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Gianmarco Capogna

Gianmarco Capogna

Classe 1989, sono specializzato in Politiche europee della non discriminazione. Sono Responsabile Diritti, Non Discriminazioni e Uguaglianza per i Giovani Democratici di Frosinone. Convintamente progressista e di sinistra, sicuramente civatiano.

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'No Pillon a Frosinone'

  • Pubblicato in Partiti

Possibile logo 350 260Possibile Frosinone, ddl Pillon: “Siamo contrari al ddl e lanciamo il Comitato No Pillon a Frosinone”
Lunedì 5 novembre si terrà, presso l’Amministrazione provinciale di Frosinone, un convegno di presentazione del ddl Pillon, alla presenza del Senatore che ha proposto il testo, di esponenti politici e altri ospiti. L’evento non è passato inosservato a Possibile Frosinone, il gruppo locale del partito fondato da Giuseppe Civati e ora guidato da Beatrice Brignone, che si è da subito dichiarato contrario al testo di legge schierandosi con le associazioni femministe ed LGBTI che ne hanno chiesto il ritiro. La posizione è stata ribadita anche lo scorso sabato (27 ottobre) agli Stati Generali delle Donne di Possibile, evento al quale hanno partecipato anche gli attivisti locali.

“Il tema della genitorialità, delle separazioni e di tutto ciò che ne consegue è un tema delicato che necessità di essere riformato per il rispetto di tutte le parti coinvolte a partire da quelle più debole, in primis i figliAnnaRosaFrate 350 260 min e le donne” – afferma Anna Rosa Frate, portavoce del Comitato del capoluogo ciociaro – “Siamo, però, profondamente convinti che il ddl Pillon non sia assolutamente la riforma di cui questo Paese ha bisogno. La proposta rappresenta la scelta chiara di questo governo di sancire l’indissolubilità del matrimonio rendendo sempre più difficile la separazione riportando in auge una visione maschilista e patriarcale dei rapporti matrimoniali e far si che i figli non diventino un oggetto del contendere ma la parte da tutelare maggiormente. Proprio per questo in tutta Italia il nostro partito si è schierato a sostegno dei vari Comitati No Pillon e saremo presenti alla manifestazione nazionale del 10 novembre a Roma indetta dalle maggiori associazioni femministe e del sociale per chiedere il ritiro del testo”.

Alle parole di Anna Rosa Frate si aggiungono quelle di Gianmarco Capogna, attivista per i diritti e membro del Comitato Scientifico Nazionale di Possibile: “Siamo di fronte ad un attacco senza precedenti ai diritti e alle libertà delle donne, delle persone LGBTI e di tutte le minoranze. Dobbiamo mobilitarci per rispondere colpo su colpo dal livello parlamentare, ai consigli comunali e alle piazze costruendo sinergie con tutti gli attori sociali coinvolti, a partire dalle associazioni e dai movimenti. Non lasceremo che questo Governo ci riporti indietro sul terreno delle conquiste cheGianmarcoCapogna 350 260 min abbiamo faticosamente ottenuto in questi anni, negando diritti e libertà, e ci opporremo con tutte le nostre forze alle scelte reazionarie che si stanno portando avanti, come quella di attaccare l’applicazione della 194 a partire dai consultori. Proveranno a fermarci, lo stanno già facendo, ma noi siamo dalla parte giusta della storia, e dobbiamo andare avanti tutte e tutti insieme”.

Per tutti questi motivi il Comitato Possibile di Frosinone invita alla mobilitazione e lancia la costituzione di un Comitato No Pillon come è avvenuto in tante altre realtà d’Italia, chiunque voglia aderire può scrivere a .
Oltre a questo, gli attivisti di Possibile, insieme a Frosinone In Comune e al Consigliere Stefano Pizzutelli, sono al lavoro per un pacchetto di proposte sui temi sociali, dei diritti e delle libertà da presentare in consiglio comunale, a partire da una mozione a sostegno della legge 194 “affinché venga garantito il rispetto della legge nazionale e si rafforzi il ruolo dei consultori sul territorio comunale dove tra l’altro si registra un numero inferiore di centri rispetto a quelli previsti dalla legge nazionale”.

Comitato Possibile “Altiero Spinelli” Frosinone

 

 

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Tra bambini, genitori e slogan

bimbiegenitori 350 260 mindichiarazione di Gianmarco Capogna - L'encicolpedia Treccani spiega in maniera molto semplice il concetto di genitorialità indicandola come "la condizione di genitore e, anche, l'idoneità a ricoprire effettivamente il ruolo di padre o madre". Ne consegue, pertanto, che la figura del genitore non può ridursi all'identificazione di coloro che generano biologicamente il figlio, ma deve, necessariamente, estendersi al genitore inteso come colui o colei che insatura con il bambino il legame affettivo, educativo e relazionale, seguendolo nella crescita e nello sviluppo emotivo, sociale e culturale.

In questi giorni il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha ritenuto opportuno ribadire la sua concezione ancestrale della famiglia come mera espressione biologica del padre e della madre quali elementi esclusivi della definizione del legame con il bambino.

Una visione insolita considerato l'oramai evidente superamento della famiglia cosiddetta naturale del secondo dopoguerra e l'emersione, sempre più importante anche in termini numerici, di nuovi nuclei familiari, a partire da quelli composti da genitori divorziati e/o separati (con la possibilità di una estensione del nucleo familiare dovuto anche alle situazioni degli eventuali nuovi partner), delle famiglie monoparentali e delle famiglie arcobaleno, nella concezione più ampia: dall'avere due genitori dello stesso sesso o anche un solo genitore LGBTI.

Le dichiarazioni di Salvini, che vuole eliminare la dicitura (tra l'altro inesistente) di genitore 1 e 2 riportandola a madre e padre, hanno scatenato un grande dibattito ma soprattutto, come detto, si scontrano con la realtà di una società molto più complessa di quella che si vuole forzatamente rendere dicotomica. La cosa più allarmante, però, è la giustificazione: sarebbe una scelta a difesa dei bambini.

I bambini hanno bisogno di amore, incondizionato ma soprattutto libero. Libero da preconcetti e stereotipi che sono costruiti artificialmente e che non aiutano nessuno in primis i bambini. Se davvero il tema è tutelare i bambini, il concetto centrale è quello di genitorialità come, appunto, idoneità a ricoprire efficacemente il ruolo affettivo per il minore. La discriminazione e la diversità in senso negativo sono negli occhi di chi guarda, ma i bambini sono liberi di queste catene che invece troppo spesso tengono costretto il giudizio degli adulti. Permettiamo i bambini di crescere sani ed amati, preoccupiamoci per la loro educazione e formazione sostenendoli insieme alle loro famiglie, impegniamoci a costruire una nuova generazione di cittadini attivi e responsabili. Di questo dovrebbe occuparsi lo Stato, non dell'orientamento sessuale dei genitori, che possono essere ottimi o pessimi padri e ottime o pessime madri in ogni caso.

Se il discorso resta strumentale alla polemica verso il riconoscimento, che sarà comunque inevitabile, delle persone, delle coppie e delle famiglie LGBTI, allora è solo un diversivo per spostare l'attenzione e nascondere altre questioni, come ad esempio il fatto che il Governo sia impantanato nella palude, rendendosi conto di quanto sia difficile trasformare i punti del contratto alla base della maggioranza in politiche reali per il Paese. A testimonianza di come gli slogan siano decisamente altro rispetto alla Politica e al Paese reale.

 

 

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“Partiamo dai programmi e dai temi”

  • Pubblicato in Partiti

possibile Presemtazione Manifesto2017 mindi Gianmarco Capogna (Possibile): Sabato scorso – 16 settembre – si è tenuta a Milano, presso la sala convegni del Magna Pars di via Tortona, la presentazione ufficiale del manifesto politico nazionale che Possibile lancia come base di programma intorno al quale costruire l’unità a sinistra.
Ai lavori è intervenuto anche Gianmarco Capogna, attivista del comitato Possibile “A. Spinelli di Frosinone, che si occupa a livello nazionale di diritti civili per la formazione politica che ha come segretario Giuseppe Civati: “Sabato abbiamo lanciato un manifesto programmatico per la Sinistra che mettiamo a disposizione di tutti coloro che vorranno costruire un progetto di governo per questo Paese che sia non solo alternativo ma anche audace e coraggioso. Si tratta non solo di un programma ma anche di un metodo: mobilitiamoci sui temi e proponiamo le nostre soluzioni. La gente non vuole più sentire parlare di nomi ed alleanze ma ci chiede cosa vogliamo fare e noi con responsabilità siamo chiamati a rispondere in maniera chiara. Ancora di più ci chiede una lista unica della Sinistra e noi stiamo lavorando in questo senso”.
Il Manifesto di Possibile parla di lavoro, salario minimo, di garanzia dei diritto sociali e civili ma anche di pace, democrazia energetica e politica industriale, legalità, giustizia e accoglienza ed è disponibile sul sito nazionale di Possibile (https://www.possibile.com/manifesto-possibile/). Le proposte saranno oggetto di un tour in tutta Italia per promuovere le idee e stimolare il confronto con le realtà territoriali.
“Siamo convinti che serva una rivoluzione che sia insieme politica e culturale ed in questa direzione abbiamo lavorato con il Manifesto. Da quanto tempo non si parlava di una forza politica che mette da parte le strategie e si presenta per chiedere un voto sulla base dei programmi e dei progetti? Ecco noi partiamo proprio da questo e ci rendiamo disponibili a discuterne con tutti coloro interessati a costruire un progetto di governo credibile di sinistra. Per questo accogliamo con piacere ogni forma di processo democratico messo in moto anche sui nostri territori. Promuoveremo momenti di confronto con le altre forze politiche e sociali e parteciperemo con interesse all’assemblea provinciale per la Democrazia e l’Uguaglianza lanciata in questo territorio negli scorsi giorni. Tanti temi del loro appello incontrano i nostri. Porteremo con noi il nostro Manifesto ed i nostri contributi per favorire ampi processi di democrazia e partecipazione” conclude Capogna.

Una Sinistra fatta di marinai della democrazia

Possibile logo 350 260di Gianmarco Capogna - Il referendum del 4 dicembre ha dimostrato che esiste uno spazio nella società e ci ha consegnato la responsabilità di occuparcene per dare una rappresentanza a chi il sistema politico tende ad ignorare. Barack Obama nel suo discorso di addio alla Casa Bianca ha dichiarato: «La nostra democrazia è minacciata ogni volta che la diamo per scontata. La nostra Costituzione è un regalo meraviglioso. Siamo noi, il popolo, che le diamo potere con la nostra partecipazione e le nostre scelte. Col nostro difendere o no le nostre libertà. Col nostro rispettare e far rispettare o no lo stato di diritto».
Serve una sinistra che non insegua chimere o porti sicuri ma che decide di lasciare gli ormeggi, tirare su l’ancora e navigare in mare aperto, affrontando le insidie ma avendo ben chiaro dove dobbiamo andare. Seneca diceva che «non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare». Ecco noi di Possibile possiamo e dobbiamo essere marinai della democrazia, per questo non ci sottraiamo al confronto lanciato da Ignazio Mazzoli e che reputiamo ricco di spunti.

La "Costituente delle Idee"

Non ci interessa una Sinistra che pensa di esistere sulla base della strategia elettorale e delle alleanze che conviene o meno mettere in atto in questa o quella realtà territoriale o nazionale, tanto meno crediamo che si possa perdere ulteriore tempo dietro l’infinita querelle sul leader portata avanti da un ceto politico che ha paura di rinnovarsi. Vogliamo costruire una sinistra coraggiosa e determinata che esiste per il suo progetto politico, per la visione del Paese che costruisce in mezzo alla gente non nelle stanze del potere, attraverso le modalità di una politica vecchia, che non appassiona più nessuno, tanto meno i giovani. Serve una Sinistra aperta e nuova che rifugge gli schemi oramai obsoleti e superati e che ne propone di nuovi, partendo dalle persone e dai temi. All’ambizione di creare un campo che sposti a sinistra qualcun altro preferiamo la sfida del mare aperto.
Per questi motivi abbiamo lanciato la Costituente delle Idee che si svolgerà a Roma, al Roma Eventi in via Alibert, di fianco a Piazza di Spagna, dal 24 al 26 febbraio: non una convention fatta di comizi ma un lavoro strutturato in momenti di elaborazione politica tematica che dovranno servire per mettere nero su bianco le basi per una proposta di governo condivisa con tutti coloro che vorranno contribuire a scriverla. A partire dal Lavoro, che non c’è, e dalla richiesta di una legge per un reddito di dignità e dall’impegno a fianco della CGIL nei prossimi referendum, con la speranza che il Governo decida di fissare la data nello stesso giorno delle elezioni amministrative affinchè si risparmi una spesa insostenibile per il nostro Paese, evitando che si ripeta l’assurda decisione del referendum sulle Trivelle. Un programma che abbia come faro quello del contrasto alle disuguaglianze che attanagliano l’Italia e la tengono incatenata in una situazione di forti contrasti sociali. Una proposta, anche elettorale, che si faccia carico di dare voce a tutti coloro che oggi si sentono abbandonati in un rapporto diretto tra rappresentanti e rappresentati. Per una sinistra capace di affermare senza titubanze di essere a sostegno del matrimonio egualitario, di una legge per il fine vita e della legalizzazione della cannabis. Un programma che ribalti il paradigma della cultura nel nostro Paese trasformandola da settore dimenticato ad investimento nevralgico. Per una totale riconversione ecologica del nostro modello di sviluppo economico.
Faremo di tutto per costruire un fronte ampio capace di esprimere posizioni chiare e inequivocabili, senza parlare alle segreterie di partito ma rivolgendoci alle persone. Ad iniziare dalla riunione provinciale dei Comitati di Possibile che sarà aperta a tutti, interessati, simpatizzanti e cittadini che vogliono proporre temi e proposte, e che si svolgerà martedì 14 febbraio 2017 alle ore 18:30 presso i locali di Frosinone In Comune in via Marittima (Frosinone) di fronte la Banca Popolare del Frusinate in zona stadio Matusa. Rinnoviamo inoltre l’invito alla Costituente delle Idee di Roma, per scrivere tutti assieme una nuova pagina politica del nostro Paese.


Gianmarco Capogna, a nome dei Comitati di Possibile della Provincia di Frosinone

 
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Alienazione di una generazione

colloquio di lavoro 350 260di Gianmarco Capogna - I Millennials italiani: l’alienazione di una generazione.
Viviamo in un Paese che ha scelto da circa 20 anni di rinunciare ad aprire un dialogo serio con le generazioni più giovani relegandole ad essere terreno di conquista elettorale subito dimenticate all’indomani del voto. Una condizione che lascia emergere forme di disagio sempre più diffuse per dei giovani che vivono in una società che non è capace di intercettare le loro esigenze e rispondere alle loro necessità. Per questi motivi crescono i numeri di quelle persone che dopo gli studi emigrano all’estero, di quelli che sono precari o disoccupati, degli stagisti sottostimati e sottopagati, dei neet, che non studiano e non cercano lavoro.
In quadro allarmante, se non drammatico, si registra una sostanziale incapacità della classe politica, e di Governo, di aprire un dialogo sociale che possa trasformare le richieste dei giovani in politiche pubbliche capaci di ribaltare e ridisegnare il modello di sviluppo nazionale. La stessa Garanzia Giovani, attuazione italiana della Youth Guarantee dell’UE, si è rivelata un grande flop e in alcuni casi una vera e propria truffa ai danni di una generazione senza futuro. I tirocini a 500 euro al mese, spesso pagati in ritardo a causa di una burocrazia infinita, si sono tradotti troppe volte in una nuova forma di “schiavismo” che porta i giovani a lavorare, a tutti gli effetti come gli altri dipendenti, fino a 140 ore al mese (7 ore al giorno per cinque giorni la settimana, un full time in cui i confini del tempo spesso sono fumosi) senza alcun tipo di tutela in caso di malattia o necessità di assentarsi; ogni forma di elasticità dipende dal proprio datore di lavoro. Inoltre nonostante Garanzia Giovani sia nata con lo scopo di incrementare le assunzioni proponendo una prima fase di tirocinio sovvenzionata e forti sgravi fiscali in seguito, molto spesso non si passa al momento dell’assunzione. Dopotutto i giovani in cerca di occupazione non mancano e un tirocinante, il cui profilo non necessariamente è post-diploma ma può anche avere una formazione anche accademica e quindi alta, costa comunque meno di un lavoratore assunto a tutti gli effetti. Per non parlare di quanti enti si siano accreditati agli enti Regione come soggetti promotori delle misure di Garanzia Giovani senza essere realmente in grado di adempiere ai compiti richiesti.

La favola della flessibilità

Negli anni 2000 ci hanno raccontato che la flessibilità era l’avvento della modernità nel mercato del lavoro. Che insieme alla flessibilità ci sarebbero stati anche meccanismi di sicurezza capaci di mantenere vivo il binomio lavoro-dignità. Poi progressivamente la flessibilità si è trasformata in precarietà senza tutele e sempre più senza diritti; una condizione che costringe a vivere nel presente senza alcuna possibilità di immaginare il futuro, figuriamoci di costruirlo. Oggi la mia generazione sta ancora peggio: siamo la generazione degli stagisti e dei tirocinanti, di quelli che o chinano la testa e accettano qualsiasi condizione o restano a casa senza alcun tipo di occupazione. I Millennials italiani vivono la condizione dell’alienazione: non riescono a collocarsi nel mercato del lavoro, vivono una progressiva crisi delle relazioni interpersonali, dettata anche dal boom di internet e dei social network, sono disinnamorati della partecipazione e della politica, incapace di rappresentarli. La politica deve capire che per affrontare il tema “giovani” deve uscire dalla concezione dell’intervento emergenziale e prevedere un tavolo di concertazione sociale dal quale cogliere necessità e proposte concrete.
Due proposte esistono già, ma sono ignorate a livello governativo: il reddito di cittadinanza e una discussione seria su un salario minimo. Nel primo caso prevedere per chi è disoccupato di ricevere un reddito minimo non è assistenzialismo, come anche il Governo spesso liquida la questione, bensì permette di dire no a proposte che non hanno nulla a che vedere con il lavoro e che calpestano la dignità stessa dell’essere umano, uscendo così dal “ricatto” di dover accettare a tutti i costi. La seconda proposta riguarda il lavoro come strumento che permette la piena realizzazione dell’essere umano: non si può accettare che il lavoro di una persona possa equivalere a qualche euro l’ora. Serve fissare una soglia al di sotto della quale non si possa scendere perché si tratta di schiavismo e non più di lavoro. Una soglia che non può essere 5,00 euro l’ora nei contratti interinali o peggio di un paio d’euro per i freelance.

Serve “un patto tra i giovani e tra le generazioni”

Quindici anni di politiche che hanno permesso il consolidarsi di queste pratiche, unite al progressivo avanzamento dei voucher e di forme di lavoro che nella loro atipicità (provvigioni, collaborazioni, progetti) si sono troppo spesso trasformati in escamotages perfetti per i datori di lavoro per aggirare le assunzioni. È vero, c’è anche un problema del costo del lavoro che va affrontato, ma la mancanza di volontà politica nell’affrontare questi temi non può ricadere sulle spalle di una generazione che vive pagando colpe che non gli appartengono e che invece fanno capo a politiche vecchie di almeno due decenni. Se non si interviene quanto prima, la politica ha fallito perché decide di vivere aggrappata al passato senza alcuna speranza di vedere crescere un futuro; il futuro che risiede in quella generazione che avrebbe tanto da dire e che invece non trova spazi di discussione. Quella generazione che poi diserta le urne, nonostante potrebbe essere l’attore sociale maggiormente determinante nelle consultazioni elettorali.
Serve “un patto tra i giovani e tra le generazioni” come sottolinea spesso anche Maria Pia Pizzolante, portavoce nazionale di TILT. I giovani devono tornare a parlare tra loro e con gli altri che seppur appartenenti ad altre classi di età possono avere le stesse necessità o condividere le stesse battaglie, quella sul reddito minimo in primis. Chi fa politica ha la responsabilità di promuovere queste forme di partecipazione democratica: abbiamo l’obbligo di ricostruire uno spazio di discussione; quel dialogo interrotto per troppo tempo con una generazione che invece ha tanto da raccontare.
Ci troviamo di fronte alla sfida politica della contemporaneità: riportare la fiducia tra i giovani, ribaltare il modello di sviluppo economico e uscire dalla precarietà. Per tornare non solo ad immaginare il futuro all’orizzonte ma anche per poter riprendere a costruirlo.
Gianmarco Capogna – Possibile Frosinone

 
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Summer Flash Photo Book

grilloparlante 350 260Alla libreria Il Grillo Parlante di Frosinone arriva il Summer Flash Photo Book
Appuntamento giovedì 28 alle 18:00, aderiscono anche Possibile e l’editrice Gemma Edizioni

La libreria Il Grillo Parlante di Frosinone organizza il Summer Flash Photo Book, un evento nel quale ogni persona può partecipare portando il proprio libro preferito, leggendo una pagina dello stesso e facendosi fotografare. Un evento che vuole unire un memento conviviale nel pieno dell’estate con la passione per la lettura. L’appuntamento è per giovedì 28 luglio a partire dalle 18:00 presso la libreria in via Tagliamento 20.

Maria Antonietta Rossi, titolare della libreria, sottolinea che “l’idea del Summer Flash Photo Book nasce con l’obiettivo di chiudere la stagione – ad agosto la libreria Il Grillo Parlante sarà chiusa per ferie – continuando un percorso che caratterizza lo stile della libreria: quello che unisce l’aggregazione sociale con i temi della cultura, dei libri e della lettura. Sarebbe bello trasformare questa iniziativa in un appuntamento annuale attraverso il quale ringraziare tutti coloro che scelgono Il Grillo Parlante e attrarre nuovi clienti”. Tutti i partecipanti che si lasceranno fotografare con la copia del proprio libro avranno anche l’opportunità di “sfidarsi” in un contest che vedrà per il primo classificato un buono sconto da utilizzare presso la libreria.
“Viviamo spesso nella realtà virtuale e le persone attraverso il social e le foto condividono le proprie idee catturando l'attenzione degli altri – prosegue Maria Antonietta - diciamo che l'idea è di unire la cultura del libro con la lettura del pezzo preferito insieme con l'utilizzo dei canali social che permettono di veicolare, anche solo con la condivisione della propria foto, messaggi importanti. Proveremo a lanciare un segnale: in una società digitale che spesso tende ad essere isolata e chiusa in se stessa proveremo a riscoprire il piacere della condivisione e dello stare insieme attraverso i libri”.
L’iniziativa ha raccolto già diverse adesioni, in particolare da parte dei Comitati di Possibile della Provincia di Frosinone e dalla casa editrice di Ceccano Gemma Edizioni. “In un libro ci sono persone, viaggi, mondi – afferma Gemma Gemmiti, titolare dell’omonima casa editrice – leggere in compagnia ti permette di attraversare quei mondi. Condividere inchiostro e parole, poi, fa crescere ognuno di noi. Per questi motivi ho scelto con la mia casa editrice di aderire all’iniziativa coinvolgendo parte del mio staff. Leggere insieme e ad alta voce è un ottimo modo di fare cultura e permette di condividere un momento di allegria e socializzazione”.

Gianmarco Capogna spiega così l’adesione di Possibile: “Per rilanciare Frosinone servono momenti di aggregazione che uniscano attraverso la cultura. Ringraziamo Maria Antonietta che con la sua bellissima libreria IL Grillo Parlante ha creato uno spazio dove ognuno è libero di scrivere la propria storia. Questo evento è importante perché ci permette di condividere un momento insieme riscoprendo il valore di essere comunità. Come Possibile vogliamo sostenere chi fa cultura in questa città provando a coinvolgere i cittadini di tutte le età come accade con le iniziative de Il Grillo Parlante”.

 
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Frosinone Possibile e GD Lazio al Roma Pride 2015

romapride 350 260Frosinone Possibile aderisce al Roma Pride 2015 - L’Associazione Frosinone Possibile aderisce con convinzione alla piattaforma politico-programmatica del Roma Pride 2015 che con una serie di eventi sulle tematiche LGBT animeranno la Capitale da domani fino a sabato prossimo, 13 giugno, quando la classica parata finale sfilerà per le strade della città. Il coordinamento delle associazioni LGBT romane ha scelto come slogan della manifestazione #LIBERIAMOCI a testimonianza della lotta quotidiana per una liberazione di tutte quelle persone che ancora oggi vivono discriminate e che hanno paura di vivere liberamente il proprio essere in quanto non riconosciuti e non tutelati dall’ordinamento giuridico nazionale.
“La Politica, i Partiti e il Parlamento devono quanto prima agire affinché vengano riconosciuti i diritti e libertà che spettando ad ogni cittadino senza alcun tipo di discriminazione” afferma Armando Mirabella – membro dell’Assemblea Nazionale del PD e tra i fondatori di Frosinone Possibile – che aggiunge “La legge per le aggravanti omotransfobiche dopo l’approvazione alla Camera, tra mille difficoltà e accompagnata da scelte al ribasso che ne hanno depauperato il senso, si è persa nei cassetti del Senato; speriamo che non accada lo stesso sul ddl Cirinnà che comunque è solo un primo step verso l’obiettivo dal quale non ci smuoviamo di un centimetro e che è il matrimonio egualitario come nei Paesi più avanzati d’Europa e del Mondo. Ma non abbiamo aderito al Roma Pride solo per questi motivi ma anche perché pensiamo che fare politica significa sapersi schierare dalla parte dei più deboli, di quelli che ogni giorno lottano contro le difficoltà e le discriminazioni indipendentemente se ci troviamo o meno nella stessa situazione. Dobbiamo farlo perché le riforme che riguardano i diritti civili fanno bene a tutto il Paese. Dobbiamo farlo perché la sfida dell’antipolitica si vince solo in questa maniera, ribaltando completamente il paradigma sociale e culturale che ci ha portato ad alimentare un clima di odio verso chi è diverso. Ma poi diverso da chi? La diversità è la fonte più grande di ricchezza nelle società complesse come quelle contemporanee”.
Al commento di Mirabella si aggiunge quello di Anna Rosa Frate, membro della Direzione Regionale del PD Lazio e da sempre attiva sui temi legati al welfare e ai diritti: “Il sostegno alla comunità LGBT non può più essere solo una cartina di tornasole nel momento delle competizioni elettorali. Non è più accettabile che la politica speculi sulla vita e sulla dignità di tante cittadine e cittadini che in questo Paese si battono ogni giorno per aver riconosciuti i propri diritti. E’ con questo spirito che attraverso il mio ruolo mi batto per questi temi anche a livello regionale, dentro e fuori il Partito Democratico. Su questi temi c’è la necessità di costruire la più ampia rete di collaborazione che unisca partiti, movimenti e associazioni. Non a caso nel Forum regionale del PD Lazio che è partito qualche giorno fa ho sostenuto che sulle questioni dei diritti civili ci debba essere una presa di posizione e di coscienza forte del PD per agire, dove possibile, a livello regionale in piena sincronia con il Presidente Zingaretti, la Giunta e il Consiglio. Con questo spirito aderiamo al Roma Pride 2015: vogliamo essere al fianco della comunità LGBT per sostenere battaglie che riteniamo essere di civiltà, battaglie che non si possono più rimandare e delle quali la politica deve farsi carico una volta per tutte dimostrando coraggio e determinazione”.
Comunicato stampa di Frosinone Possibile

Adesione Roma Pride 2015 - Innocenzi e Capogna (GD Lazio): “Dalla parte dei diritti, senza timori o reticenze, alla luce del sole. Per questo aderiamo all’Onda Pride 2015”
“Abbiamo sempre sposato in pieno le battaglie della comunità LGBT considerandole una sfida per i nostri territori; una sfida che si descrive con le parole rispetto, uguaglianza, dignità e laicità. Non ci siamo mai tirati indietro e non abbiamo intenzione di farlo ora, per questo aderiamo alla piattaforma politico-programmatica del prossimo Roma Pride 2015 che si inserisce nel più ampio orizzonte dell’Onda Pride che anche questo anno mobiliterà da nord a sud d’Italia il Paese migliore, quello che si batte per i diritti senza discriminazioni” afferma Martina Innocenzi, coordinatrice dei GD Lazio, annunciando l’adesione dell’organizzazione giovanile alle manifestazioni LGBTQI* che si terranno a Roma nella prima metà di giugno e che si concluderanno con la grande parata sabato 13.
“Negli anni ’60 il tema di fondo delle rivendicazioni per i diritti civili era quello della libération: dalle oppressioni, da una società fondata su stereotipi e pregiudizi, dalla marginalizzazione della politica, dalle repressioni. È stato così per le donne, gli studenti, i lavoratori e anche per la comunità omosessuale. E non è un caso che lo slogan di questo anno del Roma Pride sia LIBERIAMOCI! a testimonianza di quanto ancora c’è da fare per costruire una società del rispetto e dell’uguaglianza dove ognuno sia realmente libero di essere se stesso, di amare e di vivere senza discriminazioni. Siamo convinti che su questi temi debba mettersi in gioco la rete più ampia di associazioni, organizzazioni politiche e movimenti, e noi come Giovani Democratici del Lazio siamo pronti a fare la nostra parte. Non con le parole o con le frasi fatte, ma mettendoci a disposizione del movimento LGBTQI* per trasformare le idee in proposte e le criticità in azioni positive che possano contribuire a rendere i nostri territori e la nostra Regione un luogo a misura di essere umano” conclude Gianmarco Capogna, Responsabile Diritti e Politiche Sociali dell’esecutivo regionale GD.
Ufficio Stampa GD Lazio

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E' reato di tortura perchè c'è abuso di potere. Non si può scappare

Diaz Genova 2001di Gianmarco Capogna* - Dopo la sentenza sulla Diaz è il momento di una legge sul reato di tortura.
Del G8 di Genova del 2001 ricordo le violenze, da tutti i fronti, ricordo una città messa ferro e fuoco, manifestanti che a tratti sembravano guerriglieri e poliziotti che in tante occasioni non sono stati da meno. Ricordo limpidamente, con un brivido perenne che scende sulla schiena, le immagini dell'assalto alla camionetta delle forze armate che portò all'uccisione di Carlo Giuliani. Ricordo la mattina in cui ci siamo svegliati e insieme al latte e al caffè abbiamo osservato attoniti i servizi riguardanti l'irruzione nella scuola Diaz. Avevo dodici anni, più o meno, ma quelle scene di sangue e violenza mi sono restate impresse come un segno indelebile, a differenza dei ricordi della vita quotidiana alle scuole medie di cui ho rarissima memoria.
Oggi a distanza di 14 anni la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha dichiarato che quanto accaduto nella scuola Diaz si classifica come reato di tortura. Un reato che in Italia non esiste e che determina una lacuna normativa che mette a rischio i diritti umani fondamentali di ogni essere umano. Un fatto grave che il nostro Paese, tra i fondatori del Consiglio d'Europa, della Corte di Strasburgo e firmatario della Convenzione europea dei diritti dell'uomo redatta proprio a Roma nel lontano 1950, non abbia mai legiferato recependo gli indirizzi espressi all'articolo 3 della stessa Convenzione che impone che Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.
Da quasi due anni è in discussione in Parlamento una legge che introduca nell'ordinamento penale italiano il reato di tortura; dopo l'approvazione il 5 marzo 2014 al Senato dovrebbe approdare in aula alla Camera a giorni, ma anche in caso di approvazione dovrà tornare in seconda lettura in quanto è stata modificata. Tempi lunghi anche per l'approvazione di una norma di civiltà di fronte alla quale dovremmo essere tutti d'accordo. I diritti umani fondamentali vengono prima di ogni divisione politica e partitica e dovrebbero essere priorità trasversale di un Parlamento di uno Stato europeo e democratico.
L'approvazione del reato di tortura non può però considerarsi il traguardo finale ma una tappa iniziale: come ci ha descritto l'azione pluridecennale della Corte di Strasburgo sul tema, la tortura oggi giorno si manifesta in diverse forme e in maniera trasversale a tante situazioni. E' tortura la condizione inumana nelle carceri, alcuni trattamenti riservati ai clandestini, alcuni comportamenti delle forze dell'ordine nei confronti dei manifestanti. Allora la vera sfida è alzare l'asticella e chiedere che il Parlamento una volta approvata la legge si occupi anche di regolamentare le situazioni in cui tale reato si può verificare. Perché poi, dopotutto, anche questo ce lo chiede l'Europa.
In molti Paesi del vecchio continente ma non solo, i codici identificativi sui caschi delle forze dell'ordine in antisommossa sono realtà già da molti anni ad esempio. Su questo l'Italia è tra le poche realtà che non ha approvato una normativa che assicuri trasparenza e riconoscibilità degli agenti. Una questione che poi tocca l'etica di uno stato democratico che dovrebbe sempre salvaguardare il rispetto dei diritti umani dei cittadini assicurando libertà e sicurezza, compreso il diritto a manifestare senza correre il rischio, come avvenuto a Genova, ma anche a Roma nel 2012, di essere picchiati dalle forze dell'ordine senza alcuna possibilità di essere tutelati dalla legge.
Esiste dal 2001 un codice etico dell'Unione europea in merito alle forze dell'ordine che invita ad una polizia democratica e a ricorrere alla forza solo se strettamente necessario con il divieto di infliggere trattamenti inumani e degradanti e con la piena riconoscibilità degli agenti.
Un indirizzo comunitario disatteso da 14 anni dal nostro Paese, uno dei tanti mi verrebbe da dire. Uno di quei tanti temi sui quali vale la pena spingere, anche come Giovani Democratici, affinché il PD si dimostri coraggioso e capace di cambiare l'Italia avvicinandola sempre più all'Europa.
*Gianmarco Capogna – Responsabile Diritti, Politiche Sociali e Comunicazione GD Lazio

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L'8 Marzo non finisce: al via un progetto lungo un anno

8marzononfinisce 350 260di Gianmarco Capogna* - "L'8 Marzo non finisce": al via domenica un progetto lungo un anno per parlare di donne e questioni di genere
L'Unione europea ha lanciato per il 2015 l'Anno europeo per lo sviluppo con uno slogan molto chiaro: Il nostro mondo. La nostra dignità. Il nostro Futuro. Sarà un'occasione importante per tirare le somme su quanto è stato fatto per raggiungere gli obiettivi del millennio lanciati nel 2000 sui temi dello sviluppo sostenibile e della lotta alla povertà.
Allo slogan appena citato mi sento di aggiungere anche Le Nostre Donne. Il 2015 è infatti anche l'anno in cui si compiono i venti anni della Conferenza Mondiale delle donne di Pechino del 1995 che aveva lanciato obiettivi precisi legati ai temi delle donne e delle questioni di genere intorno alla povertà femminile, alla rappresentanza politica, all'empowerment, ai diritti fondamentali. Nonostante alcuni passi in avanti sono stati fatti, quella democrazia paritaria immaginata quando avevo solo 5 anni non è stata realizzata anche se il principio del gender mainstreaming - che in altre parole non è altro che attuare un'attenzione alle questioni di genere in tutte le politiche pubbliche e nei processi di policy making in maniera orizzontale e verticale – sia stato adottato in maniera eterogenea dalle maggiori istituzioni internazionali come base per la programmazione pluriennale, come nel caso delle strategie quadro messe in atto a livello comunitario.
Raggiungere la parità di genere è un percorso lungo e tortuoso nel mondo ma anche in Italia dove i dati testimoniano ancora come ci siano differenze sostanziali nella retribuzione uomo-donna, nonostante già i Trattati europei del 1957 vietavano il gender gap salariale, nella rappresentanza femminile nelle istituzioni dirigenziali e decisionali (comprese quelle politiche) – tanto che finalmente con circa dieci/quindici anni di ritardo anche nel nostro Paese si stanno adottando leggi correttive come la queta di rappresentanza nei consigli di amministrazione o la doppia preferenza di genere nelle elezioni di diverso ordine e grado – ma anche nel più generale tema dei diritti, civili, sessuali, sanitari, riproduttivi. Siamo un Paese che annovera numeri drammatici riguardanti le violenze domestiche e i femminicidi, che si chiude a riccio in una discussione ideologica e sterile sul tema della prostituzione volontaria, della tratta e dello sfruttamento, che non riesce a svincolarsi da principi legati alla religione su questioni come l'aborto e la prevenzione sessuale, che resta troppo spesso un tabù specialmente nelle scuole, ambienti dove invece gli altri Paesi europei investono tantissimo.
Per questi motivi come Responsabile Diritti e Politiche Sociali dei Giovani Democratici Lazio mi sono messo a disposizione, insieme con il circolo GD di Frosinone, del gruppo delle Donne PD di Frosinone per dare vita ad un percorso di approfondimento sulle questioni di genere che abbiamo chiamato L'8 Marzo non finisce. Un titolo che non nasce a caso ma che anzi vuole sottolineare come il nostro impegno verso le donne non si ferma ad una giornata ma dura tutto l'anno, ogni anno. Nel corso di tutto il 2015 organizzeremo eventi di confronto, studio, approfondimento e di dibattito pubblico su una serie di temi che presenteremo domenica prossima, 15 marzo, alle ore 18.30 presso la Saletta delle Arti in via Giacomo Matteotti a Frosinone. Sarà un percorso aperto alla società civile, ai sindacati, alle associazioni e agli enti interessati per costruire una rete e una task force su questi temi capaci di portare avanti un lavoro necessario e fondamentale nella nostra città ma anche nella nostra Provincia.
Come Giovani Democratici siamo consapevoli che questi temi necessitino dell'impegno di tutti specialmente in un contesto come quello attuale dove sempre più spesso ri-emergono posizioni fortemente discutibili e retrograde che vedono la donna come sottomessa all'uomo di casa, riproponendo una struttura patriarcale che con tanti sacrifici le rivendicazioni degli anni '60 e '70 avevano smantellato. Per questo siamo pronti a dare il nostro contributo in una battaglia che riteniamo essere di civiltà; una sfida che contribuisce al progresso sociale dei nostri territori e più in generale del nostro Paese.
*Gianmarco Capogna – Responsabile Diritti, Politiche Sociali e Comunicazione GD Lazio

Il Pacchetto Famiglia serve i bisogni concreti dei cittadini

giovanidemCapogna (GD Lazio): "Con il Pacchetto Famiglia la Regione Lazio investe su Welfare e Politiche Sociali e risponde ai bisogni concreti dei cittadini"
I Giovani Democratici del Lazio si complimentano con la Regione Lazio per l'approvazione del "Pacchetto Famiglia" che prevede l'intervento su cinque temi legati alle politiche sociali delle famiglie con un investimento di circa 60 milioni di euro, 50 messi a disposizione dall'Unione europea e 10 dalla Regione.
"Con il pacchetto di politiche sociali presentato dal Presidente Nicola Zingaretti e dal'Assessore Visini si da continuità alla volontà della Regione Lazio di sottolineare che la politica quella seria è quella che guarda ai cittadini e che ne intercetta i bisogni ricostruendo il sistema del Welfare che negli anni passati si era deteriorato" commenta Gianmarco Capogna, Responsabile Diritti e Politiche Sociali dei GD Lazio. "Ripartire dalle politiche sociali significa saper ascoltare le necessità di chi maggiormente accusa la crisi attuale. Siamo contenti che la Regione Lazio abbia scelto un percorso di investimenti rivolti alle famiglie nel senso più ampio, come ha sottolineato lo stesso Zingaretti, ai giovani e in generale al terzo settore, riprendendo il principio espresso già nel corso della scorsa campagna elettorale per cui è necessario andare avanti tutti insieme senza lasciare indietro nessuno".
"Le cinque azioni sono tutte egualmente importanti e siamo estremamente soddisfatti anche dell'inserimento del tema della disabilità che troppo spesso è stato erroneamente messo all'angolo e che invece in questo pacchetto viene rimesso al centro di progetti specifici che da un lato riqualificheranno le case famiglie per disabili già esistenti e dall'altro determineranno le condizioni per l'apertura di nuove strutture specifiche. Un tema sul quale lavoreremo anche noi come Giovani Democratici, coinvolgendo tutti gli attori interessati".
"Grazie al Pacchetto Famiglia adottato si concretizza la possibilità di creare una Regione dal volto umano, capace di investire lì dove i cittadini hanno bisogno dando risposte concrete, lasciando gli slogan ad altri e impegnandosi a dare vita ad un insieme di politiche sociali che rimettano al centro della politica i bisogni di ogni cittadino" conclude Capogna.
Gianmarco Capogna – Responsabile Diritti, Politiche Sociali e Comunicazione GD Lazio

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