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'Salute e stili di vita nella Valle del Sacco'

Sanità GiovaniMediciFrosinone 350 260 minEppur si muove: continua la valutazione del territorio da parte del gruppo GMF - Il 7 agosto 2018 il nutrito gruppo di medici ciociari ha dato il via ad un’imponente raccolta dati sul territorio di tutti e 91 i comuni della provincia di Frosinone. L’intervista “Salute e stili di vita nella Valle del Sacco” cercherà di mettere a confronto determinanti ambientali e comportamenti legati al proprio stile di vita per quanto riguarda la genesi di patologia tumorale.

In circa 40 giorni sono 2000 le interviste validate (una media costante di 50 soggetti al giorno) raccolte sia tramite mezzo informatico che cartaceo, di queste ricordiamo che:

● Il 25% circa degli intervistati appartiene al territorio di Ceccano (che raggiunge il valore statistico per uno studio significativo)

● Con quasi 300 interviste per comune Castro dei Volsci e Pofi raggiungono il valore statisticamente significativo per il loro territorio

● Segue il capoluogo ciociaro con circa il 9% degli intervistati sul totale

● Al momento hanno partecipato allo studio, seppur con valori differenti, circa il 65% dei comuni della provincia

Il questionario rimarrà attivo fino a fine anno, dopodiché inizierà la fase di analisi e valutazione dei risultati. Se vogliamo cambiare le cose abbiamo bisogno di studiare e stadiare il territorio in cui viviamo, Sarà importante avvicinare la popolazione il più possibile così da poter formare sempre un numero maggiore di abitanti alla logica della prevenzione attiva e dei giusti comportamenti da attuare per un virtuoso stile di vita.

Qui il link per partecipare allo studio: https://goo.gl/forms/UlBAZC4LkqOJauXI3

Contatto: Damiano Pizzuti - 3401711030 -

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Una poesia collettiva in difesa del fiume Sacco e della sua valle

Il fiume Sacco a Ceccanodi Anna Elisa De Santis - Il fiume Sacco è nelle condizioni attuali di grave degrado ambientale, non per caso né per destino avverso.
L'incedere aggressivo di chi inquina sposta l'equilibrio della valle sempre più nell'orbita di interessi esclusivi a svantaggio di popolazioni, ambiente e cultura.
Cultura che, nell'aggressività corrente, resta marginalizzata nel suo anelito a condizioni umane basate sulla dignità e il rispetto.
Rispetto anche per il paesaggio e la libertà di vivere in un territorio di rara bellezza naturale.
Il fiume, che nonostante tutto vive, è nella coscienza di chi con esso convive. Popolazioni, turisti, viaggiatori.
Ha una forza ancora ben visibile allo sguardo, nonostante tutto. Forza antica. È esso stesso una poetica manifestazione della natura, che nessuna incuria o calcolo indicibile potrà declassare.
Questa è la realtà immateriale del fiume, insieme alla sua incolpevole sofferenza, che traspare a giorni, da chiazze, strie, viraggi anomali. Sofferenza ormai da troppo tempo della salute e del benessere per gli abitanti e le altre specie viventi, gli animali del fiume, i pesci, le piante, i fiori.
Ad essa possiamo dare voce, parlando nella forma semplice della poesia, che dal profondo di ogni uomo trae origine, dal suo essere parte dell'ecosistema, di cui cerchiamo incessantemente di avere cura, nel nostro Paese e in molte parti del mondo, con ricerche, studi. Leggi, regole che tuttavia hanno la forza che noi destinatari riconosciamo a queste stesse leggi, regole, principi. Noi cittadini, noi imprese, noi comunità, noi Stato in ogni sua espressione.
Dare voce al fiume Sacco, esso stesso poesia, perché non ci rassegniamo e anzi ancora di più amiamo, questo tratto d'acqua fragile che ci appartiene, almeno quanto gli apparteniamo.
Da questa appartenenza al territorio che tanto deve al fiume nella sua storia di cui siamo minima parte, deriva la volontà che personalmente mi ha spinta a proporre di scrivere insieme, abitanti e conoscenti, amici del fiume Sacco e della sua valle, una poesia collettiva. Ne ho scritto l'incipit, la poesia "Acqua dolce".
La rivista Unoetre.it ha dato la sua disponibilità a raccogliere il materiale che arriverà al suo indirizzo .
Sarà, per tutti coloro che contribuiranno a realizzarla sotto ogni aspetto, un'azione culturale di cura del fiume, volontaria, gratuita e civile.

 

Cliccare sul link che segue per andare alla poesie di "Acqua dolce" già raccolte  https://www.unoetre.it/creativita/poesie/itemlist/category/210-acqua-dolce.html

 

 

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Valle del Sacco: Si all'avvio del Programma di Valutazione Epidemiologica

valle del sacco 350da Civis - Il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato la mozione per l’avvio del Programma di Valutazione Epidemiologica sulla Valle del Sacco

Il Consiglio Regionale, nella seduta del 20 Giugno 2018, ha approvato la mozione presentata dai Consiglieri Barillari, Lombardi, Porrello, Cacciatore, Marcelli, Pernarella e De Vito del Movimento 5 Stelle che, con il primo punto, impegna il Presidente Zingaretti, l’Assessore alla Sanità D'Amato e la Giunta Regionale, all’attuazione di quanto previsto dalla DGR 228/2017, ovvero ad avviare finalmente il Programma di Valutazione sulla popolazione residente nel territorio del SIN Valle del Sacco, elaborato dal DEP Lazio.

Le associazioni firmatarie del comunicato sono soddisfatte di questo primo intervento del Consiglio regionale: gli organi politici della Regione hanno fatto la loro parte ma il territorio sconta un ritardo di anni e terrà alta l'attenzione per verificarne la reale attuazione del Programma.

Ora spetta agli uffici ed agli assessori concretizzare l’impegno assunto ieri: non ci sono più alibi, scusanti o motivi per ritardare ancora l’avvio del Programma che costituisce uno strumento importante poiché “gli esiti sanitari (in primis mortalità, malattie cardiovascolari e respiratorie) saranno studiati in relazione all’esposizione alla residenza. Verrà ricostruita la storia residenziale e ogni indirizzo di residenza verrà georeferenziato”.
Il Programma, perciò, non riguarda solo lo studio di possibili tumori ma tutta un’altra serie di patologie legate allo stato delle matrici ambientali nella Valle del Sacco, i cui risultati sono strategici anche per la pianificazione e l’attuazione di misure contro l’inquinamento atmosferico, la depurazione delle acque e l’uso dei suoli.

Come già reso noto dalle associazioni, nonostante l’iniziativa sia stata finanziata nel bilancio regionale del 2017 e 2018, di recente approvazione, le risorse di 960.000 € non sono mai state trasferite al DEP Lazio per avviare lo Studio Epidemiologico ed il Programma che è rimasto, fino ad ora, solo sulla carta.
Le associazioni Civis, Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone, ATES di S.Elia Fiumerapido, Comitato La Rinascita di Patrica, Movimento Civico Paliano e Comitato A difesa dell’Ospedale di Colleferro, nel novembre 2017 hanno inoltrato agli uffici regionali una formale diffida ad adempiere, senza alcun esito.Civis Ferentino min

Ora, a seguito dell’approvazione della mozione del Consiglio Regionale le associazioni attendono un segnale concreto di avvio del Programma, in tempi brevi, da parte dell’Amministrazione regionale.
In caso di ulteriori ritardi e inadempienze le associazioni sono pronte a dare avvio all’azione giudiziaria.
Il ricorso al TAR per imporre alla Regione Lazio l’adempimento ai suoi obblighi è pronto e se necessario si ricorrerà a tutti gli strumenti previsti dalla legge per individuare eventuali responsabilità amministrative.

E segnaliamo che il Registro Tumori - altra iniziativa fondamentale di prevenzione, pur essendo dotato di tutti gli strumenti amministrativi e finanziari, non è ancora attivo nella nostra Provincia, unica a non avere ancora adempiuto alle indicazioni regionali.
Rivolgeremo la nostra attenzione all’operato della ASL di Frosinone e dei suoi dirigenti.

Tutti i documenti sono pubblicati sul sito www.civisferentino.eu


Ferentino, lì 22 Giugno 2018

CIVIS, Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone, ATES di S.Elia Fiumerapido, Comitato La Rinascita di Patrica, Movimento Civico Paliano, Comitato A difesa dell’Ospedale di Colleferro.

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Le dimenticanze di Zingaretti: Valle del Sacco e questione idrica

valle del sacco 350Comitato residenti Colleferro - Consiglio Regionale Lazio: priorità il risanamento ambientale della valle del Sacco

Nicola Zingaretti, riconfermato Presidente della Regione Lazio, ha recentemente indicato i 10 punti fondamentali dell’azione di governo per i prossimi anni. Tra questi non c’è il risanamento ambientale della Valle del Sacco (e la questione idrica).

Eppure, il territorio che va da Colleferro a Ceprano, che si estende lungo tutta l’asta fluviale del fiume Sacco, comprende più di 30 Comuni per oltre 200.000 abitanti, con una serie di “emergenze” ambientali e sanitarie, ormai strutturali, da sempre trascurate e che sembra continueranno ad esserlo.

Tutte e tre le matrici ambientali –acqua, aria, suolo - risultano in uno stato di grave degrado.

La qualità delle acque del bacino del Sacco è allo stato di “pessimo” o “scarso”, i gradini più bassi della scala di valutazione europea. A gennaio l’ISPRA ha rilevato, per l’ennesima volta, livelli inaccettabili di concentrazione del HCH (esaclorocicloesano) nelle acque del fiume, e ha denunciato la presenza di fonti di contaminazione attive dopo oltre 20 dalla prima dichiarazione di emergenza.
E quali provvedimenti sono stati adottati a tutela della salute della popolazione? Nessuno!
La valle del Sacco è sotto procedura d’infrazione in sede comunitaria per la mancata depurazione di reflui civili ed industriali; basti pensare che il depuratore che dovrebbe servire l’area industriale di Anagni, dopo un lustro ed oltre 20 milioni di € spesi è ancora inattivo, nonostante rassicurazioni, protocolli d’intesa ed impegni formali di tutte le Amministrazioni coinvolte: gli scarichi di più di 100 attività industriali e di circa 10.000 abitanti finiscono nel Sacco senza adeguata depurazione.

La recente Relazione di Arpa Lazio (Determina 28.32018, n. G03901) ha riconfermato che in tutti Comuni della valle del Sacco la qualità dell’aria è in classe 1, la peggiore, con l’obbligo per le Amministrazioni di adottare provvedimenti urgenti a tutela della salute dei cittadini.
A parte l’adozione - sulla carta - di Piani d’Intervento Operativo da parte dei Comuni, nessuna misura è stata avviata per interventi strutturali volti al risanamento della qualità dell’aria. La maggior parte delle risorse regionali sono state indirizzate su Roma Capitale, lasciando la valle alla mercè della Commissione Europea, che non solo ha avviato da tempo una procedura d’infrazione ma sta per comminare una pesantissima sanzione, che ricadrà sulle nostre tasche.
Le conseguenze sanitarie dell’inquinamento atmosferico si manifestano con esiti che non è esagerato definire drammatici, esiti del tutto ignorati dagli enti preposti alla difesa della salute pubblica.

La nuova perimetrazione del SIN Bacino del fiume Sacco approvata a novembre 2016 ha definitivamente sancito, con apposito divieto, la grave compromissione di estese parti del territorio; basti pensare a tutte le fasce ripariali, per 100 metri dagli argini del Sacco e per tutta la sua lunghezza. Il divieto tuttora vigente viene fatto rispettare?
I siti da bonificare, fra quelli inseriti nel SIN e quelli “esterni”, sono oltre 300, come ha dichiarato il Prefetto di Frosinone nell’audizione avanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti svolta nella precedente legislatura.
Il Piano delle bonifiche della Regione Lazio risale al 2012 e non è mai stato aggiornato.
Le risorse necessarie per le bonifiche, notevolissime, sono stimate in oltre 150 milioni di €.

Inoltre, le questioni relative alla gestione del ciclo dei rifiuti da decenni pendono come una spada di Damocle sulle teste dei cittadini della valle del Sacco.
E’ vero che nell’agenda politica del Presidente Zingaretti, tra le 10 azioni prioritarie, c’è la definizione del nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti, ma troppe sono le opacità e le incertezze sugli indirizzi e le azioni che l’Amministrazione intende attuare: finora solo titoli generici, come il richiamo all’economia circolare e la revisione dell’impiantistica ma, in concreto, quali saranno in sintesi i contenuti del nuovo Piano?

Il Piano Rifiuti risale al 2012 e il 31.12.2017 è scaduto il termine per la sua revisione; fin dal 2013 l’Amministrazione regionale aveva avviato il procedimento per la definizione del nuovo fabbisogno impiantistico, vero nodo centrale: quanti impianti, quali e dove collocarli.
Solo nel 2016 con la “famigerata” DGR n.199 la Regione ha indicato il quadro del fabbisogno impiantistico in modo assai deludente: nuove volumetrie di discarica, revamping degli inceneritori di Colleferro, potenziamento dei TMB (impianti di trattamento meccanico biologico).
Insomma, la vecchia, vecchissima, obsoleta gestione del ciclo dei rifiuti, altro che economia circolare!
Dell’anarchia del settore ne ha fatto le spese il nostro territorio che supplisce con gli impianti già esistenti alle deficienze del resto della Regione, mentre nel corso degli ultimi anni si è aperta una vera e propria gara per collocare nuovi impianti per il trattamento dei rifiuti nella valle del Sacco, impianti ad elevato impatto ambientale, non sostenibile dall’attuale situazione, così come descritta.
All’ignavia degli amministratori pubblici e dei rappresentati politici hanno risposto solo i comitati e le associazioni di cittadini con tutto lo spettro delle azioni possibili, dalla mobilitazione popolare, all’intervento nei procedimenti autorizzativi, ai ricorsi al TAR; ne dà persino conto la Relazione finale della già citata Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti:
“In questo contesto l’attenzione posta dalla Commissione alla posizione di comitati e associazioni ambientaliste ha fornito il riscontro di una situazione in cui la percezione della mancanza di un quadro di riferimento programmatico da parte dei poteri pubblici genera sfiducia e la sensazione della necessità di attivarsi con interventi diretti come spinte esterne rispetto alla ritenuta inerzia dei soggetti istituzionalmente competenti”.

Più volte comitati e associazioni hanno chiesto, inascoltate, la moratoria per la valle del Sacco, in attesa della definizione del nuovo Piano Rifiuti che la Regione non ha ancora presentato, e neppure è stata avviata l’indispensabile Valutazione Ambientale Strategica (VAS) sul fabbisogno impiantistico, come pure aveva stabilito la stessa Amministrazione regionale nel dicembre 2016.
Il mancato governo del ciclo dei rifiuti lascia il settore in balia dei fragilissimi equilibri strutturali, sempre sull’orlo dell’emergenza.
E’ forse questa la vera intenzione della Regione? Gestire il ciclo dei rifiuti – anche in futuro - con provvedimenti emergenziali, infischiandosene delle ricadute ambientali e sanitarie?

E in proposito, basta rileggere le conclusioni del DEP Lazio nell’ultima Relazione del 2017 sullo stato di salute della popolazione della Valle del Sacco: “La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti considerate tossiche dalle organizzazioni internazionali. Proprio perchè la contaminazione è purtroppo persistente non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell’inquinante”.

A nostro avviso, è mancata una reale presa di posizione degli Amministratori locali a favore della bonifica e del ripristino ambientale delle aree dei Comuni della valle, di cui sono Sindaci, Assessori e Consiglieri.

Anche per questo e per effetto dei meccanismi elettorali nazionali e regionali il 4 marzo 2018 la rappresentanza eletta è stata penalizzata e ha subito un ridimensionamento per quel discredito – non certo astratto - che circonda il mondo della politica.

In un contesto di perdita di consenso popolare, senza una reale alternativa tra le forze di sistema, un passo avanti nell’interesse della collettività è possibile se si riconosce il ruolo attivo e propositivo di comitati e associazioni.
A nostro avviso, è necessario un rapporto completamente diverso tra il territorio e il Consiglio regionale, in particolare con la Commissione Ambiente e la Commissione Rifiuti, che stanno per insediarsi, affinchè il risanamento ambientale e la salvaguardia della salute nella valle del Sacco siano iscritte tra le questioni prioritarie dell’Amministrazione regionale.

Colleferro, 2.5.2018

Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

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Daniela Bianchi: Valle del Sacco, ora avviare cabina di regia

valle del sacco 350«E’ una buona notizia lo sblocco dei 36 mln di euro destinati alla bonifica della Valle del Sacco grazie al protocollo firmato al Mise dalla Regione Lazio, ma non basta. Per trasformare i soldi a disposizione in un reale cambiamento servono progetti di sviluppo credibili e costruiti dal basso.
Per questo l’idea lanciata ormai da anni di una Cabina di Regia interassessorile non è più rinviabile. Si tratta di mettere insieme i vari assessorati regionali come quello all’agricoltura, allo sviluppo e all’ambiente per definire insieme al mondo delle imprese e delle associazioni il futuro della Valle del Sacco. Vanno definite delle regole chiare, come il blocco di ulteriori impianti inquinanti, e allo stesso tempo favorire insediamento di nuove attività innovative e sostenibili. E’ quello che da anni chiede il territorio e che oggi grazie alle battaglie vinte dalla Regione, come con il declassamento del Sin, possiamo realizzare. Spero che la nuova Giunta in corso di formazione possa raccogliere la proposta della Cabina di Regia e farla diventare il primo atto ufficiale del Zingaretti bis. Sarebbe un importante segnale di attenzione verso i tanti cittadini della Valle.»

Così Daniela Bianchi, già Consigliera regionale del Lazio, coordinatrice del Tavolo regionale sulla Valle del Sacco

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Un nuovo modello di sviluppo per la Valle del Sacco

Sinistra Italiana Logo Rosso Bianco 350 260da Sinistra Italiana - Un nuovo modello di sviluppo per la Valle del Sacco, far diventare le nostre debolezze un punto di forza.

La Provincia di Frosinone è all’87° posto su 110 per la qualità della vita (graduatoria de Il Sole24H).

Basterebbe questo dato a certificare il fallimento del modello di sviluppo che dagli anni 60 fu scelto per la nostra Provincia e per la Valle del Sacco, modello di sviluppo che abbandonò le vocazioni agricoli, culturali e naturali del territorio per puntare esclusivamente sull’industrializzazione.

Oggi abbiamo un reddito medio pro-capite superiore solo ad alcune province del sud, un tasso di disoccupazione di almeno 5 punti superiore alla media nazionale, un consumo di territorio fra i più alti d’Italia, una decrescita demografica ormai stabile e senza inversione, e problemi ambientali che hanno pochi precedenti in tutta Europa:

-il secondo più grande SIN Sito Interesse Nazionale per la bonifica per estensione e numero di contaminazioni;

-lo stato di qualità a livello di scarso o pessimo per i corsi d’acqua del bacino del fiume Sacco, con un rapido depauperamento delle risorse idriche disponibili;

-una qualità dell’aria che vede la Valle del Sacco in una situazione di gravissima criticità, pari a quella delle metropoli di Roma e Milano, con una procedura d’infrazione UE che fra breve si tradurrà in una pesantissima condanna da parte della Commissione Europea;

-una gestione del ciclo dei rifiuti che ha lasciato quasi 100 ex discariche comunali ancora da bonificare, ed oggi vede la Provincia di Frosinone asservita agli interessi ed al fabbisogno di Roma Capitale.

Ancora, il servizio sanitario è stato smontato pezzo per pezzo, non abbiamo più non solo ospedali ma nemmeno presidi sanitari adeguati alle necessità della popolazione.

Eppure non ci si può rassegnare:

-abbiamo un capitale naturale pregiatissimo costituito dai comprensori montani dei Simbruni, degli Ernici, dei Lepini, del versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo;

-abbiamo un capitale di siti monumentali, archeologici, storici e culturali che molti ci invidiano;

-abbiamo ancora, nonostante tutto, una vocazione agricola ed artigianale di eccellenza con grandi possibilità di sviluppo;

-abbiamo aree industriali che vanno ripensate, ristrutturate, riconvertite e rilanciate tendendo ben ferma la direzione della sostenibilità ambientale, cosa che ancora all’attualità non viene fatto.

L’inversione di rotta è possibile, gli asset ci sono tutti.

C’è bisogno, però, di disegnare un nuovo modello di sviluppo per la Valle del Sacco, di provvedimenti non solo regionali ma legislativi a livello nazionale che possano recuperare e rilanciare il nostro territorio.

L’esempio è Pais de Calais, un comprensorio vasto nel cuore della Francia che decenni di sfruttamento scellerato avevano non solo devastato dal punto di vista ambientale, ma depresso economicamente e socialmente.

Utilizzando la leva di fondi europei e nazionali unitamente ad un complesso di provvedimenti legislativi che favorivano l’insediamento di nuove attività industriali compatibili e sostenibili con la situazione ambientale, nonché recuperando le vocazioni autoctone agricole e tradizionali, Pais de Calais è rinata.

La stessa strategia va attuata per la Valle del Sacco, attuando in concreto quanto segue:

1- vanno incrementati i fondi per le bonifiche del SIN e nello stesso tempo avviati i procedimenti per il risarcimento dei danni ambientali nei confronti di chi ha contaminato il nostro territorio: il principio del “chi inquina paga” va applicato senza sconti;

2- il risanamento del territorio, però, non è dato solo dalle bonifiche dei siti contaminati ma anche dal recupero delle criticità idro-geologiche che costituiscono un’occasione d’investimento pubblico attraverso la quale recuperare lavoro e imprese; lo sviluppo economico non si consegue con il consumo di suolo e puntando ancora sull’edilizia deregolamentata ma puntando su opere pubbliche per il risanamento ambientale ed idro-geologico, per la tutela delle risorse idriche, per la gestione delle reti di servizio;

3- del pari, la green economy offre enormi occasioni per una re-industrializzazione solida e sostenibile nella Valle del Sacco; non sono iniziative di re-industrializzazione quelle che .-come nel caso della ex Videocon- si limitano ad una mera vendita immobiliare.

Va creato ed incentivato un nuovo distretto industriale e produttivo destinato all’insediamento di aziende del settore della green economy, dell’innovazione tecnologica, della ricerca e di altri settori produttivi in espansione, ad esempio, biotech e nanotecnologie; recupero, riciclo, impiantistica dei prodotti della raccolta differenziata; risparmio energetico e mobilità elettrica.

Ci vuole maggiore coraggio da parte delle associazioni di categoria: le imprese debbono tornare ad investire sul lavoro e non sulla rendita fondiaria o finanziaria.

4- la vocazione agricola della nostra terra va rilanciata; nonostante tutto abbiamo centinaia di migliaia di ettari di suolo agricolo non adeguatamente sfruttato o abbandonato; vanno incentivate le produzioni di eccellenza anche dei semi-lavorati, e va creata –finalmente!- una filiera che permetta l’inserimento sul mercato delle piccole e piccolissime aziende agricole ed artigianali.

5- la stessa filiera occorre per l’inserimento sul mercato turistico e per la valorizzazione economica del nostro patrimonio culturale.

E’ importante tarare l’offerta turistica tenendo conto della vicinanza dei due poli di Roma e Napoli, città sulle quali si concentra l’attenzione degli operatori del settore.

Non servono piani ambiziosi e irrealizzabili, occorre invece creare una rete capillare che permette di attrarre o creare operatori puntando all’integrazione fra capitale naturale, capitale culturale ed eccellenze enogastronomiche.

6- inoltre, è necessario ristrutturare l’offerta formativa della nostra Provincia che deve seguire le direttive di rilancio del territorio, ovvero se si crea e si sviluppa il distretto produttive della green economy, l’offerta formativa deve essere strutturata a sostegno del nuovo distretto e per soddisfare il conseguente fabbisogno di forza lavoro: i nostri ragazzi debbono studiare, formarsi e lavorare nel nostro territorio, perché per ognuno di loro che migra in altre province ed all’estero non solo si perde un capitale formativo, culturale e demografico, ma una risorsa economica e di sviluppo.

Così per il rilancio dell’agricoltura e del turismo (istituti agrari e professionali dedicati a formare gli occupati in questi settori).

Tutto ciò va attuato attraverso una serie di interventi di carattere legislativo dedicati al territorio della Valle del Sacco, finanziati attraverso l’utilizzo dei fondi e programmi europei nonché dei fondi nazionali disponibili –ad esempio- per il risanamento idro-geologico, per lo sviluppo industriale, ecc.

Va sfatato il luogo comune che le risorse non ci sono: vanno richieste, concentrate ed utilizzate con una precisa strategia e con interventi legislativi adeguati.

Marco Maddalena

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Per la rinascita del frusinate

danielamastracci 350 260 minUna proposta agli elettori e a tutti i partiti Disoccupazione, povertà, degrado ambientale, salute a rischio, chiedono scelte chiare delle Istituzioni per essere dalla parte dei cittadini.
1. Interventi concreti da subito
Credo siano necessari tre punti programmatico-organizzativi: una campagna d’informazione capace di produrre uno sforzo di comprensione vera delle reali situazioni di vita, non certamente identificabili con il quadro edulcorato, e di comodo, che offrono la più parte delle Tv, delle Radio e della grande stampa, che non si discostano dallo storytelling dei governi.
Va recuperata la credibilità dell’operato delle Istituzioni, possibile però solo se le stesse operino con grande impegno nel concreto e nel reale della società a vantaggio di tutti, ma soprattutto dei più deboli; devono impegnare risorse per progettare con i territori, (non al di fuori di essi) uno sviluppo economicamente solido ed ecologicamente sostenibile. Oggi questa credibilità nelle coscienze dei più è bassissima e vicino allo zero. L’astensione lo conferma.
Occorre saper ascoltare le persone in carne e ossa che impoveriscono. L’esperienza di Vertenza Frusinate, donne e uomini che vivono il disagio, non hanno mezzi di sostegno vitale sufficienti, sono senza lavoro e lo cercano, testimonia come sia possibile stare insieme per rivendicare e costruire risultati nella democrazia e nel dialogo; sono riusciti a realizzare un “coordinamento” aperto a tutti coloro che vogliono mettere a disposizione le loro energie e competenze, per aiutare a risolvere i problemi veri e reali dei cittadini.
Cosa occorre per intervenire concretamente?
A – a tutela del nostro paesaggio e suolo, occorre progettare interventi di messa in sicurezza del territorio, mediante un piano generale che fronteggi il dissesto idrogeologico del territorio, che affronti il recupero e la messa in sicurezza dei centri storici
B - L’agricoltura, non più industriale ma come prodotto di eccellenza, costituisce un’opportunità in un mercato sempre più in espansione soprattutto nei prodotti di nicchia in termini di qualità, ma con una straordinaria capacità di traino per altri settori quali il turismo, la ristorazione e, più in generale, dell’intero comparto agro-alimentare, si pensi al coinvolgimento delle innumerevoli scuole alberghiere del territorio capaci di trasformare in una ristorazione d’eccellenza prodotto di eccellenza.
Già oggi molti prodotti del territorio hanno conseguito il riconoscimento rispettivamente DOC DOP e IGP pur non conquistando nel contempo fette importanti di mercato proprio per l’incapacità di fare sistema. La connotazione di un marchio ciociaro può costituire un fattore di garanzia d’area già raccogliendo le varie denominazioni.
C – Attuando l’articolo 9 della nostra Costituzione, si può intervenire nel settore turistico attraverso la valorizzazione delle risorse del territorio e la capacità di fare sistema. C’è un grande patrimonio di opere d’arte romaniche, preromaniche, medievali; l’ubicazione geografica della provincia equidistante dai due grandi centri urbani di Roma e Napoli, dei quali potremmo costituire il grande polmone verde, offre un’opportunità di sviluppo sinergico anche con le stesse citta con le quali poter stabilire rapporti di collaborazione in tal senso. Il patrimonio paesaggistico, avvalorato dalla presenza di parchi regionali e la presenza limitrofa del parco nazionale d’Abruzzo, possono sviluppare un turismo naturalistico.
I nostri Lavoratori in difficoltà, i disoccupati, non chiedono elemosine, o contributi per la sopravvivenza, sono invece disposti a restituire alla collettività, attraverso il loro lavoro, il controvalore ricevuto.

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Liberi e Uguali. Primo: la bonifica della Valle del Sacco

valle del sacco 350Comunicato. da Liberi e Uguali. L’Ambiente è al centro del nostro Prohgtramma: prima opera pubblica dovrà essere la bonifica della valle del sacco

Bonificare, riconvertire, riqualificare aree, in alcuni casi intere città o regioni, che per anni hanno ospitato attività industriali altamente inquinanti. Non è una chimera, si può fare e lo dimostrano i casi eccellenti fuori confine come quello della Ruhr, di Bilbao, Pittsburgh che hanno risanato i corsi d’acqua, trasformando in verde pubblico le aree industriali abbandonate, migliorando i servizi (chilometri di piste ciclabili, strutture sportive, musei, teatri, scuole, università), facendo nascere piccole imprese e valorizzando la vecchia architettura industriale.
Possiamo farlo e abbiamo il dovere di farlo anche nella Valle del Sacco avviando un percorso partecipato che coinvolga il mondo della politica e dell'economia, i sindacati e le associazioni ambientaliste.
Non è visionario pensare ad un Parco fluviale della Valle del Sacco che connette i Centri storici e il paesaggio anche con un’infrastruttura ciclabile
In questi anni è mancata nella nostra provincia una visione di futuro. Bisogna cambiare modello di sviluppo e presto, non solo un processo di bonifica ecologica ma anche un green new deal capace di dare occupazione e salubrità per tutti gli abitanti
Il progetto dovrebbe partire ovviamente dalla Valle del Sacco, inserita nei siti di interessi nazionali per la bonifica, come modello virtuoso di riconversione ecologica per tutti i restanti trentanove SIN d’ Italia
Quest’opera pubblica è da ritenersi indispensabile per avviare un processo virtuoso che punti sulla qualità della vita , sulla valorizzazione paesaggistica partendo dalle nostre montagne ( Ernici e Lepini) , su nuova occupazione basate sulle professioni legate alla green economy
Marco Maddalena

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Incontro del Coordinamento Interprovinciale Ambientale-Salute

Colleferro Termovalorizzatori 350 260di Luciano Bracaglia - Coordinamento Interprovinciale Ambientale Salute della Valle del sacco e Bassa Valle del Liri. Incontro del 07/12/2017
Eravamo presenti 13 soggetti all'incontro di giovedì presso la sede Cofile e 5 Assenti giustificati. Nell'incontro molto propositivo e partecipato, ci sono state le seguenti proposte da concretizzare:
- Continuare con l'informativa tramite il blog FR B e B, sulle previsioni delle PM10 di ARPA Lazio per i cittadini per dare indicazioni su quali fasce orarie siano meno inquinate, per esercitare le attività all'aperto

- Mantenere il livello di Attenzione alto sulla centrale di triturazione inerti a Fontana San Pietro ed altri casi in VIA.

- Si è costituito un gruppo di lavoro per realizzare e promuovere un disciplinare informativo da diffondere ai cittadini ed organizzare degli incontri di sensibilizzazione mirati a scuole, studi medici, Farmacie, uffici, etc…
- Prepareremo manifestazioni pubbliche per sensibilizzare le istituzioni a porre maggiore attenzione ed informazione sull’inquinamento, nei confronti della cittadinanza;

- Produrre una richiesta d'incontro con il sindaco Ottaviani per:
> Chiedere più controlli con l’aumento del numero di centraline su varie zone del territorio;
> chiedere che il Comune renda pubblici i dati dell'inquinamento tramite i pannelli luminosi e mezzi stampa o sito istituzionale;
> poter cooperare con la commissione ambiente del comune e riunire tutti i comuni della Valle del Sacco in un unico tavolo interprovinciale.

Dovremo anche crescere numericamente con l’adesione di altre associazioni ed esperti, in modo da essere sempre presenti agli eventi di ciascun comune e con il giusto carisma e competenze.

Prossimo incontro del gruppo di lavoro ad inizio gennaio 2018 e a seguire quello del Coordinamento.

Il portavoce, Luciano Bracaglia

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Rischio revamping inceneritori Valle del Sacco

protesta_contro_revamping_inceneritorre_marangonidi Valerio Ascenzi - Il comune di Anagni non ha presentato ricorso contro il parere favorevole della Regione Lazio sulla riaccensione dell’inceneritore della Marangoni. Dal 30 ottobre è trascorso più di un mese. Invece del solito comunicato stampa non è arrivato nulla. Ce siamo accorti subito che qualcosa non quadrava. Ma abbiamo atteso. Ora qualche riflessione è d’obbligo.

La nota stampa inviata dall’Ufficio preposto del Comune di Anagni, parla non di rinuncia, bensì di una scelta diversa: quella del ricorso al Capo della Stato. Una scelta strana a nostro avviso, considerato che ci si è preclusi la possibilità di andare, in caso di bocciatura del Tar, al Consiglio di Stato.
Circa due mesi fa scrissi un comunicato stampa in veste di membro del coordinamento provinciale di Art. 1 – Mdp e un articolo come redattore di questo giornale on line. Mi chiedevo il motivo per cui ancora non era stato presentato il ricorso VS la determina della Regione Lazio, con la quale si dava parere favorevole alla riaccensione era del 27 luglio scorso.

A UNOeTRE.it è stata addirittura chiesta una rettifica, ma nella stessa non abbiamo potuto scrivere che il ricorso era stato presentato: i documenti pervenuti al giornale dal Comune attestavano solo la volontà di fare ricorso da parte della Giunta, che aveva dato mandato al sindaco di individuare un legale e dargli l’incarico di preparare e presentare il ricorso. Quindi, a voler esser buoni ci si rimette poco, abbiamo scritto che il Comune di Anagni manifestava l’intenzione di mantenere gli impegni presi con la cittadinanza. Ora però ci chiediamo: riuscirà Bassetta a mantenerli comunque? Che tempi ha il ricorso al Capo dello Stato? C’è chi sostiene che per un ricorso del genere il Presidente della Repubblica si affida sempre al Consigli di Stato. Se così fosse vero, in caso di bocciatura, poi, che si fa?

Dalla data della determina regionale in cui si autorizzava nuovamente Marangoni a riaccendere l’inceneritore, a mio avviso c’era tutto il tempo per preparare un ricorso al Tar fino al 30 ottobre, giorno della scadenza dei termini per presentare il ricorso. Nell’articolo di due mesi fa, nel quale parlavo anche delle dimissioni, poi ritirate, di Bassetta, spiegavo il mio punto di vista: non era il caso perder tempo con questione di natura strettamente politica, perché c’era quella scadenza da rispettare, che a mio avviso doveva essere prioritaria su tutto. Non è nostra intenzione quella di malignare sulle reali intenzioni dell’amministrazione di Anagni, poiché ci è stato raccontato che in Regione il sindaco si era è battuto strenuamente contro i rappresentanti dell’azienda, non mandandogliele a dire per niente: accusato di strumentalizzazione politica avrebbe risposto che quell’impianto avrebbe dato impiego a poche unità lavorative e che i posti di lavoro “buoni” (circa 400 unità della fabbrica di pneumatici) li avevano tolti chiudendo l’azienda.

Il fatto è che oggi, da parte del Comune, non c’era un ricorso al Tar. Non erano sospetti i nostri, ma timori che qualcosa potesse andare storto ce n’erano eccome. Al mancato ricorso si aggiunge l’assenza di ricorso ad adiuvandum di Legambiente Anagni, che avrebbe partecipato “accodandosi” a quello del Comune di Anagni.
I cittadini di Anagni, ma anche quelli dei paesi confinanti, possono sperare ancora sul ricorso fatto da alcune associazioni, tra cui Retuvasa. Ma gli stessi esponenti di quest’ultima ritengono che si è persa una grossa occasione per colpa del mancato ricorso del Comune: quella di affrontare la questione da punti di vista diversi. Davanti al Tar, secondo Alberto Valleriani di Retuvasa, un altro ricorso, magari capace di analizzare la situazione sotto un’altra ottica, dal lato prettamente amministrativo, avrebbe contribuito alla causa: i due ricorsi insieme avrebbero avuto maggior peso.

Retuvasa ha fatto ricorso su numerosi vizi procedurali da parte della Regione: ad esempio l’Ente regionale avrebbe dichiarato di aver ascoltato le associazioni, ma che come risposta alle stesse bastava la serie di risposte fornite nel 2000. Sono passati 17 anni da allora e sono cambiate molte cose: gli scenari ambientali sono diversi, la qualità dell’aria è pessima e lo stato di salute dei cittadini mette i brividi. Questo la Regione Lazio non l’ha valutato, perché? Valleriani ci ha riferito che nonostante sostenga che due ricorsi, da due punti di vista diversi, avrebbero garantito un maggior successo, ha invitato il Comune a seguire il proprio ricorso ad adiuvandum.
La riaccensione dell’inceneritore della Marangoni sarebbe un durissimo colpo per questo territorio, sul quale ci sono già diversi impianti del genere, sul quale incombe già lo spettro del revamping delle due line di Colleferro, che vengono tenute inattive, per il momento anche dagli attivisti e dagli ambientalisti che impediscono l’accesso, a chiunque abbia ordine di varcare i cancelli, al viale che porta agli inceneritori.

 
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