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'La violenza sulle donne è una strage che non si ferma'

beatrice moretti“La violenza contro le donne è un problema di tutti” Cassino Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale Campus Universitario Loc. Folcara intervento di Beatrice Moretti, Segretario Generale SPI CGIL Frosinone Latina. **
La violenza di genere non è solo un problema inerente alla sicurezza ed incolumità fisica e psicologica delle donne e dei minori che vi assistono. E’ una gravissima forma di discriminazione legata ad una cultura sessista che svilisce la donna, ne oggettivizza il corpo e ne limita l’individualità, la visibilità e l’autorevolezza. E’ un problema culturale - e in quanto tale appartiene a tutti.

E’ di questi giorni la presentazione del disegno di legge “Codice Rosso” per i reati di violenza contro le donne, varato dal governo su proposta del ministro Giulia Bongiorno, che cerca di dare uno scossone all'attenzione delle forze dell'ordine e della magistratura finora piuttosto modesta, imponendo una priorità a questo tipo di denunce: comunicazione obbligatoria alla magistratura; audizione della denunciante entro tre giorni.
Dobbiamo infatti ricordare che molte storie di donne ammazzate nel 2018 seguono sempre lo stesso copione. E viene da chiedersi se il nocciolo duro della resistenza ad agire, a comprendere il rischio, a contenerlo prima che si realizzi, non venga proprio dalla categoria dei magistrati.

L'ultima relazione della Commissione d'inchiesta sul femminicidio del Senato ci ha rivelato che un quarto delle denunce per violenza, maltrattamenti domestici o stalkingbeatrice moretti Cassino30nov18 350 min presentate “contro soggetti noti” viene archiviato, con notevoli picchi nelle città metropolitane: 45 per cento a Milano e 35 per cento a Roma. Anche quando si arriva al processo, sembra che esistano norme diverse a seconda delle aree geografiche: a Caltanissetta quasi la metà degli imputati (43%) viene assolta, a Trento solo il 12,6 per cento, ed è ovvio interrogarsi su questa disparità. Le denuncianti di alcune zone sono “più bugiarde”? Oppure quelle Procure, quei Tribunali, indagano in modo più superficiale, sono più inclini a giustificare gli imputati

La sensazione che esista uno specifico problema culturale nel nostro sistema giudiziario è molto forte.
La violenza sulle donne è una strage che non si ferma e una ricerca Eures sottolinea un aumento progressivo dell’età media delle vittime, che raggiunge il suo valore più elevato proprio quest’anno: 52,6 anni per il totale delle donne uccise e 54 anni per le vittime di femminicidio familiare (in molti casi donne malate, uccise dal coniuge anch’esso anziano, che poi a sua volta si è tolto la vita).

Noi OO.SS. (organizzazioni sindacali) possiamo comunque fare molto, quindi sicuramente fare rete, ma ad esempio anche mettere in campo progetti condivisi con le associani datoriali per superare il cosiddetto gender pay gap, il contrasto alla violenza di genere e promuovere la sicurezza di genere nei luoghi di lavoro. Questo vuol dire che fondamentale è il ruolo di Rsu/Rls per promuovere la prevenzione ed il contrasto delle violenze di genere nei luoghi di lavoro, partendo dai compiti loro assegnati, formando però adeguatamente queste figure: ben l’80% delle donne che subiscono molestie e ricatti nei luoghi di lavoro non ne parla con nessuno. Questo è un dato che ci interroga perché vuol dire che abbiamo la necessità di essere maggiormente riconoscibili come interlocutori da questo punto di vista, in quanto pur essendo presenti nei luoghi di lavoro non riusciamo a far riconoscere i nostri rappresentanti sindacali nei diversi luoghi di lavoro come riferimento per le donne che hanno bisogno.

Come Sindacato vogliamo incidere, innanzitutto partendo dalla contrattazione, in cui peraltro sono stati inseriti strumenti importanti che sono già disponibili (congedi per le donne vittime di violenza) , ma vogliamo anche rafforzare il sistema, mettendo in campo nuove alleanze e progettualità, per essere conseguenziali rispetto alla convinzione che la violenza contro le donne è un problema di tutti.
Cassino, 30 novembre 2018

 

**Inviato in Redazione venerdì 30 novembre 2018. UNOeTRE.it pubblicherà anche l'intervento svolto da Alessandra Romano della Cisl di Frosinone appena ci verrà inviato.

 

 

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'La violenza sulle donne è una strage che non si ferma'

beatrice moretti“La violenza contro le donne è un problema di tutti” Cassino Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale Campus Universitario Loc. Folcara intervento di Beatrice Moretti, Segretario Generale SPI CGIL Frosinone Latina. **
La violenza di genere non è solo un problema inerente alla sicurezza ed incolumità fisica e psicologica delle donne e dei minori che vi assistono. E’ una gravissima forma di discriminazione legata ad una cultura sessista che svilisce la donna, ne oggettivizza il corpo e ne limita l’individualità, la visibilità e l’autorevolezza. E’ un problema culturale - e in quanto tale appartiene a tutti.

E’ di questi giorni la presentazione del disegno di legge “Codice Rosso” per i reati di violenza contro le donne, varato dal governo su proposta del ministro Giulia Bongiorno, che cerca di dare uno scossone all'attenzione delle forze dell'ordine e della magistratura finora piuttosto modesta, imponendo una priorità a questo tipo di denunce: comunicazione obbligatoria alla magistratura; audizione della denunciante entro tre giorni.
Dobbiamo infatti ricordare che molte storie di donne ammazzate nel 2018 seguono sempre lo stesso copione. E viene da chiedersi se il nocciolo duro della resistenza ad agire, a comprendere il rischio, a contenerlo prima che si realizzi, non venga proprio dalla categoria dei magistrati.

L'ultima relazione della Commissione d'inchiesta sul femminicidio del Senato ci ha rivelato che un quarto delle denunce per violenza, maltrattamenti domestici o stalking presentate “contro soggetti noti” viene archiviato, con notevoli picchi nelle città metropolitane: 45 per cento a Milano e 35 per cento a Roma. Anche quando si arriva al processo, sembra che esistano norme diverse a seconda delle aree geografiche: a Caltanissetta quasi la metà degli imputati (43%) viene assolta, a Trento solo il 12,6 per cento, ed è ovvio interrogarsi su questa disparità. Le denuncianti di alcune zone sono “più bugiarde”? Oppure quelle Procure, quei Tribunali, indagano in modo più superficiale, sono più inclini a giustificare gli imputati

La sensazione che esista uno specifico problema culturale nel nostro sistema giudiziario è molto forte.
La violenza sulle donne è una strage che non si ferma e una ricerca Eures sottolinea un aumento progressivo dell’età media delle vittime, che raggiunge il suo valore più elevato proprio quest’anno: 52,6 anni per il totale delle donne uccise e 54 anni per le vittime di femminicidio familiare (in molti casi donne malate, uccise dal coniuge anch’esso anziano, che poi a sua volta si è tolto la vita).

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Cassino, 30 novembre 2018

 

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Strage di pini secolari a Castrocielo

Taglio alberi 350 260 mindi Michele Santulli - E’ motivo, e non solo per chi scrive, non di sorpresa ma di terrore assistere a tale tristissimo spettacolo di almeno venti pini secolari abbattuti lungo la Casilina, a destra e a sinistra della strada, in comune di Castrocielo. Sorpresa è poco, sbigottimento è il termine corretto: gli unici che avrebbero potuto impedire tali fatti criminali sarebbero stati i cittadini stessi principalmente oppure le Forze dell’ordine e la Magistratura. Lo spettacolo di almeno venti maestose creature ridotte a pezzi e ancora nei posti dove si levavano nobili e innocue, dimostra che i cittadini non esistono a Castrocielo, che le forze dell’ordine rincorrono ubriachi e ladri ma non assassini di alberi e la Magistratura non vede o, il che è lo stesso, non è stata informata del massacro. E’ da chiedersi come può essere accettabile e ammissibile che piante della circonferenza di almeno tre metri, quindi della età di ottanta-cento anni si possano abbattere così impunemente e facilmente, ignorando, tra il tantissimo altro, il contributo vitale che danno, gratuitamente!, alla esistenza dell’essere umano, senza contare lo spettacolo impagabile, e gratuito!, della loro immagine e della loro presenza e dell’ospitalità che offrono agli uccelli e ad altre creature. Le piante abbattute erano in perfetta salute, solo visibilmente trascurate e probabilmente mai potate e accudite, come è costume delle società barbariche e quartomondiste e perciò pericolose. Inoltre, per quanto comprensibile, nessunissimo visibile ‘rischio cedimento’ ma soprattutto nessun visibile cenno di ‘sradicamenti’ o di ‘sconnessioni del manto stradale’. Quindi gratuita e vile violenza ai danni di innocue e indifese creature. Tutti rei: il Comune per primo, la Provincia pesce in barile come sempre, l’Astral il boia.

Il Comune di Castrocielo stando ai fatti ha una particolare predilezione per ‘la salute pubblica’, per ‘la incolumità dei cittadini’ , per ‘il manto stradale’, ecco le sue parole: “urgente necessità”, “una vera fonte di pericolo incombente per il transito dei veicoli. Infatti sono visibilmente pericolanti. Inoltre, le loro radici hanno sconnesso il manto stradale, con grave pericolo per la incolumità pubblica". Sono le medesime parole che nella loro perentorietà e nel loro tono imperioso e categorico, può aver espresso qualche anno addietro il sindaco di Aquino in merito alle piante, ormai in ragione di poche unità, che si levano sulla Casilina nel suo comune, anche lui tutto afflato lirico e altruismo e solidarietà e che ordinò di abbattere: per fortuna sia le associazioni di Fare Verde e la Consulta dell’ambiente nonché anche alcuni ‘cittadini’ si levarono contro tale criminale provvedimento e la cosa finì. Ma a Castrocielo come detto, tutti morti: le autorità che hanno assistito ignave allo scempio, le associazioni -ed è incomprensibile-, soprattutto gli inesistenti cittadini. Il Comune di Castrocielo è già dal 2014 che ha iniziato a scrivere a provincia ed ASTRAL per l’abbattimento! A proposito di questo afflato lirico del Comune di Castrocielo per i suoi ‘cittadini’ e soprattutto per gli automobilisti, c’è da ricordare che quando usci la legge degli autovelox, se non ricordo male fu tra i primi a impiantarne addirittura due, sulla Casilina, sempre per ‘ la incolumità’ e la ‘solidarietà’ e ‘l’altruismo’ verso gli automobilisti, non per i soldi che si potevano incassare !!!

Quel Grande Uomo vissuto venti secoli fa che ben conosceva il mondo, definì ‘sepolcri imbiancati’ una certa miserevole, pertanto pericolosa, umanità.
E’ una maledizione che ancora si abbattano alberi maestosi per le più varie e sovente insulse se non mafionesche motivazioni: la gloriosa Casilina, la strada più antica della Regione se non d’Italia, era tutta fiancheggiata in prevalenza da nobili querce: si immagini quale spettacolo e quale ristoro e quale sinfonia di suoni e canti e quale beneficio esistenziale. A poco a poco sono state annientate in cambio dello spettacolo che si ammira guardandosi attorno. Parrebbe che i ciociari abbiano un particolare odio o indifferenza per le piante, come gli incendiari e i piromani e i bracconieri: si è mai visto che si abbattano vecchie e pericolanti case abbandonate oppure scheletri di cemento armato che abbruttiscono l’ambiente magari da venti anni? Si è mai visto un sindaco che fa abbattere la casa abusiva o altro abuso? Si è mai visto punire chi butta cartacce o altro per la strada? E invece gli alberi sì. Non solo non vedi mai che vengano curati o potati, non solo non vedi mai piantarne uno, ma soprattutto non si ha nessuna idea di come trattarli e curarli e le rare volte che li potano, in realtà li capitozzano: vadano in Germania o in Francia per imparare o in Israele per capirne significato e messaggio: le piante qui non rovinano il ‘manto stradale’, non sono un ‘pericolo per gli automobilisti’ anzi semmai è proprio il contrario: tutti gli immensi viali di Parigi ma anche altrove in Europa, sono fiancheggiati da piante di alto fusto anche esse secolari ma non vedi manti stradali rovinati: perché? Si vada a vedere e ad imparare! I ciociari invece hanno grande cura e rispetto per i loro ‘fioriti’, ma ignorano che cosa sia ‘manutenzione, ‘ ’cura’, ‘la gestione intelligente’: infatti la politica è: distruggere, mandare in rovina così poi si ricomincia daccapo e la moneta circola! E quindi sempre lampioni nuovi, fogne nuove, marciapiedi rifatti dopo cinque anni, bitumazione stradale dopo sei mesi ecc.

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“Amianto: come fermare la strage”

ONA 350da ONA, Osservatorio Nazionale Amianto - Roma, 3 novembre 2017 - Lunedì 6 novembre, alle ore 14.30, la Sala del Carroccio (Piazza del Campidoglio – Roma) ospiterà la conferenza stampa promossa dall’Osservatorio Nazionale sull’Amianto – ONA Onlus, sul tema “Amianto: come fermare la strage”.
Interverranno:

- Ezio Bonanni, Avvocato cassazionista, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

- Nicola Forte, Dottore commercialista, pubblicista.

- Luciano Mutti, Professore, titolare della cattedra di oncologia medica e ricerca oncologica della facoltà di medicina presso l’università Salford di Manchester.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha sviluppato una proiezione delle stime dell’incidenza dell’esposizione ad amianto per i prossimi 120 anni e calcola che ci saranno in Italia non meno di 100.000 decessi. L’ONA prevede una spesa sanitaria media di 40.000 euro l’anno per ogni paziente: 400 milioni annui a cui si aggiungono le spese per prestazioni previdenziali ed assistenziali: un totale di 48 miliardi in 120 anni.

Cinque miliardi di euro nei prossimi dieci anni: questa la spesa che graverà sul welfare per l’assistenza ai malati di mesotelioma e cancro polmonare da amianto. Sono le stime dell’ONA, che a quello che definisce “un rischio collasso del welfare” contrappone la sua proposta di legge per la bonifica della ‘fibra killer’.

“Seimila decessi nel 2016, 10.000 nuovi casi diagnosticati; 45.000 decessi da qui al 2025, anno in cui ci sarà il picco; 100.000 decessi nei prossimi 120 anni, solo in Italia e le stime sono prudenziali. Vite umane che si possono ancora salvare. E’ inaccettabile il sacrificio di tante vite umane per l’inerzia delle pubbliche autorità. Chiediamo uno scatto di reni da parte delle istituzioni”, dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

​“La proposta di legge si fonda sull’utilizzo della leva fiscale per incentivare i numerosi e, attualmente troppo costosi, interventi di bonifica dell’amianto e smaltimento del materiale cancerogeno, attraverso un riconoscimento di un credito di imposta alle imprese e di detrazione per i privati”, conclude il Dott. Nicola Forte.​

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La strage di Bologna, 2 agosto 1980

bologna 2 agosto bombardata 350di Nadeia De Gasperis - Il 2 agosto 1980, alle 3:00 del mattino, i miei genitori, mia nonna e mia zia, erano fermi nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, in attesa del treno che li avrebbe ricondotti a casa. Facevano ritorno dalla cerimonia di giuramento di mio zio Giuseppe, che sarebbe passato di lì, poco prima delle 10:25, per fare definitivamente ritorno a casa.
Ognuno di noi può marcare sulla mappa della propria sorte, una traccia delle coordinate spazio-temporali che lo separi da una strage insabbiata. Una stazione, poi, è un crocevia di destini e l’odio che deflagra su un sabato di una mattina di agosto è due volte vigliacco. Un mattino d’estate porta il bagaglio di tutte le fatiche di un anno, di tutti i desideri di baci e abbracci degli incontri attesi.
“Ricordare, commemorare è roba da conformisti”, pare che vada di moda dire così. Io allora voglio essere conformista, conforme alla consuetudine di SENTIRE e ricordare. Il risentimento è un’altra cosa, è un sentimento che ricalca se stesso, come una brutta copia di una emozione. Sentire è portare il peso di un anello di quella concatenazione di pena e dolore che negli anni si è agganciata al filo della speranza e delle aspettative dei parenti delle vittime. Quella catena, se trascinata su un terreno comune, senza che nessuno la sostenga, lascia solchi per fiumi di parole inascoltate, sepolte, zittite, umiliate, a Bologna come a Ustica, o ovunque la ricerca della verità rimbalzi contro muri di gomma.

 

 
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"Siamo schegge della nostra società in frantumi"

orlando lutto 350 260di Nadeia De Gasperis - Non siamo tutti Orlando e i suoi ragazzi, siamo schegge della nostra società in frantumi, siamo la prova del fallimento del genere umano. La diversità non va compatita e non va accettata, va difeso il suo diritto di manifestarsi.
Io non sono gay, sono il desiderio infranto di ognuno di quei ragazzi, sono la libertà di espressione della mia natura umana e civile, sono la sua mutilazione.
Sono l’ultimo volo del ragazzo dai pantaloni rosa dalla finestra dell’aula di una scuola, l’ultimo bacio di Mario e Luca prima di essere massacrati di botte, sono la porta che si chiude alle spalle di Francesca, buttata fuori di casa e ripudiata, sono il fallimento della mia educazione sentimentale, che fuori dai confini della rassicurante comprensione abdica alla meschinità.

Opporsi alla cultura della violenza

Non so se nella mia città possa nascondersi un covo di terroristi, so che il mio amico Mohamed ha paura di prendere l’aereo e così patisce due giorni di nave per raggiungere il suo Paese, so che la destra xenofoba populista e reazionaria sta prendendo sempre più ardore e l’ardire di occupare quegli spazi preclusi alla violenza. Ma la violenza assume forme inaspettate, occupando luoghi “meno comuni e più feroci”, ma anche più comuni e meno feroci, la violenza non la puoi redimere, la devi lavorare ai fianchi opponendo strenuamente la cultura della non violenza, marcandola stretta con una feroce mitezza, facendo proseliti tra le persone perbene relegandola a una sparuta minoranza. Andrea, il nostro compagno ventenne, è stato picchiato da otto trentacinquenni, perchè indossava una maglietta “antifascista”.
Sono così lontani e così vicini i giorni in cui provavo rabbia nel vedere un gazebo di forza nuova campeggiare senza vergogna nella piazza cittadina a sottrarre un po’ di aria al mio passeggio domenicale o la famigliola votata a Salvini, fuori dalla chiesa la domenica, “battersi in petto” per i diritti (da negare) ai ragazzi immigrati.
Dare spazio a qualsiasi tipo di fondamentalismo, sia esso religioso che politico, significa rendersi complici del fallimento di una intera società.
Sono il peso sul cuore di Andrea, il suo ginocchio gonfio e la rabbia rappresa in ogni livido, sono l’ultimo volo, e l’ultimo bacio, sono gay, lesbica e disabile ma non sarò mai la mano che vi accorderà il potere sulla mia città, sarò tutta la forza necessaria a contrastarvi.
Perchè la vostra violenza, sdoganata e legittimata, non sia mai promossa a “razzismo federale”.

 
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La strage di Capaci

giovani contro le mafie 350 260di Nadeia De Gasperis - Era il 23 maggio 1992 e io avevo 15 anni il giorno della strage di Capaci, nel nome il destino, la cronaca di una morte annunciata deflagrò il presentimento di angoscia che serrava i denti dell'audacia.
Mi sembrò che da quel momento ognuno dei tentacoli di quella enorme piovra avesse strozzato una certezza. che vivere una vita da persona giusta restituisse qualche opportunità in più contro un destino nefasto, che ci fosse qualcosa di più forte della fatalità, l'intenzione umana, che potesse decidere l'ora, il giorno, l'istante in cui interrompere una vita e tutta la concatenazione di affetti che quella vita aveva meritato, che avevano meritato la presenza di quella vita. La dinamica mi tormentava, il viaggio interrotto, i dialoghi tra due persone che si amano "ti accompagno per un po' così mi sento più tranquilla", le parole pensate di quelle vite che scortavano il coraggio, un sorriso stampato sullo specchietto retrovisore che immaginava cosa avrebbe detto appena rincasato ai suoi figli, alla sua compagna. Il dubbio atroce del peso delle piccole scelte quotidiane su un percorso segnato dalla polvere esplosiva "oggi guido io", "stavolta vengo con te".
Il male vinceva in maniera roboante sul bene e lo faceva a colpo sicuro.
Ricordo la profonda angoscia del senso di irreversibilità che quella tragedia innescò. Quanto si trascura, il bisogno di risposte concrete che esigono le giovani vite! La formula di rito delle commemorazioni, all'incontro per la conta delle responsabilità, è sempre la stessa: molto è stato fatto, tanto ancora c'è da fare. Intanto il Presidente del Consiglio lancia un hashtag "io non dimentico" come fosse un post it, un pro memoria, "alla memoria di" lancia l'hashtag di guerra alla mafia. Meglio seppellirlo, questo hashtag, con tutte le tue "buone" intenzioni, caro presidente. Un bambino, in uno degli eventi celebrativi, dice "io da grande vorrei fare un po' il calciatore, un po' il magistrato". Coltivare i propri desideri e cercarsi da soli la strada del riscatto. Quello che fa da sempre la popolazione civile, i sacerdoti "senza carica", le persone di cultura, i politici fuori dal coro, quel coro che canta il requiem alla legalità, quando non intraprende azioni concrete contro le mafie, quando legittima l'illegalità, quando è colluso, quando offre il banchetto alla criminalità organizzata. E al banchetto vengono sacrificati anche i bambini, vittime delle ecomafie, della mafia ai livelli "tradizionali", che disattende perfino le sue originali ipocrite regole "i bambini non si toccano".
E soprattutto dai ragazzi, si alza l'urlo che squarcia il velo pietoso dell'omertà "e adesso ammazzateci tutti" era il grido dei ragazzi di Locri, è l'eco dei ragazzi di ieri, che raggiunge e amplifica il grido di oggi.

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Ceccano contro la strage di Gaza

gaza 350-260di Alessandro Ciotoli - Anche la popolazione ceccanese si è unita ieri sera al fianco del popolo palestinese in un presidio affollato e convinto organizzato a piazzale Impastato. L'iniziativa, promossa da Nicla Langiu, ha visto l'adesione di diverse associazioni, partiti e movimenti ceccanesi, oltre che naturalmente di diverse decine di cittadini, molti in rappresentanza anche delle comunità migranti residenti sul territorio. L'incontro è stato un momento di riflessione sui tragici fatti legati all'escalation militare che negli ultimi giorni sta causando centinaia di vittime tra la popolazione civile della striscia di Gaza, in Palestina. Nei prossimi giorni altre iniziative di solidarietà e di vicinanza con il popolo palestinese saranno organizzate in città, a testimonianza della grande vocazione umanitaria dei cittadini di Ceccano.

 

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Gaza: 500 morti, 3400 feriti ad oggi. Tanti osservatori, nessuno che fermi la strage

gaza-bambine 350-260di Antonella Necci - I bollettini di guerra lasciamoli ai giornali di grande tiratura. Il New York Times ha stilato una mappatura degli atti dell'eccidio nella Striscia di Gaza suddividendoli giorno per giorno, ed indicando le perdite da entrambe le parti, come se fosse una serie di partite di football americano dove, invece della Coppa dei Campioni, c'è in palio la libertà di vivere a casa propria.
In Italia i media ci presentano quotidianamente l'eccidio di genti che giungono su barconi mal guidati e trasbordanti, contenenti corpi morti e vivi, mentre ognuno felicemente si accinge al pranzo o alla cena. Momenti di dolore immenso che passano sulle nostre teste, ma che non ci toccano, o scalfiscono solo superficialmente le nostre corazze.
Sappiamo, perché ce l'hanno raccontato, che la guerra è morte, sicuro, ma soprattutto paura. Chi si trova in crisi depressiva in questo momento farebbe bene ad abbandonare i limiti del proprio egoismo, e trascorrere un felice weekend di paura nella striscia di Gaza.
Sono sicura che ne uscirebbe, con un po' di fortuna, di certo fortificato, e convinto che nel mondo esistono situazioni ben peggiori delle mancanze che, l'uomo occidentale medio, reclama come diritti irrinunciabili.
Essere un bambino a Gaza, significa morire per la propria patria. Giochi elettronici e non, uniti ad armi da guerra su cui esercitarsi. Saper distinguere i propri nemici e sapere come combatterli, senza tanti giri di parole. Le parole non servono. Non si può trattare se la tua casa è stata distrutta. Non c'è nessuna commissione diplomatica che te la possa far ritornare in piedi, insieme al tuo piccolo mondo andato in frantumi. I tuoi parenti, quando non i tuoi genitori, non ritorneranno con urla e pianti. Non si torna indietro. Non siamo in un film dove le scene possono essere riviste più volte o si può saltare ciò che non ci piace. L'amaro calice di dolore si deve bere tutto fino in fondo, e sperare di ricominciare a vivere in fondo al tunnel. Ma non in fondo al tunnel della Striscia. Li ti aspetta l'artiglieria israeliana. Invisibile,nascosta, pronta all'agguato. Nessuno può prevedere dove colpirà. Nessuna sirena può suonare ad avvisarti.gaza 350-260Se il tuo nemico è di fronte a te puoi solo sperare di non morire. Di finire in uno dei tanti ospedali al collasso della Striscia, sperando che qualcuno si impietosisca e ti trasporti altrove. In un posto asciutto, pulito,dove il silenzio e la pace ti permettano di restare solo con i tuoi pensieri di bambino cresciuto in fretta.
Perdonate la mia retorica, le frasi fatte, le immagini trite e ritrite che spesso si adoperano per descrivere amare realtà. Perdonatemi di essermi malamente voluta immedesimare in un bambino palestinese, il cui volto si perde nella folla di tanti bambini guerrieri. Perdonate e andate pure avanti nelle vostre vite fatte di gioie e dolori. Perché tanto Gaza non siamo noi. Gaza è lontana. Gaza non è la mia città. E mio figlio gioca tranquillo senza sapere cosa accade nel mondo. Qui siamo al sicuro. E io non sono Palestinese.

21 luglio 2014

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