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L’8 marzo in piazza per difendere il territorio di Frosinone

Non una di meno 350 260 min

L'Associazione Oltre l'Occidente ha aderito all'appello della USB.

 Lunedì 4 marzo alle ore 17.30, presso la sede della Federazione USB di Frosinone in Via Marittima 217 incontro di organizzazione della giornata.

 

APPELLO SCIOPERO GENERALE DELL’8 MARZO MANIFESTAZIONE PIAZZA VI DICEMBRE COMUNE DI FROSINONE UNIAMO LE LOTTE

Come lavoratrici e lavoratori, delegate e delegati sindacali, ci impegniamo a sostenere e organizzare lo sciopero del prossimo 8 marzo, lanciato in Italia da "Non Una di Meno".
Lo facciamo dalle fabbriche, dalle scuole, dai centri commerciali e dai luoghi della grande distribuzione, dagli ospedali, dalle cooperative a cui sono appaltati i servizi in tutti questi settori.
Negli ultimi anni abbiamo visto da vicino in che modo l’attacco padronale al salario e ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e le politiche di precarizzazione imposte dai governi di ogni colore, in Italia e in tutto il mondo, si siano abbattuti sulle donne: stipendi più bassi, turni di lavoro ingestibili per chi è costretta a occuparsi anche del lavoro domestico e di cura, mansioni più dequalificate, maggior ritmo e carico di lavoro, molestie sessuali che rendono ancora più insopportabile la condizione di lavoro. Tutto questo è parte dell’organizzazione del lavoro in tutti gli ambiti.

biancoenero 350 minGli attacchi contro le donne e contro la loro libertà sono l’altra faccia della privatizzazione e dell’abbattimento del welfare che colpisce tutto il lavoro rendendolo più povero e precario. In tutto il mondo, però, le donne stanno lottando e l’8 marzo sciopereranno ancora una volta. Questo sciopero riguarda anche noi, perché mostra chiaramente che la violenza maschile e quella razzista sono parte integrante delle politiche di precarizzazione e di sfruttamento del lavoro.

Questo sciopero è necessario, perché ci dà la possibilità di unire le forze, di andare al di là delle divisioni di categoria, delle discriminazioni sessuali e del razzismo che ci dividono sui posti di lavoro. Questo sciopero è urgente, perché non possiamo tacere di fronte alle politiche di questo governo che sta colpendo duramente, con una violenza senza precedenti, proprio le donne, i lavoratori e i migranti.

A Frosinone avere più servizi pubblici significa avere una società nella quale le donne hanno più tempo libero e più libertà. Impedire che il bilancio Comunale continui a tagliare servizi significa difendere le donne e i lavoratori precari. Le scelte di salasso economico e di aumento delle tasse degli enti locali chiamati ad immolarsi sull’altare del pareggio di bilancio, la chiusura di gran parte dei servizi pubblici, la mancanza di turn over, colpiscono duramente centinaia di lavoratori e soprattutto lavoratrici, impegnate nei servizi sociali, nell’assistenza domiciliare, nei servizi culturali e di cura della città: ore di lavoro tagliate, salari sempre più bassi, un sistema di appalti che non garantisce i diritti, non assicura agli utenti un servizio di qualità e costa di più rispetto all’internalizzazione dei servizi. Tutto ciò inoltre grava sulle tasse dei cittadini.

Pertanto si chiedono risposte urgenti e un impegno politico deciso per porre fine a questo sistema perverso e nocivo per i diritti e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici. NO ai tagli lineari del 20% che l’amministrazione Comunale di Frosinone si appresta a mettere in atto con la prossima approvazione del bilancio Comunale. Proponiamo ed invitiamo tutte le realtà laiche, religiose, politiche e i movimenti antirazzisti a condividere e promuovere questa manifestazione. L’8 marzo in piazza per difendere il territorio di Frosinone, i servizi, la salute, il lavoro, per far sentire la voce di chi in questi anni di crisi ha pagato tutto con aumento dello sfruttamento del lavoro e con l’aumento delle tasse.
Frosinone 27/02/2019

Coordinamento Provinciale USB Frosinone

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Il PCI frusinate a tutti i parlamentari del territorio

  • Pubblicato in Partiti

Bandiera pci 350 260Lettera aperta ai rappresentati della nostra provincia in Parlamento.
Dall'analisi dei dati dell'ultima pubblicazione del Sole 24 ore sulla situazione socio-economica della nostra provincia si evidenzia la drammatica situazione nella quale versa. Basta elencarne solo alcuni per rendersi conto che la provincia di Frosinone sta assumendo caratteri sempre più simili alle aree depresse delle province del meridione.

Dal 2008 ad oggi, le retribuzioni dei lavoratori sono diminuite dell'1,92% con una conseguente perdita del potere d'acquisto dei salari. Ma se analizziamo le dichiarazioni dei redditi relativi al 2017, la situazione è ancora più drammatica in quanto gli stessi registrano una diminuzione del 2,89% attestandosi su una media di 22.242 euro a dimostrazione che anche i redditi da lavoro autonomo sono in netta diminuzione. A ciò vanno aggiunti i dati relativi agli iscritti ai centri per l'impiego che risultano essere 122.000 con un tasso di disoccupazione che si attesta al 16,6%, 6 punti in più della media nazionale e, all'interno di questo, il dato più drammatico è il tasso relativo alla disoccupazione giovanile che nella nostra provincia si attesta al 47%. Un dato che non offre nessuna prospettiva di futuro ai nostri giovani e ai quali non resta altro da fare che emigrare; siamo tornati agli anni cinquanta!

Con un tasso di inattività del 41% uno dei più alti d'Italia, e la registrazione di un aumento record dei contratti a intermittenza balzati a +164% dimostrano che nella nostra provincia la precarietà è esplosa con riflessi devastanti dal punto di vista della tenuta sociale. Noi comunisti chiediamo a tutti i rappresentanti della nostra provincia in Parlamento di farsi carico di questa situazione in virtù del risultato elettorale conseguito alle elezioni del 4 marzo.I cittadini ciociari hanno diritto di sapere cosa e quali istanze avete rappresentato in Parlamento considerato che la maggioranza di voi, tranne qualcuno, si trova a condividere esperienze di governo. Ci aspettiamo da ognuno di voi un report sulla vostra attività parlamentare, perché abbiamo come la sensazione che dopo il 4 marzo siate spariti.Noi comunisti proponiamo,proprio in virtù del fatto che molti di voi siete stati eletti in formazioni politiche oggi al governo del paese, una piattaforma per il rilancio sociale ed economico della nostra provincia. Per non perdere la faccia, bisogna mettercela la faccia!
Aspettiamo con ansia una vostra risposta.

Bruno Barbona Oreste Della Posta

 

 

 

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Decreti e ...malaffare

Federico Cafiero de Raho 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - Decreto Genova. "La Rivoluzione del nostro tempo" di Paolo Ciofi, tra gli altri argomenti messi in luce, pone l’evidenza sulle idiosincrasie del nostro tempo. Un territorio che chiede cura e manutenzione e lo fa appellandosi al nostro buonsenso ogni qualvolta si verificano eventi straordinari di pioggia, terremoti o altri eventi meteorologici che in un ambiente sano e senza compromissioni non causerebbe danni della stessa portata. Eppure lo sviluppo scientifico e tecnologico non viaggiano di pari passo con la tutela dell’ambiente, inteso solo come paesaggio da fruire turisticamente, quando ci va bene. Ma l’autore ritiene che andrebbe messo a punto un piano per il lavoro e la sua qualificazione che fosse improntato alla tutela dei beni ambientali e culturali e alla messa in sicurezza del territorio, al suo risanamento e a quello delle periferie urbane.

È di pochi giorni fa il decreto Genova, un documento che introduce argomenti del tutto avulsi dal contesto e dalle esigenze del caso.
Permessi a delinquere, di questo si tratta, ma questa è una mia opinione personale, quella che arriva direttamente dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, intervistato dalle reti Mediaset, è che «Il decreto Genova è la più chiara dimostrazione di come evidentemente alle mafie non si pensi, perché in quel decreto è previsto che gli affidamenti avverranno anche in violazione delle discipline, salvo quelle penali. Quindi anche in violazione di discipline extrapenali, cioè interdittive, soggetti contigui, tutto ciò che è la barriera che è stata creata per quelle imprese mafiose che fanno il movimento terra».
Dichiarazione che si conclude con interrogativi inquietanti: «Quanto movimento terra ci sarà per la ricostruzione del ponte? Quante imprese interverranno per la costruzione? Quelli sono i circuiti in cui la ‘Ndrangheta, la camorra e cosa nostra si muovono di più. I primi investimenti le mafie li hanno fatti proprio in quelle imprese e allora non si può pensare all’urgenza senza pensare al contrasto altrimenti si lancia un messaggio che non è quello corrispondente a ciò che il popolo italiano vuole».

Ma non c’è solo questo nel decreto che porta il nome di una città duramente provata e anche solo per questo, mai si dovrebbe strumentalizzare il suo nome per mettere in atto delle nefandezze che altrimenti non avrebbero potuto “camuffarsi” da azioni contingenti, urgenti e positive.
Per esempio, il permesso a ricostruire case abusive nella città di Ischia, duramente colpita dal sisma del 21 agosto 2017. L’ennesima frattura tra M5S e Lega, fratture che si saldano con facilità, perché si sa, è un governo giovane! Perfino il Ministro dell’ambiente Sergio Costa, riferisce di aver sequestrato lui stesso molte case di Casamicciola. Ma Sergio Costa, ha dovuto ingoiare un compromesso che non lo soddisfa. Una norma che nulla ha a che fare con la ricostruzione del ponte e il miglioramento della mobilità genovese, ma che prevede invece anche di innalzare il livello di idrocarburi presenti nei fanghi di depurazione da utilizzare in agricoltura. Da 50 milligrammi per chilo a ben 1000 milligrammi per chilo.

«È un’autorizzazione a spargere un milione di tonnellate di fanghi carichi di idrocarburi e metalli pesanti sui suoli agricoli. Un regalo alle imprese che trattano le acque reflue di depurazione sia civili che industriali e che in regioni come la Lombardia e il Veneto hanno accumulato scorte che non riescono a smaltire. La Lombardia aveva già provato a fissare un limite ancora più alto, ma il Tar ha bocciato la norma», denuncia il leader dei Verdi Angelo Bonelli.
Sembra che questo provvedimento nasca dalla sentenza del Tar di Milano del luglio scorso, che bloccava la delibera dell’ex assessore regionale della Lombardia prevedendo l’innalzamento del limite massimo di idrocarburi contenuti nei fanghi destinati all’agricoltura da 50 a 10mila milligrammi per chilo.

Nel frattempo nei terreni padani potrebbero essere sversati fanghi che potenzialmente portano con sé idrocarburi pesanti e fenoli, sostanze bioaccumulabili, di cui pagheremmo lo scotto anche a distanza di molti anni.. Un provvedimento che per un Paese già molto fragile è un’azione sconsiderata e irresponsabile. Ma ora vedranno di aggiustare, di sistemare, di trovare un compromesso, intanto l’unico compromesso è il nostro Paese e la sua salubrità, la sua sicurezza.

 

 

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Il declino del territorio di Latina. Inesorabile?

Latina 400 mindi Salvatore D’Incertopadre - Eutanasia. Latina rinacque dopo la guerra grazie alla Cassa del Mezzogiorno. La provincia era quasi un confine naturale tra il Sud, povero e abbandonato, e il fiorente centro nord. Una miriade di aziende, tra cui molte multinazionali, s’installarono sul territorio, portando lavoro, benessere e ricchezza ma sradicando i contadini alla terra cui erano stati legati per anni dopo la bonifica delle paludi. Quel processo di industrializzazione non fu autoctono come lo era stato quello nato e cresciuto al Nord, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, nel triangolo Milano, Genova, Torino. Fu indotto dai vantaggi che gli imprenditori trassero dalla Cassa del Mezzogiorno. Con un paragone attuale potremmo dire che agli inizi degli anni Sessanta il nostro Sud era come la Polonia o la Slovenia di oggi, dove il costo della manodopera è basso e i vantaggi offerti dagli Stati considerevoli. Latina era il luogo ideale, situata nel punto più a nord di quel Sud legato alla questione meridionale e privo di quegli elementi di delinquenza organizzata che si palesavano attraverso le mafie.

A partire dagli anni Ottanta iniziò, lento ma inesorabile, il declino del settore industriale, poi del settore edile e, infine, del commercio.
In quasi quarant’anni la Città ha assistito inerme al declino, al depauperamento di un patrimonio produttivo, che pian piano ha creato disoccupazione, povertà e blocco di quello che una volta si chiamava ascensore sociale. I ricchi sono diventati sempre più ricchi e i poveri sono aumentati nel numero e nella misura della loro povertà. La classe dirigente e quella politica di Latina si sono cullate sugli allori del boom economico degli anni Sessanta, su una crescita drogata dalle agevolazioni messe a disposizione dalla Cassa del Mezzogiorno e non hanno voluto, o saputo, programmare il futuro del territorio, indagare le vocazioni di una terra ricca di opportunità e immaginare un nuovo modello di sviluppo.

Tanti sono stati i tentativi per dare al territorio una speranza ma le divisioni politiche, l’incapacità degli amministratori locali, lo sperpero e la corruzione, l’indifferenza del popolo, hanno consentito che quanto di buono venisse progettato e proposto finisse nel dimenticatoio delle speranze perdute.
Ultimo tentativo di dare al territorio un progetto di rinascita risale al 2007, quando con uno sforzo significativo di tutti i soggetti in campo e la supervisione dell’allora Giunta Regionale, si sottoscrisse un protocollo d’intesa, noto come Latina 2015. Esso prevedeva una serie di iniziative, investimenti e opere pubbliche che avrebbero potuto dare a Latina e alla sua provincia un nuovo orizzonte di sviluppo. Solo per ricordarne alcune, nell’intesa si prevedeva la realizzazione dell’aeroporto civile, il porto di Foce Verde, l’autostrada Roma-Latina, etc.

Tutto naufragò solo sei mesi dopo la sottoscrizione del protocollo. Le ragioni sono tante e non tutte da addebitare all’incapacità della politica. La responsabilità più grande fu certamente dei cittadini, indifferenti, agnostici e autarchici, che non credettero, o non vollero credere, che tutto ciò che era stato concordato da pochi, potesse diventare patrimonio di tutto il territorio.
Ora rimane un’ultima cosa da fare: attendere che qualcuno tolga la spina a questo territorio. E ancora una volta restiamo indifferenti alla nostra eutanasia.

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Danni per buca stradale: come fare richiesta di risarcimento?

buca stradale 350 260di Stefania Manservigi di money.it - La manutenzione delle strade italiane non è purtroppo sempre impeccabile, e si rischia spesso di incorrere in guasti o danni al proprio veicolo. Come chiedere il risarcimento? Ecco tutto quello che c’è da sapere.

A tutti sarà capitato di imbattersi in strade piene di buche o crepe, pericolose per chi si trova alla guida di un veicolo.
La manutenzione delle strade italiane, infatti, non è purtroppo sempre impeccabile e, a causa del maltempo, la situazione nell’ultimo periodo è peggiorata.
Le piogge e le nevicate dell’ultimo mese hanno rovinato ancora di più il già spesso provato manto stradale, mettendo in pericolo la sicurezza di automobilisti, motociclisti, ciclisti e anche pedoni.
Qualora si riportasse un danno a causa delle condizioni del manto stradale è possibile tuttavia chiedere il risarcimento dei danni all’ente che ha la gestione (e quindi la responsabilità della manutenzione) del tratto stradale interessato.
Come fare? Ecco tutto quello che c’è da sapere.


Come chiedere il risarcimento danni per buca stradale?
E’ possibile richiedere il risarcimento dei danni per buca stradale alla Pubblica Amministrazione proprietaria o che gestisce il tratto stradale in tutti i casi configurati come danni da insidia. Si intendono danni da insidia tutti quei danni economici causati delle condizioni del manto stradale, della presenza di materiale pericoloso, di griglie e tombini rotti, di marciapiedi sconnessi, di guardrail non in sicurezza, di crollo di alberi o piante, di mancanza di segnaletica.
In questi casi cosa bisogna fare? Per chiedere il risarcimento occorre inviare una richiesta di risarcimento danni tramite raccomandata all’ente proprietario della strada, in quanto la Pubblica Amministrazione (come riconosciuto anche nella sentenza n.15384/06 della Cassazione) ha una responsabilità oggettiva per i beni demaniali in custodia.
Il danneggiato dovrà dare prova dell’evento subito, e del fatto che lo stesso sia derivato da una situazione di pericolo oggettivo. A tal proposito è utile allegare alla richiesta eventuale documentazione fotografica delle buche, e una testimonianze o il verbale delle autorità qualora queste fossero intervenute. Nel caso di danni a cose o persone occorre inoltre allegare anche referti medici e/o preventivi di riparazione di carrozziere, gommista o meccanico.
Va premesso che, in ogni caso, i tempi per il risarcimento tendono ad essere piuttosto lunghi.

Il risarcimento è sempre previsto?
Prima di inoltrare una richiesta di risarcimento danni per buca stradale, va tuttavia ricordato che il risarcimento non è sempre previsto.
La Pubblica Amministrazione, infatti, non è tenuta al risarcimento qualora riesca a provare che il danno sia stato causato da un comportamento del danneggiato.
Non sono risarcibili nemmeno i danni causati da eventi imprevedibili, come temporali violenti, nubifragi, calamità naturali con particolare intensità ed eccezionalità.
La responsabilità della Pubblica Amministrazione è esclusa anche in caso di presenza di un cantiere stradale in cui l’area è recintata e affidata alla custodia dell’impresa che ha l’appalto, che risponderà dei danni.

20 Marzo 2018

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Il convegno regionale dell'ANPI su Costituzione e Territorio

anpi BANDIERA 350 260ANPI, Comitato Provinciale di Frosinone -Si è svolto venerdì 9 a Frosinone il convegno regionale dell'ANPI su Costituzione e Territorio, programmato e realizzato dalla nostra ANPI provinciale.

Nonostante i numerosi eventi elettorali concomitanti, e gli impegni di candidati e sostenitori per la campagna in corso, la presenza è stata più che soddisfacente, e soprattutto assai qualificata, attenta e critica. Abbiamo infatti annoverato fra i partecipanti numerosi rappresentanti di iniziative, associazioni e partiti politici, e riscosso molti apprezzamenti trasmessici con messaggi di complimenti e di adesione non solo al tema proposto, ma al modo ed al livello con cui abbiamo svolto la discussione. Esprimiamo quindi la nostra soddisfazione per la presenza in sala di Mezzaluna rossa palestinese, Comitato per la difesa della Costituzione, Comitato Legge Iniziativa Popolare Scuola Pubblica, Comitato Acqua Pubblica, solo per citarne alcuni, e scusandoci fin d'ora per quelli che non si sono qualificati e quindi non citiamo.

Naturalmente siamo coscienti che molto va fatto, e intendiamo procedere su questa strada, quella della formazione, dell'informazione e della cultura critica e consapevole, non avendo mai inteso la nostra funzione come mera propaganda e, come qualcuno pensa, settaria rivendicazione di verità preconcette e presunte.

Il contributo dei relatori è stato davvero importante, ci offre strumenti e dati, sintesi e approfondimenti di cui abbiamo necessità, se non vogliamo, appunto, aggiungerci alla platea sconfinata di coloro che sentenziano senza sapere, senza pensare, solo sulla base di quelle che oggi chiamiamo "percezioni".

Continuiamo a pensare che la politica, e con essa la memoria storica, sia cosa seria, indispensabile e fondamentale, per cui non solo non se ne può fare a meno, ma va condotta e concepita ai massimi livelli di qualità, altrimenti sarà svilita (come qualche volta capita di vedere) a lotta di accaparramento di posizioni personali e poco più.

Spiace naturalmente che, per ragioni logistiche varie, sia capitato a ridosso della campagna elettorale, il che ha fatto mancare molti compagni e molte compagne al lavoro di preparazione e perfino alla presenza. confidiamo che il motivo sia solo questo, non una sottovalutazione dell'importanza dell'ANPI e del suo lavoro. Sappiamo tutti, infatti, che la nostra Associazione, se vissuta con serietà ed impegno e non come il vestito buono per qualche cerimonia, può essere ed è uno dei pochissimi luoghi davvero aperti, unitari, di confronto sui temi e sulle idee e non sui posti da occupare, che non ci sono.

Crediamo fermamente che ciò possa aiutare anche chi svolge parte del suo impegno civile in altre realtà come partiti, sindacati, associazioni, ad appropriarsi di metodi e consapevolezze utili a migliorare in senso lato tutta la loro esperienza sociale.

Ringraziando coloro che hanno partecipato, oltre ai prestigiosi relatori ed in particolare il Prof. Azzariti che ha svolto con noi un ragionamento ampio e mirabilmente fluido, stiamo già pensando agli ulteriori passi su questo argomento, che programmeremo con anticipo.

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia

Comitato Provinciale di Frosinone

 
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Il Manifesto per l’Attrattività del Territorio

cgil cisl uil 350 260CGIL – CISL e UIL lanciano la proposta: Il Manifesto per l’Attrattività del Territorio.
Domani scadrà la Call di Invitalia per la Manifestazione di interesse ad investire nell’Area di Crisi Complessa.
In Italia oltre a Frosinone, sono stati riconosciuti altri Territori beneficiari delle medesime misure.

CGIL – CISL e UIL chiedono che le eccellenze del Territorio, si uniscano per generare l’insediamento di imprese, l’investimento di capitali e l’immigrazione di talenti, ma anche la sostenibilità ambientale, lo sviluppo e la reindustrializzazione.
Dobbiamo fare marketing territoriale, commentano CGIL – CISL e UIL, altrimenti ci troveremmo di fronte all’ennesima occasione persa.

Il “Manifesto per lo sviluppo di Frosinone” dovrà includere tutta una serie di impegni a cui si obbligheranno i sottoscrittori per favorire la localizzazione di nuove imprese e l'ampliamento di quelle esistenti.
Su queste premesse, il rilancio del Frusinate con l’utilizzo degli strumenti a disposizione come la ZFU di Sora, l’Area di Crisi Industriale Complessa e non Complessa, i nuovi insediamenti produttivi che si stanno determinando, la vendita della VDC di Anagni, FCA ecc.

Tutto questo viene considerato fortemente dipendente dalla capacità di innovazione di sistema. Si deve dunque reinterpretare l’innovazione, troppo a lungo considerata esclusivamente un ambito legato all’impresa, come un processo di ripensamento strategico del sistema territoriale nel suo insieme.
Il Manifesto deve essere un contributo di visione e di proposte che gli attori locali offrono ad azioni di programmazione flessibile, capace di orientare e motivare le comunità economiche, professionali e sociali, verso il Territorio del Frusinate.

Nei prossimi giorni partiranno le prime richieste d’incontro indirizzate alle Provincia di Frosinone, Organizzazioni Datoriali, Camera di Commercio, Consorzi Industriali, Banche, Ordini Professionali, Università, GAL, tutti gli Stakeholder Locali.
È dunque una sfida che lanciano CGIL – CISL e UIL. Una vera rivoluzione di idee che parte dal basso, capace di riattivare, anzi di galvanizzare le intelligenze perché orientino l’agire proprio e quello di altri, verso un rinnovato interesse per quei valori condivisi e quei beni comuni che sono il collante delle comunità della Provincia di Frosinone.

 
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Frusone: “finito il teatrino delle elezioni provinciali..." Che avverrà ora?

LucaFrusone 3 350 260dall'Ufficio stampa del Deputato Luca Frusone, M5S - "Ora che il teatrino delle elezioni provinciali si e’ concluso, si cominci a fare qualcosa per questo territorio". «Il teatrino delle spartizioni provinciali si è finalmente concluso, buona pace dei cittadini che a tutto questo hanno solo assistito, nemmeno con troppo interesse, ovviamente, essendo stati del tutto esclusi dopo la decisone del governo di trasformare le elezioni del consiglio provinciale in elezioni denominate di secondo livello, un modo elegante e burocratese per dire ai cittadini che non potranno più scegliere chi li rappresenta in questi finti consigli provinciali, ma che le votazioni spettano solo a sindaci e consiglieri comunali.» – a dichiararlo è il depuato 5 Stelle Frusone che continua.

Una finzione

«Sì perché di finzione si tratta, da quando la riforma Del Rio ha fintamente abolito le province. Perché purtroppo tutto invece sembra restare gattopardescamente com’è, poltrone, interessi e spartizione di poteri da parte dei partiti sul territorio. Mi chiedo dunque se a seguito di questa nuova elezione del consiglio, continuerà l’immobilismo a cui abbiamo assistito finora o se il presidente Pompeo non voglia finalmente adoperarsi per affrontare seriamente i problemi che affliggono questo territorio. Se non ritenga dunque urgente indire al più presto un tavolo con tutti i sindaci, per un confronto sulle tematiche importanti come può essere la piaga sociale della disoccupazione, o la questione rifiuti con, ad esempio, il problema delle discariche provinciali, o sulla qualità dell’aria. Non sarà sfuggito a nessuno credo l’articolo de Il Fatto Quotidiano ripreso da Marco Travaglio, sull’inquinamento di questa terra e sulle gravissime implicazioni politiche che hanno portato a questa disastrosa situazione. Frosinone è ormai stabilmente tra i primi posti tra le città più inquinate d’Italia e i dati epidemiologici non fanno altro che supportare questa triste situazione. A tal proposito approfitterei per chiedere all’assessore regionale ai rifiuti Buschini, come mai il PD non abbia ancora finanziato il registro tumori proposto dal M5S e votato all’unanimità da tutti i gruppi regionali ormai quasi due anni fa. Ricordo ancora i proclami sui giornali proprio dell’assessore, il quale dichiarava quanto il registro tumori fosse importante e quanto il PD fosse attento alla tematica dell’inquinamento e della salute pubblica. Vorrei tanto sbagliarmi, ma ad oggi mi risulta che uno strumento importantissimo come il registro tumori sia incomprensibilmente fermo al palo e mi chiedo a questo punto, se esista la volontà politica di affrontare seriamente i problemi di questo territorio. Dalla ricostruzione de Il Fatto Quotidiano si legge chiaramente quanti danni stiano facendo ancora i politici locali. Credo che il fondo si sia toccato da tempo, ora sarebbe il caso di smetterla.»

 
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"Un'altra brutta pagina della storia politica e industriale di questo territorio"

incatenati Ilva Patrica 29giu16 350 260dagli ex-Ilva di Patrica riceviamo e pubblichiamo - «Caro Direttore,
Siamo ancora noi, gli ex lavoratori Ilva Patrica, noi che siamo ancora qui a raccontarle, con forte sdegno, la delusione e l'atteggiamento che ci ha riservato ancora una volta la Politica ed in modo particolare i “Politici” del PD della provincia di Frosinone, Politici che ricordiamo rappresentano il nostro territorio in Parlamento ed in Senato.
Con la lettera che le avevamo invito qualche giorno fa volevamo fare alcune precisazioni sul comunicato stampa del senatore SCALIA.
Oggi invece raccontiamo l'atteggiamento irrispettoso e superficiale che ci hanno riservato l’On. Buschini e Compagni nell'incontro che è stato programmato proprio nello stesso ufficio che ci aveva visti già discutere la proroga della mobilità dei dipendenti Ilva per le ragioni che ormai sono note a tutti.
All'incontro erano stati invitati “TUTTI” i politici che rappresentano le diverse Istituzioni ai vari livelli, (I Sen.ri Scalia e Spilabotte, l’On. Buschini che in quell'ufficio risiede e aveva convocato l’incontro, il Sindaco di Patrica e il Sindacato rappresentato dalle OO.SS. Territoriali di FIM-CISL, FIOM-CGIL, UILM-UIL).
Con rabbia e rammarico dobbiamo raccontare che dei politici invitati nessuno era presente!
Erano presenti solo i Sindacati (FIM-CISL e FIOM-CGIL) e le Istituzioni (la Politica?!?) rappresentate con i capi segreteria degli uffici ambiente e lavoro della Regione Lazio.
Abbiamo necessità di puntualizzare questo aspetto in quanto noi ci aspettavamo che questo incontro fosse risolutivo, (finalmente), invece abbiamo solo avuto la consapevolezza che ancora una volta eravamo stati lasciati soli, vittime di atteggiamenti di facciata, con una Regione (per voce dei Tecnici del Tavolo) che ripete sempre le stesse cose, non rendendosi conto della situazione che vivono gli ex lavoratori e la particolarità con cui la vertenza andrebbe affrontata, particolarità che solamente la “Politica” avrebbe capacità, ruolo e sensibilità per risolverla.
Stesso discorso per i rappresentati di governo che pur facendo un buon lavoro parlamentare non riescono a darci risposte concrete se non attraverso i Comunicati Stampa.
Anche il Sindaco di Patrica è stato latitante.
Abbiamo avuto l'impressione che tutti sapevano e non si sono presentati per non perdere la faccia.
Ancora una volta si è scritta un'altra brutta pagina della storia politica e industriale di questo territorio.
Avendo ormai esaurito le energie le chiediamo se può darci la possibilità ancora una volta di condividere tutto ciò, perché pensiamo che sia giusto che chi come noi vive situazioni di sofferenza, di precariato, di perdita della dignità personale, debba conoscere in che modo e con quali atteggiamenti chi abbiamo votato per rappresentarci (al Governo e alla Regione) tratta e considera i suoi elettori/cittadini quando hanno dei problemi e le competizioni elettorali sono lontane.
Siamo certi che darà considerazione alla nostra lettera la salutiamo ringraziando la vostra redazione per essere sempre vicino alle famiglie e al lavoro.
La salutiamo cordialmente.»

 
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Le emergenze del territorio possono avere risposte.

ceccano palazzo antonelli 350 253da Luigi Compagnoni, Consigliere comunale di Ceccano - Nei giorni scorsi, nella mia qualità di consigliere comunale di Ceccano ma soprattutto in quanto cittadino comune interessato alle dinamiche amministrative del nostro territorio, ho voluto assistere all’incontro tenutosi tra il governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e i sindaci della provincia, per parlare della nuova programmazione europea 2014-2020. Oltre 3 miliardi di euro legati a 45 azioni di governo che vorrà dire più sviluppo nel territorio, più lavoro, più qualità dello sviluppo del Lazio e quindi anche della provincia di Frosinone.

In tal senso, sono rimasto alquanto sorpreso dalle sconcertanti dichiarazioni rilasciate dal Sindaco Caligiore durante l’ultima riunione della Vertenza Frusinate sul lavoro e per questo mi sono chiesto: è stato meglio essere presenti e non afferrare l’importanza dell’incontro, o sarebbe stato preferibile non presentarsi proprio all’incontro con il presidente della Regione?
Perché è questo, a mio avviso, quello che è successo: Roberto Caligiore ha liquidato con poche frasi l’intero incontro, riducendolo a quella che era una semplice battuta (felice o infelice, ma sempre una battuta) e affermando, nella sostanza, che il governatore Zingaretti non è stato di alcuna utilità. Secondo me, invece, questo episodio dimostra ancora una volta l’inadeguatezza assoluta di chi amministra Ceccano. L’intervento del presidente della Regione Lazio, contrariamente a quanto pensa Caligiore, apre enormi possibilità per l’intero territorio provinciale, con le uniche risorse finanziarie disponibili, nei prossimi anni, per i comuni. Il fatto è (e qui casca il Sindaco di Ceccano) che ci vuole competenza e capacità di programmazione e non dichiarazioni poco attinenti agli argomenti, che sono stati presentati in maniera chiara e facilmente comprensibile. Tutto ciò, a completo beneficio di chi ha responsabilità di governo e deve dare risposte concrete a chi il lavoro lo ha perso, come testimoniato dagli operai della Vertenza Frusinate che si sono radunati in piazza mentre Zingaretti lanciava la sfida ai Sindaci della provincia.
Per parlare di temi concreti, visto che Caligiore non è stato in grado di farlo, Zingaretti ha voluto sottolineare che la partita dei fondi europei vale per il Lazio, fino al 2020, la cifra di 3,3 miliardi di euro. Previsti 100 milioni di euro per start-up e spin off: cosa vogliamo fare, caro Caligiore, per il nostro centro servizi nell’ex cartiera Savoni destinato ad incubatore di start-up e pronto all’uso?
Previsti 140 milioni per la mobilità sostenibile: cosa vogliamo fare, caro Caligiore, per combattere il drammatico livello di inquinamento di Ceccano derivanti anche da congestionamento da traffico? Fino a 150 milioni per bandi inerenti alla Smart City: sarà capace, Caligiore, di fallire questo nuovo appuntamento dopo quelli del rammendo urbano e degli impianti sportivi?
Previsto un capitolo specifico per il riassetto idrogeologico per l’intero territorio provinciale: quali progetti ha pronti l’amministrazione Caligiore? Gli diamo qualche suggerimento: la zona Pantano tanto cara all’Assessore Ruspandini, le aree ripariali del fiume Cosa, la zona Pedemontana. Il Sindaco conosce il territorio comunale e le sue esigenze di riassetto idrogeologico?
Come è evidente, le opportunità non mancano. Si tratta soltanto di saperle capire ed afferrare. Con le sue dichiarazioni a dir poco di sufficienza e disinteresse per l’unica fonte di finanziamento aperta per i prossimi anni, Caligiore ha dato prova, ancora una volta, di non sapere dove mettere le mani. Per parafrasare la sua dichiarazione a mezzo stampa, non è il Sindaco a doversi fare il segno della croce, ma sono i Ceccanesi a doversi segnare la fronte, dopo che hanno visto naufragare in pochi mesi qualsiasi aspettativa di risposta alle drammatiche emergenze che attanagliano il nostro territorio!

 
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