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Ipab Rodilossi di Alatri: un rischio permanente

M5S logo minda Luca Frusone Deputato M5S - «La situazione di degrado e di rischio che persiste intorno all’Ipab Rodilossi di Alatri è il simbolo dell’inattività della Regione Lazio (titolare dell’immobile) a guida Zingaretti che, si è intestato la battaglia del “fare”, ma, nei fatti, lascia che i pericoli, l’incuria e i disagi prendano il sopravvento sulla sicurezza dei cittadini» affermano in una nota stampa congiunta il deputato alatrese Luca Frusone e il consigliere regionale Loreto Marcelli, che proseguono «L’instabilità dell’immobile aveva portato alla nostra attenzione la questione per cui abbiamo effettuato un’ispezione nell’edificio ad agosto dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova e, anche grazie alle denunce di privati cittadini e associazioni, il sindaco di Alatri, Morini, per scongiurare il rischio di un crollo di parti dello stabile, è stato obbligato a muoversi con un’ordinanza in cui viene richiesto l’intervento della Regione per un’urgente messa in sicurezza del sito a cui ha fatto seguito il provvedimento di chiusura al traffico di via Rodilossi. Il sindaco Morini accumula comunque un colpevole ritardo; periodo in cui non ha voluto agire per non dover richiamare Zingaretti, del suo stesso partito, alle sue responsabilità».

I portavoce pentastellati evidenziano come «il disinteresse della Regione e di Zingaretti, trovando sponda nell'azione tardiva di Morini, danneggia i cittadini alatresi, costretti non solo ad assistere alla rovina di un bene che andrebbe restituito alla comunità, ma anche a subire i disagi derivanti dalle mancate azioni regionali che hanno peggiorato le condizioni dell’edificio senza sapere quali siano le reali intenzioni della Regione relative all’immobile». Intenzioni che devono essere chiarite alla cittadinanza e a cui devono seguire delle azioni perché non si può rischiare l’incolumità pubblica; per questo motivo, il consigliere regionale Loreto Marcelli ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione Zingaretti e all’assessore alle Politiche Sociali, Welfare ed Enti Locali, Troncarelli. «Zingaretti o si dà una mossa e fa il Presidente di Regione o si dedica alle sue ambizioni politiche nazionali; i cittadini del Lazio e, in questo caso, di Alatri – concludono Frusone e Marcelli – non possono essere dimenticati in questo modo»

 

 

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Frosinone ko a Parma, promozione diretta a rischio

Paolo Sammarco 350 minTommaso Cappella* -I segnali di risveglio del Frosinone evidenziati al 'Benito Stirpe' contro il Venezia con una grande prova di carattere sono naufragati al 'Tardini' contro il Parma. Un ko maturato al temine di una prestazione decisamente incolore. Una squadra apparsa priva di idee e di mordente, mai in grado di impensierire veramente i ducali. Dionisi e compagni devono anche ringraziare il Pescara che, nell'ultimo turno, ha bloccato il Palermo consentendo loro di restare al secondo posto anche se in compagnia degli stessi siciliani. E proprio il Parma, reduce da quattro vittorie di fila, si è portato addirittura a due sole lunghezze dalla seconda piazza e pertanto dalla promozione diretta.

Cosa non ha funzionato sabato pomeriggio al 'Tardini' di Parma?
Intanto l'approccio alla gara. Si è visto subito che la squadra di D'Aversa, nonostante i novanta minuti nelle gambe rispetto al Frosinone per la gara di recupero nel giorno di Pasquetta contro il Palermo, aveva più spinta, più motivazioni, più, come si suol dire, fame di vittoria. Di contro la formazione di Longo ha trovato subito difficoltà nel creare gioco e, soprattutto, pericoli alla porta difesa dall'ex Frattali, mai seriamente impegnato nel corso dei novanta minuti. Ma soprattutto ha lasciato a desiderare la condizione atletica e, di conseguenza, la velocità della manovra. Tutte componenti negative che inevitabilmente hanno portato alla sconfitta.
Va però rimarcato il fatto che questo Frosinone, fino ad oggi, è stato Daniel Ciofani dipendente. La sua assenza si è fatta sentire perché il bomber giallazzurro è elemento in grado di far salire la squadra, di difendere palla e permettere quindi inserimenti dei propri compagni sia nella costruzione del gioco che in fase conclusiva. Purtroppo l'attaccante non ci sarà in queste restanti otto gare da giocare perché seriamente infortunato. Occorre quindi che questo Frosinone inverta una rotta diversa da quella tracciata fino ad oggi. Magari modificando il sistema di gioco che consenta ad elementi come Dionisi, Ciano e Citro di giocare palla a terra e in velocità. La nota lieta, se così si può chiamare, arriva dal rientro di Paolo Sammarco. Il 35enne centrocampista si era infortunato il 4 novembre dell'anno scorso proprio nella vittoriosa gara d'andata contro il Parma. Il suo recupero è fondamentale per due ordini di motivi. Intanto per la sua esperienza e poi per le geometrie e le soluzioni di gioco in un reparto come il centrocampo.

E chissà che proprio Sammarco non rappresenti quel valore aggiunto in questo finale di stagione e possa anche diventare un'arma in più e magari vincente per queste Frosinone discontinuo. Ma intanto occorre riprendere il cammino interrotto al 'Tardini'. A cominciare dal prossimo impegno interno contro uno Spezia sicuramente alla portata, ma da affrontare con massimo impegno, concentrazione e determinazione. Tre punti da cogliere assolutamente sia per mantenere la seconda piazza sia per regalare ai propri magnifici tifosi, delusi per il ko di Parma, un successo che darebbe la spinta giusta per affrontare al meglio questo complicato finale di stagione.

*giornalista volontario in pensione

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Rischio revamping inceneritori Valle del Sacco

protesta_contro_revamping_inceneritorre_marangonidi Valerio Ascenzi - Il comune di Anagni non ha presentato ricorso contro il parere favorevole della Regione Lazio sulla riaccensione dell’inceneritore della Marangoni. Dal 30 ottobre è trascorso più di un mese. Invece del solito comunicato stampa non è arrivato nulla. Ce siamo accorti subito che qualcosa non quadrava. Ma abbiamo atteso. Ora qualche riflessione è d’obbligo.

La nota stampa inviata dall’Ufficio preposto del Comune di Anagni, parla non di rinuncia, bensì di una scelta diversa: quella del ricorso al Capo della Stato. Una scelta strana a nostro avviso, considerato che ci si è preclusi la possibilità di andare, in caso di bocciatura del Tar, al Consiglio di Stato.
Circa due mesi fa scrissi un comunicato stampa in veste di membro del coordinamento provinciale di Art. 1 – Mdp e un articolo come redattore di questo giornale on line. Mi chiedevo il motivo per cui ancora non era stato presentato il ricorso VS la determina della Regione Lazio, con la quale si dava parere favorevole alla riaccensione era del 27 luglio scorso.

A UNOeTRE.it è stata addirittura chiesta una rettifica, ma nella stessa non abbiamo potuto scrivere che il ricorso era stato presentato: i documenti pervenuti al giornale dal Comune attestavano solo la volontà di fare ricorso da parte della Giunta, che aveva dato mandato al sindaco di individuare un legale e dargli l’incarico di preparare e presentare il ricorso. Quindi, a voler esser buoni ci si rimette poco, abbiamo scritto che il Comune di Anagni manifestava l’intenzione di mantenere gli impegni presi con la cittadinanza. Ora però ci chiediamo: riuscirà Bassetta a mantenerli comunque? Che tempi ha il ricorso al Capo dello Stato? C’è chi sostiene che per un ricorso del genere il Presidente della Repubblica si affida sempre al Consigli di Stato. Se così fosse vero, in caso di bocciatura, poi, che si fa?

Dalla data della determina regionale in cui si autorizzava nuovamente Marangoni a riaccendere l’inceneritore, a mio avviso c’era tutto il tempo per preparare un ricorso al Tar fino al 30 ottobre, giorno della scadenza dei termini per presentare il ricorso. Nell’articolo di due mesi fa, nel quale parlavo anche delle dimissioni, poi ritirate, di Bassetta, spiegavo il mio punto di vista: non era il caso perder tempo con questione di natura strettamente politica, perché c’era quella scadenza da rispettare, che a mio avviso doveva essere prioritaria su tutto. Non è nostra intenzione quella di malignare sulle reali intenzioni dell’amministrazione di Anagni, poiché ci è stato raccontato che in Regione il sindaco si era è battuto strenuamente contro i rappresentanti dell’azienda, non mandandogliele a dire per niente: accusato di strumentalizzazione politica avrebbe risposto che quell’impianto avrebbe dato impiego a poche unità lavorative e che i posti di lavoro “buoni” (circa 400 unità della fabbrica di pneumatici) li avevano tolti chiudendo l’azienda.

Il fatto è che oggi, da parte del Comune, non c’era un ricorso al Tar. Non erano sospetti i nostri, ma timori che qualcosa potesse andare storto ce n’erano eccome. Al mancato ricorso si aggiunge l’assenza di ricorso ad adiuvandum di Legambiente Anagni, che avrebbe partecipato “accodandosi” a quello del Comune di Anagni.
I cittadini di Anagni, ma anche quelli dei paesi confinanti, possono sperare ancora sul ricorso fatto da alcune associazioni, tra cui Retuvasa. Ma gli stessi esponenti di quest’ultima ritengono che si è persa una grossa occasione per colpa del mancato ricorso del Comune: quella di affrontare la questione da punti di vista diversi. Davanti al Tar, secondo Alberto Valleriani di Retuvasa, un altro ricorso, magari capace di analizzare la situazione sotto un’altra ottica, dal lato prettamente amministrativo, avrebbe contribuito alla causa: i due ricorsi insieme avrebbero avuto maggior peso.

Retuvasa ha fatto ricorso su numerosi vizi procedurali da parte della Regione: ad esempio l’Ente regionale avrebbe dichiarato di aver ascoltato le associazioni, ma che come risposta alle stesse bastava la serie di risposte fornite nel 2000. Sono passati 17 anni da allora e sono cambiate molte cose: gli scenari ambientali sono diversi, la qualità dell’aria è pessima e lo stato di salute dei cittadini mette i brividi. Questo la Regione Lazio non l’ha valutato, perché? Valleriani ci ha riferito che nonostante sostenga che due ricorsi, da due punti di vista diversi, avrebbero garantito un maggior successo, ha invitato il Comune a seguire il proprio ricorso ad adiuvandum.
La riaccensione dell’inceneritore della Marangoni sarebbe un durissimo colpo per questo territorio, sul quale ci sono già diversi impianti del genere, sul quale incombe già lo spettro del revamping delle due line di Colleferro, che vengono tenute inattive, per il momento anche dagli attivisti e dagli ambientalisti che impediscono l’accesso, a chiunque abbia ordine di varcare i cancelli, al viale che porta agli inceneritori.

 
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Anagni: in sicurezza tre zone ad alto rischio idrogeologico

Anagni Palazzo della Ragione 350 260da Ufficio stampa del Sindaco di Anagni - Circa 2 milioni e 800 mila euro per mettere in sicurezza tre zone ad alto rischio idrogeologico del Comune di Anagni. Sono i fondi della Regione Lazio destinati ad Anagni, nell'ambito del programma Por-Fesr Lazio 2014-2020, che dovranno permettere l'attuazione dei progetti presentati dall'amministrazione comunale relativi a via Calzatora, via Consolazione e località Bersò Rio.
Si tratta di aree gravate da smottamenti e altre situazioni di pericolo di natura idrogeologica che da anni attendono interventi necessari per la sicurezza.

Il Comune di Anagni è stato inserito nei primi posti della graduatoria preselettiva della Regione Lazio (Direzione risorse idriche, difesa del ruolo e rifiuti), pubblicata sul Bur del 31 agosto 2017, per gli interventi ammissibili e all'Ente sono destinati fondi per 1.192.905,31 euro (via Calzatora), 1.047.351,46 euro (via Consolazione) e 549.306,46 (Bersò Rio).

«Gli interventi proposti dal Comune di Anagni - dichiara il sindaco Fausto Bassetta - sono indispensabili per un territorio che ha l'esigenza di essere messo in sicurezza. Il dissesto idrogeologico è un problema purtroppo presente in numerose zone e va arginato immediatamente per prevenire i conseguenti rischi. Ringrazio la struttura tecnica e l'assessorato ai Lavori pubblici comunale guidato da Simone Pace per il lavoro svolto in materia di svolto in materia di ricognizione e monitoraggio nelle aree interessate dal progetto.»

 
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Deforma del Titolo V e rischi per ambiente e paesaggio

bloccasbloccaitalia 350 260di Nadeia De Gasperis - Cristo si è fermato a Eboli. Il cartello indicava una deviazione per frana. Pochi giorni fa, ho raggiunto la città di Itri, sulla costa tirrenica, percorrendo una strada “interna” ciociara che raggiunge la costa attraversando il Parco Naturale dei Monti Aurunci. Quegli incantevoli paesaggi pedemontani erano intervallati da una via crucis di cartelli che ammonivano “pericolo frana”, ma il fattaccio si era già consumato, e aveva consumato la strada mangiandola ai bordi. Al ritorno siamo stati costretti a percorrere la superstrada, perchè al buio, nelle ore serali, sarebbe stata una trappola mortale. Il territorio carnefice, dolce e amorevole di giorno, orco cattivo la notte.
In natura, le brutte coincidenze non esistono, non esiste neppure più la coincidenza Roccasecca-Cassino, ma un pullman sostitutivo del treno Regionale che non può più percorrere quel tratto di ferrovia a causa di una delle numerose frane mai “risolte”.
Raggiungo Ferentino da Sora. Un paesaggio lunare disegna nuovi orizzonti, un paesaggio semilunare, perchè quella cava che ha sbancato la collina, ora lascia una mezzaluna di collina. Si ridisegna lo skyline mentre gli eventi si ricalibrano sulla nostra pelle.

Titolo V in tema di ambiente e paesaggio.

Natura matrigna. Matrigna nella accezione più negativa, ostile, non amorevole. Eppure qualsiasi giudice tutelare avrebbe prescritto l’impugnazione per violenza, dichiarandoci figli illegittimi
Due strumenti importanti per la tutela dell’ambiente e del paesaggio, sono la Valutazione d’impatto e la valutazione del rischio. Ecco! Quello che dovremmo fare, e che dovrebbero fare le associazioni ambientaliste, analizzando la riforma del Titolo V in tema di ambiente e paesaggio, è prendere in considerazione questi due strumenti: rischio e impatto della "deforma", perchè è naturale che la riforma dell’art. 117, vedrà ridursi il campo di azione, locale e globale, delle associazioni, che ora si esplica su tre livelli: locale, regionale e nazionale. Con il solito modello pervasivo della semplificazione emergenziale, accade che si estenderà a larga parte delle infrastrutture, aeroporti, impianti energetici, porti e aeroporti, consentendo enormi colate di cemento, presidiate militarmente. Lo abbiamo già visto negli ultimi anni con la TAV e altre grandi opere, che lasciano intuire quale sarà lo scenario per i movimenti che non hanno alcun ruolo costituzionale, ma anche per quelle regioni “agguerrite” e battagliere.

Il nuovo art. 117 prevede l’eliminazione del ruolo e della titolarità di queste regioni che spesso sono un fondamentale interlocutore nelle battaglie ambientali che auspicano la salvaguardia economico sanitaria e ambientale e paesaggistica del territorio. Certo molte volte abbiamo assistito a interventi scellerati da parte di enti porvinciali o regionali sui nostri fiumi, le nostre coste e il territorio in generale, e ci sono state alcune regioni che non sono state proprio alfieri della tutela del territorio, ma la loro eliminazione dai tavoli negoziali quali garanzie ci dirà se il governo nazionale ha prodotto una delle semplificazioni più pericolose a cui abbiamo mai assistito: lo “Sblocca Italia”. Guarda caso, il decreto Sblocca Italia è stato dichiarato incostituzionale (sentenza n. 7 del 2016) proprio per le norme che non prevedono il coinvolgimento delle Regioni, violando gli articoli 117 e 118 della Costituzione sul riparto delle competenze tra Stato e Regioni medesime.

La riforma del Titolo V elimina la “leale collaborazione”

Lo Stato è stato assente nella organizzazione, finanziamento e funzionamento dei nostri parchi, perché con l’accentramento di potere dovrebbe intervenire?
La riforma rende semplicemente le grandi opere (autostrade, ferrovie ad alta velocità, trivellazioni, impianti petroliferi, inceneritori, gasdotti e rigassificatori saranno realizzati con minori incertezze) più facilmente realizzabili rendendo costituzionale ciò che non lo era.
Tra gli anni ’70 e ’90, il paese, si trovò ad affrontare un contenzionso cruciale. quello della conservazione della natura con lo strumento dei Parchi e delle Zone Umide di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar. il riparto di competenze su questi temi, richiese alla Corte Costituzionale, tramite numerose sentenze, uno sforzo di definizione importante( che ha gettato le basi di questa parte del diritto ambientale colmando un ritardo storico del nostro Paese), diminuì significativamente quando la legge quadro sulla aree Protette n. 394 del 1991, stabilì un chiaro riparto di competenze inquadrato in una cornice di leale collaborazione fra tutti i livelli dell’amministrazione pubblica nella tutela del “patrimonio naturale del Paese”. La riforma del Titolo V elimina la “leale collaborazione”, sostituendo un potere e controllo esclusivi dello Stato. Con la “clausola di supremazia, potrà intervenire nelle materie riservate alla legislazione esclusiva, e quando avverrà? Per il ponte sullo stretto, per un’opera per alla quale il geverno locale in carica si oppone, per un’expo? Un’olimpiade? Per i 12 inceneritori già previsti dallo Sblocca Italia?
In tema di ambiente e territorio, a differenza degli altri comparti dove si lamenta una inadeguatezza della legislazione, le leggi ci sono e sono piuttosto buone, è mancata finora la volontà di attuarle, cosa dovrebbe cambiare se oggi un governo "deforma" la Costituzione per aggirare quelle leggi piuttosto che applicarle? Per il mare, per esempio, il ruolo delle regioni è andato via via diminuendo, nonostante l’aggravarsi dell’inquiniamneto, della mancata gestione integrata delle coste, della pesca, ecc.
La tutela dell’ambiente non può non essere trasversale, e non a caso, anche le leggi più “stagionate” prevedevano piani costieri regionali o la legge 183 sul suolo prevedeva i piani di bacino e quella sui parchi, sia per quelli regionali che nazionali, piani ambientali che includessero anche la tutela paesaggistica.

 
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Un boato. Non è un tuono. 500 posti di lavoro a rischio!

azienda a fuoco in Piemonte 350 260di Loredana Ferri - Giorni difficili, giorni da non dimenticare.
Vi parlerò di fuoco, ma non del fuoco competitivo della torcia accesa da Muhammad Ali’ alle Olimpiadi ad Atlanta nel 1996. Questo fuoco è il frutto di quello che l’uomo è capace di fare su questa terra, bruciando boschi, donne indifese, e... api e piccole aziende.
Il paese in questione è un piccolo centro come tanti. Potrebbe esse del nord, del centro o del sud del mondo e la sua settimana e iniziata così: un fuoco improvviso è divampato su un furgone parcheggiato su una piazzetta. Dentro un carico di melari. Il fuoco ben presto è stato spento dai vigili ma, molte di quelle povere api sono morte e le sopravvissute volano libere lontano dagli uomini nel boschetto vicino all’accaduto e chissà, anche sul mio giardino!
Mentre guardavo inerme, ho pensato a quello che si dice riguardo alle api. Se si dovessero estinguere anche il mondo, si avvicinerà all’estinzione.

Ma, il mio racconto non finisce qui.

Sapete quel momento del dopo cena, quando abbiamo da poco sbattuto fuori dall’uscio i nostri problemi per poi riprenderli il giorno dopo. Seduti sul divano di casa in attesa del nostro programma preferito, la fetta di torta di mele è li, sul tavolino, pronta per essere gustata. Non resta alto che... abbassare la luce. A un tratto... un forte boato. La casa trema e i vetri vibrano. Volgo la testa verso la finestra e penso a un forte tuono. Da poco era appena terminato un acquazzone.
Ma ecco, un secondo boato, quello che ti fa alzare dal divano. Capisco che non è un tuono!
Allora, corro lungo il corridoio verso il balcone, quei boati provengono da lì. Mentre corro, susseguono altri boati. Una luce intensa intanto penetra tra le persiane. Il cuore inizia a battere forte e cominci a pensare di tutto anche l’improbabile: terrorismo, delinquenza locale...extraterrestri... la guerra!
Apro la porta finestra del balcone. La notte è ancora giovane e il cielo non si è ancora rabbuiato. All’orizzonte dietro le viti, i frutteti e gli orti, una nube gonfia e nera si alza pesante. Ai suoi piedi divampa aggressivo il rosso-arancio delle fiamme.
Guardo quello scenario ipnotizzata chiedendomi: cosa sta bruciando? Non si sentono le sirene dei pompieri perché, leggendo poco dopo le notizie che corrono veloci in rete, sono già sul posto prima dei boati. Un’azienda chimica è esplosa: 200 vigili per spegnere il fuoco. 14 feriti tra cui 7 vigili.
Alcune case e aziende vicine anno avuto anche loro danni ingenti. 500 posti di lavoro a rischio! (siamo in Piemonte ndr)
Durante la notte i vigili ci avvisano di non uscire di casa e chiudere le finestre.

Il giorno dopo, il paese passa dal fuoco all’acqua. Si abbatte un forte nubifragio allagando cantine e garage. Quella pioggia violenta mi ricorda che non è meno del fuoco della sera prima.
Non conosciamo il colpevole dei fatti accaduti ma di sicuro sono stati giorni difficili, giorni da non dimenticare.

 
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C'è il rischio di rifiuti nucleari in provincia?

rifiuti nucleari 350 260dal Deputato Luca Frusone del M5S: “Sull’eventualità di rifiuti nucleari in provincia, ho incontrato la Sogin per incardinare un percorso di trasparenza e confronto con i cittadini”
“In attesa che la lista dei siti potenzialmente idonei venga formalizzata, ho ritenuto opportuno incontrare i delegati della Sogin S.p.a. , la società di Stato responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Questo per dare un segnale importante sia ai politici locali che ai cittadini, perché purtroppo quando si parla di rifiuti nella nostra provincia, si opera sempre in totale assenza di trasparenza, nella completa disinformazione e alle spalle dei cittadini. È arrivato il momento di cambiare drasticamente questa tendenza, che ci ha portato nel disastro in cui siamo oggi, in tutti i settori.” – esordisce così il Deputato 5 Stelle Frusone che continua – “Non bisogna perseverare nell’errore e nell’ignoranza, la politica ha il dovere di informare correttamente i cittadini e mediare per il territorio, senza arrivare a situazioni a cui abbiamo assistito non poco tempo fa, con la questione dei rifiuti provenienti da Roma. In quell’occasione si è fatto di tutto per non informare i cittadini. Probabilmente perché, per l’ennesima volta, la priorità era capire bene come trarre guadagno dalla situazione che si stava delineando. Questo perché molto spesso la politica locale dietro a pseudo lotte affianco della popolazione, nasconde biechi interessi personali e forse sono proprio quelli a cui bisogna stare molto attenti, anche stavolta.” – e continua – “Abbiamo ora la possibilità di affrontare un percorso insieme, dove i cittadini possono avere voce. Possono muovere delle critiche e dire di no con cognizione, senza trovarsi davanti al fatto compiuto, come è sempre accaduto. A seguito infatti della formalizzazione dei siti idonei, che dovrebbe avvenire entro Luglio, i cittadini, associazioni e comitati potranno muovere le loro osservazioni alla Sogin, la quale ha preposto un periodo di campagna informativa e d’incontri sui territori, per confrontarsi con le persone e con i loro dubbi, più che legittimi, visto come sono state da sempre le politiche sul nostro territorio.” – e conclude – “Ho, inoltre, in programma una serie di visite ispettive, tra cui a Latina, dove c’è un deposito di rifiuti nucleari gestito dalla Sogin, questo per cercare d’informarmi ma soprattutto, informare al meglio i cittadini della provincia.”

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Legge di Stabilità: a rischio migliaia di posti

Susanna Camusso il 25 ottobre a S.Giovanni con un milione di lavoratorida rassegna.it - "Siamo molto preoccupati. Con le norme inserite nella legge di Stabilità che incidono sull'attuazione della riforma Delrio, c'è il concreto pericolo che nelle neonate province e nelle città metropolitane si abbiano decine di migliaia di posti di lavoro a rischio e che non siano rinnovati i contratti degli oltre 2000 precari attualmente occupati, bloccando, così, uffici e funzioni che il governo ritiene fondamentali". Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

"Gli ennesimi tagli lineari al sistema delle regioni e delle Autonomie Locali, i ritardi nel riordino delle funzioni oggi affidate alle province, con la conseguente ricollocazione delle persone che vi lavorano, l'immotivata riduzione della presenza dello Stato sul territorio, rischiano di creare un numero abnorme di esuberi tra il personale e di ingenerare un circolo vizioso che non potrà che mettere in ulteriore sofferenza l'occupazione in tutto il settore pubblico": prosegue il leader della Cgil.

"Come se ciò non bastasse, si aggiunge una normativa sbagliata e inefficace sulla mobilità del personale che il governo si è intestardito a portare avanti nonostante gli evidenti problemi di efficacia. Non certo quella 'mobilità' costruita a seguito di un importante Protocollo firmato nel 2013 dal governo, dalle regioni, dai comuni, dalle province e dalle organizzazioni sindacali, che ha reso possibile il varo della riforma e che oggi è parte della Legge 56, bensì quella definita a seguito di altri provvedimenti assunti da questo governo con il decreto Madia e con il ddl di riforma della PA che si abbatteranno fino a bloccarla sull'attuazione della legge Delrio": aggiunge Camusso

"Non solo, il mancato rinnovo, o meglio la mancata assunzione in pianta stabile dei 2000 precari che lavorano nelle province, bloccherà uffici e funzioni, quali i Centri per l'Impiego. Questi ultimi, ritenuti dallo stesso governo fondamentali, al punto tale da averne previsto la riorganizzazione nel Jobs Act e di avergli affidato la Garanzia Giovani. Il governo, dunque, si deve rendere conto che a questo punto è necessario il confronto con le organizzazioni sindacali e l'attuazione vera e trasparente della Legge Delrio e degli accordi che ne permettono l'applicazione", conclude il segretario generale della Cgil.

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Il capitalismo predatorio, un rischio per l’Europa

Kees van der Pijl 350-260di Thomas Fazi da sbilanciamoci.info - Intervista a Kees van der Pijl:

«Siamo passati da una forma di capitalismo ancora interessato ai processi di accumulazione reali, ad un capitalismo puramente speculativo ed estremamente finanziarizzato»
Il conflitto ucraino non è solo il frutto di una crescente tensione tra Occidente e Russia. Esso riflette anche una crescente tensione interna all'Occidente, tra Stati Uniti e «vecchia Europa», in cui il tentativo dei primi di mantenere il continente saldamente assoggettato alla propria strategia economico-militare (un esempio su tutti: il fatto che l'adesione delle ex repubbliche sovietiche all'Ue è di fatto condizionale all'adesione alla Nato) si scontra con un'influenza economica e militare in declino e con la crescente ambizione di paesi come Francia e Germania di esercitare una maggiore autonomia in politica estera (ma non solo). Questo scontro, a sua volta, è l'espressione di una politica che, su entrambe le sponde dell'Atlantico, è sempre più asservita agli interessi del grande capitale, il quale ha bisogno di uno stato di «conflitto e destabilizzazione permanente» per portare a termine i suoi obiettivi: l'accaparramento di risorse e materie prime sempre più rare (all'estero) e il saccheggio della cosa pubblica (in casa). Di questo e altro abbiamo parlato con Kees Van Der Pijl, professore di relazioni internazionali all'Università del Sussex.
 
Professore, lei sostiene che stiamo attraversando una fase inedita del capitalismo. Quali sono le sue caratteristiche principali?
Nel corso degli anni novanta abbiamo assistito a una serie di mutazioni molto profonde. In ambito economico siamo passati da una forma di capitalismo interessato ancora ai processi di accumulazione reali ad un capitalismo puramente speculativo ed estremamente finanziarizzato che si nutre di enormi bolle destinate inevitabilmente a scoppiare.
Uno dei principali fautori di questa forma di capitalismo speculativo è stato Alan Greenspan, governatore della Federal Reserve tra il 1987 e il 2006, che difatti nel corso degli anni novanta ha inaugurato quella politica di «welfare per i ricchi» a cui abbiamo assistito in seguito alla crisi del 2007-8, in cui lo stato, per mezzo di enormi iniezioni di denaro pubblico, si fa carico di tenere in piedi e di «rimpolpare» il sistema finanziario in seguito allo scoppio di ogni bolla. Uno dei problemi del capitalismo speculativo è che tende ad arricchire solo una piccolissima percentuale della popolazione: allo scoppio di ogni bolla le classi medio-basse si impoveriscono sempre di più, mentre gli ultra-ricchi diventano sempre più ricchi. In questo senso è una forma di capitalismo che tende inevitabilmente all'oligarchia. L'altro aspetto della mutazione che è avvenuta ha riguardato invece la sfera geopolitica: il crollo dell'Unione Sovietica ha trasformato gli Usa nell'unica superpotenza al mondo, facendo venire meno la «stabilità» offerta dai due blocchi e inaugurando un'era di «conflitto permanente» che a sua volta beneficia unicamente l'oligarchia del complesso militare-industriale, o quello che potremmo chiamare «il partito della guerra». E ora, di fronte alla crescente incapacità degli Stati Uniti da agire da super-stato ombrello come in passato (anche in Europa), i focolai di conflitto si stanno moltiplicando.
 
Lei sostiene che in questa fase è il ruolo stesso dello stato, nell'accezione liberal-democratica del termine, a venire meno e a "disintegrarsi" .
Assolutamente. Storicamente nelle democrazie occidentali il ruolo dello stato è sempre stato quello di mediare, di trovare una coerenza tra i vari interessi economici, di classe, ecc. che attraversano la società. In un contesto sempre più oligarchico come quello in cui ci troviamo oggi, però, in cui una piccolissima minoranza detiene un potere economico spropositato, lo stato non è più in grado di mediare tra le varie «fazioni» e finisce per diventare asservita unicamente agli interessi nudi e crudi della classe dominante, che non è più obbligata a trovare un compromesso all'interno dell'arena politica. In sostanza, lo stato perde la sua coerenza e comincia a «disintegrarsi». Questo è senz'altro vero negli Usa, come dimostra l'incoerenza di Obama in politica estera. Ma è un discorso che vale anche per l'Europa, dove è sempre meno chiaro quali siano le funzioni esercitate a livello europeo e quali quelle esercitate a livello nazionale. Questo è un classico esempio di incoerenza, di cui le élite possono facilmente approfittarsi per imporre la propria visione senza dover passare per il processo democratico. Nel medio termine una politica di questo tipo ha un effetto estremamente destabilizzante per i processi democratici, e nel caso specifico dell'Europa sta portando a una serie di spinte centrifughe (Scozia, Catalogna, ecc.) che rischiano seriamente di far implodere il processo di integrazione europeo.
 
Lei traccia una legame tra i processi di disgregazione europea in corso e l'involuzione autoritaria dell'Ue, a sua volta - sostiene - una conseguenza inevitabile del modello di capitalismo predatorio dominante.
Sì, il caso europeo è particolarmente preoccupante, perché assistiamo a un'involuzione autoritaria non solo a livello nazionale - poiché le élite politiche non sono più in grado di mediare tra gli interessi delle varie classi, come dicevo prima - ma anche a livello sovranazionale, in cui l'Ue è sempre più incapace di mediare tra gli interessi dei vari stati e si fa garante unicamente degli interessi degli stati dominanti e del grande capitale finanziario, assumendo dei tratti sempre più autoritari. Molto si è parlato, infatti, dell'apparato di sorveglianza estremamente pervasivo, facente capo all'Nsa statunitense, portato alla luce da Snowden. Ma la realtà è che tutti governi europei erano - e continuano senz'altro ad essere - complici del programma di sorveglianza americano. A questo poi bisogna aggiungere la crescente incapacità degli Stati Uniti di agire da "collante" e da stabilizzatore politico nel continente. Questo sta determinando una situazione in cui i cittadini si sentono sempre meno rappresentati dalle élite politiche nazionale, ma soprattutto dall'establishment politico europeo. L'acuirsi delle tendenze nazionaliste, regionaliste ed anti-europee e l'ascesa di movimenti populisti e neofascisti in tutta Europa si può in buona parte imputare a questa dinamica.
 
Che ruolo ha giocato la crisi economica e finanziaria in questo processo in Europa?
La crisi del 2007-8 ha drammaticamente accelerato queste tendenze già in corso. Mascherandosi dietro al mantra delle riforme strutturali, del consolidamento fiscale, ecc., le autorità politiche europee hanno di fatto implementato una serie di politiche finalizzate unicamente a perpetuare e a rafforzare l'attuale modello di capitalismo predatorio, che sta determinando un trasferimento di ricchezza dal basso verso l'alto senza precedenti. Come dicevo prima, è un capitalismo che non punta più a rilanciare il processo di accumulazione. Il tasso di investimento è ai minimi storici. L'infrastruttura energetica di molti paesi europei è vicina al collasso. L'obbiettivo non è rimettere soldi nel sistema ma sottrarli ad esso, per esempio saccheggiando le infrastrutture pubbliche esistenti attraverso i processi di privatizzazione.
 
Questa forma estrema di capitalismo predatorio non rischia di mettere a rischio la tenuta stessa del sistema?
Il processo di concentrazione di ricchezza in corso determinerà tensioni sociali e politiche che il sistema politico farà sempre più fatica a gestire. La risposta iniziale sarà un'involuzione autoritaria e repressiva sempre più forte, un fenomeno a cui stiamo assistendo anche in Europa. Ma prima o poi il sistema - e con esso il processo di integrazione europea - è destinato a implodere. Questo potrebbe avvenire per cause endogene - l'elezione di un partito anti-europeo in un grande paese europeo (la Francia è il candidato più ovvio in questo momento), il moltiplicarsi delle spinte centrifughe, ecc. - o per cause esogene, come per esempio un'altra grande crisi finanziaria, che considero inevitabile. Nel breve termine questo darà luogo a una situazione di grande instabilità. Ma nel medio termine credo che assisteremo a una profonda riforma del capitalismo, in cui le autorità politiche si vedranno costrette a riprendere in mano le redini dell'economia per frenare gli eccessi dei mercati. Di fatto assisteremo a una ripubblicizzazione e ri-democratizzazione dell'economia. E forse alla ripresa del processo di integrazione europeo su basi radicalmente diverse.

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Il rischio di prendere lucciole per lanterne

partito-democratico bandiere 350di Stefano Vona da http://cantieridemocratici.wordpress.com/ July 12, 2014 Non rischiare di confondere l'alba con il tramonto (By cantieridemocratici)
Siamo sicuri che quanto si scorge all'orizzonte della nuova Segreteria targata Costanzo sia davvero il nuovo? Non si rischia di confondere un'alba col tramonto?
primarie-pdDopo il disastro del Tesseramento PD 2013 (denunce di brogli, sospensione del Congresso provinciale a causa dell'autosospensione dei candidati alla Segreteria, stop dei Congressi di ben 38 Circoli con la conseguente mancata certificazione dell'Anagrafe degli iscritti 2013 e la successiva Celebrazione del congresso Provinciale senza base elettorale) è ora di voltare pagina. A Frosinone lo si può fare con le primarie per l'elezione del Segretario di Circolo. Un'idea che ho lanciato ieri sera ( venerdì 11 luglio) durante l'Assemblea di Circolo della Città Capoluogo e che ha ricevuto un discreto consenso. Le primarie, se ben preparate, possono essere un'occasione per il coinvolgimento della Città in una discussione che diversamente, si consumerebbe tutta dentro le mura della Federazione attraverso l'ennesima sterile, inutile e dannosa conta di iscritti tra mozioni e i loro capi bastone. A fronte di un impoverimento molto forte della comunità, delle famiglie, della possibilità di trovare lavoro, delle risorse pubbliche, della sanità e dell'istruzione, occorre utilizzare la ricchezza che possediamo, ossia le nostre intelligenze e la volontà di partecipare attivamente. Per questo occorre porsi all'ascolto, farsi sentire solo dopo aver udito e fatto proprie le necessità del territorio e della cittadinanza, arrivando a dare risposte concrete dopo aver condiviso un percorso. Dunque le Primarie anche per l'elezione di Circolo: a chiederlo è il nuovo corso avviato da Matteo Renzi e il rinnovamento della politica. Non condivido l'idea che circola nella Federazione Provinciale di Frosinone di aprire il Tesseramento 2014 e chiuderlo in poche settimane per la celebrazione del Congresso: significherebbe, ancora una volta, dare il via ad una corsa al tesseramento non come atto di adesione ad un progetto politico ma semplicemente come l'ennesima conta che non si accompagna, come direbbe Mino Martinazzoli, "ad un vero consenso costruttivo ma nasconde piuttosto un'offerta di comando e un disperato bisogno di obbedienza". Che il Tesseramento 2014 si apra e si chiuda il 31 dicembre, indipendentemente dal Congresso: quale migliore occasione delle Primarie per l'adesione al progetto politico e amministrativo del PD frusinate? (Stefano Vona)

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