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Lavorare meno, lavorare tutti

detassazione straordinari 350 260 mindi Ivano Alteri - Come appreso dall'articolo di Lidia Baratta sull'Inkiesta online, il consigliere regionale dell'Emilia Romagna Piergiovanni Alleva, eletto con la lista “L’altra Europa con Tsipras”, ha presentato al Consiglio una proposta di legge per una riduzione di orario di lavoro di un giorno a settimana, utilizzando lo strumento normativo dei “contratti di solidarietà espansiva”. A conti fatti, dice Alleva, “per ogni 4 [lavoratori] che accettano, si crea un posto di lavoro”. La riduzione dovrebbe avvenire a parità di salario, attingendo a strumenti già esistenti ed altri da definire. In sintesi, è l'antica ricetta: lavorare meno, lavorare tutti. A sostegno della sua tesi, Alleva adduce delle ottime ragioni, alle quali se ne possono aggiungere almeno altre due.

In pratica Alleva, già ordinario di diritto del lavoro all’università di Bologna, propone di compensare la perdita di salario (20%) che deriverebbe dalla riduzione dell'orario di lavoro, attraverso forme di welfare aziendale, con la erogazione al lavoratore di voucher da parte del datore di lavoro, pari al valore del salario perduto, a copertura del costo che sopporterebbe per accedere a servizi essenziali o per fare la spesa (per quest'ultimo aspetto, la Coop si è già detta disponibile a offrire all'uopo sconti del 15%).
Affinché l'operazione sia sostenibile anche per il datore di lavoro, Alleva propone di modificare il 2° comma dell'art. 51 del Testo unico delle imposte sui redditi, allo scopo di inserire tali specifici voucher nell'elenco dei bonus aziendali non soggetti a tassazione. Ciò dovrebbe avvenire, nelle sue previsioni, a livello nazionale e regionale.

Inoltre, spiega Alleva, il sistema proposto si potrebbe integrare col Reddito di Cittadinanza in via di attuazione, prevedendone l'erogazione “solo ai disoccupati che fanno parte delle fasce della popolazione fuori dal mercato del lavoro, sopra i 55 anni d’età ad esempio”.
La proposta è stata accolta con favore sia dalla maggioranza del Consiglio, sia dalle opposizioni; in particolare dal M5S, che potrebbe portare e sostenere la proposta in Parlamento e sollecitare il Governo in tale direzione.

Secondo Alleva, l'insieme di questi accorgimenti “è in grado di riassorbire la disoccupazione anche nel giro di uno o due anni”. E se non bastassero le sue già ottime argomentazioni a sostegno della proposta, se ne potrebbero aggiungerne altre due, tutt'altro che marginali.PG Alleva 350 260 min

La prima, sull'utilizzazione consona della Riduzione dell'Orario di Lavoro (ROL). Ogni contratto nazionale ne prevede una certa quantità di ore; per esempio, quello del commercio 104 (32 di ex festività, 72 di riduzione di orario propriamente detta); altrettanto quello dei metalmeccanici. Tale istituto ha una lunga storia di contrattazione sindacale, sviluppatasi quando la riduzione dell'orario di lavoro si considerava prioritaria; in qualche caso è stato effettivamente utilizzato allo scopo, ma molto più spesso le relative ore sono state utilizzate “in aggiunta alle ferie”, come permessi retribuiti. Attualmente, per di più, pochi sono i lavoratori a conoscerne l'esistenza e a fruirne; e spesso, molto spesso, quelle ore finiscono per “scomparire” dalla busta paga (eufemismo). Integrare queste ore nella proposta di Alleva riporterebbe l'istituto ROL alla sua dignità originaria e ai suoi scopi principali: alleviare la gravosità del lavoro per chi ce l'ha, creare occupazione per chi non ce l'ha.

La seconda, sul godimento totale delle ferie nell'anno di maturazione. Chiunque abbia competenze in materia di lavoro sa che la gran parte dei lavoratori, per ragioni indipendenti dalla sua volontà, non riesce a godere di tutte le ferie maturate nel corso dell'anno; in questo modo, gli restano delle ferie-non godute. Normalmente, come ognuno potrà verificare anche sulla propria busta paga, queste ammontano ad almeno una decina di giorni l'anno. Se moltiplicassimo queste giornate per i 22 milioni di lavoratori dipendenti (pubblici e privati) avremmo un monte ferie-non godute di 220 milioni di giornate annue; quindi: 220mln/250gg (giornate di lavoro medie annue; esclusi sabati, domeniche, festività)=880 mila; ossia: 880 mila nuovi posti di lavoro!

Il tutto, per di più, avverrebbe pressoché a costo zero. Allo stato attuale, non facendo godere tutte le ferie maturate a tutti i propri dipendenti nel corso dell'anno, il datore di lavoro ha solo l'illusione di risparmiare sul personale, mentre in realtà ci rimette; due volte. Infatti, con un organico tarato non considerando il godimento di tutte le ferie, egli rinuncia al lavoro di un dipendente ogni dodici circa (e relativa maggiore produttività), mentre ne mantiene i costi; che rinvia soltanto alla fine del rapporto di lavoro col dipendente in organico, quando dovrà pagargli, appunto, le ferie-non godute. Inoltre, l'ammontare economico delle stesse ferie-non godute va ad aggiungersi al montante-salariale su cui si calcola il Tfr, più interessi e rivalutazioni come da legge, aggiungendo costi a costi.
Insomma, se tutti godessero di tutte le ferie maturate nell'anno, si avrebbe quasi un milione di posti di lavoro in più, quasi senza aggravio di costi per l'azienda che, inoltre, ringiovanirebbe l'organico incrementando la produttività.

(A queste argomentazioni se ne potrebbe aggiungere ancora un'altra, sull'uso smodato che spesso si fa del lavoro straordinario; e su cosa si ricaverebbe, in termini occupazionali e di produttività, portandolo a livelli fisiologici. Ma il discorso si farebbe troppo complesso e problematico per questa sede.)

Oltre che necessarie, dunque, la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario e la conseguente eliminazione della disoccupazione sono anche tecnicamente possibili. Senza aggravi per il sistema, con aumento della produttività e gran sollievo per occupati e disoccupati.

Frosinone 8 gennaio 2019

 

 

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Gli straordinari 95 anni di mio padre

AngeloCompagnoni 350 260di Giuseppe Compagnoni in occasione del 25 settembre 2016, giorno del 95° compleanno di Angelo Compagnoni - So che avresti gradito in questa occasione un augurio diverso da quelli cui sei stato abituato nel corso degli anni e così mi sono fatto coraggio per soddisfare questo tuo desiderio forzando i miei limiti caratteriali e la mia scarsa propensione al protagonismo, (proprio l’opposta della tua) ed ho buttato giù qualcosa. Scrivere mi tranquillizza e spero di non essermi fatto prendere la mano. Approfitto quindi dell’occasione diciamo pubblica per dirti cose che nel nostro privato forse, sbagliando, non ti avrei mai detto e spero tu lo possa apprezzare. Ho cercato di trovare le parole adeguate a descrivere quello che sei stato per tutti noi, certo di rappresentare tutta la nostra famiglia, non prescindendo comunque dalla tua esperienza politica, che comunque indirettamente ha permeato anche la nostra vita. (dopo aver letto le pagine intitolate "La politica" cliccate ul titolino "La gente" e poi su quello "Un padre" per leggere tutto l'articolo)

  1. La politica
  2. La gente
  3. Il padre

La politica è la tua vita

La politica è stata la tua vita e lo è tuttora. Una grande esperienza in un partito che ti ha dato una grande opportunità. Nel corso del tempo con lo studio, la costanza, la forza di volontà, con la tua forte personalità, sei diventato tu stesso una opportunità per il partito.
Hai iniziato nel ’53 entrando nel Parlamento giovanissimo, portando con te non “il puzzo delle saraghe”, come temevano i tuoi avversari, ma tanta voglia di fare, con poco più di 8000 preferenze da persone che ti hanno sostenuto sulla fiducia, ed hai concluso la tua attività parlamentare forte di oltre 30.000 preferenze da persone che hai conquistato con i fatti, con i risultati, con un consenso personale che è andato al di là dell’ottimo risultato della lista. Hai quadruplicato preferenze che il PCI non aveva mai ottenuto nella nostra provincia, conquistando dopo due mandati alla Camera, il collegio senatoriale sino ad allora vacante, confermato nel 1968. Una candidatura questa concessa a furor di popolo e che per alcuni aveva il sapore del contentino, tanto per sopire gli animi dei tuoi tantissimi sostenitori. Prendesti questa decisione con serenità e soddisfazione perché sapevi di farcela!
A te non servivano i sondaggi di opinione, l’elettorato con cui vivevi quasi in simbiosi, lo conoscevi perfettamente ....... eri consapevole, a differenza di altri, di quello avevi costruito e della forza che esprimevi in quel momento.Compagnoni parla 350

Nel 1972 dopo venti anni di intensa attività parlamentare, per non mettere in difficoltà quel partito che ti aveva dato la possibilità di essere quello che tutti conosciamo, hai dimostrato ancora una volta di che pasta eri fatto, facendo un passo indietro, (oggi non dico indietro, ma neanche di lato; si sentono tutti indispensabili) mettendoti da parte. Per ripartire subito con lo stesso entusiasmo, l’impegno e la passione che ha contraddistinto tutto il tuo percorso a dare il tuo contributo di idee, ai vertici dell’Alleanza Nazionale dei contadini, l’organizzazione che avevi contribuito a creare a Frosinone, continuando a lavorare in favore della collettività, fino a quando la salute te lo ha consentito.

Con una formazione scolastica ferma alla terza elementare, negli anni della maturità è stata forte la voglia di recuperare, di imparare, di leggere di tutto, dai romanzi alle letture più impegnate.
Notti insonni a studiare, a scrivere interrogazioni, a preparare interventi in aula, a trovare soluzione al tortuoso iter di leggi complesse, la cui applicazione portava benefici a quei contadini cui ti rivolgevi e che si fidavano ciecamente delle tue parole. Se le cose non andavano come previsto, potevano rischiare tutto. E quindi dovevi dare risposte, concrete, risolutive ed eri lì immerso nel mondo della legge che ti era oscuro, nel complesso meccanismo delle regole parlamentari o nei meandri della lingua italiana che era l’unico strumento che ti poteva rendere competitivo, nell’arte della dialettica che ti faceva prevalere nei contraddittori più aspri, contro gente che parlava tanto e comunicava poco. Contro dottorini che facevano sfoggio di eloquenza, usando un linguaggio tanto forbito quanto incomprensibile.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "La tua Gente")

Tu e la tua Gente: un amore reciproco

La “tua” gente pendeva dalle tue labbra perché eri animato da una passione autentica, parlavi la loro lingua, ti facevi capire, la tua azione migliorava le loro condizioni di vita, eri uno di loro. Ancora oggi tantissime persone si ricordano di te con parole di elogio, a volte esordendo con un “buon’anima” pensando ingenuamente che non sei più fra noi. Ci inorgoglisce sentire che non ti accomunano mai a quella gran massa di ladroni che hanno infangato il buon nome della politica rubando a piene mani o sistemando i familiari indipendentemente dalle loro capacità, in posti prestigiosi della pubblica amministrazione, alla faccia della meritocrazia.
Anche in questo tu hai rappresentato l’eccezione!

Dei tuoi comizi purtroppo non rimangono filmati, solo foto. Erano uno spettacolo! Ricordo perfettamente l’accurata modulazione dei toni, a volte stentorei, a volte suadenti, quasi a sottolineare plasticamente il tuo pensiero e rendere più chiari, espliciti e comprensibili i concetti espressi. Per non parlare della gestualità, della mimica. Come un attore consumato sapevi tenere il palcoscenico, anzi il palco, quando non era il cassone di un camion o un muro di recinzione.................
Sei stato un grande comunicatore, aiutato in questo dall’indubbio e calamitante fascino personale. Il che spiega anche una discreta presenza femminile ai tuoi comizi.
Oggi hai naturalmente perso un po’ di smalto ma ancora ti difendi.
Quando passava la macchina dalla sezione per annunciare il comizio del Senatore Angelo Compagnoni, la gente cenava in anticipo e scendeva dalle montagne, a volte con i nipoti sulle spalle per ascoltare le tue parole, per imparare. Finivi sempre stremato, sudato fradicio fra abbracci, congratulazioni e mazzi di garofani (un bel fiore che poi abbiamo concesso ad altri).Contadine 350
Hai scomodato e ispirato perfino i poeti

“Tu che di santa intolleranza armato scagli vèr l’oppressor detti roventi,
e sei così meritamente amato da queste oppresse ed angariate genti,
seguita invìtto cor, l’impresa via, né ti distolga sorte fausta o ria.

E vincerem, se colei che m’inspira non mi fa velo a gli occhi ed a la mente:
avanti tutti con la stessa mira a l’altra mèta coraggiosamente;
e in mezzo a i lutti, le vendette e l’ire, splenderà presto il sol de l’avvenire.

E come sol risplenderà l’idea di verità, di libertà, d’amore,
che da tempo vagheggia la mia Dea, inorridita de l’uman dolore;
e accesa di pietà, d’impeti santi, grida a gli oppressi:
avanti oppressi, avanti”.

Queste rime scritte in tuo onore nel ’54 dal poeta contadino Giuseppe Lauretti di Villa S. Stefano, che ricordo a memoria da oltre 50 anni, danno la dimensione del grande consenso che avevi tra “le genti angariate”, del tuo grande carisma, dello spessore politico e del pericolo che rappresentavi per i “poteri forti” dell’epoca. Tanto è vero che nel ’64 i golpisti al soldo del Gen. De Lorenzo tentarono di metterti in condizioni di non nuocere, in buona compagnia con altri 700 “agitatori” politici e sindacalisti, per lo più sporchi comunisti.
Purtroppo non rimane traccia neanche degli appunti che usavi come filo conduttore nei tuoi comizi perché tanti studenti, aspiranti politici o collezionisti di souvenir te li chiedevano “in prestito” per imparare, anche quella era un’arte.
Non ti è mai stato restituito nulla!!!

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Il padre")

Un grande padre

Sei stato e sei un grande padre, certamente poco presente per ovvie ragioni. Ti abbiamo riconosciuto pienamente questo ruolo, degnamente rappresentato per anni da mamma che ha fatto più del suo meglio, quando hai lasciato la politica e sei riuscito a dedicare più tempo alla famiglia.
Casa l’hai frequentata poco. Quando c’eri scrivevi, ti documentavi, parlavi con tanta gente che spesso si presentava timidamente a casa trasformata in ufficio elettorale a chiedere, magari, se possibile, “una buona parola” o più banalmente per un biglietto gratuito del treno. Quando ti capitava di rientrare prima del solito, i tuoi elettori venivano ad aspettarti alla stazione e ti reclamavano nelle loro zone, nelle loro case a parlare con loro, a cenare, a partecipare alle loro feste, ti si litigavano!

Allora non capivamo questo impegno e la passione con cui lo alimentavi, ma ora sappiamo che non potevi esimerti dal farlo, era un tuo preciso dovere nei confronti degli elettori che nel momento opportuno, avrebbero giudicato il tuo operato. La politica quella con la P maiuscola l’hai fatta tu e pochi altri, oggi la qualità è molto più scarsa. Il parlamento è costellato di tante comparse, troppe, che non hanno dovuto conquistare rispetto e fiducia “facendo un solco dritto con la zappa” come facesti durante la campagna elettorale del ’53 nelle campagne di Castro.

Il tempo per la politica, fatalmente ha tolto tempo alla famiglia. Diciamo che ci hai concesso il tempo che hai potuto.A.Compagnoni
Ma ci hai comunque trasmesso valori per cui non finiremo mai di ringraziarti:
l’educazione, l’onestà, il concetto di solidarietà, l’amore per la cultura, la passione per la lettura e per i libri. A me personalmente anche l’amore per la terra. Anche se nel mio caso rende poco, credo di averti fatto degustare nel corso di questi ultimi anni dei pomodori da insalata da leccarsi i baffi.

Papà alla tua veneranda età, forse, non devi rimproverarti nulla, hai aiutato sempre tutti, dando il tuo sostegno, il tuo contributo, la tua solidarietà e la tua vicinanza quando le circostanze lo hanno reso necessario. L’unica cosa di cui potresti anzi devi rimproverarti sono le attuali piccole intemperanze con mamma, per lo più dovute alla tua cocciutaggine e amplificate da questa sorta di arresti domiciliari cui siete costretti. Se mamma (mi viene da dire “questa santa donna”) avesse ancora la tua forza fisica, saprebbe lei come risolverle.
E’ pur vero che se non avessi avuto la disgrazia della cecità avresti passato il tempo in modo più costruttivo, avresti potuto leggere, scrivere, aggiornarti, potare la vigna, curare l’oliveto e il problema non si sarebbe posto.

Stiamo festeggiando i tuoi 95 anni e tanti ancora dovrai festeggiarne per recuperare il tempo perduto e noi saremo come sempre qui ad omaggiarti insieme alle tante persone che ti vogliono bene e agli amici sinceri.

Nel corso di questi anni noi figli siamo diventati grandi, genitori, alcuni felicemente nonni e con i capelli bianchi (praticamente aspiranti vecchi). Abbiamo fatto le nostre scelte di vita, certamente avremmo potuto fare o dare di più, ma tant’é, oggi siamo qui, dal più grande al più piccolo, un piccolo esercito, una grande bella famiglia, la tua famiglia,
ed è bello esserci sapendo che ci sei.

Grazie di tutto papà e auguri da tutti noi.

 

 

 
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