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Sora. 99milioni per rimediare ad un grave errore

  • Pubblicato in Partiti

ospedalesora 350 260 minOspedale di Sora, 99milioni di euro stanziati per rimediare ad un grave errore. Il nosocomio non doveva essere costruito in quell’area che è pericolosissima.

Negli anni ’70 si opposero al progetto SOLTANTO i Comunisti. Avevamo ragione!

Sora, 05.01.2019 – In questi giorni in tanti esultano per i 99 milioni di euro stanziati per l’ospedale SS. Trinità di Sora. Addirittura politici di entrambi gli schieramenti fanno a gara per prendersi i meriti relativi allo stanziamento. Peccato che nessuno ricordi la storia, quella vera. Ve la ricordiamo noi.

L’Ospedale volsco è ubicato in una zona sismica, classificata ad alto rischio! SOLTANTO i Comunisti già dagli anni ’70 si opposero alla sciagurata progettazione in quanto sbagliata e pericolosa. Ma i democristiani preferirono speculare!

Oggi, qualche generazione più avanti fatta anche di figli e figliocci di democristiani della prima ora che proprio benedirono la follia dell’ospedale costruito a San Marciano, ci viene a dire che tutto va bene e che dobbiamoPRC - Ospedale di Sora festeggiare perché piovono milioni per il nostro nosocomio. A loro e poi a tutta la cittadinanza va detta la verità: costruire un ospedale in zona altamente sismica è stato un grave errore, che paghiamo ancora a caro prezzo.

Pensate soltanto a quanto sia difficoltoso accedere alla collina di San Marciano; pensate alla struttura simil labirinto che è stata realizzata. Un ospedale che si possa definire Ospedale, è un’altra cosa. Questo noi lo chiamiamo, da sempre, spreco. Questo noi lo chiamiamo, da sempre, sperpero di danaro pubblico. Noi conosciamo la storia e la ricordiamo. I Comunisti avevano ragione, peccato solo che di ragione a volte si può morire, così proprio come sta succedendo alla nostra amata Sora.

Il segretario Prc -Provincia di Frosinone

Paolo Ceccano

Il segretario Prc – Circolo di Sora

Giuseppe Di Pede

 

Inviato da Irene Mizzoni

Clicca sulla locandina a destra per ingrandirla

 

 

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ASL: annunci clamorosi e realtà drammatiche

sanità malasanità 350 260Francesco Notarcola* 19 novembre 2018 - IL Presidente della Regione Lazio ha annunciato, nei giorni scorsi, che la Asl di Frosinone assumerà 1076 persone ( medici, infermieri, operatori socio sanitari, ecc.), entro il 2020. Se sono rose fioriranno. Intanto sarebbe opportuno conoscere il numero dei dipendenti che sono andati in pensione in questi 6 anni di governo Zingaretti e di quanti se ne andranno entro il 2020. Quindi i nuovi assunti non saranno in più ma andranno a sostituire, a malapena, il personale pensionato e pensionabile. Dal dicembre 2013 al 30 settembre del 2016 i pensionamenti sono stati 439. Quanti da questa data ad oggi? Una cosa è certa: oggi i dipendenti asl sono 3789 di cui 280 a tempo determinato. A dicembre 2013 erano 3948 di cui 257 a t.d., cioè 159 in più rispetto agli attuali

Inoltre sarebbe anche necessario far conoscere alla pubblica opinione di questa provincia se l’assunzione così clamorosamente annunciata ci permetterà: a) di superare l’ organizzazione sanitaria provinciale caotica e inefficiente; b) di recuperare la grande mole delle attività sanitarie ed amministrative “appaltate”; c) di elevare la qualità delle prestazioni con la creazione di unità cliniche e chirurgiche di eccellenza; d) di costruire collegamenti organizzati con i centri di ricerca della Capitale; e) di organizzare l’interscambio di esperienze e di lavoro con le UOC- Centri di eccellenza della Regione.

Di annunci clamorosi e di impegni assunti da parte del Presidente Zingaretti ne conosciamo altri. Purtroppo per noi, essi si sono rivelati parole al vento. Ci riferiamo al polo oncologico di Sora che doveva essere uno dei migliori della Regione, ai 120 posti letto in più al Gemma >De Bosis di Cassino, all’ ospedale FABRIZIO Spaziani del Capoluogo, che dal 2016 doveva incominciare a trasformarsi in DEA di 2° livello, Atto aziendale dell’epoca Mastrobuono, approvato dalla Conferenza dei sindaci, solo a tale condizione. Atto condiviso e partecipato dai consiglieri regionali di allora( Bianchi – Buschini - ) e dal Presidente Zingaretti.
I risultati li conosciamo tutti e la realtà continua ad essere questa. Il reparto di chirurgia (UOC) dello “Spaziani” è ancora, dopo un anno e mezzo, senza ecografo. E questo fatto ha comportato e comporta sperpero enorme di danaro e impedisce cure mirate e tempestive, mentre al reparto di medicina(UOC) è ancora in funzione un ecografo fuori da ogni protocollo. Un ospedale, quello del Capoluogo dove non esiste la possibilità di eseguire una Gastroscopia Endoscopica Percutanea (PEG) e dove, per fare un intervento di cataratta bisogna aspettare circa 9 mesi.
Un ospedale che doveva essere di 2° livello che è sprovvisto di carta igienica e di sapone nei bagni, che non ha un punto di ristoro e una biblioteca, in preda, da tempo, al caos ed al degrado organizzativo.

Il “ Fabrizio Spaziani” conosce ormai il punto più basso. Il CUP non accetta più le prenotazioni per il reparto radiologico per gli esami diagnostici per immagine ( Moc, ecografie, tac e risonanza magnetica). I pazienti debbono spostarsi altrove (Cassino – Sora Pontecorvo, ecc. ) Se si considerano le spese di viaggio ed il ticket da pagare, ad un cittadino di Frosinone e dintorni conviene rivolgersi al privato. Ecco come si opera a favore della sanità privata e si distrugge la sanità pubblica e la fiducia dei cittadini in essa.
Tutto accade perché, dopo il pensionamento del primario sono stati trasferiti altrove 4 medici. Inoltre è stato trasferito anche quel NUCLEO (Macchinari e personale) di radiologia che operava al piano terreno della palazzina Q della ASL in via Fabi. Non aveva tempi di attesa e necessità di prenotazione

Nei disagi e nelle sofferenze quotidiane dei cittadini, trova riscontro il fallimento di quel progetto per l’abbattimento dei tempi di attesa deliberato il 4 ottobre scorso, contestato da tanti.


Frosinone 19 novembre 2018- *Francesco Notarcola – Coordinatore di Cittadinanzattiva TDM

 

 

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Anagni scrive a Zingaretti e Macchitella

Anagni Ospedale 350 260Il Comitato “Salviamo l’ Ospedale di Anagni” - Lettera aperta al Commissario straordinario della ASL di Frosinone e al Presidente Zingaretti.

La chiusura del Punto di Primo Intervento, presso l'ex Ospedale di Anagni, deliberata in data 25 giugno 2018 dall’ Azienda ASL e firmata dal Commissario Luigi Macchitella con i pareri favorevoli del Direttore Amministrativo Vincenzo Brusca e del Direttore sanitario Eleuterio D’Ambrosio, segna un ulteriore aggravamento della situazione sanitaria di Anagni e dei Comuni limitrofi e sancisce, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, l’inaffidabilità delle dichiarazioni rilasciate da Macchitella all’ex sindaco Bassetta sul mantenimento dell’attività del Punto di Primo Intervento.
Ma, cosa ancora più grave, questa decisione evidenzia il disprezzo delle indicazioni contenute nell’Atto Aziendale 2017 che stabilisce la presenza nella provincia di tre poli ospedalieri, tra i quali quello di Frosinone, Anagni e Alatri.
Come dire che lorsi gnori non temono nemmeno di smentire se stessi, approvano e rinnegano documenti di programmazione, come l’Atto Aziendale, che ha valore di legge.
I motivi di queste decisioni sfuggono non soltanto alla logica comune ma ad ogni visione di pianificazione organizzativa di un’Azienda pubblica che miri all’efficiente funzionamento della Sanità territoriale che, invece, si vuole degradare e smantellare con manovre incomprensibili per il semplice buon senso e con decisioni ispirate spesso da motivi politici e campanilistici, che contrastano con l’ obiettivo della presenza degli indispensabili servizi sanitari nel territorio.

Grandi responsabilità ha anche e soprattutto la Regione, alla quale si chiede con forza di intervenire per “spoliticizzare” le ASL e ripristinare livelli di Sanità conformi a quelli nazionali.
Se fosse necessaria una prova tangibile dell’obiettivo declassamento perseguito per lasciar morire ogni forma di assistenza sanitaria pubblica ad Anagni e nel territorio, questa prova è palesemente rintracciabile nel funzionamento a scartamento ridotto che penalizza l’utilizzo del Mammografo ad alta tecnologia per la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore della mammella, disponibile nel nostro ex-Ospedale, ma privo del personale necessario per la sua regolare operatività.

Ai cittadini va ricordato che questa apparecchiatura è stata acquistata da BancAnagni, con il contributo dell’ azienda Boccadamo, di privati cittadini e del Comune di Anagni.

Va ricordato, altresì, che in molte occasioni i responsabili politici della Sanità locale e regionale hanno parlato e straparlato dell’importante problema della prevenzione, con toni di propaganda e nessun fatto concreto se non l’apertura di risibili ed inutili strutture, pagate con i soldi dei contribuenti.

Ora Anagni ha il nuovo Sindaco, Daniele Natalia, che ha ribadito il suo impegno prioritario per restituire ai cittadini un servizio sanitario per l’urgenza e l’emergenza che dia nella riapertura del Pronto Soccorso, un segnale qualificante di un’autentica svolta politica e amministrativa.
Per il raggiungimento di questo obiettivo il Sindaco deve puntare sul coordinamento dei sindaci del territorio per concordare con urgenza una proposta da portare ai vertici aziendali e regionali.

Natalia potrà contare con certezza sul consenso compatto degli anagnini, che lo attendono alla prova dei fatti.

Il Comitato “Salviamo l’ Ospedale di Anagni”

Anagni, 28 giugno 2018

Per info telefonare al n.: 3930723990.
mail: .
Per aggiornamenti: www.anagniviva.org
www.dirittoallasalute.com
http://anagniscuolafutura.blogspot.it/

Comunicato stampa del giorno 28 giugno 2018

 

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C'è il neurochirurgo ma non il reparto di neurochirurgia

  • Pubblicato in Sanità

FROSINONE ASL 350 260da L'Inchiesta quotidiano del 7 giugno '18 - La Asl di Frosinone ai mass media dichiara: "Attivato il primo reparto di Neurochirurgia (Uoc), con otto posti letto, nell'Ospedale 'Fabrizio Spaziani' di Frosinone, di cui è direttore di ruolo il Dott. Giancarlo D'Andrea". Fumo negli occhi ai cittadini utenti e infondatezze abissali - c'è il Direttore della Unità Operativa Complessa ma non c'è traccia, né di posti letto, né di Uoc»: a dichiararlo la Ugl sanità con la segretaria provinciale Rosa Roccatani.

«Incominciamo con il chiedere dove, da quando e in quale planimetria dell'ospedale di Frosinone sarebbe ubicato il reparto di Neurochirurgia - attacca Roccatani -; quale e quanto personale dedicato impegna. Ovvero, se per la funzionalità dell'Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia, oltre al Primario di recente nomina, sia stato mai attivato il relativo e dedicato reparto, quale equipe medica specializzata nella disciplina di neurochirurgia collabora con il Pri-mario incaricato nell'attività chirurgica, se per l'attività chirurgica vi sia una sala operatoria corredata».
Oppure - annota, sempre la sindacalista Ugl -, «se è vero come è vero, che:
1. il Professionista per gli interventi chirurgici deve avvalersi della collaborazione di medici di diversa disciplina;
2. la degenza post - operatoria dei pazienti ha luogo m reparti dissimili alla branca specialistica in posti letto occasionalmente liberi;
3. il decorso post - operatorio dei pazienti avviene sotto la sorveglianza medica di altra disciplina».

A conferma di quanto scritto, Roccatani esibisce la nota del 27/04/2018 di alcuni medici indrizzata a vari organi dirigenziali, «i quali trovatisi nel reparto di appartenenza degenti in situazione post/operatoria di diversa disciplina, ai fini di autotutela, a giusta ragione, declinano ogni responsabilità professionale e conseguenze medico legale. Diffidando altresì gli stessi dal proseguire a ricoverare pazienti non afferenti il loro reparto, in assenza di medici specialisti in Neurochirurgia h24 e Maxillo Facciale. E già, perché non è solo la neurochirurgia priva di reparto, anche il Maxillo Facciale a cui si aggiunge Unità Operativa Complessa Otorinolaringoiatria».

La Asl infatti - sottolinea Roccatani -, «mentre accelera i tempi nel conferire gli incarichi: di Responsabile della Uosd (Unità Operativa
Semplice Dipartimentale) allo Specialista Maxillo Facciale; di Direttore della Uoc (Unità Operativa Complessa) allo specialista Neuro-
chirurgo; di Direttore della Uoc Orl (Otorinolaringoiatria), non si preoccupa affatto, di assumere personale e Dirigenti Medici Specia
listi attinenti le discipline, né di attivare i relativi reparti».
Verosimilmente, «la dotazione degli unici 6 posti letto di Week Surgery (ORL), fantasiosamente diventano Uoc Otorinolaringoiatria - Uoc NeuroChirurgia, se la circostanza lo richiede, anche di Maxillo Facciale. Dunque cara Asi (limitandoci al solo incarico del Neurochi¬rurgo che non si differenzia affatto da quello dell'Orl, anzi!) a prescindere dall'insolita procedura che ha portato al conferimento dell'incarico di Direttore della Uoc lo specialista Neurochirurgo:
a) Prima ancora della istituzione della Uoc di Neurochimrgia, la Regione Lazio con Decreto U00071 del 07.03.2017, concede la deroga per il conferimento dell'incarico di Direttore della UOC di Neurochirurgia;
b) l'Atto Aziendale che istituisce la Uoc di Neurochirurgia, viene proposto dalla Asl l'11 luglio 2017, approvato dalla Regione Lazio il 3 agosto 2017 è pubblicato sul BURL n.63 08.08.2017;
C) Immediatamente dopo, esattamente il 10 agosto 2017, la Asl indice l'avviso pubblico per il conferimento dell'incarico di Uoc Neurochirurgia, senza preoccuparsi di attivare realmente/concretamente il previsto reparto;
d) Con delibera n. N.578 del 13.03.2018 la Asi di Frosinone conferisce l'incarico di Direttore della UOC di Neurochirurgia».

La Ugl sanità - tira le somme la segretaria Roccatani - «non è affatto avversa all'istituzione di una sanità eccellente sul territorio da tempo devastata, anzi, contrariamente a quanto si pensa, elogia e dà il benvenuto al dott. Giancarlo D'Andrea, ciò che non ci appassiona però sono le infondatezze della Asl, che irritano e non poco, soprattutto perché c'è di mezzo la salute dei malati - rischio clinico da eventi avversi, che innegabilmente ricadono sui professionisti addetti. Detto ciò, anteposto che la presa m giro non ci entusiasma, la Ugl chiede, che con la stessa celerità degli incarichi conferiti, la Asl attivi concretamente anche i reparti - assuma personale dedicato e medici specialisti nella disciplina, perché sia garantita ai professionisti l'irrinunciabile sicurezza».

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I 40 anni della legge Basaglia

leggebasaglia 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - Quando Basaglia chiese a un suo collega inglese cosa fosse una istituzione, questo, un po’ perplesso dalla banalità della sua domanda fece cenno, allargando le mani, che l’istituzione era quel luogo in cui si trovavano loro due, un manicomio, loro due erano l’istituzione. E allora Basaglia capì che se loro due avessero fatto discorsi di apertura, quella sarebbe stata l’istituzione, se fossero stati discorsi di chiusura, anche quella sarebbe stata l’istituzione. Così convinto che la “follia” fosse presente in ognuno di noi come la “ragione” e che fossero le condizioni personali, ambientali, sociali, a far emergere un comportamento favorevole, e dunque ragionevole o uno folle, Basaglia pensava che il luogo “manicomio” fosse un carcere. E la prima volta che vi entrò da studente di medicina pensò di sentire lo stesso fetore di “merda” che aveva sentito entrando in un carcere, dove era stato internato per le sue lotte al fascismo. Quella istituzione era assurda e serviva solo a chi veniva pagato per tenerla in piedi.

L’unico modo di affrontare la malattia mentale, era quello di incontrarla fuori da quella istituzione, che non era solo il manicomio ma il nostro bisogno di etichettare e codificare qualsiasi cosa, “pazzo”, “maniaco”, “disturbato”. Non è mai stato tanto attuale come oggi, questo pensiero, questa urgenza di fissare ruoli addosso alla gente e cucirli a filo talmente stretto da distruggere le vite delle persone o da lavarsi le mani da qualsiasi intervento.
Quante sono state le persone e soprattutto le donne , non parlo delle donne del medioevo, “curate” con elettroschock magari solo per le loro idee ribelli.Durante il Ventennio fascista, i manicomi si riempirono di donne accusate di essere libertine, indocili, irose, smorfiose o, soprattutto, madri snaturate.
Il manicomio non serve a curare le malattie mentali ma a distruggere il paziente.

Era circa il 2000 quando all’Aquila furono ritrovate decine di lastre fotografiche che ritraevano gli “internati” del manicomio di Collemaggio, nudi e magrissimi come gli internati di un lager. Fu un ritrovamento scioccante ma non avrebbe dovuto meravigliarci se pensiamo come venivano tenuti gli anziani, nei centri pubblici, ospedalieri, trenta anni fa. Ci portavano regolarmente a farvi visita, le maestre delle scuole elementari, magari a Natale o per le ricorrenze. Ricordo un odore pungente, e ricordo chi non si faceva problemi a maltrattarli neppure dinanzi ai bambini e alla loro maestra. A che punto siamo oggi? La società è ancora lontana da accettare un disagio mentale come qualsiasi altro disagio, a trattare la malattia mentale, come qualsiasi altra patologia, tanto da “isolare” i soggetti “disturbati”.
sono tanto i centri che hanno fatto resistenza alla legge che prevedeva di costruire in alternativa ai manicomi servizi territoriali e strutture alternative, , rimanendo aperti fino agli ultimi anni ’90.

Ma noi oggi siamo capaci di uscire dall’ISTITUZIONE” per guardare la malattia mentale? E le istituzioni sono in grado di entrare dentro il problema?
Sono troppe le famiglie abbandonate nella loro sofferenza, per la mancanza di strumenti, di disponibilità economica, di assistenza, di diritti a tutte queste cose, L’uomo fisicamente disabile, come quello anche psichico, è un essere umano da assistere, un essere umano che ha una propria potenzialità, una propria capacità ed una dignità uguale a quella di tutti i cittadini, la cui intrinseca aspirazione ( ce lo auguriamo che ritorni) alla piena libertà ed indipendenza.
Perfino Papa Francesco con il tono “conciliante” ma coraggioso, è stati di pungolo nel quadro politico sociale per quanto concerne la problematica della sofferenza psichica.

Ma le istituzioni sembrano essere “sorde” all’urgenza di qualsiasi intervento e si continua a morire anche solo di solitudine e indifferenza. L’odore di “merda” di cui parlava Basaglia, è ancora nell’aria.

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Medicina di base. Pur tra mille problemi è il futuro

medicinadibase 350 260di Giuliano Fabi - La medicina di base, un futuro tra mille problemi.
La medicina di base come si sa è il primo baluardo della sanità sul territorio e la figura del medico di famiglia un po’ ce la invidiano e un po’ provano ad imitarla all’estero. Il suo punto di forza è la gratuita, la distribuzione capillare, la facilità di accesso e la scelta che viene fatta in base alla fiducia e che puo essere revocata dal cittadino in qualsiasi momento senza problemi. Risulta essere la figura più gradita nel servizio sanitario nazionale.

Specie nelle piccola comunità questa figura rappresenta un pilastro fondamentale della prevenzione essendo presente contesto ambientale, una conoscenza di lungo corso della persona e del suo contesto familiare, una sentinella per problemi emergenti e per le problematiche sociali e contribuisce al fatto che da noi nessuno viene lasciato solo. Tuttavia le leggi che man mano si sono sovrapposte, di fatto, danno a questa figura, nata per fare diagnosi, cura e prevenzione compiti burocratici notevoli e responsabilità che si sovrappongono ai compiti già impregnativi del medico.

Anche qui si assiste a un invecchiamento della categoria e nei prossimi 10 anni in Italia, andranno in pensione 33.000 su 45.000 medici di base, mentre ne verranno formati nei famosi corsi triennali non più di 10 000. Ci sarà una forte carenza e alcune regioni stanno reagendo elevando il massimale da 1500 a 1800. Errore clamoroso perchè già il sovraccarico di lavoro del medico di base è eccessivo, le lunghe code negli ambulatori a volte per il semplice rinnovo di una prescrizione sono note, e il maggior carico di lavoro andrà a scapito della qualità della assistenza. Si renderà necessario ridurre i compiti burocratici che risultano innaturali e mi riferisco alla attività certificativa, e dotare gli studi stessi singoli o associati di personale appositamente addestrato.

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Invecchiare sano per sè stessi e per la collettività

Splendida Jane Fonda 80 anni minDr. Giuliano Fabi - L‘offerta di tecnologie e farmaci sempre più efficaci ma sempre più costosi (si pensi ai nuovi farmaci antitumorali, antiepatiti ecc) hanno due effetti: uno positivo perché contribuiscono all’aumento della speranza di vita e l’altro negativo perchè mettono a dura prova i bilanci dei sistemi pubblici di sanità. A ciò aggiungiamo il decadimento dello stile di vita, stress, sedentarietà e alimentazione scorretta che favorisco lo sviluppo di malattie croniche quali obesità, ipertensione, osteoporosi dislipidemia e altro anche nei giovani e richiedono trattamenti,non risolutivi che devono essere continuati per tutta la vita, con costi esorbitanti.

Eppure sono malattie prevenibili nella gran parte dei casi. La pubblicità ,la spinta verso la privatizzazione e la commercializzazione della medicina che tende a percorrere la via degli interventi più redditizi indipendentemente dalla loro utilità, la medicina difensiva, il ricorso ad informazioni sul web, sono altrettante sollecitazioni che rendono la domanda di assistenza medica inarrestabile, con costi che il SSN avrà forti à difficoltà a sostenere. Intanto viviamo sulla nostra pelle una forte riduzione delle prestazioni gratuite e la sostenibilità del Servizio Sanitario pubblico sarà sempre più a rischio.

L’educazione sanitaria quindi è la strada da percorrere rendendo consapevole il cittadino del fatto che il web non è vangelo e il privato non sempre è bello. Bisognerebbe poi mettere un limite alla pubblicità che sollecita la richiesta di risarcimento per presunti errori medici e mettere i medici di condizione di operare con maggiore tranquillità, ma soprattutto informare il cittadino sulle malattie prevenibili e renderlo consapevole che si può “invecchiare sano”. L’alimentazione sana e moderata, l’attività fisica, il miglioramento dell’aria e dell’ambiente, a cui tutti possiamo contribuire, e l’abolizione del fumo di sigaretta, sono fattori importanti per invecchiare bene, ma la prevenzione delle malattie croniche prevede campagne di lunga prospettiva che non danno risultato nell’immediato e la politica se ne disinteressa.

La politica in realtà è attentissima nel prevenire le crisi acute, vedi la mucca pazza, l’aviaria, l’ebola, le tossinfezioni alimentari, le meningiti, il morbillo ecc. su cui fa scattare e diciamo, per fortuna, attenti cordoni sanitari, ma non è altrettanto attenta a attivare cordoni sanitari sulle patologie croniche, per cui, è responsabilità individuale “invecchiare sano” non solo per se stessi, ma anche per la collettività.

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Case della salute: buone intenzioni e realtà

Ferentino casa salutedi Giuliano Fabi - Le case della salute tra buone intenzioni e realtà. Sono strutture intermedie tra territorio e ospedale, nella misura di una ogni 25 mila abitanti per coprire quello spazio tra medicina di base e ospedale che una volta era occupato dai poliambulatori delle ex mutue. Si tratta di una già esistente Unita di Cure Primarie, già resa operativa dai medici di base chiamati ad assicurare una presenza attiva di 10 ore per una fascia oraria dalle 8 alle 20, a cui si aggiungono una serie di servizi in grado di soddisfare la domanda delle prestazioni tra le più richieste nelle nostre periferie.

Un esempio ci viene dalla già operativa Casa della salute di Zagarolo comune di 18 mila abitanti, non lontano dalla nostra provincia, con servizi operativi che elenco qui per rendere meglio l’idea.

• Unita di Cure Primarie (U.C.P.)
• C.U.P. (centro unico di prenotazione)
• Ambulatorio di Endocrinologia e dell'Osteoporosi
• Ambulatorio di Fisiokinesiterapia
• Poliambulatorio specialistico
• Unita' di Degenza Infermieristica (UDI)
Ambulatorio di Logopedia
• Ambulatorio infermieristico
• Ambulatorio T.A.O. Terapia Anticoaugulante Orale
• Centro Assistenza Domiciliare (CAD)
• Centro prelievi
• Centro Vaccinale
• Diagnostica per Immagini
• Medicina Legale

Qui vedo servizi di endocrinologia e osteoporosi, manca un servizio di cardiologia probabilmente si è tenuto conto della prevalenza di queste malattie nel territorio o di un servizio analogo che nelle vicinanze funziona già bene. C’è la possibilità di eseguire ecografie e un diretto collegamento col territorio assicurato dal CAD, o servizio di assistenza domiciliare. Non ho notizie sul buon funzionamento e sul gradimento dei pazienti di questa struttura, le ASL sono restie ad iniziative di questo tipo, però si ha il quadro di quello che dovrebbero essere e cioè una idea avanzata della gestione della sanità a livello territoriale, attraverso strutture intermedie tra medicina di base, ospedale e con servizi istituiti in base alla prevalenza di alcune malattie.
È un po’ quello che si aspettavano i cittadini in Provincia quando, si parlava di trasformazione dei piccoli ospedali in strutture intermedie
Prima che partissero nella nostra provincia la Mastrobuono, di cui ricordo l’intenso attivismo sul territorio, aveva convocato le associazioni i medici di base per un confronto. Aveva recepito i suggerimenti provenienti da più parti di orientare queste strutture verso la prevenzione secondaria delle forme morbose prevalenti nel nostro territorio e cioè: diabete mellito, ipertensione e malattie cardiovascolari, malattie bronco pneumoniche, malattie neuro-psichiatriche con Unita Valutazione Alzahiner e servizi di psicologia, una per ogni patologia. L’accesso del paziente, in prima istanza doveva avvenire con la richiesta del medico di famiglia e il trasferimento ad esse della cartella sanitaria. Da quel momento il paziente affetto da quella patologia specifica, veniva preso in carico dalla struttura, aperta 12 ore nella fascia diurna, con presenza di medici di base e specialisti che si alternano in collaborazione. L’accesso diurno poteva avvenire a qualsiasi ora, senza prenotazione. Chiaramente la possibilità di fare alcune indagini ed esami clinici specifici per patologia e il consulto dallo specialista avrebbe completato il percorso clinico e terapeutico. Lo scopo? Una azione di prevenzione secondaria volta ad individuare queste malattie allo stato preclinico o a far fronte a quelle complicanze che di solito fanno scappare il paziente al Pronto Soccorso e mi riferisco alla crisi ipertensive, alle crisi cardiache, all’attacco di asma, all’attacco di panico ecc. In provincia ne sono partite quattro, sono stati investiti soldi ed energie ma stentano a decollare e il discorso sulla prevenzione secondaria è rimasto allo stato embrionale. Perciò prima di parlare di posti letto di DEA di reparti specialistici, tutte cose importanti, ma che richiedono risorse ingenti con tempi incontrollabili, è fondamentale far funzionare bene quello che c’è che è già previsto o che è possibile organizzare a breve sul territorio.

 
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Diritto alla salute e…..un po’ di storia

ippocrate 350Dr. Giuliano Fabi - La Costituzione prima che il diritto alle cure garantisce il diritto alla salute, diritto che la legge 833/ 78 recepì in pieno, quaranta anni fa, fondando la sua essenza nella prevenzione. Ippocrate 2000 anni fa contrastò ferocemente il dominio culturale dei sacerdoti, dei maghi, dei medici e speziali che pretendevano, lucrando, di avere rimedi per ogni malattia. Fu lui a gettare le basi della medicina moderna affidandola a basi razionali quali la gratuità delle cure, il rispetto del malato considerato nella sua integrità biologica, l’osservazione diretta, la consapevolezza della prognosi e dei tempi della convalescenza, la esistenza di malattie non guaribili, l’importanza del trasmettere le conoscenze e dell’evitare trattamenti nocivi. Sottolineò il valore salutistico, degli stili di vita, della moderazione, dell’equilibrio tra attività fisica e alimentazione, della vita all’aria aperta, del relax e quindi la centralità della prevenzione. Il suo fu un umanesimo ante litteram su cui si fondò l’etica della medicina moderna.

Oggi il giuramento di Ippocrate viene consegnato ai medici il giorno della laurea ed è una fortuna che sia giunto fino a noi come pesante ammonimento. Ho visto che tanti colleghi come me lo hanno incorniciato, ogni tanto danno ad esso uno sguardo e dei suoi insegnamenti fanno tesoro nella pratica quotidiana, ma non è di casa nelle aziende sanitarie e le sue idee vengono viste con diffidenza in molte istituzioni. Intorno alle cure girano interessi notevoli, su cui tanti lucrano e hanno rendite di posizione.
Intorno alla prevenzione l’unico interesse che gira è il vantaggio del singolo, della salute, sua e di intere comunità ed è in conflitto di interesse con le strutture erogatrici di cure, specie di quelle al di fuori di ciò che è pubblico. Perciò questa società che ha mercificato tutto anche il dolore, la malattia e il bisogno, si guardi al passato per un nuovo Umanesimo.

 
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Parliamo di prevenzione

prevenzione 350 260 minDr. Giuliano Fabi - Come ben ha evidenziato il compagno Angelino Loffredi nel suo libro: “Attacco alla Salute”, l’aziendalizzazione ha ridotto interventi e finanziamenti dedicati alla prevenzione limitandoli al 10% del baget complessivo destinato alla sanità. Eppure è universalmente ammesso che, ogni euro dedicato alla prevenzione, ne fa risparmiare cinque di spesa per cure, riabilitazione e costi sociali della malattia.

Solitamente usiamo distinguere la prevenzione in tre campi di azione:

1) Prevenzione Primaria concettualmente tutto ciò che si fa perche una malattia non si presenti. E’ diretta alle persone sane allo scopo di preservarne lo stato di salute. I servizi promotori della prevenzione primaria sono: le vaccinazioni, l’educazione, l’allontanamento dei fattori di rischio ( fumo ecc) la vigilanza ambientale, la buona alimentazione e progetti mirati al potenziamento della salute

2) La Prevenzione Secondaria: tutto ciò che si fa per individuare una malattia allo stato preclinico con lo scopo di ottenerne la guarigione o di limitarne la progressione affinchè non vada incontro a complicanze. I servizi promotori della prevenzione secondaria sono: la facilità e la gratuità di accesso alle cure e ai servizi medici , gli screening per la diagnosi precoce, le visite individuali, la medicina scolastica, la medicina dello sport, la medicina del lavoro.

3) la Prevenzione Terziaria: tutto ciò che si fa una volta ammalati per evitare o comunque limitare la comparsa sia di complicazioni tardive che di esiti invalidanti, la gestione dei deficit e delle disabilità. Si realizza attraverso misure riabilitative e assistenziali sia in ambiente ospedaliero che domiciliare.

E’ esperienza comune che nessuno di questi servizi, tranne quello vaccinale, funzioni nella nostra Provincia con un minimo di accettabilità. La prevenzione è alla base del diritto alla salute costituzionalmente garantito. La legge istitutiva del servizio sanitario, la 833/78 ha recepito in pieno questo diritto che tra l’altro incrocia l’interesse del cittadino,della collettività e degli erogatori di spesa. Non è accettabile che dopo quaranta anni, questo diritto non abbia trovato la sua piena applicazione e che solo il 10% del baget regionale destinato alla sanità sia riservato alla prevenzione.

 
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