettabile limitazione dei diritti civili così come della libertà di espressione e pensiero”.

Lo dichiara in una nota il segretario provinciale del Partito Democratico di Frosinone, Domenico Alfieri.

 

 

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La questione agraria ed il Pd

  • Pubblicato in Partiti

partito democratico bandiera350 250Diego Protani, Pd Ceccano - Chiaromonte, la questione agraria ed il Pd. La deindustrializzazione italiana deve far riflettere il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti per trovare nuove forme di sviluppo e di occupazione.In un momento storico dove la Cina e il mercato asiatico hanno il coltello dalla parte del manico è da folli sperare un cambio di rotta, specialmente per l’assenza della Cassa del Mezzogiorno ad esempio.

Un ancora di salvezza per il paese e per il partito stesso potrebbe esser quella di riprendere in mano la riforma agraria che per anni Gerardo Chiaromonte ha sognato ed auspicato.

Possono esser presi come esempio i tre libri scritti sul tema dall’onorevole comunista “I comunisti e i contadini”, “Una nuova agricoltura “ e soprattutto” Agricoltura, Mercato comune e Regioni” del 1973 scritto con Pietro Ingrao ed Emanuele Macaluso. Ma anche di dialogare con il parlamento europeo su questa tematica!

Già nella seduta alla camera del 16 giugno 1966 affermava “Noi solleviamo tali questioni anche perché abbiamo presente un problema molto delicato e molto complesso: quello della compatibilità tra un certo tipo di integrazione economica sovranazionale e lo spirito e la lettera della Costituzione repubblicana del nostro paese. Problema complesso e delicato, dicevo, che ho voluto richiamare, anche se su di esso non è il caso oggi di fermarsi a lungo (come pure l’argomento meriterebbe). È un problema, comunque, che ci troveremo di fronte e che dovremo affrontare, in sede di discussione nella programmazione economica e sull'ordinamento regionale. Per tutte queste ragioni, permettetemi di avanzare a tutti i colleghi che hanno presentato mozioni sulla politica agricola comunitaria, ai gruppi, al Governo, alla Presidenza della Camera una proposta di lavoro. Abbiamo bisogno, come Parlamento, di seguire passo a passo quel che avviene a Bruxelles, di decidere preventivamente sugli impegni che il Governo va ad assumere. Non è possibile, d'altra parte, a nostro parere, affrontare valutare seriamente la portata, il contenuto, i limiti, i pericoli degli accordi sottoscritti a Bruxelles, se non si guarda con attenzione a quanto è successo in tutti gli anni precedenti nel campo della politica agricola comunitaria. Che cosa sia successo è ormai noto a tutti. La nostra agricoltura è stata fortemente sacri-ficata nel giuoco dei regolamenti e nel funzionamento del fondo di orientamento e di garanzia. Siamo in presenza di un conto forte-mente passivo per il nostro paese. Intendiamoci (lo dico subito, per esser chiaro): non è su queste questioni del « dare »e dell'« avere » che basiamo essenzialmente la nostra argomentazione e la nostra critica. Noi guardiamo, in primo luogo, ai problemi di strutture, di fondo, a quelli che riguardano le possibilità competitive dell'agricoltura no-tra, a quelli che riguardano cioè il destino e la prospettiva di milioni di famiglie conta-dine del nostro paese”.

Un problema ancora irrisolto dopo 53 anni.

Consiglio vivamente a Giuseppe Provenzano responsabile Politica del Lavoro e a Pietro Bussolati responsabile Imprese e professioni di mettere mano quanto prima alla questione agraria che purtroppo vive un delicatissimo momento mettendo in crisi imprese, famiglie ed i prodotti che dovrebbero finire sul mercato. Un partito progressista se vuole affrontare le sfide del futuro deve innanzitutto partire dalla base, ovvero dalla terra.

Il mercato ortofrutticolo dei prodotti locali può esser il volano per l’economia e anche per l’ambiente. Zingaretti che viene dal Pci, Pds, Ds ed ora Pd prenda spunto da Chiaromonte e metta da parte i tentennamenti e le timidezze che a volte lo caratterizzano e punti senza timore a realizzare, con l’aiuto del partito democratico logicamente, una riforma agraria moderna che dia risposte occupazionali dialogando si con gli enti locali ma in primis con l’Europa.

 

 

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Cassino vince Salera, ma non il PD

Cassinomunicipio 350 260di Ermisio Mazzocchi - La vittoria di Enzo Salera richiede una analisi ampia e realistica di quanto è avvenuto e delle motivazioni che hanno portato al suo successo e a quello del centrosinistra. Credo che essa non sia casuale né sull'onda di spinte populiste. E' il risultato di un impegno politico, anche travagliato, soprattutto nel PD, di un insieme di forze che hanno ritenuto necessario fare una scelta per il bene dei cittadini.

Le primarie svolte in modo trasparente e partecipato, aperte a esperienze di diverse origini sono state l'inizio di un processo che ha segnato i successivi avvenimenti, arrivando alla formazione di una coalizione ampia e diversificata composta da diverse culture politiche e professionali.
Il centrosinistra conquista il governo della città. Un risultato che apre una nuova stagione della politica a Cassino come nelle stessa provincia. Salera vince in modo eclatante con il 58,8%, pari al 9.933 voti, mentre Abbruzzese si ferma al 41,1% pari a 6.947 voti, subendo uno stacco di 2.986 voti. Un risultato che porta ad alcune considerazioni. I cittadini di Cassino hanno voluto chiudere una stagione politica stantia, vecchia, inconcludente e hanno condannato l'arroganza e la violenza verbale e gli stessi personalismi. La coalizione di centrosinistra, che si è presentata con forze alternative al malgoverno del centrodestra, è composta da liste aperte e inclusive di parti essenziali e significative della società più viva e laboriosa. Si è preparato un campo aperto che ha dato i suoi frutti. E, ancora, ed è la parte più rilevante, il sindaco Salera e la nuova maggioranza, costituiscono la dimostrazione che è possibile costruire condizioni per dare alla città di Cassino un ruolo determinante nel panorama politico della provincia, riscuotendo fiducia e ottimismo. Quanto oggi è avvenuto portano a una nuova configurazione geopolitica provinciale. Nulla potrà essere come prima, a iniziare da tutto ciò che riguarda il PD e non si può fare finta che nulla sia avvenuto. Infine, il nuovo governo di centrosinistra a Cassino, il significativo posizionamento del PD, come prima forza della coalizione, l'aggregazione di forze determinanti nel territorio, le condizioni di sviluppo dell'economia, richiedono, e non solo per queste ragioni, una nuova impostazione organizzativa - politica dello stesso PD, arrivando a ipotizzare strutture organizzative composte da vaste aree territoriale, come potrebbe essere quella del Lazio meridionale, che dovrebbero godere di piena autonomia politico organizzativa. Partire da questo evento politico per ripensare e rilanciare il ruolo del PD.

Non si può tenere conto che questa competizione si svolge nel momento in cui in Italia il PD è il secondo partito con il 22,7%, mentre nel frusinate è il terzo con il 16,0%.
A Cassino il PD si attesta sul voto europeo al 15,3% con 3.147 voti, risultando il terzo partito, mentre ottiene alle amministrative un buon risultato con una flessione rispetto alle europee, con 2.354 voti pari al 11,3%, risultando il primo partito tra tutti i partiti e liste civiche presenti alla competizione e nella stessa coalizione di Enzo Salera.
Credo che si debba comprendere in modo specifico che è avvenuta una netta rottura con il passato, provocata da un insieme di forze che hanno saputo meglio di altri presentare alternative al centrodestra.
Un incontro fruttuoso tra una coalizione libera da condizionamenti correntizi e da personalismi e una volontà di cambiamento della maggioranza dei cittadini di Cassino.
Un fatto rilevante che ha avviato un processo irreversibile in quanto libera energie nuove, costruisce convergenze ampie e articolate, obbliga a un totale cambiamento nei metodi e nel governo che riguardano il PD.
Gli effetti si propagano, anche se incombe il voto europeo con la Lega al primo posto, sia nel PD sia per nei rapporti di forza nel panorama politico provinciale.
Il risultato di questa competizione elettorale ha innescato una reazione non limitata a Cassino né circoscritta al momento contingente, ma si estende per il suo valore politico all'intero territorio provinciale.

Salera e la sua coalizione hanno dimostrato che essere liberi da ingabbiamenti di ogni sorte produce risultati positivi e vincenti.
La sapiente convergenza di forze con metodi che rompono con il passato, fatto di leadirismo e di aree di appartenenza, sollecita e incoraggia un nuovo percorso della politica provinciale e una revisione del ruolo del PD.
Non si può negare che in questa occasione il PD ha subito traumi profondi e dilanianti. E non è la prima volta. A iniziare dalle dimissioni del segretario del Circolo per arrivare alla fuoriuscita dal PD di Petrarcone e di altri.
Sono state superate e sconfitte dalla compattezza e dalla natura della coalizione, dalla corretta e indipendente scelta del candidato a sindaco, indicato senza alcuna mercanteggiamento e compromessi di ogni sorta, da una tenuta dell'insieme del gruppo dirigente del PD, a iniziare dallo stesso Salera, pur in una condizione di commissariamento avvenuto nel fuoco vivo della campagna elettorale.

Non sarebbe tutto questo sufficiente a giustificare un consenso così ampio, se non ci fossero altre ragioni che per riflesso riguardano lo stesso avversario del centrodestra, Abbruzzese.
I cittadini sono stati portati con il loro voto a dare un giudizio netto secondo una loro convinzione e convenienza, bocciando la vecchia esperienza del centrodestra e quelle impasticciate da protagonismi di altre stagioni amministrative.
Una spiegazione è nel voto europeo. Significativa la differenza di voto tra le europee, dove a Cassino la Lega raccoglie 7.069 voti e, a ben vedere, tutta la destra ottiene complessivamente circa 15.000 voti e la sinistra circa 5.000. Alle amministrative il centrodestra perde voti e viene sconfitto.
L'elettore ha fatto una precisa ponderazione nel consenso politico alle europee (Lega) e allo stesso PD (secondo partito) e dall'altro canto esprime un giudizio di merito, bocciando Abbruzzese e Pretarcone, ritenute insufficienti a garantire una rinascita della città e ridarle prestigio politico e amministrativo.
Nello stesso tempo viene premiata la coerenza e la trasparenza, che sono presupposti per la credibilità, che nel voto si è riversata sul centrosinistra.
Le dinamiche sono diverse, ma le aspettative per i cittadini sono le stesse.
Se è così, come lo è, si sono infranti su lo scoglio della credibilità le vecchie politiche e gli antiquati metodi.

Il problema rimane nel PD. Esso, in un contesto provinciale, deve superare un handicap politico dal momento che non si assiste a una efficace conduzione del governo del partito e della sua identità, che non può essere scaricata su i sindaci. Si può essere soddisfati che in molti comuni di questa provincia, andati al voto amministrativo in contemporanea con le europee, si sia avuto una conferma di un governo del centrosinistra, premiando l'operato dei sindaci. Ma il 26 maggio l'elettore ha dato un giudizio politico sul PD e uno di merito su il sindaco, con una differenza notevole. Il PD, come partito, in tutti i 39 comuni in cui si è votato per le amministrative, alle europee risulta essere il terzo partito, in qualche caso il quarto. La Lega è sempre il primo partito con percentuali che oscillano tra il 35% e 54%. Nello stesso giorno l'elettore vota la fiducia su la base di un giudizio rivolto alla persona a candidato sindaco, che capeggia una coalizione civica di ispirazione di centrosinistra, e alla maggioranza che ha governato. E' pur vero che nelle comunali non c'era il simbolo, ma anche nelle realtà in cui appare il simbolo, vedi Cassino e Veroli, il PD risulta essere terzo. Non cambiano i risultati nel resto dei comuni che non hanno avuto elezioni amministrative, non disprezzando il suo 16%, che supera del 2% il risultato delle politiche, che deve essere considerato un incoraggiante inizio del percorso politico proposto da Zingaretti.
Il programma della coalizione di centrosinistra è stato più convincente perché ha proposto soluzioni chiare e facilmente recepibili e soprattutto rispondenti alle esigenze di tutta la comunità della città di Cassino.

Considero che la nuova stagione politica di Cassino rappresenta e la deve rappresentare soprattutto per il PD a tutti i livelli organizzativi, un rilancio di un progetto essenziale per rimettere in piedi una nuova cultura politica per riportare in primo piano il lavoro, diritti, giustizia sociale, ambiente in una società smarrita che ha bisogno di riferimenti chiari e forti.
Credo che Cassino, come gli altri innumerevoli comuni di centrosinistra, come Ceprano, Veroli, Isola del Liri, possano svolgere questo compito ed essere vettori del nuovo corso del Partito Democratico, cui spetta il primato degli orientamenti e delle scelte politiche per il governo del paese.

 

 

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Cassino. La vittoria di Salera e del PD

Cassinomunicipio 350 260di Ermisio Mazzocchi - Una vittoria entusiasmante quella di Enzo Salera che nel ballottaggio lo proclama sindaco di Cassino. Il centrosinistra riconquista il governo della città. Un risultato che apre una nuova stagione della politica a Cassino come nella stessa provincia. Salera vince in modo eclatante con il 58,8%, pari al 9.933 voti, mentre Abbruzzese si ferma al 41,1% pari a 6.947 voti, subendo uno stacco di 2.986 voti.

Un risultato che porta ad alcune considerazioni. I cittadini di Cassino hanno voluto chiudere una stagione politica stantia, vecchia, inconcludente e hanno condannato l'arroganza e la violenza verbale e gli stessi personalismi. La coalizione di centrosinistra, che si è presentata con forze alternative al malgoverno del centrodestra, si è configurata con liste aperte e inclusive di parti essenziali e significative della società più viva e laboriosa. Si è preparato un campo aperto che ha dato i suoi frutti. E, ancora, ed è la parte più rilevante, il sindaco Salera e la nuova maggioranza, costituiscono la dimostrazione che è possibile costruire condizioni per dare alla città di Cassino un ruolo determinante nel panorama politico della provincia, riscuotendo fiducia e ottimismo.

Quanto oggi è avvenuto portano a una nuova configurazione geopolitica provinciale. Nulla potrà essere come prima, a iniziare da tutto ciò che riguarda il PD e non si può fare finta che nulla sia avvenuto. Infine, il nuovo governo di centrosinistra a Cassino, il significativo posizionamento del PD, come prima forza della coalizione, l'aggregazione di forze determinanti nel territorio, le condizioni di sviluppo dell'economia, richiedono, e non solo per queste ragioni, una nuova impostazione organizzativa - politica dello stesso PD, arrivando a ipotizzare strutture organizzative composte da vaste aree territoriale, come potrebbe essere quella del Lazio meridionale, che dovrebbero godere di piena autonomia politico organizzativa. Partire da questo evento politico per ripensare e rilanciare il ruolo del PD.

Auguri a Enzo e a tutti i protagonisti di questa titanica impresa.

 

 

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Voto 2019. Il PD, ma non solo

VotoUE 2019 in Italia minIl PD è lo strumento per affrontare questa crisi?
Infine, il Pd. In Italia è il secondo partito con il 22,69 %, nel frusinate è terzo con il 16,08 dopo il M5S*. Si trova oggi ad avere l’onere, ma avrebbe anche l’onore di essere l’unica forza politica in Italia che ha sulle spalle il compito di opposizione vera a un governo ormai cambiato di segno, e tutto spostato a destra. Il suo esito elettorale è solo una manifestazione di vitalità, il recupero d’impegno da parte di molti elettori, un rifiuto della inevitabilità della deriva a destra. Ma tutto ciò non ha i numeri né le condizioni per costruire una nuova piattaforma politica, una nuova organizzazione che sia capace di recuperare il consenso che ha costruito la destra.

Una prima questione: perché il PD anziché festeggiare i suoi primi 10 anni di vita di questi non ne fa un’analisi seria parlando senza veli degli errori che ha compiuto? Che ha compiuto verso i ceti più deboli e verso le forze sociali da cui traeva legittimazione, in primo luogo i lavoratori dipendenti (esistono e sono tanti in barba a tante strane teorizzazioni), che non lo votano più?

Il centrosinistra è una coalizione non può essere un partito unico. In determinati momenti forze diverse possono e debbono collaborare, ma a precise e ineliminabili condizioni: è un dovere dare rappresentanza autonoma ai lavoratori dipendenti, ai disagiati, agli espulsi dai cicli produttivi; le alleanze si trovano sugli obiettivi, nella società e in parlamento e sono sempre il risultato di un negoziato o anche di un conflitto. Le alleanze fra forze diverse hanno bisogno di due condizioni: movimento di protesta di chi chiede e voglia di ascolto di chi governa.

Il PD è disposto a fare questa scelta? «…mettendo insieme tutto e il contrario di tutto, non si propone di essere il partito politico della classe lavoratrice del XXI secolo» scrive Paolo Ciofi in "Il voto e la sinistra che non c'è".
Il PD sa riconoscere che gran parte di questo disastro nazionale nasce dal fallimento del suo progetto interclassista che ha dimenticato una grande area sociale del nostro Paese? Basta favorire gli egoismi di classe?
L'impresa sia un servizio sociale secondo l'articolo 41. Sono delle ultime ore i casi di Whirlpool, Marcatone Uno, preceduti qui, nel cassinate, dalla Ideal Standard che insieme ad altre aziende testimoniano come sono soprattutto “arricchifici” di proprietari senza responsabilità sociale. Non può continuare com’è oggi questa assurda ingordigia che satolla pochi e lascia in difficoltà i più. La nostra Costituzione va non solo rispettata ma applicata senza incertezze. Essa è la nostra garanzia di cambiamento, di progresso e di sviluppo.
Facendo le debite differenze, ricordo ancora i governi di larghe intese che per mediare al loro interno dimenticarono scuola sanità politiche del lavoro. il governo giallo verde è stata la manifestazione estrema di quella formula.

Il PD non vuole rinunciare ad esser un frappè? Allora occorre un vero nuovo partito di sinistra che faccia la sinistra in un’alleanza di centrosinistra, se si può fare, altrimenti faccia semplicemente il suo dovere fino in fondo. Ed oggi ci vuole prima di ogni altra scelta un piano straordinario per il lavoro che parta dalla manutenzione delle strade, molte, impraticabili; comprenda la bonifica vera delle aree inquinate dei SIN e la messa in sicurezza del territorio che è una grande esigenza nazionale. Ci sarebbe lavoro per tanti e per qualche generazione.

Allora ancora un quesito: che senso ha il pulviscolo di formazioni armate di distinguo litigiosi, senza che ci sia un valore che premi l'unità; non ha senso l'attuale frammentazione è inconcludente e soprattutto demotivante. In queste condizioni la sinistra tutta non è riuscita a imporre né la propria agenda né le proprie proposte, piuttosto vaghe, a cominciare da quelle sul lavoro, né la giustificata paura sullo stato dell’economia e delle sue prospettive. La paura del “baratro” non ha inciso. Hanno continuato a fare effetto, invece, le altre paure, quelle propinate da Salvini e dalla Meloni.

Recuperare credibilità oggi è certamente faticoso e, non facile. Ma, facciamo una lunga inspirazione e diamoci 10 – 20 secondi di coraggio. Diciamoci la verità, senza fare gli incompresi,  perché così non funziona. Senza questa audacia ci aspetta il suicidio, che potrebbe essere il meno, ma condanneremmo ad una brutta sorte gran parte del nostro popolo.

Dobbiamo imparare a saper fare il nostro dovere anche qui in Ciociaria dove l’amicizia e le simpatie personali fanno premio sulle scelte politiche. Disoccupazione, sanità, inquinamento son tutt’ora lì che aspettano un qualche atto concreto. Tanto parlare di politiche attive per il lavoro e non si è riusciti a far lavorare manco un disoccupato "over 60" nei comuni di origine, eppure sarebbero stati pagati dalla Regione come previstpo negli accordi del 28 febbraio 2018, nella sanità impera il disservizio più generale che investe pazienti e personale, per l’inquinamento dopo 14 anni dobbiamo ancora aspettare le caratterizzazioni di alcuni progetti che fra l’altro non bonificheranno la sorgente dell’inquinamento, cioè il Sacco, ma solo alcune aree con destinazione “vendita”.

C’è di peggio, anche le cose buone che si fanno poi non sono valorizzate o addirittura vengono bloccate. Perché? La deputata Rossella Muroni predispone una Mozione, molto importante, da discutere alla Camera sull’inquinamento della Valle del Sacco, perché non l’aiutiamo a raggiungere l’obiettivo della discussione in aula respingendo ogni resistenza qui in provincia? A Fratoianni viene chiesta una interrogazione per far cessare il pagamento coattivo delle bollette Acea introdotto dal ministro Padoan sin dal 2016 e se ne dà notizia la mattina del sabato 25 maggio prima del voto. Iniziativa benemerita, ma ci si è chiesti che risultati può produrre un’azione che appare all’elettore tardiva e fuori da una iniziativa continua e incalzante? Tanto per citare dei casi. Quali valutazioni di opportunità politica intervengono qui in provincia per operare così? Questi metodi di lavoro mettono in ombra anche i possibili buoni risultati come la conquistata opportunità di revocare la concessione della Certosa di Trisulti a Steve Bannon.

Vogliamo avere un sussulto di efficienza? Chiediamo al nuovo segretario generale della Cgil Maurizio Landini di rivedere questa strana organizzazione del Sindacato che lui dirige, che anziché moltiplicare le presenze sul territorio le accentra? L’iniziativa per il lavoro e tutti i diritti sociali ha bisogno del numero adeguato di dirigenti e attivisti che non si risparmino, prima di tutto.

Basta con i luoghi comuni. E le dichiarazioni di principio. Noi non possiamo essere solo quelli che rievocano. Non può bastare. Ma, anche le generose iniziative spontanee di associazioni svaniscono se non le si costruiscono in maniera organizzata con volontari militanti e impegnati, con statuti depositati e conoscibili da tutti, che assicurino organismi dirigenti democraticamente eletti e verificabili. Non possono solo essere sigle con un Presidente, per quanto disponibile e preparato. La trasparenza è un presupposto indispensabile per la CREDIBILITA’.

Fare politica non è un hobby e non si può praticare come se fosse un hobby. Fare politica è un lavoro duro, di studio e di tessitura di relazioni nella società e con le persone. Un lavoro da fare tutti i giorni e in ogni ora. I 5stelle hanno pagato un prezzo anche per questo, è il loro problema. Non diamo retta a chi ci dice che tutti si possono improvvisare politici. Ci prendono in giro quelli che invece hanno forze impegnate giorno e notte a fare politica nei posti di governo e di potere a cominciare dalla finanza.

Anche a chi vuole essere di sinistra sul serio occorre una rivoluzione culturale. Non basta definirsi di sinistra. Dobbiamo sapere con certezza i motivi di disagio, trovare le possibili soluzioni e comunicarle nel modo giusto alla gente.

È un problema che riguarda direttamente ogni struttura che si dice di sinistra e non solo per i gruppi dirigenti centrali, ma anche e soprattutto in periferia rivedendo scelte organizzative e di direzione. Non solo, lo dico con le parole di Lucia Annunziata, c’è anche: «Un compito particolarmente gravoso e impegnativo per i media che, a mio parere, non hanno lavorato affatto sullo scollamento sociale. Ma la lettura del presente è anche l’unico strumento su cui fare leva per ricostruire la dinamica democratica».

* Lega Salvini Premier 96.671 (40,35%); M5S 44.494 (18,57%); PD 38.536 (16,08%); FdI 21.319 (8,90%); FI 19.472 (8,13%) [137.462 (47,38)] a sinistra [43.179 (18%)] a mala pena sfiora il 20%, ma è una forzatura
Diverso il quadro che emerse dalle urne nel 2014: 427.063 Elettori; 253.001 votanti cioè il 59,24 %) Schede bianche 7.989; Schede non valide (bianche incl.) 20.300 che cosi destinarono le loro preferenze: PD 86.328 (37,10%); FI 56.764 (24,39%); M5S 51.172 (21,99%); FdI 9.616 (4,13:); Lega Nord 3.401 (1,46%); L'altra Europa con Tsipras 6.808 (2,93%); Italia dei Valori 1.317 (0,57%); Verdi Europei- Green Italia 1.298 (0,56%) [9423 (4,6%)]

 

Il primo articolo il secondo articolo

  aggiornato il 18 giugno '19 alle 8,23

 

 

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Il voto 2019 e il PD

VotoUE 2019 in Italia mindi Ermisio Mazzocchi - Il PD deve affrontare la più grande sfida della sua storia. Ne vale il suo futuro. Il risultato ottenuto nelle elezioni europee incoraggia, ma deve consolidarsi e ampliarsi. Per farlo occorre da parte del PD, costruire una rinnovata proposta politica-programmatica con scelte forti e coraggiose che abbiano al centro una nuova cultura politica nella lotta alle disuguaglianze e in difesa della democrazia. Il modello della lista per le europee rappresenta una significativa operazione politica che ha messo in campo diverse energie della società. Su di esso bisogna impiantare una piattaforma politica capace di aggregare e sollecitare con interesse ampi settori della società. Non basta considerare che per il PD e per le forze progressiste, l'avversario da battere sono i rappresentanti di una destra illiberale e reazionaria, come quella di Salvini, accompagnata dalle oscillazioni e dalla confusione del Movimento 5Stelle, che subisce un collasso con una perdita di sei milioni di voti rispetto alle elezioni del Parlamento. L'autoritarismo di Salvini costituisce un pericolo per la democrazia, rappresentando l'altro fronte su cui combattere. Si pone quindi il problema di una ricerca più approfondita delle condizioni del paese per comprendere quali sono le forze in campo e le contraddizioni di un capitalismo violento, rafforzato dal sistema della globalizzazione.

Le disuguaglianze sono cresciute, prodotte da un sistema economico che concentra la ricchezza in poche mani, aumentando la povertà, l'insicurezza, disoccupazione e precarietà. Lasciati senza offrire una alternativa e la paura per l'incertezza del futuro, le parti più deboli e quelle più a rischio della società, sono portate a sostenere e votare il presenzialismo della Lega, complice di interessi finanziari di enorme portata nel paese e non solo. La destra è la forza che più genera disuguaglianze, dice Zingaretti. Se si comprende che i conflitti e gli effetti distruttivi di un capitalismo liberale, che ha sconvolto la vita sociale di un paese, sarà possibile individuare quale deve essere il ruolo del PD e di una rinnovata sinistra. Perché è proprio in questa partita italiana, che è dentro una dimensione mondiale, che si innesta l'alleanza tra la destra della Lega e di altre forze conservatrici e nazionalistiche e quelli che sono gli interessi delle multinazionali e di un capitalismo internazionale del mondo finanziario, che specula sulle disuguagliane e la povertà, la precarietà del lavoro, producendo in essi timori che portano a divisioni, all'arroccamento, alla chiusura a qualsiasi integrazione sociale. E il riferimento non è rivolto solo agli immigrati. Sono coinvolti aree del paese, come la realtà del Mezzogiorno, sempre più abbandonato al degrado e alle efferatezze della mafia, e quelle regioni del nord, la parte più ricca del paese, dominata oggi dalla Lega. E non è un caso visto, che è la dimostrazione di quell'asse tra potere finanziario e rappresentanze politiche che si identificano nel partito di Salvini. Comprendere con uno spirito critico, le ragioni del ridimensionamento della sinistra e della stessa condizione del PD, costituisce un elemento essenziale per rimettere in piedi una nuova cultura della politica fondata su la concretezza, su una credibile progettualità, pervasa da una morale robusta contro la corruzione e il malaffare.

Il voto del 26 maggio consente al PD, incoraggiato da quel 22,7%, di ripartire per attrezzare una proposta economica e sociale capace di ribaltare e di colpire privilegi e interessi, riportando in primo piano il lavoro, diritti, giustizia sociale, ambiente in una società smarrita che ha bisogno di riferimenti chiari e forti.
Questo implica che il PD sia "un partito che agisca nella società" come afferma il segretario nazionale, anche in una provincia come quella di Frosinone, in cui alle europee la Lega risulta essere il primo partito, seguito da 5Stelle e terzo il Partito Democratico.

Un risultato che deve essere approfondito, rilevando le contraddizioni e le carenze della presenza e del ruolo del PD. Occorre avere una precisa conoscenza dei fatti e della realtà che avvolgono questo territorio, valutarli su la base di principi generali da cui fare scaturire una impostazione politica organica rivolta ai bisogni e alle prospettive per il futuro.
Approfondire la ricerca delle condizioni in cui si muove la società nel suo insieme e nelle condizioni delle singole persone, costituisce l'essenza della politica
Le sofferenze di una condizione precaria del mondo del lavoro e di quello dei giovani, sono abbastanza evidenti. Basta per tutti l'odissea vicenda di "Vertenza frusinate", per arrivare all'incerto futuro della FcA di Cassino, alla criticità delle aree interne alla provincia, senza parlare dei livelli di disoccupazione.
Se il PD, avviando il nuovo corso zingarettiano, non riesce a ristabilire una presenza politica e organizzativa su tutto il territorio per conquistare la fiducia di quanti lo hanno abbandonato nelle elezioni politiche del 2018 e in quelle europee del 2019, rischia un suo ulteriore arretramento.

Esso deve superare un handicap politico dal momento che non si assiste a una efficace conduzione del governo del partito e della sua identità, che non può essere scaricata su i sindaci. Si può essere soddisfati che in molti comuni di questa provincia, andati al voto amministrativo in contemporanea con le europee, si sia avuto una conferma di un governo del centrosinistra, premiando l'operato dei sindaci. Ma il 26 maggio l'elettore ha dato un giudizio politico sul PD e uno di merito su il sindaco, con una differenza notevole. Il PD, come partito, in tutti i 39 comuni in cui si è votato per le amministrative, alle europee risulta essere il terzo partito, in qualche caso il quarto. La Lega è sempre il primo partito con percentuali che oscillano tra il 35% e 54%. Nello stesso giorno l'elettore vota la fiducia su la base di un giudizio rivolto alla persona a candidato sindaco, che capeggia una coalizione civica di ispirazione di centrosinistra, e alla maggioranza che ha governato. E' pur vero che nelle comunali non c'era il simbolo, ma anche nelle realtà in cui appare il simbolo, vedi Cassino e Veroli, il PD risulta essere terzo. Non cambiano i risultati nel resto dei comuni che non hanno avuto elezioni amministrative, non disprezzando il suo 16%, che supera del 2% il risultato delle politiche.

Valutazioni che impongono un inversione di tendenza del ruolo del PD, riappropriandosi di un suo ruolo attraverso una presenza sui territori e soprattutto prospettare soluzioni rispetto alle esigenze di una intera società in condizioni fortemente critiche e che cerca ancoraggi più solidi e fidati, elaborando una sua proposta che non sia in risposta, che viene data nelle sedi istituzionali, alle forze populiste e nazionaliste, ma come la presentazione di un suo progetto per governare il paese e tirarlo fuori dal baratro in cui è precitato.
Tutto ciò ripropone una revisione strutturale del partito e una cultura politica che superi "l'articolazione dei gruppi di potere che non ha corrisposto alle aspettative di militanti e amministratori", ammonisce Zingaretti.
Una impostazione necessaria per recuperare anche in questa provincia, una efficace politica collegiale, che favorisca una pluralità di idee e sia in grado di portare a sintesi un progetto per la sua rinascita.

 

 

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lì 31 maggio 2019

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UE voto 2019. Lina Novelli, Sindaca candidata del PD

lina novelli 2 ridimensionato minA differenza della fine del '900 oggi l'UE è percepita come responsabile delle condizioni di crisi che colpiscono i ceti più deboli dei paesi europei. Si può correggere questa percezione, come?

Si, la percezione è cambiata notevolmente e oggi il sentimento antieuropeo è cresciuto molto.
Purtroppo dopo l’entrata in vigore dell’Euro è mancata la costruzione di una vera sovranità politica europea capace di guidare uno sviluppo equilibrato e sostenibile con le scelte più adeguate per favorire la crescita e l’inclusione sociale.
Moltissimo c’è da fare per riavvicinare L’Europa ai tanti cittadini della comunità, a cominciare da un cambiamento vero e profondo delle politiche che hanno prodotto questa rottura tra popoli e istituzioni. Cambiamento che certo non può essere rappresentato dai sovranisti e dai nazionalisti perché l’Europa ha già conosciuto i nazionalismi quando questi sono stati la causa dei conflitti più gravi della storia dell’umanità.
Ciò che serve è riavvicinare l’Europa ai bisogni veri dei cittadini con istituzioni rinnovate e più rappresentative della volontà popolare. Noi proponiamo di lavorare alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa dove i cittadini che votano lo fanno per scegliere sia il parlamento e sia il governo dell’Unione.

 

Qual è a suo parere la critica più fondata e quale correzione principale andrebbe introdotta?

La critica più fondata è che l’Europa è apparsa via via più distante dalla vita materiale di milioni di cittadini. E il problema principale, almeno di questi ultimi dieci anni, è stata la cosiddetta “austerity” che ha imprigionato molti paesi dell’Unione alle più rigide regole di bilancio senza avere la possibilità di investire risorse per la crescita economica e occupazionale e reagire alla crisi del 2007-2008.
Adesso, più che mai, ciò che serve è il ritorno a politiche più espansive che aumentino le opportunità per i cittadini, per le imprese e per i territori. Bisogna rimettere al centro il lavoro e lo sviluppo sostenibile.

 

In questa situazione qual è il punto di forza del programma del PD? Ha in sé le proposte perché la voce dei popoli pesi nella giusta misura sulle decisioni legislative del Parlamento europeo?

IL PD propone un’Europa riformata e democratica come strumento essenziale per superare le disuguaglianze, perseguire la giustizia fiscale, affrontare le minacce dei cambiamenti climatici, gestire i flussi migratori e garantire la sicurezza per tutti i cittadini europei.
In un’Europa veramente democratica il Parlamento, che rappresenta direttamente i cittadini dell’Unione, e il Consiglio, che rappresenta gli Stati, devono essere sullo stesso piano. Il principio della co-decisione sugli atti legislativi, oggi in vigore su molte materie, deve essere esteso a tutte le materie proprio per realizzare la pari dignità tra la voce dei cittadini e quella dei governi.
In ogni caso il prossimo Parlamento Europeo deve promuovere una profonda riforma costituzionale dell’Unione Europea.

 

Secondo lei dovrebbe concludersi l'esperienza della Commissione europea per fare posto a pieni poteri del Parlamento UE?

Chiedere, come noi facciamo, una riforma costituzionale dell’Europa significa innanzitutto voler semplificare e rendere più efficienti le istituzioni europee. Avere insieme la Commissione Europea e il Consiglio d’Europa, entrambi in rappresentanza dei governi degli Stati, è qualcosa che deve necessariamente essere superata per lasciare il posto ad un limpido confronto tra Parlamento europeo e Governo europeo.

 

Dopo Greta Thunberg, l'UE dovrebbe legiferare per aumentare le normative ambientali destinate alle imprese al fine di ridurre le emissioni di diossido di carbonio e gli sversamenti di inquinanti nei fiumi?

L’iniziativa ‘Fridays for future’ di Greta, sostenuta da milioni di giovani in tutto il mondo, impone una significativa attenzione alle tematiche ambientali. Nella lotta ai cambiamenti climatici non si può e non si deve perdere altro tempo perché è ormai un’emergenza e una priorità.
Secondo noi, in materia di emissioni, si deve rivedere il pacchetto clima-energia per giungere al dimezzamento delle emissioni nel 2030 e a zero emissioni nette nel 2050. Inoltre, serve un piano straordinario con il quale l’UE dovrà essere capace di mobilitare 290 miliardi di Euro per la completa decarbonizzazione del sistema energetico europeo.
Per quanto riguarda gli sversamenti di inquinanti nei fiumi, si tratta di veri e propri reati ambientali che vanno perseguiti come prevede la legge italiana introdotta nella precedente legislatura e meglio conosciuta come “legge sugli ecoreati”. La legge italiana fa seguito ad una direttiva europea del 2008, proprio in materia di reati ambientali.

 

Il rapporto Europa territori, in termini di ascolto e risposta ai disagi e nuove esigenze può offrirsi a nuove opportunità ed esperienze, in che modo principalmente?
E’ necessaria una nuova visione per i territori, le città e le periferie affinchè nessuno resti indietro. Noi, per esempio, pensiamo che i fondi di coesione devono diventare sempre di più il centro di una politica attiva contro la povertà e le disuguaglianze, a cominciare dalle aree più deboli. Nella prossima programmazione europea serviranno almeno 5 miliardi di Euro per le aree urbane e per i piccoli comuni che soffrono lo spopolamento e la perdita di servizi essenziali.
La mia esperienza di Sindaco di un piccolo comune, Canino, che si mette in gioco in una competizione di ambito sovranazionale vuole proprio rappresentare una domanda di partecipazione forte dei territori alle scelte fondamentali dell’UE. Ma rappresenta anche la consapevolezza che i territori devono sapersi organizzare per essere all’altezza della sfida europea e coglierne tutte le opportunità. I territori, le comunità locali, devono fare rete se vogliono dire la loro ed essere ascoltati. In Europa vincono le reti, e noi dobbiamo accettare questa sfida se vogliamo veramente realizzare un salto di qualità.

 

 

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Davide Di Stefano segretario del PD di Ceccano

BANDIERE PD 350 260Comunicato PD Ceccano - Oggi 12/maggio/2019 presso il circolo del PD di Ceccano è stato eletto segretario Davide Di Stefano a seguito di una sua proposta di lista unitaria e votata all’unanimità dall’assemblea degli iscritti, con il chiaro ed inequivocabile intento di lavorare coesi ad un forte rilancio del partito a Ceccano e insieme a quanti hanno a cuore gli interessi della collettività per una nuova stagione politica.

Le parole del segretario Di Stefano ”Il mio futuro personale non è importante, mi interessa molto di più quello del PD… vorrei provare a declinare come/cosa vorrei per il nostro PD a livello di circolo. Ci saranno altre occasioni per affrontare temi che riguardano i livelli superiori.
Probabilmente in questi anni non siamo riusciti a rimanere costanti nella presenza sia fisica sia a livello di comunicazione. Faccio autocritica………………e con estrema convinzione affermo che da oggi buoni rapporti con tutti, voglia di costruire sempre, tralasciando le polemiche e puntando al sodo: è questo il nostro messaggio agli alleati, unito alla correttezza del nostro agire perché Il PD è nato con una vocazione maggioritaria e reputo utile continuare a perseguire questa strada.
A livello locale questo vuol dire avere capacità aggregativa: parlare con tutti, ascoltare prima di tutto, essere riferimento per cittadini, quartieri ed associazioni. Abbiamo iniziato a farlo con questo congresso, proseguiamo!
Questo non esclude anzi include il rapporto con le altre forze politiche e/o liste civiche presenti in città.
Si marcia verso l’età adulta con tanta voglia di futuro……… cuore al passato per non dimenticare i nostri valori, piedi ben radicati nel presente e testa rivolta al futuro…………."

 

 

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Il PD c'è, a Veroli '19

di Maria Giulia Cretaro - Il Partito Dempd veroli2 350 minocratico benedice Veroli, Veroli benedice il Partito Democratico con il sigillo di Francesco De Angelis.
Dopo lo scisma di 5 anni fa, il partito consacra il suo appoggio alla candidatura di Simone Cretaro. Una conferma per niente ovvia, visto il mancato sostegno nella scorsa tornata elettorale. Ma davanti al buon governo, certe posizioni possono essere riviste, senza essere tacciati di incoerenza. Va sottolineato che il Partito Democratico verolano, dopo il frullatore interno che lo ha investito negli ultimi anni, ha aperto una nuova fase con l'elezione del Presidente Cesidio Trulli e il Segretario Toni Pironi. Una guida rinnovata che ha da subito inaugurato una rotta decisa.

Così dalla sede di Passeggiata San Giuseppe, il nuovo direttivo PD presenta i suoi candidati al consiglio comunale. Sabato ore 18e 30, al cospetto di Francesco De Angelis, Sara Battisti e Mauro Buschini, il neo Segretario apre le danze.
Toni Pironi, non lascia spazio a convenevoli di poco conto, punta il focus da subito sulla stagione elettorale "La campagna che ci aspetta non sarà affatto semplice. Siamo circondati da un clima di grande sfiducia e preoccupazione. Uno dei nostri compiti principali sarà restituire ottimismo. Quello che ci si presenta davanti è un anno di spartiacque, che lascerà ferite sociali ed economiche che toccherà anche noi risanare. Veroli però parte in vantaggio, perché vive di un'amministrazione seria, rigorosa e puntuale. Non è un comune tenuto a galla, è un comune che può permettersi investimenti, senza tagliare servizi importati e funzionali. Veroli ha dimostrato un'attenzione al sociale superiore a tutte le altre realtà limitrofe. Presenta una tassazione che si assesta tra le più basse possibili. Gli ultimi 25 anni hanno migliorato la città; le amministrazioni Campanari, D'onorio e Cretaro hanno tenuto fuori Veroli dal pantano che circonda le altre".

Tra gli amministratori di quei mandati, molti provenivano dalla squadra PD, e rinnovano la loro candidatura anche in questa tornata. pd veroli1 350 min
Il discorso del segretario, non dimentica anzi sottolinea, l'incrinatura del 2014: momento che ha portato il suo partito a ricoprire nel Palazzo Comunale sia gli scranni della maggioranza che dell'opposizione. Situazione quanto mai complessa, ma che non ha sottratto serietà al ruolo ricoperto dai consiglieri, soprattutto senza sacrificare il rispetto personale. La capillare ricostruzione del circolo, è stata la svolta per riassemblare le fila e presentarsi ora come compagine unita. In questo la lista del Partito Democratico diverge da tutte le altre sostenitrice di Simone Cretaro: unico partito che vive un clima nazionale non dei più favorevoli.

Da questo punto però rilancia Toni Pironi ricordando come "Il simbolo ci assicura una filiera che collegherà Veroli alla Pisana: un contatto diretto tra il territorio e i nostri rappresentanti. Questo, così come competenza e serietà, metteremo al servizio di Simone Cretaro Sindaco, che merita la riconferma perché non c'è alternativa ad un'amministrazione che ha operato bene"
L'appoggio dei vertici regionali oltre ai discorsi in loco di Sara Battisti e del neo Presidente del Consiglio regionale, Mauro Buschini, arriva sintetico e puntuale in un messaggio del Presidente Nicola Zingaretti, "Fate brillare i nostri simboli e le nostre idee, siamo l'unico argine alla deriva della destra. Mettiamocela tutta.Ce la possiamo fare, ce la faremo". Mauro Buschini aggiunge alle parole del Presidente, il sostegno della Pisana, che in questi anni si è mostrata attenta alle istanze della cittadina ernica, e continuerà a farlo. Una promessa è un impegno, non sempre traduzione logica in politica, speriamo che lo sia in questo caso.

Non è certo passata inosservata la presenza di Francesco De Angelis, che tra elogi e lodi per il Sindaco Simone Cretaro, lancia il proclama a sbarrare PD in entrambe le votazioni: la tornata europea non può e non deve essere dimenticata. La battaglia al blocco Antieuropeista merita attenzione e affluenza alle urne.
Dopo i nomi altisonanti della Provincia, è la volta del candidato sindaco. Simone Cretaro sembra essersi lasciato alle spalle ogni screzio politico delle passate amministrative, tanto da aver "accolto" nella sua squadra di coalizione anche chi, nel suo mandato, è stato all'opposizione. Una pacificazione totale che consta del rispetto amministrativo e personale. Perché a questa lista, l'Avv. Cretaro riconosce coerenza e competenza. Caratteristiche ormai pensate come marginali, invece che portanti in contesti amministrativi. "La prima voce della nostra spesa sono i servizi sociali, per non lasciare nessuno indietro. Abbiamo messo al centro la cultura, anche se ci viene rinfacciato di sprecare soldi se vi investiamo. Sicuramente abbiamo sbagliato, sicuramente potremmo migliorare. Il clima che si è creato è favorevole per un lavoro attimale, la squadra è compatta ed inclusiva. Lo faremo ascoltando tutti gli attori della città, perché Veroli è di tutti, per migliorarla bisogna battersi e chiedere aiuto".

Tra i candidati, spazio a due portavoce, quote rosa anche nell'attuale consiglio, Assunta Parente e Francesca Cerquozzi. Entrambe sottolineano la volontà di superare le vecchie divergenze per concentrarsi su Veroli e le azioni necessarie per lavorare al meglio. Non sarà semplice, mettendo la faccia sotto un simbolo di partito, ma per coerenza ideologica non poteva essere altrimenti.
La chiusa del Segretario Toni Pironi è tutta dedicata alle europee "I valori di fondanti che da 70 anni assicurano a questo continente stabilità sono messi in discussione. La vittoria del fronte opposto sarebbe preoccupante. Siamo Verolani ma siamo anche e soprattutto Europei".

Una pace politica, quella emersa dalla presentazione, che arriva, seppur dopo anni, ancora in tempo sulla tabella di marcia. Un accordo programmatico che rilancia il Partito, ma che si dimostra funzionale specialmente per la città. Il 27 Maggio saranno sotto la lente d'ingrandimento tutti i risultati, quello del PD sicuramente più degli altri.

 

 

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Il Ministro della paura e l’infantilismo del PD e della sinistra

matteo salvini 350 260 mindi Aldo Pirone - In questi giorni domina sui mass media lo scontro principale fra il M5s e la Lega: il caso Siri. Il sottosegretario è indagato per presunta corruzione. Visti i suoi precedenti (patteggiamento per bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale) il problema non è solo quello delle dimissioni adesso ma della sua nomina prima sfuggita al periscopio della conclamata onestà dei grillini.
In un paese in cui il tasso etico della politica e degli altri pezzi della classe dirigente fosse normale, la questione Siri non sussisterebbe neppure. Ma sotto il profilo morale, la politica nostrana normale non è; infatti, quasi ogni giorno si registrano “retate” d' indagati: ieri è stata la volta della Lombardia e della Calabria, ultima dimostrazione che nella corruzione politica la trasversalità negli schieramenti è d’obbligo. La Guardia di Finanza ha reso noto, nel suo bilancio annuale di attività, la terrificante estensione dei poteri criminali nel nostro paese e il loro intrecciarsi con la corruzione politica, per quel che riguarda il terreno privilegiato degli appalti, e con le attività finanziarie. Appalti e sanità, soprattutto a livello regionale, sono diventati i luoghi elettivi dove si diffondono il malaffare e il clientelismo spartitorio dei politici – ultimo il caso umbro - che pilotano negli ospedali nomine apicali e finanche i concorsi per l’assunzione del personale infermieristico, anche quelli dei portantini.

A tutto questo marciume, che non nasce oggi, ma va anti da alcuni lustri, fa da riscontro un ministro dell’Interno che usa la sua carica per andare in giro a fare propaganda di sé e delle sue idee balorde, precipitandosi, però, solo là dove vengono commessi crimini efferati in cui siano implicati immigrati. Per andare a Napoli al capezzale della piccola Noemi ferita grave da pallottole camorriste esplose in pieno giorno tra la folla, ci ha messo cinque giorni. Ha preferito non mancare i comizi elettorali in giro per l’Italia. A Viterbo, dove due esponenti e militanti dei suoi amici di Casa Pound hanno stuprato una povera donna e un commerciante è stato ucciso a sprangate da un delinquente di pura razza ariana, non si è fatto neanche vedere. Così a Manduria dove un povero pensionato è morto per le conseguenze del bullismo a lungo esercitato su di lui dal solito branco di adolescenti malcresciuti ma italianissimi.

La sua occupazione non è quella di rendere il paese più sicuro e la gente più protetta, ma di rendere l’uno e l’altra più fragili ed esposti alla criminalità e alla delinquenza, perché più crescono paura e insicurezza e più lui conquista voti. Più di dieci anni fa il genio satirico dell’attore Antonio Albanese inventò la figura del “ministro della paura”. Era il ritratto perfetto di un Salvini di là da venire, ma la cui epifania stava già preparando un berlusconismo ruggente in procinto di inquinare moralmente una sinistra declinante e senza più bussola sociale ed etica.

L’altro ieri Carlo Calenda ha detto: "Salvini non ha nessuna dignità istituzionale, io credo che si debba dimettere". Giusto! Purtroppo la presa di posizione calendiana, a differenza di sue altre uscite, non ha avuto molto ascolto nel mondo mediatico e in quello politico, neanche, che si sappia, da parte di altri esponenti del Pd e della sinistra. Non si capisce perché queste forze non chiedano formalmente in Parlamento le dimissioni di Salvini, non solo per mancanza di dignità istituzionale, come dice giustamente Calenda, ma per manifesta incapacità a fare il mestiere di ministro al quale preferisce la professione di agitatore ed eccitatore di odio. Sento già l’obiezione: se così facessimo, magari attraverso una mozione di sfiducia contro il “bauscia”, otterremmo solo, in questo momento, il ricompattamento della maggioranza gialloverde. Certo, ma sarebbe un atto di chiarezza politica che aiuterebbe a far emergere le contraddizioni interne al governo e, soprattutto, nei pentastellati, facendo uscire il Pd da una posizione neo bordighiana che gli preclude la strada di una politica capace di distinguere fra gli avversari. L’analisi differenziata delle forze in presenza, è sempre stata condizione fondamentale per un’iniziativa politica volta ad allargare le contraddizioni dentro il campo avverso ed evitare che la partita, come sta avvenendo, sia giocata dentro l’area della maggioranza governativa.

I temi che stanno emergendo nel contrasto fra pentastellati e Lega, non sono solo quelli morali ma anche, per esempio, quello dell’antifascismo. I grillini, bisognerebbe ricordarglielo, avevano detto – rammentate Di Battista? – che fascismo e antifascismo erano una contrapposizione vecchia, medievale, come quella “fra Guelfi e Ghibellini”. Oggi, per contrastare Salvini, sono costretti a cambiare idea. Meglio tardi che mai. Si dice, da parte di coloro che amano fare, è proprio il caso dire, di tutt’erba un fascio, da “Repubblica” ai cosiddetti liberaldemocratici neo o tardo renziani oppure "sinistri" come Nicola Fratoianni, che gli scontri interni ai contrattisti di governo sono solo una sceneggiata. Prima avevano deplorato il fatto che Di Maio non reagisse abbastanza alle scorrerie di Salvini. Ma anche se la levata anti salviniana del M5s fosse solo una finta, qual è il modo migliore per smascherare un bluff se non quello di andare a vedere?

Sento sorgere un'altra obiezione, questa volta da parte dei possibilisti dem. Ora siamo in campagna elettorale e non è il momento di un' eventuale iniziativa che potrebbe confondere i nostri elettori. Una vera sciocchezza. E’ proprio in questo momento, invece, che sarebbe necessario stare sulla scena, anche per recuperare voti, e non dietro le quinte o sulla riva del fiume in attesa di un cadavere che potrebbe farsi aspettare o non passare mai.
La sinistra italiana divenne maggiorenne quando seppe comprendere e praticare la verità dell’analisi differenziata e la conseguente azione e iniziativa politica; è ridiventata infantile quando, insieme a tante altre cose fondamentali, se l’è dimenticate.
Con buona pace del Presidente dem Gentiloni e del segretario di SI Fratoianni che, infatti, non sono mai cresciuti.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

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