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Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio.

Rearviewmirror

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UE voto 2019. "La Sinistra" nelle parole di Nicola Fratoianni

nicolafratoianni 350 minNadeia De Gasperis (video) - Abbiamo intervistato Nicola Fratoianni, candidato con La Sinistra alle prossime elezioni europee nel collegio di centro, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, incontrandolo presso il Grid di Frosinone, dopo che a Cassino aveva ascoltato lavoratori e cittadini. È stata l’occasione per affrontare temi strettamente legati al nostro territorio, come disoccupazione, Valle del Sacco e Certosa di Trisulti.

Una opportunità per ribadire l’urgenza di invertire la tendenza delle politiche di privatizzazione, di fare dell’ambiente e della sua bonifica una occasione per rivedere totalmente il nostro stile di vita, di incentivare la ricerca, e di fare, per esempio, della bonifica dei SIN una occasione di lavoro per tutti. Fratoianni ha ribadito che per dirsi di sinistra non basta solo dichiararlo ma fare scelte controtendenza e portarle avanti senza risparmiarsi, redistribuire i redditi, concentrati nelle mani di pochi, diminuire l’orario di lavoro e salari più equi, ritornare all’articolo 18, creare un nuovo modello di sviluppo per meridione e aree interne abbandonate. Basterebbe tagliare i fondi alle fonti fossili per dare una risposta concreta all’appello di Greta Humbert, e dei milioni di ragazzi che hanno accolto il suo monito, senza tanti salamelecchi, in un passaggio parlamentare che costerebbe pochissimo sforzo ma che è stato avanzato solo da Loredana De Petris.

Se la sinistra ha vinto in Spagna lo ha fatto, non solo perché unita contro i nazionalismi ma perché ha progettato di ricostruire il tessuto sociale a partireFratojanni Maddalena 350 min dalla edilizia popolare, un tema, quello dell’abitare, che in Italia è una emergenza sociale e ingenera una guerra tra poveri.

Il modo in cui le istituzioni si confrontano con le periferie genera razzismo, che vede come prime vittime gli immigrati. Quegli immigrati per i cui diritti vale la pena battersi sempre e con forza a discapito di qualche voto mancato. A proposito di migranti bisognerebbe fare la conta magari di quanti ragazzi lasciano l’Italia perché altrimenti costretti a svendere il loro talento. Una sinistra, che voglia essere riconosciuta come tale, deve farsi promotrice senza reticenze, di tassare i patrimoni alti. Una sinistra che non deve più essere confusa con le politiche del PD, che vedono l’immigrazione porre un problema di democrazia, che affrontano la crisi parlando di tagli al sociale. Una sinistra che inizi a RI-conoscersi, sicura di ritrovarsi nelle stesse istanze, per le stessi ragioni, quelle degli ultimi.

 

Video: Nadeia De Gasperis intervista Nicola Fratoianni

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UNOeTRE.it e i ricercatori degli inquinanti della Valle del Sacco

biochimici mindi Nadeia De Gasperis (video) - Il giorno 10 maggio una delegazione di UNOeTRE.it, in via del tutto eccezionale, è stata ospitata dall’equipe di ricerca del dipartimento di Scienze Biochimiche dell’Università La Sapienza di Roma, in particolare dal gruppo di ricerca Fabio Altieri, Margherita Eufemi, Silvia Chichiarelli.

I ricercatori ci hanno spiegato come nasce la ricerca sul Lindano, che incrocia i loro studi, fino a quel momento concentrati sugli aspetti molecolari e cellulari di tumorigenesi, e come questi prendano una direzione diversa, rallentando così pubblicazioni e risultati imminenti, ossia tutto ciò per cui un ricercatore viene “giudicato”. Il lindano, uno degli organoclorurati più diffusi in Valle de Sacco e uno dei meno conosciuti dal punto di vista dei meccanismi cellulari e molecolari, stimolando la crescita delle cellule, sregolandone i meccanismi vitali, ha effetti che si ripercuotono a livello patologico sull’uomo. Ecco dunque come si sia reso necessario che un accurato studio di letteratura scientifica precorresse il lavoro di ricerca. Gli accertati effetti di prolificazione cellulare, con concentrazioni molto ragguardevoli e con alta resistenza alle chemioterapie, prospettano, ad oggi, scenari, in vivo, ancora più allarmanti che in vitro.

Ci hanno poi spiegato come nel momento in cui l’inquinante entra in contatto con gli organismi umani, riservi dolorose sorprese. Oggi queste conseguenze si conoscono grazie agli studi del Dott. Luigi Montano*, dal quale i ricercatori del dipartimento di biochimica hanno avuto importanti contributi in relazione alle concentrazioni dell’inquinante nelle persone monitorate. Dunque, gli studi del dott. Montano, definiti molto pregevoli, stanno già producendo i primi allarmanti risultati, tanto da condurre a pensare che i rischi, Nella Valle del Sacco, siano superiore a quelli di altri SIN, dalla Terra dei Fuochi ad altri territori molto inquinati. Queste nozioni, ci spiegano i professori incontrati a Roma, non sono solo il risultato di studi epidemiologici, ma studi in “vivo”, così come lo è la risposta cellulare.

Non andiamo via senza un monito di speranza, che in un laboratorio di ricerca non può mancare.
Lo studio cellulare, infatti, che da studio “in vitro” ci si auspica diventerà presto studio” in vivo”, sta già producendo i primi risultati nella ricerca di sostanze detossificanti per l’organismo, in particolare sostanze naturali come il melograno, carciofo, il licopene e lo stesso pomidoro ecc.
Non a caso, anche gli studi di Ecofoodfertility, nello step più recente che stanno per affrontare, andranno nella direzione di ricercare diete biologiche che indichino gli alimenti e i prodotti che abbiamo potere adsorbente e detossificante.
Ecco dunque la necessità di formare i nutrizionisti in tal senso. Il Lindano, ad esempio, prima di entrare nel sangue, ci spiegano i ricercatori, si accumula nelle cellule adipose, pertanto diete repentine potrebbero essere dannosissime e concentrare in maniera pericolosa la sostanza tossica.

Nutrizionisti dunque, medici di base, pediatri e scuole in modo particolare, consultori, nuove strutture sanitarie dovranno essere in grado di veicolare un’informazione, che dovrà essere continuativa e che faccia conoscere le più aggiornate soluzioni capaci di affrontare la patologia. L’informazione ha un ruolo primario e irrinunciabile anche per la prevenzione. Medici e pazienti dovranno essere in grado di documentarsi senza sosta sui progressi dei risultati delle terapie quando la patologia sia già attiva.
Tutto questo è necessario e si può fare solo se una parte delle risorse destinate nei programmi della bonifica saranno veicolate rigorosamente nel senso del sostegno allo studio ed alla ricerca. A proposito dello sviluppo dei programmi di bonifica dei SIN interessati.

Se è vero che la ricerca è “speranza”, la conferma l’abbiamo avuta dall’entusiasmo con il quale questi ricercatori lavorano, con sacrificio e risorse economiche irrisorie, tanto da costringerli a provvedere all’acquisto autonomo di computer e altri strumenti.
Un ulteriore monito di speranza arriva dai giovani ricercatori laureandi e particolare dai dottorandi che la professoressa Eufemi ci presenta, annunciando la loro prossima partenza per Bruxelles, dove andranno a studiare l’azione di alcuni batteri nella degradazione del Lindano. Non ci resta che invocare il buonsenso di chi dovrà destinare i soldi della bonifica e augurare buona vita e buon lavoro ai ricercatori del Dipartimento di Biochimica delle Sapienza di Roma.


*Luigi Montano, UroAndrologo della ASL di Salerno, Coordinatore del Progetto di Ricerca EcoFoodFertility e del Progetto FAST del Ministero della Salute. Presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU).

 

 

 

 

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Diego Mancini per Un'Altra Isola

diegomancini 350 260 minDiego Mancini* candidato a Sindaco di Isola del Liri intervistato da Nadeia De Gasperis

Cosa l’ha spinta a candidarsi?
devo anzitutto precisare che la mia candidatura non è stata autoreferenziale. la proposta, infatti, mi è stata avanzata l’estate scorsa da numerosi amici ed anche da ambienti politici di diversa collocazione. devo confessare che inizialmente ero perplesso per questa inaspettata richiesta. ma, dopo un periodo di riflessione e soprattutto dopo aver preso atto delle sollecitazioni e dell’incoraggiamento da parte di persone ed ambienti di variegata estrazione politica e sociale, ho dovuto assumere questa decisione per non manifestare un atteggiamento di pavidità e di disimpegno e per dovere di responsabilità nei confronti della mia città, che purtroppo negli ultimi vent’anni è stata costretta a subìre un processo di progressiva ed inarrestabile decadenza.

Cosa caratterizza la sua lista e i suoi candidati?
Con i Candidati che hanno deciso di condividere con me questa difficile ma entusiasmante avventura abbiamo deciso di chiamare la nostra Lista “UN’ALTRA ISOLA”, perché vogliamo costruire insieme un futuro diverso per Isola del Liri, cercando soprattutto di valorizzare il nostro meraviglioso patrimonio naturale (ed in tal senso mi riferisco alle nostre splendide Cascate ed al fiume Liri) e quelle risorse produttive da troppo tempo trascurate (come ad esempio le aziende insediate all’interno dello stabilimento delle ex Cartiere Meridionali, in un sito attualmente privo dei servizi più elementari). Per raggiungere questi obiettivi abbiamo formato una squadra inclusiva e partecipativa, prestando particolare attenzione nella scelta delle candidature alle specifiche competenze, ma anche alla professionalità, alla cultura, all’umiltà, alla disponibilità ed all’attenzione ai problemi sociali.

I primi tre atti amministrativi subito dopo essere stato eletto?
Anzitutto verificare i conti, perché a quanto pare la situazione economica e finanziaria del nostro Comune si prospetta piuttosto complicata, se non addirittura preoccupante. Di seguito affrontare le emergenze indifferibili. Poi, visto che andiamo incontro all’Estate, cercare di riportare il “Liri Blues” ad Isola del Liri, nel luogo dove è nato 32 anni fa, mentre negli ultimi anni questa importante rassegna che si identifica con la nostra Città è stata costretta ad emigrare altrove in conseguenza di alcune sciagurate decisioni. Con il “Liri Blues” e con altre importanti manifestazioni Isola del Liri deve tornare ad essere il “Salotto della Ciociaria”, puntando decisamente ad un rilancio turistico e culturale.

Come intende trattare l’annosa questione Acqua Pubblica/ Acea? Quali risposte ai cittadini vessati da imposte insostenibili
Il problema dell’Acqua Pubblica rappresenta una parte fondamentale nel nostro Programma politico-amministrativo. Ed infatti l’impegno della nostra Lista è quello di riconoscere nello Statuto Comunale, entro i primi 100 giorni al governo della Città, il Diritto umano all’acqua, ovvero l’accesso all’acqua come diritto umano universale in quanto bene comune indispensabile alla vita ed inoltre il servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, non assimilabile pertanto a qualsiasi altro prodotto commerciale e quindi non assoggettabile alla logica del mercato e del profitto. Per quanto riguarda la vertenza aperta con Acea Ato 5, la nostra Lista è favorevole alla risoluzione del contratto deliberato nel Dicembre 2016 dalla Conferenza dei Sindaci dell’ATO 5 di Frosinone, su cui deve ancora pronunciarsi il Consiglio di Stato. Ritiene, altresì, che occorre opporsi in ogni modo e in ogni sede alle azioni aggressive di Acea nei confronti dei cittadini utenti, peraltro ritenute illegittime, quali i distacchi dei contatori e le ingiunzioni di pagamento emesse in virtù del Decreto Padoan, palesemente incostituzionale. Nel contempo, ho assunto personalmente l’impegno a conferire una specifica delega assessorile ai Beni Comuni, Ambiente, Acqua Pubblica e Democrazia Partecipativa.

Come giudica il quadro politico della competizione elettorale?
Al contrario dei nostri avversari, (che hanno preferito una dichiarata appartenenza politica, anzi partitica), la nostra (invece) è una Lista realmente “Civica”. Siamo riusciti ad aggregare sensibilità diverse, superando barriere e steccati ideologici, con l’unico obiettivo comune di ridare dignità alla nostra amata Isola del Liri.

Quali sono le emergenze di Isola del Liri? Quale città immagina per il futuro?
Le emergenze da affrontare ad Isola del Liri, purtroppo, sono numerose ed evidenti.
E mi riferisco espressamente:
- all’aspetto generale e al decoro urbano che, purtroppo, la nostra Città manifesta ad un visitatore esterno; - alla tutela dell’ambiente e alla minaccia dei - rischi idrogeologici che scaturiscono dal nostro fiume;
- alla necessità di una crescita sociale, culturale ed economica;
- alla necessità di migliorare i servizi generali offerti ai cittadini ed ai turisti;
- alla necessità di offrire loro più sicurezza;
- alla necessità di garantire più dignità sociale soprattutto alle fasce più deboli;
- alla necessità di creare opportunità e prospettive per i giovani e per le nuove generazioni;
- alla promozione ed allo “sfruttamento” delle nostre ricchezze naturali, ambientali, paesaggistiche ed architettoniche, (compreso l’immenso patrimonio di Archeologia Industriale): ricchezze (appunto) che da sole avrebbero (da tempo) dovuto sostenere la riconversione della nostra struttura economica da industriale a turistico/ricettivo.

Per questo nel nostro progetto vogliamo costruire “UN’ALTRA ISOLA”.

Ed in particolare:

- Un’Isola più bella, più pulita, più ordinata e più sicura.

- Un’Isola che sia in grado di sviluppare tutte le sue bellezze e le sue potenzialità culturali, artistiche, architettoniche ed essere un punto di riferimento turistico – ricreativo per tutta la Provincia e per tutta la Regione Lazio.

- Un’Isola in cui il visitatore, anche occasionale, trovi servizi e abbia la possibilità di conoscere la storia e le bellezze della Città, oltre alla Cascata Grande che incontra per strada.

- Un’Isola che, in collaborazione con gli altri centri vicini, risollevi le sorti di questa parte del territorio provinciale, con una crescita delle infrastrutture (in primis viarie) e dei servizi offerti (ed il pensiero non può che andare al lento e costante depotenziamento dell’Ospedale di Sora ed alla dolorosa perdita della Sede Distaccata del Tribunale di Cassino).

- Un’Isola che sappia ascoltare le istanze ed i problemi dei cittadini, soprattutto delle fasce più deboli, e che sappia dare loro delle risposte e soprattutto che queste risposte siano considerate un dovere da parte degli amministratori e non un favore.

- Un’Isola che sappia affrontare, tutti insieme, una profonda riflessione rispetto alla sua crescita urbana e al suo futuro.  (Diego Mancini)

 

*Diego Mancini Nato a Napoli il 15 Febbraio 1956. Avvocato Cassazionista – Giornalista Pubblicista.
E’ stato Direttore Responsabile dll’Emittente Radiofonica “RADIO DIMENSIONE ISOLA” e del Periodico “LIRINIA” E’ stato Membro della CONSULTA REGIONALE PER L’EMIGRAZIONE istituita presso la REGIONE LAZIO, in rappresentanza dell’ASSOCIAZIONE “LAZIALI NEL MONDO”

 

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Ricerche sulla fertilità nella Valle del Sacco

dott LuigiMontano 350 260 minProsegue l'impegno di UNOeTRE.it per informare circa i danni che produce l'inquinamento ambientale che subiamo nella Valle del Sacco. La nostra Vicedirettrice, Nadeia De Gasperis, ha preso contatto con una figura importantissima nella ricerca per la tutela della salute di chi vive nelle aree ad altro inquinameento: è il Dott. Luigi Montano, UroAndrologo della ASL di Salerno, Coordinatore del Progetto di Ricerca EcoFoodFertility e del Progetto FAST del Ministero della Salute. Presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU).
Naderia De Gasperis ha consultato il dottor Montano telefonicamente e con una scambio di corrispondenza. Qui di seguito diamo un primo resoconto di questo lavoro.

In un’ottica di prevenzione primaria e al fine di procedere con interventi più precoci a salvaguardia della salute attuale e futura delle popolazioni che vivono in contesti ambientali più sfavorevoli, introduce un approccio integrato e diretto di valutazione del rischio biologico precoce, individuando nel Seme maschile una chiave di lettura affidabile per meglio valutare il peso dell’inquinamento ambientale sulla salute umana e per svelare i meccanismi più fini del rapporto Ambiente-Salute.

 La differenza fra studi di epidemiologia ed EcoFoodFertility

EcoFoodFertility in sintesi è un progetto di ricerca multicentrico e multidisciplinare che, in un’ottica di prevenzione primaria e al fine di procedere con interventi più precoci a salvaguardia della salute attuale e futura delle popolazioni che vivono in contesti ambientali più sfavorevoli, introduce un approccio integrato e diretto di valutazione del rischio biologico precoce, individuando nel Seme maschile una chiave di lettura affidabile per meglio valutare il peso dell’inquinamento ambientale sulla salute umana e per svelare i meccanismi più fini del rapporto Ambiente-Salute. In sostanza, a differenza degli studi di epidemiologia classica che valutano il rischio salute “contando” gli esiti finali del danno alla salute (Mortalità, incidenza, ricoveri per malattie, tumori ecc. attraverso i registri), EcoFoodFertility valuta i segni più precoci di modificazione funzionale o strutturale, prima che si manifesti il danno clinico, puntando sui cosiddetti Organi-SPIA, come l’apparato riproduttivo, dove il seme maschile rappresenta un fluido ideale, facilmente studiabile, una vera e propria Sentinella dell’Ambiente e della Salute generale. logo ecofoodfertility in vettoriale con sfondo bianco 350 min

Il progetto è diviso in due parti: la prima, è un studio sistematico di biomonitoraggio umano volto a verificare eventuali differenze di rischio fra maschi sani, non fumatori, non esposti professionalmente, omogenei per età e stili di vita, residenti in contesti ambientali a diversa pressione ambientale valutabili attraverso l’analisi quali-quantitativa nel seme e sangue (anche di capelli e urine) di diversi contaminanti ambientali come metalli pesanti, diossine, pcb, idrocarburi policiclici aromatici, ftalati, parabeni, pesticidi, perfluorurati, nanoparticolato ed i loro effetti biologici con lo studio di diversi biomarcatori, ossidativi, immunologici, proteomici, lipidomici, genetici, epigenetici, metabolomici ecc. La seconda parte, consapevoli dei tempi lunghi di bonifica dei territori e del disinquinamento del pianeta che dipendono da misure pubbliche della politica, che sarebbero ovviamente le migliori per operare in prevenzione, fa riferimento, invece, educando ed informando all’attivazione di vere proprie misure di tipo individuale, partendo dalla considerazione che lo stile di vita e l’alimentazione, in particolare, con determinati regimi nutrizionali sul modello mediterraneo con alimenti BIO “VERI”, può modulare l’effetto dell’inquinamento ambientale ed aiutare a potenziare le difese antiossidanti e detossificanti dell’organismo (bonifica naturale dell’uomo inquinato che si declina con l’ashtag #INTANTOMIDIFENDO).

Le ricerche in Italia, Grecia e Spagna

Attualmente, il progetto è in fase esecutiva su maschi in diverse aree d’Italia ed anche in Europa come Spagna e Grecia e ci stiamo preparando per allargarlo in altri paesi non solo europei, da poco abbiamo avviato anche un protocollo sperimentale al femminile di cui a breve avremo i primi risultati.
Ad ogni modo con questo modello di valutazione del rischio salute, andiamo oltre la semplice valutazione dello stato di fertilità, perché il seme umano dà informazioni sullo stato di salute ambientale del territorio in cui vivono le persone ed al contempo informazioni sullo stato di salute generale, può quindi rappresentare uno strumento potenzialmente molto potente che i policy maker possono utilizzare per la sorveglianza sanitaria, il monitoraggio ambientale e per innovativi programmi di prevenzione primaria e “anteprimaria” (preconcepimento), non solo per le patologie riproduttive, ma per quelle cronico-degenerative, dall’ipertensione al cancro, che interessano l’adulto nella generazione presente e quelle future in relazione alle nuove evidenze scientifiche sugli effetti transgenerazionali indotte dagli inquinanti e dai cattivi stili di vita sui gameti.

La ricerca in Italia

Lo studio è iniziato sulle problematiche sanitarie in Terra dei Fuochi e difatti i primi studi retrospettivi che abbiamo presentato già oltre tre anni fa dimostravano una differenza statisticamente significativa di maggior danno al DNA spermatozoario, verificata addirittura con due tecniche, nei soggetti residenti nell’area della terra dei fuochi rispetto a quelli dell’area del Cilento. Su queste basi, abbiamo avviato due studi stavolta prospettici di biomonitoraggio su 222 maschi sani, non fumatori, omogenei per età, indice di massa corporea e stili di vita. In un primo gruppo metalli pesanti nel seme e sangue, valutando la qualità seminale, la frammentazione del DNA spermatico, la capacità antiossidante totale e l’attività degli enzimi antiossidanti, su un secondo anche la lunghezza dei telomeri su leucociti del sangue e su spermatozoi. I risultati li abbiamo pubblicati su due riviste internazionali (Reproductive Toxicology nel dicembre 2016 e Int. Journal of Molecular Science nel settembre 2017) dove abbiamo riscontrato nei maschi reImmagine step del progetto Ecofoodfertility minsidenti in terra dei fuochi rispetto a quelli residenti nell’Alto medio sele in provincia di Salerno, un eccesso statisticamente significativo di diversi metalli: Alluminio, Rame, Manganese, Nichel e soprattutto Cromo. A maggiore bioaccumulo si accompagnava una riduzione della motilità degli spermatozoi, un aumento della frammentazione del DNA spermatico, una ridotta capacità antiossidante e, soprattutto quest’ultima, così come la riduzione dell’attività di alcuni enzimi antiossidanti erano valutabili nel seme e non nel sangue, che insieme a differenze viste anche nei telomeri spermatici e non in quelli leucocitari ci hanno fatto capire non solo che la residenza sembra avere un peso importante, ma che il seme stesso sembra essere più precoce e sensibile all’esposizione ambientale rispetto alla matrice sangue e ciò sembra ulteriormente essere confermato da altri dati che stiamo sempre più acquisendo. Nell’ambito della valutazione anche di quale dei parametri seminali (numero, motilità, morfologia, danni al DNA) fosse più sensibile all’inquinamento abbiamo pubblicato uno studio (Environmental Toxicology and Pharmacology 2018) confrontando i livelli di PM10, PM2.5, Benzene all’interno dell’Ilva di Taranto, della Città di Taranto, Palermo, Terra dei Fuochi e area del Sele in Provincia di Salerno con i parametri seminali e abbiamo visto che i livelli di frammentazione del DNA spermatico nell’area della Terra dei Fuochi e di Taranto, erano significativamente maggiori di circa il 30% rispetto a quelli delle aree di Palermo e Salerno aprendo uno scenario ancor più preoccupante rispetto ai precedenti , perché rispetto ai parametri classici dello spermiogramma (numero, motilità e morfologia) il DNA spermatico risulta essere addirittura l’elemento più sensibile all’inquinamento atmosferico, con le immaginabili conseguenze visto che porta in se le informazioni genetiche (tabella).

Dove in provincia di Frosinone

Sulla base di questi risultati abbiamo poi partecipato e vinto un Bando del Ministero della Salute della Direzione Generale della Prevenzione e con l’ASL Salerno che è capofila del progetto insieme al Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, l’Università di Brescia ed anche altri enti come l’Università di Milano, l’Enea ed il CNR stiamo eseguendo ed ormai completando il progetto FAST (Un modello di intervento per la prevenzione dell’infertilità in maschi adolescenti residenti i aree a forte impatto ambientale) su oltre 400 ragazzi, sani, non fumatori del range di età fra i 18 e 22 anni su alcune aree ambientali critiche d’Italia, come l’area di Brescia-Caffaro, Terra dei Fuochi e la vostra area, Valle del Sacco. Lo studio è un trial clinico randomizzato e consiste nel valutare prima lo stato di contaminazione ambientale nei diversi soggetti residenti nelle tre aree ed i loro eventuali effetti sulla salute riproduttiva e poi a random un intervento di modifica dello stile di vita e soprattutto nutrizionale con il supporto anche di una filiera che abbiamo appositamente creato fra aziende bio di qualità, denominata Rete Eubiotica per la Salute Ambientale (R.E.S.A.) per valutare la capacità di tale intervento di ridurre il bioaccumulo di inquinanti a partire dai metalli pesanti e di modificare i biomarcatori d’effetto. Il progetto devo dire che non è stato affatto facile nel reclutare i maschi sani con i criteri di selezione adottati, ma siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo e stiamo concludendo ora con i controlli postintervento nutrizionale. Abbiamo ovviamente coinvolto gli istituti superiori e a Brescia e Terra dei Fuochi anche le Università e devo dire che c’è stata da parte dei presidi in tutte e tre le aree massima disponibilità. Qui nella vostra zona abbiamo avuto disponibilità da parte di tutti gli Istituti Superiori a partire da quelli di Frosinone, di Ceccano, Ferentino, Anagni e Colleferro. Anche l’Avis di Frosinone, di Ferentino e Ceccano come i medici di famiglia dell’ambiente di Frosinone si sono messi a disposizione dandoci una mano, ma anche laboratori come il Geslan di Frosinone e Clinimed di Ceccano la stessa ExtraTV di Frosinone ci ha dato possibilità di diffondere il progetto e poi alcune aziende agricole come Terre Sane, Agrilatina e Natura SI di Frosinone.
Ad ogni modo a fine ottobre il progetto con i risultati sarà consegnato al Ministero della Salute ed organizzeremo dopo un incontro pubblico qui in zona.

 

 

 

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Il Collettivo Storie D’amare e le Anime migranti

nadeia 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - Lo scorso giovedì si è tenuto a Sora, presso in DeLiri Caffeè Bistrot, un interessante convegno organizzato dal Collettivo Storie D’amare. Dopo il confronto pubblico di fine luglio in Piazza Mayer Ross a Sora, che ebbe lo scopo di raccontare le origini delle migrazioni, scardinare i luoghi comuni, imparare l'accoglienza, e dopo il Presidio #iostoconriace in Piazza Santa Restituta a Sora, del 7 ottobre, è stata l’occasione dell’incontro dal titolo Anime migranti. Le immigrazioni dall’Africa. Questioni aperte.

L’evento si è tenuto in collaborazione con la rivista Confronti della Chiesa Valdese e dell’Istituto di studi politici S. Pio V, IDOS. Ai presenti sono state distribuite copie del dossier statistico Immigrazione 2018 IDOS. Ad intervenire sono stati i membri del collettivo Gabriele De Ritis e Maria Laura Bartolomucci, la prof.ssa Maria Cristina Ercolessi, africanista dell’Orientale di Napoli, il prof. Pittau, Presidente del Centro Studi IDOS e Pasquale Beneduce dell’Università di Cassino, che hanno parlato a un pubblico attento di cittadine e cittadini sorani e non, migranti dal nord al sud e dal sud al nord, dall’Africa all’Italia, insomma una eterogenea popolazione di esseri umani.

I membri del Collettivo, un progetto in divenire che vedrà la collaborazione anche dell’associazione Rise Hub dellaAnime migranti Valcomino, da anni impegnata in progetti di integrazione a livello locale e internazionale, hanno illustrato il progetto che avrà lo scopo istituire uno sportello giuridico di consulenza ai migranti, ma prima di tutto di sensibilizzare. Il principio ispiratore è quello che il collettivo diventi uno spazio educativo ma soprattutto emotivo che aiuti i ragazzi, spesso molto giovani , a elaborare la propria esperienza e definire la propria identità, avvicinare le cittadine e i cittadini con progetti di inclusione ma anche di “sana normalità”. A seguire, gli interventi dei professori hanno sfatato i luoghi comuni sui quali è fondata la campagna di odio che ha allarmato perfino il procuratore generale della cassazione della Repubblica che proprio quest’anno in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario ha esordito dicendo di essere molto preoccupato per il clima di odio che si è instaurato nel nostro Paese, una frase che dà la percezione di dove e quali siano i rischi di criminalità. La misura dei rischi che corriamo è stata data anche dal dispiegamento di forze dell’ordine, carabinieri, polizia di Stato, polizia urbana, che presidiavano il luogo dell’incontro per timore di manifestazioni della destra estrema.

Altre risposte sono state date alle domande che troppo spesso nella demagogia delle campagne propagandistiche delle destre, generano confusione, sul perché, per esempio, i migranti non sono un peso ma una risorsa, economica e demografica, e sul perché non rappresentino un rischio ma una fonte di salvezza per il nostro sistema previdenziale, e su quelle incongruenze, su cui è stata fondata la campagna razzista, del perché giovani ragazzi debbano pagare le tasse e non avere diritto a un lavoro dignitoso ma piuttosto sfruttati e sottopagati, fare il lavoro “sporco” che i nostri giovani mai farebbero.

A noi che non guardiamo alle cause strutturali del perché si parta, alle diversissime ragioni, che spingono per esempio gli africani a muoversi verso l’Europa, un numero comunque neppure confrontabile con le persone che si muovono entro i confini del continente stesso dovrebbe essere rivolta una lecita domanda: «Come si può ridurre un essere sociale a categoria, “migrante”, un essere umano che ha un progetto di vita e capacità di agire che andrebbero viste in sé?». Finché a separarci saranno le nostre barriere mentali sarà difficile ridurre la distanza con questi ragazzi, comprendere le ragioni per le quali si intraprende un viaggio che seppur rischiosissimo e incerto, è comunque più sicuro di quello che si lascia.

 

 

 

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'...corpi di morti, più eloquenti dei vivi'

gioiosisaluti dauntaxidelmare 350 260di Nadeia De Gasperis - Parafrasando Bob Dylan, “Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro.”

Questo è il pensiero che mi evoca la lettura degli scritti che pubblichiamo di seguito.
I ragazzi del III B del Liceo Classico Simoncelli di Sora, sono stati invitati dall’insegnante di lettere, Paola Serra, alla lettura del libro di Cristina Cattaneo, "Naufraghi senza volto". Il libro racconta, attraverso il vissuto della sua autrice, medico legale, il tentativo di dare una identità ai “senza nome”, coloro che disperatamente cercano di raggiungere i nostri Paesi su barconi fatiscenti.

I loro corpi, dimenticati da tutti, sono perfino più eloquenti dei vivi, sottolinea l’autrice, e testimoniano la violenza e l’indifferenza dei nostri tempi. Se nel 2019 si può ancora “morire di speranza”, i ragazzi del Simoncelli ci ricordano, leggendo le loro riflessioni, che di speranza si può ancora “vivere”.

 

Vi lasciamo alla lettura dei loro pensieri, scaturiti da un passo in particolare, quello del ragazzo venuto dal Mali, che veste un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e francese. In tanti ci siamo chiesti se non fosse un modo per dimostrare al mondo di essere una persona in gamba. Ma non è forse il momento che sia questo mondo a dimostrare qualcosa a un ragazzo in cerca di una nuova possibilità!?
Buona lettura  (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

  1. Catallo
  2. Costantini
  3. Petricca
  4. Tersigni

Uno dei tanti 
di Agnese Catallo - Immigrazione: un argomento “scomodo”, che negli ultimi anni è entrato a far parte sempre più della nostra realtà apparentemente perfetta, ma che in verità ha radici antichissime. Anche noi italiani un tempo, non troppo distante, siamo stati immigranti, e i desideri e le speranze che ardevano nei nostri semplici cuori erano gli stessi di quelli che animano le popolazioni provenienti dal continente Africano. Ma allora perché tutto ciò che sappiamo fare, è accrescere questo clima di pura e totale indifferenza che ormai ci caratterizza? Perché non riusciamo più a comprendere e a condividere il sogno di una vita migliore? Perché pur di non compromettere la falsa armonia della nostra società, preferiamo far morire migliaia di persone in quel gigante blu che tanto amiamo? Il mare, già nell’antica Grecia, era considerato fonte non solo di energia e vita, ma anche di pericoli immensurabili e morte, come illustra ad esempio “Antologia Palatina”, una raccolta di epigrammi attribuiti a una cinquantina di poeti greci.

“Mare dal cupo rumore, Acqua di mare bella e terribile 250h min
perché hai rovesciato nel fondo Teleutagora,
che navigava su una navicella
con il suo povero carico?
Perché hai scagliato su di lui
le tue onde ingiuste?
Dovunque sia, ora è pianto
privo di vita su qualche spiaggia
di aironi, e gabbiani divoratori di pesci”

È proprio a causa di quelle ingiuste onde che, sempre più frequentemente, alcuni pescherecci trovano impigliati nelle loro reti corpi innocenti, come quello di un ragazzo del Mali di appena 14 anni, il cui nome appartiene ormai a loro. La tragica vicenda ci viene descritta ne “Naufragi senza nome” dal medico legale Cristina Cattaneo, la quale ci informa di come durante l’autopsia abbia trovano cucito nelle tasche del giovane maliano un consunto pezzo di carta. Ma non si trattava di qualcosa di poco conto, o almeno non lo era per il suo proprietario, bensì di una pagella, una pagella a cui molti aspirano. Dove dobbiamo ancora arrivare prima di comprendere che ciò è una follia? Che nessun bambino dovrebbe dimostrare di essere “degno” della nostra società? Che non possiamo scegliere in base alle capacità chi accogliere o meno?
Ma questa, è solo una delle storie negate che galleggiano in fondo al mare. Chissà cosa sarebbe diventato questo ragazzo da grande, e chissà cosa sarebbero diventanti tutti gli altri. Chissà quante “perle rare” abbiamo perduto. E chissà come sono buie e profonde, proprio come il mare, le coscienze di chi per soldi, per pigrizia, o per qualunque altro motivo che prima o poi risulterà vano, sono di quelli che permettono tutto ciò.

Agnese Catallo, III°B Liceo Classico V. Simoncelli, Sora 
(per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

“Naufraghi senza volto”
Allegra Costantini - La drammatica storia del ragazzino morto in seguito ad affogamento all’età di appena quattordici anni, narrata da Cristina Cattaneo nel libro “Naufraghi senza volto”, è così ingiusta e spietata da rendermi incapace di tradurre in parole ciò che provo davvero. Le morti di migliaia di profughi che attraversano un “mare pieno di coccodrilli” sono purtroppo all’ordine del giorno, e non per questo devono passare inosservate ogni giorno di più, anzi. Queste persone cercano di sfuggire alla miseria e alla morte, non dimentichiamolo.immigrati dietro le reti 350 260

In particolare, la storia di questo ragazzino del Mali è davvero toccante, questo ragazzino che portava con sé la sua pagella per avere qualcosa che attestasse la sua bravura, il suo valore, il suo amore per lo studio, la sua entusiasta volontà di darsi da fare, tale da cucirla nella tasca. Era la cosa più preziosa che possedeva, sicuramente sperava e sognava di vedersi riconosciuta la possibilità di restare in Europa, di continuare a crescere e a studiare qui. E invece tutto è svanito nel nulla.

La storia di questo ragazzo, quasi mio coetaneo, mi richiama alla mente quella di un piccolo profugo siriano, trovato in riva al mare, a faccia in giù, abbandonato alla morte. Per non parlare di altri due ragazzi, restati senza identità, senza un “volto”, di cui uno portava nella sua tasca un sacchetto in cui aveva riposto un po’ della terra del suo paese, ove, chissà, aveva magari lasciato gli affetti e i ricordi più cari; l’altro invece aveva in tasca la sua tessera della biblioteca.

Mi viene anche in mente il caso di Enaiatollah Akbari, più fortunato di questi altri bambini, perché le sue terribili vicende sono riuscite a concludersi e ad approdare con lui in Europa e, assieme, ricordo le significative parole di Fabio Geda: “Una volta ho letto che la scelta di emigrare nasce dal bisogno di respirare. È così. E la speranza di una vita migliore è più forte di qualunque sentimento”.

La terribile e commovente storia del ragazzino malese non può che straziare il cuore dei più sensibili, ma forse, per la sua gravità, è in grado di toccare perfino coloro che dimostrano di essere indifferenti di fronte alla più impietosa violazione dei diritti umani, o coloro che magri fingono di non sapere come stiano davvero le cose, cosa stia accadendo in questo momento nel mondo.

Allegra Costantini Classe IIIB, liceo classico Vincenzo Simoncelli  (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Voglio sapere chi sei
di Gaia Petricca - Forse ti chiami Luca. O Marco. Mattia. Lorenzo. Chissà. Chissà se preferisci il gelato, la pizza o giocare con i tuoi amici, chissà se da dove vieni si può giocare senza pensare continuamente a cosa accadrà domani, senza avere paura. Forse in paesi come il tuo non sei né Marco, né Mattia, forse non hai un nome e progetti sicuri. Sai solo che vuoi scappare e vuoi scappare lontano, sei stanco, stanco di non dormire tranquillo, stanco dei tuoi sogni troppo spesso strapMigranti sulla nave Diciotti 350 260 minpati via da mani più grandi, interessi più convenienti, sorrisi falsi e continue ipocrisie. E così hai deciso di prenderli, i tuoi sogni, di prenderli e portarli con te.

Hai deciso di essere qualcuno, di avere un nome, di essere un ragazzo bravo a scuola; magari hai pensato che avrebbero scelto il ragazzo più intelligente e lo avrebbero salvato, magari avresti voluto tenere i tuoi sogni stretti ancora per un po’, i tuoi sogni a dire al mondo chi sei.

Quasi li posso vedere quei sogni, scivolano giù e si mischiano alle tonalità del mare, scivolano giù e si confondono con le onde. Posso vederlo il tuo dieci ad inglese, puoi vederlo anche tu. Afferrali i tuoi ideali, finché sei in tempo, afferrali e tienili stretti, perché non potranno scapparti più.

Gaia Petricca, III°B Liceo Classico V. Simoncelli, Sora (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Una pagella, tesoro per sperare
di Matteo Tersigni - La storia di questo ragazzo mi ha colpito profondamente, non soltanto per il suo drammatico esito ma anche per la profonda speranza che egli aveva nel raggiungere l’Europa e ricominciare lì una nuova vita; e questo grazie alla sua pagella scolastica, un tesoro il cui valore può essere compreso sosaluti festosida untaxidel mare 350 260lo da chi sa cosa significa vivere in un paese dove lo studio non è un diritto scontato.

Il ragazzo ha, contro ogni odio o pregiudizio, custodito con attenzione quella che noi reputiamo un non sempre gradito foglio di carta, ma che lui considera un simbolo di inestimabile valore: una semplice ma eloquente prova di come questi giovani strappati alla loro casa e, spesso, alla loro famiglia desiderino crearsi un futuro più di chiunque altro ragazzo “fortunato” sulla Terra, proprio per ricostruire quel presente così difficile e per poter lasciare ai figli un mondo migliore, quello che loro non hanno mai avuto.

La missione di cui si era fatto portavoce il giovane naufrago vuole dimostrarci che queste persone hanno bisogno di noi poiché, purtroppo, la determinazione non basta e solo un concreto aiuto da parte nostra, non in quanto Europei, ma esseri umani, può fare la differenza. Oggi a noi che siamo ormai abituati ad assistere a queste tragedie sul mare importa sempre meno della morte di queste persone e, anzi, proviamo diffidenza e paura verso coloro che sani e salvi raggiungono l’Europa.

Dobbiamo abbandonare i nostri assurdi pregiudizi e luoghi comuni e capire che ragazzi, come il povero naufrago, vengono da noi dimostrandoci, attraverso i loro preziosi sforzi, che hanno bisogno del nostro aiuto; la nostra tanto contestata accoglienza non deve essere passiva ma concreta e fare dell’impegno scolastico di questi ragazzi il seme di un mondo più evoluto e solidale.
Tersigni Matteo IIIB Liceo classico “V. Simoncelli”

Linguaggi spregevoli usati verso i più deboli

vertenzafrusinate 4dic18 mindi Nadeia De Gasperis - Lo sanno gli operai della Vertenza Frusinate, cosa significhi trascorrere le vacanze di Natale in presidio permanente, quali vacanze poi!? Quale Natale!? Lo sanno, cosa significhi raccontare ai propri figli che la letterina di Natale è quella che promette che tutto si sistemi, e lo promette da molto tempo e tutto sembra sempre uguale, proprio quando la speranza di “risollevarsi” sembra farsi concreta, l’ennesima delusione ti serra la gola.

Lo sanno gli operia di La Carpigiana" di Modena, che al rientro in fabbrica dopo le vacanze hanno trovato l'azienda completamente svuotata del materiale di lavorazione.
O quelli di Hydronic lift di Pero, fabbrica nel milanese che produce componenti idraulici e meccanici per ascensori, che al rientro dalle ferie di agosto hanno trovato i cancelli chiusi e la fabbrica in via di smantellamento.
O ancora la Firem, l’azienda emiliana che durante le vacanze ha fatto sparire macchinari e merci, li ha caricati su un camion e li ha messi in viaggio verso la Polonia.
Insomma non è una consuetudine solo delle aziende del nostro territorio, quella della vigliaccheria che non ha preavviso.
Lo sa un uomo di sessanta anni, che faceva l’insegnante e ora dà volantini davanti alla scuola dove lavorava, lo sa quell’operaio che ha lasciato moglie e figli per partire per l’Inghilterra in cerca di fortuna o quello che ha lasciato moglie e figli per un viaggio senza ritorno.
Un reddito di sostentamento, fino al ripristino di condizioni migliori, lo sosteniamo con forza e da sempre, che non sia sganciato naturalmente da serie politiche sul lavoro.

Ma cosa c’è di serio nel chiamare “norme anti divano” quelle che dovrebbero tutelare lo Stato da cosa!? dall’abuso di gratitudine?
Insomma, quanto vale la dignità delle persone? Davvero i nostri governanti pensano che le lavoratrici e i lavoratori preferiscano “poltrire” piuttosto che ritrovare la dignità di un lavoro?
Bisogna conoscere davvero poco il dramma del mondo dei lavoratori, la privazione, le frustrazioni di vivere appesi al filo di una promessa, per permettersi di usare questo linguaggio.

Resta solo da chiedere scusa, semmai vorranno perdonarvi.

La parità dei diritti non è un'elemosina

maternità 400 mindi Nadeia De Gasperis - Fa dell’ironia, il ginecologo Battagliarin, su youreducation.it, a proposito del congedo di maternità e della nuova legge che permette alle donne di recarsi al lavoro fino agli ultimi mesi di una gravidanza. Ironizza sulle apocalittiche conseguenze di un aumento di peso che si aggira tra i 9 e 12 chili, tutti concentrati, come uno zainone da alpinista, sul davanti, sul disagio della necessità di fare pipì in continuazione, aggiungerei, sulla possibilità che il vostro “capo” si veda improvvisamente salutare da una piccola testolina che spunta dal vostro grembo.

Oltre l’ironia ci sono drammatiche verità, come quella del parto prematuro, che sempre di più, sempre più frequentemente si verifica.
Non si dimentichi infatti che la sua incidenza in Italia è ormai da molti anni ferma al 7%.
Da non trascurare poi le possibili patologie del terzo trimestre, che sono più frequenti e spesso possono essere imprevedibili, prima tra tutti: il parto prematuro appunto.
Per non parlare della differenza di un lavoro d’ufficio e di una donna che al banco salumi del conad debba allungarsi per recuperarci una forma di parmigiano mentre qualcuno le scalcia in grembo e le intima di stare buona al suo posto.

Bene, ci risponderanno che la scelta di lavorare fino alla fine della gravidanza non sia obbligatoria, ma chi di voi, donne, non ha subito almeno una volta nella vita quel sottile ricatto, che spesso tanto sottile non è, a cui hanno dato il nome di “mobbing”!?
Bene, figuriamoci se si decidesse di procedere, come fatto finora e concedersi il bello e il brutto di quegli ultimi mesi che si separano dalla nostra “vita precedente”, sì perché di certo sappiamo che esiste un avanti - figlio e un dopo - figlio. Chissà a quali ricatti saremmo sottoposte. Il mondo del lavoro femminile, se possibile, è perfino più disastrato, in termini di diritti violati, di quello maschile, per non parlare dello stato del nostro welfare sociale.

Non abbiamo bisogno di eroine, abbiamo bisogno di donne consapevoli della propria femminilità, e questa consapevolezza dovrebbe prevedere la certezza di un adeguato stipendio, un adeguato orario di lavoro, un adeguata attenzione per ogni esigenza che prescinda dal lavoro stesso. La parità dei diritti, come ci insegnano Pablo Iglesias e sua moglie Elisa Moriconi di Podemos, è di poter scegliere chi rimane a casa e chi va a lavoro dopo la nascita di un figlio, senza che questa scelta abbia ripercussioni economiche o di altra natura. La parità dei diritti non è una elemosina concessa alle donne, non è uno scimmiottare gli uomini, è la possibilità di sopravvivere al di là delle nostre scelte e delle nostre possibilità, come è per un uomo, come dovrebbe essere, almeno, anche per un uomo.

 

 

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Trivelle. No ad una ulteriore presa in giro

noTriv 350 mindi Nadeia De Gasperis - Il comitati per il "No Triv" rifiuta di incontrare il Ministro per l’Ambiente Costa, dopo il via libera a tre nuove esplorazioni petrolifere nel Mar Ionio e la conferma di quelle già ‘vistate’ in Emilia-Romagna. Gli attivisti del movimento, nonostante fino ad ora siano stati sempre disponibili a incontri sulle questioni di merito con il governo, non si prestano a una ulteriore presa in giro. Le ragioni sono chiare, non rendersi zimbelli autorizzando foto di gruppo che vanifichino la ferma posizione del comitato contro le scelte di questo governo che hanno aspramente combattuto.

Quello che hanno voluto farci credere è che l’autorizzazione alle nuove trivellazioni nel Mar Ionio fossero dovute, adducendo come ragione il fatto che quello della Valutazione di Impatto Ambientale fosse un procedimento già avviato sul quale non si poteva intervenire, perché in verità, spiega la senatrice De Petris, fino all'autorizzazione finale si può rivedere la scelta amministrativa. Il testo Unico dell'Ambiente prevede che la V.I.A. possa essere rieditata qualora emergano impatti non valutati. Quello che serve e che invece manca è proprio la volontà politica

Il Ministro Costa intanto, dà la colpa al suo predecessore e a quelli che definisce gli”amici dell’ambiente di sinistra”, riferendo che quello delle autorizzazioni non sia altro che il compimento amministrativo obbligato di un sí dato dal ministero dell’Ambiente del precedente governo. Ma gli attivisti del M5 S e i comitati non ci stanno, così come non ci sta la sinistra di governo.
Intanto le politiche di estrazione degli combustibili fossili nei fondali dei nostri mari contrasta con la politica di decarbonizzazione tesa a combattere "il cambiamento climatico”, rappresentando un rischio concreto per la biodiversità dei nostri ecosistemi.

Le prospezioni implicano l’utilizzo di tecnologie ad altissimo impatto sull’ambiente. A destare preoccupazione sono le tecniche utilizzate che potrebbero avere ripercussioni negative sulla fauna e sulla flora marina presenti:” l’air-gun”, tecnica adottata, infatti, ispeziona i fondali marini attraverso spari fortissimi e continui di aria compressa.

È facile immaginare, dunque, le ripercussioni negative su un equilibrio già tanto fragile in cui versa l’ambiente in cui viviamo e che ci dà continui segnali che invitano a desistere sullo sfruttamento ulteriore del nostro territorio.

Credibilità è figlia di Coerenza e Buongusto

dimaio dibattista neve 260h mindi Nadeia De Gasperis - Che scelta di cattivo gusto quella di Di Maio e Di Battista, quest’ultimo di ritorno dalla “vacanza lunga in Sud America”, di parlare di lotta ai privilegi da una località a cinque stelle, fuor e dentro di metafora, Moena, una località sciistica per pochi. Mentre il Presidente Mattarella, dalla sede istituzionale preposta, pronunciava il suo discorso di fine anno, all’insegna dei valori universalistici della nostra Costituzione e di quella umanità che ci dovrebbe contraddistinguere, un valore imprescindibile da recuperare, i due compagni di merenda pronunciavano il “discorsetto” agli italiani, ricordando, sul leitmotiv che li ha sempre contraddistinti, quanto fossero belli e bravi.

Una raccomandazione, ricordano agli italiani, dopo la lista dei tagli alla spesa, quella di divertirsi sempre, di “fare le cose che ci piacciono”. Ancora una volta, l’esuberanza dell’atteggiamento da ragazzini in settimana bianca, stride fortemente con questo augurio, rivolto a donne e uomini che nella maggior parte dei casi combattono per una sopravvivenza dignitosa.

La povertà che si vantavano di aver sconfitto, esultando da un balcone di una sede istituzionale, che, come ricorda Mattarella nel suo discorso, dovrebbe essere la casa delle cittadine e cittadini italiani, è una condizione disdicevole da combattere, mi chiedo, o una condizione di indigenza che lede la dignità umana e pretende politiche sociali e lavorative in grado di sconfiggerla?

Sembra di essere in linea con Renzi che definiva “rosiconi” quei lavoratori e quei cittadini che lamentavano le conseguenze di una dura crisi. E ancor prima Berlusconi, che dietro una abbronzatura di giornata, etichettava come invidia sociale e odio di classe, il Paese e la sinistra che lo attaccavano su vari fronti.
Il contegno e la dignità della povertà dovrebbero insegnare ai saltimbanchi, improvvisati politici, almeno al rispetto del prossimo, un valore in disuso, che sembra non essere contemplato neppure per il mirabolante programma del nuovo anno che ci accingiamo a sopravvivere.

 

 

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