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Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio.

Rearviewmirror

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Trivelle. No ad una ulteriore presa in giro

noTriv 350 mindi Nadeia De Gasperis - Il comitati per il "No Triv" rifiuta di incontrare il Ministro per l’Ambiente Costa, dopo il via libera a tre nuove esplorazioni petrolifere nel Mar Ionio e la conferma di quelle già ‘vistate’ in Emilia-Romagna. Gli attivisti del movimento, nonostante fino ad ora siano stati sempre disponibili a incontri sulle questioni di merito con il governo, non si prestano a una ulteriore presa in giro. Le ragioni sono chiare, non rendersi zimbelli autorizzando foto di gruppo che vanifichino la ferma posizione del comitato contro le scelte di questo governo che hanno aspramente combattuto.

Quello che hanno voluto farci credere è che l’autorizzazione alle nuove trivellazioni nel Mar Ionio fossero dovute, adducendo come ragione il fatto che quello della Valutazione di Impatto Ambientale fosse un procedimento già avviato sul quale non si poteva intervenire, perché in verità, spiega la senatrice De Petris, fino all'autorizzazione finale si può rivedere la scelta amministrativa. Il testo Unico dell'Ambiente prevede che la V.I.A. possa essere rieditata qualora emergano impatti non valutati. Quello che serve e che invece manca è proprio la volontà politica

Il Ministro Costa intanto, dà la colpa al suo predecessore e a quelli che definisce gli”amici dell’ambiente di sinistra”, riferendo che quello delle autorizzazioni non sia altro che il compimento amministrativo obbligato di un sí dato dal ministero dell’Ambiente del precedente governo. Ma gli attivisti del M5 S e i comitati non ci stanno, così come non ci sta la sinistra di governo.
Intanto le politiche di estrazione degli combustibili fossili nei fondali dei nostri mari contrasta con la politica di decarbonizzazione tesa a combattere "il cambiamento climatico”, rappresentando un rischio concreto per la biodiversità dei nostri ecosistemi.

Le prospezioni implicano l’utilizzo di tecnologie ad altissimo impatto sull’ambiente. A destare preoccupazione sono le tecniche utilizzate che potrebbero avere ripercussioni negative sulla fauna e sulla flora marina presenti:” l’air-gun”, tecnica adottata, infatti, ispeziona i fondali marini attraverso spari fortissimi e continui di aria compressa.

È facile immaginare, dunque, le ripercussioni negative su un equilibrio già tanto fragile in cui versa l’ambiente in cui viviamo e che ci dà continui segnali che invitano a desistere sullo sfruttamento ulteriore del nostro territorio.

Credibilità è figlia di Coerenza e Buongusto

dimaio dibattista neve 260h mindi Nadeia De Gasperis - Che scelta di cattivo gusto quella di Di Maio e Di Battista, quest’ultimo di ritorno dalla “vacanza lunga in Sud America”, di parlare di lotta ai privilegi da una località a cinque stelle, fuor e dentro di metafora, Moena, una località sciistica per pochi. Mentre il Presidente Mattarella, dalla sede istituzionale preposta, pronunciava il suo discorso di fine anno, all’insegna dei valori universalistici della nostra Costituzione e di quella umanità che ci dovrebbe contraddistinguere, un valore imprescindibile da recuperare, i due compagni di merenda pronunciavano il “discorsetto” agli italiani, ricordando, sul leitmotiv che li ha sempre contraddistinti, quanto fossero belli e bravi.

Una raccomandazione, ricordano agli italiani, dopo la lista dei tagli alla spesa, quella di divertirsi sempre, di “fare le cose che ci piacciono”. Ancora una volta, l’esuberanza dell’atteggiamento da ragazzini in settimana bianca, stride fortemente con questo augurio, rivolto a donne e uomini che nella maggior parte dei casi combattono per una sopravvivenza dignitosa.

La povertà che si vantavano di aver sconfitto, esultando da un balcone di una sede istituzionale, che, come ricorda Mattarella nel suo discorso, dovrebbe essere la casa delle cittadine e cittadini italiani, è una condizione disdicevole da combattere, mi chiedo, o una condizione di indigenza che lede la dignità umana e pretende politiche sociali e lavorative in grado di sconfiggerla?

Sembra di essere in linea con Renzi che definiva “rosiconi” quei lavoratori e quei cittadini che lamentavano le conseguenze di una dura crisi. E ancor prima Berlusconi, che dietro una abbronzatura di giornata, etichettava come invidia sociale e odio di classe, il Paese e la sinistra che lo attaccavano su vari fronti.
Il contegno e la dignità della povertà dovrebbero insegnare ai saltimbanchi, improvvisati politici, almeno al rispetto del prossimo, un valore in disuso, che sembra non essere contemplato neppure per il mirabolante programma del nuovo anno che ci accingiamo a sopravvivere.

 

 

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Mai l'informazione banalizzi le morti

suicidio ritagliodigiornale mindi Nadeia De Gasperis - Cosa spinge, una donna non a uccidere suo figlio, ma una sedicente giornalista? Cosa spinge a usare un titolo più squallido che sensazionalistico, che cito “mamma poco affettuosa si uccide con due figli”? (un titolo di Barbara Bolloli in https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10216170259521866&id=1612752160)
Non è mio compito, di redattrice di un giornale, indagare le ragioni profonde che spingano una madre a un gesto così estremo, di certo non solo non si può banalizzare dipingendola come un mostro senza sentimenti, ma ritengo che sia deontologicamente deplorevole banalizzare una sofferenza profonda, qualunque sia la sua genesi, liquidandola con una frase che proprio non ci si aspetterebbe da una donna, prima ancora che da una giornalista.

Senza entrare nel merito della questione, vorrei soltanto sottolineare, come le statistiche ci raccontano che tra le presunte cause che spingono una donna a uccidere un figlio, tra le quali c’è senz’altro la depressione post partum, una condizione da non sottovalutare, i cui sintomi vengono spesso sottovalutati, ci sono condizioni economiche e sociali.
Donne, spesso con buon livello di istruzione, che non sono nelle condizioni economiche e sociali di campare un figlio. Le politiche del nostro Paese in tal senso non ci aiutano di certo, un welfare sociale che esclude le donne-madri dal mondo lavorativo, costringendole a una scelta che se obbligata crea le condizioni per non potere sostenere la crescita di un bambino, pena una vita di stenti.

 

 

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Cosa spinge un ragazzo a entrare a scuola armato e aprire il fuoco?

pistola bambino 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - (allegato video della dirigente scolastica*) - Cosa spinge un ragazzo a entrare nella sua scuola armato e aprire il fuoco? Che sia un college americano o una scuola pubblica italiana, la strada, non è più “l’habitat naturale” dei rivoltosi, la rabbia appartiene a qualsiasi categoria sociale.

Ad Aprilia, oggi, un ragazzino è entrato a scuola con una tuta mimetica imbottita di molotov costruite artigianalmente con delle bottiglie di vino riempite con liquido infiammabile che ha lanciato contro le pareti dell’edificio. Non molti giorni fa, a Fiuggi, un ragazzo entra in una scuola e prende per la gola la Preside. Attimi di panico in aula. Erano da poco passate le 8 e 30 quando in un attimo si è scatenato il putiferio. Un ragazzo di Alatri di circa 30 anni è entrato nel centro di formazione professionale di Fiuggi, vicino la centralissima piazza Spada, ed ha afferrato per la gola la preside strattonandola per il corridoio e strillando ad alta voce a tutti i presenti di "non muoversi.“

Il movente è diverso, il primo ragazzo, quello dell’episodio recente, sembra essere stato vittima di bullismo per lungo periodo e così, sfinito, ha deciso di reagire nella maniera più eclatante e drammatica. Il secondo, pare fosse in cura da molto tempo. Il punto è che si tratta comunque di ragazzi, casi isolati, che vivono le loro angosce nella solitudine fino alle estreme conseguenze che questa assume.

Non so cosa spinga un ragazzo a usare violenza contro un professore o i suoi compagni, le cause sono ipotizzabili, a volte così evidenti, ma mi riferisco ai meccanismi più intimi, quelli sono imperscrutabili alla nostra attenzione. Quello che è certo è che negli USA come nel nostro Paese ormai, i diritti individuali e la nonviolenza non sono una scuola, un percorso, un valore.

Purtroppo non esiste, come per il denaro, un regolatore che possa registrare il danno, e compensare il rapporto fra diritti umani e violenza. La violenza, anche dentro la vita democratica quotidiana, è destinata a salire e a diventare sempre più guerra. E la nonviolenza resta una disapprovata debolezza. Peccato, ci resta tutto ciò che avviene nella parte peggiore della vita. L’altra, quella dei diritti, del rispetto e delle persone salve e integre è bistrattata.

L’esempio di alcuni leader politici, il loro gergo aggressivo, offensivo, le loro parole sono una continua offesa per chi si batte l’ambiente, per una informazione libera, per i diritti dei più deboli, una continua negazione di qualsiasi forma di attivismo sociale, di impegno concreto per i diritti civili, sociali, perfino la lotta alla mafia è banalizzato dalle manifestazioni folkloristiche come quella di salire su una ruspa in un momento evocativo e simbolico che avrebbe avuto bisogno di tutto tranne che di quella pagliacciata. Senza entrare in merito delle scelte scellerate che “armerebbero” i cittadini di uno ulteriore strumento di rabbia a furore, fuor di metafora.

Il problema non è però isolato, quel linguaggio è contagioso, come quel pensiero che annulla la società “buona” banalizzandola con epiteti come “buonista” che dovrebbe essere invece l’altra faccia dell’indifferenza. Purtroppo gli italiani sanno essere cattivissimi, soprattutto quando sono stimolati ad esserlo, cioè in presenza di situazioni oggettive che preoccupano e producono più spesso cattiveria che politiche capaci di risolvere i problemi. Tra questi italiani, molti sono genitori. Ai ragazzi non resta che chiudersi nella propria solitudine, e chi si meraviglia dei testi eccessivi che ascoltano nel “silenzio” delle loro stanze, non guarda la “trave” di rabbia e aggressività e che ci minaccia ormai da troppo tempo.

 

 * da youtube, Esplosioni all'istituto Rosselli di Aprilia. Le parole della dirigente scolastica Viviana Bombonati, da Latina Oggi

 

 

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C'è un movimento di resistenza femminile

EddaBilli 350 260 minNadeia De Gasperis intervista Edda Billi*

 

Ritiene che le giovani donne conoscano abbastanza le lotte condotte dai movimenti femministi per i diritti civili?

Conosco collettivi di donne che lottano come tigri ma penso siano monadi: c'è poco confronto, credo.

 

L’attuale governo ha rimesso in discussione, tra le altre, la legge 194, quanto si è spesa per quella battaglia?

E' dagli anni 70 che lotto perchè allora di aborto si moriva. Ci toccherà ricominciare?

Sembra che nel mondo ci sia un movimento di “resistenza” femminile. Cosa pensa a riguardo?

Si, ci credo profondamente. E si fanno sentire anche se vengono silenziate. Come sempre

Lei ha affermato di aver sempre riconosciuto negli occhi degli uomini una certa propensione al machismo, cosa è cambiato? Gli uomini sono cambiati rispetto alla condizione delle donne?

Purtroppo se li guardi negli occhi tutt'ora vedi una lucina che dice: "io valgo più di te"

 

Stiamo facendo passi indietro o non è più possibile tornare indietro sui diritti acquisiti dagli omosessuali?

Nessun diritto acquisito è per sempre. Bisogna essere vigili.

 

Pensa che l’attuale governo sia da temere o stiamo sopravvalutando le conseguenze della sua politica?

Si, è un governo dal sapore spiacevolmente fascista. Di certo misogino.

 

Quale sarà il futuro della Casa Internazionale delle Donne?

Siamo sotto attacco ma ci stiamo difendendo anche da una sindaca che non "sa" essere la Casa luogo di libertà.

 

Preferisce essere conosciuta più come poetessa o più come attivista politica?

Domanda che molto m'intriga: forse metà e metà.

 

 

*Edda Billi, femminista, scrittrice e poeta, è Presidente deII’AFFI la Federazione di organizzazioni femministe e femminili, che ha promosso insieme al Centro Femminista Separatista la realizzazione della Casa Internazionale delle Donne, il progetto del movimento delle donne di Roma ha origine negli anni dell’occupazione del Governo Vecchio, ma è anche Presidente di Archivia, Biblioteca Archivi Centri Documentazione delle Donne, e raccoglie le produzioni teoriche e pratiche del movimento femminista e lesbico dalla fine degli anni Sessanta.
Fra le protagoniste del neo-femminismo degli anni Settanta, tra le fondatrici del Collettivo romano di Pompeo Magno, meglio conosciuto come Movimento Femminista Romano.

 

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Relazione di Nadeia De Gasperis

Il Seminatore Van Gogh da GooglePhoto 460 dettaglio mindi Nadeia De Gasperis (anche in video) - Il libro di Paolo Ciofi, La rivoluzione del nostro tempo, è un saggio politico, un pamphlet della condizione politica italiana, europea e mondiale, una guida alla ricostruzione del nostro sistema sociale, politico, economico e culturale, non a caso, il sottotitolo cita “Manifesto per un nuovo socialismo”.
Chi voglia provare a capire i caratteri della nostra (eterna) crisi non può fare a meno delle sue analisi.

Il merito dell’autore è stato quello di attualizzare l’analisi di Marx, per il quale, la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa.
La attuale crisi italiana è nel solco di una crisi generale, ma su essa gravano antiche arretratezze mai colmate del Paese. Mentre il progresso tecnologico e scientifico consentirebbe una rinascita, un punto di ripartenza, sono invece in gioco i diritti delle cittadine e dei cittadini, i principi di uguaglianza, la sopravvivenza stessa del pianeta, l’ evoluzione socio-economiche degli ultimi cinquant’anni. Il netto ridimensionamento della classe operaia ha determinato la frammentazione del blocco sociale tradizionalmente di sinistra, e la formazione conseguente di gruppi sociali distinti, caratterizzati da profonde differenze interne. Il problema è che i lavoratori mai come oggi sono stati così divisi, non avendo riferimenti movimenti o partiti politici in grado di promuovere azioni comuni. Un discorso a parte vale per il movimento delle donne. L’intera scena globale è segnata da movimenti di critica, di resistenza al potere, che vede le donne protagoniste. Donne che partendo dalla forza dei modelli organizzativi autogestiti hanno saputo portare quei modelli nei luoghi preclusi al mondo femminile, affermando valori, conquistando spazi e rappresentanza. In Italia, la libertà delle donne è ancora un “imprevisto” per gli uomini.

Non ci serve la vittimizzazione delle donne. Va condotta una battaglia che rivendichi il diritto a un welfare sociale, alla salute, una battaglia per l’ambiente (le donne sono state le prime nelle rivolte della Terra dei fuochi).
Le donne si prendono in carico le ragioni degli “utenti”: malati, disabili, anziani, bambini.
Fortunatamente, abbiamo margine per intervenire, ci ricordano e ci ricorda Paolo Ciofi. Ma è necessario che questo nuovo ordinamento della società si realizzi salvaguardando la pace tra i popoli, garantendo le libertà individuali e collettive, tutelando il lavoro e l’ambiente evitare con forza ogni discriminazione nell’accesso alla cultura, alle cure, al sapere promuovendo la democrazia economica e sociale e politica che abbia come obiettivo il superamento di ogni forma di sfruttamento, che sia tra esseri umani, degli uomini sulle donne. E l’italia ha uno strumento da cui ripartire, la nostra Costituzione che sin dalle sue origini progetta una trasformazione delle relazioni umane, e pone al centro della sua attenzione il lavoratore cittadino, come pilastro di questo patto sancito con gli italiani e Sancendo l’ inviolabile diritto della piena occupazione. Uno strumento contro le politiche securitarie e contro la mancanza di una politica che chieda ai più ricchi di pagare di più come è sancito appunto nella costituzione secondo criteri di progressività.

Se per Marx il lavoro è la fonte di ogni ricchezza, la natura è fonte di tale ricchezza quanto il lavoro. Negli ultimi anni la tendenza dei partiti di governo, in tal senso è stata preoccupante,vedi lo Sblocca Italia, il tentativo di riforma costituzionale e l’attuale Decreto Genova. Inoltre pensavamo che la rete ci avrebbe resi liberi e uguali e invece quando sono emersi i colossi del capitalismo digitale, facebook, google, che hanno impostato il loro business rendendoci consumatori e produttori, lavoratori “ombra”, perché il lavoro è invisibile, inconsapevole e gratuita, il massimo dell’alienazione di un essere umano. ci dice l’autore “alla fine la libertà ci verrà offerta come servizio.

Crisi finanziaria e crisi della sicurezza (rifugiati, migranti, minaccia terroristica) hanno messo in evidenza tutte le debolezze della struttura istituzionale europea.
Se nessuno stato europeo è singolarmente in grado di mettere in piedi un piano credibile di finanziamento di infrastrutture al servizio dell’innovazione tecnologica, del risparmio energetico, della formazione avanzata, del trasporto e della comunicazione, di sicurezza e difesa, per l’Autore andrebbe costruita una piattaforma unitaria tra le forze del movimento operaio europeo, della quale egli delinea i punti centrali nel suo pamphlet.
D’altra parte, Ciofi sottolinea che il progetto delineato dalla Costituzione, già colpito e in parte svuotato, è destinato a rimanere lettera morta se non ha le gambe su cui camminare, lo strumento che consenta di attuarlo, ossia il partito politico delle classi lavoratrici, il gramsciano “moderno Prinicipe”.

 

La relazione in video di Nadeia De Gasperis

 

 

 Allegata la relazione integrale in pdf. 

Files:
Nadeia De Gasperis - Relazione 26 ott'18
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La Relazione di Nadeia De Gasperis alla presentazione del libro di Paolo Ciofi "La rivoluzione del nostro tempo. Manifesto per un nuovo socialismo"

Autore Nadeia De Gasperis Data 2018-10-30 Dimensioni del File 125.47 KB Download 22 Scarica

 

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Decreti e ...malaffare

Federico Cafiero de Raho 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - Decreto Genova. "La Rivoluzione del nostro tempo" di Paolo Ciofi, tra gli altri argomenti messi in luce, pone l’evidenza sulle idiosincrasie del nostro tempo. Un territorio che chiede cura e manutenzione e lo fa appellandosi al nostro buonsenso ogni qualvolta si verificano eventi straordinari di pioggia, terremoti o altri eventi meteorologici che in un ambiente sano e senza compromissioni non causerebbe danni della stessa portata. Eppure lo sviluppo scientifico e tecnologico non viaggiano di pari passo con la tutela dell’ambiente, inteso solo come paesaggio da fruire turisticamente, quando ci va bene. Ma l’autore ritiene che andrebbe messo a punto un piano per il lavoro e la sua qualificazione che fosse improntato alla tutela dei beni ambientali e culturali e alla messa in sicurezza del territorio, al suo risanamento e a quello delle periferie urbane.

È di pochi giorni fa il decreto Genova, un documento che introduce argomenti del tutto avulsi dal contesto e dalle esigenze del caso.
Permessi a delinquere, di questo si tratta, ma questa è una mia opinione personale, quella che arriva direttamente dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, intervistato dalle reti Mediaset, è che «Il decreto Genova è la più chiara dimostrazione di come evidentemente alle mafie non si pensi, perché in quel decreto è previsto che gli affidamenti avverranno anche in violazione delle discipline, salvo quelle penali. Quindi anche in violazione di discipline extrapenali, cioè interdittive, soggetti contigui, tutto ciò che è la barriera che è stata creata per quelle imprese mafiose che fanno il movimento terra».
Dichiarazione che si conclude con interrogativi inquietanti: «Quanto movimento terra ci sarà per la ricostruzione del ponte? Quante imprese interverranno per la costruzione? Quelli sono i circuiti in cui la ‘Ndrangheta, la camorra e cosa nostra si muovono di più. I primi investimenti le mafie li hanno fatti proprio in quelle imprese e allora non si può pensare all’urgenza senza pensare al contrasto altrimenti si lancia un messaggio che non è quello corrispondente a ciò che il popolo italiano vuole».

Ma non c’è solo questo nel decreto che porta il nome di una città duramente provata e anche solo per questo, mai si dovrebbe strumentalizzare il suo nome per mettere in atto delle nefandezze che altrimenti non avrebbero potuto “camuffarsi” da azioni contingenti, urgenti e positive.
Per esempio, il permesso a ricostruire case abusive nella città di Ischia, duramente colpita dal sisma del 21 agosto 2017. L’ennesima frattura tra M5S e Lega, fratture che si saldano con facilità, perché si sa, è un governo giovane! Perfino il Ministro dell’ambiente Sergio Costa, riferisce di aver sequestrato lui stesso molte case di Casamicciola. Ma Sergio Costa, ha dovuto ingoiare un compromesso che non lo soddisfa. Una norma che nulla ha a che fare con la ricostruzione del ponte e il miglioramento della mobilità genovese, ma che prevede invece anche di innalzare il livello di idrocarburi presenti nei fanghi di depurazione da utilizzare in agricoltura. Da 50 milligrammi per chilo a ben 1000 milligrammi per chilo.

«È un’autorizzazione a spargere un milione di tonnellate di fanghi carichi di idrocarburi e metalli pesanti sui suoli agricoli. Un regalo alle imprese che trattano le acque reflue di depurazione sia civili che industriali e che in regioni come la Lombardia e il Veneto hanno accumulato scorte che non riescono a smaltire. La Lombardia aveva già provato a fissare un limite ancora più alto, ma il Tar ha bocciato la norma», denuncia il leader dei Verdi Angelo Bonelli.
Sembra che questo provvedimento nasca dalla sentenza del Tar di Milano del luglio scorso, che bloccava la delibera dell’ex assessore regionale della Lombardia prevedendo l’innalzamento del limite massimo di idrocarburi contenuti nei fanghi destinati all’agricoltura da 50 a 10mila milligrammi per chilo.

Nel frattempo nei terreni padani potrebbero essere sversati fanghi che potenzialmente portano con sé idrocarburi pesanti e fenoli, sostanze bioaccumulabili, di cui pagheremmo lo scotto anche a distanza di molti anni.. Un provvedimento che per un Paese già molto fragile è un’azione sconsiderata e irresponsabile. Ma ora vedranno di aggiustare, di sistemare, di trovare un compromesso, intanto l’unico compromesso è il nostro Paese e la sua salubrità, la sua sicurezza.

 

 

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Quello che c’è di politico nell’arresto del Sindaco di Riace

Giulio Cavalli 350 260Nadeia De Gasperis intervista Giulio Cavalli 

Quanto c’è di politico nell’arresto del Sindaco di Riace, Mimmo Lucano?
Non è mia abitudine entrare nelle scelte giudiziarie, sempre speranzoso che davvero esista una separazione dei poteri che non sia solo declamata. Lo stesso Mimmo Lucano ha dichiarato di avere consapevolmente commesso delle irregolarità e quindi è normale che la giustizia faccia ciò che ritiene utile e giusto. L’oscenità politica dell’arresto di Lucano sta tutta nell’uso che è stato fatto della vicenda giudiziaria e nel perfetto tempismo per distruggere la persona e soprattutto il modello di integrazione che rappresenta. L’arresto di Mimmo Lucano diventa politico nel momento in cui c’è un evidente pezzo di Paese che usa oggi Lucano (come ieri le ONG) per sostenere tesi che nulla hanno a che vedere con la vicenda giudiziaria.

L’ostilità palesata dal Ministro Salvini nei confronti di Domenico Lucano, come la frase “sei uno zero” hanno influito su questa vicenda? Se sì, in che modo?
Ogni periodo storico risente dell’humus culturale, sentimentale e politico che è alimentato (purtroppo) dalla propaganda: credo che sia innegabile che chi ha voluto usare la mano pesante contro Lucano sia perfettamente consapevole di convergere con questo nostro pessimo tempo.

 I capi di imputazione attribuiti a Mimmo Lucano pensano siano reati o possiamo chiamarla “disobbedienza civile”?
Ogni volta che nella Storia un Paese ha compiuto una passo in avanti sui temi dei diritti ha dovuto scontrarsi con principi di legalità ingiusti. Mimmo Lucano (come molti altri) è un disobbediente dichiarato e mi pare impossibile non esserlo in un Paese che da anni rispedisce persone nei lager libici e riesce a farlo con le carte a posto oltre che con la propria coscienza.

Perché il modello Riace ha funzionato ed è preso come esempio da tutto il mondo?
Perché c’è cuore e c’è intelligenza oltre al burocrazia. E perché Riace ha avuto il coraggio di riconoscersi ormai vuota senza quel patetico amor proprio tipico dei nazionalismi. Il modello Riace funziona perché non c’è accoglienza ma contaminazione: persone con diversi talenti si incontrano per rispondere alle identiche necessità.

Crede nei piccoli esempi di accoglienza come soluzione al problema dell’immigrazione?
Credo che mischiarsi (e uso volutamente questa parola che ha un profumo bellissimo e che qualcuno vorrebbe sporcare con accezioni negative) sia l’unica soluzione. Qualcuno di noi è mai riuscito a creare relazioni nella vita con qualcuno che abbiamo tenuto relegato nella periferia della nostra quotidianità? Non scherziamo, su.
6. Cosa dobbiamo aspettarci d’ora in poi? Cosa accadrà se i migranti di Riace non potranno fare ritorno in quel paese?
Non accadrà nulla di diverso da ciò che è naturale che accada: gli uomini si mescolano, la fame e la guerra se ne fregano dei mari e dei muri, la Storia e la cultura sono contaminazioni continue, da sempre, nonostante i parrucconi conservatori.

Sora (Fr), 16/10/2018

*Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Collaboro dal 2013 con Fanpage.it, curando le rubriche "Le uova nel paniere" e "L'eroe del giorno" e realizzando il format video "RadioMafiopoli". Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.

 

 

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'Arrestateci tutti'

MimmoLucano 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - Non è passato molto tempo, era giugno dell’anno corrente, quando Salvini definiva amabilmente il sindaco di Riace, “uno zero”, intimandogli di farlo finire in galera, lo diceva mentre in un video annunciava una sua prossima visita nella Locride, commentava dicendo che al sindaco non avrebbe dedicato mezzo pensiero, perché non lo meritava.
Un atteggiamento deprecabile da parte di qualsiasi uomo, ma inaccettabile per un uomo eletto dal popolo, un popolo, che sebbene non abbia simpatia per i migranti, abita i territori del nostro Paese e conosce le dinamiche che stanno spopolando i piccoli nuclei.

Se l’arresto di Domenico Lucano non è frutto di una manovra politica, certo i presupposti per un atteggiamento persecutorio da parte di alcuni esponenti politici c’erano tutti.
Perché il modello Riace non piace alla destra? Naturalmente perchè smonta i toni propagandistici di una campagna razzista che si tiene in piedi per l’odio che respira. Qualcuno molto placidamente risponde “perché non mi piace che un paese sia abitato da questa gente.” Meglio spopolato che colorato, insomma.
Eppure, la gente lo sa, sa che gli anziani non amano abitare questi vecchi paesi da soli ed è proprio grazie ai giovani che li ripopolano, che ha un senso la loro resistenza ad abitare quei luoghi. Che sia viva l’idea che ci sia un futuro dopo di loro.

“Non è giusto che i cittadini italiani siano andati via e ora arrivino gli immigrati”, replica qualche giornalista d’assalto di stampo destroide, una offesa alla propria intelligenza o cosa? Se i paesini si sono spopolati, lo sappiamo bene, la colpa è delle mancate politiche sui territori, è la crisi economica che costringe a lasciare paesini e Paese, è la mancata attenzione al welfare sociale.
Questo uomo della Locride che chiamano ‘u curdu ha avuto la lungimiranza di capire la ricchezza di questa gente venuta dal mare, da varie terre ma dal mare, tutti approdati a questi speranza.
Lo ha riconosciuto tutto il mondo, perché sebbene la gestione del problema del flusso dei migranti non sia di facile soluzione, non può esistere politico illuminato che non capisca la grande risorsa delle piccole soluzioni che si consumano agli angoli del mondo, che sono satelliti di speranza, modelli da studiare e seguire, lo ha capito chi ha collocato Mimmo Lucano tra i 50 uomini più influenti della terra, speriamo lo capisca anche la legge italiana, che a volte bisogna abdicare a se stessa perché a volte la disobbedienza civile è la forma di resistenza che conserva la nostra sana e robusta costituzione democratica.

Ora questo dice la stampa estera:
«La piccola cittadina di Riace, situata in una delle regioni più povere d'Italia, è diventata famosa negli ultimi anni per aver messo al laccio la tendenza dei tassi di disoccupazione e dell'emigrazione netta, in quanto gli italiani del sud fuggono a nord alla ricerca di un'occupazione retribuita. E piuttosto che rispondere alle crisi economiche e del mercato del lavoro incolpando i migranti stranieri come il nuovo governo populista di destra, Riace ha ospitato almeno 6.000 migranti dal 1998, quando una barca di profughi curdi che fuggono dalla repressione in Turchia e in Iraq è atterrata Sulla Costa Calabrese a pochi chilometri dalla città.»

Mentre i nostri politici di governo festeggiano per l’arresto di Mimmo Lucano e la destra cerca di trovare del marcio laddove la propria coscienza non può aspirare di arrivare, perché è più facile rigettare che accogliere, è più facile ritenere un problema irrisolvibile che rimboccarsi le maniche per cercare di trovare una soluzione, è più facile essere disumani che umani, perché essere umani costa fatica, la fatica di essere fedeli sempre a se stessi e agli altri, alla idea di un mondo giusto e migliore.

Gli stessi PM sostengono che Mimmo Lucano non abbia avuto alcun arricchimento personale dalle vicende per le quali è stato arrestato, ma forse solo da questa affermazione il sindaco desidererà difendersi, perché non c’è ricchezza più grande di quella che ha costruito lui.

 

 

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E' spaventoso sapere quanto la legge 194 sia ancora bistrattata

aborto 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - Costringere le donne ad abortire, magari pagandole, non ha solo forti connotazioni di pressapochismo e aggressiva arroganza, dimostrate dal senatore Simone Pillon (della Lega), ma anche una aberrante dimostrazione di quanto il suo pensiero sia distante dal profondo sentire di una donna, tanto da tentare di monetizzarne il corpo, come se l’aborto fosse sempre dettato da ragioni economiche.

Ancora oggi, le donne che decidono per la scelta dell’interruzione di gravidanza devono viverla non solo come un tabù, ma come una colpa da espiare, questo accade nelle corsie degli ospedali, dove vengono “parcheggiate” tra le altre partorienti o nei consultori, dove spesso la privacy è violata. Nello stesso corridoio dove aspettiamo di essere chiamate per un pap test, a porte aperte, qualche malcapitata deve raccontare, almeno che non siamo noi ad avere la decenza di chiudere quella porta o di spostarci più in là, la sua (spesso) dolorosa scelta. Eppure per l’apertura di quegli stessi consultori, anni orsono, ci furono mamme con i loro bambini a manifestare, perché il diritto di tutte alla propria autodeterminazione fosse garantito.

E' spaventoso sapere quanto la legge 194 sia ancora bistrattata, dal crescente ricorso agli aborti clandestini, per insufficienza di medici non obiettori, ai numerosi tentativi di abuso di obiezione da parte anche del personale paramedico. Ma la legge regola sia la interruzione volontaria, quella entro i 90 giorni dal concepimento, che quella terapeutica, oltre i 90 giorni, per la quale a una donna deve essere garantita una assistenza ginecologica spesso assente.

Nel Lazio sono rimasti 7 non obiettori, solo a Roma. Nelle altre province non c’è nessuno. Eppure l’articolo 9 della legge prevede che gli enti ospedalieri debbano offrire entrambi i tipi di servizio

A quarant’anni dall’approvazione della legge 194 il bilancio di Silvana Agatone, presidente della Laiga, è negativo: il 40% degli ospedali è fuori dalla legge ufficialmente. E tra le nuove leve, nelle scuole di specializzazione dove si stanno formando i nuovi ginecologi quasi mai esiste il servizio di Ivg.
Se le statistiche riferiscono che gli aborti sono in diminuzione è una fandonia che le donne pagano a duro prezzo, sulla propria pelle, perché se non ci sono quei dati registrate nelle schede dedicate che ogni intervento terapeutico comporta non vuol dire che non ci siano aborti.
Partiamo dalla relazione che ogni anno il ministero presenta al Parlamento. Come si realizza? Ogni volta che noi medici effettuiamo un’interruzione di gravidanza riempiamo una scheda che viene inviata all’Istituto di Sanità e poi al ministero. Contando tutte le schede si ottengono i dati della relazione. Che cosa viene indagato, quindi, del fenomeno aborto? Pensiamo a quello che è accaduto a Trapani dove di recente è andato in pensione l’unico medico non obiettore che effettuava 80 aborti al mese. Non è stato sostituito,quindi scomparse le schede, scompaiono anche gli aborti.

Non è certo vero che le donne non ricorrano più all’aborto, lo fanno in maniera clandestina, come 40 anni fa, dove ti dicevano di mangiare prezzemolo per abortire, salvo pagare milioni di lire e incorrere spesso in rischi sanitari e complicazioni che sono costati la vita a molte donne. Secondo il Movimento Pro-vita l’aborto provoca gravi complicazioni fisiche nelle donne e aumenta il rischio di tumore alla mammella e l’aborto è una delle principali cause di mortalità tra le partorienti ma solo senza le adeguate condizioni di sicurezza. Bene, anzi male , molto male, sono altri i rischi per una donna e dovremmo forse riprendere in mano le nostre vite prima che un altro ddl del senatore pillon, come quello già approvato in senato, dall’iter legislativo discutibile, davvero imponga “con la forza” di rifuggire al rischi di morire sotto i ferri di un medico senza scrupoli.

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