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Daniela Mastracci

Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.
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R-Esistenze: dedichiamoci tre belle giornate di filosofia, musica, arte e cultura

restiamoumani mindi Daniela Mastracci - La nostra sembra essere la Società della Comunicazione. Ma è proprio così? Non sembra, piuttosto, la società della notifica, la società dei consumi, la società tecnologica, la società delle competenze e la società... dei conti pubblici? E tutte sembrano sotto un'unica lente di ingrandimento, un unico occhio che osserva, avverte, raccomanda, indica, ma poi ammonisce, riprende, sanziona.

Anziché un Pluralità di voci, sembra dominare una sola voce, vociante prodotti d'ogni tipo, suadente e ammiccante, tenace, inappagabile. A quella voce sembra corrispondere una grande bocca che si nutre di desideri, di assenze, di attese, sempre rinnovate, mai paghe. E però assai costose: non appagano, ma si fanno assai pagare. E ciò che paga di più sembra essere proprio la relazione, lo stare insieme, la conversazione, la tranquillità di esseri umani, contenti di stare fra esseri umani. Paga, perché proprio la comunicazione comunitaria viene sacrificata di più. Paga, perché è la carta moneta scambiabile.
La società della comunicazione comunica assai poco perché non si incontra, non si guarda negli occhi, parla, ma non parla dopo aver ascoltato, né ascolta dopo aver parlato. Comunica senza vedere né vedersi, in spazi pubblici virtuali, dove però la presenza reale, fisica, sensibile, non c'è.
In tale società di consumi e comunicazione virtuale sembra che proprio la conversazione sia lasciata cadere, sembra in disuso. E l'uomo in carne ed ossa sembra evanescente.

Tra i desideri desiderati sembra che l'uomo non si desideri; l'uomo non è un'attesa, non è un desiderio, non è aspettato da nessun uomo. E allora ogni uomo sembra essere, e valere, meno di qualsiasi prodotto in commercio. Meno desiderabile, meno cercato, meno amato.
“Restiamo umani” e cerchiamoci: potrebbe essere un nuovo richiamo, una nuova voce, accanto, almeno, alla voce che ci chiama ad acquistare e ad accumulare: prodotti consumabili, che spariscono nelle nostre bocche, case, borse, cartelle, computer, smartphone... Spariscono nelle finanziarie che acquistiamo per acquistare; spariscono nelle banche, nelle assicurazioni.

“R-Esistenze” vorrebbe nascere come un tempo ed uno spazio dove ci si incontra per incontrarsi, per stare insieme, per interrompere il ciclo perpetuo dei consumi, per essere e significare una alternativa possibile, conviviale, sociale, comunitaria; donne e uomini che parlano insieme e si confrontano per il piacere di parlarsi e confrontarsi, piacere in sé, non mezzo per niente di altro. “R-Esistenze” vorrebbe essere innanzitutto conversazione. Perciò questo luglio inauguriamo le giornate filosofiche nello spazio pubblico del Castello dei Conti, a Ceccano (Fr), in un fine settimana, dal 13 al 15 luglio 2018, che può essere tempo pubblico, speriamo libero dal lavoro, dagli impegni quotidiani impellenti, così da poter essere dedicato a se stessi nella scelta libera dalle necessità. Vogliamo incontrarci per parlare di noi, delle nostre fragilità, delle nostre forze, e del coraggio di vivere ogni giornata, nonostante la fatica, la durezza, ricordandoci che insieme siamo più saldi, possiamo darci una mano; ricordandoci valori come la solidarietà e la reciprocità, antichi e moderni insieme, immortali.

Alla Filosofia si unirà la Musica, l'Arte, la Fotografia: con la lingua parlata si coniuga la lingua delle note musicali e la lingua visiva delle immagini. Si coniuga il cibo e il vino ciociari, il paesaggio e la storia del borgo ceccanese e del suo Castello.
Incontriamoci, dal 13 al 15 luglio 2018, con “R-Esistenze” e iniziamo insieme un'esperienza di bella e buona lingua per nutrire l'anima, e di bello e buono cibo e vino per nutrire il corpo, liberi da incombenze e preoccupazioni. Ci vediamo e ci ascoltiamo al Castello dei Conti di Ceccano, in Provincia di Frosinone.
L’Associazione “R-Esistenze” organizza e promuove la I° Edizione di Filosofia in Ciociaria “Restiamo umani”. La scuola di filosofia avrà luogo dal 13 al 15 luglio 2018, a Ceccano (Fr), e verrà ospitata dal Castello dei Conti de Ceccano, Piazza Camillo Mancini, CAP 03023, Ceccano (Fr).

 

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Sicurezza e accoglienza sono due realtà antitetiche?

gioiosisaluti dauntaxidelmare 350 260di Daniela Mastracci - Immigrazione? Sicurezza e accoglienza sono due realtà antitetiche? La riflessione sulla delicata questione immigrazione è una priorità.

E’ un tema sentito perché crediamo nell’accoglienza e perché ci interroghiamo sulle cause profonde del fenomeno migratorio. Non possiamo omettere le nostre responsabilità in terre colonizzate e poi sfruttate fino a ridurle alla povertà e alla impossibilità di vita per migliaia di bambini, donne e uomini. Non possiamo rimuovere come se non ci fossero le responsabilità legate allo sfruttamento energetico, delle risorse minerarie, e alle guerre che tale corsa all’accaparramento di petrolio, gas, giacimenti minerari, e oggi il coltan e quanto altro serve per produrre i nostri dispositivi elettronici, ha prodotto nei decenni della decolonizzazione e continua oggi a produrre in tempo di globalizzazione iperliberista.

L’occidente ha grosse responsabilità e non può girare lo sguardo da un’altra parte di fronte alle migrazioni che stanno spostando migliaia di esseri umani dall’Africa, dal Medio Oriente, dall’Estremo Oriente. Facciamo caso al fatto che sono territori di guerra, di morte, di distruzione, e che l’occidente è parte attiva in questi conflitti, non solo perché li combatte direttamente, ma anche perché è il produttore e venditore delle armi che uccidono e non smettono di sparare ed esplodere. E facciamo caso alla desertificazione, ai cambiamenti climatici. Anche da questo punto di vista non possiamo non riconoscere le nostre responsabilità. Il fenomeno migratorio non dipende da velleità individuali ma da processi storici, economici, sociali, che ci chiamano in causa direttamente. Allora chiudere le frontiere, respingere, recingere, buttare semplicemente fuori dal nostro campo visivo con le esternalizzazioni delle frontiere, come è il caso libico, sono atti politici per noi ingiustificabili. Al contrario dobbiamo immaginare alternative umane, che rispettino esseri umani che hanno il diritto di vivere e vivere dignitosamente. La nostra Costituzione all’articolo 10 lo dice chiaramente: “…La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge…” così come lo dice chiaramente la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: “articolo 3 Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona…” “articolo 14 1) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni…”

Accoglienza e sicurezza non sono in contraddizione soprattutto se pensiamo a risolvere il disagio socio economico che di fatto produce la “paura” del migrante come potenziale “ladro di lavoro” o altre etichette degradanti e propagandistiche gli si danno, proprio per alimentare la “guerra dei penultimi contro gli ultimi”. Se immaginiamo un mondo diverso da quello imperante oggi iperliberista, se facciamo politiche di messa in sicurezza socio economica, se redistribuiamo i redditi, lottiamo e vinciamo contro le diseguaglianze, potremo risolvere il dramma della paura. Esso invece è alimentato proprio dalla povertà: utile al capitalismo per tenere bassi i salari, per tenere alta la competitività tra i lavoratori, che sono sempre di più per sempre meno posti di lavoro, e un lavoro senza regole, senza garanzie, senza contratti stabili, elementi di precarietà che fa gioco all’accumulazione di redditi in una lotta di classe dall’alto verso il basso. Noi vogliamo rovesciare questo punto di vista. Combattere le diseguaglianze: radice da cui nasce l’odio, la paura, la violenza.

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Io voto Liberi e Uguali. Perchè non lo voti anche tu?

liberiuguali 350 260Sono una mamma e sono insegnante. Sono impegnata in Politica da alcuni anni e lo sono dalla parte della parte più debole della nostra società: mi occupo di Scuola perché credo nei nostri studenti come cittadini di domani; mi occupo di Lavoro, e soprattutto di chi il lavoro non ce l'ha più, oppure non riesce a trovarlo, di chi è precario, di chi è sfruttato, di chi ha visto smantellati i suoi diritti, le garanzie, le tutele.

Non mi sarei mai aspettata di essere candidata alla Camera dei Deputati e invece è successo e ne sono tanto contenta perché la Camera dei Deputati è un pezzo di Parlamento, lo stesso che ho contribuito a difendere, durante i mesi della campagna per il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Perché nel Parlamento ci credo, e credo nel bicameralismo perché è simbolo di dialettica politica, di dibattito, di approfondimento, e perciò garanzia di una legislazione più accorta e democratica possibile. E perché agire politicamente, impegnarmi, al servizio dei miei concittadini più deboli, più silenti, più sommersi dalle diseguaglianze, proprio nel luogo più alto della Repubblica, è un obiettivo che porterei avanti con tutte le mie energie. E sono candidata con Liberi e Uguali perché Liberi e Uguali ha riconosciuto il mio impegno e la mia determinazione.

Sono state 5 settimane intense, ricche di incontri con tante persone, in tanti luoghi diversi, tutti animati però da speranza e fiducia che la lotta alle diseguaglianze si possa fare e si possa vincere. Con quali fondamenta? Con quale orizzonte? Semplice: quello della nostra Costituzione, democratica e antifascista
Domenica votate per Liberi e Uguali, basta barrare il simbolo

Solidarietà a Vertenza Frusinate

disoccupati VertenzaFrusinate 350 260Dichiarazione di solidarietà ai disoccupati di Vertenza Frusinate. Si apprende da un comunicato di Cgil, Cisl e Uil, che domani dovrebbe finalmente svolgersi, dopo due rinvii di cui non si conoscono le motivazioni, l’incontro Regione -Sindacati per la definizione degli adempimenti necessari a rendere operativa la seconda proroga della mobilità, per coloro a cui è scaduta, e l’avvio definitivo dei tirocini per la rioccupazione di chi ne ha titolo, insieme ai lavori socialmente utili per gli over 60.
Ne parlo al telefono con Romeo Caruso, portavoce del Comitato della Lip Proposta di Legge di iniziativa popolare regionale per il reddito minimo garantito verso l’inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro, e membro di Vertenza Frusinate

Mi pare che ci sia da capire meglio cosa è successo o stia succedendo. Caruso ricorda il percorso “blindato” in cui i 628 ex lavoratori cui era stata riconosciuta la mobilità in deroga per il 2017-18, avrebbero avuto un prolungamento di un ulteriore anno, ovvero da giugno 2018 a giugno 2019. Ma man mano che passa il tempo, sembra diminuiscano le certezze. Le esatte parole di allora, racconta Caruso, furono che da tale percorso "blindato" si poteva solo uscire (per lavoro o per raggiungimento dei requisiti pensionistici o altro), ma non si poteva entrare, ovvero se altri lavoratori avessero necessitato di ammortizzatori sociali, si sarebbero ricercate risorse aggiuntive. E tali risorse, si riteneva potessero essere prese dai 60 milioni individuati, e successivamente sbloccati, a seguito della riunione presso il MISE, avuta il 09/05/2017. C’è al momento molta attesa e anche tanta incertezza. Solo il primo marzo ci sarà un’assemblea sindacale che informerà degli esiti.

Il possibile ricorso ai 60 milioni sembrerebbe precluso? Quei fondi serviranno alle politiche attive, piuttosto che a quelle considerate “passive”. Si può ipotizzare che in quei 60 milioni si possano ricercare i fondi per la riconversione industriale della ex Ideal Standard, ovvero i 30 milioni di cui la stampa ha parlato? ma, a nostro avviso, continua Caruso, la proroga della mobilità per un altro anno, richiederebbe 12 milioni all’incirca, perciò, se ai 60 milioni sottraiamo i 30 per la ex Ideal Standard, i 12 necessari per le mobilità ci sarebbero abbondantemente. Gli ex lavoratori di Vertenza Frusinate stanno attendendo dal 21 febbraio nuove notizie
A me preme ricordare che senza reddito alcuno non si vive; che i disoccupati hanno diritto a risposte. Soprattutto faccio appello a che si assuma come priorità la disoccupazione e la mancanza di reddito. Esprimendo la mia solidarietà agli ex lavoratori, mi auguro che domani tutto si risolva nel modo più solidale rispetto alla vita e alla dignità degli ex lavoratori.

Per la rinascita del frusinate

danielamastracci 350 260 minUna proposta agli elettori e a tutti i partiti Disoccupazione, povertà, degrado ambientale, salute a rischio, chiedono scelte chiare delle Istituzioni per essere dalla parte dei cittadini.
1. Interventi concreti da subito
Credo siano necessari tre punti programmatico-organizzativi: una campagna d’informazione capace di produrre uno sforzo di comprensione vera delle reali situazioni di vita, non certamente identificabili con il quadro edulcorato, e di comodo, che offrono la più parte delle Tv, delle Radio e della grande stampa, che non si discostano dallo storytelling dei governi.
Va recuperata la credibilità dell’operato delle Istituzioni, possibile però solo se le stesse operino con grande impegno nel concreto e nel reale della società a vantaggio di tutti, ma soprattutto dei più deboli; devono impegnare risorse per progettare con i territori, (non al di fuori di essi) uno sviluppo economicamente solido ed ecologicamente sostenibile. Oggi questa credibilità nelle coscienze dei più è bassissima e vicino allo zero. L’astensione lo conferma.
Occorre saper ascoltare le persone in carne e ossa che impoveriscono. L’esperienza di Vertenza Frusinate, donne e uomini che vivono il disagio, non hanno mezzi di sostegno vitale sufficienti, sono senza lavoro e lo cercano, testimonia come sia possibile stare insieme per rivendicare e costruire risultati nella democrazia e nel dialogo; sono riusciti a realizzare un “coordinamento” aperto a tutti coloro che vogliono mettere a disposizione le loro energie e competenze, per aiutare a risolvere i problemi veri e reali dei cittadini.
Cosa occorre per intervenire concretamente?
A – a tutela del nostro paesaggio e suolo, occorre progettare interventi di messa in sicurezza del territorio, mediante un piano generale che fronteggi il dissesto idrogeologico del territorio, che affronti il recupero e la messa in sicurezza dei centri storici
B - L’agricoltura, non più industriale ma come prodotto di eccellenza, costituisce un’opportunità in un mercato sempre più in espansione soprattutto nei prodotti di nicchia in termini di qualità, ma con una straordinaria capacità di traino per altri settori quali il turismo, la ristorazione e, più in generale, dell’intero comparto agro-alimentare, si pensi al coinvolgimento delle innumerevoli scuole alberghiere del territorio capaci di trasformare in una ristorazione d’eccellenza prodotto di eccellenza.
Già oggi molti prodotti del territorio hanno conseguito il riconoscimento rispettivamente DOC DOP e IGP pur non conquistando nel contempo fette importanti di mercato proprio per l’incapacità di fare sistema. La connotazione di un marchio ciociaro può costituire un fattore di garanzia d’area già raccogliendo le varie denominazioni.
C – Attuando l’articolo 9 della nostra Costituzione, si può intervenire nel settore turistico attraverso la valorizzazione delle risorse del territorio e la capacità di fare sistema. C’è un grande patrimonio di opere d’arte romaniche, preromaniche, medievali; l’ubicazione geografica della provincia equidistante dai due grandi centri urbani di Roma e Napoli, dei quali potremmo costituire il grande polmone verde, offre un’opportunità di sviluppo sinergico anche con le stesse citta con le quali poter stabilire rapporti di collaborazione in tal senso. Il patrimonio paesaggistico, avvalorato dalla presenza di parchi regionali e la presenza limitrofa del parco nazionale d’Abruzzo, possono sviluppare un turismo naturalistico.
I nostri Lavoratori in difficoltà, i disoccupati, non chiedono elemosine, o contributi per la sopravvivenza, sono invece disposti a restituire alla collettività, attraverso il loro lavoro, il controvalore ricevuto.

Macché voto utile!!!

liberiuguali 350 260Intervento per Liberi e Uguali. Renzi dice, e poi dice di nuovo, e poi dice ancora e ancora, che ogni voto dato a Liberi e Uguali è un voto dato alla destra. Ieri si è accodato Martina in risposta a Laura Boldrini.
Ricordiamo intanto che questa legge elettorale l'ha fatta il Pd insieme a chi l'ha votata con loro.
Ebbene Renzi è sinistra? Se possono ancora appellarsi sinistra, è solo perché sono eredi di un partito di sinistra, di cui però hanno del tutto dimenticato visione del mondo, lotte, priorità, classe sociale di cui essere rappresentante e partito emancipante.
Hanno fatto lo sblocca italia. Hanno fatto il jobs act. Hanno fatto la buona scuola. Hanno salvato le banche. Hanno stretto sulla spesa sociale. Hanno reso inavvicinabile, per rincari e inefficienze, il sistema sanitario, le cure, le visite, le analisi, le liste d'attesa, i pronto soccorso congestionati. Hanno dimenticato il territorio da mettere in sicurezza. Hanno abbandonato i lavoratori senza più articolo 18, senza contratti, senza garanzie, senza tutele, senza salari dignitosi. Hanno abbandonato i disoccupati. Hanno esternalizzato le frontiere in Libia. Non hanno votato lo ius soli.

Hanno provato a ridurre drasticamente gli spazi di democrazia partecipata con la riforma costituzionale, che siamo riusciti a bloccare con il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Hanno fatto l'Italicum, poi bocciato dalla Consulta. Hanno ritentato, facendo appunto il Rosatellum.

Cosa hanno di sinistra? Niente. Allora intanto ricordiamoci che questa legge elettorale è comunque proporzionale: può dare una geografia del consenso alle diverse forze che si presentano a queste elezioni, può essere una fotografia delle idee degli elettori. E poi non c'è voto utile quando tutti i sondaggi danno come possibile risultato un Parlamento senza nessuna maggioranza (con le difficoltà che verranno da questo e le responsabilità del Presidente della Repubblica, dopo il voto)

Allora intanto andiamo a votare. Andiamoci tutti, e specialmente chi non vorrebbe andare. Proprio dalla astensione potrebbe venire fuori il risultato più vicino appunto a chi è rimasto senza dire la sua opinione, arreso, disilluso, sicuro di non rispecchiarsi in nessuna proposta politica.

Liberi e Uguali vuole essere una proposta politica, con un programma che punta alla progressività fiscale per poter avere capacità di spesa volta al Lavoro, alla lotta alla precarietà, alla Sanità Pubblica vicina e efficiente, alla Scuola Pubblica di nuovo finanziata, all'ambiente, connesso al lavoro, in una economia sostenibile e che tuteli il patrimonio culturale, ambiente e paesaggio, come dice l'articolo 9 della Costituzione.

Scuola: "dall’alto si impone e si obbliga"

noi la buona scuola 350 260 minIntervento. Cosa sta accadendo alla Scuola pubblica e agli insegnanti? E cosa accade al voto finale degli studenti? E’ ancora il risultato dell’impegno nello studio? Delle conoscenze acquisite?
Sta accadendo è un’espropriazione di ruolo, di diritto e di dovere della scuola e degli insegnanti. Le viene sottratto dall’esterno e senza alcuna consultazione, senza discussione, senza scambio democratico e partecipato di pareri. Dall’alto si impone e si obbliga.

Assistiamo alla progressiva sottomissione del sistema scolastico italiano all’Invalsi, e dell’Università all’Anvur. Sta accadendo una progressiva espropriazione da parte di ogni soggetto, e qualsivoglia, ove gli studenti si rechino per svolgere le più disparate attività, in specie attività a pagamento visto che si tratta di soggetti privati (tipo scuole di lingue private, a pagamento); attività poi registrate dalle scuole e da cui si produce il sistema dei cosiddetti Crediti formativi, che vanno ad incidere sul voto finale dal terzo anno in poi della scuola secondaria superiore, perché ricade sulla banda di oscillazione relativa all’attribuzione del credito scolastico finale. Da ultimo si sta verificando un’espropriazione, addirittura, di una percentuale del voto finale da parte dei soggetti “ospitanti” gli studenti in alternanza scuola-lavoro.

Schematizzando:
1. Espropriazione graduale della valutazione dalle mani degli insegnanti (visto che la valutazione degli insegnanti non è più considerata “oggettivamente misurabile”) a tutto agio della valutazione esterna di Invalsi, che non conosce affatto gli studenti, non li segue nel loro percorso scolastico, ma pretende di dare “voto numerico” ai suoi test, somministrati agli alunni una volta all’anno;
2. l’Invalsi è un ente esterno, finanziato dal Governo (nella legge 107/2015 si prevedono 8 milioni di euro annui) e “vigilato” dal MIUR (dunque dall’esecutivo, cioè dai partiti di Governo);
3. L’avanzante subordinazione della didattica al superamento dei quiz da parte degli studenti;
4. Il progressivo superamento della figura del Docente e della sua libertà di insegnamento, ormai subordinati a criteri falsamente “oggettivi” imposti dai poteri che dominano la società;
5. Il graduale annullamento della capacità della Scuola di preparare per il domani una società diversa, più umana, ossia non organizzata soltanto secondo criteri aziendalistici, produttivistici, economicistici, mercatistici.
6. Espropriazione della valutazione dei docenti mediante il sistema dei crediti formativi
7. Espropriazione della valutazione da parte del Sistema Alternanza scuola lavoro: l’attività di alternanza scuola-lavoro va valutata a fine anno scolastico, con ricaduta sulle discipline: ovvero una certa percentuale di voto, derivante dal lavoro svolto in alternanza, si deve aggiungere al voto finale delle discipline coinvolte, dette “afferenti”. Questa aggiunta di voto ricade sulla media finale, e quindi ancora sulla attribuzione del credito scolastico (che sarà molto importante nel voto finale dell’esame di Stato)
In conclusione si può rilevare che si va verso un peso sempre maggiore dato ad enti esterni alla scuola pubblica, alla istruzione-formazione al di fuori della scuola, al lavoro in alternanza.

Viceversa il voto sulla disciplina, dato dal docente che conosce l’alunno, che lo segue durante tutto l’anno scolastico, vale sempre meno. Tende a sparire, ovvero constatiamo che tende a sparire la necessità della scuola e dei docenti: deve ancora esistere? Che senso ha? Visto che si concede tutta la formazione-lavoro-valutazione all’esterno? Visto che se si hanno i mezzi economici si possono acquisire tutti i titoli di cui il mercato del lavoro sembra essere affamato?Cosa sta accadendo alla Scuola pubblica e agli insegnanti? E cosa accade al voto finale degli studenti? E’ ancora il risultato dell’impegno nello studio? Delle conoscenze acquisite?
Sta accadendo è un’espropriazione di ruolo, di diritto e di dovere della scuola e degli insegnanti. Le viene sottratto dall’esterno e senza alcuna consultazione, senza discussione, senza scambio democratico e partecipato di pareri. Dall’alto si impone e si obbliga.

Schematizzando:
1. Espropriazione graduale della valutazione dalle mani degli insegnanti (visto che la valutazione degli insegnanti non è più considerata “oggettivamente misurabile”) a tutto agio della valutazione esterna di Invalsi, che non conosce affatto gli studenti, non li segue nel loro percorso scolastico, ma pretende di dare “voto numerico” ai suoi test, somministrati agli alunni una volta all’anno;
2. l’Invalsi è un ente esterno, finanziato dal Governo (nella legge 107/2015 si prevedono 8 milioni di euro annui) e “vigilato” dal MIUR (dunque dall’esecutivo, cioè dai partiti di Governo);
3. L’avanzante subordinazione della didattica al superamento dei quiz da parte degli studenti;
4. Il progressivo superamento della figura del Docente e della sua libertà di insegnamento, ormai subordinati a criteri falsamente “oggettivi” imposti dai poteri che dominano la società;
5. Il graduale annullamento della capacità della Scuola di preparare per il domani una società diversa, più umana, ossia non organizzata soltanto secondo criteri aziendalistici, produttivistici, economicistici, mercatistici.
6. Espropriazione della valutazione dei docenti mediante il sistema dei crediti formativi
7. Espropriazione della valutazione da parte del Sistema Alternanza scuola lavoro: l’attività di alternanza scuola-lavoro va valutata a fine anno scolastico, con ricaduta sulle discipline: ovvero una certa percentuale di voto, derivante dal lavoro svolto in alternanza, si deve aggiungere al voto finale delle discipline coinvolte, dette “afferenti”. Questa aggiunta di voto ricade sulla media finale, e quindi ancora sulla attribuzione del credito scolastico (che sarà molto importante nel voto finale dell’esame di Stato)
In conclusione si può rilevare che si va verso un peso sempre maggiore dato ad enti esterni alla scuola pubblica, alla istruzione-formazione al di fuori della scuola, al lavoro in alternanza. Viceversa il voto sulla disciplina, dato dal docente che conosce l’alunno, che lo segue durante tutto l’anno scolastico, vale sempre meno. Tende a sparire, ovvero constatiamo che tende a sparire la necessità della scuola e dei docenti: deve ancora esistere? Che senso ha? Visto che si concede tutta la formazione-lavoro-valutazione all’esterno? Visto che se si hanno i mezzi economici si possono acquisire tutti i titoli di cui il mercato del lavoro sembra essere affamato?

Un voto in sintonia con la nostra Costituzione

jobsact 460 minIntervento di Daniela Mastracci - A quale elettorato provo a rivolgermi? Credo che dalle intense settimane tra il maggio 2016 e il fatidico 4 dicembre 2016, io non abbia fatto altro che pensare a chi non vota. L’astensione è da recuperare ad ogni costo perché si tratta di milioni di donne e uomini che hanno smesso nel tempo di credere nei politici, forse, più che nella politica. Una classe dirigente verso la quale si scatenano sfiducia derisione e malcontento. Che non viene percepita come risolutrice dei problemi della vita delle persone, ma come lucratori di quanto il seggio consenta economicamente. Però proprio le settimane pre-referendum sono state il terreno del ritorno al voto per quei milioni, là sapevano di potersi giocare una partita: come sia andata poi la partita, lo sappiamo da un anno e mezzo. È cambiato il presidente del consiglio ma non sono cambiate le politiche: contro il lavoro, contro i diritti, contro la scuola, contro la sanità, contro l’ambiente. Tutto fatto secondo la logica del dare a chi potenzialmente assumesse, nel togliere a chi non solo non avesse lavoro, ma anche a chi il lavoro lo trovasse: lavoro a ore, lavoro sottopagato, lavoro demansionato, lavoro sempre più precario.

Dall’astensione possiamo aspettarci ancora un sussulto di partecipazione, dopo l’ennesima delusione? Se puntiamo il dito sulle diseguaglianze, se diciamo con forza “basta precarietà”, “diritti e lavoro tutelato, innanzitutto”, “sanità e scuola pubbliche finanziate dallo stato”, “ambiente tutelato e non perciò nemico del lavoro, se connettiamo i due valori in una green economy”; se diciamo con forza che viene prima di tutto l’essere umano e non mai il profitto di pochi, si può pensare che le persone ci diano fiducia?

Se ripartiamo dalla Costituzione, quella che ha smosso milioni di noi al voto, quella che scrive a chiarissime lettere di lavoro come diritto, non solo possiamo avere da dire la nostra visione del mondo, ma possiamo dire anche come attuarla, visto che sempre la Costituzione ce ne dà gli strumenti: che dire cioè della articolo sulla progressività fiscale (articolo 53 “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”)? E di quello sulla finalità sociale dell’impresa privata (art. 41)? Lo sappiamo da là come si dovrebbe fare per dare dignità al lavoro e sostegno concreto ai diritti tutti. Perciò là ritorno ogni volta che prendo la parola negli incontri tra Liberi e Uguali e le donne e gli uomini di questa Italia tanto diseguale e ingiusta.

Come a Cassino, sabato 17, quando ho detto che il Jobs act ha violato l'articolo 4 della Costituzione (“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”) perché ha vanificato il lavoro come Diritto, e che perciò quando i “riformatori costituzionali” dicevano che la riforma non avrebbe toccato i primi 12 articoli della Costituzione, dicevano il falso, perché con quella ingiusta legge sul lavoro l'hanno toccata eccome! L’hanno calpestata nella pratica, prima ancora di toccarla con la teoria della riforma.

Allora così come abbiamo vinto il referendum, noi che ci basiamo sempre sulla Costituzione, che troviamo là le fondamenta per una Repubblica equa, giusta, dobbiamo vincere adesso, abrogando il Jobs act e ripristinando l'articolo 18. Perché dobbiamo e vogliamo innanzitutto ridare piena dignità al lavoro, nel riconoscimento del suo essere Diritto e non merce, sempre al ribasso, nel mercato del lavoro che nasce per il profitto di pochi e non certo per garantire i lavoratori.
E poi, ricordandomi sempre che sono un’insegnante e che mi occupo di scuola da tanto tempo, non dimentico di dire che oggi vinciamo, come Liberi e Uguali, perché abroghiamo la 107, perché gli studenti meritano di diventare cittadini consapevoli, piuttosto che lavoratori sfruttati e assoggetti a quello stesso Mercato che fa crescere i profitti di pochissimi, a tutto danno dei moltissimi.
Per i molti, non per i pochi Liberi e Uguali

La nostra voce è fondamentale e potrebbe davvero cambiare le cose

LIPScuola firma minAppello per sostenere Leggi di Iniziativa Popolare. In questi giorni le iniziative pubbliche del Comitato della Lip Per la Scuola della Costituzione si stanno moltiplicando e intrecciando con quelle relative ad altre due proposte, una per la modifica dell’articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio e un’altra per la modifica della legge elettorale.
Io faccio parte del Comitato Lip Frosinone. In qualità di aderente al Comitato nazionale, ho partecipato aIla presentazione del testo della LIP Scuola, su cui attualmente si stanno raccogliendo le firme, presso la Corte di Cassazione l'8 settembre 2017. All'assemblea nazionale del 4 febbraio ho preso i moduli di entrambe le Lip. Ho vidimato i moduli per raccogliere le firme presso il Comune di Ceccano. Anche a Frosinone ho fatto in modo ci fossero i moduli e a breve daremo informazioni su altri Comuni dove si potrà firmare.
In estrema sintesi, la Lip Scuola prevede: l’obbligatorietà dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia e l’estensione dell’obbligo scolastico a 18 anni, classi di 22 alunni, il ripristino del modulo e del tempo pieno nella scuola primaria e prolungato nella secondaria di primo grado; dotazioni organiche aggiuntive stabili e adeguate per il sostegno, l’integrazione, la lotta alla dispersione e al disagio.

Ovviamente per fare tutto questo servono risorse e i promotori ne hanno tenuto conto nella stesura della proposta: un articolo della legge prevede che al sistema di istruzione dovrà essere destinata una quota di PIL non inferiore al 6%. (In ordine a tale quota Pil, il Comitato della Lip promuove la Lip per la Modifica dell'articolo 81)
La legge intende affrontare anche la questione del precariato, rendendo obbligatoria l’assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti, e il problema dell’edilizia scolastica, con un piano pluriennale di investimenti importanti.

L’ultimo articolo contiene l’elenco di tutte le norme di norme precedenti che vengono abrogate.
Si va dalla legge 53/2003 (la cosiddetta Riforma Moratti) con i suoi decreti attuativi, fino ai Regolamenti ordinamentali del 2009 e 2010 e, ovviamente, alla legge 107/2015. Ma c’è anche un articolo con il quale si rivedono ampiamente le norme sulla autonomia scolastica contenute nel Regolamento del 1999.
L'altra Lip è la legge di iniziativa popolare che chiede la modifica dell’art.81 della Costituzione per eliminare la modifica dello stesso articolo effettuata nel 2012 sotto il governo Monti. Una modifica pesantissima perché il pareggio in bilancio scritto in Costituzione, in obbedienza ai diktat europei, ha inciso e sta incidendo – è in vigore dal 2014 – nella politica economica e nei diritti dei cittadini. Allora, nell’aprile 2012, votarono i due terzi del Parlamento e quindi la legge costituzionale non venne sottoposta al referendum popolare. Adesso c’è la possibilità che i cittadini si possano esprimere firmando la Lip.

Il pareggio in bilancio significa che un macigno grava su tutte le amministrazioni pubbliche, costrette a far rispettare quel vincolo che, secondo alcuni esperti, non eravamo in obbligo di inserire in Costituzione. Ma qualche volta la regola economica non va d’accordo con i diritti dei cittadini. Se n’è accorta la Corte costituzionale che nella sentenza 275/2016 si è pronunciata a proposito della controversia tra provincia di Pescara e regione Abruzzo su una legge regionale che appellandosi al pareggio in bilancio dell’art.81 limitava al 50 per cento il finanziamento per il trasporto riservato ai disabili.

La Consulta ha dichiarato illegittima la legge regionale motivando il no proprio perché i diritti dei cittadini vengono prima del pareggio in bilancio. «È la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione», scrivono i giudici costituzionali.
La parola adesso passa ai cittadini. Invito tutti a recarsi presso i Comuni e firmare: la nostra voce è fondamentale e potrebbe davvero portare a cambiare le cose.

 
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Quali sono gli "ostacoli" nella scuola italiana?

Museo della Scuola pubblica460 minL'Opinione di Daniela Mastracci - Un sostantivo risuona nella mente leggendo le “presentazioni” delle scuole cui la stampa sta dando molto risalto in questi giorni (i cosiddetti Rav, rapporto di autovalutazione caricato su “Scuola in chiaro” sito del Miur): il sostantivo “ostacolo”
Sembra che il disagio socio-economico, la disabilità, la non nativa appartenenza al tessuto nazionale-sociale-economico-linguistico-culturale (alunni migranti), sembra che questi tre elementi siano di OSTACOLO. A che cosa? ostacolo all’apprendimento; alla socializzazione in classe; ostacolo economico ad attività dispendiose, come stage all’estero, viaggi di istruzione ed altro.
Il metro di valutazione dello svantaggio socio-economico, psico-fisico, linguistico-culturale è che siano “ostacolo”. I meno ricchi, o più poveri, disabili e migranti sono di ostacolo, abbassano gli standard che le scuole invece vantano come migliori. Voglio ricordare da subito che l'Italia ha leggi sulla inclusività dal 1977, leggi che hanno abrogato le classi speciali, differenziate, leggi che, con queste manie di "eccellenze", di “migliore offerta formativa”, misurata sulla assenza di disabili, stiamo calpestando. Se ciò che conta è l’eccellenza, raggiunta perché non ci sono ostacoli del tipo detto, allora dobbiamo riconoscere che la pseudo cultura del merito e della premialità, dell’eccellenza e del successo formativo, ci sta rendendo classisti, o sta disvelando un classismo mai superato. Ci spinge verso l'opposto dei valori di solidarietà, di inclusione, di interazione, di reciprocità, di riconoscimento, che sono i valori della Costituzione. Ci spinge verso l'individualismo più cieco e egoista.

Andiamo a rileggere l’articolo 3 della Costituzione:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Forse è vero che l’inveramento di senso necessita una forte, chiara, netta contraddizione
Tutte le parole delle autovalutazioni contraddicono l’articolo 3 (e il 34: “la scuola è aperta a tutti”), ovvero mettono in luce il senso dell’articolo 3, lo fanno prepotentemente emergere come in controluce. Ecco, la “Scuola in chiaro” accende la luce a disvelare appieno il senso dell’articolo 3. Il problema è che quel senso emerge mediante parole che lo stanno negando, lo stanno infrangendo, nella costituzione materiale, cioè, stiamo vivendo il contrario di quanto i costituenti hanno scritto 70 anni fa.

La costituzione materiale, cioè come noi italiani stiamo al mondo, quali visioni del mondo abbiamo nelle nostre pratiche quotidiane, nei nostri modi di vivere. Forse non pronunciamo parole classiste, forse anzi ci riteniamo democratici fino in fondo, forse trasudiamo politically correct, ma cosa stiamo diventando davvero lo dicono le cose che facciamo, dove mandiamo i nostri figli a scuola. Ora le scuole forse inconsapevolmente lo hanno tirato fuori, lo hanno detto. Ovvero se lo hanno scritto è perché ritengono di avere lettori interessati: quella popolazione cui importa che gli elementi in questione non ci siano, in ordine al mantenimento dello status quo di classi sociali medio-alte, separate, diverse, non mescolate

Lo scrive il liceo Doria di Genova «Il contesto socio- economico e culturale complessivamente di medio- alto livello e l’assenza di gruppi di studenti con caratteristiche particolari dal punto di vista della provenienza culturale (come, ad esempio, nomadi o studenti di zone particolarmente svantaggiate) costituiscono un background favorevole alla collaborazione e al dialogo tra scuola e famiglia. ..”
Perché il dialogo fra scuola e famiglia sarebbe favorito? Perché la “domanda” delle famiglie è evidentemente congrua con l’ “offerta” di una scuola che assicuri tali caratteristiche. Dopo tutto «Il contributo economico delle famiglie sostiene adeguatamente l’ampliamento dell’offerta formativa», ovvero la scuola, dovendo reggersi sopra il “contributo volontario” delle famiglie, non può che andare incontro alle loro “esigenze” di mercato. Allora anziché promuovere inclusione e superamento degli ostacoli alla piena uguaglianza, laddove le famiglie vogliono mantenere le differenze, non scalfire il loro status, ecco che la scuola deve rispondere adeguandosi: il cliente ha sempre ragione, non è così?

Anche al Visconti, «dove la maggior parte delle risorse economiche proviene dai privati, in primis le famiglie» si sarà prodotta la stessa adeguazione. Ma è un risultato della politica che sta dimostrando di avere una visione del mondo classista: nel senso di non promuovere l’emancipazione piena di chi provenga per nascita da situazioni di svantaggio. Ed è anche il risultato del taglio indiscriminato dei finanziamenti alla Scuola Pubblica: la mancanza di risorse statali obbliga le scuole a cercare il contributo delle famiglie, a farsi “acquistare”.
Insomma la responsabilità non sta da una parte sola: le scuole si sono piegate a quel tipo di visione del mondo, per cui le differenze sono “ostacolo”, giustificandola addirittura come assicurazione di migliore qualità dell’apprendimento; ma è la pratica politica che ha prodotto la condizione di possibilità di tali tipi di analisi del territorio, del tipo di studente, della migliore offerta formativa, misurata sulla omogeneità dei gruppi classe. Basta pensare alla modulistica in generale che insiste tanto sull’individuare il “corpo estraneo”, quello che non sta nella media, l’elemento di disturbo. L’insistenza mappatoria, classificatoria delle differenze sembra preludere al ritorno a classi differenziate: cosa sono altrimenti le cosiddette “classi aperte”, dove si fanno confluire gli alunni tra loro omogenei per progressione degli apprendimenti, separando di fatto i più meritevoli dai meno meritevoli, che vengono messi insieme in classi che definire “speciali” è forse troppo?

Insomma è l’intero sistema che è viziato di competitività feroce. Viziato di meritocrazia fasulla, perché deve essere costruita ad hoc, eliminando ciò che viene a priori concepito come altro dalla meritocrazia stessa.
Un sistema viziato di esclusione sociale. Ma questo sistema affonda le sue radici oltre il Rav: è dalla legge sull'Autonomia scolastica che le scuole gareggiano fra di loro, in un crescendo di competizione, di rapporto qualità-prezzo. Dove la cultura ridotta a merce.
Per questo è necessario invertire la torsione classista e recuperare i valori della nostra Costituzione. E’ necessario perché il vulnus non sta in questo o quel liceo, ma sta nella “cultura” dell’eccellenza che spinge nella direzione opposta rispetto ai valori della nostra Costituzione. Allora per invertire tale torsione classista è necessario abrogare le leggi che, dalla Autonomia in avanti, hanno prodotto la scuola domanda-offerta.
E’ per questo che ci vuole la Scuola della Costituzione. Ci vuole la Lip Per la Scuola della Costituzione.

Il link alla Lip Scuola della Costituzione  http://lipscuola.it/blog/per-la-scuola-della-costituzione-legge-di-iniziativa-popolare/

 
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