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Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio.

Rearviewmirror

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Il Collettivo Storie D’amare e le Anime migranti

nadeia 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - Lo scorso giovedì si è tenuto a Sora, presso in DeLiri Caffeè Bistrot, un interessante convegno organizzato dal Collettivo Storie D’amare. Dopo il confronto pubblico di fine luglio in Piazza Mayer Ross a Sora, che ebbe lo scopo di raccontare le origini delle migrazioni, scardinare i luoghi comuni, imparare l'accoglienza, e dopo il Presidio #iostoconriace in Piazza Santa Restituta a Sora, del 7 ottobre, è stata l’occasione dell’incontro dal titolo Anime migranti. Le immigrazioni dall’Africa. Questioni aperte.

L’evento si è tenuto in collaborazione con la rivista Confronti della Chiesa Valdese e dell’Istituto di studi politici S. Pio V, IDOS. Ai presenti sono state distribuite copie del dossier statistico Immigrazione 2018 IDOS. Ad intervenire sono stati i membri del collettivo Gabriele De Ritis e Maria Laura Bartolomucci, la prof.ssa Maria Cristina Ercolessi, africanista dell’Orientale di Napoli, il prof. Pittau, Presidente del Centro Studi IDOS e Pasquale Beneduce dell’Università di Cassino, che hanno parlato a un pubblico attento di cittadine e cittadini sorani e non, migranti dal nord al sud e dal sud al nord, dall’Africa all’Italia, insomma una eterogenea popolazione di esseri umani.

I membri del Collettivo, un progetto in divenire che vedrà la collaborazione anche dell’associazione Rise Hub dellaAnime migranti Valcomino, da anni impegnata in progetti di integrazione a livello locale e internazionale, hanno illustrato il progetto che avrà lo scopo istituire uno sportello giuridico di consulenza ai migranti, ma prima di tutto di sensibilizzare. Il principio ispiratore è quello che il collettivo diventi uno spazio educativo ma soprattutto emotivo che aiuti i ragazzi, spesso molto giovani , a elaborare la propria esperienza e definire la propria identità, avvicinare le cittadine e i cittadini con progetti di inclusione ma anche di “sana normalità”. A seguire, gli interventi dei professori hanno sfatato i luoghi comuni sui quali è fondata la campagna di odio che ha allarmato perfino il procuratore generale della cassazione della Repubblica che proprio quest’anno in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario ha esordito dicendo di essere molto preoccupato per il clima di odio che si è instaurato nel nostro Paese, una frase che dà la percezione di dove e quali siano i rischi di criminalità. La misura dei rischi che corriamo è stata data anche dal dispiegamento di forze dell’ordine, carabinieri, polizia di Stato, polizia urbana, che presidiavano il luogo dell’incontro per timore di manifestazioni della destra estrema.

Altre risposte sono state date alle domande che troppo spesso nella demagogia delle campagne propagandistiche delle destre, generano confusione, sul perché, per esempio, i migranti non sono un peso ma una risorsa, economica e demografica, e sul perché non rappresentino un rischio ma una fonte di salvezza per il nostro sistema previdenziale, e su quelle incongruenze, su cui è stata fondata la campagna razzista, del perché giovani ragazzi debbano pagare le tasse e non avere diritto a un lavoro dignitoso ma piuttosto sfruttati e sottopagati, fare il lavoro “sporco” che i nostri giovani mai farebbero.

A noi che non guardiamo alle cause strutturali del perché si parta, alle diversissime ragioni, che spingono per esempio gli africani a muoversi verso l’Europa, un numero comunque neppure confrontabile con le persone che si muovono entro i confini del continente stesso dovrebbe essere rivolta una lecita domanda: «Come si può ridurre un essere sociale a categoria, “migrante”, un essere umano che ha un progetto di vita e capacità di agire che andrebbero viste in sé?». Finché a separarci saranno le nostre barriere mentali sarà difficile ridurre la distanza con questi ragazzi, comprendere le ragioni per le quali si intraprende un viaggio che seppur rischiosissimo e incerto, è comunque più sicuro di quello che si lascia.

 

 

 

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'...corpi di morti, più eloquenti dei vivi'

gioiosisaluti dauntaxidelmare 350 260di Nadeia De Gasperis - Parafrasando Bob Dylan, “Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro.”

Questo è il pensiero che mi evoca la lettura degli scritti che pubblichiamo di seguito.
I ragazzi del III B del Liceo Classico Simoncelli di Sora, sono stati invitati dall’insegnante di lettere, Paola Serra, alla lettura del libro di Cristina Cattaneo, "Naufraghi senza volto". Il libro racconta, attraverso il vissuto della sua autrice, medico legale, il tentativo di dare una identità ai “senza nome”, coloro che disperatamente cercano di raggiungere i nostri Paesi su barconi fatiscenti.

I loro corpi, dimenticati da tutti, sono perfino più eloquenti dei vivi, sottolinea l’autrice, e testimoniano la violenza e l’indifferenza dei nostri tempi. Se nel 2019 si può ancora “morire di speranza”, i ragazzi del Simoncelli ci ricordano, leggendo le loro riflessioni, che di speranza si può ancora “vivere”.

 

Vi lasciamo alla lettura dei loro pensieri, scaturiti da un passo in particolare, quello del ragazzo venuto dal Mali, che veste un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e francese. In tanti ci siamo chiesti se non fosse un modo per dimostrare al mondo di essere una persona in gamba. Ma non è forse il momento che sia questo mondo a dimostrare qualcosa a un ragazzo in cerca di una nuova possibilità!?
Buona lettura  (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

  1. Catallo
  2. Costantini
  3. Petricca
  4. Tersigni

Uno dei tanti 
di Agnese Catallo - Immigrazione: un argomento “scomodo”, che negli ultimi anni è entrato a far parte sempre più della nostra realtà apparentemente perfetta, ma che in verità ha radici antichissime. Anche noi italiani un tempo, non troppo distante, siamo stati immigranti, e i desideri e le speranze che ardevano nei nostri semplici cuori erano gli stessi di quelli che animano le popolazioni provenienti dal continente Africano. Ma allora perché tutto ciò che sappiamo fare, è accrescere questo clima di pura e totale indifferenza che ormai ci caratterizza? Perché non riusciamo più a comprendere e a condividere il sogno di una vita migliore? Perché pur di non compromettere la falsa armonia della nostra società, preferiamo far morire migliaia di persone in quel gigante blu che tanto amiamo? Il mare, già nell’antica Grecia, era considerato fonte non solo di energia e vita, ma anche di pericoli immensurabili e morte, come illustra ad esempio “Antologia Palatina”, una raccolta di epigrammi attribuiti a una cinquantina di poeti greci.

“Mare dal cupo rumore, Acqua di mare bella e terribile 250h min
perché hai rovesciato nel fondo Teleutagora,
che navigava su una navicella
con il suo povero carico?
Perché hai scagliato su di lui
le tue onde ingiuste?
Dovunque sia, ora è pianto
privo di vita su qualche spiaggia
di aironi, e gabbiani divoratori di pesci”

È proprio a causa di quelle ingiuste onde che, sempre più frequentemente, alcuni pescherecci trovano impigliati nelle loro reti corpi innocenti, come quello di un ragazzo del Mali di appena 14 anni, il cui nome appartiene ormai a loro. La tragica vicenda ci viene descritta ne “Naufragi senza nome” dal medico legale Cristina Cattaneo, la quale ci informa di come durante l’autopsia abbia trovano cucito nelle tasche del giovane maliano un consunto pezzo di carta. Ma non si trattava di qualcosa di poco conto, o almeno non lo era per il suo proprietario, bensì di una pagella, una pagella a cui molti aspirano. Dove dobbiamo ancora arrivare prima di comprendere che ciò è una follia? Che nessun bambino dovrebbe dimostrare di essere “degno” della nostra società? Che non possiamo scegliere in base alle capacità chi accogliere o meno?
Ma questa, è solo una delle storie negate che galleggiano in fondo al mare. Chissà cosa sarebbe diventato questo ragazzo da grande, e chissà cosa sarebbero diventanti tutti gli altri. Chissà quante “perle rare” abbiamo perduto. E chissà come sono buie e profonde, proprio come il mare, le coscienze di chi per soldi, per pigrizia, o per qualunque altro motivo che prima o poi risulterà vano, sono di quelli che permettono tutto ciò.

Agnese Catallo, III°B Liceo Classico V. Simoncelli, Sora 
(per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

“Naufraghi senza volto”
Allegra Costantini - La drammatica storia del ragazzino morto in seguito ad affogamento all’età di appena quattordici anni, narrata da Cristina Cattaneo nel libro “Naufraghi senza volto”, è così ingiusta e spietata da rendermi incapace di tradurre in parole ciò che provo davvero. Le morti di migliaia di profughi che attraversano un “mare pieno di coccodrilli” sono purtroppo all’ordine del giorno, e non per questo devono passare inosservate ogni giorno di più, anzi. Queste persone cercano di sfuggire alla miseria e alla morte, non dimentichiamolo.immigrati dietro le reti 350 260

In particolare, la storia di questo ragazzino del Mali è davvero toccante, questo ragazzino che portava con sé la sua pagella per avere qualcosa che attestasse la sua bravura, il suo valore, il suo amore per lo studio, la sua entusiasta volontà di darsi da fare, tale da cucirla nella tasca. Era la cosa più preziosa che possedeva, sicuramente sperava e sognava di vedersi riconosciuta la possibilità di restare in Europa, di continuare a crescere e a studiare qui. E invece tutto è svanito nel nulla.

La storia di questo ragazzo, quasi mio coetaneo, mi richiama alla mente quella di un piccolo profugo siriano, trovato in riva al mare, a faccia in giù, abbandonato alla morte. Per non parlare di altri due ragazzi, restati senza identità, senza un “volto”, di cui uno portava nella sua tasca un sacchetto in cui aveva riposto un po’ della terra del suo paese, ove, chissà, aveva magari lasciato gli affetti e i ricordi più cari; l’altro invece aveva in tasca la sua tessera della biblioteca.

Mi viene anche in mente il caso di Enaiatollah Akbari, più fortunato di questi altri bambini, perché le sue terribili vicende sono riuscite a concludersi e ad approdare con lui in Europa e, assieme, ricordo le significative parole di Fabio Geda: “Una volta ho letto che la scelta di emigrare nasce dal bisogno di respirare. È così. E la speranza di una vita migliore è più forte di qualunque sentimento”.

La terribile e commovente storia del ragazzino malese non può che straziare il cuore dei più sensibili, ma forse, per la sua gravità, è in grado di toccare perfino coloro che dimostrano di essere indifferenti di fronte alla più impietosa violazione dei diritti umani, o coloro che magri fingono di non sapere come stiano davvero le cose, cosa stia accadendo in questo momento nel mondo.

Allegra Costantini Classe IIIB, liceo classico Vincenzo Simoncelli  (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Voglio sapere chi sei
di Gaia Petricca - Forse ti chiami Luca. O Marco. Mattia. Lorenzo. Chissà. Chissà se preferisci il gelato, la pizza o giocare con i tuoi amici, chissà se da dove vieni si può giocare senza pensare continuamente a cosa accadrà domani, senza avere paura. Forse in paesi come il tuo non sei né Marco, né Mattia, forse non hai un nome e progetti sicuri. Sai solo che vuoi scappare e vuoi scappare lontano, sei stanco, stanco di non dormire tranquillo, stanco dei tuoi sogni troppo spesso strapMigranti sulla nave Diciotti 350 260 minpati via da mani più grandi, interessi più convenienti, sorrisi falsi e continue ipocrisie. E così hai deciso di prenderli, i tuoi sogni, di prenderli e portarli con te.

Hai deciso di essere qualcuno, di avere un nome, di essere un ragazzo bravo a scuola; magari hai pensato che avrebbero scelto il ragazzo più intelligente e lo avrebbero salvato, magari avresti voluto tenere i tuoi sogni stretti ancora per un po’, i tuoi sogni a dire al mondo chi sei.

Quasi li posso vedere quei sogni, scivolano giù e si mischiano alle tonalità del mare, scivolano giù e si confondono con le onde. Posso vederlo il tuo dieci ad inglese, puoi vederlo anche tu. Afferrali i tuoi ideali, finché sei in tempo, afferrali e tienili stretti, perché non potranno scapparti più.

Gaia Petricca, III°B Liceo Classico V. Simoncelli, Sora (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Una pagella, tesoro per sperare
di Matteo Tersigni - La storia di questo ragazzo mi ha colpito profondamente, non soltanto per il suo drammatico esito ma anche per la profonda speranza che egli aveva nel raggiungere l’Europa e ricominciare lì una nuova vita; e questo grazie alla sua pagella scolastica, un tesoro il cui valore può essere compreso sosaluti festosida untaxidel mare 350 260lo da chi sa cosa significa vivere in un paese dove lo studio non è un diritto scontato.

Il ragazzo ha, contro ogni odio o pregiudizio, custodito con attenzione quella che noi reputiamo un non sempre gradito foglio di carta, ma che lui considera un simbolo di inestimabile valore: una semplice ma eloquente prova di come questi giovani strappati alla loro casa e, spesso, alla loro famiglia desiderino crearsi un futuro più di chiunque altro ragazzo “fortunato” sulla Terra, proprio per ricostruire quel presente così difficile e per poter lasciare ai figli un mondo migliore, quello che loro non hanno mai avuto.

La missione di cui si era fatto portavoce il giovane naufrago vuole dimostrarci che queste persone hanno bisogno di noi poiché, purtroppo, la determinazione non basta e solo un concreto aiuto da parte nostra, non in quanto Europei, ma esseri umani, può fare la differenza. Oggi a noi che siamo ormai abituati ad assistere a queste tragedie sul mare importa sempre meno della morte di queste persone e, anzi, proviamo diffidenza e paura verso coloro che sani e salvi raggiungono l’Europa.

Dobbiamo abbandonare i nostri assurdi pregiudizi e luoghi comuni e capire che ragazzi, come il povero naufrago, vengono da noi dimostrandoci, attraverso i loro preziosi sforzi, che hanno bisogno del nostro aiuto; la nostra tanto contestata accoglienza non deve essere passiva ma concreta e fare dell’impegno scolastico di questi ragazzi il seme di un mondo più evoluto e solidale.
Tersigni Matteo IIIB Liceo classico “V. Simoncelli”

Linguaggi spregevoli usati verso i più deboli

vertenzafrusinate 4dic18 mindi Nadeia De Gasperis - Lo sanno gli operai della Vertenza Frusinate, cosa significhi trascorrere le vacanze di Natale in presidio permanente, quali vacanze poi!? Quale Natale!? Lo sanno, cosa significhi raccontare ai propri figli che la letterina di Natale è quella che promette che tutto si sistemi, e lo promette da molto tempo e tutto sembra sempre uguale, proprio quando la speranza di “risollevarsi” sembra farsi concreta, l’ennesima delusione ti serra la gola.

Lo sanno gli operia di La Carpigiana" di Modena, che al rientro in fabbrica dopo le vacanze hanno trovato l'azienda completamente svuotata del materiale di lavorazione.
O quelli di Hydronic lift di Pero, fabbrica nel milanese che produce componenti idraulici e meccanici per ascensori, che al rientro dalle ferie di agosto hanno trovato i cancelli chiusi e la fabbrica in via di smantellamento.
O ancora la Firem, l’azienda emiliana che durante le vacanze ha fatto sparire macchinari e merci, li ha caricati su un camion e li ha messi in viaggio verso la Polonia.
Insomma non è una consuetudine solo delle aziende del nostro territorio, quella della vigliaccheria che non ha preavviso.
Lo sa un uomo di sessanta anni, che faceva l’insegnante e ora dà volantini davanti alla scuola dove lavorava, lo sa quell’operaio che ha lasciato moglie e figli per partire per l’Inghilterra in cerca di fortuna o quello che ha lasciato moglie e figli per un viaggio senza ritorno.
Un reddito di sostentamento, fino al ripristino di condizioni migliori, lo sosteniamo con forza e da sempre, che non sia sganciato naturalmente da serie politiche sul lavoro.

Ma cosa c’è di serio nel chiamare “norme anti divano” quelle che dovrebbero tutelare lo Stato da cosa!? dall’abuso di gratitudine?
Insomma, quanto vale la dignità delle persone? Davvero i nostri governanti pensano che le lavoratrici e i lavoratori preferiscano “poltrire” piuttosto che ritrovare la dignità di un lavoro?
Bisogna conoscere davvero poco il dramma del mondo dei lavoratori, la privazione, le frustrazioni di vivere appesi al filo di una promessa, per permettersi di usare questo linguaggio.

Resta solo da chiedere scusa, semmai vorranno perdonarvi.

La parità dei diritti non è un'elemosina

maternità 400 mindi Nadeia De Gasperis - Fa dell’ironia, il ginecologo Battagliarin, su youreducation.it, a proposito del congedo di maternità e della nuova legge che permette alle donne di recarsi al lavoro fino agli ultimi mesi di una gravidanza. Ironizza sulle apocalittiche conseguenze di un aumento di peso che si aggira tra i 9 e 12 chili, tutti concentrati, come uno zainone da alpinista, sul davanti, sul disagio della necessità di fare pipì in continuazione, aggiungerei, sulla possibilità che il vostro “capo” si veda improvvisamente salutare da una piccola testolina che spunta dal vostro grembo.

Oltre l’ironia ci sono drammatiche verità, come quella del parto prematuro, che sempre di più, sempre più frequentemente si verifica.
Non si dimentichi infatti che la sua incidenza in Italia è ormai da molti anni ferma al 7%.
Da non trascurare poi le possibili patologie del terzo trimestre, che sono più frequenti e spesso possono essere imprevedibili, prima tra tutti: il parto prematuro appunto.
Per non parlare della differenza di un lavoro d’ufficio e di una donna che al banco salumi del conad debba allungarsi per recuperarci una forma di parmigiano mentre qualcuno le scalcia in grembo e le intima di stare buona al suo posto.

Bene, ci risponderanno che la scelta di lavorare fino alla fine della gravidanza non sia obbligatoria, ma chi di voi, donne, non ha subito almeno una volta nella vita quel sottile ricatto, che spesso tanto sottile non è, a cui hanno dato il nome di “mobbing”!?
Bene, figuriamoci se si decidesse di procedere, come fatto finora e concedersi il bello e il brutto di quegli ultimi mesi che si separano dalla nostra “vita precedente”, sì perché di certo sappiamo che esiste un avanti - figlio e un dopo - figlio. Chissà a quali ricatti saremmo sottoposte. Il mondo del lavoro femminile, se possibile, è perfino più disastrato, in termini di diritti violati, di quello maschile, per non parlare dello stato del nostro welfare sociale.

Non abbiamo bisogno di eroine, abbiamo bisogno di donne consapevoli della propria femminilità, e questa consapevolezza dovrebbe prevedere la certezza di un adeguato stipendio, un adeguato orario di lavoro, un adeguata attenzione per ogni esigenza che prescinda dal lavoro stesso. La parità dei diritti, come ci insegnano Pablo Iglesias e sua moglie Elisa Moriconi di Podemos, è di poter scegliere chi rimane a casa e chi va a lavoro dopo la nascita di un figlio, senza che questa scelta abbia ripercussioni economiche o di altra natura. La parità dei diritti non è una elemosina concessa alle donne, non è uno scimmiottare gli uomini, è la possibilità di sopravvivere al di là delle nostre scelte e delle nostre possibilità, come è per un uomo, come dovrebbe essere, almeno, anche per un uomo.

 

 

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Trivelle. No ad una ulteriore presa in giro

noTriv 350 mindi Nadeia De Gasperis - Il comitati per il "No Triv" rifiuta di incontrare il Ministro per l’Ambiente Costa, dopo il via libera a tre nuove esplorazioni petrolifere nel Mar Ionio e la conferma di quelle già ‘vistate’ in Emilia-Romagna. Gli attivisti del movimento, nonostante fino ad ora siano stati sempre disponibili a incontri sulle questioni di merito con il governo, non si prestano a una ulteriore presa in giro. Le ragioni sono chiare, non rendersi zimbelli autorizzando foto di gruppo che vanifichino la ferma posizione del comitato contro le scelte di questo governo che hanno aspramente combattuto.

Quello che hanno voluto farci credere è che l’autorizzazione alle nuove trivellazioni nel Mar Ionio fossero dovute, adducendo come ragione il fatto che quello della Valutazione di Impatto Ambientale fosse un procedimento già avviato sul quale non si poteva intervenire, perché in verità, spiega la senatrice De Petris, fino all'autorizzazione finale si può rivedere la scelta amministrativa. Il testo Unico dell'Ambiente prevede che la V.I.A. possa essere rieditata qualora emergano impatti non valutati. Quello che serve e che invece manca è proprio la volontà politica

Il Ministro Costa intanto, dà la colpa al suo predecessore e a quelli che definisce gli”amici dell’ambiente di sinistra”, riferendo che quello delle autorizzazioni non sia altro che il compimento amministrativo obbligato di un sí dato dal ministero dell’Ambiente del precedente governo. Ma gli attivisti del M5 S e i comitati non ci stanno, così come non ci sta la sinistra di governo.
Intanto le politiche di estrazione degli combustibili fossili nei fondali dei nostri mari contrasta con la politica di decarbonizzazione tesa a combattere "il cambiamento climatico”, rappresentando un rischio concreto per la biodiversità dei nostri ecosistemi.

Le prospezioni implicano l’utilizzo di tecnologie ad altissimo impatto sull’ambiente. A destare preoccupazione sono le tecniche utilizzate che potrebbero avere ripercussioni negative sulla fauna e sulla flora marina presenti:” l’air-gun”, tecnica adottata, infatti, ispeziona i fondali marini attraverso spari fortissimi e continui di aria compressa.

È facile immaginare, dunque, le ripercussioni negative su un equilibrio già tanto fragile in cui versa l’ambiente in cui viviamo e che ci dà continui segnali che invitano a desistere sullo sfruttamento ulteriore del nostro territorio.

Credibilità è figlia di Coerenza e Buongusto

dimaio dibattista neve 260h mindi Nadeia De Gasperis - Che scelta di cattivo gusto quella di Di Maio e Di Battista, quest’ultimo di ritorno dalla “vacanza lunga in Sud America”, di parlare di lotta ai privilegi da una località a cinque stelle, fuor e dentro di metafora, Moena, una località sciistica per pochi. Mentre il Presidente Mattarella, dalla sede istituzionale preposta, pronunciava il suo discorso di fine anno, all’insegna dei valori universalistici della nostra Costituzione e di quella umanità che ci dovrebbe contraddistinguere, un valore imprescindibile da recuperare, i due compagni di merenda pronunciavano il “discorsetto” agli italiani, ricordando, sul leitmotiv che li ha sempre contraddistinti, quanto fossero belli e bravi.

Una raccomandazione, ricordano agli italiani, dopo la lista dei tagli alla spesa, quella di divertirsi sempre, di “fare le cose che ci piacciono”. Ancora una volta, l’esuberanza dell’atteggiamento da ragazzini in settimana bianca, stride fortemente con questo augurio, rivolto a donne e uomini che nella maggior parte dei casi combattono per una sopravvivenza dignitosa.

La povertà che si vantavano di aver sconfitto, esultando da un balcone di una sede istituzionale, che, come ricorda Mattarella nel suo discorso, dovrebbe essere la casa delle cittadine e cittadini italiani, è una condizione disdicevole da combattere, mi chiedo, o una condizione di indigenza che lede la dignità umana e pretende politiche sociali e lavorative in grado di sconfiggerla?

Sembra di essere in linea con Renzi che definiva “rosiconi” quei lavoratori e quei cittadini che lamentavano le conseguenze di una dura crisi. E ancor prima Berlusconi, che dietro una abbronzatura di giornata, etichettava come invidia sociale e odio di classe, il Paese e la sinistra che lo attaccavano su vari fronti.
Il contegno e la dignità della povertà dovrebbero insegnare ai saltimbanchi, improvvisati politici, almeno al rispetto del prossimo, un valore in disuso, che sembra non essere contemplato neppure per il mirabolante programma del nuovo anno che ci accingiamo a sopravvivere.

 

 

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Mai l'informazione banalizzi le morti

suicidio ritagliodigiornale mindi Nadeia De Gasperis - Cosa spinge, una donna non a uccidere suo figlio, ma una sedicente giornalista? Cosa spinge a usare un titolo più squallido che sensazionalistico, che cito “mamma poco affettuosa si uccide con due figli”? (un titolo di Barbara Bolloli in https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10216170259521866&id=1612752160)
Non è mio compito, di redattrice di un giornale, indagare le ragioni profonde che spingano una madre a un gesto così estremo, di certo non solo non si può banalizzare dipingendola come un mostro senza sentimenti, ma ritengo che sia deontologicamente deplorevole banalizzare una sofferenza profonda, qualunque sia la sua genesi, liquidandola con una frase che proprio non ci si aspetterebbe da una donna, prima ancora che da una giornalista.

Senza entrare nel merito della questione, vorrei soltanto sottolineare, come le statistiche ci raccontano che tra le presunte cause che spingono una donna a uccidere un figlio, tra le quali c’è senz’altro la depressione post partum, una condizione da non sottovalutare, i cui sintomi vengono spesso sottovalutati, ci sono condizioni economiche e sociali.
Donne, spesso con buon livello di istruzione, che non sono nelle condizioni economiche e sociali di campare un figlio. Le politiche del nostro Paese in tal senso non ci aiutano di certo, un welfare sociale che esclude le donne-madri dal mondo lavorativo, costringendole a una scelta che se obbligata crea le condizioni per non potere sostenere la crescita di un bambino, pena una vita di stenti.

 

 

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Cosa spinge un ragazzo a entrare a scuola armato e aprire il fuoco?

pistola bambino 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - (allegato video della dirigente scolastica*) - Cosa spinge un ragazzo a entrare nella sua scuola armato e aprire il fuoco? Che sia un college americano o una scuola pubblica italiana, la strada, non è più “l’habitat naturale” dei rivoltosi, la rabbia appartiene a qualsiasi categoria sociale.

Ad Aprilia, oggi, un ragazzino è entrato a scuola con una tuta mimetica imbottita di molotov costruite artigianalmente con delle bottiglie di vino riempite con liquido infiammabile che ha lanciato contro le pareti dell’edificio. Non molti giorni fa, a Fiuggi, un ragazzo entra in una scuola e prende per la gola la Preside. Attimi di panico in aula. Erano da poco passate le 8 e 30 quando in un attimo si è scatenato il putiferio. Un ragazzo di Alatri di circa 30 anni è entrato nel centro di formazione professionale di Fiuggi, vicino la centralissima piazza Spada, ed ha afferrato per la gola la preside strattonandola per il corridoio e strillando ad alta voce a tutti i presenti di "non muoversi.“

Il movente è diverso, il primo ragazzo, quello dell’episodio recente, sembra essere stato vittima di bullismo per lungo periodo e così, sfinito, ha deciso di reagire nella maniera più eclatante e drammatica. Il secondo, pare fosse in cura da molto tempo. Il punto è che si tratta comunque di ragazzi, casi isolati, che vivono le loro angosce nella solitudine fino alle estreme conseguenze che questa assume.

Non so cosa spinga un ragazzo a usare violenza contro un professore o i suoi compagni, le cause sono ipotizzabili, a volte così evidenti, ma mi riferisco ai meccanismi più intimi, quelli sono imperscrutabili alla nostra attenzione. Quello che è certo è che negli USA come nel nostro Paese ormai, i diritti individuali e la nonviolenza non sono una scuola, un percorso, un valore.

Purtroppo non esiste, come per il denaro, un regolatore che possa registrare il danno, e compensare il rapporto fra diritti umani e violenza. La violenza, anche dentro la vita democratica quotidiana, è destinata a salire e a diventare sempre più guerra. E la nonviolenza resta una disapprovata debolezza. Peccato, ci resta tutto ciò che avviene nella parte peggiore della vita. L’altra, quella dei diritti, del rispetto e delle persone salve e integre è bistrattata.

L’esempio di alcuni leader politici, il loro gergo aggressivo, offensivo, le loro parole sono una continua offesa per chi si batte l’ambiente, per una informazione libera, per i diritti dei più deboli, una continua negazione di qualsiasi forma di attivismo sociale, di impegno concreto per i diritti civili, sociali, perfino la lotta alla mafia è banalizzato dalle manifestazioni folkloristiche come quella di salire su una ruspa in un momento evocativo e simbolico che avrebbe avuto bisogno di tutto tranne che di quella pagliacciata. Senza entrare in merito delle scelte scellerate che “armerebbero” i cittadini di uno ulteriore strumento di rabbia a furore, fuor di metafora.

Il problema non è però isolato, quel linguaggio è contagioso, come quel pensiero che annulla la società “buona” banalizzandola con epiteti come “buonista” che dovrebbe essere invece l’altra faccia dell’indifferenza. Purtroppo gli italiani sanno essere cattivissimi, soprattutto quando sono stimolati ad esserlo, cioè in presenza di situazioni oggettive che preoccupano e producono più spesso cattiveria che politiche capaci di risolvere i problemi. Tra questi italiani, molti sono genitori. Ai ragazzi non resta che chiudersi nella propria solitudine, e chi si meraviglia dei testi eccessivi che ascoltano nel “silenzio” delle loro stanze, non guarda la “trave” di rabbia e aggressività e che ci minaccia ormai da troppo tempo.

 

 * da youtube, Esplosioni all'istituto Rosselli di Aprilia. Le parole della dirigente scolastica Viviana Bombonati, da Latina Oggi

 

 

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C'è un movimento di resistenza femminile

EddaBilli 350 260 minNadeia De Gasperis intervista Edda Billi*

 

Ritiene che le giovani donne conoscano abbastanza le lotte condotte dai movimenti femministi per i diritti civili?

Conosco collettivi di donne che lottano come tigri ma penso siano monadi: c'è poco confronto, credo.

 

L’attuale governo ha rimesso in discussione, tra le altre, la legge 194, quanto si è spesa per quella battaglia?

E' dagli anni 70 che lotto perchè allora di aborto si moriva. Ci toccherà ricominciare?

Sembra che nel mondo ci sia un movimento di “resistenza” femminile. Cosa pensa a riguardo?

Si, ci credo profondamente. E si fanno sentire anche se vengono silenziate. Come sempre

Lei ha affermato di aver sempre riconosciuto negli occhi degli uomini una certa propensione al machismo, cosa è cambiato? Gli uomini sono cambiati rispetto alla condizione delle donne?

Purtroppo se li guardi negli occhi tutt'ora vedi una lucina che dice: "io valgo più di te"

 

Stiamo facendo passi indietro o non è più possibile tornare indietro sui diritti acquisiti dagli omosessuali?

Nessun diritto acquisito è per sempre. Bisogna essere vigili.

 

Pensa che l’attuale governo sia da temere o stiamo sopravvalutando le conseguenze della sua politica?

Si, è un governo dal sapore spiacevolmente fascista. Di certo misogino.

 

Quale sarà il futuro della Casa Internazionale delle Donne?

Siamo sotto attacco ma ci stiamo difendendo anche da una sindaca che non "sa" essere la Casa luogo di libertà.

 

Preferisce essere conosciuta più come poetessa o più come attivista politica?

Domanda che molto m'intriga: forse metà e metà.

 

 

*Edda Billi, femminista, scrittrice e poeta, è Presidente deII’AFFI la Federazione di organizzazioni femministe e femminili, che ha promosso insieme al Centro Femminista Separatista la realizzazione della Casa Internazionale delle Donne, il progetto del movimento delle donne di Roma ha origine negli anni dell’occupazione del Governo Vecchio, ma è anche Presidente di Archivia, Biblioteca Archivi Centri Documentazione delle Donne, e raccoglie le produzioni teoriche e pratiche del movimento femminista e lesbico dalla fine degli anni Sessanta.
Fra le protagoniste del neo-femminismo degli anni Settanta, tra le fondatrici del Collettivo romano di Pompeo Magno, meglio conosciuto come Movimento Femminista Romano.

 

ù

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Relazione di Nadeia De Gasperis

Il Seminatore Van Gogh da GooglePhoto 460 dettaglio mindi Nadeia De Gasperis (anche in video) - Il libro di Paolo Ciofi, La rivoluzione del nostro tempo, è un saggio politico, un pamphlet della condizione politica italiana, europea e mondiale, una guida alla ricostruzione del nostro sistema sociale, politico, economico e culturale, non a caso, il sottotitolo cita “Manifesto per un nuovo socialismo”.
Chi voglia provare a capire i caratteri della nostra (eterna) crisi non può fare a meno delle sue analisi.

Il merito dell’autore è stato quello di attualizzare l’analisi di Marx, per il quale, la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa.
La attuale crisi italiana è nel solco di una crisi generale, ma su essa gravano antiche arretratezze mai colmate del Paese. Mentre il progresso tecnologico e scientifico consentirebbe una rinascita, un punto di ripartenza, sono invece in gioco i diritti delle cittadine e dei cittadini, i principi di uguaglianza, la sopravvivenza stessa del pianeta, l’ evoluzione socio-economiche degli ultimi cinquant’anni. Il netto ridimensionamento della classe operaia ha determinato la frammentazione del blocco sociale tradizionalmente di sinistra, e la formazione conseguente di gruppi sociali distinti, caratterizzati da profonde differenze interne. Il problema è che i lavoratori mai come oggi sono stati così divisi, non avendo riferimenti movimenti o partiti politici in grado di promuovere azioni comuni. Un discorso a parte vale per il movimento delle donne. L’intera scena globale è segnata da movimenti di critica, di resistenza al potere, che vede le donne protagoniste. Donne che partendo dalla forza dei modelli organizzativi autogestiti hanno saputo portare quei modelli nei luoghi preclusi al mondo femminile, affermando valori, conquistando spazi e rappresentanza. In Italia, la libertà delle donne è ancora un “imprevisto” per gli uomini.

Non ci serve la vittimizzazione delle donne. Va condotta una battaglia che rivendichi il diritto a un welfare sociale, alla salute, una battaglia per l’ambiente (le donne sono state le prime nelle rivolte della Terra dei fuochi).
Le donne si prendono in carico le ragioni degli “utenti”: malati, disabili, anziani, bambini.
Fortunatamente, abbiamo margine per intervenire, ci ricordano e ci ricorda Paolo Ciofi. Ma è necessario che questo nuovo ordinamento della società si realizzi salvaguardando la pace tra i popoli, garantendo le libertà individuali e collettive, tutelando il lavoro e l’ambiente evitare con forza ogni discriminazione nell’accesso alla cultura, alle cure, al sapere promuovendo la democrazia economica e sociale e politica che abbia come obiettivo il superamento di ogni forma di sfruttamento, che sia tra esseri umani, degli uomini sulle donne. E l’italia ha uno strumento da cui ripartire, la nostra Costituzione che sin dalle sue origini progetta una trasformazione delle relazioni umane, e pone al centro della sua attenzione il lavoratore cittadino, come pilastro di questo patto sancito con gli italiani e Sancendo l’ inviolabile diritto della piena occupazione. Uno strumento contro le politiche securitarie e contro la mancanza di una politica che chieda ai più ricchi di pagare di più come è sancito appunto nella costituzione secondo criteri di progressività.

Se per Marx il lavoro è la fonte di ogni ricchezza, la natura è fonte di tale ricchezza quanto il lavoro. Negli ultimi anni la tendenza dei partiti di governo, in tal senso è stata preoccupante,vedi lo Sblocca Italia, il tentativo di riforma costituzionale e l’attuale Decreto Genova. Inoltre pensavamo che la rete ci avrebbe resi liberi e uguali e invece quando sono emersi i colossi del capitalismo digitale, facebook, google, che hanno impostato il loro business rendendoci consumatori e produttori, lavoratori “ombra”, perché il lavoro è invisibile, inconsapevole e gratuita, il massimo dell’alienazione di un essere umano. ci dice l’autore “alla fine la libertà ci verrà offerta come servizio.

Crisi finanziaria e crisi della sicurezza (rifugiati, migranti, minaccia terroristica) hanno messo in evidenza tutte le debolezze della struttura istituzionale europea.
Se nessuno stato europeo è singolarmente in grado di mettere in piedi un piano credibile di finanziamento di infrastrutture al servizio dell’innovazione tecnologica, del risparmio energetico, della formazione avanzata, del trasporto e della comunicazione, di sicurezza e difesa, per l’Autore andrebbe costruita una piattaforma unitaria tra le forze del movimento operaio europeo, della quale egli delinea i punti centrali nel suo pamphlet.
D’altra parte, Ciofi sottolinea che il progetto delineato dalla Costituzione, già colpito e in parte svuotato, è destinato a rimanere lettera morta se non ha le gambe su cui camminare, lo strumento che consenta di attuarlo, ossia il partito politico delle classi lavoratrici, il gramsciano “moderno Prinicipe”.

 

La relazione in video di Nadeia De Gasperis

 

 

 Allegata la relazione integrale in pdf. 

Files:
Nadeia De Gasperis - Relazione 26 ott'18
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La Relazione di Nadeia De Gasperis alla presentazione del libro di Paolo Ciofi "La rivoluzione del nostro tempo. Manifesto per un nuovo socialismo"

Autore Nadeia De Gasperis Data 2018-10-30 Dimensioni del File 125.47 KB Download 35 Scarica

 

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