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Diego Protani

Diego Protani

Diego Protani è un operatore dell'informazione, cultore di Cinema e Teatro. grande lettore di Libri.

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La questione agraria ed il Pd

  • Pubblicato in Partiti

partito democratico bandiera350 250Diego Protani, Pd Ceccano - Chiaromonte, la questione agraria ed il Pd. La deindustrializzazione italiana deve far riflettere il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti per trovare nuove forme di sviluppo e di occupazione.In un momento storico dove la Cina e il mercato asiatico hanno il coltello dalla parte del manico è da folli sperare un cambio di rotta, specialmente per l’assenza della Cassa del Mezzogiorno ad esempio.

Un ancora di salvezza per il paese e per il partito stesso potrebbe esser quella di riprendere in mano la riforma agraria che per anni Gerardo Chiaromonte ha sognato ed auspicato.

Possono esser presi come esempio i tre libri scritti sul tema dall’onorevole comunista “I comunisti e i contadini”, “Una nuova agricoltura “ e soprattutto” Agricoltura, Mercato comune e Regioni” del 1973 scritto con Pietro Ingrao ed Emanuele Macaluso. Ma anche di dialogare con il parlamento europeo su questa tematica!

Già nella seduta alla camera del 16 giugno 1966 affermava “Noi solleviamo tali questioni anche perché abbiamo presente un problema molto delicato e molto complesso: quello della compatibilità tra un certo tipo di integrazione economica sovranazionale e lo spirito e la lettera della Costituzione repubblicana del nostro paese. Problema complesso e delicato, dicevo, che ho voluto richiamare, anche se su di esso non è il caso oggi di fermarsi a lungo (come pure l’argomento meriterebbe). È un problema, comunque, che ci troveremo di fronte e che dovremo affrontare, in sede di discussione nella programmazione economica e sull'ordinamento regionale. Per tutte queste ragioni, permettetemi di avanzare a tutti i colleghi che hanno presentato mozioni sulla politica agricola comunitaria, ai gruppi, al Governo, alla Presidenza della Camera una proposta di lavoro. Abbiamo bisogno, come Parlamento, di seguire passo a passo quel che avviene a Bruxelles, di decidere preventivamente sugli impegni che il Governo va ad assumere. Non è possibile, d'altra parte, a nostro parere, affrontare valutare seriamente la portata, il contenuto, i limiti, i pericoli degli accordi sottoscritti a Bruxelles, se non si guarda con attenzione a quanto è successo in tutti gli anni precedenti nel campo della politica agricola comunitaria. Che cosa sia successo è ormai noto a tutti. La nostra agricoltura è stata fortemente sacri-ficata nel giuoco dei regolamenti e nel funzionamento del fondo di orientamento e di garanzia. Siamo in presenza di un conto forte-mente passivo per il nostro paese. Intendiamoci (lo dico subito, per esser chiaro): non è su queste questioni del « dare »e dell'« avere » che basiamo essenzialmente la nostra argomentazione e la nostra critica. Noi guardiamo, in primo luogo, ai problemi di strutture, di fondo, a quelli che riguardano le possibilità competitive dell'agricoltura no-tra, a quelli che riguardano cioè il destino e la prospettiva di milioni di famiglie conta-dine del nostro paese”.

Un problema ancora irrisolto dopo 53 anni.

Consiglio vivamente a Giuseppe Provenzano responsabile Politica del Lavoro e a Pietro Bussolati responsabile Imprese e professioni di mettere mano quanto prima alla questione agraria che purtroppo vive un delicatissimo momento mettendo in crisi imprese, famiglie ed i prodotti che dovrebbero finire sul mercato. Un partito progressista se vuole affrontare le sfide del futuro deve innanzitutto partire dalla base, ovvero dalla terra.

Il mercato ortofrutticolo dei prodotti locali può esser il volano per l’economia e anche per l’ambiente. Zingaretti che viene dal Pci, Pds, Ds ed ora Pd prenda spunto da Chiaromonte e metta da parte i tentennamenti e le timidezze che a volte lo caratterizzano e punti senza timore a realizzare, con l’aiuto del partito democratico logicamente, una riforma agraria moderna che dia risposte occupazionali dialogando si con gli enti locali ma in primis con l’Europa.

 

 

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Ho cercato il mio destino

de paulis libro 350 minHo cercato il mio destino Un libro di Fabio de Paulis
Editore: LFA PUBLISHER

Sinossi: Emma giovane e bellissima insegnante di famiglia borghese in un’Italia senza scuola di un meridione in grave crisi economica e sociale dopo l’unità, vede partire suo marito come emigrato in America. Afflitta dalla solitudine subisce le lusinghe di un giovane artigiano (calzolaio) che le farà scoprire le emozioni dell’amore vero. Nasce una intensa storia clandestina che sfocerà in una gravidanza inattesa. Ma anche il suo giovane amante sarà costretto ad emigrare in Argentina e lasciata sola, dovrà affrontare la riprovazione sociale per aver scelto una vita oltre le convenzioni del tempo come adultera e per di più incinta. Una zingara le racconterà un futuro nefasto da cui riuscirà a venirne fuori provocandole maggiori struggimenti interiori. Costretta ad affrontare da sola un parto improvviso, perde il bambino appena nato e accusata di infanticidio, dovrà affrontare un processo per dimostrare la sua innocenza.

Fabio De Paulis, nasce a Napoli dove vive, e prevalentemente esercita la professione forense, patrocinante in cassazione e magistrature superiori. Facente parte della Procura Federale della Federazione Italiana Gioco Calcio, con passione svolge gli incarichi affidati nel mondo del calcio. Sposato con Elvira, ha due figlie: Daria e Giada. "Ho cercato il mio destino" è il suo primo romanzo dopo aver pubblicato nel 2013 uno scritto sul processo a Gesù, intitolato: "Gesù di Nazareth Re dei Giudei" pubblicato da Scrivonapoli, giornale cittadino col quale collabora come opinionista.

Intervista:

Dott. de Paulis, da dove nasce l’esigenza di questo volume?

Ho sempre paragonato, in cuor mio, l’esigenza o il bisogno che dir si voglia, di scrivere un libro come l’atto del concepimento. C’è un momento in cui prende vita nella mente di chi scrive, dopo di che quel barlume di esistenza prende man mano corpo, accrescendosi con premura fino a vedere la luce. In questo caso l’esigenza deriva dalla voglia di conferire al genere femminile quella forza necessaria per riscattarsi dalle convenzioni sociali. Un atto dovuto alle mie figlie.

Quali sono le attese per questo lavoro?

Come dicevo, si scrive per passione, quindi non ci sono particolari aspettative se non quelle di assecondare il proprio desiderio di raccontare. Piuttosto, dopo la pubblicazione e i commenti, a dire il vero molto lusinghieri di chi lo ha già letto, c’è il timore di deludere le aspettative di chi ancora dovrà leggerlo.

Potrebbe elencare tre aggettivi per descrivere il romanzo?

Innanzitutto vero: perché descrive una vicenda realmente accaduta. Coinvolgente, per la grinta e la determinazione della protagonista. Accattivante.

Come è nata la sua vena artistica?

In verità non credo di possederla, però mi piace scrivere ed è un esercizio che mi tiene compagnia, una vera e propria evasione, come chi ha la fortuna di saper suonare o dipingere. Raccontare in maniera romanzata vicende reali o di mera fantasia assume la forma di arte solo se viene riconosciuta dai più come tale. Altrimenti sono solo tentativi.

Quali sono i suoi autori preferiti? E a chi si è ispirato?

Gabriel Garcia Marquez rimane il mio punto di riferimento astrale. Irraggiungibile, emozionante in ogni pagina, inimitabile. Ma non posso ispirarmi al suo modo di scrivere e al suo mondo. Leggo con piacere Baricco, Erri De Luca tra quelli partenopei è l’autore che preferisco.

Napoli ha da sempre avuto una grande cultura, fin dall’antichità. Quali sono i personaggi che ama di più.

Sarebbe fin troppo semplice rispondere Eduardo De Filippo, i cui modi di esprimersi ancora oggi caratterizzano molti tratti dell’essere partenopeo. Ma è talmente lungo l’elenco in tutte le discipline che si finirebbe per fare comunque un torto a qualcuno. Se dico Totò o Massimo Troisi per il cinema, non posso non ricordare per la Musica Pino Daniele ma anche Alessandro Scarlatti. Grandi pittori come Salvator Rosa, Gemito e Fontana; Filosofi come Vico e Croce; Matilde Serao ed Elena Ferrante (?) tra le scrittrici; Enrico Caruso. Scienziati come Caccioppoli o il Vanvitelli architetto. Solo la nazione napoletana può vantare così tanti nomi di prestigio disseminati nei secoli.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Continuare a cercare vicende umane da raccontare.

La mia seconda volta

dalfilmlamiasecondavolta mindi Diego Protani - Il 21 nei Cinema Italiani esce “La mia seconda volta”, film di stampo sociale e giovanile che affronta un tema importante da sempre : la droga, meglio ancora la droga fra i giovani. Quella droga oggi facile ed economica che miete mote vittime fra i giovani.

Un film dedicato ai giovani, un monito ai genitori e loro ragazzi che per una sola prova di una sera possono ritrovarsi in necrosi il fegato e subire un trapianto, come la la storia a cui è ispirato il film.
Il film con un cast di alto profilo, da Luca Ward a Daniela Poggi, Aurora Ruffino, Simone Riciconi e molti altri, che sta avendo un grande successo in Italia, solo alla presentazione del 13 Marzo a Roma ha registrato oltre 3000 presenze e ad oggi sono stati venduti oltre 250mila biglietti in tutta Italia, e continuano inarrestabili le prevendite.

E’ un dato notevole che la canzone principale del film, BECOME, sia stata scritta e da un giovane di 17 anni, Pierpaolo Di Stefano, figlio d’arte. La canzone è stata scelta per rappresentare l’intero film e tutta la sua campagna anti droga.
Pierpaolo Di Stefano, alla sua prima esperienza discografica e cinematografica come autore, rilascia BECOME che diventa il manifesto del film e del problema in Italia. Una prima esperienza andata in Goal.

BECOME parla di rinascita, di come si può vedere la luce diversamente, parla ai ragazzi come lui. Questo ha smosso ed incuriosito RAI DUE che ha voluto fare una lunga serie di speciali al TG2 sul film e suo straordinario successo.

Da Ceccano quindi partono musica e versi originali di un ragazzo che ama la vita, la musica ed è studente di Composizione al Conservatorio Licinio Refice.

Auguri al film, che il suo messaggio arrivi forte e chiaro ed auguri a Pierpaolo Di Stefano per una carriera d’autore sempre più importante, gli inizi promettono bene.

 

 

 

 

 

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Il plurale di poi

poi 350 minLibro: Il plurale di poi

Autore: Maurizio Petraglia

Editore: LFA Publisher

Sinossi: Diego Del Principe, a quarant'anni, potrebbe definirsi un uomo arrivato: ha un incarico di prestigio in una multinazionale, la famiglia ideale, una villa sul lago di Como. Eppure sa di vivere una perfezione solo apparente, nata dalle rinunce, dall'allontanamento dai vecchi amici di sempre, dalla fuga dal vero amore; e, soprattutto, dal ricordo dell'incidente che vent'anni prima gli ha portato via il suo migliore amico.

Intervista:

Come è nata la sua passione per la scrittura? Scrivo da quando ne ho memoria, fin da quando ho imparato a farlo praticamente. Sono un timido fondamentalmente e scrivere è il mio modo di raccontarmi al mondo.

Il plurale di poi è il suo romanzo uscito in ottobre. Cosa ci può dire? Questo mio romanzo, autobiografico, rappresenta principalmente la necessità di raccontare una storia, drammatica per tanti aspetti, ma anche romantica ed emotivamente formativa. È un pezzo della mia vita in cui ho iniziato a conoscere i veri valori della vita, come l’amicizia e l’amore, che rappresentano per me ancora oggi i veri principi a cui poter attingere per vivere intensamente il proprio percorso di vita.

Quali sono le soddisfazioni maggiori che le ha dato questo libro? Innanzitutto il piacere di vedere il proprio romanzo su carta stampata, è una bellissima sensazione, e poi il riconoscimento per un lavoro che è costato tanti sacrifici e spesso ripensamenti (scrivere per farsi leggere rappresenta un banco di prova importante) che hanno mi dato una indispensabile iniezione di fiducia. Sono felice però di aver trovato il coraggio di raccontare questa storia. Per quanto mi riguarda raccontare il dolore rimane l’unico modo per esorcizzarlo, per combattere cioè quella sensazione di impotenza che ci inchioda quando la vita ti mette duramente alla prova.

Sta pensando a un futuro in cui la scrittura diventerà sempre più importante per lei? R: è un sogno che coltivo da ragazzo. Quello di trasformare la mia passione nel mio lavoro. Sarebbe magnifico continuare a scrivere e farne la mia professione.

Se le chiedessi di parlare di cosa prova quando scrive, cosa potrebbe rispondere? Quando scrivo sono in un altro mondo, quello che mi appartiene di più, quello in cui forse sono davvero me stesso. Credo che chi scrive lo faccia principalmente per quello; per raccontare chi si è innanzitutto, anche se a volte non si riesca a dire tutto di se stesso. La scrittura ritengo sia una forma d’arte come qualsiasi altra in cui ci si metta a nudo davanti agli altri. Raccontare di se, senza nessuna barriera tra la propria anima e il resto del mondo.

Quali letture giudica fondamentali prima di imbarcarsi nella scrittura? Non esiste , credo, un elenco di libri da cui attingere per trovare la voglia di scrivere. Ogni libro, ogni esperienza letteraria, ogni singola parola, rappresenta un mattone con cui costruire la propria passione. Ognuno di noi ha qualcosa da dire, e ogni storia vale la pena di essere ascoltata. Io ho letto migliaia di libri e ogni racconto mi ha regalato un’ emozione. Leggere è un viaggio ogni volta diverso, nuovo, stimolante, come sedere accanto al comandante di un veliero alla scoperta di nuovi mondi.

 

 

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Un tema su Pier Paolo Pasolini

picaro 350 minTitolo: Un tema su Pier Paolo Pasolini
Autrice: Federica Picaro
Editore:L'Universale

In breve: Per riuscire nel gravoso intento di districare la matassa eclettica della produzione di Pier Paolo Pasolini, il proposito di percorrerne le fasi dagli anni della formazione all'incontro con le borgate romane (e le sue rivelazioni di senso), fino all'amara presa di coscienza finale, può fungere da modalità chiarificatrice, senza però alterare l'eterogeneità di fondo. Percorrendo una parabola che è poi anche la parabola discendente del nostro Paese, è così messa in luce una figura di intellettuale che non sa e non può distinguere il sentimento poetico della realtà dal calderone degli eventi che l'hanno modificata, incidendo profondamente sulla società, sulla cultura, sulla storia. La stagione più spiccatamente polemista di Pasolini lo consacra a "corsaro" e "luterano".

Non è casuale la scelta di termini, la cui semantica rimanda immediatamente al marchio di opposizione ed emarginazione. Pasolini ha lottato da sempre per riconoscersi e farsi riconoscere. Il sentimento di appartenenza alla Vita, alla quale è disperatamente attaccato, ha faticato a conciliarsi con l'idea della perdita di un'edenica felicità, presente soltanto nel ventre materno, nelle illusioni misticheggianti, in mondi arcaici e semplici, e forse per questo portatori di complicatezza, catalizzatori di senso. Se ci è possibile oggi restituire un distillato del suo pensiero, è solo a partire da un'affinità elettiva che lega il lettore allo scrittore, generando un patto eterno e immutabile.

Siamo attratti da Pasolini anzitutto, e irrimediabilmente, come l'uomo è attratto da un uomo, come un pensiero è attratto dalla riva che più gli è dolce, familiare. Il coraggio di sottolineare drammaticamente il proprio Io, di spezzare le convenzioni, di disobbedire, di scandalizzare, di negare i poteri mistificatori sono elementi che ci suggeriscono la perdita di un oggetto d'amore, e cioè la perdita dell'ultimo vero intellettuale dissidente e radicale. Così come Pasolini rimpiangeva una generazione perduta, così noi rimpiangiamo una modalità di pensiero che sia capace di tolleranza e indignazione, che sia nostalgica e insieme propositiva, che odi ed ami in egual misura, che tenti l'impossibile e s'arresti all'evidenza. Pasolini raccoglie la contraddizione del reale, la trasforma in versi, e dai versi la ingloba nella prosa, fino a quegli articoli-innesti che La Porta non manca di definire "articoli di poesia", o "micro-saggi di natura personale".

È un esperimento, è evidente, anche di natura formale: il verso delle Poesie a Casarsa vira progressivamente verso il discorsivo, risucchiato dalla concretezza, sempre più autobiografico, individuale e civile. Alla sterilizzazione del verso coincide il crollo delle illusioni, ma la silenziosa speranza di ritrovare il lampo di una lucciola è un motivo conduttore che non sfuggirà al lettore attento. Il libro si struttura in due capitoli, entrambi ordinati secondo un asse diacronico che non distoglie mai l'attenzione dalle dinamiche sostanziali, formali e più schiettamente personali dell'autore. Al secondo capitolo è affidato il tentativo di analizzare il periodo compreso tra il 1973 e il 1975, spazio privilegiato della vis polemica, in cui si celano gli svariati impulsi delle stagioni precedenti. Le citazioni al testo vogliono aiutare il lettore ad orientarsi nel magmatico lavoro di pubblicazione per periodici, giornali e quotidiani come "Il Tempo", "Il Mondo" e il "Corriere della Sera". Il criterio di selezione degli interventi polemici è affidato ad una selettività arbitraria.

INTERVISTA:


Come è nata la tua passione per Pasolini? 

E' nata al liceo, in maniera non accademica, l'ho trovato sulle bancarelle di port'alba, era una raccolta di poesie. È stato un incontro casuale, ma che ha generato un patto eterno tra scrittore e lettore

Cosa ti ha spinto a scriverci un libro?

Il libro nasce dalla volontà di approfondire il Pasolini a cui sono più legata, il corsaro e luterano, anche alla luce dei tempi correnti. Parlare di Pasolini oggi è un atto politico

Quali sono gli aspetti artistici dello scrittore friulano che ti hanno colpito di piu'?

Il carattere eterogeneo della sua produzione che è comunque legata da un filo rosso e uno stile peculiare, riconoscibile. Lo riconosco anzitutto intellettuale, pensatore, prosatore e poi poeta.

Quali sono le emozioni che provi quando promuovi il tuo lavoro?

E' interessante soprattutto a livello umano: mi permette di tessere relazioni basate su affinità reciproche che creano discussione, dialogo, incontro

Quanto manca Pasolini oggi?

Manca molto, vorrei indietro un intellettuale dissidente, radicale, polemista

Perchè un giovane dovrebbe studiare Le ceneri di Gramsci o L'usignolo della chiesa Cattolica?

Perché innanzitutto è un tassello fondamentale della letteratura italiana, e qualsiasi giovane voglia avere una visione di insieme deve e può avvicinarsi a Pasolini, e poi perché lascia in te un monito, cioè quello di agire operosamente nella realtà, mosso da passione e impegno

 

 

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Il castello di Amanda

castelloAmanda 350 260Libro: Il castello di Amanda

Autrice: Marianna Caponigro

Editore: Lfa Publisher

Riassunto: Amanda è una bambina che, dalla finestra della sua stanza, riesce a vedere un bellissimo castello medievale, ed è a lui che racconta nel buio delle sue notti ansie e vicissitudini, ma anche speranze e sogni. Oltre alle aggressioni del padre, la bambina affronta segretamente un'altra sciagura: le molestie di un pedofilo, che la fanno crollare in una profonda depressione. Ma Amanda non sa che, oltre alla mamma e ai suoi nonni, c'è un'altra persona che segretamente si prende cura di lei.

Intervista all'autrice:

Come nasce la passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura, nasceva ancora prima che imparassi a scrivere e a leggere. Amavo sfogliare libri, annusarne l’odore e cercare di immaginare cosa tante parole potessero raccontare. Trascorrevo le ore ad osservare libri che non avevano neppure un’immagine. La mia passione per la scrittura è direttamente collegata al mio amore per la lettura

Cosa ti ha spinto a scrivere un libro?

“Il castello di Amanda” era un sogno rimasto chiuso a lungo in un cassetto, una sorta di sfida con me stessa. Cominciai a scriverlo quasi per gioco, o probabilmente per ammazzare il tempo, ma all’improvviso la storia prese il sopravvento, e la mia mente continuava ad elaborare frasi anche quando ero impegnata in altre faccende.

Terminarlo, cercando di dare al romanzo un finale adeguato alla gravità delle storie raccontate, diventò la mia priorità.

Come definiresti “il castello di amanda”?

Il castello di Amanda lo definirei un romanzo senza tempo; poiché senza fine sono le piaghe di cui narra, le violenze domestiche e la pedofilia, di cui purtroppo sentiamo spesso parlare; ma lo definirei anche mistico, considerando l’arcana presenza che aleggia nel romanzo.

Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il tuo libro?

Mi piacerebbe che il lettore non solo vedesse la sofferenza di Amanda, ma anche la sua energia nell’affrontare tanta violenza, e il suo bisogno di sognare per sottrarsi alla realtà e cercare di essere più forte dei suoi oppressori.

Credi che il libro sia ancora un mezzo di comunicazione importante?

Credo che nulla potrà mai sostituire il fascino di un libro: sfogliare le sue pagine, leggerne il contenuto, mentre l’odore della carta stampata invade le narici. Sono a parere mio emozioni e sensazioni che nessun computer potrà mai dare.

Quale romanzo ti ha rivoluzionato la vita, facendoti decidere di scrivere a tua volta?

Nel corso degli anni ho letto davvero tanto, ho mischiato i grandi classici ad autori contemporanei e raramente qualche romanzo non mi è piaciuto. Scoperta solo di recente, la mia scrittrice preferita è l’irlandese Lucinda Riley. Mi piacciono molto i suoi racconti, quasi fiabeschi e quel velo di mistero che spira tra le sue pagine.

Ma l’opera che non smetterò mai di leggere e di amare è in assoluto” La divina commedia” che considero il più bel capolavoro di tutti i tempi.

Quale sogno hai nel cassetto e come intendi realizzarlo?

Ho cercato di realizzare tutti i miei sogni, anche se qualcuno non valutato alla perfezione, dopo averlo realizzato, si è trasformato in un incubo. Adesso ho un sogno meno ambizioso da realizzare: lavorare di meno, godermi i miei figli e la mia famiglia e avere più tempo libero da dedicare alla scrittura.

L'oro nel sangue

Aloi cover 350 mindi Diego Protani - In breve: Paco è un italiano che vive a Canton, in Cina. Da piccolo imprenditore pieno di debiti diventa uno degli uomini più ricchi al mondo grazie a un casuale ritrovamento di un tesoro in lingotti d’oro. Nell’attesa di trovare il modo di lasciare la Cina si trova suo malgrado coinvolto in un intrigo internazionale tra agenti dei servizi segreti di diversi Paesi.

Gian Paolo Aloi è nato a Roma il 13 novembre del 1959 e vive a San Paolo in Brasile, dove svolge l’attività di consulente per aziende. Sposato con 7 figli, laureato in Scienze Politiche, ha prestato servizio nel Sisde (il servizio segreto italiano, oggi AISI) in prima linea nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, nell’Organizzazione delle Nazioni Unite in Somalia e in Kenya, al Ministero della Giustizia a Roma e al Consolato Generale d’Italia a Canton, in Cina.

 

 

 

 

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L'avventura di Gero e Muffa

nicopriano 350 mindi Diego Protani - Un libro di Nico Priano
Note introduttive di Simonetta Cerrini e Gian Piero Alloisio
Editore: LFA Publisher

Sinossi: Estate 1971. Gero e Muffa, compagni di scuola e amici inseparabili, sognano un’esperienza beata. È la comune hippie di Ovada, la meta della loro vacanza avventurosa. Due settimane, alle pendici del monte Colma, tra il lavoro dei campi, i bagni al fiume, e le serate trascorse intorno al fuoco, strimpellando una chitarra e fumando il narghilè, sotto a cieli stellati irripetibili. Alla Comune di Ovada, Gero e Muffa vivranno giorni intensi, tra dolci scoperte e amare disillusioni. Resteranno le canzoni. Le canzoni di quell’estate, a testimoniare il ricordo di una splendida avventura.

Bio:Nico Priano, nasce ad Arenzano (Ge) il 20 aprile 1966. Laureato in Filosofia. Lavora attualmente presso un' azienda metalmeccanica, dove svolge, tra l'altro, incarichi sindacali. Ha pubblicato due romanzi di genere noir: Come latte sul fuoco - Edizioni Leucotea 2017-. La seconda mano - Edizioni Robin 2018-. residente a Ovada (AL) via San Paolo 47. Laureato in Filosofia Lavoro attualmente presso un' azienda metalmeccanica, dove svolgo tra l'altro incarichi sindacali. Ho pubblicato due romanzi di genere noir: Come latte sul fuoco - Edizioni Leucotea 2017 La seconda mano - Edizioni Robin 2018.

 

 

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Storia dei Mediterranei: parlano Laura Sanna e Francesco Tiboni

storiadeimediterranei ritaglio mindi Diego Protani - Parlano Laura Sanna e Francesco Tiboni. Dalla metà di settembre in libreria, la Storia dei Mediterranei sta attirando l’attenzione di lettori e specialisti in tutta Italia e anche all’estero, trattandosi di un lavoro assolutamente originale, che rompe per certi versi lo schema dell’unicità interpretativa, per proporre una lettura plurale, variegata e multidisciplinare di un mare che ha fatto decisamente la storia. Le Edizioni di storia di Giovanna Corradini aggiungono così un prodotto di rilievo nodale al panorama degli studi e delle pubblicazioni su un argomento che, nel novero della ricerca storica, rimane fondamentale. E una garanzia dell’importanza che riveste questa opera è data dai nomi degli autori: tutti studiosi e specialisti di chiara fama: Franco Cardini, Massimo Cultraro, Flavio Enei, Massimo Frasca, Jean Guilaine, Stefano Medas, Antonio Musarra, Patrice Pomey, Carlo Ruta, Alberto Salas Romero, Laura Sanna, Francesco, Tiboni, Alessandro Vanoli. Su questo lavoro storiografico, cui seguirà a breve un altro volume, si propone allora una prima intervista a due degli autori, l’archeologo navale Francersco Tiboni e la paletnologa Laura Sanna, sul significato di questa avventura storiografica.

Perché questo libro?

Francesco Tiboni (FT). E’ stato per me un onore, oltre che un piacere, prendere parte a questa impresa collettiva. Un volume che nel titolo,FrancescoTiboni 350 min Storie dei Mediterranei, racchiude quella che è l’essenza del nostro mare. Un mare che gli esperti definiscono chiuso, ma che non può essere considerato una barriera ed un confine. Fin dalla preistoria, dalle origini della navigazione, infatti, il mare Mediterraneo è stato un crocevia di uomini ed esperienze, una via di comunicazione importante e cruciale. Ben prima di internet, questa distesa d’acqua è stata la principale via di comunicazione utilizzata dai popoli dell’antichità.

Laura Sanna (LS). Se guardiamo il Mediterraneo prima del Neolitico, in quei momenti in cui gli uomini muovono i primi passi verso quelle che saranno le civiltà della preistoria, ci accorgiamo di come questa dimensione del Mediterraneo come via di comunicazione e contatto affondi le proprie radici proprio in un momento tanto antico. Il mare di quel tempo non era come lo possiamo immaginare e vedere oggi. Le terre emerse erano assai di più ed i bracci che separavano i continenti (Africa ed Europa) dalle isole erano molto meno estesi. Forse è proprio da quel momento che l’idea del mare come mezzo per scambiare idee ed esperienze, oltre che per cercare nuove terre, ha avuto origine.

Quale è lo scopo del libro?

F.T. Il volume ha, se vogliamo, tre finalità. In primo luogo si tratta di fornire uno strumento agile ma scientificamente accurato per la comprensione dell’evoluzione delle storie dei popoli che attorniavano il Mediterraneo tra la preistoria ed il medioevo. E’ un’impresa difficile e non vuol certo essere un manuale esaustivo di storia. La scelta è stata quella di prevedere una serie di ‘casi di studio’ alternati a lavori con uno sguardo più generale che potessero non solo fare la sintesi di quello che nel tempo è avvenuto, ma anche fornire alcuni spunti di riflessione su episodi importanti e puntuali. E qui entra in gioco la seconda finalità. Il volume racchiude infatti lavori di professionisti ed esperti della ricerca in campo archeologico e storico. E lo fa cercando di dare spazio sia a studiosi molto affermati e con una lunga tradizione di ricerca, italiani e stranieri, mettendo al loro fianco giovani ricercatori e studiosi che negli ultimi anni si muovono attivamente sul panorama nazionale ed internazionale. Grazie a questa commistione di stili e personalità abbiamo quindi potuto dare un taglio divulgativo e scientifico allo stesso tempo a questo lavoro, il che rappresenta la terza sfida del volume. Una sfida che, a mio parere, è stata vinta, almeno in questo caso. Anche se si tratta di una battaglia. La strada verso la divulgazione scientifica in Italia è ancora molto dura.

Se per Tiboni è ormai il terzo volume, per Sanna si tratta del primo lavoro di questo tipo. Come mai ha deciso di partecipare e cosa si aspetta?

Laura Sanna 350 minL.S. Penso che la divulgazione delle conoscenze, come detto prima, sia uno degli elementi di cui oggi abbiamo più bisogno in assoluto. Noi archeologi siamo infatti spesso abituati a dialogare all’interno di consessi chiusi e tra specialisti. Soprattutto quando si trattano temi complessi, come può essere la preistoria più remota, questa sorta di isolamento volontario diventa non solo utile per lo sviluppo della scienza, ma quasi inevitabile: la semplificazione dei concetti non è sempre agevole ed è spesso causa di letture distorte, anche involontarie, della realtà. Dover rendere semplici e comprensibili ad un pubblico di non addetti ai lavori concetti come l’innalzamento del livello marino con quanto ne consegue in termini di utilizzo degli spazi e cambiamenti nella gestione del territorio da parte degli uomini preistorici è quindi stata una sfida affascinante. Penso che poterlo fare all’interno di un lavoro di questo tipo, in cui molti colleghi ed amici si sono cimentati in questo, sia stato anche più interessante e, per certi versi, stimolante. E spero che il risultato possa essere apprezzato.

Ci sono già feedbeck sul volume?

F.T. Personalmente ho avuto modo di parlare di questo libro in un paio di occasioni pubbliche. Per chi, come me, lavora nel mondo dell’archeologia non è certo facile trovare il tempo ed il modo di prendere parte alle diverse presentazioni che si susseguono, grazie all’impegno della casa editrice ragusana, in diversi luoghi d’Italia. Eppure, soprattutto grazie a queste presentazioni, ho potuto notare un grande interesse per il tema e per le cose che vengono narrate. Allo stesso modo, ho potuto verificare come – dopo la lettura – alcune persone mi abbiano contattato per avere informazioni in più sui temi trattati, chiedendo di poter accedere anche ad articoli accademici e studi più approfonditi. Ecco, il senso della divulgazione scientifica è proprio questo, riuscire a stimolare il pubblico, oltre che ad interessarlo.

L.S. Fin dal lancio ho ricevuto molti messaggi di amici e colleghi, oltre che di persone che non conosco, che si sono detti molto interessati al volume. Mi rendo conto che il mio contributo, con un tema tanto specialistico e per certi versi innovativo – non si trova spesso sui libri per il grande pubblico – non sia di facile lettura e possa anche risultare ostico. Eppure, è proprio attraverso percorsi come questo che ritengo giusto dare il mio contributo alla divulgazione scientifica delle idee. Le storie dei Mediterranei di un tempo, del resto, devono essere note ai Mediterranei di oggi, perché la memoria e la storia, anche le più antiche, sono alla base del futuro.

 

 

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'Cialtrone sarà lei!'

cialtrone sarà le 350 mindi Diego Protani - Cialtrone sarà lei! Autore : Pasquale Rinaldi. Editore: Lfa Publisher

Pasquale Rinaldi ha 42 anni ed è nato a Salerno. Dal 1996 vive a Catania insieme alla moglie e al suo "amatissimo" vicino superiore. Con un diploma di maturità tecnica e tanta passione per la scrittura, pubblica quotidianamente sul suo profilo Instagram (www.instagram.com/cialtrone) piccoli racconti, prendendo spunto dalla realtà di tutti i giorni. Cialtrone è il suo alter ego virtuale, protagonista "fantozziano" di mille, piccole avventure raccolte nel suo primo libro: "Cialtrone sarà lei!” Attraverso il rapporto conflittuale tra Cialtrone e il suo “vicino superiore” di casa, con uno stile leggero, ironico ed immediato, il libro racconta di vita d’ufficio, relazione di coppia, vizi, tic e passioni degli italiani odierni. Di situazioni, cioè, che rispecchiano la realtà di tutti i giorni ed in cui la maggior parte delle persone si può ritrovare magari con un piccolo, involontario sorriso.

 

Sinossi: Chi di noi non ha mai avuto problemi di convivenza con i propri vicini? Chi di noi non ha mai sperato che quegli stessi vicini potessero sparire una volta e per tutte?! "Cialtrone sarà lei!" parla del rapporto conflittuale tra Cialtrone e il suo vicino di casa, quello che abita sopra di lui e che per facilità chiameremo "vicino superiore". Le beghe condominiali di questi moderni e metropolitani don Camillo e Peppone si intersecano con la quotidianità trattando, con spirito comico e stile diretto e leggero, argomenti con cui tutti abbiamo a che fare. L'ufficio, la moglie, i mali di stagione, il supermercato, internet, la visita fiscale o la riunione di condominio, il libro cerca di strappare un sorriso parlando di quello che ci interessa di più: la nostra vita!

 

 

 

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