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Antonella Necci

Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.
Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!
Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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«Dimissioni? Si, ma non è una cosa seria»

Anagni Palazzo della Ragione 350 260di Antonella Necci - In Italia chi rassegna le dimissioni, soprattutto se ricopre una di quelle posizioni di cosiddetta responsabilità, non ha poi l'obbligo di attenersi alla decisione presa. La legge permette così tante scappatoie, ripensamenti, vie d'uscita che giustificano lo stato d'animo che può aver causato tale decisione, che praticamente quasi mai nessuno fa quanto deciso. Uno dei motivi che ci rendono ridicoli agli occhi degli altri paesi stranieri. E che ci fanno avere la meritata fama di paese dove le dimissioni non sono una cosa seria. In politica devono esserci crisi di governo gravissime per indurre chi le ha causate a tirarsi indietro. Altrimenti il politico nostrano riemerge dalle proprie ceneri come l'araba fenice. Trasmigra nelle sembianze più disparate pur di non mollare. Animato da alti ideali, che si sa, molte volte non si possono mettere in pratica.
Il più delle volte.
Ma la buona volontà c'è sempre e viene dimostrata proprio dal riemergere dopo la sconfitta elettorale, dal ricrearsi una facciata di rispettabilità dopo qualche fatto di corruzione, addirittura dal farsi cambiare i connotati pur di sembrare diversi, nuovi, accettabili. Politicamente giusti e corretti.

La baruffe anagnine

Tale preambolo per spiegare, in parte, le baruffe anagnine dei giorni passati, che nascondono dietro ad atteggiamenti e proclami drastici, una verità semplice semplice. Mi correggo. Per tentare di spiegare, in attesa che l'ufficio stampa del Comune di Anagni fornisca delucidazioni in merito, visto che le sibilline parole del sindaco Fausto Bassetta che si dichiara incorruttibile e si divincola da ogni possibile riconducibilita ai tentacoli della corruzione, hanno gettato una luce diversa sullo scenario, già ingarbugliato, della politica della città dei Papi.
Che ha voluto intendere il sindaco Bassetta? A quale tipo di corruzione fa riferimento, e ad opera di chi? Di Progetto Anagni? Ma allora, così facendo, da adito ad illazioni sulla non specchiata onestà di intenti di uno dei gruppi consiliari di maggioranza.
Del Pd? Le parole di critica che il sindaco ha pronunciato il 6 ottobre, durante il consiglio comunale, farebbero pensare ad una incapacità ad imporsi da parte di un partito che sta cercando un'anima e una direzione. Non certo ad elementi riconducibili alla corruzione.
Ma allora chi vuole tentare di corrompere il sindaco Bassetta? Presumo che si potrebbero accelerare i tempi se lo stesso sindaco parlasse in modo più limpido. Magari attraverso il canale d'informazione che gli è stato assegnato. Se esiste davvero un tentativo di corruzione, il sindaco Bassetta, da uomo di legge prestato alla politica, non può più tacere, soprattutto ora che ha rassegnato le dimissioni, che, come lui ha ricordato, citando la legge, avranno effetto solo tra venti giorni.
Un’eternitá, durante la quale, di sicuro le cose si sistemeranno, con buona pace di tutti i gruppi consiliari, ma che lasceranno ancora scoperto l'interrogativo legato al concetto di corruzione che, così, cadrà abilmente nel dimenticatoio.

In scena Roberto Cicconi

Per fare un'ipotesi che non si allontana molto dalla realtà, penso che con quelle parole il sindaco Fausto Bassetta stesse rispondendo, a distanza di due giorni, al’ex assessore Roberto Cicconi e all’ intervista che lo stesso Cicconi aveva rilasciato al quotidiano online anagnia.com ( http://www.anagnia.com/italia/politica/2017/10/04/anagni-l-intervista-a-roberto-cicconi-estromesso-dalla-giunta-comunale-amarezza-per-questa-decisione-il-sindaco-ha-ceduto-a-quello-che-lui-stesso-ha-definito-un-ricatto-politico), proprio il 4 ottobre, il giorno in cui sono stati resi noti i nomi dei componenti del Bassetta-tre. Ricordiamo che Roberto Cicconi, leader di Anagni Democratica, fu uno degli avversari della coalizione che portò Bassetta al governo di Anagni. L'apporto di Cicconi, in termini numerici, fu di 1900 voti. Non poco, se si pensa che Natalia, all'opposizione, ne ebbe poco più di 2000. Cicconi e il suo gruppo si ritrovarono in opposizione, inizialmente, ma dopo un anno, il sindaco decise di ricompattare le forze della sinistra e quindi il gruppo di Anagni Democratica entrò tra le forze di maggioranza con due consiglieri e un assessore. Cicconi, appunto. Nessun cambio di casacca, nessun voltagabbana. Il sindaco fu chiaro all'epoca. Cicconi entra in giunta a pieno titolo, perché fa parte della maggioranza.
Tempo due anni e la storia è cambiata.
Nell'intervista Roberto Cicconi parla di eventi realmente accaduti. Da uomo politico fuori dagli schemi di potere, dice la verità su fatti che sono sulla bocca di tutti, ma che la stampa accenna, minimizza, vela di mistero. Ma non esiste nessun mistero se non il fatto ribadito, sia da Roberto Cicconi che dal sindaco Fausto Bassetta, che il corvo della corruzione aleggia sul consiglio comunale di Anagni. E che se non si denuncia, ricordiamoci che, sempre secondo la legge, si è complici.
08/10/2017.

Trippotto, Trippotto, non sai ancora cosa ti aspetta

Poldino 15 harley davidsondi Antonella Necci - "Moana, per favore cara, vuoi dire a EI Togo e ai suoi compagneros di aspettarmi in piscina mentre finisco questa telefonata? Cosa?? Ma sei impazzita? No, non ti compro un altro diamante. No. Scappi con EI Togo? Padronissima. Vai! Vai pure a vivere nell'e foreste del Guatemala. Però adesso esci e chiudi la porta."
"Scusa Davillé, che cosa mi stavi dicendo? I miei cinghiali e le mie lepri non sono arrivati a destinazione? E perché i ragazzi stanno in galera? Ma chi diavolo è questo Lanzinsckji? Non mi sembra un nome inserito nel mio libro-paga."
Franklin Trippotto era nel pieno dei festeggiamenti del santo patrono di Anagnon-sur-la-mer, travolto dalla necessità di organizzare festini a base di orge e cocaina per celebrare degnamente. Così aveva percepito solo vagamente le parole che Davillé gli stava comunicando. Aveva a suo modo capito che era accaduto qualcosa a quegli imbranati della maggioranza e a quegli scansafatiche dei suoi Gaglioffi. Non riusciva a capire cosa, perché mentre Davillé gli spiegava, le ragazze entravano e gli chiedevano ora un favore, ora un desiderio. Del resto EI Togo non era solo un narcotrafficante. Era anche un ladro internazionale di pietre preziose, di gioielli di gran valore e di quadri di autore. Era anche un gran bel ragazzone. Altissimo, fisico statuario, capelli lunghi e riccioluti e occhi verde intenso, che variavano colore secondo il tempo. Ora stava in piscina circondato da tutti, perché sapeva pure raccontare storie e aneddoti tanto da mantenere viva la conversazione, grazie alla sua cultura, costituita da una laurea in legge presa ad Harvard e una in biochimica presa alla Sorbonne. Roba da fare invidia a tutti gli esseri umani di sesso maschile. Figuriamoci a quella palla di lardo di Trippotto, che nonostante fosse molto alto si vedeva sovrastare di un buon 15 cm da quel Togo. Per il fisico, poi, era un altro discorso.

 

Da parte sua, anche Davillé stava, mentalmente, in multitasking. Non riusciva a ricordare se Moana fosse la biondina con il viso da bambola e le tette prorompenti o la rossa un po' piatta, ma sensuale. Le conosceva tutte le ragazze di Trippotto per essere stato ospite più di una volta alle sue feste. Ehhhh! Un brutto lavoro il suo, ma qualcuno doveva pur farlo. Si era volentieri sacrificato lui, quando aveva visto le ragazze passeggiare un pomeriggio assolato lungo il corso del paese. CPoldino 15 bivaccoiò che lo aveva fatto decidere ad accettare l'incarico alla 007 al servizio di Marinelle De Vigny, non furono tanto i minuscoli abitini che le due ragazze, che vide quel giorno, indossavano, ma il fatto che non usassero biancheria intima. Roba da infarto per i vecchietti nullafacenti, boriosi e presuntuosi che stavano in quel momento giocando il loro gioco di carte preferito, chiamato "passatella".
Davillé si ricordava ancora la scena. Rimasero paralizzati. Ne parlarono per un anno intero, invidiando Trippotto e cercando di farselo amico ogni volta che scendeva in paese.
Altro che ideali di sinistra! Quelli avevano in mente un solo tipo di ideale! Che tipi!
La telefonata andò avanti per un bel pezzo, e la causa non fu la distanza geografica dei due partecipanti. Entrambi erano persi dietro ad altri pensieri e si sa, la distrazione, è sempre una cattiva consigliera. Per tagliar corto e per non rischiare che EI Togo gli portasse via Moana, la più brava e servizievole tra le ragazze, Trippotto concluse la conversazione con un "Va bene. Fate voi e poi inviatemi la nota spese di questo Lanzinsckji."
Già si sentiva preoccupato perché di sicuro la nota spese sarebbe stata in dollari. Ma non poteva rischiare di perdere ora che si trovava ad un passo dal riprendersi Anagnon-suo-la-mer.

"Porgi i miei omaggi al Generale. Dille che quando deciderà di schierarsi nelle mie truppe, per lei ci sarà un posto di eccezionale importanza. Ora scusami Davillé ma il dovere mi chiama. A presto" e chiuse frettolosamente.
Il dovere, eh? Trippotto, Trippotto, non sai ancora cosa ti aspetta.

 
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E' proprio vero che la realtà supera la fantasia

Poldino14 foto 2 350 260di Antonella Necci - Poldino 14. “Certo che è proprio vero quando si dice che la realtà supera la fantasia”.
Le parole di Robert Geppò risuonarono nel silenzio che si era creato al termine del racconto, confermato da Poldino e Padre Rocco, che avevano visto personalmente l'ultima parte dell'evento poliziesco laggiù al pub. Geppò era sempre poco loquace.
Lasciava parlare Marinelle. E mentre lei parlava, lui la guardava come si guarda la regina della propria vita. Poldino non poté sopportare quello sguardo da bradipo ebete, rincitrullito dall'amore per una donna di cui anche lui era innamorato. Ma lì, con Padre Rocco presente, con tutti i confratelli che lo guardavano, dovette fare finta che le parole di Geppò fossero sagge, e non luogo comune da agricoltore per hobby che si riposava con il suo sigaro e la sua birra dopo una giornata di lavoro. Lui! Che era sempre stato allergico a qualsiasi forma di lavoro, sia fisico che mentale.
Tralasciando tutte le elucubrazioni sul suo presunto rivale in amore, la prima frase, ulteriore luogo comune, che gli uscì dalla bocca, a sostegno del discorso che si era bloccato dopo cotanta riflessione fu:
“Che fare?”. Cosa possiamo fare noi per salvare la situazione? Cioè intendo, per salvare capra e cavoli?”.
Lo guardarono tutti con aria per niente predisposta allo scherzo. Geppò sembrò più degno di stima di lui nelle sue quattro parole al vento. Eppure lui aveva espresso un pensiero ben più profondo: ”Lasciare marcire o riscattare la sua maggioranza insieme agli ignobili del progetto per la sua esclusione dalla scena politica,ai suoi avversari dichiarati nonché affiliati alla cosca pro-resurrezione del suo rivale che, considerato il peso, poteva essere il suo doppio, il suo circumnavigatore?”

Inutile. Anche nel nuovo mondo, nell'emisfero sud, aveva problemi a farsi capire. I casi erano due: o la gente aveva perso il più pallido senso della logica cerebrale, oppure lui si era talmente tanto distaccato dal mondo comune, da non riuscire più a percepirne i meccanismi contorti.
Oppure c'era la terza opzione. L'opportunismo stava assorbendo le ultime gocce di succo cerebrale degli esseri umani.
Non espresse nulla del suo Poldino-pensiero, per non venire rimproverato, o peggio ancora, deriso. Con un viso rassegnato e con l'espressione da santo martire che piaceva tanto a Marinelle perché le stimolava il sopito senso materno, si sedette in un angoletto, appoggiò la testa sul braccio e si posizionò in attesa degli eventi. Stavolta a parlare fu Padre Rocco.Poldino14 foto 1
“Dobbiamo salvarli. Non possiamo permettere che ad Anagnon-sur-la-mer si parli male di noi e si dica in giro che siamo dei cattivi cristiani. Sono stati degli sciocchi, va bene. Ma chi non lo è? La vita è fatta di errori. E l'essere umano sbaglia, cade, si rialza, cade ancora. Migliaia di volte. Nessuno osi scagliare la pietra contro un proprio simile.”

Marinelle decise che era giunto il momento di fermare l'omelia in action di Padre Rocco, che si era lanciato lungo sentieri ben conosciuti. Gettò, a bruciapelo, la frase:
”Serve un avvocato esperto in diritto internazionale. Qui la legge è piuttosto severa nei confronti dei cacciatori di frodo. Il cinghiale è una specie rigorosamente protetta, ma non rara come le lepri. Il grande problema sarà far capire che le pappardelle al sugo di lepre sono una specialità comune nel paese di provenienza dei peccatori!”.
Si interruppe. Le veniva da ridere. Strizzò l'occhio a Poldino e si girò fingendo di versarsi del succo di arancia. Poldino, a quello sguardo complice, si drizzò dritto come un serpente a sonagli prima di colpire. Guardò con aria superba Geppò, al quale nulla era sfuggito, ma che fingeva di non aver visto. Ciò che mentalmente i due si trasmisero fu cosa che Guglielmo Marconi non aveva previsto. Onde cerebrali che passarono da un capo all'altro della stanza senza alcuna interferenza. Bloccate solo da Davillé che se ne uscì con:
“Ci sarebbe Lanzisckyi. Piotr Lanzinsckyi. Quel ragazzetto sloveno. Sa il fatto suo. Non è esperto in diritto internazionale, ma se la cava bene con le leggi. Però è avido. I soldi dove li troviamo per pagarlo?” .
“Telefoniamo a Frank. Pagherà lui. Dopotutto l'allegra comitiva stava qui grazie ad un suo fantomatico piano.”

Le parole di Marinelle conclusero la discussione fatta di poche parole, tanti sguardi, qualche malvagio pensiero di gelosia, e tante, tante onde cerebrali disperse nell'etere. Di lì a poco sarebbero tutti andati a dormire. Stanchi, ma felici per la soluzione trovata. E con una speranza in più nel cuoricino.
“M’ama, non m’ama…..” come si fa a dormire dopo quello sguardo?” Poldino decise di contare le stelle e per ogni stella cadente, in quella tiepida notte di agosto, decise di esprimere il medesimo desiderio…..

 
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Sensazionalismo estivo

navy seal photo 350 260di Antonella Necci - A leggere le notizie che si avvicendano come raffiche di vento gelido, si potrebbe trarre, intanto, il vantaggio refrigerativo. E non è poca cosa in questi giorni.
Ad analizzare con occhio più critico ciò che traspare tra le parole volutamente sensazionaliste, ci sarebbe, intanto, da ridere, nel pensare agli effetti che il caldo produce sugli esseri umani, e in seconda chiamata, a ragionare sul perché simili “bombe giornalistiche” vengano lanciate in estate, dalla fine di luglio fino alla fine di agosto, per poi rientrare nei ranghi del “ci eravamo tanto odiati, ma adesso andiamo insieme alla sagra della porchetta”. Badate. Simili atteggiamenti non sono solo italici.
Magari con toni più freddi, grazie al clima estivo più temperato, ma succede anche oltralpe. Succede anche in luoghi insospettabili. Succede perché ”questa è la politica”, così almeno tutti si giustificano. “Perché così vanno le cose”, altro luogo comune giustificativo.
Puntare il dito contro chi detiene il potere, sembra poi, lo sport estivo preferito. Su ogni notiziario, ogni quotidiano, ogni blog che si rispetti, e anche su quelli che non meritano rispetto, si leggono improbabili esternazioni, non richieste, ma forse ad uso e consumo del personale elettorato, di questo o quel politico, il più delle volte sconosciuto, molte volte poco stimato, sempre presente quando c'è da dire fandonie.
A cosa servono queste esternazioni? Intanto a colmare il vuoto della mancanza di notizie. In estate il riposo è d'obbligo per tutti. Complici le bollenti temperature, la gente ammazza di meno, stupra di meno, si criminalizza di meno e anche la politica, si alimenta solo di pettegolezzi da bar, non di fatti concreti.
In questo mortorio, ogni esternazione è buona per ravvivare le conversazioni languenti dei pub, bar,golf club, ristoranti, pizzerie, e via dicendo. Così che quei giornalisti che godono di maggiore fama rispetto ad altri, non sapendo come fare per colpire al cuore quel politico che non solo si rifiuta di pagarlo per far scrivere a proprio favore, ma che se ne infischia se gli scrivono contro, per creare “il sensazionale e l'inaudito” non ha che attaccarsi alla scelta del cantante sbagliato, alla sbagliata applicazione legislativa, alla eccessiva onestà del politico in questione che segue le vie legali. Questo sì che è inaudito, soprattutto nel frusinate. Fortunatamente politici che seguono le strade legali in questa provincia si contano sul palmo di una mano, e anzi, io mi fermerei al pollice. E allora che fare per porre a tacere cotanta tracotanza mista a vanagloria?
Innanzitutto il folklore non è mai un aspetto negativo della provincia. Anzi è l'unico aspetto positivo, a ben guardare. Le esternazioni basate su fatti populistici e non legali fatte da chi ha una laurea in legge ed esercita la professione di avvocato, sono indicative per non scegliere quell’avvocato caso mai ce ne fosse bisogno. Gli attacchi fatti dal giornalista a quel politico che non lo paga per scrivere a suo favore, danno la misura della corruzione della stampa collusa con chi sta al potere.

Gli attacchi contro quel politico che sceglie coraggiosamente di far rispettare la legge danno la chiara visione che non basta un esercito per cambiare certe abitudini consolidate. A mio parere ci vorrebbe un intero corpo di Marines. Ma poiché in questi così, io sono per le maniere forti, credo che solo i S.E.A.L.* avrebbero qualche possibilità di vittoria.

12/08/2017

*U.S. Navy SEALs sono le Forze speciali della Marina degli Stati Uniti, al cui interno vi è una componente specializzata in antiterrorismo, comunemente nota ... (ndr)

 
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Una situazione del tutto nuova

Poldino 13 350 260 mindi Antonella Necci - Poldino 13. Cercò di fermarlo. Poldino si era scagliato come un fulmine verso la porta del pub ed era sparito, lasciando Davillé incapace di fermarlo. Lo segui subito dopo, ma si ritrovò sul piazzale antistante a cercare il nulla. Era sparito. La sua auto era li, ferma e con le chiavi nel cruscotto. Era fuggito a piedi, con la pioggia fitta. Brutta cosa. Marinelle lo avrebbe rimproverato per bene stavolta. Ma che fare? Il pub non poteva chiudere proprio ora che stavano giungendo i primi clienti. E per cercare chi? Un fasullo, bugiardo, viscido chiesastico, che al primo segnale di protesta metteva il muso peggio di un procione, scappava nella tempesta incurante dei pericoli che chi doveva prendersi cura di lui avrebbe dovuto affrontare.
“Affoga pure per quel che mi riguarda. Che troverà in te Marinelle ancora non l'ho capito, né mai lo capirò.” Così urló Davillè, rivolto al vento e alla pioggia incessante, perché di Fausto Poldino non restava nessuna traccia. Rientrò nel pub. Appena in tempo. L’allegra comitiva giunta da Anagnon-sur-la-mer aveva già cambiato il canale televisivo, si era posizionata ai posti di combattimento mangerecci e reclamava patacche al sugo di lepre, vino bianco frizzante Cesanese e arrosto di cinghiale con contorno di patate.
Del resto erano stati abituati a casa di Trippotto, il quale aveva un cuoco super stellato, decorato al valore civile della patacca, insignito dell’emerito titolo di Gran Maestro cuciniere delle Sacre cucine unite. Tutto quello che lui toccava veniva trasformato in piatto unico, fossero pure stati agnolotti in umido. Il cinghiale, poi, era la sua specialità. In città si parlava spesso dei suoi piatti. Ora che si era dato alla cucina araba usava il cinghiale al posto del maiale e mescolava verdure, frutta tropicale e vino rosso cesanese per insaporire i suoi kebab. Che andavano a ruba.

Accade l'incredibile

Davillé ben presto si dimenticò di Poldino, la sua fuga, i suoi capricci. Si fece coinvolgere dall’allegra brigada che iniziò a mangiare di gusto, coinvolgendo anche gli indigeni del posto che per la prima volta apprezzarono tante prelibatezze e che, in cuor loro, si chiedevano come mai tutti quei simpatici individui, che avevano così tanto e buon cibo, si erano,in massa, trasferiti li, in quella terra dagli usi e costumi più spartani e dalle tradizioni culinarie molto meno variegate. Nel mangiare i kebab di cinghiale selvatico, poi, si chiesero come mai quel cuoco riusciva a dare alla carne un sapore mai sentito prima. Man mano che il pasto procedeva gli indigeni si persuasero che ci fosse dietro la mano di qualche spirito del male. Uno spirito che fosse giunto fin li, al seguito di quella brigata che, a ben guardare, aveva gesti poco ortodossi, volti poco rassicuranti,linguaggio per niente educato e che sembrava davvero essere uscita dall'interno di un inferno di anime. Complice il vino, prima bianco e poi rosso, gli indigeni si fecero persuasi che quel pub fosse un covo di diavoli assatanati, e decisero di chiamare il ranger. Si pentirono di essersi uniti a loro. Ingoiarono il centesimo kebab e fecero il numero della polizia locale che giunse in meno di cinque minuti. Poldino 13b min
Quello che successe poi fu un tale putiferio che Davillé ancora stentava a crederci. I rispettabili consiglieri comunali della maggioranza di Anagnon, ora un po' alticci e dai movimenti rallentati a causa del cibo e del vino, si arresero alle forze dell'ordine pensando che stessero all'interno di un gioco. Ridevano, scherzavano e chiedevano di essere ammanettati. Gli scagnozzi di Trippotto e i boriosi del Progetto per far resuscitare Anagnon, che avevano guardato ma poco assaggiato, erano di certo più consapevoli di essere nel mezzo di una retata alla Starskii and Hutch e che la questione avrebbe avuto risvolti poco piacevoli. Tentarono,dunque,di opporre resistenza e per questo furono ammanettati e picchiati con manganelli al titanio. Roba seria. Davillé, nello scompiglio generale, si dileguò dal retro appena in tempo per assistere all’asporto dei suoi clienti nei blindati della polizia. Pensò che tutta quella cena gli era costata tanto e che nessuno lo avrebbe pagato. Un bel colpo per il pub, ma almeno non glielo avevano chiuso. Per il momento. Appena tutti furono andati via e il silenzio della notte era ridisceso attorno al suo locale, si decise a rientrare per ripulire tutto.
Aveva appena cominciato quando, alzando lo sguardo si ritrovò di fronte Poldino insieme a sei figuri vestiti di nero che lo guardavano con riprovazione.
“che diavolo…… Ma dove diavolo…… E questi chi diavolo……. Poldino! Bentornato! Ma dove diavolo sei stato per tutto questo tempo? E questi qui chi diavolo sono? La comitiva dei tuoi odiati nemici è stata prelevata dalla polizia locale meno di un'ora fa. Sei contento? Adesso potrai vedere la TV in pace e cambiare canale quando vuoi. Mi aiuti a ripulire o hai deciso di fare la bella statuina?”
Discorso pronunciato tutto di un fiato, che non richiedeva che un monosillabo di risposta. Che non giunse. Poldino e i sei rimasero a fissare ora il pub, con i suoi resti di cibo sparsi in giro, ora Davillé, chino a raccogliere altro cibo da sotto i tavoli, ora l'esterno dove in lontananza si sentiva il frastagliato rumore del mare, ancora grosso a causa della pioggia, ma sempre più rassicurante di quanto stava accadendo in quel minuscolo posto, disperso nella Terra di Mezzo, in quell’emisfero Sud che si era fatto davvero molto affollato.

 
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Tutti pazzi per le revoche

valledeitempli 350 260di Antonella Necci - La notizia diffusa oggi dal quotidiano La Repubblica in un articolo scritto dalla redazione di Palermo, da Claudio Reale, deve far riflettere e meditare.
L'articolo, intitolato ”Sfiducia a Cambiano. Pioggia di solidarietà al sindaco di Licata. Attacchi ai 5 Stelle”, mette in evidenza come un sindaco, in una provincia come Agrigento, dove l'abusivismo edilizio ha scempiato luoghi considerati la culla della civiltà del Mediterraneo, ha pensato bene, con onestà, di applicare la legge. Apriti cielo.

Ma dico io? È impazzito. Già vive in una terra poco tranquilla. Lui stesso vive sotto scorta. Prendere posizioni così legittime lo può condurre dritto dritto nella tomba.
Perciò il consiglio comunale, con grande senso civico e generosità, pensando di evitargli questo momento estremo, ha escogitato l'idea di sfiduciarlo e mandarlo a casa.
E la giornata di oggi, a ben vedere, si è rivelata più che bollente. Vabbè che il 10 agosto è da sempre la notte di San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti, la notte più calda dell'anno, ma qui si esagera. Su un altro articolo, infatti, stavolta pubblicato dal giornale Italia Oggi, si parla addirittura di sette sindaci sfiduciati in un colpo solo. Potete verificare, se non vi fidate. Il titolo è “Sicilia. Cadono 7 sindaci in un colpo solo“ di Filippo Merli. La data è la medesima: il 10 di Agosto.
Che poi, in una ricerca più accurata, pare che la caduta e la sfiducia dei sindaci dipenda dal clima. Spulciando tra notizie non tanto recenti, esce fuori che nel 2015, esattamente l’otto Luglio, fu sfiduciata la sindaca di Sesto Fiorentino. Sfiduciata dalla sua stessa maggioranza, più SEL e un appartenente al gruppo misto. Un filotto totale. La sindaca in questione, Sara Biagiotti, era anche presidente dell’ ANCI Toscano. La Sindaca dei Sindaci! Andiamo bene!

abbazia di montecassino cassino 350 260Ora, però, a me sorge un legittimo quesito: come mai le maggioranze e le opposizioni nei consigli comunali ci mettono così poco a sfiduciare sindaci che si danno da fare per far rispettare la legge, ma ci mettono una enormità di tempo per alzare la voce con quei sindaci che ungono a destra e a sinistra, scrivono su blog come il profeta Isaia, e agiscono facendo credere di essere a favore dell'umanità tutta, ma di fatto non muovendo una foglia che chi li manovra non voglia?
Questi sindaci, non ho capito bene perché, riescono a restare con il deretano ben saldo sul seggiolone da sindaco e anche a farsi rispettare e stimare. Cose ben strane accadono nel nostro cosiddetto bel paese.
E in questo momento la mia mente si sposta un po' più a nord della Sicilia, in una terra che si chiama Ciociaria.
No, tranquilli. Qui la legge non arriverà mai.

La corruzione resterà legittima proprietaria tenendo saldamente bloccato lo sviluppo sia economico che culturale della provincia. Dormite pure sonni tranquilli. Qui i profeti non ci sono, a parte qualche blogger della parte bassa della provincia, che crede di essere proprio il Messia. Ma di certo ne è la reincarnazione, in formato commercializzato. Ad uso e consumo di chi gli chiede cosa, dove, quando scrivere. E soprattutto contro chi scrivere. Perché è questo che mi spaventa. La calunnia degli internauti da social.
Quanto sono avulsi dalla realtà tutti coloro che vivono in simbiosi con il proprio blog e i propri social network?
Lo sono in formato sempre più esponenziale. È chiaro che simili meccanismi rubano lo spazio alla vita reale. È evidente,però, che simili persone stanno dominando, con l’irrazionalità che automaticamente si sviluppa dal distacco dalla realtà, e stanno soprattutto condizionando le scelte dell'umanità tutta.
Si evince perciò che tali blogger pensano, magari con qualche aiutino, che se un sindaco deve “smammare” perché troppo scomodo e poco accomodante, si debba attivare una campagna contro di esso. La calunnia è un venticello….così dicono, ma questi blogger, per paura di restare intrappolati nella baraonda di venticelli che i social creano, pensano bene di creare un temporale, magari anche un uragano. Sanno bene, per grande esperienza, che la gente si farà travolgere in modo acritico. Contano proprio sulla passività intellettiva per consolidare le informazioni distorte.
Insomma distruggere la reputazione di chi è onestamente e consapevolmente dedito al proprio dovere è, oggigiorno, molto facile. Riformare la dignità di chi è onesto e viene ingiustamente attaccato è, di contro, di una difficoltà estrema. E allora che fare?
Io credo che l'unica soluzione sia mantenere ben saldo dentro di noi, ciò che si chiama “l'ombra di un ragionevole dubbio”. Solo quel “ragionevole dubbio” ci può far riflettere sul perché i tanti che detengono le redini del potere da decenni, si incattiviscano e tentino in tutti i modi di far affondare chi, da uomo di legge e delle istituzioni, tenta, con tenacia e dedizione, di riportare l'ordine, la civiltà, lo sviluppo sociale in un paese di anime morte. E chi vuole capire capisca. Chi non vuole capire è perché non ha seguito il filo logico dell'articolo.
10/08/2017

 

 
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Non aveva scelta

Poldino 12 1di Antonella Necci – Poldino 12. Non aveva scelta.
Poldino non se ne sarebbe mai andato via. Non avrebbe mai abbandonato il suo dovere primario di Sceriffo di Anagnon-sur-la-mer. Bisognava spingerlo ad abbandonare. Metterlo alle strette.
Rojo Minsckji ripensava alle ultime frenetiche settimane. Un tam tam di colpi di scena, trovate pubblicitarie, interviste e smentite, interventi estemporanei in TV locali. Fuori onda mandati in onda in tempo reale. Sviste giornalistiche, trame piene di gossip che avevano infiammato il paesino che, sonnacchioso, sembrava non attendere altro per risvegliarsi. Tutto per creare il dubbio sulla onestà e sulle capacità di leader del buon Poldino.
Quei melliflui discorsi che partivano dal concetto basilare ”siamo qui non per crocifiggere quella Gran persona onesta di Poldino, ma per puntualizzare cose che fanno male alla popolazione intera”. Il buon Bruto non avrebbe saputo fare di meglio al funerale di Giulio Cesare. Il problema era l’inconsistenza delle recriminazioni. Di Minsckji, perché di Bruto qualche fatto concreto in più ce n’era all'epoca.
Tutto quell’escogitare scaturito dalla testa di Minsckji e condito dalla quiescenza dei giornalisti locali profumatamente pagati da Trippotto. Il quale, appena sentita aria di riscossa, aveva deciso di essere della partita. Aveva radunato la maggioranza nella sua modesta villetta di 100 ettari poco fuori Anagnon, e attorno alla piscina dove sguazzavano le Veline affittate per l'occasione, giocava a fare l’anfitrione. Generoso e sottomesso, perché ancora non era ora di mostrare le unghiette aguzze dello sciacallo.
“Continuiamo così. La strada si spianerà da sola. Non diffidate di me e della onesta volontà di sopprimere quel gran ruffiano.”

La grande rabbia

Sorseggiava il mojito con più rabbia quando la mente gli si soffermava sull'uomo che lo aveva spodestato.
“Frank, come facciamo a fidarci di te? La tua fede politica non ci …..”
“Fede politica? Non farmi ridere, Peppino. Di quale politica vai blaterando? Ma non capisci che se non lo annientiamo, lui renderà la politica un covo di onesti ePoldino 12 2 scrupolosi osservanti delle leggi? È questo che vuoi? Distruggere le basi su cui la politica è fondata? Distruggere il viscido acconsentire per poi pugnalare alle spalle? Distruggere tutti i giochi di intrighi e di futilità, di chiacchiere e disonestà?”
Guardò Peppino Lucariello con un'aria di tale rimprovero, che quello si fece piccolo piccolo e decise, voltando le spalle, di andare a fare due tuffi in piscina, proprio vicino a quella moretta procace che Trippotto chiamava Jenny. E sparí, rivolgendo le sue attenzioni sulle qualità che la ragazza gli mostrava in dimensioni più che abbondanti.
”La politica che realizza ciò che dice. Roba da pazzi. Ma quando mai si è visto un comportamento simile? Quando mai abbiamo realizzato qualcosa, noi tutti, quando eravamo al potere? Mi ribolle il sangue se ci penso.”
“Stai calmo Frank, che la pressione ti si alza troppo.“ Il mellifluo medico Rojo Minsckji si preoccupava più delle capacità di stratega politico che della pressione del “suo” Frank. Del resto anche lui aveva già posato l'occhio sulla signorina Moana, che somigliava vagamente alla moglie, senza avere quei tratti di volgarità.
La signorina Moana era una graziosa biondina dal viso da bambola. Era in lizza per la finale di Miss Universo. Le carte al posto giusto c'erano tutte. Qualche raccomandazione da parte di Frank, pure. Secondo lui, Moana ce la poteva fare.
Rojo decise, per stemperare l'atmosfera diventata pesante, di andare a scambiare qualche parolina con la ragazza.
Frank Trippotto fu lasciato solo con il resto dell compagnia, che lo guardava con sospetto, adorazione,senso di emulazione e desiderio di andare a dialogare con le altre ragazze in vetrina, più che sentire gli ordini del Frank inviperito.
Come fu e come non fu, ad un certo punto successe una gran confusione. Le ragazze entrarono tutte all'unisono nell'acqua e da li chiamarono il resto dell compagnia ad unirsi. La maggioranza progettò che non era educato far attendere le signore, soprattutto se in bikini ridottissimo e tanga inguinale annesso.
Povero Trippotto. La politica non aveva più la serietà di una volta. Per un secondo provó compassione per Poldino, costretto a manovrare questo materiale, reso disumano dalle esigenze primarie dell’accoppiamento. Per niente concentrato sul discorso, più di quanto lo fosse sulla fisicità delle ragazze affittate. Fu un solo secondo di compassione, però. Poldino 12 3
La vendetta bussava violentemente alla porta del suo cervello. Se questo è l’agglomerato umano da usare, lo useremo. Come e meglio di quel pupazzo incravattato. Il veleno che aveva in corpo era troppo, aveva stagnato a lungo. Si era invecchiato come il buon vino nelle botti piccole. Era pronto ad essere sparso come una pastoia sul terreno dove il povero Poldino camminava. E anche dove aveva cercato rifugio dopo gli ultimi negativi eventi della sua politica. Eventi dove lui, Frank Trippotto aveva dato un mano ad andare storti. La rivalsa gli stava costando, in termini economici, ma tutto ciò che avrebbe ottenuto non aveva prezzo.
Per tutto il resto c'era American Express Gold.

 
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Da Sceriffo a barman, con tanta rabbia

cap 11poldinodi Antonella Necci - Stava riponendo i boccali per la birra, che aveva appena prelevato dalla lavastoviglie, quando, guardando verso l'orizzonte, laggiù verso il cristallino di quel mare che tanto facilmente si gonfiava e ruggiva e si inerpicava sulle rocce, cambiando colore, forma, umore, vide una imbarcazione che si avvicinava alla riva. Rimase con un boccale tra le mani, fermo immobile, senza più asciugarlo.


Sentì un brivido attraversargli la schiena. Anche se la distanza non permetteva di certo di intuire chi fossero gli individui vestiti rigorosamente di nero che stavano scendendo dall'imbarcazione, il suo pensiero volò per un istante verso il suo amico Vescovo e i suoi confratelli. Ricacciò indietro l'intuizione. Stava diventando un sensitivo. Prevedeva gli eventi. Vedeva cose che si sarebbero realizzate entro poco tempo. Ci mancava solo che, con un tavolino a tre gambe, iniziasse ad organizzare sedute spiritiche.
Aveva intuito che i gaglioffi di Trippotto e quei beceri individui della cosiddetta maggioranza lo avrebbero raggiunto in questo angolo di paradiso per rovinargli la vita di nuovo. E così era stato. Detto, fatto. Se li era ritrovati dinanzi solo pochi giorni dopo l'intuizione. Si sentiva dentro un vuoto che non riusciva a colmare, e proprio quella sera aveva pensato che sarebbe stato bello avere vicino a lui Padre Rocco e i suoi confratelli. In un battibaleno loro si erano materializzati, provenendo dalle acque, come Nostro Signore. Doveva stare attento ai pensieri.
“Se riesco a concentrarmi solo su pensieri positivi, il gioco è fatto. Mi attirerò solo eventi lieti, e tutti i miei nemici si volatilizzeranno.” Ci provò. Chiuse gli occhi come i bambini quando esprimono un desiderio.

 

Li riaprì un istante dopo per ritrovarsi di fronte Rojo Minscky che lo guardava con derisione.
”Se hai finito di dormire in piedi, vorrei una 3,60 Ale. Se non ti disturba, Sceriffo”. Si divertiva. Alle sue spalle. Rispose quasi gettandogli il boccale sul bancone. Quel Rojo. Il più viscido della compagnia. Della sua maggioranza. E come ci godeva nel farsi servire da lui.“ Che ti vada di traverso”, gli disse mentalmente, sperando che stavolta i suoi superpoteri intuitivi lo aiutassero. Macché. Niente da fare. Rojo bevve di gusto e ne ordinò un'altra. Si vede che quello non era né il luogo, né il momento per le magie. Magari era colpa di quel gufo di Davillè. Si certo. Doveva essere colpa sua se tutto non quadrava.
Accese il maxi schermo e sintonizzò su Telemondo, una emittente locale che ogni tanto, attanagliato dalla nostalgia, sentiva il desiderio di guardare. Era in onda il TG della sera. Già, pensò, era sera li. La sera del giorno prima. Il barbuto ed anziano giornalista stava introducendo un servizio su Anagnon-sue-la-mer. la prima cosa fu il primo piano della telecamera sulla faccia Rojo Minscky. Stava blaterando sulla mancanza di libera iniziativa. Si lamentava, quasi con le lacrime agli occhi, di non essere riuscito nei suoi intenti. “Vado via con l'animo di ritornare. Vado a rigenerarmi per vincere lo svilimento di non aver ottenuto i risultati sperati. Ma tornerò presto e annuncio, sin da ora, la mia candidatura a nuovo sceriffo di Anagnon. Mi presenterò con una lista civica, composta da gente pulita, fuori da schemi politici. Insieme faremo rinascere il nostro ridente paese. Ve lo prometto.”

 

Poldino volse lentamente il capo verso quella faccia di bronzo di Minscky. Molte furono le parole che gli si fermarono sulla punta della lingua. Serrò la bocca. Sentiva che se solo avesse lasciato aperto uno spiffero da un millimetro, se ne sarebbe poi pentito, per aver perso l'auto controllo. Lo fissò. Gettò lo straccio sul bancone. Uscì verso il mare, senza rendersi conto del temporale che si stava preparando. Maledetto il giorno in cui mi sono candidato. Restare nel limbo e credere che i suoi concittadini fossero gente perbene. Questo avrebbe dovuto fare. Non farsi trascinare nel mare pieno di squali.

 
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“Marinelle, tu sei un diavolo tentatore..."

cap10 amicoidiota 350 260di Antonella Necci - Poldino Cap. 10. Il discorso aveva diverse facce. Ognuna con le sue ragioni. Tuttavia non riusciva a mandare giù che Marinelle gli avesse nascosto la verità, sia pure per il suo bene.
Non era un bambino, e in fin dei conti era ancora lui lo sceriffo in carica di Anagnon -sue-la-mer. Chi avrebbe osato fargli del male?
“Marinelle, perché lo hai fatto? Questo tuo senso di protezione mi sembra eccessivo. E non mi piace nemmeno il fatto che tu mi abbia mentito.”
La fissò imbronciato, e lei ricambiò il broncio con un sorriso abbagliante. Lui vacillò per un istante. Il suo rigore si piegò di fronte al fascino della donna che ancora amava. Oggi più di ieri. Ne stava avendo la conferma in quel medesimo istante.
“Sarebbe servito a qualcosa dirti la verità prima che tu venissi a scoprirla per tuo conto? Almeno hai vissuto qualche ora in più lontano dai dolori di stomaco di cui adesso stai soffrendo. Ti ho evitato la mancanza di appetito che in questo momento hai e che non ti fa gustare il mio soufflé ai funghi porcini Vorlend che ti avevo preparato.” Si interruppe e lo fissò.
Poldino si sentì in colpa. I funghi gli piacevano. I piatti a base di funghi anche. Solo che dopo l'apparizione di quel pomeriggio di Peppino gli era passata fame e sete.

 

“Hai ragione. Beh, dammene una porzione piccola. Prima che il soufflé si sgonfi. Ha un aspetto invitante.”
Marinelle lo serví con un sorriso angelico. Lo guardò mangiare una prima porzioncina. Lo serví di nuovo e di nuovo, finché il soufflé non fu raso al suolo. Come la bottiglia di vino rosso e frizzante che lei e Robert avevano prodotto nella loro azienda agricola. O ranch, come qui si chiamava.
“Marinelle, tu sei un diavolo tentatore. Mi hai rimesso al mondo. Questo vinello scorre giù che è un piacere. E il soufflé, poi, che bontà. Avevo davvero fame. “
“Bene. Ora che ti senti più disponibile alla conversazione, ti racconterò quale piano avrei in mente per affrontare tutti i tuoi amici, si fa per dire, che in comitiva sono giunti qui. Intanto è chiaro che sapevano dove trovarti. Di sicuro Frank avrà indagato o ti avrà sguinzagliato dietro uno dei suoi fedelissimi. Non sei al sicuro quando ti muovi da solo. Qui non sei ad Anagnon e gli spazi sono sconfinati. Se ti dovesse accadere qualcosa, ci vorrebbero giorni prima di ritrovarti.
Da domani ti sposterai solo con Davillè. E non fare quella faccia. È un uomo fidato. Anche se non vi piacete, ciò non significa che ti farà del male. Lui è esperto di questi luoghi. Ci ha vissuto qualche anno della sua infanzia. È stato lui, infatti, che ci ha dato l'idea di stabilirci qui. Perciò da domani seguirai Davillè. La sera te ne andrai al pub. Anche se dovessi incontrare qualcuno della lieta comitiva, mi raccomando. Non accettare le loro provocazioni. Risolveremo tutto con il torneo, come abbiamo fatto due anni fa. Del resto gli scagnozzi di Frank, insieme agli indecisi della tua maggioranza, non mi sembra che costituiscano un problema così grande. E avevano un senso circoscritti dentro alle Mura Medioevali di Anagnon. Che importanza vuoi che rivestano in questa radura sterminata? “

 

Poldino la fissava con sguardo ebete, intontito dalla grande abbuffata di soufflé e vinello fresco, e affascinato dalle parole che uscivano così delicatamente da quella bocca piccola e ben disegnata collocata in un punto strategico su quel visino d'angelo. Chi lo avrebbe detto che quella ragazza era stata un generale dell'armata russa? Almeno così i suoi informatori avevano scoperto, perché Marinelle non parlava mai del suo passato. E tantomeno con lui.
Il discorso quindi non faceva una piega. L'unica nota stonata sarebbe stata Davillè, che a confronto con l’allegra comitiva, gli sembra un grande amico. Il problema era dover diventare la sua ombra. Seguirlo in quel pub puzzolente di vino, birra, liquoroso, dai tavoli appiccicosi di tutte le schifezze che gli astanti rozzi mangiavano e bevevano. Ma questo suo senso di snobberia lo nascose abilmente a Marinelle.


Dopotutto non sarebbe servito a nulla. Stavolta toccava a lui obbedire agli ordini.
“In quanto tempo pensi di risolvere la questione?” Le chiese non appena riuscì a biascicare le parole.
“Entro fine Agosto se ne ritorneranno ad Anagnon per la festa del loro santo patrono. Quindi prima del loro rientro. Dobbiamo convincerli che se continuano ad opporsi e a minacciarti non fanno che il loro male e non il tuo. E che il loro santo patrono li punirà. Vedrai che non avranno scampo. Metteremo su un bel Torneo Santo. Li metteremo KO e li constringeremo a chiederti scusa. Ritornerai ad Anagnon da trionfatore. Oltre a rubare a Frank i suoi fidati collaboratori. Che ne pensi? “
“Che ne penso? Sembra coerente anche se non sono così sicuro che riuscirò in ciò che dici. “
“Gli scagnozzi di Frank stanno con lui per i soldi. Se riusciamo a convincerli che sei tu il più forte e il più potente, vedrai che si piegheranno ai tuoi voleri. Prezzolarli come faceva Frank non è un problema. Il problema è comprarne la fedeltà.”
Comprarli non era complicato? Ma che diceva Marinelle? E con quali soldi? Le casse dello Sceriffato di Anagnon erano ben vuote ora che erano stati investiti gli ultimi denari per la festa del santo patrono ed era stato chiamato quel cantante del Nord del paese, che nessuno conosceva e che parlava pure con un accento antipatico assai. Tutto per seguire quegli infedeli della maggioranza che adesso stavano in comunella con gli scagnozzi di Trippotto. Tutte queste riflessioni le tenne per sè. Annuí a Marinelle e le disse SI. Poi crollo nel sonno più profondo accasciandosi sul tavolo.

 
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Il Torneo Medioevale piace ovunque?

cap9 squadra poldinodi Antonella Necci, Capitolo 9 - "Che valore avrebbe un Torneo Medioevale in questi luoghi?"
Poldino lo fissò come chi fissa uno scarafaggio tra l'irta e ruvida erba del sottobosco. Come chi sa bene che non gli farà alcun male, perché consapevole di essere l'intruso nel paese dello scarafaggio, ma nel contempo sa che appena lo scarafaggio si avvicinerà alla sua magione, non avrà scampo.
"Davillè, che sciocchezza. Il Torneo Medioevale ha la sua funzione ovunque. Non esistono luoghi o genti più o meno ospitali verso una simile contesa. Ricorda che il nostro Medioevo ci ha reso famosi nel mondo. La nostra fede e il nostro papato ci hanno portato a combattere gli infedeli. Che la nostra è la culla di tutta la civiltà del mondo. Emisfero Nord e Sud." Si fermò. Non poté aggiungere altro. La voce gonfia d' orgoglio gli si era strozzata in gola.
Stavolta fu Davillè a guardarlo fisso. Con pietà, ma senza replicare.
Culla? Civiltà? Famosi nel mondo?
Quando Poldino farneticava sulla grandezza di Anagnon-sur-la-mer non sapeva se attaccarlo a male parole per le sciocchezze che stava enunciando, oppure ammutolire e fissarlo con compassione. Marinelle si era raccomandata. Poldino aveva vissuto un periodo di grande stress lavorativo ed emotivo. Doveva riposare. Niente stuzzicamenti. Niente attacchi frontali.
Optò per la posizione di neutralità. Lo guardò con la compassione che si ha per un povero demente allo stadio finale della sua malattia. Inutile accanirsi, tanto non sarebbe servito a modificare i suoi sentimenti verso l' ingenuo, borioso, superbo, mentitore ipocrita che aveva di fronte.

 

"Come vuoi tu Poldino. Sei tu l'organizzatore dei giochi. Se per te sembrano cosa inutile, si potrebbe provare un torneo di calcio. Oppure un torneo misto: Calcio ecap9 lottatore Rugby. Le squadre si possono facilmente formare con i turisti che stanno arrivando dall'emisfero Nord per le loro vacanze. Proprio ieri sera è giunta una comitiva al pub. Mi sono sembrati simpatici e disponibili a divertirsi. Non sarà difficile trovare adepti per trascorrere insieme la settimana dei Giochi Medioevali."
Un campanellino d'allarme suonò nella mente di Poldino. Fu un solo attimo. Ricacciò indietro il pensiero che quella comitiva fosse composta dagli scagnozzi di Trippotto. No, no. Non poteva essere. Marinelle aveva detto Sudafrica o Brasile. Non il paese del Signore degli Anelli.
"Una comitiva? Da dove proviene?"
Davillè si morse la lingua. E adesso? Decise di prendere l'argomento dal verso più distante.
"Non saprei. Parlano il nostro idioma, senza inflessioni dialettali. Non ho chiesto loro la provenienza. Se stasera tornano non mancherò di informarmi."
Poldino sembrò più rassicurato. No. Di certo non provenivano da Anagnon. Al diavolo le manie di persecuzione. Decise di portare al pascolo la mandria di bovini Bretoni. Con un guizzo felino montò a cavallo, indosso il cappello, posizionò la bisaccia, salutò Davillè con un semplice cenno del capo. Partì al galoppo verso la collina distante una ventina di miglia.
Solo. Voleva restare solo con i suoi pensieri. Voleva disintossicarsi da ciò che aveva subito stoicamente in questi tre anni di Sceriffato. Eppure sentiva che qualcosa di nuovo stava per capitare. Si sentiva insolitamente nervoso e il nervosismo, nonostante il contatto con la Natura incontaminata del luogo, non calava, ma anzi si alimentava. Tanto da fargli percepire di trovarsi vicino ad un pericolo.
Volse lo sguardo distrattamente, mentre seduto nel capanno pensava che tutto intorno a lui ci fosse solo deserto, cactus e bestiame, per trovarsi dritto spianato di fronte a Giuseppe Lucariello.
"Sceriffo! Voi? Qui?"

 

Credette in un miraggio. Chiuse gli occhi. Pensò che alla loro riapertura il brutto miraggio sarebbe svanito. Non fu così.
"Potrei farti la stessa domanda."
"Sceriffo, che piacevole coincidenza. Questo è vero amore! Pensi che siamo tutti qui, in questo posto sperduto, tra mare, montagne e cielo, solo per commemorare i luoghi che hanno reso celebre il film e il libro del Signore degli Anelli. Chi avrebbe mai immaginato che anche voi eravate qui, presumo per lo stesso motivo? Che emozione! Aspettate che lo dica a Rojo e agli altri. "
Pure Rojo Mirsckji. Quel fastidioso medico citrullo e presuntuoso. Ad occhio e croce c'erano quelli del Progetto nella comitiva. Decise che al ritorno al ranch, avrebbe sgozzato Davillè. Intanto doveva liberarsi dello scocciatore.
"Sono qui per dedicarmi alla meditazione e alla preghiera. Non posso comunicare con l'esterno. Pertanto Peppino, ti invito a dirigerti, per non farmi rompere il Voto." Concluse con una brillante aria mistica ad effetto scacciauomini.
Ottenne l'effetto voluto.
Peppino Lucariello si inchinò silenziosamente e si allontanò in punta di piedi, ottenendo l'effetto di un ballerino sulle punte in un prato sdirrupato di campagna. Ridicolo.

 
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