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Il valore del lavoro con i sindacati, corpi intermedi democratici

sindacati bandiere 350 260 minDonato Galeone* - A fine dicembre 2015 osservavo con le mie abitudinarie riflessione rese pubbliche anche su questo giornale che la società del terzo millennio proiettata nel futuro, piaccia o non piaccia, doveva e deve - a mio parere - farsi una ragione o una convinzione della incidenza di un “mondo aperto” alle innovazioni mirate al desiderio di nuove opportunità di crescita e di maggiore benessere.
Ma queste “aperture e desideri” erano e sono processi che comportano anche “fratture tra le componenti tradizionali” presenti nella società oltre ai “rischi” per i lavoratori e le lavoratrici che, estesi alle persone deboli e senza lavoro, riducono violentemente nella povertà milioni di persone, pur in presenza di graduali cambiamenti economici di crescita dei tornaconti profittevoli nel mondo.

A circa tre anni distanza - quelle mie modestissime riflessioni aggiornate al primo trimestre 2018 - mi permettono di osservare quanto abbiamo – tutti – riscontrato nel mese scorso durante la campagna elettorale e nei comportamenti dei “corpi intermedi di una società democratica” (movimenti politici o partiti e organizzazioni sociali) e, da qualche giorno, conosciamo anche i nomi dei Parlamentari e dei Consiglieri regionali laziali e lombardi eletti dalla maggioranza dei cittadini italiani.

Non intendo commentare, al momento, notizie e risultati già divulgati ma, nel rispetto della volontà popolare, rilevo e osservo, non casualmente, che il risultato elettorale ha “indicato un radicale cambiamento nel nostro Paese” con il Partito Democratico, perdente con meno del 20%, nella coalizione del centrosinistra e la coalizione di centrodestra con Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega che raggiunge il 37% mentre il Movimento Cinquestelle, fuori da ogni coalizione, ottiene un clamoroso 32% - ovvero - due parti politiche ottengono “due maggioranze relative” e il Presidente della Repubblica, insediatosi il Parlamento ed eletti i Presidenti di Camera e Senato il 23 marzo, dopo le consultazioni dei gruppi parlamentari dovrebbe affidare l'incarico per la formazione del nuovo Governo ad una delle due maggioranze relative parlamentare per la formazione del Governo.

La richiesta, quindi, di un “cambiamento o alternanza democratica nel Paese” è attualissima e penso che la mia osservazione ritorna agevolmente sul “valore ed i comportamenti dei corpi intermedi nella società democratica” - di ogni parte sociale organizzata - e tra esse le “organizzazioni sindacali dei lavoratori” che storicamente e attraverso conquiste progressive dei diritti civili e sociali hanno contribuito a dare vita in forme sempre più evolute alla democrazia, agli Stati e alle società, assicurando crescita dei redditi con il lavoro e contribuendo, innanzitutto, alla regolazione dei rapporti tra le “classi sociali” attraverso il riconoscimento dei rispetti ruoli associativi - di lavoratori e di imprenditori - nella diffusione dei diritti e doveri che formano la “coscienza sociale”.

Ed ecco che da fine gennaio al 2 marzo 2018, mentre i corpi intermedi dei movimenti politici e di partito lanciavano - prevalentemente - programmi elettorali ai cittadini, peraltro, taluni anche con linguaggi scarsamente gradevoli ma tutti mirando alla conquista di un posto nel Parlamento nazionale o nel Consiglio regionale, altri corpi intermedi della CGIL, CISL, UIL e Confindustria - nella notte del 28 febbraio - concludevano una intesa sottoscritta, ieri 9 marzo, sui “contenuti e indirizzi delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva” per i lavoro contrattato e partecipato con i lavoratori e le lavoratrici sui territori, nella dimensione nazionale.

Un accordo interconfederale tra associazioni sindacali dei lavoratori e associazioni degli industriali italiani – per verità storica – avviato nel gennaio 2009 con “l'acccordo quadro di riforma degli assetti contrattuali” col Governo e confermati mediante il successivo accordo del 15 aprile 2009 - attuativo dell'accordo quadro del 22 gennaio 2009 non sottoscritto dalla CGIL ma ripreso nel giugno 2011, condiviso anche dalla CGIL, in “materia di rappresentanza ed esigibilità della contrattazione aziendale” e dopo circa 9 anni - positivamente e unitariamente - richiamati e sintetizzati in 3 importanti “obiettivi centrali” da raggiugere con il lavoro contrattato e partecipato:

1 - condivisione di una strategia di sviluppo, coordinata e coerente con le trasformazioni in atto e capace di affrontare e ridurre i “dualismi produttivi, occupazionali e territoriali” ( Mezzogiorno, patti territoriali e una estesa contrattazione mirata allo sviluppo produttivo e occupazionale);
2 - un mercato del lavoro che favorisca l'inserimento al lavoro dei giovani e delle donne tutelando e sostenendo, al contempo, le “transizioni occupazionali e lavorative”(mediante sostegno al reddito di inclusione al lavoro rivendicato da tempo anche a livello regionale);
3 – rafforzare le misure di sostegno a un modello “autonomo, innovativo e partecipativo” di relazioni sindacali, in collegamento tra innovazioni, produttività del lavoro e retribuzioni.

Osservare, non credo solo personalmente, quanto sia importante nella prospettiva dei prossimi anni, l'avviata evoluzione democratica dei “corpi intermedi” sempre più connessi sia alle trasformazioni del mondo del lavoro e delle classi sociali e sia verso l'innovativo ruolo del produrre beni e servizi sociali, essenziali ai bisogni dei cittadini, quanto nella redistribuzione, ai lavoratori e lavoratrici, dei redditi prodotti.

Funzione insostituibile, se adeguatamente innovata e propositiva, dello “specifico corpo intermedio sociale” quale è quello del sindacato dei lavoratori che non potrà essere la stessa del secolo scorso e neppure di sovrapposizione e di complemetarietà del suo ruolo autonomo, così come dimostrato con l'intesa unitaria interconfederale, sottoscritta ieri 9 marzo 2018, che ha dato un segnale forte di seria responsabilità delle parti sociali – corpi intermedi della società democratica – in un momento economico-sociale difficile del nostro Paese nel contesto europeo e ancora alle prese con i bassi livelli di occupazione che necessitano di un esteso e unitario impegno verso intese in tutti i luoghi di lavoro e nei settori produttivi, rilanciando produttività nel sistema delle imprese e con essa, non dimenticando ma gestendo il punto ultimo dell'accordo interconfederale sulla “partecipazione” che non deve essere dimenticato in quanto – finalmente – non è più un “punto inedito” come rilevato dal Segretario Confederale della CGIL, Franco Martini.

Martini, commenta l'accordo interconfederale su Rassegna Sindacale CGIL ultima e dice che” il punto sulla partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla gestione delle imprese sfata un tabù che richiederà, tuttavia, una svolta culturale dello stesso sindacato e la sperimentazione di modelli di partecipazione organizzativa e non solo, per esprimere tutta la consapevolezza e la responsabilità del lavoro, in una fase storica straordinaria, quella della 4^ rivoluzione industriale, carica di opportunità, ma anche – se male indirizzata – di tante contraddizioni”.

Appare chiaro constatare che la svolta del dopo il 4 marzo 2018 tanto a livello politico parlamentare che di Governo nazionale e laziale i tre punti programmatrici dell'accordo interconfederale richiamati, tanto per la strategia dello sviluppo dell'economia e del lavoro territoriale quanto sulle misure di sostegno al reddito nei “momenti transitori di mancato lavoro” tenderà a ridurre il disagio sociale, peraltro, chiaramente suffragato dal voto politico nazionale e regionale, mediante e già pubblicamente proposta dai lavoratori del frusinate, sostenuta sin dal 2014, da questo stesso giornale www.unoetre.it. orientato, com'è noto, verso il superamento delle disuguaglianze sociali, auspicando che la nutrita rappresentanza politica frusinate e laziale - al di sopra di blocchi strumentalmente contrapposti - sia doverosamente disponibile alle sollecitazioni propositive dei lavoratori e dei cittadini ciociari e laziali.

(*) ex Segretario provinciale di Frosinone e regionale della CISL Lazio

Roma, 10 marzo 2018

 
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