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Bonifica Valle del Sacco, speranza di salubrità e di occupazione

inquinamento suolo 400 mindi Ignazio Mazzoli - Perché ancora una volta Vertenza Frusinate è costretta a convocare un’assemblea di disoccupati nel Salone della Provincia di Frosinone per il 26 marzo alle ore 15,30?
Perché non riescono a spiegarsi tutto il ritardo nella erogazione delle mobilità in deroga per le aree di crisi complessa. Nel bilancio dello Sato approvato a fine dicembre 2018 sono stanziati 117 milioni per l’anno 2019-20 destinati proprio a questa finalità. La Regione Lazio deve richiederne 35 di milioni sui 117 per assicurare le somme concordate prima l’8 febbraio e poi ancora l’8 dicembre del 2018, somma necessaria anche al recupero di 3 mesi non computati dal 9 marzo al 22 giugno 2019.

Ebbene non si hanno notizie né certe né approssimative. Non ce l’anno i disoccupati ma neppure gli addetti ai lavori, sindacati ed eletti del territorio: si moltiplicano perciò i post su Facebook per sapere «come mai ancora oggi non ci sono novità, la mobilità nell’area di Frosinone e Rieti e già scaduta da circa un mese, mentre 1600 famiglie attendono risposte sia per la sopravvivenza che per le famose e mai viste politiche attive per il lavoro».

Quindi 3 questioni richiedono risposte: - come sollecitare l’erogazione dei 117 milioni (per tutti gli interessati secondo l’Accordo Quadro 2019 /2020; - come assicurare alla Regione Lazio l’erogazione dei 35 milioni richiesti al Governo; - iniziare concretamente a impostare un piano operativo di Politiche attive per lavorare.

Il giorno 21 marzo, cioè ieri, l’assessore al Lavoro e Nuovi diritti, Claudio Di Berardino, ha annunciato che «Per la città e la provincia di Rieti, nel biennio 2019-2020, sono disponibili almeno 15 milioni di euro per le politiche del lavoro e dell’occupazione». «Le risorse – ha spiegato - fanno parte di un ‘pacchetto lavoro’ da 180 milioni di euro per il Lazio, con una riserva del 20% (36 milioni?) per il reatino e il frusinate». (da Rietilife.com).

Buone notizie, quindi, da verificare nei fatti e nei tempi. Tempi che urgono. Perché un simile annuncio non è stato pronunciato anche in questa provincia che è quella che ha stimolato ed ha conquistato gli interventi, alla Regione e al Ministero, grazie a Vertenza Frusinate e, soprattutto perché è il territorio più martoriato dalla disoccupazione nella nostra Regione?

Secondo perché i disoccupati non possono conoscere puntualmente i tempi di erogazione delle somme che spettano loro? Il valore di questa informazione non va neppure spiegato, legato com’è alla sopravvivenza di singoli e delle loro famiglie.

 

Terzo. Vogliamo affrontare in qualche modo una prospettiva concreta di possibilità di lavoro?

Una soluzione oggi c'è e non è alternativa ad altre prospettive, ma certamente complementare ed importante perché è già qui, è sotto gli occhi di tutti ed è nell'accordo per la Bonifica della Valle del Sacco. A ricordarlo sono stati alcuni interventi svolti nell’incontro del 15 marzo a Ceccano, convocato da Samuel Battaglini. Purtroppo i più, presi dall’inseguire ricerche di lavori ipotetici o dalla propaganda, si è sorvolato su un’occasione concreta.

È vero, questa intesa sui 53 milioni, a tanto ammonta lo stanziamento attuale per il programma di bonifica, è arrivata in sordina e si è conclusa, diciamo, con imprevista rapidità, in totale assenza di una reale consultazione dei cittadini interessati e senza alcuna audizione dei Sindacati e dei Consigli comunali. Ma questo è un discorso da riprendere in altra occasione. Qui preme precisare che si tratta di 10 progetti da caratterizzare e far partire fra sei mesi, che (per il frusinate) sono diffusi da Paliano a Ceprano. “Responsabile Unico dell’Attuazione” (RUA) è la Regione Lazio in un comitato presieduto dal Ministero dell’Ambiente insieme solo a Ispra e Arpa, con la convocazione dei sindaci relegata ad una volta l'anno. Questo accodo di programma per la bonifica della Valle del Sacco come parziale intervento teso a tutelare la salubrità di una importante fetta di territorio provinciale, è anche un’occasione vera di lavoro in una terra depauperata di industrie e di occasioni di occupazione. È così che debbono vederla soprattutto le istituzioni locali ed i sindacati.

Perché il Presidente Antonio Pompeo e la Provincia non avviano al più presto una consultazione permanente di sindacati, imprese e associazioni, intanto per valutare e quantificare attentamente tutte le possibilità di occupazione e per definire una trasparente procedura di avvio al lavoro sia dei giovani inoccupati che degli over 40 che sono disoccupati? Ci vogliono numeri precisi e conosciuti di donne e uomini con braccia e gambe per fare la bonifica.
I Sindaci hanno ignorato le disponibilità previste dalla Regione Lazio, a suo totale carico, per i lavori di manutenzione urbana per fronteggiare la disoccupazione, forse in questa circostanza possono rendere un buon servizio alle loro comunità ed a quella dell’intera provincia se staranno più attenti verso questa opportunità.

La bonifica della Valle del Sacco non sarà solo racchiusa nel risanamento di alcune aeree di territorio, ma dovrà riguardare molte altre occasioni di lavoro legate al più grave e oneroso inquinamento del fiume e dei territori produttivi che bagna. Il Ministro Sergio Costa sembra sensibile a questi problemi. Tutto ciò rappresenta una occasione di rioccupazione, ma sarà tale solo se i cittadini con le loro associazioni ed i sindacati pretenderanno una gestione trasparente di tutti i passaggi per realizzare davvero la bonifica.

Certo occorrerà ridiscutere molti aspetti del programma, ogni cittadino ed ogni istituzione locale dovranno avere il diritto di conoscere ogni parola per arrivare alle decisioni che si prenderanno, ma intanto bisogna utilizzare al meglio questa circostanza anche se nata con una visione riduttiva, ma non necessariamente destinata a concludersi con le istituzioni locali in ostaggio di decisioni prese altrove fuori dalle assemblee elettive.

22 marzo ‘19

 

 

 

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Il 13 aprile 'in strada' per la Valle del Sacco

locandina 13aprilòe19 350 minUna vertenza per la Valle del Sacco.

MANIFESTAZIONE UNITARIA PER LA VALLE DEL SACCO
“Chiediamo il conto su inquinamento e salute della Valle del Sacco”
SCENDIAMO IN STRADA PER UN FUTURO PULITO


Vogliamo aprire una vera e propria vertenza per la valle del Sacco, per quanto riguarda la dimensione territoriale e l'intreccio di problemi e, rischi e opportunità che la storia passata e recente ci ha consegnato.
La manifestazione del 13 aprile 2019 ne rappresenta l'apertura, il primo passo con cui inizia la costruzione dell'organizzazione necessaria, la messa a punto dei contenuti. E’ l'inizio di un percorso che si fonda su una logica di parità tra i soggetti coinvolti, sulla responsabilità degli uni verso gli altri, valorizzando conflitti e contraddizioni per una migliore definizione degli obiettivi.
Una vertenza unitaria, poiché riconosciamo una forte connessione nel sistema territoriale della Valle del Sacco, nel suo eco-sistema, nei suoi habitat naturali, nella sua configurazione sociale ed economica, nel suo patrimonio storico e culturale, nelle sue connessioni con i territori contigui, aperto al mondo, attraversato dai mille flussi delle persone, delle merci, delle informazioni e delle filiere commerciali e produttive.
Una vertenza per aggregare, coinvolgere e mobilitare, per creare stretti legami tra le mille particolari richieste e vertenze che sorgono di continuo, coordinarne l’ azione e sintetizzarne i contenuti.La maglietta del 13 aprile
Da subito riteniamo necessario:
• l’avvio di uno screening sanitario della popolazione, soprattutto negli adolescenti, che valuti lo stato di contaminazione delle persone nei diversi contesti ambientali e gli eventuali effetti sulla loro salute, collegato ad un registro dei tumori effettivamente funzionante;
• promuovere e sostenere un piano eco-sostenibile per la mobilità di merci e persone;
• ripensare completamente le forme di riscaldamento domestico;
• promuovere un piano per la qualità dell’aria, delle acque e dell’ecosistema;
• creare tavoli di lavoro partecipati sulle bonifiche, sugli investimenti produttivi in tutti i settori, sul piano dei rifiuti, sui servizi pubblici e le strutture sanitarie.
Sarà la mobilitazione dei cittadini ad imporre un salto di qualità nel governo di questo territorio.
Uniamo le forze! Per costruire assieme la piattaforma per la vertenza Valle del Sacco.

 

 

 

 

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Valle del Sacco: senza priorità a quando una reale bonifica?

Sacco liquami 440 minGià nella serata di lunedì 4 marzo circolava: “giovedì 7 mattina alle 11, verrà firmato in Prefettura l'Accordo di programma per il risanamento del SIN del Fiume Sacco, tra il Ministro dell'ambiente, Sergio Costa, e il Presidente della Regione, Nicola Zingaretti". Il Messaggero, L’Inchiesta e il blog del gruppo M5S alla Camera confermano la notizia anche stamattina 5 marzo.
Un fulmine a ciel sereno, ma anche un giallo. Venerdì 1° marzo alcuni sindaci hanno in mano il testo della “bozza” dell’Accordo di Programma “Per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica del Sito di interesse nazionale Bacino del Fiume Sacco” (così lo ha titolato il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare). E, sembra che sia l’avvio di una fase di consultazione.
Sembra, non si hanno comunicazioni ufficiali. Anzi. Voci a mezza bocca, dobbiamo leggere, o addirittura bocche cucite. Un segreto da custodire circola per questa nostra provincia. Chi chiede di prenderne visione si sente dire che non è possibile, ma ancor di più, qualcuno usa l’espressione “si tratta atti endoprocedimentali, bisogna stare attenti alla diffusione”. Si tratterebbe, cioè, di un provvedimento amministrativo finale, di valutazione molto complessa. Endoprocedimentale è un procedimento per arrivare a concedere una licenza edilizia, in genere. Ma qui siamo di fronte ad un documento programmatico che deve assicurare la bonifica di un territorio dove abitano decine di miglia di persone. Che senso ha costruire un giallo intorno a questa consultazione affidata ai sindaci e solo ai sindaci, manco ai Consigli comunali? Ma poi si rivela che non è così. Perché anche altri erano interessati a visionare il documento e pare che l’abbiano avuto, ma la stampa, ufficialmente, no. Molti di noi sono riusciti a conoscere il documento grazie ad “anagnia.com” che dopo averlo attenuto (ottime fonti, complimenti) lo ha reso disponibile.

Prima di entrare nel merito del documento ancora un aspetto. Perché si vieta la visione di un documento così importante per chi vive in grande territorio come la Valle del Sacco?
Forse leggendo si troverà la risposta. Già nell’articolo 1, “Oggetto e finalità”, parla di interventi che riguardano i più, infatti bisogna “assicurare la messa in sicurezza, la caratterizzazione ed analisi di rischio, la bonifica ed il recupero delle aree inquinate incluse nel perimetro del Sito di interesse nazionale Bacino del Fiume Sacco... Capperi non stiamo parlando di cose da decidere in assoluta e “inspiegabile” riservatezza.
E probabilmente i suggeritori dell' "operare in ombra", ne sono consapevoli. Abborracciano la consultazione e trasformandola in farsa (per i più, cioè i cittadini) decidono che in quattro e quattro otto bisogna firmare l’accordo. E così? Almeno così appare e vengono in mente le approvazioni dei “milleproroghe” e altri simili documenti per i quali si chiede e s’impone il voto di fiducia affinché non venga toccata neppure una virgola. In questo caso il voto di fiducia è stato sostituito dalla rigorosa definizione del numero dei consultati che avevano l’obbligo del giuramento del silenzio. Gli accordi (?) fatti sono sacri. Grazie ancora anagnia.com.

La lettura del documento vuole come sempre attenzione e conoscenza delle esigenze. Nulla di più. Qui appare necessario soffermarsi tre questioni, su altre riorneremo nei prossimi giorni.

1 – Una preoccupante centralizzazione. Il coordinamento. Qui si chiama RUA (“Responsabile Unico dell’Attuazione”, il soggetto incaricato del coordinamento e della vigilanza sulla complessiva attuazione dell’Accordo). E’ la Regione Lazio. Opera con il Ministero dell’Ambiente e l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). La centralizzazione è ai massimi livelli: due vertici elettivi Ragione ed Ministero ed un ente tecnico che rende conto solo al Ministero. Chi controlla? Il “Comitato di Indirizzo e Controllo” che deve garantire un’adeguata azione di governance e controllo sullo sviluppo degli interventi in opera, composto da un rappresentante del Ministero, che è il presidente, e altri tre rappresentanti: Regione, Ispra e Arpa Lazio. E il territorio vi chiederete? Comuni, malati, imprese chi li rappresenta? Qui in provincia abbiamo già vissuto una esperienza simile con L’accordo di Programma Anagni-Frosinone per il rilancio e lo sviluppo industriale di quell’area, con una governance simile a quella descritta. Una sola differenza lì c’era il presidente della Provincia. Tuttavia, per l’eccessiva centralizzazione fu flop totale su due fronti: quello finanziario che dette solo fondi alla potente industria farmaceutica e al territorio nulla, come alleggerimento della disoccupazione. Sul fronte del reimpiego previsto dei disoccupati, il fallimento è da delirio. La presenza del territorio, alla pari di altri soggetti è indispensabile e tutta da concordare senza arroganze e senza spocchia. Questo non si deve mai dimenticare.

2 - Chi controlla e sanziona? Sono da apprezzare le precisazioni nell’articolo 6: «Gli interventi disciplinati nel presente Accordo sono di competenza pubblica, "ovvero" in sostituzione e in "danno" dei soggetti responsabili inadempienti» insieme ai commi 9 e 10 che affidano al al Ministero di esercitare l’azione di risarcimento del danno ambientale e al RUA ad operare le azioni di rivalsa nei confronti dei soggetti obbligati per i quali ha agito in sostituzione ed in danno. Ma è il comma3 che richiederebbe più dettaglio a sottolineare l’eccezionalità della crisi, infatti manca la percezione dell’emergenza e dell’urgenza, perché si legge : «Allo scopo di assicurare l’individuazione dei responsabili (…) e del principio “chi inquina paga”, il RUA si impegna a promuovere e coordinare un piano delle attività di rafforzamento amministrativo degli enti preposti alle funzioni di controllo, senza oneri a carico del presente Accordo», ma parte la preoccupazione per gli “oneri”, si richiederebbe una esplicita individuazione: «per controllare e sanzionare è messa in essere una dichiarata, costante collaborazione con Magistratura e forze dell’ordine (questura e carabinieri».

3 – La priorità delle priorità. La documentazione allegata al testo riguarda solo una parte ben definita degli interventi. Si tratta di 11 progetti presenti in aree diverse del SIN da Colleferro a Ceprano. Erano inizialmente 8 e diventano 11, in particolare la presenza di Colleferro sembra indiscutibile e necessaria nell'interesse di tutti, quello che ci pare discutibile è che all’aumento dei progetti ammessi non corrisponda l’aumento delle somme necessarie. Ciò che più colpisce è l’assenza di qualsivoglia definita ipotesi di intervento finanziario e d’iniziativa per la fitodepurazione operativa. Incredibile, dal marzo 2005 è stato riconosciuto lo stato di emergenza ambientale per la valle del fiume Sacco in seguito al riscontro di livelli di beta-esaclorocicloesano (ß-HCH) molte volte superiori ai limiti di legge in campioni di latte di massa crudo e su foraggi prelevati nelle aziende agricole. Fino al Rapporto tecnico di attività del 2013-2015 ed ancora nel dibattito al Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, tutto l’allarme è confermato.

Se l’emergenza è causata dallo sversamento di inquinanti industriali nel fiume è da lì che bisogna partire, dallo stato dei depuratori e subito da quelli regionali che non funzionano a dovere e sono costati già somme onerose. È vero, la Valle del Sacco è un tutt’uno, ma questa unitarietà ha esigenze diverse, l’inquinamento dell’aria richiede interventi particolari, quello che dal terreno arriva al fiume ne vuole altri, ma quello del fiume che arriva alle coltivazioni è ancora altra cosa che richiede diverse specifiche azioni. Non si può aspettare 6 mesi per l’affidamento della redazione dei piani di caratterizzazione per avere un piano di priorità, senza operare subito per la protezione delle prodizioni agricole e quindi della salute e anche del reddito dei produttori. Ci pacerebbe essere certi sin da ora che alla data del 31 dicembre 2023, anche la fitodepurazione fosse avviata bene e le acque fossero depurate. È chiedere troppo?

 

Questo accordo non è più complicato di altri, che intere generazioni di lavoratori e cittadini hanno discusso, modificato, condiviso e sostenuto. Sono 14 anni che si discute senza nulla concludere. Solo qualche ora in più per una sorsata di partecipazione, NO?
In questo strano giallo la vittima è la partecipazione democratica. Non si è voluto discutere. La verità, però, ha la testa dura.

6 marzo ‘19, ore 7,30

 

 

 

 

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Valle del Sacco. ReTuVaSa scrive al Ministro dell’Ambiente

fiumesacco cascatelle 350 260 minRetuvasa scrive al Ministro dell’Ambiente Costa per visionare la bozza di accordo del Programma Quadro SIN Bacino del fiume Sacco.

Di seguito, la lettera integrale, comprensiva dei destinatari a cui è rivolta, scritta da Retuvasa sulla questione ambientale locale:
All’att.ne di
Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare; c. Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio; Virginia Raggi, Sindaco Città Metropolitana di Roma Capitale; Antonio Pompeo, Presidente Provincia di Frosinone.
Ai Sindaci dei Comuni del SIN “Bacino del fiume Sacco”: al Comune di Anagni; al Comune di Arce; al Comune di Artena; al Comune di Castro dei Volsci; al Comune di Ceccano; al Comune di Ceprano; al Comune di Colleferro; al Comune di Falvaterra; al Comune di Ferentino; al Comune di Frosinone; al Comune di Gavignano; al Comune di Morolo; al Comune di Paliano; al Comune di Patrica; al Comune di Pofi; al Comune di Segni; al Comune di Sgurgola; al Comune di Supino; al Comune di Valmontone.

 

Oggetto: richiesta di visione bozza Accordo di Programma Quadro SIN “Bacino del fiume Sacco”.


Gent.mo Ministro Sergio Costa,
Le scriviamo dalla valle del Sacco che la quale Lei ha risposto alle richieste dei cittadini nei mesi scorsi con un intervento immediato e della quale sono ben note le vicissitudini ambientali.
Come Lei ben sa nel novembre 2016 il suo dicastero ha emanato il decreto di ri-perimetrazione del SIN, complesso nella sua conformazione sviluppato su circa 50km di fiume, che interessa 19 Comuni, 7.300 ettari circa di suolo tra cui molti terreni agricoli, 79 aziende, 220.000 abitanti circa, fondi a disposizione ad oggi per gli interventi 53,6mln di euro.
Durante il percorso di ridefinizione della perimetrazione vogliamo sottolineare una importante apertura verso il nostro territorio da parte del Ministero e della Regione che si è evidenziata con una partecipazione importante alle Conferenze di Servizi, diversamente dal passato.
Ora ci troviamo nuovamente in un momento topico per il nostro futuro, quello della definizione degli Enti e della programmazione per quanto riguarda la bonifica del nostro SIN.
Nell’incontro del 20 gennaio scorso presso il palazzo della Provincia di Frosinone, presenti funzionari del Ministero dell’Ambiente, della regione Lazio, Amministratori di Comuni della valle del Sacco, Comitati e Associazioni, è stata unanime la richiesta di poter visionare prima della stesura definitiva con firma, l’Accordo di Programma Quadro per la bonifica del nostro SIN, per il quale abbiamo atteso più di due anni.
Siamo venuti a conoscenza che il testo preparato dagli uffici preposti della regione Lazio è stato inviato al Ministero, pertanto siamo di nuovo qui a richiederLe di sottoporlo agli enti interessati e alle Associazioni e Comitati che hanno dimostrato il loro interesse per la situazione in oggetto, prima della stesura definitiva con firma.
Sono anni che attendiamo il ripristino ambientale del nostri territorio, alcuni giorni in più per la firma dell’Accordo di Programma Quadro non dovrebbe comportare gravità rilevanti.
Fiduciosi dell’accoglimento della nostra richiesta porgiamo cordiali saluti.

 

Redazione 26 febbraio 2019

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Serve uno sforzo straordinario per la Valle del Sacco

scarico acque 350 260 mindi Ignazio Mazzoli - La primavera del 2017 è lontana insieme alle irresponsabili dichiarazioni della Ministra Beatrice Lorenzin a cui non risultava alcuna “crisi ambientale sulla Valle del Sacco” mentre chiedeva urgentemente la “realizzazione del registro dei tumori per fare indagini epidemiologiche serie e azioni di prevenzione”.
Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Pil fiumee Saccoolveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
Non individuare questa priorità è procedere senza guida e senza una precisa strategia.

Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
Possiamo sperare che Regione e Governo parleranno di come inasprire queste misure e di come applicarle immediatamente e quindi far partire la bonifica?

 

23 feb ‘19

 

 

 

 

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Serve uno sforzo straordinario per la Valle del Sacco

di Ignazio Mazzoli - La priscarico acque 350 260 minmavera del 2017 è lontana insieme alle irresponsabili dichiarazioni della Ministra Beatrice Lorenzin a cui non risultava alcuna “crisi ambientale sulla Valle del Sacco” mentre chiedeva urgentemente la “realizzazione del registro dei tumori per fare indagini epidemiologiche serie e azioni di prevenzione”.
Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».il fiumee Sacco

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Polveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
Non individuare questa priorità è procedere senza guida e senza una precisa strategia.

Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
Possiamo sperare che Regione e Governo parleranno di come inasprire queste misure e di come applicarle immediatamente e quindi far partire la bonifica?

 

23 feb ‘19

 

 

 

 

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scarico acque 350 260 mindi Ignazio Mazzoli - La primavera del 2017 è lontana insieme alle irresponsabili dichiarazioni della Ministra Beatrice Lorenzin a cui non risultava alcuna “crisi ambientale sulla Valle del Sacco” mentre chiedeva urgentemente la “realizzazione del registro dei tumori per fare indagini epidemiologiche serie e azioni di prevenzione”.
Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Pil fiumee Saccoolveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
Non individuare questa priorità è procedere senza guida e senza una precisa strategia.

Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
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Ferentino. Il Sindaco non risponde alle interrogazioni consiliari

Ferentino aula consigliaresemivuota 350 260Grave emergenza ambientale – Il Sindaco non risponde alle interrogazioni consiliari. Interessato formalmente il Prefetto di Frosinone
°°°°°°°°°

Maurizio Berretta Capogruppo della Lega: “ Ho formalmente interessato S.E. Ignazio Portelli, Prefetto di Frosinone, sulle gravi omissioni, delle mancate risposte alle interrogazioni dei consiglieri comunali, da parte del Sindaco Antonio Pompeo e del Presidente del Consiglio comunale. Il 14 Dicembre 2018, ho presentato un’interrogazione a risposta scritta ed urgente (10 giorni), cosi’ come previsto dal regolamento di consiglio comunale, per conoscere i provvedimenti adottati dal Comune di Ferentino sui casi di “sversamento nel torrente Alabro e fiume Sacco”, nel particolare se si era intervenuti nel riscontrare eventuali scarichi abusivi su territorio comunale e di conoscere invece, quanti sono gli scarichi regolarmente autorizzati.

A distanza di ben oltre 2 mesi, ho ricevuto solo silenzio e null’altro. Eppure nelle 2 sedute di Consiglio comunale del 18/12/2018 e 30/01/2019 ho sollecitato piu’ volte la risposta all’interrogazione. Non e’ cosi’ che si puo’ amministrare una Citta’, la mancata risposta alle interrogazioni dei Consiglieri e’ da interpretare a tutti gli effetti, come una mancata risposta alla Cittadinanza tutta, poiche’ l’Amministrazione e’ tenuta a riscontrare tali istanzmaurizioberretta 350e, non solo per questioni di correttezza istituzionale, nonche’ di elementare buona educazione, ma per chiarire le linee di indirizzo del Governo cittadino ed orientare cosi’ al meglio le azioni dei consiglieri. Pretendo a questo punto un dettagliato riscontro, sui provvedimenti o meno, adottati dal Comune sulla grave emergenza ambientale, i relativi atti deliberativi, e soprattutto il censimento degli scarichi industriali, e se non ne e’ in possesso, il Comune deve acquisirlo presso il Consorzio Industriale – Asi (competente), oltre ai residenziali, altresi’ se ha riscontrato direttamente con i propri organi interni scarichi totalmente abusivi.

Ho voluto interessare sono la Prefettura e non anche la Procura di Frosinone, seppur il comportamento omissivo viola l’articolo 43 della 267/2000, e si integra nel reato di omissione di atti d’ufficio (art.328 c.p.), confidando in un riscontro anche fuori dai termini di legge, seppur ampiamente scaduti, ma spero vivamente che questa Giunta comunale prenda coscienza che la grave emergenza ambientale del Sacco, ha bisogna di una task force senza precedenti, e’ ora che il nostro comune ponga la tematica tra le priorita’ assolute delle azioni di governo cittadino, non esistono solo feste e sagre o sorrisi alla stampa, ma sopra ogni cosa, la tutela dell’ambiente e della salute. Mi auguro che SE il Prefetto, intervenga quanto prima per garantire il rispetto dei diritti dei Consiglieri comunali nell’esercizio delle proprie funzioni”.

 

 

 

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Regione Lazio ha discusso l'emergenza ambientale nella Valle del Sacco

Valle del Sacco industria e ambiente minApprovati due ordini del giorno, uno del centro sinistra e uno del centro destra. Respinto un terzo presentato dal Movimento 5 stelle.
20/02/2019

Il Consiglio regionale del Lazio si è riunito oggi in seduta straordinaria per discutere della emergenza ambientale nella Valle del Sacco. A presentare il tema sono stati i consiglieri delle opposizioni, firmatari della richiesta di seduta straordinaria. “L’obiettivo – ha detto Giancarlo Righini (FdI) – è quello di cercare di accelerare, semplificare e fornire risposte a un territorio che ne ha grande bisogno. Abbiamo appreso delle importanti e ingenti risorse stanziate per affrontare questa emergenza, riteniamo che sia ora di concretizzare tutto questo lavoro”. Righini ha anche chiesto una moratoria rispetto alla possibilità di avviare nuovi insediamenti produttivi nella Valle del Sacco “finché questa situazione non tornerà a dei valori accettabili”, per poi invitare tutti i colleghi a “iniziare un percorso, codificarlo e stabilire un cronoprogramma, nella consapevolezza che è stato prodotto, negli anni, un tale disastro che oggi è necessario molto tempo per recuperarlo”.

Orlando Angelo Tripodi ha parlato di “un problema molto importante, che oltre all’inquinamento, crea gravissimi problemi di salute”. Il capogruppo della Lega ha poi lanciato accuse precise: “Io penso che la politica abbia la sua responsabilità – ha detto – ed è ora che questo venga fuori. Ci sta tutto un intervento che la Regione Lazio in primis non ha fatto, su quel territorio, e una responsabilità oggettiva, quella del Consorzio industriale, che non ha controllato, che non ha fatto, che non ha gestito. Oggi si parla tranquillamente di bypass, aziende che hanno dei bypass, che sversano direttamente nel fiume”.

Valerio Novelli (M5s) ha invece dichiarato che “quando si parla di ambiente, non c’è colore che tenga, è ora di dare delle risposte ai cittadini di quel territorio che da troppi anni subisce degli sfregi ambientali”. Il presidente della commissione Agricoltura e Ambiente ha poi aggiunto che “anche il Consiglio regionale deve essere a fianco alla Giunta e al Ministero per dare un segnale forte e soprattutto di compattezza, perché il nostro dovere è quello di tutelare l’ambiente: noi dobbiamo salvaguardare questo ambiente non tanto per noi, ma per coloro che arriveranno successivamente”.cartografia sin fiume sacco min

Per Pasquale Ciacciarelli (FI), “oggi questo Consiglio regionale è la certificazione di un fallimento della politica e della gestione delle cose, perché se noi oggi siamo alle prese ancora con l’annoso problema della Valle del Sacco evidentemente la gestione che è stata portata avanti in questi anni su questo argomento non è stata una gestione oculata”.

La Giunta regionale è intervenuta sulla questione con quattro assessori, ciascuno con riferimento alle proprie deleghe. Il primo a intervenire è stato Massimiliano Valeriani, titolare della delega ai rifiuti, dando subito notizia che nei prossimi giorni verrà firmato l’accordo di programma tra la Regione Lazio e il Ministero dell’ambiente, con cui l’amministrazione regionale diventerà il soggetto gestore dei fondi disponibili, attuatore di tutti gli interventi per la caratterizzazione, la messa in sicurezza, le analisi del rischio e la bonifica della Valle del fiume Sacco. “Attraverso questo strumento – ha spiegato Valeriani – sarà finalmente possibile mettere a sistema tutte le risorse ancora disponibili, circa 40 milioni di euro, così da portare a termine le varie misure pianificate per il risanamento ambientale del sito di interesse nazionale”.

Dopo Valeriani è intervenuto Gian Paolo Manzella, assessore allo Sviluppo economico, il quale ha spiegato che si tratta di un’area a competenza condivisa tra Stato e Regione, un’area di crisi industriale complessa ai sensi della legislazione nazionale. “Lo strumento attraverso il quale gli interventi vengono definiti e attuati – ha detto Manzella – è l’accordo di programma, che adotta i progetti di riconversione e riqualificazione industriale”. A tal proposito, l’assessore ha spiegato che “il primo punto d’attacco è rendere più semplici le norme e i procedimenti relativi alle bonifiche propedeutiche agli investimenti”. Sul piano degli incentivi destinati alle imprese che investono in quel territorio, Manzella ha detto che sono stati stanziati 10 milioni di euro di risorse statali previste dalla legge 181. “L’avviso è stato pubblicato il 24 gennaio ed è aperto alle imprese interessate fino al 30 aprile del 2019”, ha precisato l’assessore.

L’assessora all’agricoltura e all’ambiente, Enrica Onorati, si è soffermata principalmente sui risultati delle analisi sulla qualità dell’aria nella zona. “La verifica che io ho a disposizione per l’anno 2018 – ha detto – ci ha portato a evidenziare come ci siano delle criticità per la Valle del Sacco, sia sui parametri relativi in particolare al PM10 che su quelli del NO2 (biossido d’azoto). Il numero dei superamenti del limite giornaliero – ha aggiunto Onorati – risulta superiore al valore consentito dalla norma nelle postazioni soprattutto di Cassino, Ceccano, Colleferro, e Frosinone Scalo. Per il biossido d’azoto, il superamento registrato è per Frosinone Scalo”.

Infine, è intervenuto l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, che ha illustrato le iniziative messe in campo dalla Regione in tema di salute pubblica per il territorio della Valle del Sacco, citando tutti gli indicatori pubblicati di recente sul sito “Stato salute Lazio” sulla popolazione residente nella zona e aggiungendo che recentemente è stato attivato un programma “che prevede campagne periodiche della sorveglianza sanitaria ed epidemiologica attraverso il monitoraggio biologico di vari inquinanti organici, oltre a controlli di salute periodici di natura biennale”.

Dopo le relazioni degli assessori, il dibattito è proseguito con numerosi interventi di consiglieri di tutti i gruppi consiliari e si è concluso con l’approvazione di due ordini del giorno, uno presentato dal centro sinistra e uno dal centro destra. Respinto invece quello presentato dal Movimento 5 stelle.

Con il primo documento, il Consiglio ha impegnato la Giunta regionale a: predisporre una Struttura di missione formata da personale specializzato in materia di bonifica di siti inquinati con il compito di dare corretta attuazione a tutte le azioni ad oggi programmate; promuovere il coordinamento di tutti gli interventi sulla Valle del Sacco a livello sanitario, ambientale, agricolo, di bonifica e di sviluppo, in accordo con gli altri enti; a farsi parte attiva nei confronti del Ministero per la redazione di un accordo di programma dettagliato e puntuale.

L’ordine del giorno proposto dai consiglieri del centro destra impegna Presidente e Giunta regionale a: istituire un Tavolo istituzionale sulla Valle del Sacco con la Presidenza del Consiglio dei ministri, l’Ispra, l’Arpa Lazio, la Città metropolitana di Roma Capitale, la provincia di Frosinone, le prefetture di Roma e Frosinone, le Asl competenti, i comuni ricadenti nella zona interessata e i Consorzi industriali, per approvare in Consiglio regionale, entro 180 giorni, un “Piano straordinario per la bonifica della Valle del Sacco”; ad attivare entro 90 giorni un “Piano straordinario di assistenza sanitaria per i residenti della Valle del Sacco”.

Il documento del Movimento 5 stelle, respinto dall'Aula, chiedeva tra l'altro alla Regione Lazio di firmare subito l'accordo di programma con il Ministero dell'Ambiente, di aggiornare i Piani di bonifica inserendo regole certe per le aziende che inquinano e di istituire una task force con le istituzioni coinvolte e la polizia provinciale di Frosinone per individuare i responsabili degli sversamenti illeciti.

A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio

 

 

 

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Valle Sacco: M5S, Regione Lazio firmi accordo con Ministero Ambiente

consiglio lazio 350 260M5S Lazio - Roma, 20 febbraio – “Chiediamo alla Regione Lazio di firmare l’accordo di programma con il Ministero dell’Ambiente, di aggiornare i Piani di Bonifica inserendo regole certe per le aziende che inquinano, di istituire una task force con le istituzioni coinvolte e la polizia provinciale di Frosinone per individuare i responsabili degli sversamenti illeciti; infine di finanziare tutte le azioni necessarie ad una fattiva risoluzione dell’emergenza ambientale della Valle del Sacco, attraverso l’utilizzo delle risorse già stanziate ed individuando apposite procedure costantemente verificabili”.

Così in una nota i consiglieri regionali M5S del Lazio che in occasione del Consiglio straordinario hanno presentato un ordine del giorno in merito all’emergenza ambientale della Valle del Sacco, bocciato dall’aula. “Il prossimo 7 marzo, con la firma dell’accordo con il Ministero, la Regione si potrà finalmente ergere a protagonista, diventando responsabileM5S logo min unico dell’attuazione. – commenta Valerio Novelli, presidente della VIII Commissione Agricoltura e Ambiente - Dunque i 17 progetti presentati passeranno dalla Pisana e qui noi dovremo essere bravi a dare risposte al territorio”.

“Anche la Asl di Frosinone ha le sue responsabilità – commenta il consigliere 5 stelle, Loreto Marcelli - per l’inefficienza degli atti di sua competenza, per il disinteresse dimostrato nell’attivare il registro tumori e per l’imbarazzante decisione presa sul presidio ospedaliero di Anagni, drammaticamente depotenziato. Inoltre non è stato mai avviato alcuno studio epidemiologico per verificare gli effetti dell'inquinamento sulla salute delle comunità locali, nonostante la Regione Lazio abbia finanziato l’iniziativa nei bilanci regionali 2017 e 2018”. Sempre il Movimento 5 Stelle a giugno scorso aveva presentato una mozione per l’assistenza sanitaria dei residenti nella Valle del Sacco, misura approvata dal Consiglio regionale ma mai attuata.

 

 

 

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