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Sanità ciociara: sordità totale

sanità malasanità 350 260di Angelino Loffredi - E’ trascorso un mese da quando Francesco Notarcola, coordinatore di Cittadinanza attiva- Tribunale del malato, ha riportato per filo e per segno la situazione esistente nell’interno dei 21 ambulatori ubicati nei locali dell’ex ospedale Umberto I° di Viale Mazzini, in Frosinone.

La ricognizione dal titolo “Il caos è sovrano nei 21 ambulatori della Asl” esposta non è (era) generica perché scende in profondità, rileva infatti sia aspetti apparentemente secondari (tapparelle delle finestre rotte ma tenute ferme da manici di scopa) che questioni strutturali quali i condizionatori d’aria che non funzionano a strumenti d’indagine medica mancanti o mal funzionanti quali l’elettrocardiografo e l’ecocardiografo. Non mi dilungo, per ovvi motivi, sulla dettagliata esposizione limitandomi però a riportare che Notarcola ricorda l’allarme lanciato dai medici attraverso lettere inviate alla Direzione del Distretto B e mai prese nella necessaria considerazione da parte dei diretti responsabili.

Il Coordinatore del Tribunale del Malato dopo aver evidenziato non solo i limiti organizzativi e di indirizzo ma anche la condizione di pericolo per ammalati e personale si meraviglia attorno a tali questioni della mancata attività da parte del Nas e della Magistratura ma anche, e in particolar modo, della completa assenza di iniziative da parte del Sindaco e dei Consiglieri del capoluogo, dei Sindaci del Distretto B, oltre che del Presidente della Provincia e di quello della Regione Lazio, al quale riserva una particolare osservazione finale, in quanto non “ può continuare ad affermare che in questo nostro territorio, continuamente martoriato ed offeso, la sanità è cresciuta e migliorata. Alla faccia del cacio cavallo!!!

Francamente mi aspettavo che di fronte ad un esame tanto particolareggiato potessero esserci delle prese di posizione, in particolar modo correttive o di rettifica. Invece prevale il silenzio. Ma il silenzio riguarda, con mia grande delusione, anche le organizzazioni che dovrebbero sostenere la ricognizione esposta da Notarcola. A cominciare dai Sindacati, dai Consiglieri Regionali, dai partiti. Niente di niente. Potrei scrivere che è una storia vecchia che ancora si ripete. Mi viene alla mente il 2017 quando per sei mesi, fortunatamente sostenuto dal giornale “ L’inchiesta” e dal sito unoetre.it riportai le questioni sanitarie che non andavano nella nostra provincia, da Anagni a Cassino e non solo dal punto di vista dei servizi ( liste di attesa ) ma in particolar modo indicando il fenomeno sostenuto dalla Regione Lazio riguardante le privatizzazioni, caratterizzate dall’aumento dei costi per la pubblica amministrazione, dalla notevole riduzione dei servizi e dalle aumentate forme di sfruttamento del personale dipendente.

Anzi potrei confortarmi dal fatto che alcune prese di considerazioni sia di sostegno e incoraggiamento le riscontrai tanto da convincermi a raccogliere l’indagine e trasformarla, nel 2018, in un opuscolo titolato “ Attacco alla salute/ 12 milioni di persone senza cure “ che chiunque interessato al tema può leggere accedendo gratuitamente a questo collegamento http://www.loffredi.it/attacco-alla-salute.html

Al di la della mia esperienza personale c’è la necessità di richiamare, ora più che mai, tutti ad un impegno collegiale attorno a questione che non possono essere affrontate e risolte con iniziative individuali o volontaristiche ma utilizzando l’organizzazione, allargando pazientemente i collegamenti ed evitando primogeniture che non fanno fare alcun avanzamento al movimento di lotta. Francesco Notarcola sa che può contare sul mio impegno. E necessario che tutti siano consapevoli che solo una nuova unità può farci fare un passo in avanti dal punto di vista della difesa e dell’ampliamento dei servizi sanitari.

Ceccano 21 Luglio 2019

 

 

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La pioggia non ha fermato la Valle del Sacco

valledelsaccoallariscossa 350 mindi Valentino Bettinelli (video) - Dopo una lunga attesa, densa di preparazione per l’evento sulla bonifica della Valle del Sacco, sabato 13 aprile è arrivato. Purtroppo, non senza uno strascico di pioggia battente che ha accompagnato i manifestanti lungo il percorso, che da Piazzale Kambo (stazione ferroviaria) doveva portare il corteo alla Villa Comunale di Frosinone. Le condizioni atmosferiche avverse di ieri nel capoluogo, hanno fatto sì che il cammino venisse accorciato. 16:30 circa quando il gruppo, compatto nonostante la pioggia, ha raggiunto il piazzale antistante il “Parco del Matusa”, accompagnati dalle parole d’ordine di Alberto Valleriani (Retuvasa),
Nel luogo di arrivo della marcia, parola a Roberto Rosso (Retuvasa), Giacomo Felici (Rete degli Studenti Medi) e Luciano Bragaglia (Frosinone Bella e Brutta). A loro il compito di ricordare l’importanza delle azioni di bonifica che andranno ad interessare l’intera area della Valle del Sacco. Bonificare siti e terreni è una partenza che dovrà portare al risanamento delle acque del fiume che, giorno dopo giorno, continuano a trasportare sostanze nocive ed altamente cancerose nei territori dei comuni interessati, da Colleferro a Ceprano.

Un problema diffuso, insomma, che muove le iniziative della cittadinanza attiva dell’intera Valle. Ad aprire la marcia di ieri lo striscione di Roccasecca, comune simbolo del disastro ambientale provocato dalla cattiva gestione del ciclo dei rifiuti nella discarica di Cerreto. Molti altri i comitati presenti, 31 dicono gli organizzatori. Fra gli altri: “Rifiutamoli” di Colleferro, “Cittattiva” di Ceccano, Frosinone Bella e Brutta, Vertenza Frusinate, i movimenti per gli Ospedali di Colleferro ed Anagni, il comitato dei Residenti di Colleferro. Presente la rappresentanza di Vertenza Frusinate, perché anche il tema del lavoro non venga slegato dalla questione della bonifica. Molti inoccupati potrebbero essere, infatti, inseriti nei piani di attuazione dei progetti, avviando una riqualificazione industriale, finalmente pensata su basi di ecosostenibilità.

Il problema dell’inquinamento della Valle del Sacco colpisce tutti i cittadini in maniera costante da decenni ormai. Manifestazioni di civile risentimento come quella di ieri dovrebbero essere il megafono anche per la politica locale. Rappresentanti, però, ancora una volta all’apparenza poco attenti alla questione; presenti alcuni sindaci. Abbiamo notato sotto la pioggia Marco Galli di Ceprano, quello di Pofi Tommaso Ciccone e la sindaca di Pico Ornella Carnevale, questi due con la fascia. Se altri ci sono sfuggiti è colpa del cattivo tempo, ce ne scusiamo. Qualche altro forse non è proprio venuto.

Purtroppo, l’assenza di molti amministratori è un dato costante da rilevare in occasioni come quella della marcia di Frosinone. Forse la pioggia ha spaventato i sindaci e gli eletti in Parlamento. Certamente questo timore non ha placato lo spirito dei tanti manifestanti che hanno portato le loro ragioni lungo la via Aldo Moro del capoluogo. Tante gambe e tante anime differenti, che avrebbero bisogno anche di una guida più chiara e programmatica. Aspettiamo di vedere come il Coordinamento interprovinciale, che ha promosso questa prima iniziativa della Vertenza, riuscirà ad organizzarsi ed organizzare per assicurare un’azione tenace, costante e largamente partecipata nell'elaborazione degli obiettivi e delle iniziative. Tante gambe e tante teste sono indispensabili per andare avanti e raggiungere gi obiettivi avanzati nella Piattaforma di base già presentata.

È fondamentale continuare con azioni di sensibilizzazione e protesta, al fine di mettere pressione anche agli organi che avranno il compito di gestire i primi fondi stanziati per la bonifica.
Il percorso sarà molto lungo e costellato di difficoltà, come la pioggia di ieri, ma lo spirito dei tanti manifestanti dovrà essere una leva necessaria per scardinare l’immobilismo amministrativo e politico dei rappresentanti locali.

 

 

La Valle del Sacco alla riscossa. Video di Ignazio Mazzoli

 

 

 

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Il 13 aprile a Frosinone: ambiente, bonifica, sanità, sviluppo e lavoro

inquinamento suolo 400 minIl 13 aprile ’19 è l’occasione per “prendere la parola che non ci hanno dato”. Gli animatori del “Coordinamento interprovinciale per l’ambiente e la salute della Valle del Sacco e della bassa Valle del Liri” presenti alla conferenza stampa trasmettono molta energia e molto entusiasmo. Siamo al Grid con alcune televisioni, in corso della Repubblica a Frosinone, oggi 9 aprile, e Alberto Valleriani, Roberto Rosso di Re.Tu.Va.Sa con Luciano Bracaglia di “Frosinone bella e brutta”, fanno gli onori di casa a nome di ben 31 associazioni che si ritrovano nel coordinamento.
Il 13 aprile con l’appuntamento a Frosinone, partendo dalla Stazione ferroviaria alle 15,30 per arrivare alla Villa comunale dopo aver percorso via Aldo Moro, via Tiburtina e la Casilina, si intende aprire «una vera e propria vertenza per la Valle del Sacco, per quanto riguarda la dimensione territoriale e l'intreccio di problemi e, rischi e opportunità che la storia passata e recente ci ha consegnato».

Alberto Valleriani nell’illustrare anche una rilevante parte dei dieci anni di impegni e di lotte per un ambiente pulito e salubre fra Colleferro e la provincia di Frosinone ha riproposto in maniera organica tre grandi questioni da affrontare subito:
a - Ad essere a rischio sono le matrici ambientali della Valle del Sacco a causa dell'inquinamento industriale storico a cui si sono aggiunti nel tempo la gestione del ciclo dei rifiuti, il riscaldamento domestico e la mobilità su strada. I dati capillarmente raccolti dai medici di base rivelano una situazione sanitaria che richiederebbe una attività di screening capillare su tutta la popolazione, in particolare sui giovani: purtroppo nonostante queste evidenze il sistema sanitario ha subito negli ultimi anni colpi gravissimi che ne hanno ridotto in quantità e qualità le prestazioni. Manca ancora un registro dei tumori e solo ora con l’Accordo per la Bonifica della Valle del Sacco partirà una nuova indagine epidemiologica;

b – Il livello delle polveri sottili, anche se ha iniziato ad abbassarsi è ancora al disopra dei livelli ottimali e, che sia invece preoccupante, lo dimostra come nell’area della Valle del Sacco sia alto il numero degli ammalati di affezioni cardiovascolari ed alle vie respiratorie;

c – la raccolta dei rifiuti è priva di una reale programmazione che armonizzi raccolta porta a porta, avvio differenziato ai termovalorizzatori e il superamento delle discariche che raccolgono tantissimi rifiuti della Capitale. Senza Colleferro ed Roccasecca la situazione si fa ingovernabile. In questo circuito sta anche la causa dell’aumento dei costi. Il 16 aprile prossimo, che deciderà il Consiglio di Stato per Roccasecca e cosa ne sarà di Colleferro dopo il 31 dicembre? (parliamo delle rispettive discariche)da sin a ds Rosso e Valleriani 350 260 min

Non sono cose nuove, né sconosciute ai più, noi stessi da queste colonne ne abbiamo parlato già più volte, ma nuova è la volontà di come affrontarle. Sa di consapevolezza l’affermazione contenuta nella Piattaforma di base per il 13 aprile «È mancata una assunzione di responsabilità collettiva e condivisa sulle linee di sviluppo». È il punto di partenza per illustrare la necessità di un progetto che definisca i prossimi interventi che decideranno del nostro futuro. Roberto Rosso si sofferma su come guardare alla via d’uscita dalle difficoltà e con quale stato d’animo.
Egli affronta un tema che traduciamo in una domanda chiave: A quali attività verranno finalizzate le decine di milioni di euro che l'istituto dell'Area di crisi complessa metterà a disposizione? È importantissima la risposta a questa domanda che non è affatto peregrina, ricordiamo tutti che cosa successe con l'accordo di programma per l'area di crisi della Videocon? Non ricadute positive per il territorio (se si escludono due colossi farmaceutici che beneficiarono di interventi milionari) e nemmeno l’obiettivo minimo di ricollocazione di quel 25% di disoccupati cha quell’accordo avevano faticosamente conquistato.
Ed ora si tratta di intervenire su assetti complessivi del territorio e per giungere a questo risultato è necessario realizzare dispositivi di partecipazione dei cittadini alla elaborazione delle decisioni, che oggi sono del tutto assenti. Non è cosa semplice. Non esistono magie, nessuno le pretende, forse, ma ferme volontà non debbono mancare. Questa vertenza può inaugurare un grande cantiere di idee e di attività con immense occasioni di lavoro. Ne abbiamo bisogno come il pane in questo territorio.
Non si tratta di una prospettiva di breve periodo. «I siti inquinati della valle sono una ferita purulenta che ha infettato la salute della popolazione». La conversione ecologica è la ricetta, ma è un «processo di transizione verso un nuovo assetto economico e sociale sganciato dalle fonti fossili di energia, si fonda sulla ‘economia circolare', che si fonda sull’uso delle risorse rinnovabili, recupera quelle non rinnovabili e riduce al minimo la diffusione nell'ambiente di sostanze che i sistemi naturali non possono metabolizzare. In essa non si parla più di ‘ciclo dei rifiuti’, ma di recupero, riuso dagli oggetti e riciclo delle materie utilizzate per costruirli».
Nessuno può farcela da solo. Ogni territorio realizzerà un proprio percorso elaborando proposte e sperimentazioni, prendendo esempio dalle realizzazioni più avanzate, con cui può mettersi in rete, con vantaggio reciproco.
La transizione non riguarderà solo la produzione. Coinvolgerà necessariamente anche i consumi, gli stili di vita, l’organizzazione, la gestione del territorio, i rapporti tra le istituzioni la partecipazione ai processi decisionali: cioè la democrazia, che è un carburante indispensabile ed insostituibile.
Si tratta di una vera rottura col passato e non è certo cosa semplice «proprio per questo è necessaria una mobilitazione di risorse locali come mai abbiamo conosciuto».
In anni di confronto con amministrazioni locali, regionali e con i parlamentari, i promontori del 13 aprile frusinate hanno misurato concretamente le carenze nell’azione delle singole istituzioni, soprattutto nel coordinamento tra di loro, tra pubblica amministrazione, servizi di pubblico interesse, reti associative e reti imprenditoriali.
Le forme di partecipazione che vogliono attivare «devono produrre una profonda e radicale innovazione organizzativa - un cambiamento del modo di funzionare delle istituzioni - capace di renderle più efficienti, di rendere più efficaci e giusti i processi decisionali.»
Istituzioni, sindacati, associazioni degli imprenditori dovranno misurarsi con questa Vertenza, ma forse, pensiamo, prima di tutto dovrebbero collaborare con essa.
Il primo passo con cui inizia la costruzione dell'organizzazione necessaria, insieme alla messa a punto dei contenuti è la conquista di numerose gambe con cui camminare e del maggior numero di intelligenze con cui pensare.
Questo 13 aprile 2019 potrà essere il punto di partenza verso tutto ciò?

9 aprile 2019

I virgolettati sono tratti dalla “Piattaforma di base”

 

 

 

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Sanità laziale, debito, sprechi e disservizi

sanità malasanità 350 260di Luciano Granieri* - Sanità pubblica, debito, sprechi e disservizi, elementi di una stessa strategia. Il pronto soccorso di Frosinone assomiglia ogni giorno di più ad un girone infernale. Fuori, il piazzale è intasato dalle ambulanze ferme in attesa di ricevere indietro la barella trattenuta per mancanza di lettighe su cui adagiare i malati in attesa di trattamento. Dentro impera un quadro di indegna disumanità, fatto di malate e malati in promiscuità con gli occhi spaventati e dispersi, in attesa che qualche medico, o infermiere possa, non dico curarli, ma quanto meno ascoltarli. Lo stesso personale sanitario in servizio, numericamente insufficiente, in preda a stress, rimbalza da una barella all’altra, da una sedia ad un’altra, con gli occhi fuori dalle orbite per cercare di trattare quanti più pazienti possibile. Uno sforzo che, per quanto encomiabile, resta insufficiente perché insufficiente è il personale sanitario.

Cittadinanzattiva Tribunale per i diritti del malato di Frosinone, ha redatto una serie di proposte (vedi qui) utili a decongestionare il pronto soccorso dell’ospedale Fabrizio Spaziani . Fondamentalmente tali proposte si basano su tre direttrici: la prima riguarda l’assunzione di ulteriore personale sanitario; la seconda è inerente ad un miglior coordinamento dei punti di primo soccorso, per lo più gestiti dai medici di famiglia, allo scopo di renderli funzionali al trattamento diretto delle patologie meno gravi (codici verdi); la terza concerne una maggiore dotazione di posti letto allo scopo di agevolare e rendere più brevi i tempi di ricovero.

In realtà la bolgia del pronto soccorso non riguarda solo l’ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone, ma coinvogle gran parte degli ospedali del Lazio. Dal San Camillo, al Pertini, al Santa Maria Goretti di Latina, le scene sono le stesse di Frosinone. Dunque il problema investe inevitabilmente la gestione della Regione Lazio, e del commissario Zingaretti.

Un pronto soccorso in crisi è sintomo forte di un ospedale in crisi. E non potrebbe essere diversamente perché, in nome di un commissariamento decretato per rientrare di un debito abnorme, contratto per lo più dalla gestione di Francesco Storace, nell’era Zingaretti si sono persi 3.600 posti letto, chiusi 16 ospedali con una diminuzione del personale pari al 14% per il blocco turn-over. Ribadisco: senza il personale i pronti soccorso non funzionano.

Ma siamo sicuri che un depauperamento così deciso del servizio ospedaliero pubblico regionale riesca a realizzare un’economia di esercizio significativa tanto da portarci fuori dal commissariamento? Voglio ricordare che l’annuncio dell’uscita dal regime commissariale ci viene propinato da Zingaretti ogni volta che è in vista qualche tornata elettorale. L’ultima dichiarazione in merito rivelava che la fine del commissariamento si sarebbe realizzata nel dicembre 2018. Ipotesi ovviamente caduta nel vuoto.

E’ peraltro facile rientrare dei soldi tagliando i servizi, ma così il sistema muore, i pazienti muoiono. Altresì la salvaguardia della salute dei cittadini è un diritto costituzionalmente riconosciuto per ottemperare il quale i concetti prettamente economici di credito e debito non dovrebbero minimamente essere contemplati. Ma anche volendo affrontare la questione sul campo strettamente economico ,che brutalmente non tiene conto del servizio erogato, i conti non tornano.

Lo stazionamento della ambulanze vuote fuori dal pronto soccorso in attesa di vedersi restituita la barella, ha un costo notevole, siamo sicuri che assumere personale sanitario per rendere più PRONTO il SOCCORSO liberando immediatamente le ambulanze costi di più? Ancora, e qui vengo ad un caso strettamente legato all’ospedale di Frosinone, i pazienti ricoverati con frattura del femore, con altri traumi ossei, o neurologici che hanno necessità di riabilitazione motoria post operatoria sono costretti a rimanere in ospedale in attesa che si liberi un posto presso i centri di riabilitazione privati accreditati. Infatti le strutture interne all’ospedale dedicate alle cure riabilitative sono state chiuse per mancanza di personale.

Mediamente la degenza di attesa è di dieci giorni. Calcolando che un giorno di ricovero costa mille euro, ogni malato incide sul sistema sanitario pubblico per diecimila euro solo per attendere che si liberi un posto nella struttura riabilitativa privata. Moltiplicando il tutto per una decina di pazienti al mese si arriva ad un costo di circa 100mila euro , un milione e duecentomila euro l’anno. Con tutti questi soldi, comprensivi anche dei risparmi sui costi di convenzione e di trasporto della ambulanze dall’ospedale alla clinica privata, non si riuscirebbe a gestire una struttura riabilitativa all’interno dell’ospedale considerato che ci sono diverse palazzine della Asl in disuso?

Rimanendo alla Asl di Frosinone, la mobilità passiva, cioè il costo dei malati che decidono di curarsi in altra Asl, incide mediamente per quattro milioni l’anno. E’ così malsano ipotizzare l’utilizzo di quei quattro milioni per dotare l’ospedale di personale numericamente e professionalmente adeguato in modo da evitare che i pazienti vadano a curarsi da un’altra parte?

Attenzione! perché la mobilità passiva investe tutto il Lazio. Il saldo fra i malati che decidono di trasferirsi in un’altra regione e quelli che invece arrivano qui da fuori è in negativo per circa 225 milioni l’anno. Quanto personale e si potrebbe assumere con 225 milioni? Altro che blocco del turn-over. Dunque la gestione aziendale non è poi così efficace. Forse era meglio il vecchio SSN in cui la tutela della salute non rispondeva a dinamiche aziendali, ma doveva semplicemente essere assicurata a tutti nel miglior modo possibile? Sembrerebbe così, ma a questa narrazione manca un pezzo. Un elemento decisivo per capire quali sono i veri obiettivi del sistema .

Posto che la Regione commissariata non possa mettere soldi fino a che non rientrerà dei debiti, anzi per questa situazione è costretta a chiudere ospedali, a rendere i pronti soccorso dei luoghi di pena , come si spiega il finanziamento di duemilioni e seicentomila euro al Campus Biomedico di proprietà dell’Opus Dei? Oppure i 23 milioni elargiti al Policlinico Gemelli, anch’esso una struttura non propriamente pubblica ma di proprietà di una fondazione facente capo al Vaticano? Come si spiega la chiusura dei consultori pubblici e il contemporaneo finanziamento dell’ ospedale pediatrico Bambin Gesù, anch’esso di proprietà della Santa Sede? Fra l’altro una parte della mobilità passiva regionale è indirizzata proprio vero il Bambin Gesù ed il Gemelli,quindi verso uno stato estero.

La ragione è evidente. Riguarda la inarrestabile strategia ormai pienamente attiva volta alla privatizzazione della sanità pubblica e delle sue strutture. Il commissariamento, i debiti, la gestione allegra delle Asl, gli sprechi, sono dinamiche che fanno capo ad un unico obiettivo, quello di dimostrare che il pubblico è inefficiente e sprecone, mentre il privato è virtuoso ed eccellente.

Come giustificare altrimenti la vendita da parte della Regione Lazio dell’Ospedale San Giacomo,in pieno centro storico, per la cifra in saldo 61 milioni di euro, ad una società privata che lo vuole trasformare in un polo alberghiero? Eppure quell’ospedale, se riqualificato e ristrutturato garantirebbe almeno 27.000 accessi l’anno .

Anche all’interno degli ospedali stessi molti servizi di estrema importanza, come il Cup ed il ReCup, sono affidati alla gestione privata, attraverso cooperative che vessano i propri dipendenti con stipendi da fame,privandoli dei più elementari diritti sul lavoro. A Frosinone è esternalizzato pure il servizio di consegna delle cartelle cliniche e il comparto amministrativo che s’incarica di redigere le buste paga degli infermieri spesso sbagliandole.

Analizzando la questione sotto quest’ottica si capisce come le decisioni della politica, e in questi caso anche del commissario Zingaretti , siano asservite agli interessi delle lobby finanziarie e ai centri di potere come il Vaticano, i quali hanno individuato nella messa a valore della tutela della salute un business enorme a cui non possono e non vogliono rinunciare.

Le proposte che abbiamo redatto saranno realizzabili solo se contemporaneamente si procederà alla ripublicizzazione completa del servizio sanitario, tornando ai principi di universalità della legge 833 del ’78, togliendo la sanità dalle voraci fauci della grande imprenditoria privata. Per fare questo però è necessaria la politica, è fondamentale che il sistema sanitario non solo torni ad essere completamente pubblico, ma soprattutto sia controllato dai cittadini i quali devono riappropriarsi del sistema di cura della salute di tutti. E’ una missione difficile, ma è l’unica che potrebbe evitare il tracollo di un sistema che fino ad oggi è considerato fra i più efficienti del mondo.

*Testo dell'intervento effettuato durante il convegno organizzato da Cittananzattiva TDM di Frosinone sullo stato del pronto soccorso dell'ospedale Fabrizio Spaziani.

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Sanità: 8 proposte per abbattere tempi di attesa

sanità file alla asl 350 minA Dott. Luigi Macchitella, Dott. Eleuterio D’Ambrosio, Dott. Bruno Boffi, Dott. Francesco Giorgi
ASL Frosinone

Cittadinanzattiva della Provincia di Frosinone e Cittadinanzattiva TDM di Frosinone ribadiscono l’urgente necessità di avere la disponibilità di tutti i dati richiesti con lettera del 24 ottobre 2018 e cioè:

1) I dati del CUP afferenti le richieste di esame diagnostici per immagini e visite specialistiche nell’ultimo triennio (2016-2018) alfine di determinare il futuro fabbisogno annuo della popolazione;
2) I dati sulle patologie croniche e la loro incidenza nella gestione delle liste;
3) Il carico di lavoro annuo svolto dagli ambulatori delle strutture sanitarie pubbliche ed il costo complessivo e delle singole prestazioni;
4) Le convenzioni con gli Enti sanitari privati accreditati, il carico di lavoro da essi svolto e il costo complessivo annuo e delle singole prestazioni;
5) I carico di lavoro svolto dalle strutture sanitarie pubbliche, ospedaliere e territoriali afferenti alle visite diagnostiche per immagini: ecografie-Rx-tac.Rmn;
6) I dati relativi alla differenza tra le visite prenotate e le visite realmente effettuate;
7) I dati e il costo riguardanti le visite specialistiche e la diagnostica per immagine, effettuate fuori provincia e fuori Regione presso strutture sanitarie pubbliche e Enti privati accreditati.

Le scriventi ribadiscono, inoltre, che è difficile comprendere il perché sia così difficile conoscere questi dati, rilevabili agevolmente dal sistema SIAS, in dotazione ad ogni ASL.

 

Nonostante tali carenze che non permettono un esame serio ed approfondito del governo delle liste di attesa e del fabbisogno della popolazione in tale ambito, le scriventi avanzano le seguenti proposte per l’abbattimento delle liste di attesa:

1. Personale sanitario: è necessario attivare tutte le procedure per l’immissione in servizio di un numero di operatori sanitari sufficiente a garantire le attività di diagnosi e cura. Altrimenti tutte le proposte si scontreranno con l’insufficienza dovuta alla situazione decennale del blocco turno over. In particolare si rileva come l’assunzione di medici specialisti sia un obiettivo funzionale a qualsiasi operazione di abbattimento e governo delle liste di attesa;

2. Attività intramoenia: tale attività deve essere costantemente monitorata e eventualmente bloccata se le prestazioni prenotate, presso il CUP, non siano erogate entro i termini stabiliti dalla legge . L’incidenza di tale attività deve essere facilmente e quotidianamente rilevabile dai cittadini attraverso i siti delle Asl.

3. Informazione ai cittadini: va attivatà una procedura di corretta informazione sui percorsi di accesso, sui codici prescrittivi (U, B; D, P) con relative campagne informative da divulgare presso tutti gli studi dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta, le strutture sanitarie pubbliche e private, i siti aziendali, della regione, dei comuni e presso le associazioni di volontariato impegnate nel settore sanitario, al fine di rendere edotti i cittadini dei corretti percorsi. E’ necessario, inoltre, mettere a disposizione dei cittadini la modulistica relativa alla possibilità di accedere a servizi sanitari pagando solo il ticket, nel caso in cui le prestazioni superino i tempi massimi previsti, in base quanto deliberato dal decreto legislativo 29 aprile 1998 n.12. Sulla base dell’analisi delle richieste le ASL e le Az. Osp, e in alternativa la Regione, dispongono controlli specifici e mirati, su quelle aree e prestazioni che risultano non adeguate al fine di migliorare la capacità di accesso dei cittadini entro i limiti previsti dalle leggi;

4. Ampliamento orari degli ambulatori e dei luoghi dove effettuare visite e esami diagnostici: tale azione deve diventare la normale attività del servizio sanitario regionale e non una situazione “una tantum”.

5. Patologie croniche: per le persone affette da patologie croniche , così come prevede il DCA 110, vi deve essere la reale presa in carico e la gestione diretta da parte del servizio sanitario. Le visite ed i controlli sanitari necessari per ciascun paziente, devono essere annualmente programmati dalla Asl e trasmessi ai diretti interessati all’inizio di ogni anno, in modo da non accedere mai al servizio CUP e RECUP.

6. Si chiede di strutturare il servizio di accesso ai servizi diagnostici e terapeutici direttamente tramite gli operatori prescrittori, senza che i cittadini passino dal RECUP, per le prescrizioni con priorità U, B e D. Mentre per le P il cittadino contatterà il sistema RECUP. Ciò significa che il servizio sanitario regionale deve avere necessariamente tutte le agende, pubbliche e private accreditate, immediatamente disponibili anche per i medici prescrittori alfine di metterli in condizione di prenotare direttamente la prestazione sanitaria al momento della prescrizione.

7. Sanzioni. Nel caso di inottemperanza dei tempi massimi devono essere previste sanzioni di tipo economico verso i responsabili di ogni livello e, nei casi più gravi, la immediata rimozione dall’incarico. Il controllo primario spetta al Direttore Generale della ASL. Si chiede, altresì, che l’ Osservatorio aziendale si riunisca obbligatoriamente ogni mese per verificare il corretto andamento della gestione e per portare soluzioni alle criticità rilevate. La presenza di rappresentanti delle organizzazioni di tutela dei diritti dei cittadini nell’Osservatorio aziendale per il governo delle liste di attesa è obbligatoria.

8. Obbligo di fornire e comunicare da parte delle Asl e delle Az. Osp., anche attraverso i siti istituzionali, tutte le informazioni relative al raggiungimento o meno degli obiettivi di governo delle liste di attesa.

9 . CUP decentrato: al fine di evitare disagi e spese ai cittadini si propone di decentrare l’attività di prenotazione CUP e RECUP, presso le sedi di ogni Comune. Tale decentramento potrebbe essere attivato attraverso la stipula di una convenzione o Protocollo d’intesa tra Comuni e Regioni, oppure tra Comuni e Asl.
Francesco Notarcola, Luciano Granieri

Frosinone 26 febbraio 2019

 

 

 

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Pronto soccorso: dilaga rabbia e protesta

sanità prontosoccorso minIL PRONTO SOCCORSO PORTA DELL’OSPEDALE: Perché dilaga la protesta, la rabbia e l’abbandono dei cittadini mentre gli operatori sanitari sono costretti a subire rilevanti disagi e difficoltà?
ASCOLTIAMO i CITTADINI

CITTADINANZATTIVA-Tribunale per la difesa dei diritti del malato, Associazione Diritto alla Salute di Anagni e Salviamo l’ospedale di Anagni , Anagni Viva e il COORDINAMENTO interprovinciale ambiente e salute Valle del Sacco e bassa Valle del Liri con aderenti: Salviamo il Paesaggio Coord. di FR; Ass. di Vol. FR Bella e Brutta; Sportello Antiusura Cofile– FR; Auser del Frusinate – FR; Fuochi – FR;Seafty Europe – FR; SOMS Soc. Op. di Mutuo Soccorso – FR; Osservatorio Peppino Impastato – FR; FR Libera – FR; Fare Verde – Cassino;Ass. Basta Eternit Fibra Killer – Roccasecca;Ass. ReTu VaSa – Colleferro; 13 Benessere Alcalino – FR; Comitato Osteria della Fontana – Anagni; Comitato Residenti – Colleferro; Associazione Diritto alla Salute – Anagni; Ass. Oltre l'Occidente – FR; Ass. Comitato di Quartiere Fontana San Pietro – FR; Ass. ASD Pescatori Laziali – Artena; Ass. Salviamo Fontana San Pietro – Alatri; GASP (Gruppo di Acquisto Solidale Partecipato - FR); A.I.A.S. Ass. It. Assistenza Spastici – Sgurgola; Ass. zerotremilacento – Fr; Ass. Frusna – FR; Ass.Rigenesi – FR; Soc. Geografika srl – Guarcino; Ass. Cittattiva – Ceccano; Città Futura, Odv – FR; Adesso Basta – Anagni; Gemma Edizioni – Ceccano; Big Brother Ambiente - Cellole (CE) promuovono un INCONTRO

MARTEDI’ 12 MARZO 2019 - ORE 15,30 -19,30 - SALA TEATRO DELLA ASL – FROSINONE
“Per riflettere e ragionare sulla realtà attuale e per avanzare richieste, partecipate e condivise, per migliorare l’ organizzazione e i servizi”, sono stati invitati partecipare:
I dirigenti della asl di Frosinone – Il Presidente ed i Vice presidenti della Commissione Sanità della Regione Lazio – I consiglieri comunali ed i Sindaci di Frosinone e Alatri – I Consiglieri regionali eletti nella nostra provincia.

Interverrà il dott. Fabrizio Cristofari – Direttore del Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero Frosinone Alatri e Presidente dell’Ordine dei Medici.

 

 

 

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Il Sen. Ruspandini sulla sanità ciociara

sanità file alla asl 350 minda Rossella Rossi riceviamo e pubblichiamo - «E’ ora di mettere fine ai disservizi che danneggiano i cittadini. La Regione Lazio? Primato della sanità peggiore. Non è più tollerabile una situazione del genere»
Tuona il Senatore Massimo Ruspandini (Fratelli d'Italia) in merito alla questione "Sanitaria" in particolare nella Provincia di Frosinone.

«Si continua a millantare l'uscita dal Commissariamento, si annunciano nuove assunzioni, si parla di nuovi servizi, quando assistiamo, invece, e purtroppo quotidianamente, ad una situazione allarmante per tutta la Regione Lazio che detiene il primato della Sanità peggiore».

Questa la decisa riflessione di Ruspandini, attualmente carica politica più rappresentativa del Territorio Ciociaro, che incalza: «In particolare l'area Nord della Provincia, la Valle del Sacco, già terribilmente martoriata da problematiche che tutti purtroppo ben conosciamo, risente di una situazione a dir poco allarmante».
«Assistiamo quotidianamente ad un sistema sanitario quasi al collasso, difficilmente in grado di rispondere alle esigenze/emergenze degli utenti. Sono ben noti, ormai, i punti critici che si celano dietro a quelle sigle, sinonimo di tagli e riduzione di servizi: interi paesi isolati, carenza di posti letto, pazienti "parcheggiati" nelle coruspandini 350 minrsie di Pronto Soccorso intasati, personale medico e paramedico costretto a turni massacranti.
Non è più possibile tollerare una situazione del genere che affligge senza tregua un Territorio che dovrebbe invece essere risanato.
Non possiamo rispondere alle priorità di un Territorio, di una Regione, attendendo esclusivamente dei "dati"! Non si può ragionare solo in termini di risparmio quando in ballo vi è la salute dei cittadini!
È necessario decidere invece quali siano i provvedimenti da adottare per mettere fine a disservizi che danneggiano tutti noi cittadini».

Dalla parte degli Amministratori, il Senatore Ruspandini, già firmatario della petizione per la riapertura dell'Ospedale di Anagni, rincara la dose: «Bene le iniziative dei Sindaci, compatti nei coordinamenti; bene le battaglie dei Comitati spontanei a difesa della Sanità; ma oggi più che mai è fondamentale un intervento efficace e congiunto, soprattutto dopo che lo stesso Ministro ha constatato con i propri occhi la drammatica situazione della Sanità Laziale.
Per poter salvare il nostro Servizio Sanitario è necessario il supporto di tutti: Istituzioni, Politica, Industria, Governatori, Amministratori, Dirigenti e Professionisti Sanitari».
«Mi occuperò personalmente - conclude il Senatore Ruspandini - di intraprendere tutte le azioni politiche necessarie affinché la Regione si attivi per far ripartire il Servizio Sanitario di tutto il Lazio e soprattutto di rappresentare la grave questione sanitaria della Provincia di Frosinone nelle opportune sedi istituzionali, valutando anche l'ipotesi progettuale del 2009, in cui proprio la Regione aveva programmato di costruire un nuovo Polo Ospedaliero nel baricentrico territorio di Anagni, in grado di coprire tutto il distretto nord».

 

 

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Tempi di attesa e altre criticità della sanità ciociara

medici sanita 350 260di Loreto Marcelli, M5S - Gli esponenti di “Cittadinanza Attiva per la difesa del malato” di Frosinone, alla luce dello stato attuale in cui versa la sanità della nostra provincia, hanno denunciato le numerose criticità evidenziando le contraddizioni, e le incongruenze, tra gli annunci dei vertici dell’Asl e la realtà, in termini di efficienza ed efficacia dei servizi erogati e, soprattutto, di abbattimento dei tempi delle liste di attesa.

È doveroso associarsi a questo grido d’allarme e rilanciarlo con forza. Si riscontra un netto peggioramento dei problemi inerenti le liste di attesa, in particolare risultano essere pressoché bloccate tutte le prenotazioni per gli esami diagnostici per immagine, comprese quelle per i pazienti oncologici.

Il problema è piuttosto generalizzato nell’Asl, non riguarda solo la diagnostica per immagini, ma anche i lunghi tempi di attesa necessari per effettuare ad esempio una gastroscopia o altre visite specialistiche. È sufficiente ricordare che dal pensionamento – avvenuto lo scorso aprile – dell’unico anestesista presente presso la Casa della Salute di Pontecorvo, il servizio di gastroscopia è stato sospeso e non ancora riattivato. Però si spendono soldi affidando ad un consulente esterno lo studio per fare proposte per abbattere le liste di attesa…..

Inutile girarci intorno spendendo soldi per cercare soluzioni capziose da applicare, la radice del problema risiede, soprattutto, nell’atavica mancanza di un numero di medici radiologi adeguato alle dimensioni della nostra azienda e alla popolazione della provincia. I radiologi dovrebbero essere il doppio di quelli in servizio oggi.
Nella prospettiva, a breve, di ulteriori pensionamenti di altri operatori radiologi, ha senso parlare di programmazione seria e reale, con apertura sine die delle prenotazioni, dovendo poi contare su operatori a partita iva, da rinnovare magari ogni due mesi, sempre che gli stessi continuino a dare la loro disponibilità e non trovino altre collocazioni lavorative? Si sa che questi operatori hanno delle serie limitazioni nel loro impiego e non utilizzabili, teoricamente, nelle turnazioni di guardie? Perché non sono state rese note le motivazioni per cui la Regione Lazio ha bocciato la delibera per l’assunzione di medici radiologi ripresentando, dopo un inutile ping pong, una nuova delibera il 18.12.18?

La soluzione al problema è chiara: si devono fare nuove assunzioni per colmare le carenze di organico in tutti i presidi ospedalieri e sanitari. È lì che vanno investiti i soldi pubblici e non in consulenze dal dubbio risultato.
Le soluzioni adottate fino ad oggi, di fatto, sembrerebbero aver agevolato la sanità privata e, di contro, mortificato quella pubblica, come dimostrato nel delegare ad essa, impropriamente, la fornitura di apparecchiature a noleggio come 7 ecografi arrivati di recente nelle strutture ospedaliere pubbliche provinciali, o la possibilità di effettuare, prioritariamente, nelle strutture convenzionate esami ad alto costo, quali le risonanze magnetiche.

Non sembrerebbe quindi un caso che in ogni angolo della nostra provincia nascano strutture sanitarie private, che risultano sempre più affollate. Questo, a nostro dire, è un segno tangibile del fallimento della gestione dell’Azienda da parte dei vertici dirigenziali incaricati da Zingaretti di amministrare la sanità provinciale.
Inoltre, va aggiunto il mancato coinvolgimento nei processi decisionali dei componenti del neo costituito Osservatorio dell’Asl sui tempi di attesa e dei responsabili e dirigenti delle strutture sanitarie pubbliche e private accreditate, che lamentano la totale assenza di considerazione da parte dei vertici dell’Asl frusinate.

Considerato che nei tre anni di commissariamento dell’Asl questi problemi non sono stati risolti, ci domandiamo come intenda il – riconfermato – Commissario Straordinario dell’Asl di Frosinone, Dott. Luigi Macchitella, risolverli ora; troverà delle soluzioni idonee oppure per queste dovremmo attendere l’arrivo del futuro Direttore Generale?

 

 

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Lazio. Sanità e territori un binomio ormai improponibile

consiglio lazio 350 260di Loreto Marcelli, M5S, Consigliere reg.le Lazio - Oggi è stato respinto in Consiglio Regionale l’ordine del giorno alla Proposta di legge n°85/2018 inerente il declassamento del laboratorio di analisi dell’Ospedale di Rieti previsto dal DCA U00219.

Il commissario ad acta, Nicola Zingaretti, ha inteso attuare un programma operativo (2013-2015) riguardante la riorganizzazione della rete dei laboratori di analisi pubblici, per cui il laboratorio di analisi dell’Azienda Ospedaliera S. Filippo Neri viene individuato come laboratorio ad elevata complessità con settori specialistici (LEC - S HUB 5) ed il laboratorio di analisi dell’Ospedale De’ Lellis di Rieti è stato classificato e definito come semplice Laboratorio di Base afferente ad esso. Per inciso la ASL di Rieti è l’unica nel Lazio a non essere dotata di un laboratorio Hub nonostante le ottime performance, sia in termini qualitativi che quantitativi, raggiunte dal personale operante nell’attuale laboratorio di analisi. Con tale decisione non si è tenuto conto della particolare articolazione di tale provincia, che risulta essere molto vasta e difforme per tipologia geo-morfologica e culturale e con una popolazione residente con un elevato indice di vecchiaia, il cui territorio ha subìto un notevole impatto socio ambientale in merito agli ultimi eventi sismici, comportando, di fatto, un depotenziamento dell’offerta sanitaria locale. Inoltre, l’ospedale De’ Lellis rimane l’unico riferimento sanitario di una provincia i cui indici epidemiologici non risultano essere in significativa flessione; va ribadito che il laboratorio di analisi del De’ Lellis effettua un elevato numero di esami, in media superiori ai 2.000.000 l’anno, quantitativo ben oltre gli standard previsti per un laboratorio di Base. Per tali motivi, si era chiesto al Consiglio regionale di impegnare la Giunta regionale di provvedere ad adottare tutti gli atti necessari per garantire il giusto mantenimento degli standard organizzativi, e di servizio, del laboratorio di analisi dell’Ospedale di Rieti a tutela dell’utenza dell’intera provincia.

A tale richiesta, incomprensibilmente, la maggioranza non ha voluto prestare la giusta attenzione. Si prende atto di tale decisione e la si stigmatizza considerato il rischio di impoverimento della qualità del servizio sanitario in provincia con la speranza che possa essere rivista in tempi brevi.

 

 

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Mobilitazione per una sanità efficiente e pubblica

sanità malasanità 350 260Una sanità efficiente come volano determinante per la ripresa economica e lo sviluppo occupazionale

Al di la dei proclami e delle autogratificazioni la gestione Commissariale della ASL ha dato un serio contributo allo sfascio della sanità pubblica, dominata dal caos e dalla precarietà

La provincia di Frosinone, il cui territorio rimane sempre il più inquinato d’Italia, e nel quale le patologie oncologiche sono in un continuo ed inarrestabile aumento, si ritrova con strutture sanitarie dequalificate, con una dotazione di personale insufficiente, demotivato e mortificato professionalmente e come dirigenti.

Le tante dichiarazioni rese dal Presidente Zingaretti, in campagna elettorale e ripetute continuamente in questi giorni, sono rimaste parole al vento. La Regione Lazio e le sue diramazioni sono sempre più lontane dai cittadini. La trasparenza e la partecipazione, sancite dalla legge, rimangono un pio desiderio.

Strappato il voto ai cittadini, nulla è cambiato e le promesse sono rimaste un sogno lasciando un territorio dominato da vaste aree di degrado e di abbandono, che genera tumori e malattie respiratorie, senza un adeguato sistema socio sanitario, con un aumento di disoccupazione, povertà ed emarginazione. Se questo è il significato della frase: «Mettere al centro della politica il Cittadino» c’è di che allarmarsi. L’intera zona nord della provincia, con una popolazione di circa 100.OOO – centomila- persone è abbandonata alla “Buona di Dio”

Cittadinanzattiva-Tribunale per la difesa dei diritti del malato di Frosinone, mentre esprime forte preoccupazione per questo insopportabile e non più tollerabile stato di cose, che ha contribuito fortemente a far crollare l’economia e la qualità della vita, rivolge un accorato appello a tutte le associazioni della provincia, affinchè partecipino all’ incontro che si terrà a Frosinone, presso la SALA-TEATRO della ASL, in Via Armando Fabi, GIOVEDI’ 20 DICEMBRE 2018, DALLE ORE 15,30 ALLE ORE 19,30,per l’esame della situazione e per decidere insieme le iniziative da mettere in atto.

Un particolare invito lo rivolgiamo ai gruppi ed ai movimenti, protagonisti della difesa della Valle del Sacco e del suo fiume, della vertenza per il lavoro e per la gestione pubblica dell’acqua.

Francesco Notarcola – Coordinatore di Cittadinanzattiva Tribunale per la difesa dei diritti del malato di Frosinone

Luigi De Matteo – Coordinatore provinciale di Cittadinanzattiva

Frosinone 17 dicembre 2018

 

 

 

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