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I danni dell'inquinamento...#intantomidifendo

N.DeGasperis intervista dottorMontano 350 minOspite del Centro polispecialistico, Clinimed di Ceccano, una rappresentanaza della Redazione di UNOeTRE.it ha potuto seguire una sessione di screening del programma Fast e ha intervistato medici e studenti. Ignazio Mazzoli, Nadeia De Gasperis e Angelino Loffredi hanno in contrato il dottor Luigi Montano, uroandrologo e la dottoressa Sebastana Pappalardo, genetista, per conoscere nel dettaglio (raccolto nei video che seguono) lo scopo e la metodologia dello studio pilota che, coordinato dalla Asl di Salerno e promosso dal Ministero della Salute, deve indagare come l’inquinamento modifichi e danneggi il liquido seminale in particolare dei giovani che abitano nei SIN più inquinati. Partendo da misure individuali, dunque, e conoscendo i segni più precoci di danno che si riconoscono appunto a partire dagli spermatozoi.

In questo appuntamento, per noi straordinario, abbiamo incontrato insieme al Dott. Luigi Montano e la Dottoressa Sebastiana Pappalardo anche la Dottoressa Antonella Del Brocco di Clinimed, le biologhe Chiara Parisella e Sabrina Casale. Nei video trioverete anche le convinte risposte dello studente Antonio Pirollo.
Il programma Fast coinvolge 450 ragazzi di tre aree del paese ad elevato impatto ambientale: 150 residenti nella Terra dei fuochi (Comuni a nord di Napoli), 150 nel Sito di interesse nazionale di Brescia-Caffaro e altrettanti nel Sin Valle del Sacco (Roma-Frosinone). La ricerca punta anche ad individuare opportune diete detox a base di prodotti bio provenienti alle filiere dell'agroalimentare italiano di qualità.
«In attesa dei tempi del disinquinamento del pianeta o di misure di riduzione dell’inquinamento territoriale, il nostro hashtag, sostiene il prof. Montano, è #intantomidifendo.»

La presenza del SIN Valle del Sacco conferma ancora una volta la situazione di disastro ambientale di questa zona dove molti di noi vivono. Il dottor Montano non esita a definire l’inquinamento di questa Valle come uno dei peggiori d’Italia. Nelle video interviste sono illustrate le finalità della ricerca per tutelare al meglio la salute dei popoli inquinati, ma resta fondamentale l’eliminazione della causa di questa ferita del territorio Laziale ed in particolare ciociaro. Bisogna smetterla d’inquinare e iniziare una vera e concreta azione di disinquinamento in primo luogo del fiume Sacco e delle culture agroalimentari che sulle sue sponde germogliano, crescono e si riproducono. Per questo motivo sottolineiamo che solo Il 24 Giugno 2019 prende il via il processo istruito presso il Tribunale di Velletri sin dal 2010. Tanti rinvii, verifica in Corte Costituzionale per alcuni articoli di Legge sulle prescrizioni, lento riavvio del dibattimento, calendarizzazione delle udienze. Ora la magistratura riesce a muoversi verso la definizione del primo grado di giudizio.LoStaffdel dottor Montano gli studenti presso Clinimed Ceccano min

Francamente, tardi e lentamente interviene la giustizia senza sapere oggi come andrà a finire. Abbiamo già scritto su queste colonne che la vicenda della Valle del Sacco va portata in Parlamento per almeno tre ragioni irrinunciabili: perché le istituzioni non ascoltano le popolazioni che si ammalano e non delibera di conseguenza alle loro esigenze? 2 – perché non sono bloccati gli sversamenti industriali nelle acque del fiume? 3 – per far conoscere chi siano nel procedimento giudiziario come negli altri interventi delle amministrazioni locali i soggetti riescono a rallentare o bloccare ogni verifica e sanzione? Ancora una volta sollecitiamo, qui, la discussione alla Camera dei Deputati della Mozione presentata dalla deputata Rossella Muroni.

Torniamo al nostro mercoledì 15 presso la Clinimed. Il dottor, Luigi Montano uroandrologo salernitano e padre di questa ricerca, che ormai si svolge in molti paesi al mondo, e coordinatore dei progetti Fast ed Eco-Food-Fertility illustra:

«Si parte dall'analisi della fertilità dei ragazzi tra i 18 e i 22 anni residenti in aree a forte impatto ambientale per capire come controbilanciarne gli effetti sulla salute attraverso l'adozione di corretti stili di vita e una sana alimentazione». Il liquido seminale diventa un’eccellente una spia della pulizia dell’ambiente.

La proposta di screening fu presentata inizialmente a studenti e studentesse delle classi quinte di tre istituti superiori di Colleferro, in provincia di Roma. L'incontro si svolse nell'aula magna del tecnico "Cannizzaro" alla presenza dei dirigenti scolastici dei tre istituti, del sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, e della docente dell'università La Sapienza di Roma Margherita Eufemi.
Anche le scuole della provincia di Frosinone sono coinvolte, in particolare ad Anagni, Ferentino Frosinone e Ceccano. Le ricerche mirano non solo a valutare il danno eventuale da inquinamento, ma vogliono dare una risposta su come controbilanciare gli effetti del vivere in cattivi contesti ambientali con modifiche dello stile di vita e alimentari. Si può dire che si tratta di “bonificare l'uomo inquinato”? Forse si. E’ un tipo d’intervento che ci risulta essere il primo esempio al mondo di una ricerca calata sul territorio per dare risposte pratiche che rappresentano anche indirizzi per nuovi modelli di valutazione dell'impatto ambientale sulla salute e di prevenzione a partire dalla fertilità, indicatore principale della salute.

Una volta selezionato il campione, i ragazzi, dopo aver firmato i consensi di rito sono sottoposti a visita andrologica e nutrizionale, e ricevono ulteriori informazioni attraverso incontri e schede. Vengono quindi sottoposti ad esami del sangue, delle urine, del capello e, soprattutto, del liquido seminale, sul quale saranno condotti dallo staff di ricercatori una serie di esami che mirano a valutare il numero, la morfologia e la motilità degli spermatozoi, oltre a misurare i livelli di biomarcatori di dose efficace (elementi in traccia, metalli pesanti) e i livelli di biomarcatori di effetto (Stato Redox, Psa, epigenetica).
«Non aspettiamo la conta dei danni, afferma Montano, vorremmo prevenirli e quindi proponiamo nel concreto alla sanità pubblica un cambio di paradigma nell’approccio alla prevenzione, partendo dall’età più vulnerabile come la fase adolescenziale e dallo studio del sistema riproduttivo che è precoce rilevatore della salute ambientale e generale». Ribadisce questo concetto «noi andiamo OLTRE la feritlità, partendo proprio da questa».

Le interviste video, proposte da Nadeia De Gasperis, le abbiamo suddivise in tre per rendere agevole la ricerca delle risposte dei singoli intervistati, la dottoressa Pappalardo, lo studente Pirollo e il dottor Montano. I video sono a cura di Ignazio Mazzoli

 

La Dott.ssa Sebastiana Pappalardo

 

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Il programma Fast coinvolge 450 ragazzi di tre aree del paese ad elevato impatto ambientale: 150 residenti nella Terra dei fuochi (Comuni a nord di Napoli), 150 nel Sito di interesse nazionale di Brescia-Caffaro e altrettanti nel Sin Valle del Sacco (Roma-Frosinone). La ricerca punta anche ad individuare opportune diete detox a base di prodotti bio provenienti alle filiere dell'agroalimentare italiano di qualità.
«In attesa dei tempi del disinquinamento del pianeta o di misure di riduzione dell’inquinamento territoriale, il nostro hashtag, sostiene il prof. Montano, è #intantomidifendo.»

La presenza del SIN Valle del Sacco conferma ancora una volta la situazione di disastro ambientale di questa zona dove molti di noi vivono. Il dottor Montano non esita a definire l’inquinamento di questa Valle come uno dei peggiori d’Italia. Nelle video interviste sono illustrate le finalità della ricerca per tutelare al meglio la salute dei popoli inquinati, ma resta fondamentale l’eliminazione della causa di questa ferita del territorio Laziale ed in particolare ciociaro. Bisogna smetterla d’inquinare e iniziare una vera e concreta azione di disinquinamento in primo luogo del fiume Sacco e delle culture agroalimentari che sulle sue sponde germogliano, crescono e si riproducono. Per questo motivo sottolineiamo che solo Il 24 Giugno 2019 prende il via il processo istruito presso il Tribunale di Velletri sin dal 2010. Tanti rinvii, verifica in Corte Costituzionale per alcuni articoli di Legge sulle prescrizioni, lento riavvio del dibattimento, calendarizzazione delle udienze. Ora la magistratura riesce a muoversi verso la definizione del primo grado di giudizio.LoStaffdel dottor Montano gli studenti presso Clinimed Ceccano min

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Valle del Sacco: parte il processo, finalmente

inquinamento del sacco pompeo ordina piu controlli e convo 350 260 minda Re.Tu.Va.Sa. - Una storia travagliata quella della Valle del Sacco, il processo per reati ambientali non poteva essere da meno. Aperto il procedimento presso il Tribunale di Velletri nel 2010, si è riusciti, dopo vari rinvii a giudizio, verifica in Corte Costituzionale per alcuni articoli di Legge sulle prescrizioni, lento riavvio del dibattimento, calendarizzazione delle udienze, ad avviarsi solo in questo anno verso la definizione del primo grado di giudizio.

Ora non ci sono più eccezioni possibili, gli imputati hanno giocato tutte le carte che la giustizia mette a loro disposizione comprese le ostruzioni di rito, ora devono andare a giudizio.

La prossima udienza si terrà il 20 Maggio 2019 per esame imputati e controesame dei periti degli imputati, ai quali è stato consentito di depositare svariati documenti. Ci rammarichiamo che non sia stato finora permesso alle parti civili di depositare alcuni importanti documenti aggiuntivi.

Il 24 Giugno 2019 avrà luogo la discussione del P.M. e delle parti civili. Allo stato non è stata fissata l'udienza per la discussione degli imputati.

Siamo coscienti che questo processo, come tanti altri processi ambientali in Italia, non riuscirà purtroppo a sopravvivere ai tre gradi di giudizio. Ci auguriamo che venga almeno riconosciuto un risarcimento a chi ha subito danni dalla devastazione di un intero territorio.

Invitiamo i media a seguire presso il Tribunale di Velletri le udienze conclusive per riportarne gli esiti ed eventualmente raccontare le difficoltà dei cittadini che vivono in luoghi distrutti da gestioni imprenditoriali prive di scrupoli.

Valle del Sacco, 14.05.19

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Lavoro. E' già finanziata la bonifica della Valle del Sacco, partiamo da lì

13maggiodisoccupati 1 350 mindi Valentino Bettinelli - È ancora tempo di assemblea per i disoccupati del comitato di Vertenza Frusinate. Ad ospitare i tanti presenti, ancora una volta il Salone di Rappresentanza del palazzo della Provincia di Frosinone. Tra i presenti non figura il Presidente della Provincia Antonio Pompeo, il quale aveva assicurato la sua partecipazione.

Tema centrale dell’incontro, iniziato con circa un’ora di ritardo, ancora lo stallo sul rifinanziamento della mobilità in deroga per le aree di crisi complessa. 117 milioni ancora in attesa dello sblocco e della ripartizione per le varie regioni interessate.
A fare il punto della situazione il solito Gino Rossi. “Questa assemblea serve a tenere alta l’attenzione sul nostro livello di partecipazione, fondamentale per smuovere la politica”. Il discorso di Gino Rossi mette in evidenza come nella manifestazione di Isola del Liri del Primo maggio “Vertenza ha dimostrato che ci sono anche i disoccupati nella nostra provincia. Quando chiediamo parola non è per fare carriera sindacale o politica. Il nostro spirito è la sopravvivenza delle nostre famiglie. Ad Isola del Liri questo diritto ci è stato negato, perché forse il nostro sguardo sulla realtà darà fastidio a qualcuno”.

La realtà di cui parla Gino Rossi è la “drammatica necessità per la sopravvivenza delle famiglie. Lo snodo fondamentale sarà l’accordo tra Regione e sigle sindacali. Il decreto attuativo per lo sblocco dei fondi è stato firmato da Di Maio e Tria con notevole ritardo. Adesso bisogna aspettare il pronunciamento della Corte dei Conti”.
Il passaggio tecnico ancora non è stato ratificato, ma, secondo le prime voci, pare che alla Regione Lazio, che aveva chiesto 35 milioni, ne verranno destinati circa 25-26.

I disoccupati di Vertenza Frusinate hanno piena coscienza che, prima o poi, lo strumento della mobilità in deroga verrà dismesso dallo Stato. Per questo13_maggio_19_disoccupati_assemblea il portavoce sottolinea che “il tema più importante è quello del lavoro. Lo abbiamo ribadito anche ai segretari provinciali dei sindacati; sono 4 anni che chiediamo il lavoro. Lavoro per noi significa politiche attive. A tal proposito abbiamo chiesto al presidente Pompeo l’organizzazione di un tavolo ad hoc sulle politiche attive; incontro che ci sarà il 10 giugno”.

La questione politiche attive è un nodo cruciale per la risoluzione del dramma dei disoccupati ciociari. A Vertenza Frusinate il merito di aver ostinatamente sollecitato le autorità competenti al fine di sedersi attorno ad un tavolo e creare dialogo tra tutti gli attori del territorio: Sindaci, Provincia, Regione, organizzazioni sindacali, lavoratori e imprenditori, parte necessaria per la fattiva riuscita del tavolo.
La speranza è che questo tavolo non sia l'ennesima occasione di discussione sterile tra le parti, piuttosto il volano per lo sviluppo di progetti utili per l’effettivo avvio delle politiche attive.

Gli stessi membri di Vertenza ricordano come un progetto chiaro e finanziato ci sia già, quello della bonifica della Valle del Sacco. Si chiede la trasparente pubblicazione di un elenco di tutti i disoccupati del territorio, che fornisca dati puntuali per l’effettivo inserimento degli stessi nei progetti di bonifica.
Le lungaggini burocratiche hanno ancora una volta allontanato l’attuazione di soluzioni concrete. Le decisioni che seguiranno l’appuntamento di giugno richiederanno i canonici tempi tecnici, quindi è più che mai necessaria la solerzia e la collaborazione tra gli attori protagonisti.

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UNOeTRE.it e i ricercatori degli inquinanti della Valle del Sacco

biochimici mindi Nadeia De Gasperis (video) - Il giorno 10 maggio una delegazione di UNOeTRE.it, in via del tutto eccezionale, è stata ospitata dall’equipe di ricerca del dipartimento di Scienze Biochimiche dell’Università La Sapienza di Roma, in particolare dal gruppo di ricerca Fabio Altieri, Margherita Eufemi, Silvia Chichiarelli.

I ricercatori ci hanno spiegato come nasce la ricerca sul Lindano, che incrocia i loro studi, fino a quel momento concentrati sugli aspetti molecolari e cellulari di tumorigenesi, e come questi prendano una direzione diversa, rallentando così pubblicazioni e risultati imminenti, ossia tutto ciò per cui un ricercatore viene “giudicato”. Il lindano, uno degli organoclorurati più diffusi in Valle de Sacco e uno dei meno conosciuti dal punto di vista dei meccanismi cellulari e molecolari, stimolando la crescita delle cellule, sregolandone i meccanismi vitali, ha effetti che si ripercuotono a livello patologico sull’uomo. Ecco dunque come si sia reso necessario che un accurato studio di letteratura scientifica precorresse il lavoro di ricerca. Gli accertati effetti di prolificazione cellulare, con concentrazioni molto ragguardevoli e con alta resistenza alle chemioterapie, prospettano, ad oggi, scenari, in vivo, ancora più allarmanti che in vitro.

Ci hanno poi spiegato come nel momento in cui l’inquinante entra in contatto con gli organismi umani, riservi dolorose sorprese. Oggi queste conseguenze si conoscono grazie agli studi del Dott. Luigi Montano*, dal quale i ricercatori del dipartimento di biochimica hanno avuto importanti contributi in relazione alle concentrazioni dell’inquinante nelle persone monitorate. Dunque, gli studi del dott. Montano, definiti molto pregevoli, stanno già producendo i primi allarmanti risultati, tanto da condurre a pensare che i rischi, Nella Valle del Sacco, siano superiore a quelli di altri SIN, dalla Terra dei Fuochi ad altri territori molto inquinati. Queste nozioni, ci spiegano i professori incontrati a Roma, non sono solo il risultato di studi epidemiologici, ma studi in “vivo”, così come lo è la risposta cellulare.

Non andiamo via senza un monito di speranza, che in un laboratorio di ricerca non può mancare.
Lo studio cellulare, infatti, che da studio “in vitro” ci si auspica diventerà presto studio” in vivo”, sta già producendo i primi risultati nella ricerca di sostanze detossificanti per l’organismo, in particolare sostanze naturali come il melograno, carciofo, il licopene e lo stesso pomidoro ecc.
Non a caso, anche gli studi di Ecofoodfertility, nello step più recente che stanno per affrontare, andranno nella direzione di ricercare diete biologiche che indichino gli alimenti e i prodotti che abbiamo potere adsorbente e detossificante.
Ecco dunque la necessità di formare i nutrizionisti in tal senso. Il Lindano, ad esempio, prima di entrare nel sangue, ci spiegano i ricercatori, si accumula nelle cellule adipose, pertanto diete repentine potrebbero essere dannosissime e concentrare in maniera pericolosa la sostanza tossica.

Nutrizionisti dunque, medici di base, pediatri e scuole in modo particolare, consultori, nuove strutture sanitarie dovranno essere in grado di veicolare un’informazione, che dovrà essere continuativa e che faccia conoscere le più aggiornate soluzioni capaci di affrontare la patologia. L’informazione ha un ruolo primario e irrinunciabile anche per la prevenzione. Medici e pazienti dovranno essere in grado di documentarsi senza sosta sui progressi dei risultati delle terapie quando la patologia sia già attiva.
Tutto questo è necessario e si può fare solo se una parte delle risorse destinate nei programmi della bonifica saranno veicolate rigorosamente nel senso del sostegno allo studio ed alla ricerca. A proposito dello sviluppo dei programmi di bonifica dei SIN interessati.

Se è vero che la ricerca è “speranza”, la conferma l’abbiamo avuta dall’entusiasmo con il quale questi ricercatori lavorano, con sacrificio e risorse economiche irrisorie, tanto da costringerli a provvedere all’acquisto autonomo di computer e altri strumenti.
Un ulteriore monito di speranza arriva dai giovani ricercatori laureandi e particolare dai dottorandi che la professoressa Eufemi ci presenta, annunciando la loro prossima partenza per Bruxelles, dove andranno a studiare l’azione di alcuni batteri nella degradazione del Lindano. Non ci resta che invocare il buonsenso di chi dovrà destinare i soldi della bonifica e augurare buona vita e buon lavoro ai ricercatori del Dipartimento di Biochimica delle Sapienza di Roma.


*Luigi Montano, UroAndrologo della ASL di Salerno, Coordinatore del Progetto di Ricerca EcoFoodFertility e del Progetto FAST del Ministero della Salute. Presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU).

 

 

 

 

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Ricerche sulla fertilità nella Valle del Sacco

dott LuigiMontano 350 260 minProsegue l'impegno di UNOeTRE.it per informare circa i danni che produce l'inquinamento ambientale che subiamo nella Valle del Sacco. La nostra Vicedirettrice, Nadeia De Gasperis, ha preso contatto con una figura importantissima nella ricerca per la tutela della salute di chi vive nelle aree ad altro inquinameento: è il Dott. Luigi Montano, UroAndrologo della ASL di Salerno, Coordinatore del Progetto di Ricerca EcoFoodFertility e del Progetto FAST del Ministero della Salute. Presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU).
Naderia De Gasperis ha consultato il dottor Montano telefonicamente e con una scambio di corrispondenza. Qui di seguito diamo un primo resoconto di questo lavoro.

In un’ottica di prevenzione primaria e al fine di procedere con interventi più precoci a salvaguardia della salute attuale e futura delle popolazioni che vivono in contesti ambientali più sfavorevoli, introduce un approccio integrato e diretto di valutazione del rischio biologico precoce, individuando nel Seme maschile una chiave di lettura affidabile per meglio valutare il peso dell’inquinamento ambientale sulla salute umana e per svelare i meccanismi più fini del rapporto Ambiente-Salute.

 La differenza fra studi di epidemiologia ed EcoFoodFertility

EcoFoodFertility in sintesi è un progetto di ricerca multicentrico e multidisciplinare che, in un’ottica di prevenzione primaria e al fine di procedere con interventi più precoci a salvaguardia della salute attuale e futura delle popolazioni che vivono in contesti ambientali più sfavorevoli, introduce un approccio integrato e diretto di valutazione del rischio biologico precoce, individuando nel Seme maschile una chiave di lettura affidabile per meglio valutare il peso dell’inquinamento ambientale sulla salute umana e per svelare i meccanismi più fini del rapporto Ambiente-Salute. In sostanza, a differenza degli studi di epidemiologia classica che valutano il rischio salute “contando” gli esiti finali del danno alla salute (Mortalità, incidenza, ricoveri per malattie, tumori ecc. attraverso i registri), EcoFoodFertility valuta i segni più precoci di modificazione funzionale o strutturale, prima che si manifesti il danno clinico, puntando sui cosiddetti Organi-SPIA, come l’apparato riproduttivo, dove il seme maschile rappresenta un fluido ideale, facilmente studiabile, una vera e propria Sentinella dell’Ambiente e della Salute generale. logo ecofoodfertility in vettoriale con sfondo bianco 350 min

Il progetto è diviso in due parti: la prima, è un studio sistematico di biomonitoraggio umano volto a verificare eventuali differenze di rischio fra maschi sani, non fumatori, non esposti professionalmente, omogenei per età e stili di vita, residenti in contesti ambientali a diversa pressione ambientale valutabili attraverso l’analisi quali-quantitativa nel seme e sangue (anche di capelli e urine) di diversi contaminanti ambientali come metalli pesanti, diossine, pcb, idrocarburi policiclici aromatici, ftalati, parabeni, pesticidi, perfluorurati, nanoparticolato ed i loro effetti biologici con lo studio di diversi biomarcatori, ossidativi, immunologici, proteomici, lipidomici, genetici, epigenetici, metabolomici ecc. La seconda parte, consapevoli dei tempi lunghi di bonifica dei territori e del disinquinamento del pianeta che dipendono da misure pubbliche della politica, che sarebbero ovviamente le migliori per operare in prevenzione, fa riferimento, invece, educando ed informando all’attivazione di vere proprie misure di tipo individuale, partendo dalla considerazione che lo stile di vita e l’alimentazione, in particolare, con determinati regimi nutrizionali sul modello mediterraneo con alimenti BIO “VERI”, può modulare l’effetto dell’inquinamento ambientale ed aiutare a potenziare le difese antiossidanti e detossificanti dell’organismo (bonifica naturale dell’uomo inquinato che si declina con l’ashtag #INTANTOMIDIFENDO).

Le ricerche in Italia, Grecia e Spagna

Attualmente, il progetto è in fase esecutiva su maschi in diverse aree d’Italia ed anche in Europa come Spagna e Grecia e ci stiamo preparando per allargarlo in altri paesi non solo europei, da poco abbiamo avviato anche un protocollo sperimentale al femminile di cui a breve avremo i primi risultati.
Ad ogni modo con questo modello di valutazione del rischio salute, andiamo oltre la semplice valutazione dello stato di fertilità, perché il seme umano dà informazioni sullo stato di salute ambientale del territorio in cui vivono le persone ed al contempo informazioni sullo stato di salute generale, può quindi rappresentare uno strumento potenzialmente molto potente che i policy maker possono utilizzare per la sorveglianza sanitaria, il monitoraggio ambientale e per innovativi programmi di prevenzione primaria e “anteprimaria” (preconcepimento), non solo per le patologie riproduttive, ma per quelle cronico-degenerative, dall’ipertensione al cancro, che interessano l’adulto nella generazione presente e quelle future in relazione alle nuove evidenze scientifiche sugli effetti transgenerazionali indotte dagli inquinanti e dai cattivi stili di vita sui gameti.

La ricerca in Italia

Lo studio è iniziato sulle problematiche sanitarie in Terra dei Fuochi e difatti i primi studi retrospettivi che abbiamo presentato già oltre tre anni fa dimostravano una differenza statisticamente significativa di maggior danno al DNA spermatozoario, verificata addirittura con due tecniche, nei soggetti residenti nell’area della terra dei fuochi rispetto a quelli dell’area del Cilento. Su queste basi, abbiamo avviato due studi stavolta prospettici di biomonitoraggio su 222 maschi sani, non fumatori, omogenei per età, indice di massa corporea e stili di vita. In un primo gruppo metalli pesanti nel seme e sangue, valutando la qualità seminale, la frammentazione del DNA spermatico, la capacità antiossidante totale e l’attività degli enzimi antiossidanti, su un secondo anche la lunghezza dei telomeri su leucociti del sangue e su spermatozoi. I risultati li abbiamo pubblicati su due riviste internazionali (Reproductive Toxicology nel dicembre 2016 e Int. Journal of Molecular Science nel settembre 2017) dove abbiamo riscontrato nei maschi reImmagine step del progetto Ecofoodfertility minsidenti in terra dei fuochi rispetto a quelli residenti nell’Alto medio sele in provincia di Salerno, un eccesso statisticamente significativo di diversi metalli: Alluminio, Rame, Manganese, Nichel e soprattutto Cromo. A maggiore bioaccumulo si accompagnava una riduzione della motilità degli spermatozoi, un aumento della frammentazione del DNA spermatico, una ridotta capacità antiossidante e, soprattutto quest’ultima, così come la riduzione dell’attività di alcuni enzimi antiossidanti erano valutabili nel seme e non nel sangue, che insieme a differenze viste anche nei telomeri spermatici e non in quelli leucocitari ci hanno fatto capire non solo che la residenza sembra avere un peso importante, ma che il seme stesso sembra essere più precoce e sensibile all’esposizione ambientale rispetto alla matrice sangue e ciò sembra ulteriormente essere confermato da altri dati che stiamo sempre più acquisendo. Nell’ambito della valutazione anche di quale dei parametri seminali (numero, motilità, morfologia, danni al DNA) fosse più sensibile all’inquinamento abbiamo pubblicato uno studio (Environmental Toxicology and Pharmacology 2018) confrontando i livelli di PM10, PM2.5, Benzene all’interno dell’Ilva di Taranto, della Città di Taranto, Palermo, Terra dei Fuochi e area del Sele in Provincia di Salerno con i parametri seminali e abbiamo visto che i livelli di frammentazione del DNA spermatico nell’area della Terra dei Fuochi e di Taranto, erano significativamente maggiori di circa il 30% rispetto a quelli delle aree di Palermo e Salerno aprendo uno scenario ancor più preoccupante rispetto ai precedenti , perché rispetto ai parametri classici dello spermiogramma (numero, motilità e morfologia) il DNA spermatico risulta essere addirittura l’elemento più sensibile all’inquinamento atmosferico, con le immaginabili conseguenze visto che porta in se le informazioni genetiche (tabella).

Dove in provincia di Frosinone

Sulla base di questi risultati abbiamo poi partecipato e vinto un Bando del Ministero della Salute della Direzione Generale della Prevenzione e con l’ASL Salerno che è capofila del progetto insieme al Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, l’Università di Brescia ed anche altri enti come l’Università di Milano, l’Enea ed il CNR stiamo eseguendo ed ormai completando il progetto FAST (Un modello di intervento per la prevenzione dell’infertilità in maschi adolescenti residenti i aree a forte impatto ambientale) su oltre 400 ragazzi, sani, non fumatori del range di età fra i 18 e 22 anni su alcune aree ambientali critiche d’Italia, come l’area di Brescia-Caffaro, Terra dei Fuochi e la vostra area, Valle del Sacco. Lo studio è un trial clinico randomizzato e consiste nel valutare prima lo stato di contaminazione ambientale nei diversi soggetti residenti nelle tre aree ed i loro eventuali effetti sulla salute riproduttiva e poi a random un intervento di modifica dello stile di vita e soprattutto nutrizionale con il supporto anche di una filiera che abbiamo appositamente creato fra aziende bio di qualità, denominata Rete Eubiotica per la Salute Ambientale (R.E.S.A.) per valutare la capacità di tale intervento di ridurre il bioaccumulo di inquinanti a partire dai metalli pesanti e di modificare i biomarcatori d’effetto. Il progetto devo dire che non è stato affatto facile nel reclutare i maschi sani con i criteri di selezione adottati, ma siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo e stiamo concludendo ora con i controlli postintervento nutrizionale. Abbiamo ovviamente coinvolto gli istituti superiori e a Brescia e Terra dei Fuochi anche le Università e devo dire che c’è stata da parte dei presidi in tutte e tre le aree massima disponibilità. Qui nella vostra zona abbiamo avuto disponibilità da parte di tutti gli Istituti Superiori a partire da quelli di Frosinone, di Ceccano, Ferentino, Anagni e Colleferro. Anche l’Avis di Frosinone, di Ferentino e Ceccano come i medici di famiglia dell’ambiente di Frosinone si sono messi a disposizione dandoci una mano, ma anche laboratori come il Geslan di Frosinone e Clinimed di Ceccano la stessa ExtraTV di Frosinone ci ha dato possibilità di diffondere il progetto e poi alcune aziende agricole come Terre Sane, Agrilatina e Natura SI di Frosinone.
Ad ogni modo a fine ottobre il progetto con i risultati sarà consegnato al Ministero della Salute ed organizzeremo dopo un incontro pubblico qui in zona.

 

 

 

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La pioggia non ha fermato la Valle del Sacco

valledelsaccoallariscossa 350 mindi Valentino Bettinelli (video) - Dopo una lunga attesa, densa di preparazione per l’evento sulla bonifica della Valle del Sacco, sabato 13 aprile è arrivato. Purtroppo, non senza uno strascico di pioggia battente che ha accompagnato i manifestanti lungo il percorso, che da Piazzale Kambo (stazione ferroviaria) doveva portare il corteo alla Villa Comunale di Frosinone. Le condizioni atmosferiche avverse di ieri nel capoluogo, hanno fatto sì che il cammino venisse accorciato. 16:30 circa quando il gruppo, compatto nonostante la pioggia, ha raggiunto il piazzale antistante il “Parco del Matusa”, accompagnati dalle parole d’ordine di Alberto Valleriani (Retuvasa),
Nel luogo di arrivo della marcia, parola a Roberto Rosso (Retuvasa), Giacomo Felici (Rete degli Studenti Medi) e Luciano Bragaglia (Frosinone Bella e Brutta). A loro il compito di ricordare l’importanza delle azioni di bonifica che andranno ad interessare l’intera area della Valle del Sacco. Bonificare siti e terreni è una partenza che dovrà portare al risanamento delle acque del fiume che, giorno dopo giorno, continuano a trasportare sostanze nocive ed altamente cancerose nei territori dei comuni interessati, da Colleferro a Ceprano.

Un problema diffuso, insomma, che muove le iniziative della cittadinanza attiva dell’intera Valle. Ad aprire la marcia di ieri lo striscione di Roccasecca, comune simbolo del disastro ambientale provocato dalla cattiva gestione del ciclo dei rifiuti nella discarica di Cerreto. Molti altri i comitati presenti, 31 dicono gli organizzatori. Fra gli altri: “Rifiutamoli” di Colleferro, “Cittattiva” di Ceccano, Frosinone Bella e Brutta, Vertenza Frusinate, i movimenti per gli Ospedali di Colleferro ed Anagni, il comitato dei Residenti di Colleferro. Presente la rappresentanza di Vertenza Frusinate, perché anche il tema del lavoro non venga slegato dalla questione della bonifica. Molti inoccupati potrebbero essere, infatti, inseriti nei piani di attuazione dei progetti, avviando una riqualificazione industriale, finalmente pensata su basi di ecosostenibilità.

Il problema dell’inquinamento della Valle del Sacco colpisce tutti i cittadini in maniera costante da decenni ormai. Manifestazioni di civile risentimento come quella di ieri dovrebbero essere il megafono anche per la politica locale. Rappresentanti, però, ancora una volta all’apparenza poco attenti alla questione; presenti alcuni sindaci. Abbiamo notato sotto la pioggia Marco Galli di Ceprano, quello di Pofi Tommaso Ciccone e la sindaca di Pico Ornella Carnevale, questi due con la fascia. Se altri ci sono sfuggiti è colpa del cattivo tempo, ce ne scusiamo. Qualche altro forse non è proprio venuto.

Purtroppo, l’assenza di molti amministratori è un dato costante da rilevare in occasioni come quella della marcia di Frosinone. Forse la pioggia ha spaventato i sindaci e gli eletti in Parlamento. Certamente questo timore non ha placato lo spirito dei tanti manifestanti che hanno portato le loro ragioni lungo la via Aldo Moro del capoluogo. Tante gambe e tante anime differenti, che avrebbero bisogno anche di una guida più chiara e programmatica. Aspettiamo di vedere come il Coordinamento interprovinciale, che ha promosso questa prima iniziativa della Vertenza, riuscirà ad organizzarsi ed organizzare per assicurare un’azione tenace, costante e largamente partecipata nell'elaborazione degli obiettivi e delle iniziative. Tante gambe e tante teste sono indispensabili per andare avanti e raggiungere gi obiettivi avanzati nella Piattaforma di base già presentata.

È fondamentale continuare con azioni di sensibilizzazione e protesta, al fine di mettere pressione anche agli organi che avranno il compito di gestire i primi fondi stanziati per la bonifica.
Il percorso sarà molto lungo e costellato di difficoltà, come la pioggia di ieri, ma lo spirito dei tanti manifestanti dovrà essere una leva necessaria per scardinare l’immobilismo amministrativo e politico dei rappresentanti locali.

 

 

La Valle del Sacco alla riscossa. Video di Ignazio Mazzoli

 

 

 

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Bonifica Valle del Sacco, speranza di salubrità e di occupazione

inquinamento suolo 400 mindi Ignazio Mazzoli - Perché ancora una volta Vertenza Frusinate è costretta a convocare un’assemblea di disoccupati nel Salone della Provincia di Frosinone per il 26 marzo alle ore 15,30?
Perché non riescono a spiegarsi tutto il ritardo nella erogazione delle mobilità in deroga per le aree di crisi complessa. Nel bilancio dello Sato approvato a fine dicembre 2018 sono stanziati 117 milioni per l’anno 2019-20 destinati proprio a questa finalità. La Regione Lazio deve richiederne 35 di milioni sui 117 per assicurare le somme concordate prima l’8 febbraio e poi ancora l’8 dicembre del 2018, somma necessaria anche al recupero di 3 mesi non computati dal 9 marzo al 22 giugno 2019.

Ebbene non si hanno notizie né certe né approssimative. Non ce l’anno i disoccupati ma neppure gli addetti ai lavori, sindacati ed eletti del territorio: si moltiplicano perciò i post su Facebook per sapere «come mai ancora oggi non ci sono novità, la mobilità nell’area di Frosinone e Rieti e già scaduta da circa un mese, mentre 1600 famiglie attendono risposte sia per la sopravvivenza che per le famose e mai viste politiche attive per il lavoro».

Quindi 3 questioni richiedono risposte: - come sollecitare l’erogazione dei 117 milioni (per tutti gli interessati secondo l’Accordo Quadro 2019 /2020; - come assicurare alla Regione Lazio l’erogazione dei 35 milioni richiesti al Governo; - iniziare concretamente a impostare un piano operativo di Politiche attive per lavorare.

Il giorno 21 marzo, cioè ieri, l’assessore al Lavoro e Nuovi diritti, Claudio Di Berardino, ha annunciato che «Per la città e la provincia di Rieti, nel biennio 2019-2020, sono disponibili almeno 15 milioni di euro per le politiche del lavoro e dell’occupazione». «Le risorse – ha spiegato - fanno parte di un ‘pacchetto lavoro’ da 180 milioni di euro per il Lazio, con una riserva del 20% (36 milioni?) per il reatino e il frusinate». (da Rietilife.com).

Buone notizie, quindi, da verificare nei fatti e nei tempi. Tempi che urgono. Perché un simile annuncio non è stato pronunciato anche in questa provincia che è quella che ha stimolato ed ha conquistato gli interventi, alla Regione e al Ministero, grazie a Vertenza Frusinate e, soprattutto perché è il territorio più martoriato dalla disoccupazione nella nostra Regione?

Secondo perché i disoccupati non possono conoscere puntualmente i tempi di erogazione delle somme che spettano loro? Il valore di questa informazione non va neppure spiegato, legato com’è alla sopravvivenza di singoli e delle loro famiglie.

 

Terzo. Vogliamo affrontare in qualche modo una prospettiva concreta di possibilità di lavoro?

Una soluzione oggi c'è e non è alternativa ad altre prospettive, ma certamente complementare ed importante perché è già qui, è sotto gli occhi di tutti ed è nell'accordo per la Bonifica della Valle del Sacco. A ricordarlo sono stati alcuni interventi svolti nell’incontro del 15 marzo a Ceccano, convocato da Samuel Battaglini. Purtroppo i più, presi dall’inseguire ricerche di lavori ipotetici o dalla propaganda, si è sorvolato su un’occasione concreta.

È vero, questa intesa sui 53 milioni, a tanto ammonta lo stanziamento attuale per il programma di bonifica, è arrivata in sordina e si è conclusa, diciamo, con imprevista rapidità, in totale assenza di una reale consultazione dei cittadini interessati e senza alcuna audizione dei Sindacati e dei Consigli comunali. Ma questo è un discorso da riprendere in altra occasione. Qui preme precisare che si tratta di 10 progetti da caratterizzare e far partire fra sei mesi, che (per il frusinate) sono diffusi da Paliano a Ceprano. “Responsabile Unico dell’Attuazione” (RUA) è la Regione Lazio in un comitato presieduto dal Ministero dell’Ambiente insieme solo a Ispra e Arpa, con la convocazione dei sindaci relegata ad una volta l'anno. Questo accodo di programma per la bonifica della Valle del Sacco come parziale intervento teso a tutelare la salubrità di una importante fetta di territorio provinciale, è anche un’occasione vera di lavoro in una terra depauperata di industrie e di occasioni di occupazione. È così che debbono vederla soprattutto le istituzioni locali ed i sindacati.

Perché il Presidente Antonio Pompeo e la Provincia non avviano al più presto una consultazione permanente di sindacati, imprese e associazioni, intanto per valutare e quantificare attentamente tutte le possibilità di occupazione e per definire una trasparente procedura di avvio al lavoro sia dei giovani inoccupati che degli over 40 che sono disoccupati? Ci vogliono numeri precisi e conosciuti di donne e uomini con braccia e gambe per fare la bonifica.
I Sindaci hanno ignorato le disponibilità previste dalla Regione Lazio, a suo totale carico, per i lavori di manutenzione urbana per fronteggiare la disoccupazione, forse in questa circostanza possono rendere un buon servizio alle loro comunità ed a quella dell’intera provincia se staranno più attenti verso questa opportunità.

La bonifica della Valle del Sacco non sarà solo racchiusa nel risanamento di alcune aeree di territorio, ma dovrà riguardare molte altre occasioni di lavoro legate al più grave e oneroso inquinamento del fiume e dei territori produttivi che bagna. Il Ministro Sergio Costa sembra sensibile a questi problemi. Tutto ciò rappresenta una occasione di rioccupazione, ma sarà tale solo se i cittadini con le loro associazioni ed i sindacati pretenderanno una gestione trasparente di tutti i passaggi per realizzare davvero la bonifica.

Certo occorrerà ridiscutere molti aspetti del programma, ogni cittadino ed ogni istituzione locale dovranno avere il diritto di conoscere ogni parola per arrivare alle decisioni che si prenderanno, ma intanto bisogna utilizzare al meglio questa circostanza anche se nata con una visione riduttiva, ma non necessariamente destinata a concludersi con le istituzioni locali in ostaggio di decisioni prese altrove fuori dalle assemblee elettive.

22 marzo ‘19

 

 

 

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Il 13 aprile 'in strada' per la Valle del Sacco

locandina 13aprilòe19 350 minUna vertenza per la Valle del Sacco.

MANIFESTAZIONE UNITARIA PER LA VALLE DEL SACCO
“Chiediamo il conto su inquinamento e salute della Valle del Sacco”
SCENDIAMO IN STRADA PER UN FUTURO PULITO


Vogliamo aprire una vera e propria vertenza per la valle del Sacco, per quanto riguarda la dimensione territoriale e l'intreccio di problemi e, rischi e opportunità che la storia passata e recente ci ha consegnato.
La manifestazione del 13 aprile 2019 ne rappresenta l'apertura, il primo passo con cui inizia la costruzione dell'organizzazione necessaria, la messa a punto dei contenuti. E’ l'inizio di un percorso che si fonda su una logica di parità tra i soggetti coinvolti, sulla responsabilità degli uni verso gli altri, valorizzando conflitti e contraddizioni per una migliore definizione degli obiettivi.
Una vertenza unitaria, poiché riconosciamo una forte connessione nel sistema territoriale della Valle del Sacco, nel suo eco-sistema, nei suoi habitat naturali, nella sua configurazione sociale ed economica, nel suo patrimonio storico e culturale, nelle sue connessioni con i territori contigui, aperto al mondo, attraversato dai mille flussi delle persone, delle merci, delle informazioni e delle filiere commerciali e produttive.
Una vertenza per aggregare, coinvolgere e mobilitare, per creare stretti legami tra le mille particolari richieste e vertenze che sorgono di continuo, coordinarne l’ azione e sintetizzarne i contenuti.La maglietta del 13 aprile
Da subito riteniamo necessario:
• l’avvio di uno screening sanitario della popolazione, soprattutto negli adolescenti, che valuti lo stato di contaminazione delle persone nei diversi contesti ambientali e gli eventuali effetti sulla loro salute, collegato ad un registro dei tumori effettivamente funzionante;
• promuovere e sostenere un piano eco-sostenibile per la mobilità di merci e persone;
• ripensare completamente le forme di riscaldamento domestico;
• promuovere un piano per la qualità dell’aria, delle acque e dell’ecosistema;
• creare tavoli di lavoro partecipati sulle bonifiche, sugli investimenti produttivi in tutti i settori, sul piano dei rifiuti, sui servizi pubblici e le strutture sanitarie.
Sarà la mobilitazione dei cittadini ad imporre un salto di qualità nel governo di questo territorio.
Uniamo le forze! Per costruire assieme la piattaforma per la vertenza Valle del Sacco.

 

 

 

 

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Valle del Sacco: senza priorità a quando una reale bonifica?

Sacco liquami 440 minGià nella serata di lunedì 4 marzo circolava: “giovedì 7 mattina alle 11, verrà firmato in Prefettura l'Accordo di programma per il risanamento del SIN del Fiume Sacco, tra il Ministro dell'ambiente, Sergio Costa, e il Presidente della Regione, Nicola Zingaretti". Il Messaggero, L’Inchiesta e il blog del gruppo M5S alla Camera confermano la notizia anche stamattina 5 marzo.
Un fulmine a ciel sereno, ma anche un giallo. Venerdì 1° marzo alcuni sindaci hanno in mano il testo della “bozza” dell’Accordo di Programma “Per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica del Sito di interesse nazionale Bacino del Fiume Sacco” (così lo ha titolato il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare). E, sembra che sia l’avvio di una fase di consultazione.
Sembra, non si hanno comunicazioni ufficiali. Anzi. Voci a mezza bocca, dobbiamo leggere, o addirittura bocche cucite. Un segreto da custodire circola per questa nostra provincia. Chi chiede di prenderne visione si sente dire che non è possibile, ma ancor di più, qualcuno usa l’espressione “si tratta atti endoprocedimentali, bisogna stare attenti alla diffusione”. Si tratterebbe, cioè, di un provvedimento amministrativo finale, di valutazione molto complessa. Endoprocedimentale è un procedimento per arrivare a concedere una licenza edilizia, in genere. Ma qui siamo di fronte ad un documento programmatico che deve assicurare la bonifica di un territorio dove abitano decine di miglia di persone. Che senso ha costruire un giallo intorno a questa consultazione affidata ai sindaci e solo ai sindaci, manco ai Consigli comunali? Ma poi si rivela che non è così. Perché anche altri erano interessati a visionare il documento e pare che l’abbiano avuto, ma la stampa, ufficialmente, no. Molti di noi sono riusciti a conoscere il documento grazie ad “anagnia.com” che dopo averlo attenuto (ottime fonti, complimenti) lo ha reso disponibile.

Prima di entrare nel merito del documento ancora un aspetto. Perché si vieta la visione di un documento così importante per chi vive in grande territorio come la Valle del Sacco?
Forse leggendo si troverà la risposta. Già nell’articolo 1, “Oggetto e finalità”, parla di interventi che riguardano i più, infatti bisogna “assicurare la messa in sicurezza, la caratterizzazione ed analisi di rischio, la bonifica ed il recupero delle aree inquinate incluse nel perimetro del Sito di interesse nazionale Bacino del Fiume Sacco... Capperi non stiamo parlando di cose da decidere in assoluta e “inspiegabile” riservatezza.
E probabilmente i suggeritori dell' "operare in ombra", ne sono consapevoli. Abborracciano la consultazione e trasformandola in farsa (per i più, cioè i cittadini) decidono che in quattro e quattro otto bisogna firmare l’accordo. E così? Almeno così appare e vengono in mente le approvazioni dei “milleproroghe” e altri simili documenti per i quali si chiede e s’impone il voto di fiducia affinché non venga toccata neppure una virgola. In questo caso il voto di fiducia è stato sostituito dalla rigorosa definizione del numero dei consultati che avevano l’obbligo del giuramento del silenzio. Gli accordi (?) fatti sono sacri. Grazie ancora anagnia.com.

La lettura del documento vuole come sempre attenzione e conoscenza delle esigenze. Nulla di più. Qui appare necessario soffermarsi tre questioni, su altre riorneremo nei prossimi giorni.

1 – Una preoccupante centralizzazione. Il coordinamento. Qui si chiama RUA (“Responsabile Unico dell’Attuazione”, il soggetto incaricato del coordinamento e della vigilanza sulla complessiva attuazione dell’Accordo). E’ la Regione Lazio. Opera con il Ministero dell’Ambiente e l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). La centralizzazione è ai massimi livelli: due vertici elettivi Ragione ed Ministero ed un ente tecnico che rende conto solo al Ministero. Chi controlla? Il “Comitato di Indirizzo e Controllo” che deve garantire un’adeguata azione di governance e controllo sullo sviluppo degli interventi in opera, composto da un rappresentante del Ministero, che è il presidente, e altri tre rappresentanti: Regione, Ispra e Arpa Lazio. E il territorio vi chiederete? Comuni, malati, imprese chi li rappresenta? Qui in provincia abbiamo già vissuto una esperienza simile con L’accordo di Programma Anagni-Frosinone per il rilancio e lo sviluppo industriale di quell’area, con una governance simile a quella descritta. Una sola differenza lì c’era il presidente della Provincia. Tuttavia, per l’eccessiva centralizzazione fu flop totale su due fronti: quello finanziario che dette solo fondi alla potente industria farmaceutica e al territorio nulla, come alleggerimento della disoccupazione. Sul fronte del reimpiego previsto dei disoccupati, il fallimento è da delirio. La presenza del territorio, alla pari di altri soggetti è indispensabile e tutta da concordare senza arroganze e senza spocchia. Questo non si deve mai dimenticare.

2 - Chi controlla e sanziona? Sono da apprezzare le precisazioni nell’articolo 6: «Gli interventi disciplinati nel presente Accordo sono di competenza pubblica, "ovvero" in sostituzione e in "danno" dei soggetti responsabili inadempienti» insieme ai commi 9 e 10 che affidano al al Ministero di esercitare l’azione di risarcimento del danno ambientale e al RUA ad operare le azioni di rivalsa nei confronti dei soggetti obbligati per i quali ha agito in sostituzione ed in danno. Ma è il comma3 che richiederebbe più dettaglio a sottolineare l’eccezionalità della crisi, infatti manca la percezione dell’emergenza e dell’urgenza, perché si legge : «Allo scopo di assicurare l’individuazione dei responsabili (…) e del principio “chi inquina paga”, il RUA si impegna a promuovere e coordinare un piano delle attività di rafforzamento amministrativo degli enti preposti alle funzioni di controllo, senza oneri a carico del presente Accordo», ma parte la preoccupazione per gli “oneri”, si richiederebbe una esplicita individuazione: «per controllare e sanzionare è messa in essere una dichiarata, costante collaborazione con Magistratura e forze dell’ordine (questura e carabinieri».

3 – La priorità delle priorità. La documentazione allegata al testo riguarda solo una parte ben definita degli interventi. Si tratta di 11 progetti presenti in aree diverse del SIN da Colleferro a Ceprano. Erano inizialmente 8 e diventano 11, in particolare la presenza di Colleferro sembra indiscutibile e necessaria nell'interesse di tutti, quello che ci pare discutibile è che all’aumento dei progetti ammessi non corrisponda l’aumento delle somme necessarie. Ciò che più colpisce è l’assenza di qualsivoglia definita ipotesi di intervento finanziario e d’iniziativa per la fitodepurazione operativa. Incredibile, dal marzo 2005 è stato riconosciuto lo stato di emergenza ambientale per la valle del fiume Sacco in seguito al riscontro di livelli di beta-esaclorocicloesano (ß-HCH) molte volte superiori ai limiti di legge in campioni di latte di massa crudo e su foraggi prelevati nelle aziende agricole. Fino al Rapporto tecnico di attività del 2013-2015 ed ancora nel dibattito al Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, tutto l’allarme è confermato.

Se l’emergenza è causata dallo sversamento di inquinanti industriali nel fiume è da lì che bisogna partire, dallo stato dei depuratori e subito da quelli regionali che non funzionano a dovere e sono costati già somme onerose. È vero, la Valle del Sacco è un tutt’uno, ma questa unitarietà ha esigenze diverse, l’inquinamento dell’aria richiede interventi particolari, quello che dal terreno arriva al fiume ne vuole altri, ma quello del fiume che arriva alle coltivazioni è ancora altra cosa che richiede diverse specifiche azioni. Non si può aspettare 6 mesi per l’affidamento della redazione dei piani di caratterizzazione per avere un piano di priorità, senza operare subito per la protezione delle prodizioni agricole e quindi della salute e anche del reddito dei produttori. Ci pacerebbe essere certi sin da ora che alla data del 31 dicembre 2023, anche la fitodepurazione fosse avviata bene e le acque fossero depurate. È chiedere troppo?

 

Questo accordo non è più complicato di altri, che intere generazioni di lavoratori e cittadini hanno discusso, modificato, condiviso e sostenuto. Sono 14 anni che si discute senza nulla concludere. Solo qualche ora in più per una sorsata di partecipazione, NO?
In questo strano giallo la vittima è la partecipazione democratica. Non si è voluto discutere. La verità, però, ha la testa dura.

6 marzo ‘19, ore 7,30

 

 

 

 

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