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Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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Cassino vince Salera, ma non il PD

Cassinomunicipio 350 260di Ermisio Mazzocchi - La vittoria di Enzo Salera richiede una analisi ampia e realistica di quanto è avvenuto e delle motivazioni che hanno portato al suo successo e a quello del centrosinistra. Credo che essa non sia casuale né sull'onda di spinte populiste. E' il risultato di un impegno politico, anche travagliato, soprattutto nel PD, di un insieme di forze che hanno ritenuto necessario fare una scelta per il bene dei cittadini.

Le primarie svolte in modo trasparente e partecipato, aperte a esperienze di diverse origini sono state l'inizio di un processo che ha segnato i successivi avvenimenti, arrivando alla formazione di una coalizione ampia e diversificata composta da diverse culture politiche e professionali.
Il centrosinistra conquista il governo della città. Un risultato che apre una nuova stagione della politica a Cassino come nelle stessa provincia. Salera vince in modo eclatante con il 58,8%, pari al 9.933 voti, mentre Abbruzzese si ferma al 41,1% pari a 6.947 voti, subendo uno stacco di 2.986 voti. Un risultato che porta ad alcune considerazioni. I cittadini di Cassino hanno voluto chiudere una stagione politica stantia, vecchia, inconcludente e hanno condannato l'arroganza e la violenza verbale e gli stessi personalismi. La coalizione di centrosinistra, che si è presentata con forze alternative al malgoverno del centrodestra, è composta da liste aperte e inclusive di parti essenziali e significative della società più viva e laboriosa. Si è preparato un campo aperto che ha dato i suoi frutti. E, ancora, ed è la parte più rilevante, il sindaco Salera e la nuova maggioranza, costituiscono la dimostrazione che è possibile costruire condizioni per dare alla città di Cassino un ruolo determinante nel panorama politico della provincia, riscuotendo fiducia e ottimismo. Quanto oggi è avvenuto portano a una nuova configurazione geopolitica provinciale. Nulla potrà essere come prima, a iniziare da tutto ciò che riguarda il PD e non si può fare finta che nulla sia avvenuto. Infine, il nuovo governo di centrosinistra a Cassino, il significativo posizionamento del PD, come prima forza della coalizione, l'aggregazione di forze determinanti nel territorio, le condizioni di sviluppo dell'economia, richiedono, e non solo per queste ragioni, una nuova impostazione organizzativa - politica dello stesso PD, arrivando a ipotizzare strutture organizzative composte da vaste aree territoriale, come potrebbe essere quella del Lazio meridionale, che dovrebbero godere di piena autonomia politico organizzativa. Partire da questo evento politico per ripensare e rilanciare il ruolo del PD.

Non si può tenere conto che questa competizione si svolge nel momento in cui in Italia il PD è il secondo partito con il 22,7%, mentre nel frusinate è il terzo con il 16,0%.
A Cassino il PD si attesta sul voto europeo al 15,3% con 3.147 voti, risultando il terzo partito, mentre ottiene alle amministrative un buon risultato con una flessione rispetto alle europee, con 2.354 voti pari al 11,3%, risultando il primo partito tra tutti i partiti e liste civiche presenti alla competizione e nella stessa coalizione di Enzo Salera.
Credo che si debba comprendere in modo specifico che è avvenuta una netta rottura con il passato, provocata da un insieme di forze che hanno saputo meglio di altri presentare alternative al centrodestra.
Un incontro fruttuoso tra una coalizione libera da condizionamenti correntizi e da personalismi e una volontà di cambiamento della maggioranza dei cittadini di Cassino.
Un fatto rilevante che ha avviato un processo irreversibile in quanto libera energie nuove, costruisce convergenze ampie e articolate, obbliga a un totale cambiamento nei metodi e nel governo che riguardano il PD.
Gli effetti si propagano, anche se incombe il voto europeo con la Lega al primo posto, sia nel PD sia per nei rapporti di forza nel panorama politico provinciale.
Il risultato di questa competizione elettorale ha innescato una reazione non limitata a Cassino né circoscritta al momento contingente, ma si estende per il suo valore politico all'intero territorio provinciale.

Salera e la sua coalizione hanno dimostrato che essere liberi da ingabbiamenti di ogni sorte produce risultati positivi e vincenti.
La sapiente convergenza di forze con metodi che rompono con il passato, fatto di leadirismo e di aree di appartenenza, sollecita e incoraggia un nuovo percorso della politica provinciale e una revisione del ruolo del PD.
Non si può negare che in questa occasione il PD ha subito traumi profondi e dilanianti. E non è la prima volta. A iniziare dalle dimissioni del segretario del Circolo per arrivare alla fuoriuscita dal PD di Petrarcone e di altri.
Sono state superate e sconfitte dalla compattezza e dalla natura della coalizione, dalla corretta e indipendente scelta del candidato a sindaco, indicato senza alcuna mercanteggiamento e compromessi di ogni sorta, da una tenuta dell'insieme del gruppo dirigente del PD, a iniziare dallo stesso Salera, pur in una condizione di commissariamento avvenuto nel fuoco vivo della campagna elettorale.

Non sarebbe tutto questo sufficiente a giustificare un consenso così ampio, se non ci fossero altre ragioni che per riflesso riguardano lo stesso avversario del centrodestra, Abbruzzese.
I cittadini sono stati portati con il loro voto a dare un giudizio netto secondo una loro convinzione e convenienza, bocciando la vecchia esperienza del centrodestra e quelle impasticciate da protagonismi di altre stagioni amministrative.
Una spiegazione è nel voto europeo. Significativa la differenza di voto tra le europee, dove a Cassino la Lega raccoglie 7.069 voti e, a ben vedere, tutta la destra ottiene complessivamente circa 15.000 voti e la sinistra circa 5.000. Alle amministrative il centrodestra perde voti e viene sconfitto.
L'elettore ha fatto una precisa ponderazione nel consenso politico alle europee (Lega) e allo stesso PD (secondo partito) e dall'altro canto esprime un giudizio di merito, bocciando Abbruzzese e Pretarcone, ritenute insufficienti a garantire una rinascita della città e ridarle prestigio politico e amministrativo.
Nello stesso tempo viene premiata la coerenza e la trasparenza, che sono presupposti per la credibilità, che nel voto si è riversata sul centrosinistra.
Le dinamiche sono diverse, ma le aspettative per i cittadini sono le stesse.
Se è così, come lo è, si sono infranti su lo scoglio della credibilità le vecchie politiche e gli antiquati metodi.

Il problema rimane nel PD. Esso, in un contesto provinciale, deve superare un handicap politico dal momento che non si assiste a una efficace conduzione del governo del partito e della sua identità, che non può essere scaricata su i sindaci. Si può essere soddisfati che in molti comuni di questa provincia, andati al voto amministrativo in contemporanea con le europee, si sia avuto una conferma di un governo del centrosinistra, premiando l'operato dei sindaci. Ma il 26 maggio l'elettore ha dato un giudizio politico sul PD e uno di merito su il sindaco, con una differenza notevole. Il PD, come partito, in tutti i 39 comuni in cui si è votato per le amministrative, alle europee risulta essere il terzo partito, in qualche caso il quarto. La Lega è sempre il primo partito con percentuali che oscillano tra il 35% e 54%. Nello stesso giorno l'elettore vota la fiducia su la base di un giudizio rivolto alla persona a candidato sindaco, che capeggia una coalizione civica di ispirazione di centrosinistra, e alla maggioranza che ha governato. E' pur vero che nelle comunali non c'era il simbolo, ma anche nelle realtà in cui appare il simbolo, vedi Cassino e Veroli, il PD risulta essere terzo. Non cambiano i risultati nel resto dei comuni che non hanno avuto elezioni amministrative, non disprezzando il suo 16%, che supera del 2% il risultato delle politiche, che deve essere considerato un incoraggiante inizio del percorso politico proposto da Zingaretti.
Il programma della coalizione di centrosinistra è stato più convincente perché ha proposto soluzioni chiare e facilmente recepibili e soprattutto rispondenti alle esigenze di tutta la comunità della città di Cassino.

Considero che la nuova stagione politica di Cassino rappresenta e la deve rappresentare soprattutto per il PD a tutti i livelli organizzativi, un rilancio di un progetto essenziale per rimettere in piedi una nuova cultura politica per riportare in primo piano il lavoro, diritti, giustizia sociale, ambiente in una società smarrita che ha bisogno di riferimenti chiari e forti.
Credo che Cassino, come gli altri innumerevoli comuni di centrosinistra, come Ceprano, Veroli, Isola del Liri, possano svolgere questo compito ed essere vettori del nuovo corso del Partito Democratico, cui spetta il primato degli orientamenti e delle scelte politiche per il governo del paese.

 

 

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Cassino. La vittoria di Salera e del PD

Cassinomunicipio 350 260di Ermisio Mazzocchi - Una vittoria entusiasmante quella di Enzo Salera che nel ballottaggio lo proclama sindaco di Cassino. Il centrosinistra riconquista il governo della città. Un risultato che apre una nuova stagione della politica a Cassino come nella stessa provincia. Salera vince in modo eclatante con il 58,8%, pari al 9.933 voti, mentre Abbruzzese si ferma al 41,1% pari a 6.947 voti, subendo uno stacco di 2.986 voti.

Un risultato che porta ad alcune considerazioni. I cittadini di Cassino hanno voluto chiudere una stagione politica stantia, vecchia, inconcludente e hanno condannato l'arroganza e la violenza verbale e gli stessi personalismi. La coalizione di centrosinistra, che si è presentata con forze alternative al malgoverno del centrodestra, si è configurata con liste aperte e inclusive di parti essenziali e significative della società più viva e laboriosa. Si è preparato un campo aperto che ha dato i suoi frutti. E, ancora, ed è la parte più rilevante, il sindaco Salera e la nuova maggioranza, costituiscono la dimostrazione che è possibile costruire condizioni per dare alla città di Cassino un ruolo determinante nel panorama politico della provincia, riscuotendo fiducia e ottimismo.

Quanto oggi è avvenuto portano a una nuova configurazione geopolitica provinciale. Nulla potrà essere come prima, a iniziare da tutto ciò che riguarda il PD e non si può fare finta che nulla sia avvenuto. Infine, il nuovo governo di centrosinistra a Cassino, il significativo posizionamento del PD, come prima forza della coalizione, l'aggregazione di forze determinanti nel territorio, le condizioni di sviluppo dell'economia, richiedono, e non solo per queste ragioni, una nuova impostazione organizzativa - politica dello stesso PD, arrivando a ipotizzare strutture organizzative composte da vaste aree territoriale, come potrebbe essere quella del Lazio meridionale, che dovrebbero godere di piena autonomia politico organizzativa. Partire da questo evento politico per ripensare e rilanciare il ruolo del PD.

Auguri a Enzo e a tutti i protagonisti di questa titanica impresa.

 

 

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Il voto 2019 e il PD

VotoUE 2019 in Italia mindi Ermisio Mazzocchi - Il PD deve affrontare la più grande sfida della sua storia. Ne vale il suo futuro. Il risultato ottenuto nelle elezioni europee incoraggia, ma deve consolidarsi e ampliarsi. Per farlo occorre da parte del PD, costruire una rinnovata proposta politica-programmatica con scelte forti e coraggiose che abbiano al centro una nuova cultura politica nella lotta alle disuguaglianze e in difesa della democrazia. Il modello della lista per le europee rappresenta una significativa operazione politica che ha messo in campo diverse energie della società. Su di esso bisogna impiantare una piattaforma politica capace di aggregare e sollecitare con interesse ampi settori della società. Non basta considerare che per il PD e per le forze progressiste, l'avversario da battere sono i rappresentanti di una destra illiberale e reazionaria, come quella di Salvini, accompagnata dalle oscillazioni e dalla confusione del Movimento 5Stelle, che subisce un collasso con una perdita di sei milioni di voti rispetto alle elezioni del Parlamento. L'autoritarismo di Salvini costituisce un pericolo per la democrazia, rappresentando l'altro fronte su cui combattere. Si pone quindi il problema di una ricerca più approfondita delle condizioni del paese per comprendere quali sono le forze in campo e le contraddizioni di un capitalismo violento, rafforzato dal sistema della globalizzazione.

Le disuguaglianze sono cresciute, prodotte da un sistema economico che concentra la ricchezza in poche mani, aumentando la povertà, l'insicurezza, disoccupazione e precarietà. Lasciati senza offrire una alternativa e la paura per l'incertezza del futuro, le parti più deboli e quelle più a rischio della società, sono portate a sostenere e votare il presenzialismo della Lega, complice di interessi finanziari di enorme portata nel paese e non solo. La destra è la forza che più genera disuguaglianze, dice Zingaretti. Se si comprende che i conflitti e gli effetti distruttivi di un capitalismo liberale, che ha sconvolto la vita sociale di un paese, sarà possibile individuare quale deve essere il ruolo del PD e di una rinnovata sinistra. Perché è proprio in questa partita italiana, che è dentro una dimensione mondiale, che si innesta l'alleanza tra la destra della Lega e di altre forze conservatrici e nazionalistiche e quelli che sono gli interessi delle multinazionali e di un capitalismo internazionale del mondo finanziario, che specula sulle disuguagliane e la povertà, la precarietà del lavoro, producendo in essi timori che portano a divisioni, all'arroccamento, alla chiusura a qualsiasi integrazione sociale. E il riferimento non è rivolto solo agli immigrati. Sono coinvolti aree del paese, come la realtà del Mezzogiorno, sempre più abbandonato al degrado e alle efferatezze della mafia, e quelle regioni del nord, la parte più ricca del paese, dominata oggi dalla Lega. E non è un caso visto, che è la dimostrazione di quell'asse tra potere finanziario e rappresentanze politiche che si identificano nel partito di Salvini. Comprendere con uno spirito critico, le ragioni del ridimensionamento della sinistra e della stessa condizione del PD, costituisce un elemento essenziale per rimettere in piedi una nuova cultura della politica fondata su la concretezza, su una credibile progettualità, pervasa da una morale robusta contro la corruzione e il malaffare.

Il voto del 26 maggio consente al PD, incoraggiato da quel 22,7%, di ripartire per attrezzare una proposta economica e sociale capace di ribaltare e di colpire privilegi e interessi, riportando in primo piano il lavoro, diritti, giustizia sociale, ambiente in una società smarrita che ha bisogno di riferimenti chiari e forti.
Questo implica che il PD sia "un partito che agisca nella società" come afferma il segretario nazionale, anche in una provincia come quella di Frosinone, in cui alle europee la Lega risulta essere il primo partito, seguito da 5Stelle e terzo il Partito Democratico.

Un risultato che deve essere approfondito, rilevando le contraddizioni e le carenze della presenza e del ruolo del PD. Occorre avere una precisa conoscenza dei fatti e della realtà che avvolgono questo territorio, valutarli su la base di principi generali da cui fare scaturire una impostazione politica organica rivolta ai bisogni e alle prospettive per il futuro.
Approfondire la ricerca delle condizioni in cui si muove la società nel suo insieme e nelle condizioni delle singole persone, costituisce l'essenza della politica
Le sofferenze di una condizione precaria del mondo del lavoro e di quello dei giovani, sono abbastanza evidenti. Basta per tutti l'odissea vicenda di "Vertenza frusinate", per arrivare all'incerto futuro della FcA di Cassino, alla criticità delle aree interne alla provincia, senza parlare dei livelli di disoccupazione.
Se il PD, avviando il nuovo corso zingarettiano, non riesce a ristabilire una presenza politica e organizzativa su tutto il territorio per conquistare la fiducia di quanti lo hanno abbandonato nelle elezioni politiche del 2018 e in quelle europee del 2019, rischia un suo ulteriore arretramento.

Esso deve superare un handicap politico dal momento che non si assiste a una efficace conduzione del governo del partito e della sua identità, che non può essere scaricata su i sindaci. Si può essere soddisfati che in molti comuni di questa provincia, andati al voto amministrativo in contemporanea con le europee, si sia avuto una conferma di un governo del centrosinistra, premiando l'operato dei sindaci. Ma il 26 maggio l'elettore ha dato un giudizio politico sul PD e uno di merito su il sindaco, con una differenza notevole. Il PD, come partito, in tutti i 39 comuni in cui si è votato per le amministrative, alle europee risulta essere il terzo partito, in qualche caso il quarto. La Lega è sempre il primo partito con percentuali che oscillano tra il 35% e 54%. Nello stesso giorno l'elettore vota la fiducia su la base di un giudizio rivolto alla persona a candidato sindaco, che capeggia una coalizione civica di ispirazione di centrosinistra, e alla maggioranza che ha governato. E' pur vero che nelle comunali non c'era il simbolo, ma anche nelle realtà in cui appare il simbolo, vedi Cassino e Veroli, il PD risulta essere terzo. Non cambiano i risultati nel resto dei comuni che non hanno avuto elezioni amministrative, non disprezzando il suo 16%, che supera del 2% il risultato delle politiche.

Valutazioni che impongono un inversione di tendenza del ruolo del PD, riappropriandosi di un suo ruolo attraverso una presenza sui territori e soprattutto prospettare soluzioni rispetto alle esigenze di una intera società in condizioni fortemente critiche e che cerca ancoraggi più solidi e fidati, elaborando una sua proposta che non sia in risposta, che viene data nelle sedi istituzionali, alle forze populiste e nazionaliste, ma come la presentazione di un suo progetto per governare il paese e tirarlo fuori dal baratro in cui è precitato.
Tutto ciò ripropone una revisione strutturale del partito e una cultura politica che superi "l'articolazione dei gruppi di potere che non ha corrisposto alle aspettative di militanti e amministratori", ammonisce Zingaretti.
Una impostazione necessaria per recuperare anche in questa provincia, una efficace politica collegiale, che favorisca una pluralità di idee e sia in grado di portare a sintesi un progetto per la sua rinascita.

 

 

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lì 31 maggio 2019

Cassino: Le primarie del Centrosinistra

Cassinomunicipio 350 260di Ermisio Mazzocchi - Le primarie svoltesi a Cassino il 6 aprile 2019 offro una lettura interessante e rivelatrice di un comportamento del corpo elettorale inedito, considerando che esse non hanno precedenti in questa città come in altre della provincia.
Il contesto dello svolgimento delle primarie è contrassegnato da una crisi del sistema politico e di quello economico che ne hanno condizionato il risultato e rappresentano, tuttavia, un rilevante avvenimento politico. Allo stesso tempo esse consentano al PD di comprendere quale messaggio viene dai cittadini che hanno partecipato a questa consultazione.
Non ritengo che il voto espresso da 2.635 cittadini sia circoscritto solo alla scelta del candidato, ma riguarda un orientamento politico rivolto a ricercare una soluzione di stabilità di governo e una chiarezza nella collocazione delle forze di centrosinistra.
Si può essere più che soddisfatti. I cittadini hanno apprezzato questo metodo e hanno seguito con interesse il confronto tra i candidati. La politica ha riconquistato il suo ruolo e ha riscosso la fiducia dei cittadini.

Emerge con chiarezza che l’orientamento dell’elettorato delle primarie è rivolto a ridisegnare un compito ben definito dei partiti del centrosinistra in un contesto aperto, innovativo e determinato alle sfide dei prossimi anni.
Questa manifestazione di intenti si rivela nelle dichiarazioni di voto ai tre candidati a sindaco, valutando le differenze della loro impostazione politico - programmatica per il governo della città.
Una partecipazione così massiccia e variegata rivela una disponibilità, se non una richiesta, dell'elettorato a essere coinvolto nella individuazione dei propri rappresentanti e ad avere la facoltà di una scelta chiara e netta su chi dovrà assumere compiti di governo.
Non cosa di poco conto in un deserto di partecipazione e di condivisione che avvolge la politica italiana. Nella sostanza di quel voto risiedono valori ritenuti necessari dall'elettore per un cambio delle condizioni della società, la cui realizzazione si affida a chi avrà ottenuto un maggior numero di voti.
Tutti elementi che sbaragliano strumentali affermazione di avversari politici nell'intento di sminuire il valore politico di queste primarie, dimenticando il caos che regna tra le file del centrodestra per individuare un loro candidato.

Queste primarie non sono occasionali né sono di segno passeggero, ma hanno intaccato la politica più di quanto si possa immaginare. Se non altro per legittimare il vincitore, in un contesto di confronto politico, a proseguire con questo mandato la realizzazione di un progetto di cambiamento nell'interesse dei cittadini. E questo potrebbe sembrare essere nelle cose.
Le primarie, in realtà, con una valenza storica per Cassino, ma non unicamente per essa, hanno comportato, vista l'alta partecipazione, un vincolo più stringente per i partiti di centrosinistra per il rinnovo della politica e per percorrere una strada senza oscillazioni e bizantinismi sia nei programmi sia nella formazione delle liste.

Se 2.635 cittadini sono accorsi, sabato 6 aprile, a votare per scegliere il candidato a sindaco, appare evidente che essi ritengono che nella composizione dello schieramento di forze sia necessario ampliare ulteriormente il fronte del centrosinistra e valorizzare nel migliore dei modi storia, esperienza, passione di ciascuno candidato in un ambito di unità delle forze progressiste e democratiche.
Enzo Salera, designato in queste primarie del centrosinistra a ricoprire la carica di sindaco, dovrà portare a sintesi l'insieme degli elementi che hanno concorso a rendere queste primarie una bussola di orientamento nella formazione dei programmi e delle liste. Un lavoro che richiama a una loro compartecipazione in questo progetto la stessa Sarah Grieco, così come Luigi Maccaro.

Si è alzato un vento favorevole che se ben gestito, può riportare il centrosinistra al governo della città di Cassino.

Frosinone 8 aprile 2019

 

 

 

 

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Cassino: le primarie del centrosinistra

Cassinomunicipio 2 350 260di Ermisio Mazzocchi - Una prova decisiva quella che attende il PD e la coalizione di centrosinistra nelle elezioni europee e in quelle per il rinnovo di numerosi consigli comunali.

Esiste un significativo parallelismo tra voto europeo e quello amministrativo, che trovano una sintesi nel progetto politico presentato da Zingaretti per alleanze larghe, aperte alle forze progressiste, liberali, ambientaliste.

Il nuovo simbolo unitario del PD "Siamo europei" per le europee è un messaggio rivolto a promuovere una coalizione di forze democratiche per fermare ed essere alternativi alla deriva populista e nazionalista guidate dalle forze di governo che stanno portando il paese al baratro economico e sociale. Sono condizioni essenziali per mettere in moto un processo di coinvolgimento, il più ampio possibile, del popolo italiano per imprimere una svolta nel governo del paese.
Non si può pensare che il nuovo partito e il suo ruolo nella società, voluto da Zingaretti, possa realizzarsi senza che non ci sia una intensa iniziativa politica su tutto il territorio, entrando nel merito delle priorità necessarie a dare risposte alla crisi e alle aspettative dei cittadini.

Contenuti e azione politica sono strettamente legati, che comportano una capacità nuova a costruire un rapporto stretto e coinvolgente tra il PD, la sua proposta e i cittadini. Senza questo consolidamento non sarà possibile competere con le destre nazionaliste e batterle.

La risposta alla crisi ha bisogno di un supporto di un movimento di popolo, la manifestazione di Verona ne è un esempio, e significativamente, per quello che ci riguarda, quella per la certosa di Trisulti, che metta insieme gli obiettivi delle forze democratiche e progressiste, costituendo un elemento solido di consenso volto a dare una nuova prospettiva all'intero paese.
L'approccio a questo nuovo percorso inizia, dopo la fase congressuale, con una mobilitazione nazionale, (5,6 e 7 aprile) del PD a essere nelle piazze per "amore dell'Italia", per essere più vicine alle persone, per "un'altra Europa". Sono momenti significativi di come sia ritenuto essenziale, se non vitale per un partito, il suo essere non di rappresentanza, ma partecipe del sentire del popolo italiano.
Un modulo che si trasferisce nella più consistente competizione elettorale vuoi europea vuoi amministrativa.

La realtà più interessante, a noi vicina, è quella di Cassino chiamata al rinnovo anticipato del voto amministrativo, che finisce per essere un laboratorio del nuovo corso politico in una dimensione europea.
Il governo della città e delle forze che avranno questo compito, dovranno tenere conto che Cassino è dentro un sistema meridionalistico con un ruolo di collegamento con l'area mediterranea e quindi partecipe di un posizionamento dell'Italia nel contesto europeo, con una qualificazione della proposta politica rivolta a questo territorio con una preferenza alle infrastrutture e al potenziamento dei settori produttivi vitali.
Su questa piattaforma, il PD di Cassino deve costruire una strategia di lungo periodo dai contenuti concreti che devono costituire l'agenda politica del programma amministrativo del centrosinistra.

Non si tratta solo di risanare un comune dai disastri del centrodestra. In realtà occorre operare un cambiamento dalle dimensioni storiche che richiede il pieno coinvolgimento di tutta la società, che si sente partecipe di un nuovo disegno della costruzione della propria città.
Suscitare un movimento, mettere in campo nuove forze. Appunto, quanto è avvenuto a Cassino, su la direttrice di Zingaretti, quando si è giunti alla formazione di una coalizione ampia e aperta.
La scelta del candidato a sindaco avviene dentro questo alveo politico che consente di promuovere per la prima vota in questa città, e unica rispetto ad altre della provincia, le primarie, cui partecipano tre candidati.
Una misura di come sia possibile valorizzare la democrazia con la partecipazione dei cittadini, di un PD che è in "piazza" e di una coalizione che ritrova una sua bussola di orientamento politico, coagulando forze progressiste, socialiste e democratiche. Ma c'è di più.

Il contesto dello svolgimento delle primarie è contrassegnato da una crisi del sistema politico e di quello economico, con su lo sfondo la sfiducia dei cittadini nei partiti e nella politica dopo la deludente prova del centrodestra.
Le primarie consentono di riprendere la fiducia dei cittadini, chiamati alla scelta per il loro sindaco, rappresentando per questa città un rilevante avvenimento politico.
Il risultato che si otterrà sarà di incoraggiamento ad affrontare le elezioni europee e dobbiamo considerare che queste primarie di Cassino e la successiva campagna elettorale, come quella in altri numerosi comuni della provincia e dell'Italia, costituiranno un contenitore di una nuova politica inserito in quello di più vasto respiro politico come lo è per una Europa più giusta, verde, democratica e del lavoro.

Frosinone 2 aprile 2019

 

 

 

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Zingaretti nuovo Segretario del PD

  • Pubblicato in Partiti

nicolazingaretti 350 260di Ermisio Mazzocchi - Zingaretti ha vinto

Si può essere soddisfatti per il risultato ottenuto dal PD nelle primarie aperte ai cittadini. Hanno votato in tutto il paese 1.700.000 cittadini, di cui circa il 70% ha scelto Nicola Zingaretti quale segretario del PD. Nella provincia di Frosinone con un risultato superiore alle aspettative, hanno votato 22.501 cittadini in cui Zingaretti ottiene 20.391 voti pari al 90,6%. La partecipazione è vita per la democrazia e il PD ha suscitato un interesse che ha sbaragliato lo scetticismo di molti e sconfitto le strumentali critiche degli osservatori.

La eccezionalità di questo risultato di Zingaretti risiede nel fatto che esso è omogeneo su tutto il territorio nazionale, così come in quello provinciale.
Questo voto è pervaso da una capacità di tutti gli iscritti al PD a rilanciare il partito e che non lo hanno abbandonato, ma resistito con caparbietà accompagnata da una profonda passione.
Dall'altra parte il voto è stato espresso da una larga parte di cittadini che non si riconosce nel populismo grilloleghista e reclamano la difesa dei valori della democrazia e della Costituzione italiana.

Nessun modo migliore può esistere per commentare il risultato delle primarie con l'elezione di Zingaretti a segretario nazionale, che quello di fare un esame dell'immenso lavoro che dobbiamo svolgere e che dovrà fare lo stesso segretario per ridisegnare la nuova configurazione politica e strutturale del Partito Democratico.
Un impegno strettamente legato alla situazione generale del paese, verso il quale è necessario rivelare e praticare, partendo dalle considerazioni contenute nel programma di Zingaretti, un maggiore senso di responsabilità e manifestando di averlo con una evidente preoccupazione per le criticità dell'Italia, le sofferenze del popolo italiano, aggravate e irrisolte da un governo imbelle e confusionario.
Questo è il problema attuale che si pone, reagendo a un agguerrito avversario di centrodestra e infondendo nel paese una nuova cultura della politica.
Un obiettivo su cui Zingaretti è stato sempre molto chiaro ed esplicito, ma anche con la consapevolezza di un cambio strutturale e di rinnovati contenuti del PD.

Il PD con queste primarie e l'elezione di Zingaretti chiude definitivamente con il suo passato.
Una grande parte di italiani ha dato fiducia al PD proprio perché considera possibile ricostruire una speranza per un futuro migliore.
Rimettere in movimento le realtà sociali colpiti dalla crisi, risvegliare un senso di appartenenza rivolto a rivendicazioni economiche, a preservare i valori costituzionali, a entrare nel mondo delle nuove tecnologie.
Ribaltare e modificare un sistema socio-economico, reso ancora più debole e inefficace sotto i colpi micidiali dell'attuale governo e che nel passato non è stato preservato da politiche di grande respiro sociale ed economico.

E' necessario che l'impianto programmatico di Zingaretti sia un catalizzatore di tutte quelle forze politiche , culturali, associative disponibili a fare germogliare i semi gettati per ridare una prospettiva di rinascita del paese.
Tutta l'impalcatura politico - programmatica del nuovo segretario poggia su l'obiettivo di recuperare il distacco tra i cittadini e la politica, che è stato ampio e motivato e che le formule del populismo moderno hanno premiato i suoi paladini.
Non solo un recupero, ma soprattutto rimuovere la diffidenza verso i partiti, che nel tempo ha logorato il PD.
Colmare questo fossato tra la politica, a maggiore ragione quella del PD, e il paese significa avere un ottimo programma di cose da fare e un ceto politico dello stesso PD, capace di infondere quella fiducia per riprendere un cammino verso un domani fatto di certezze per i lavoratori, per le nuove generazioni, per l'intero paese, in termini di credibilità e di consenso.

E' stato aperto un nuovo cantiere del quale non solo nel PD si sentiva bisogno.
All'orizzonte si profila una permanente opera di rifondazione di una cultura politica progressiste e di sinistra per comprendere i tempi del XXI secolo, in cui il PD assume la responsabilità di essere il vero protagonista.
IL PD e con esso in primo piano Zingaretti, oggi apre un nuovo percorso della sua politica e della sua organizzazione su la base di rinnovate formule e contenuti in rapporto ai mutamenti avvenuti e che avverranno.
La bussola di orientamento dovrà essere quella di avere una politica in grado di dominare e guidare gli avvenimenti tale da salvaguardare gli interessi di tutto il paese.
Ci si deve preparare a una attività concreta, a un lavoro rivolto alle necessità di milioni di donne e di uomini, che si immerga nella realtà del lavoro, della povertà, della precarietà, dei bisogni delle nuove generazioni, dentro una cornice di solidarietà e di convivenza civile e democratica.
Avere una coscienza più viva dei problemi concreti, affrontati in modo tale che si alzi il livello di partecipazione e di coinvolgimento di un intero popolo.

Il PD non è arrivato a queste primarie con un modulo gattopardesco, cambiare perché tutto rimanga come prima.
La volontà, come espressa da Zingaretti, è quella di un profondo segno di rinnovamento alla struttura organizzativa per favorire il confronto, ripristinare l'abitudine di parlare di politica, ragionando insieme, volta a dare dignità alla politica.
La piattaforma su cui poggiare questa volontà, è quella di cementare l'unita dell'intero PD.
Una nuova politica quale strumento che renda il PD capace di attrarre forze democratiche e fortemente legati ai valori della Costituzione in modo da riconoscere i problemi generati dalla disuguaglianza economica e sociale, riportare in primo piano le drammatiche condizioni di larghe zone del paese, come il Mezzogiorno.
Un partito che esalti i principi democratici e sappia ricostruire una politica che guardi al Paese e all'Europa, e parafrasando Gramsci, una politica come "passione organizzata" capace di provocare emozioni e nutrire speranze, risvegliare sentimenti di partecipazione e di impegno.
Questo è il PD dopo il 3 marzo, che proietta la sua politica per completare quella saldatura, che nel primo PD non è avvenuta, del carattere popolare della tradizione culturale socialista, comunista, cattolica, di quel cattolicesimo sociale e democratico, avendo chiaro che il suo avversario sono quelle forze populiste, di destra, che si riconoscono in una area di centrodestra.

Rimettere in cammino un percorso di riscatto, di liberazione da politiche neoliberiste inserite nel sistema della feroce globalizzazione, con i connotati di sfruttamento, di razzismo, di xenofobia che mira a indebolire la democrazia e a favorire la ricchezza economica e il potere, concentrati in poche ambiti sociali e in una cerchia ristretta di persone.
Il riflesso delle primarie sul territorio provinciale con una accettabile competizione, ha messo in rilievo una diversa lettura del fenomeno gialloleghista e dell'insieme del centrodestra e una diversa impostazione delle strategie per parlare a quel popolo deluso e mortificato.
Uno scenario che, anche in questa provincia, ha come sfondo la speranza di una unità per il PD, essenziale per non portare a frantumarsi tutto l'edifico di costruzione del nuovo partito.
In questo ambito il prevalere di Zingaretti su gli altri candidati e la lista di "Piazza grande" su quella del "Territorio", non annulla quella spinta a un cambiamento che sono venute da queste primarie.
Del resto le due liste, ambedue a sostegno di Zingaretti, convergono di fatto su un comune progetto di riforma della politica prospettata dal nuovo segretario.
La fusione delle due rappresentanze sarà inevitabile, non potendo esserci dissonanze nel perseguire gli obiettivi comuni imposti dal nuovo corso del PD.
La partecipazione altissima al voto per le primarie nei comuni di maggiore intensità cittadina, come Frosinone con 1.680 votanti, Isola del Liri con 1.601, Alatri con 1.217, significativa di una spinta che viene da tutti i ceti sociali del popolo italiano, rafforza la convinzione di un riconoscimento di una nuova identità del PD necessaria e attesa. E

Zingaretti è stato convincente e ha conquistato questo alto consenso.
Le logiche del passato sono state seppellite da queste primarie e aprono uno scenario inedito, da costruire, da esplorare.
La fiducia che ci è stata concessa dal popolo italiano, come quella da questa provincia, deve essere onorata da quella politica sana, viva, fatta di partecipazione dell'intera comunità, quale strumento per dare a tutto il paese la sua rinascita.
4 marzo 2019

PD. Mazzocchi scrive a Eugenio Scalfari

  • Pubblicato in Partiti

Eugenio Scalfari 350 260 minIl testo intergrale della lettera che Ermisio Mazzocchi ha scritto a Eugenio Scalfari a proposito delle posizioni da lui assunte in merito a quello che dovrebbe essere il congresso straordinario del PD e le stesse scelte che esso dovrebbe operare.


 

Alla c.a.
Eugenio Scalfari
La Repubblica
Roma

«Egregio Scalfari,
ho letto l'invito che lei ha rivolto a Luigi Zanda a esporre una sua valutazione sul PD e la situazione politica europea e italiana. (La Repubblica 8 dicembre 2018).
Mi consenta qualche breve considerazione su quanto scritto da Zenda.
Mi sembra che l'analisi dello stato attuale della situazione politica svolta da Zanda sia soddisfacente e che in sostanza descriva avvenimenti noti e riveli una conflittualità sociale e politica sufficientemente conosciuta.
In riferimento al PD appare scontato che è in uno stato di estrema difficoltà e ancora una volta si cade in considerazioni rivolte alla persona (Zingaretti) più che ai programmi.
Dove è la carenza che rilevo in questa descrizione di ottima fattura? Manca una approfondimento su le forze in campo, in particolari quelle del capitale finanziario, una assenza di una visione dello scontro sociale provocato da una carenza dei punti cardini di una società, quali il lavoro, la stabilità occupazionale, la qualità della vita. Nessun riferimento ai processi nefasti della globalizzazione.
E per quanto riguarda il PD, accennare a un congresso senza interrogarsi cosa è il PD, cosa deve essere, cosa rappresenta, non chiarisce quale congresso deve svolgersi. Dove si deve collocare il PD? Su un riformismo rinnovato, su un orizzonte della sinistra, su un area centrista? Sono risposte che si devono dare, soprattutto da parte di chi si ritiene esperto di politica.
Un congresso che dovrebbe, tra l'altro, rinnovare la democrazia per rendenderla più vicino ai bisogni della gente. Come non si può non essere d'accordo? Ma è la sua sostanza che mi lascia perplesso. Quale democrazia, come renderla efficace, quali sono gli interlocutori di questa democrazia e quindi dello stesso PD? La società, si potrebbe affermare. Società, termine generico che dice tutti e nessuno.
Sono interrogativi che non possono essere elusi.
Avrei preferito una risposta più nel merito degli sconvolgimenti sociali ed economici che investono l'Italia e l'Europa. E come il PD intende rispondere a essi e vorrebbe definire la sua identità.
E questo era il senso, a mio avviso, della sue richiesta. E per quanto mi riguarda dobbiamo inviare messaggi che entrino nel vivo del tessuto sociale. Altrimenti si continua a parlare degli altri, a non proporre alternative, a parlare di se stessi.
Ho voluto esprimere brevi riflessioni e mi scuso per la loro sintesi. Spero, comunque, di avere sufficientemente espresso le mie perplessità.
La ringrazio per la sua attenzione.

PS Conosco alcuni argomenti a lei cari. Pertanto, la invito ad andare sul sito del giornale online www.unoetre.it e leggere un mio articolo dal titolo "Via dal vento della confusione"».

 

Allego mia biografia.

Ermisio Mazzocchi, nato a Vetralla (1946), si trasferisce all’età di quattro anni a Cassino, dove completa gli studi medi, conseguendo la Maturità classica presso il Liceo classico “G. Carducci” di Cassino.
Laurea in Filosofia, conseguita presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nell’anno accademico 1970/71 con una tesi discussa con il Prof. Renzo De Felice.
Docente nei Licei per un breve periodo. Si iscrive alla FGCI (Federazione giovani comunisti italiani) nel 1960 e poi dal 1965 al PCI.
Funzionario politico (a pieno tempo) del PCI della Federazione di Frosinone dal 1972, anno in cui si trasferisce a Frosinone, al 1985. Ricopre diversi incarichi come membro della Segreteria provinciale.
Ha sempre fatto parte degli organismi dirigenti della Federazione di Frosinone dal PCI al PD.
Presidente provinciale della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) della provincia di Frosinone dal 1985 al 1990. Responsabile regionale (come funzionario politico) della Commissione agricoltura nel Comitato regionale del PCI e in seguito del PDS e dei DS del Lazio dal 1990.
Responsabile regionale dell’Autonomia tematica agricoltura del Lazio (PDS e DS) e responsabile dell’organizzazione di quella nazionale dal 1994 al 2001.
Nel 2016 è nominato dalla Federazione del PD di Frosinone responsabile de "Osservatorio su la trasparenza e la legalità".
Presidente, su nomina del Presidente della Regione Lazio, Badaloni, della “Consulta per la promozione dei prodotti tipici enogastronomici laziali della Regione Lazio” presso l’Arsial (Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio) dal 1998 al 2000.
Collabora, con diversi incarichi, presso l’Arsial.
Tiene presso l’Università degli Studi di Cassino nell’anno Accademico 2003/2004 un corso sul tema “Storia della bonifica pontina”, svolto presso la sede universitaria di Terracina.
Cultore presso l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale della materia per l'insegnamento di Storia delle dottrine politiche per l'AA. 2012/2013 e di quella per l'insegnamento di Storia della comunicazione politica e Pensiero politico e questione femminile per gli AA. AA. 2013/2018.
Prosegue il suo impegno politico nel PD con particolare attenzione al ruolo dei partiti nell’attuale momento della società italiana.
Pubblica i seguenti libri: “Lotte politiche e sociali nel Lazio Meridionale 1921-1963”, 2003, Premio letterario "Val di Comino" 2005; “Partiti e società nel Lazio meridionale 1964-1994”, (2011); Frosinone. Una provincia al voto 1946-2013”, (2013); La Camera del lavoro del Lazio meridionale dal dopoguerra al terzo millennio (coautore, 2018).

 

 

 

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Via dal vento della confusione

  • Pubblicato in Partiti

BANDIERE PD 350 260di Ermisio Mazzocchi - Si è concluso il percorso di quella che sarebbe dovuta essere la funzione innovativa del Partito Democratico nella sua formula culturale - politica, rappresentata nel suo programma di fondazione.
Un percorso turbolento e molto conflittuale con momenti, soprattutto nei primi mesi di vita, positivi e vivaci. Nel tempo sono emerse le sue contraddizioni in merito alla sua identità, alla sua collocazione, alla sua progettualità, alla struttura organizzativa.
Incertezze che hanno accentuato, via via sempre più, un accartocciamento su se stesso, esasperato da pratiche correntizie che hanno svuotato i valori fondanti del PD. Dobbiamo ritenere che le matrici originarie del progetto del PD, non abbiano, nel tempo e per contingenti avvenimenti, avuto la forza di generare una nuova cultura della politica italiana.

Oggi a dieci anni dalla sua creazione, constatiamo che tutto ciò che implicava una identità plurale e una gestione collegiale, non è stato sviluppato. Si è introdotta una pratica elitaria della gestione del partito veicolandola verso l'autoreferenzialità e la verticalizzazione della sua azione politica.
Il risultato del 4 marzo, e non solo esso, è stata l'espressione più lampante di quella rottura con il popolo italiano. Certamente le concause di quel voto sono diverse, non tutte riconducibili a situazioni oggettivamente problematiche, che non investivano e non si associavano a elettori che non vivevano direttamente quelle situazioni.
Credo che al punto in cui il PD è arrivato, sfiancato dalla molteplicità delle primarie, ai repentini cambi dei segretari nazionali, e dei presidenti di consiglio dei ministri, occorra ritrovare le ragioni della sua esistenza quanto meno ricostruire formule che non smarriscano il valore della sua funzione nella società italiana.
A mio parere le ragioni di questa caduta di credibilità e di un prosciugamento della forza propulsiva dei suoi valori costituenti, risiedono anche in un impoverimento ideale in cui primeggia quella ispirata a componenti cattoliche democratiche.

Per un partito come il PD nato per un costruttivo incontro delle principali colture della nostra epoca, appare evidente che si sarebbe dovuto mantenere viva questa caratteristica che affonda nella Costituzione.
Lo stacco dalla realtà e le implicazioni interne al PD, hanno affievolito, se non reso inerme, quella spinta delle forze riconoscibili nel movimento del cattolicesimo democratico, privato della dovuta attenzione da parte di quanti nel PD, di formazione e cultura cattolica, hanno assunto ruoli di direzione pubblica di governo, che si sono rivelate incapaci di cogliere le sollecitazioni del nuovo corso della chiesa di Papa Francesco.

Un dialogo si è interrotto. Si è stati sordi a quegli appelli che avrebbero potuto essere una solida opposizione al populismo vincente. Si ripropone una presenza che raccolga la migliore tradizione delle culture popolari sia di ispirazione cattolica che comunista, che possano fornire nuove categorie di interpretazione della società, non perdendo di vista le parole della "Teologia del Popolo", fortemente sostenuta da papa Francesco.
Egli afferma nella "Evangelii gaudium, 220" «che in ogni nazione gli abitanti sviluppano la dimensione sociale della loro vita, configurandosi come cittadini responsabili in seno a un popolo, non come massa trascinata dalle forze dominanti».
Per ragioni storiche e culturali il PD rimane la forma politica, che potrà anche essere modificata nella sua struttura organizzativa e nel suo orizzonte politico contingente, ma non dovrebbe annullare l'elaborazione di un nuovo "popolarismo", che per sconfiggere il becero populismo e la deriva fascista, reazionaria e conservatrice, inevitabilmente deve ritornare a un progetto unitario della confluenza delle due culture popolari.
Rimane aperto il problema di quali dovrebbero essere i "vettori" di questo nuovo progetto e rendere chiari i contenuti dei principi di uguaglianza, solidarietà, diritti.

Questi dovrebbero essere tra i temi centrali del congresso. Tuttavia, essi non emergono come dovrebbe essere, considerato che è vitale ricostruire una alternativa e ricomporre l'alleanza delle forze democratiche, ritenendo fondamentali quelle che hanno una diffusa e articolata presenza in aree del cattolicesimo democratico.
La cultura dominante è stata quella di una visione ottimistica della globalizzazione, che avrebbe dovuto avviare un nuovo corso di sviluppo e benessere, aprendo la strada a un liberismo che apparentemente si arricchiva dei valori solidaristici di stampo socialista e cristiano.
Il corso degli avvenimenti ha rivelato fallace quella prospettiva e il Pd non è stato in grado di cogliere la vera sfida che era in atto tra un capitale finanziario spietato e incontrollato e parti della società italiana, in cui crescevano le disuguaglianze, il precariato, la caduta del valore del Lavoro, la povertà.

Nel PD è mancata una visione e una capacità di cogliere un processo di caduta della qualità della vita e della emarginazione di ampi settori della società e delle parti più deboli di essa. La parte più legata al riformismo cattolico, il cattolicesimo popolare che ha sempre rappresentato la matrice da cui derivano valori che l'ha reso anche originale, non ha saputo o non voluto intercettare le attese e le richieste che si manifestavano nel mondo organizzato del cattolicesimo e in larghi strati popolari della società sensibile a quei valori sociali e religiosi.

Per essi, un riferimento oggi, è rappresentato da papa Francesco, che in questo suo pontificato ha segnato una svolta nella Chiesa cattolica e immesso e rinvigorito alcuni valori del cristianesimo.
"L'ingiustizia è la radice perversa della povertà" è stato uno degli argomenti che si ricongiungono a quelli dell'accoglienza e della solidarietà. È indubbia la forza universale di questi messaggi che hanno ricadute nella tradizione dei diversi paesi cattolici.
Tuttavia, questo non toglie che forze, come il PD, nel loro ruolo politico debbano avere l'accortezza di dialogare e raccogliere quanto si agita in queste sensibilità della società italiana.

Le ragioni della sconfitta che il PD ha subito il 4 marzo, sono più profonde di quanto si possa ritenere, proprio perché ha deluso quelle speranze in esso riposte, che erano rivolte a consolidare un progetto per costruire una società nuova, che avrebbe dovuto condurre alla sconfitta del liberismo e dellla destra fascista e populista e, allo stesso tempo, avrebbe dovuto esaltare i valori morali e sociali ispirati a solidi principi del cristianesimo di fronte a sconvolgimenti internazionali e ai nuovi assetti geopolitici italiani.

Il progetto iniziale del Pd non è andato a compimento. Questo non esclude che siano validi i presupposti che lo hanno determinato. Ridare nuovo spessore a quel progetto nella sua essenza prioritaria di convergenza di valori appartenenti alle culture della tradizione cattolica riformista e di sinistra , comporta che dovrà emergere una nuova formulazione programmatica dello stesso PD, capace di ricostruire un autentico rapporto con la società e con essa interloquire senza alcuna ambizione egemonica.
I contenuti di questo nuovo progetto devono poggiare su una piattaforma della lotta alle ingiustizie, ai privilegi, alla povertà.
Una condizione che ci deve permettere di arare un campo unitario di tutte le energie della sinistra, dell'associazionismo sociale, del mondo del lavoro, impegnate a costruire migliori qualità della vita per tutti i cittadini. In questo quadro di riferimento, non può essere trascurato, come è avvenuto, l'apporto di quelle forze espressioni della cultura cattolica democratica, che possono contribuire a rafforzare le spinte democratiche e antipopuliste e determinare la sconfitta di forze conservatrici.
Il prossimo congresso del PD affronterà questi temi? Parlerà di contenuti innovativi scaturiti dalla comprensione dei bisogni dei cittadini, rinnovando metodi e formule politiche e organizzative?
Se lo farà si sappia che non sarà un percorso facile, ma è l'unica possibilità che ci è rimasta.

 

 

 

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Quale diritto al lavoro nel prossimo futuro?

robot industriale mindi Ermisio Mazzocchi - (intervento svolto al convegno Fildis*) A chi volesse pormi la domanda: "Quale futuro per le nuove generazioni?"
Risponderei: "Pessimo e fortemente conflittuale"

Le ragioni ci sono e le ricadute negative sono in larga misura a carico delle donne, che pur hanno conquistato, con lotte durissime, diritti e riconoscimenti, e ottenuto l'accesso a livelli alti delle professioni.
Il maggiore sapere, tuttavia, non assicura una maggiore parità di genere né offre garanzie di stabilità di lavoro.
La disoccupazione triplica tra i giovani - in Italia siamo al 32,8% - e ancor più per le giovani donne,la cui disoccupazione è di 4 punti in percentuale più alta di quella maschile (Donne al 37,6%, Uomini 33,8%).
I diritti acquisiti dalle donne non hanno garantito una loro piena occupazione. Le disparità rimangono e non solo tra uomini e donne.
Su un posto sicuro, a tempo indeterminato, le donne sono al 48% rispetto al 58% degli uomini. In un sistema fortemente competitivo, le disparità si accentuano, soprattutto sui livelli alti delle professionali.

Non possiamo non rilevare che siamo in presenza di un sistema senza controllo né garanzie di equità.
Sono queste prime considerazioni che si fonda la mia iniziale risposta.
Di fronte alla globalizzazione molte sono le sfide che i giovani dovranno affrontare. Essa non offre nessuna opportunità di stabilità occupazionale, ma alza il livello della conflittualità e apre a una forma di sfruttamento di maggiore livello, più che nel passato, perché tende a ridurre i conflitti sociali, forzando su le singole aspettative.
La globalizzazione, che rappresenta una concentrazione del capitale finanziario, ha introdotto la mobilità dell'impresa che guarda a una produttività più elevata e a un minore costo e a un maggiore profitto. E questa scelta coinvolge i livelli alti delle specializzazioni professionali. La concorrenza è spietata. L'ingegnere che lavora in India costa meno al suo datore di lavoro che se lavorasse in Italia. Il mondo del lavoro non ha più la valenza di quella che era nel '900.
Le trasformazioni tecnologiche e lo sviluppo dei sistemi di automazione dei meccanismi di informatica, aprono nuovi rapporti nella società e nel mondo del lavoro.

Tutto ciò porta a riconsiderare la categoria del lavoro dell'uomo, non più secondo schemi del novecento, ma revisionato in considerazione di nuove mansioni specializzate.
Pensiamo alla robotica. I robot di terza generazione con "Artificial Intelligence", (AI) sono in grado di costruire nuovi algoritmi così da ampliare automaticamente la loro AI (intelligenza artificiale). Un campo vasto, già fortemente attivo in cui siamo ampiamente coinvolti.
Si ritiene che il 70% delle occupazioni alla fine di questo secolo sarà rimpiazzato dall'automazione. Le prospettive di lavoro si presentano già oggi come assi del futuro, quali l'ingegneria robotica, l'ingegneria cibernetica, l'ingegneria biomedica, nonché i profili professionali rivolti alla gamma della fisica, della biologia e del digitale.
Uno studio sul lavoro in Inghilterra ha stimato che nei prossimi 15 anni i sistema di AI sostituiranno il 30% dei posti di lavoro nel Regno Unito. In Francia per il 2025 i robot sostituiranno il lavoro di 3 milioni di lavoratori. Nel 2050 negli USA si prevede che saranno i robot integrati a guidare i camion su le autostrade, espellendo 3 milioni di lavoratori.

Il problema resta.
Chi governa questo nuovo processo, oggi senza regole e senza etica, che sconvolge le relazioni sociali e le considerazioni del lavoro, mettendo a rischio il futuro delle nuove generazioni, prive di garanzie e di riferimenti?
La risposta è: nessuno.
O meglio: l'anonimo mercato con il suo potente capitale finanziario e multinazionale, con tutto ciò che ne consegue.
E per essere chiari. Quale rapporto si stabilisce tra chi possiede gli strumenti (centri finanziari, società globali, ecc.) per sostenere e controllare la ricerca e la costruzione di sistemi a tecnologia avanzata (software, hardwar ecc.). Quali dovrebbero essere le regole e chi le propone e chi le gestisce, che possano compensare questa differenza, mettendo a riparo chi è più debole e ha meno forza per reagire.
Aumenta in modo esponenziale una divaricazione fra are di lavoro qualificato e ampi settori in cui i lavoratori di alta professionalità, di ultima generazione, svolgono mansioni dequalificanti, che sfocia spesso nel lavoro nero.

Se per i processi di integrazione che hanno aspetti positivi, hanno portato a non avere più frontiere al mercato del lavoro, possiamo affermare altrettanto che non ci sono più garanzie per nessuno con la conseguenza di una feroce lotte tra quanti sono alla ricerca di lavoro.
Le multinazionali che gestiscono le reti della produzione globale, dove la mano d'opera, anche la più qualificata, e quindi soprattutto quella dei giovani, è scelta e trasferita nei luoghi in cui costa meno.
Assistiamo a un dirigismo centralizzato, invisibile, che interviene secondo esigenze di un mercato che investe tutto il mondo, cambiando le regole del rapporto di lavoro e mettendo le opportunità di lavoro in stato di sofferenza.
Il monopolio delle tecnologie e del loro utilizzo, determina nuove modalità di scambio di ineguaglianze, di limitazione delle libertà e dello stesso diritto del lavoro.
Una ricaduta inevitabile nel rapporto occupazionale uomo-donna.
Nel settore dell'ingegneria, a mo' di esempio, nei paesi OCSE il tasso di occupazione maschile è dell'88,7%, quella femminile è al 78,8%. Un dato simile si ha per l'Italia, uomini all'88,5%, donne al 75,2%.
Si aprono contraddizioni profonde, in cui si afferma un modello di un mondo uniformemente individualista e di leggi di mercato senza regole e senza controlli.
Le donne sono forze dinamiche e le loro rivendicazioni per i propri diritti hanno avuto sempre una dimensione e una ricaduta universale, ma erano dentro un sistema che, a oggi, non è mutato.

La risposta a quel pessimismo, che ho manifestato, risiede nella messa rischio del riconoscimento dei diritti e delle uguaglianze. Le nuove generazioni sono entrate in un campo tutto da scoprire, dove rischiano di vagare alla mercé di chi ha stabilità quale tipo di semina adottare.
Di fronte a queste sfide, non possono esserci voci isolate.
La globalizzazione schiaccia il singolo, strumentalizza le eccelle professionali, accentua le differenze. Ma, teme le aggregazioni ampie e le rivendicazioni per ottenere il riconoscimento di rappresentanze democratiche, sostenute da forti e diffusi movimenti sociali.

Il diritto al voto per le donne è stata una conquista globale, possibile perché quella rivendicazione non era circoscritta a poche interessate, ma ha avuto sempre una partecipazione corale di una moltitudine di donne in ogni parte del mondo, la quale ha reso possibile la loro vittoria.
E cambiarono il sistema dei rapporti sociali e delle rappresentanze.
Oggi rimane aperta la questione della definizione e identificazione di un soggetto che possa cambiare il sistema imposto dalla globalizzazione.
L'Unione europea può essere uno di questi soggetti, e sarebbe già tanto, ma è un problema che investe e riguarda gli 8 miliardi di abitanti di questo pianeta.
Occorre trovare altre formule e strutture riconosciute e capaci di avere strumenti di intervento.
Il futuro per le nuove generazioni del XXI secolo è costituito da un sapere eccellente e diffuso, che deve vivere dentro una cornice di diritti e doveri, di responsabilità e di inclusione, di parità e di uguaglianza.

A questa misura non ci sono alternative. Averne la consapevolezza offre alla nuove generazioni la speranza di un lavoro, riconosciuto, non come forma di sfruttamento, ma come alta espressione della dignità di ciascuno e di tutte e di tutti.

*Federazione italiana laureate e diplomate istituti superiori (Fildis)
Convegno nazionale Sabato 1 dicembre 2018
Aula Magna Facoltà Valdese
Via Pietro Cossa, 42 (P.za Cavour) Roma

La 'polentata" del Centro sociale anziani di Giuliano di Roma

polentata a giuliano di roma 350 mindi Ermisio Mazzocchi - Una comunità che si ritrova. Il Centro sociale anziani di Giuliano di Roma ha svolto domenica 25 novembre la sua tradizionale "polentata" quale momento di incontro tra i suoi oltre cento soci. Una giornata festosa, ma anche molto significativa per tutta la cittadinanza giulianese per il senso di appartenenza e di solidarietà, inviando in questo modo un messaggio alle nuove generazioni di valori positivi e robusti.
La presidente, Lucia Fabi, a tutti nota come il nome affettuoso di Cicia, con il Comitato di gestione e soci volontari, ha organizzato questa giornata che vuole essere un augurio per le prossime festività e, soprattutto, mantenere viva una tradizione, che vanta un concreto impegno sociale e culturale, apprezzato non solo dagli abitanti di questo splendido paese, ricco di storia e di tradizioni, ma dall'intera area territoriale dei comuni circostanti.
Quella di domenica è una ulteriore dimostrazione della intensa attività svolta dal Centro sociale, che mantiene vivo l'interesse per tutto ciò che Giuliano di Roma ha rappresentato nella storia per le sue vicende politiche e militari, per il suo dialetto, per la sua enogastronomia, per l'arte.
Lo stesso Centro è stato autore di un libro-vocabolario sul dialetto locale, a significare di come sia possibile mantenere unita una comunità che ritrova le radici delle proprie origini.
Non a caso in questa giornata invernale, che invita a degustare i piatti preparati da un nutrito gruppo di volontari, con il plauso di tutti i soci che volentieri hanno contributo alle spese, erano presenti il sindaco Adriano Lampazzi, il già sindaco Aldo Antonetti e molti consiglieri comunali, volendo suggellare quel legame che unisce il popolo e i suoi rappresentanti nelle istituzioni.
L'attività del Centro sociale sarà in futuro, come annunciato dalla presidente, molto intensa con molteplici iniziative, tra cui un significativo concerto il 29 dicembre e il tradizionale cenone di fine anno.
Si potrebbe dire di una comunità in cammino ansiosa di conoscere e di alimentare un clima di pace e di speranza.

Giuliano di Roma 25 novembre 2018

 

 

 

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