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Con Sindaci e Presidenti di Regione per una sicurezza Costituzionale

  • Pubblicato in Partiti

art1mdp 350 260BATTAGLIA DI CIVILTA’, SIAMO CON SINDACI E PRESIDENTI
“Siamo al fianco dei sindaci e dei presidenti di Regione nella battaglia contro il Dl sicurezza: si tratta di una vera e propria questione di civiltà, attorno alla quale si sta formando un fronte ampio, che va oltre la sinistra tradizionale. E’ un bene, ad esempio, che nel Lazio oltre alla voce del sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, si sia sentito anche il primo cittadino di Pomezia. La strada maestra da perseguire, secondo noi, oltre alla disubbidienza civile che possono portare avanti gli amministratori, è quella del ricorso alla Corte costituzionale: dopo l’annuncio del presidente della Toscana, Enrico Rossi, ci auguriamo che seguano anche altre regioni. Dobbiamo costruire un movimento di resistenza contro un provvedimento razzista, insieme possiamo fermare questa pericolosa deriva”.

Lo dichiarano in una nota:
Riccardo Agostini, coordinatore di Articolo Uno – Mdp Lazio
Gaetano Ambrosiano, coordinatore di articolo Uno - Mdp Frosinone

 

 

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Per un po' di sicurezza e decoro sulla Sora-Ferentino

LucaFrusone 3 350 260“Garantire la sicurezza e il decoro delle piazzole di sosta sul tratto di superstrada Ferentino – Sora che attraversa la città di Alatri, troppo spesso utilizzate come discariche per colpa della vigliacca inciviltà che attenta all’incolumità pubblica e provoca danni ambientali ed economici, è una questione che sta a cuore a tutti i cittadini onesti. Per questo motivo ho scritto ad Astral, società che gestisce la rete regionale viaria del Lazio, chiedendo un’implementazione del piano di installazione delle telecamere sulle aree di sosta”.

Lo dichiara il deputato del MoVimento 5 Stelle Luca Frusone. “Sul tratto di superstrada Ferentino - Sora sono state installate le prime telecamere sulle piazzole di sosta: l’iniziativa va nella giusta direzione ma solo una videosorveglianza presente in tutte le aree di sosta può arginare lo scempio dell’abbandono dei rifiuti sulla superstrada perché coperture parziali o, peggio, limitate a pochi metri non possono portare ad alcun beneficio” rileva il deputato pentastellato. In conclusione Frusone auspica che le immagini riprese siano nella disponibilità dei Sindaci e delle forze dell’ordine in modo che “Il riconoscimento degli incivili sia efficace e porti alle sanzioni dovute”

 

 

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Patto sulla sicurezza urbana tra Veroli e Prefettura di Frosinone

veroli comune 350 260da Ufficio Stampa comune di Veroli - Siglato il patto sulla sicurezza urbana tra il Comune di Veroli e la Prefettura di Frosinone. Questa mattina il prefetto, Emilia Zarrilli ed il sindaco Simone Cretaro hanno sottoscritto il patto sulla sicurezza integrata con il quale l’ente comunale potrà accedere a finanziamenti statali finalizzati a migliorare lo standard di vivibilità territoriale specie in zone particolarmente sensibili.
“Abbiamo presentato il progetto Veroli in sicurezza – spiega il sindaco Cretaro – che prevede l’installazione di telecamere ad alta risoluzione per un sistema di videosorveglianza collegato con il Comando di Polizia locale e tutte le Forze dell’Ordine nel quartiere di San Leucio in tutta la zona prospiciente le mura poligonali dove sono stati effettuati diversi tentativi di furto a carico dei residenti”.

Un progetto complessivo di 60 mila euro che prevede una compartecipazione dell’ente comunale impegnatosi per oltre il 20% dell’intervento e che andrà ad integrarsi anche con tutto il sistema di videosorveglianza già presente nel centro storico da qualche anno. Tutto finalizzato alla prevenzione di atti vandalici e pregiudizievoli per l’incolumità pubblica e che innalzerà anche il livello di percezione della sicurezza ambientale.
“Aver ricevuto la progettualità da parte di uno dei Comuni più rappresentativi della provincia – ha detto il prefetto, Emilia Zarrilli – è sicuramente positivo. Veroli è, inoltre, un centro di indubbia rilevanza culturale ed artistica che progetti come quelli presentati tendono a tutelare. Un sistema integrato di sicurezza va nella giusta direzione di tutelare la comunità locale da ogni tipo di atto pregiudizievole”.

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Per la sicurezza dell’incrocio tra Ponte Sisto e Borgo Hermada sulla Pontina

borgoHermada 350 260 minUna nota congiunta dei consiglieri regionali Enrico Forte e Salvatore La Penna in merito alla approvazione all'unanimità di un emendamento al Bilancio di previsione 2018-2020 che stanzia un milione di euro per la realizzazione di una rotatoria e la messa in sicurezza dell’incrocio tra Ponte Sisto e Borgo Hermada sulla Pontina.

La Penna e Forte (Pd): Un milione di euro per rotatoria e messa in sicurezza dell’incrocio sulla 148, approvato dal Consiglio regionale l’emendamento dei consiglieri pontini
Il Consiglio regionale del Lazio nella seduta odierna ha approvato, all’unanimità, un emendamento al Bilancio di previsione 2018-2020 che stanzia un milione di euro per la realizzazione di una rotatoria e la messa in sicurezza dell’incrocio tra Ponte Sisto e Borgo Hermada sulla Pontina nel territorio del Comune di Terracina.

A darne notizia i consiglieri regionali del Partito Democratico Salvatore La Penna ed Enrico Forte che, insieme ai colleghi rappresentanti della provincia di Latina, Gaia Pernarella, Giuseppe Simeone e Angelo Tripodi, hanno sottoscritto l’emendamento.

“La somma stanziata – sottolineano La Penna e Forte – servirà alla realizzazione di una rotatoria al chilometro 99.815 della 148 dove allo stato attuale c’è un incrocio a raso classificato come tratto di maggiore criticità assoluta, circostanza confermata dall’elevato numero di incidenti mortali che lì si sono verificati, tre soltanto nell’ultimo anno. L’inserimento di una rotatoria contribuirà a ridurre la pericolosità di quell’incrocio come è già accaduto per altri tratti della Pontina. La somma stanziata – spiegano ancora i consiglieri del Partito Democratico – rientra nei fondi destinati alla manutenzione straordinaria della rete viaria dell’Astral. Si tratta di un importante risultato per la sicurezza stradale del territorio pontino, risultato ottenuto anche grazie al supporto che la proposta ha avuto da parte di tutti i consiglieri regionali eletti in provincia di Latina che hanno sottoscritto l’emendamento approvato all’unanimità dal Consiglio. Un nuovo impegno concreto dell’amministrazione regionale per il nostro territorio. Già dal prossimo collegato, ci impegneremo per porre attenzione alle criticità ancora irrisolte del sistema viario del nostro territorio ed in particolare della pontina”.

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Piano urbano del traffico adeguato per l'ambiente e la sicurezza

Frosinone blocco traffico smog mindi Daniele Riggi: “Inquinamento atmosferico e sicurezza stradale, argomenti da mettere ai primi posti dell'agenda politica. Aggiorniamo il piano urbano del traffico, uno strumento fondamentale, che può incidere sia sull'ambiente che sulla sicurezza”

Il traffico urbano è da sempre uno dei temi che caratterizzano maggiormente il dibattito nella nostra città, sia in ambito civico sia in ambito politico, principalmente perché incide su aspetti fondamentali della qualità della vita dei cittadini: la viabilità, la sicurezza stradale, l'ambiente e la salute. I dati sull'inquinamento atmosferico provenienti dalle ultime statistiche ci dicono che il problema polveri sottili è tutt'altro che superato. Ritengo positiva l'installazione della nuova rete di rilevazione delle polveri sottili perché, grazie ad essa, l'Amministrazione potrà beneficiare di nuove informazioni quantitative e qualitative sulle concentrazioni delle polveri sottili. Adesso, però, dopo una fase conoscitiva, è tempo che l'Amministrazione metta in atto anche delle misure operative e concrete.

Il traffico non è certamente l'unica causa dell'inquinamento atmosferico, come abbiamo appreso in questi anni, ma in una città come la nostra, dove ci sono anche seri problemi di viabilità, esso non può essere comunque sottovalutato. Il piano urbano del traffico è fondamentale per affrontare questi problemi, specialmente in un comune capoluogo che deve anche affrontre i flussi di traffico provenienti dall'intero territorio provinciale, come nel caso di Frosinone. Il piano urbano del traffico della nostra città, se non erro, risale al 2010, quindi a ben 8 anni fa; da allora ci sono stati molti cambiamenti in termini di viabilità e di nuove costruzioni, basti pensare che è stato costruito un nuovo stadio, l'ospedale è stato spostato, il mercato è stato spostato, la Monti Lepini ha subito una trasformazione radicale, e a breve cambierà radicalmente la fisionomia del quartiere Scalo, che in verità è stata già stravolta. Non solo questi cambiamenti che ho citato, ma anche tanti altri, impongono una rivisitazione dell'intero traffico veicolare cittadino. Un piano urbano del traffico urbano aggiornato ci consentirebbe anche di agire con più facilità e più tempestività sulla sicurezza stradale, sulla segnaletica e sulla viabilità attraverso la ridefinizione delle zone residenziali e delle zone 30. Ci sono molte zone della città, infatti, che da troppo tempo richiedono interventi seri sulla sicurezza stradale e sul traffico veicolare. Penso ad alcune zone come via Cavoni, via San Giuliano e via Madonna delle Rose che sono attraversate tutti i giorni da mezzi di trasporto pesanti, ma anche a via Maria e ad altre vie che hanno seri problemi di sicurezza.

Non dico di rifare un nuovo piano del traffico, data la scarsità di risorse e di personale tecnico, ma un aggiornamento al più presto è quantomeno necessario; magari, senza spendere troppo in consulenze private esterne, si potrebbe valutare l'ipotesi di chiedere una collaborazione con le università del territorio, attraverso progetti o borse di studio per tesi e dottorati di ricerca.

Chiederò di convocare una commissione ad hoc almeno per riprendere la discussione su questo importante tema; spero che l'Amministrazione decida finalmente di affrontare un problema che non è più possibile rinviare.

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Sicurezza e accoglienza sono due realtà antitetiche?

gioiosisaluti dauntaxidelmare 350 260di Daniela Mastracci - Immigrazione? Sicurezza e accoglienza sono due realtà antitetiche? La riflessione sulla delicata questione immigrazione è una priorità.

E’ un tema sentito perché crediamo nell’accoglienza e perché ci interroghiamo sulle cause profonde del fenomeno migratorio. Non possiamo omettere le nostre responsabilità in terre colonizzate e poi sfruttate fino a ridurle alla povertà e alla impossibilità di vita per migliaia di bambini, donne e uomini. Non possiamo rimuovere come se non ci fossero le responsabilità legate allo sfruttamento energetico, delle risorse minerarie, e alle guerre che tale corsa all’accaparramento di petrolio, gas, giacimenti minerari, e oggi il coltan e quanto altro serve per produrre i nostri dispositivi elettronici, ha prodotto nei decenni della decolonizzazione e continua oggi a produrre in tempo di globalizzazione iperliberista.

L’occidente ha grosse responsabilità e non può girare lo sguardo da un’altra parte di fronte alle migrazioni che stanno spostando migliaia di esseri umani dall’Africa, dal Medio Oriente, dall’Estremo Oriente. Facciamo caso al fatto che sono territori di guerra, di morte, di distruzione, e che l’occidente è parte attiva in questi conflitti, non solo perché li combatte direttamente, ma anche perché è il produttore e venditore delle armi che uccidono e non smettono di sparare ed esplodere. E facciamo caso alla desertificazione, ai cambiamenti climatici. Anche da questo punto di vista non possiamo non riconoscere le nostre responsabilità. Il fenomeno migratorio non dipende da velleità individuali ma da processi storici, economici, sociali, che ci chiamano in causa direttamente. Allora chiudere le frontiere, respingere, recingere, buttare semplicemente fuori dal nostro campo visivo con le esternalizzazioni delle frontiere, come è il caso libico, sono atti politici per noi ingiustificabili. Al contrario dobbiamo immaginare alternative umane, che rispettino esseri umani che hanno il diritto di vivere e vivere dignitosamente. La nostra Costituzione all’articolo 10 lo dice chiaramente: “…La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge…” così come lo dice chiaramente la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: “articolo 3 Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona…” “articolo 14 1) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni…”

Accoglienza e sicurezza non sono in contraddizione soprattutto se pensiamo a risolvere il disagio socio economico che di fatto produce la “paura” del migrante come potenziale “ladro di lavoro” o altre etichette degradanti e propagandistiche gli si danno, proprio per alimentare la “guerra dei penultimi contro gli ultimi”. Se immaginiamo un mondo diverso da quello imperante oggi iperliberista, se facciamo politiche di messa in sicurezza socio economica, se redistribuiamo i redditi, lottiamo e vinciamo contro le diseguaglianze, potremo risolvere il dramma della paura. Esso invece è alimentato proprio dalla povertà: utile al capitalismo per tenere bassi i salari, per tenere alta la competitività tra i lavoratori, che sono sempre di più per sempre meno posti di lavoro, e un lavoro senza regole, senza garanzie, senza contratti stabili, elementi di precarietà che fa gioco all’accumulazione di redditi in una lotta di classe dall’alto verso il basso. Noi vogliamo rovesciare questo punto di vista. Combattere le diseguaglianze: radice da cui nasce l’odio, la paura, la violenza.

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Ferentino. Sicurezza Stradale: Decisione all'unanimità ma disattesa, per ora

sicurezza stradale 460 mindi Maurizio Berretta - A novembre 2017, su proposta dei Consiglieri comunali Berretta, Valeri, Maddalena e Bernardini, il Consiglio comunale, in modo unanime fece proprie le 2 petizioni popolari di quasi 600 firme per la messa in sicurezza del primo tratto di Via Stazione e di Via Casilina dal km 69 al Km 72.
Maurizio Berretta Capogruppo consiliare: “E’ inaccettabile che puntualmente la Giunta Pompeo non attua i deliberati del Consiglio comunale. Nel caso specifico, da novembre, l’Assise civica ha deciso, in modo unanime, gli interventi di messa in sicurezza dei 2 tratti stradali, ma ad oggi non vi e’ traccia alcuna di nessun intervento, tantomeno di manutenzione ordinaria. Possiamo capire che per quanto riguarda gli interventi straordinari e strutturali richiesti, ci sia bisogno di tempo, ma di certo e’ inammissibile, che per quanto riguarda almeno la disostruzione delle cunette e fossati laterali, il rifacimento della segnaletica orizzontale, il semplice taglio dell’erba o la sostituzione della segnaletica verticale divelta, ci sia la latitanza piu’ completa.
Eppure sono tratti stradali ad alto rischio, tratti che hanno visto sangue sull’asfalto, incidenti stradali con epilogo in diversi casi, anche mortali.
Le arterie oggetto di petizioni e di Consiglio, sono insediamento di numerose abitazioni, attivita’ commerciali, la presenza di pedoni e ‘ notevole anche in funzione di diverse fermate del trasporto pubblico locale, regionale e del trasporto scolastico.
La ribattezzata “Curva del Terrore” e l’incrocio “Giardino” non possono rimanere nel dimenticatoio di Pompeo.
Non staremo di certo fermi a guardare l’inerzia dell’attuale Sindaco, impegnato fin troppo nelle attivita’ di “apparenza” e ben poco in quelle di “sostanza”; educazione, umilta’ e rispetto istituzionale non sono mai state di casa in questa questa Giunta, i Cittadini vanno rispettati ed a loro va data una risposta con i fatti.”

 
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Ferentino. Urgono misure urgenti per la sicurezza stradale

Ferentino municipio 350 260di Maurizio Berretta - Venerdi 3 Novembre alle ore 15:00, tra le 5 proposte previste all’odg, tutte a firme dell’opposizione, figura una proposta relativa a “Provvedimenti urgenti da adottare in termini di sicurezza stradale sul territorio comunale.
Maurizio Berretta Capogruppo di DemocraticaMente: “ Unitamente ai colleghi Consiglieri comunali di Opposizione, Marco MADDALENA, Gianni BERNARDINI e Marco VALERI, abbiamo elaborato e sottoscritto una proposta, sotto forma di ODG, relativa alla sicurezza stradale. Abbiamo ritenuto opportuno e doveroso porre all’attenzione del Consiglio comunale questa delicata tematica, in quanto, purtroppo, spesso le nostre strade sono teatro di incidenti stradali, in diversi casi, con epilogo tragico.
Noi abbiamo il dovere di porre in essere tutte quelle misure per tutelare la “vita umana”, dai provvedimenti relativi alla prevenzione dei sinistri e quando e’ necessario anche a quelli repressivi. L’educazione stradale e’ materia diventata fondamentale nella convivenza in una comunita’, le strade della nostra Citta’ sono abitualmente frequentate da ogni tipo di utenza, in particolar modo da quella cosidetta “debole”, pedoni, ciclisti ecc ecc.
Diverse sono state le petizioni popolari sottoscritte da centinaia di concittadini, le ultime 2 in ordine cronologico, la messa in sicurezza di Via Stazione in prossimita’ del tratto che collega la zona di Santa Nicola al quartiere Giardino, petizione gia’ nelle mani di Sindaco Giunta, Consiglieri, Ufficio Tecnico e Vigili Urbani e quella in atto in questi giorni che interessa la tratta di via Casilina che va dal Km 69 al Km 72, dove, il 15 di ottobre hanno perso la vita 2 persone, nella ribattezzata “Curva del Terrore”.
Con l’approvazione dell’odg, si impegna il Sindaco e la Giunta ad attivare per quanto di competenza e ad interessare le altre Autorita’ competenti, provvedimenti urgenti per la messa in sicurezza di questi tratti ad alto tasso incidentale, ed altri che riterra’ prioritari.
Altresi’ a coinvolgere le Associazioni dei Familiari delle Vittime della Strada e le Forze dell’Ordine per sensibilizzare la Cittadinanza sul delicato tema della sicurezza stradale, non tralasciando le azioni che vanno verso la repressione di comportamenti illeciti.
Ci auguriamo che il Consiglio comunale venerdi sappia accogliere, dopo ampio confronto, questa proposta, all’unanimita’ dei voti, sarebbe un segnale di maturita’ nei confronti della Citta’ su queste delicate tematiche.“

Maurizio Berretta

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Ferentino. 162 firme per la sicurezza stradale di via Stazione

Ferentino via Stazione 350 mindi Kristian Damiani, portavoce del Movimento Civico DemocraticaMente - Comunicato In data odierna abbiamo formalmente presentato al Comune di Ferentino una petizione popolare composta da 162 sottoscrizioni, relativa all’installazione di dissuasori di velocita’ sul tratto stradale di Via Stazione altezza civico 37.
Tratto di strada oggetto di continui incidenti stradali, dove se ne e’ verificato, in passato, anche uno tragicamente mortale.
Sul tratto stradale ci sono diverse attivita’ commerciali ed insediamenti residenziali, la presenza di pedoni e’Ferentino VIA STAZIONE FOTO 2 min min notevole, maggiormente in orari serali, prefestivi e festivi.
Chiediamo all’Amministrazione comunale di intervenire con sollecitudine all’installazione di dissuasori quali dossi artificiali e/o barre rumorose, segnaletica luminosa o comunque deterrenti di velocita’ che questo Comune ritiene opportuno, per il rispetto del Codice della Strada.
Artefice dell’iniziativa Kristian Damiami, portavoce del Movimento Civico DemocraticaMente:” L’intervento sul tratto stradale urbano di fatto metterebbe in sicurezza pedoni ed automobilisti, una misura necessaria per evitare le tragedie del passato, di fatto se si pensasse anche alla realizzazione di marciapiedi e attraversamenti pedonali, la zona sarebbe definitivamente sistemata, un tratto di poche centinaia di metri che unisce la popolosa zona residenziale del Giardino, alla Citta’. Confidiamo nella sensibilita’ dell’Amministrazione comunale, che si adoperi in tempi rapidi e senza indugi di sorta, la sottoscrizione e’ stata fatta da 162 persone, e costoro hanno diritto ad una risposta, come del resto chi e’ rimasto coinvolti nei sinistri stradali in passato”

10 Ottobre 2017

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Spaventose protezioni e rassicuranti minacce

lasvegasstrage h260 mindi Fausto Pellecchia - L’effetto delle notizie quotidianamente diffuse dai media su (reali o potenziali) attentati terroristici, nonché le ondate dei flussi migratori a seguito delle conflitti che dilaniano i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, unitamente all’incertezza prodotta dalla lunga crisi socio-economica in Italia e in Europa, sembra esasperare il timore per radicali sconvolgimenti delle nostre abitudini di vita ad opera dell’occulta invasione di soggetti estranei e potenzialmente incompatibili con i nostri codici culturali. Domina l’opinione pubblica un’abile strategia mediatica che mescola e confonde la criminalità comune delle rubriche di “cronaca nera”, soprattutto quando vi siano coinvolti profughi e migranti, e gli atti di terrorismo politico, stabilendo improbabili nessi causali.

Esemplare è il caso della strage di Las Vegas al concerto country al Mandalay Bay hotel, che l’ISIS ha prontamente rivendicato come attentato terroristico, arruolando l’autore, Stephen Paddock, un pensionato affetto da turbe psichiatriche, tra le fila del suo esercito. Del resto, il Presidente Trump, assecondando le torbide correnti dell’America profonda (e della potente lobby dei fabbricanti di armi), ha continuato a rivendicare il valore intangibile del II emendamento della Costituzione statunitense (che sancisce il diritto al porto d’armi per tutti i cittadini), il cui senso era comprensibile nel contesto pionieristico del XIX secolo. Una prova ulteriore del paradosso che trasforma la ricerca di protezione, attraverso la diffusione capillare dei mezzi di autodifesa, nella più temibile delle minacce per la sicurezza, come documenta il numero esorbitante delle vittime di violenza privata. Le proposte avanzate dalla destra anche in Italia di ampliare i casi di legittima difesa anche per la proprietà privata si collocano nel medesimo solco dell’americanizzazione del diritto penale. A questo dato, si aggiunga che l’enfasi sugli stupri e sulle rapine compiute da extracomunitari è usata spesso per oscurare analoghi crimini commessi- in percentuale infinitamente più cospicue- da cittadini europei bianchi e perfettamente acculturati (quando non appartenenti alle stesse milizie di tutela dell’ordine pubblico).

«stato di emergenza» e «sicurezza». cosa sono?

Di qui la frequente invocazione dello «stato di emergenza» che fa scivolare le democrazie occidentali sul piano inclinato dello «Stato di sicurezza» («Security State» , come dicono i politologi americani). Il termine «sicurezza» è diventato una parola d’ordine del discorso politico contemporaneo, nel quale le «ragioni di sicurezza» hanno preso il posto di ciò che un tempo veniva nominato, con espressione non meno enigmatica, «ragione di Stato». polizia a LosAngeles min
Nel modello di Thomas Hobbes, che ha così profondamente influenzato l’intera filosofia politica occidentale, il contratto che trasferisce i poteri al sovrano presuppone la paura reciproca e la guerra di tutti contro tutti: lo Stato si costituisce come lo schermo tutelare che, espropriando la naturale potenza dei singoli, pone fine alla paura e al caos del conflitto permanente.

Nell’attuale «Stato di sicurezza», questo schema si rovescia: lo Stato, cioè – svanita definitivamente ogni missione storico-politica - si fonda durevolmente quasi soltanto sulla paura e deve, ad ogni costo, perpetuarla, dal momento che da essa trae la sua funzione principale e la sua permanente legittimazione. Michel Foucault, del resto, ha già mostrato che, quando la parola «sicurezza» apparve per la prima volta in Francia, nel discorso politico dei fisiocratici, prima della Rivoluzione, non si trattava di prevenire le catastrofi e le carestie, ma di lasciarle accadere per poter in seguito governarle e orientarle nella direzione che si riteneva più favorevole.
Analogamente, la sicurezza di cui si fa questione oggi non mira a prevenire gli atti di terrorismo (cosa, del resto, assai difficile, se non impossibile, poiché le misure di sicurezza sono efficaci solo a posteriori, e il terrorismo opera, per definizione, con una serie di atti imprevedibili) ma a stabilire una nuova relazione tra gli uomini, che autorizza un controllo generalizzato e senza limiti – donde la particolare insistenza sui dispositivi che permettono il controllo totale dei dati informatici e comunicativi dei cittadini, ivi compreso il prelievo integrale e la schedatura dei personal computer.

Il «terrore» e la fine della «sovranità poplare»

La democrazia politica si espone così ad un rischio di secondo grado, che paradossalmente sorge proprio dall’espansione smisurata dei meccanismi di difesa preventiva contro i rischi possibili. Questo rischio è, in primo luogo, rappresentato dall’attuale tendenza verso una relazione inscindibile tra terrorismo e «sicurezza»: se lo Stato ha bisogno della paura per legittimarsi, allora, al limite, bisogna che il terrore divenga condizione permanente e ineliminabile. Non meraviglia perciò che i Paesi occidentali attuino una politica estera che alimenta quel medesimo terrorismo che si deve combattere all’interno, intrattenendo fitte relazioni commerciali (anche di armi) con Stati che sono diretti finanziatori di organizzazioni terroristiche.
Un secondo punto importante è il cambiamento di statuto politico dei cittadini e del popolo, che era ritenuto un tempo il titolare della sovranità. Nello «Stato di sicurezza», si assiste ad una progressiva depoliticizzazione dei cittadini, la cui partecipazione alla vita politica si riduce per lo più ai sondaggi elettorali. Questa inquietante deriva era stata già teorizzata dai giuristi nazisti che definivano il popolo come un elemento essenzialmente impolitico, al quale lo Stato ha il compito di assicurare protezione e crescita. Secondo questa teoria, c’è un solo modo di rendere politico questo elemento naturaliter impolitico: attraverso la valorizzazione della discendenza e della razza, che lo distingue dallo straniero e dal nemico. Non si tratta qui di confondere «Stato nazista» e «Stato di sicurezza» contemporaneo. Ma, se si depoliticizzano i cittadini, questi non possono uscire dalla loro passività se non quando vengano mobilitati attraverso la paura contro un nemico straniero, che non sia soltanto avvertito come estraneo ma anche come potenzialmente inassimilabile. Di questo si alimenta l’odierno neo-razzismo contro i migranti e i mussulmani che invadono il “sacro suolo della patria” e, mentre “rubano il lavoro” degli autoctoni, “sfruttano” le tutele securitarie del loro “stato sociale” ecc. trump donald 350 260

Cosa sono verità e certezza giuridica nella sfera pubblica?

Un terzo elemento prognostico consiste nella trasformazione radicale dei criteri che stabiliscono la verità e la certezza giuridica nella sfera pubblica. Mentre nello Stato di diritto un crimine non può essere accertato se non mediante un’inchiesta giudiziaria, sotto il nuovo paradigma ci si deve accontentare di ciò che ne dicono la polizia e i media al suo seguito – cioè, due istanze che, diversamente da quanto sostiene il Ministro Minniti, sono state sempre considerate di scarsa affidabilità. Ciò significa che lo «Stato di sicurezza» ha interesse a che i cittadini – dei quali deve assicurare la protezione- restino nell’incertezza su ciò che li minaccia, poiché l’incertezza e il terrore si alimentano a vicenda. Nello «Stato di sicurezza», le formule indeterminate – come quella contenuta nel nuovo “Testo unico di pubblica sicurezza” in cui diviene perseguibile «ogni persona al cui riguardo esistono serie ragioni di pensare che il suo comportamento costituisca una minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza» - da sempre considerate dai giuristi come estranee al principio della certezza del diritto, diventano la norma.


Mantenimento di uno stato di paura generalizzato, depoliticizzazione dei cittadini, rinuncia a ogni certezza del diritto: tre caratteri dello «Stato di sicurezza» che costituiscono altrettante minacce. Ciò significa, da una parte, che lo «Stato di sicurezza», in cui stiamo irresponsabilmente scivolando, realizza il contrario di ciò che promette: l’ansia di sicurezza- che vuol dire etimologicamente sine cura - alimenta piuttosto in permanenza paura e terrore. Si tratta dunque, in verità, di una nuova forma dello Stato di polizia: mettendo in ombra il potere giudiziario, esso generalizza il margine di discrezionalità della polizia che, in uno stato d’emergenza diventato la norma, agisce sempre più come il vero sovrano . Mediante la depoliticizzazione progressiva del cittadino, diventato potenzialmente terrorista o criminale, si esce dal dominio finora conosciuto della politica per transitare in una zona incerta in cui il pubblico e il privato si mescolano e si confondono. Ed è proprio qui, del resto, che - come Kafka aveva lucidamente profetizzato- le aule dei tribunali e i luoghi istituzionali confinano direttamente con il boudoir delle maîtresses e le camere da letto.

 
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