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L'iniziativa della Cgil di Anselmo Briganti

A.Briganti 350E' la prima volta che UNOeTRE.it dialoga con il Segretario generale della Cgil di Frosinone e Latina, Anselmo Briganti, in vista del prossimo congresso di questo sindacato. Quella che segue è una intervista, raccolta il 6 agosto scorso, edita in due formati, in video e in testo. Nel video le risposte, come sempre sono integrali, il testo è invece una sintesi abbastanza estesa della conversazione fra Anselmo Briganti e Ignazio Mazzoli e le risposte non contengono tutti i dettagli che si possono, invece, ascoltare nella registrazione. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. Disoccupati
  2. FCA e industria 4.0
  3. Sanità e Scuola

I disoccupati e la proroga della mobilità

Partiamo dalla contingenza. Che giudizio dà dell'incontro con il Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon?
Lo definirei un incontro andato bene. Ci sono molti problemi a cui va data risposta e alcuni di questi non sono di facile soluzione. Una convocazione così rapida la cogliamo come un segnale positivo. Poi vedremo nei prossimi giorni come si realizzeranno le richieste che abbiamo fatto a partire dalle soluzioni da dare ai tanti ex-lavoratori (disoccupati ndr) di questo territorio. Ci auguriamo che il Governo utilizzi la discussione con noi come l’occasione per una rapida e concreta ricognizione dei problemi più urgenti.

 

La mobilità prorogata è di fronte ad un’impasse. Si rischia che circa tre quarti degli aventi diritto, oltre 700 famiglie, restino senzadisoccupati VertenzaFrusinate 350 260 reddito. C’è un problema di tempi, occorrono provvedimenti urgenti. Dei tirocini neppure l’ombra. Un emendamento nel Milleproroghe avrebbe sbloccato la situazione come nel 2017. Quello di LeU non è stato ammesso e gli altri inviati ai partiti di governo neppure presi in considerazione. Totale sordità a questa emergenza. Una grave occasione mancata. Come si rimedia ora?
Una premessa. L’emendamento che produsse la mobilità in deroga fu il frutto di in lavoro comune con Vertenza Frusinate e di Cgil, Cisl e Uil, ma anche Ugl. Fu un lavoro anche organizzato bene (nel periodo 9-31 maggio 2017 ndr). Oggi qual è il problema? Già quando la mobilità fu prorogata per tutte le Aree di Crisi complessa del territorio italiano ci fu detto che sarebbe stata l’ultima volta perché la legge del Jobs Act non lo avrebbe permesso avendo abolito tutta una serie di ammortizzatori sociali. Noi Cgil, quella legge non l’abbiamo condivisa e quindi ora contiamo di fare inserire una nuova proroga nella legge di bilancio che andrà in discussione in autunno. Non sarà semplice intanto perché come in precedenza dovrà valere per tutte le Aree di Crisi complessa e poi perché nel frattempo si sono aggiunti tanti nuovi disoccupati delle aziende andate in crisi e giustamente anche costoro, pur non trovandosi nelle Aree di crisi complessa, reclamano trattamenti analoghi a tutti gli altri che ne hanno già beneficiato. I sindacati credono che l’attuale Governo debba affrontare la questione tenendo conto che i numeri sono cambiati, in quanto sono cresciuti. Restando alla nostra realtà territoriale forse sarebbe stato bene che all’incontro avuto al Ministero avesse partecipato anche la Regione Lazio perché può avere una funzione integratrice laddove non arriva il Governo. La stiamo sollecitando per incontrarla. Certamente la mancata accoglienza degli emendamenti di LeU ed anche di altri variamente presentati, ci fa preoccupare non poco.

 

Non crede Segretario che in questa brutta circostanza si rischia una guerra fra poveri, cioè quelli che accederanno alla proroga della mobilità e quelli, circa 700, che non avranno questa opportunità?
Sicuramente sì. Ma credo che i Sindacati e noi della Cgil lo ripetiamo da anni, dobbiamo puntare a creare le condizioni per una occupazione stabile. Recupero di questi ex lavoratori e reinserirli nel modo del lavoro. I programmi di politiche attive del lavoro non hanno funzionato, per la scelta degli imprenditori di non attingere fra i disoccupati e per il cattivo funzionamento dei centri per l’impiego rispetto a questa domanda di reimpiego. Dobbiamo creare più sinergie per avere risultati. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 FCA. Realtà imprescindibile e industria 4.0

Un Piano per il lavoro in questa provincia quali capisaldi dovrebbe avere e come definirlo con una reale partecipazione delle forze interessate?

Abbiamo proposto un manifesto per accrescere l’attrattività della provincia di Frosinone. Il frusinate offre tante possibilità anche dopo i 10 anni che hanno visto la chiusura di tantissime aziende. Turismo, ambiente, nonostante la Valle del Sacco o forse proprio per la sua presenza, le aree interne molto belle che potrebbero godere delle leggi regionali già presentate per i parchi, come quello dei Monti Ernici. In ogni caso non bisogna perdere di vista l’obiettivo di nuova industrializzazione realizzata alla luce delle nuove tecnologie, delle mutate esigenze di mercato interno e internazionale. Occorrono nuove aziende compatibili con l’ambiente e in un tessuto di infrastrutture che sia diverso dal quadro degradato di strade e carente di quelle tecnologiche a partire dalla banda ultra-larga per le connessioni internet. Ma non solo. In questo territorio si può fare tanto.

FCA. Non si po' prescindere da questo stabilimento. Il lavoro a ritmo pieno dello stabilimento per ora è un sogno. Come sollecitare nuove prospettive? Il sindacato può determinare uno scatto della Regione Lazio, totalmente assente sino ad oggi, a negoziare nuovi programmi con la direzione di FCA?FCA Piedimonte 350 260

Nei giorni scorsi i sindacati di riferimento a partire dalla Fiom si sono incontrati con gli Assessori Regionali Marsella e Di Berardino. Si è parlato di legge 46 e di indotto. Molto importante. In quello stabilimento di Piedimonte oggi non ci sono i numeri promessi né per i lavoratori occupati né per la produzione prospettata, entrambi lontani dagli obiettivi di cui si è scritto e parlato nonostante la produzione dei modelli Alfa Romeo, Giulia e Stelvio. La Cig continua da molti anni e non ci sono segnali che cessi, per ora; l’episodio degli interinali licenziati, come sappiamo, ex abrupto. Situazioni che nel loro insieme segnalano che qualcosa non funziona, davvero.

 

Intelligenza artificiale e conseguente automazione produttiva stanno falcidiando posti di lavoro nel mondo, come ci si attrezza per difendere il diritto a lavorare? I disoccupati aumenteranno. La loro presenza diverrò cronica. Si sta pensando di organizzare queste grandi masse? E come? Il sindacato, La Cgil, vede in questo quadro un suo ruolo protagonista di lotte e di mobilitazioni? E’ prevedibile una nuova sezione di lavoro, un sindacato della confederazione o cos'altro?
Il progresso è difficile arginarlo. L’industria 4.0 ci mette davanti a novità inusitate. Senza ritornare al passato delle esperienze luddiste o delle braccia tolte all’agricoltura, il Sindacato deve stare dentro questi processi, altrimenti si rischia di arrivare tardi come è avvenuto nell’affrontare la globalizzazione. Dobbiamo capire come recuperare posti di lavoro che la robotizzazione farà perdere. Lo vedo un nuovo sindacato rispetto a questi problemi. Forse si, è utile un sindacato che debba aprire una nuova sezione rispetto a queste dinamiche. Ci dobbiamo formare rispetto alle nuove questioni, altrimenti tutto diventa assai complicato. A livello nazionale c’è già un lavoro di ricerca ed una delega apposita per approfondire l’industria 4.0, il tutto per di adeguare l’iniziativa del Sindacato ai suoi compiti e alla sua vocazione. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Le 2 "S": Sanità e Scuola

In questa provincia la sanità è al collasso. Il malumore giustificatissimo si estende ogni giorno di più. Nelle Marche la Cgil ha aperto una vertenza con quel governo Regionale, perché nel Lazio continua questa immotivata apertura di credito verso la sua Giunta reginale, già penalizzata dal voto del 4 marzo? Neppure il sit-in previso da Cgil, Cisl e Uil per la fine di luglio sul problema delle assurde liste di attesa si è svolto, come mai?
Credo che niente abbiamo scontato alla giunta Zingaretti, né prima né dopo il voto. Alcuni accordi ci sono stati come la stabilizzazione di tanti precari. C’è un problema: cos’è la sanità nei territori fuori da Roma? Roma ha i più grandi ospedali d’Italia, fra i più grandi d’Europa, ma nelle province gli ospedali non funzionano e ce ne sono pochi. Fra Latina e Frosinone ne sono stati chiusi qualche decina e le Case della salute, che pur non avrebbero dovuto sostituire gli ospedali chiusi, ma soltanto affrontare particolari problematiche per evitare il formarsi di liste d’attesa, non hanno coperto le esigenze per cui venivano proposte. Si valutino questi numeri: in Emilia e Romagna 117 case della salute, 100 in Toscana, nel Lazio solo 17 pur avendo una popolazione molto più numerosa. La sanità nel territorio non corrisponde ai bisogni, questa Regione può invertire la tendenza? La manifestazione di Anagni, a liglio, ha dato input e mostrato forza. Noi c’eravamo, abbiamo portato le nostre posizioni e il nostro profondo disaccordo con il Commissario della Asl di Frosinone. A settembre se le cose non cambiano saremo in piazza unitariamente con Cisl e Uil.sanità malasanità 350 260

 

L’iniziativa della Cgil nella scuola è sempre stato un fiore all’occhiello del vostro sindacato. La lotta alla 107 si è svolta con un passa parola dai comunicati nazionali a singoli insegnanti, che nel migliore dei casi hanno assunto iniziative individuali. Spesso voci nel deserto. Qui è ancora forte la domanda di iniziativa. Cosa prevede in questa direzione?
Non ci siamo mai fermati rispetto alla 107. La buona scuola, Il precedente Governo ci oscurava regolarmente. Abbiamo fatto anche da soli tante iniziative nazionali e regionali. I guasti di quella legge sono pesanti. Esempio le 100mila assunzioni fatte hanno sparpagliato insegnanti in tutta Italia sradicandoli delle loro residenze. L’alternanza scuola-lavoro ha creato incongruenze senza precedenti, studenti che facevano lavori che con i loro studi nulla avevano a che vedere. A settembre unitariamente presenteremo un Protocollo sulla buona scuola che abbia al centro come questa fondamentale istituzione debba essere di tutti e per tutti capace di fare formazione e cultura, senza le quali restiamo tutti indietro.

 

Di recente incontrando la Rete degli Studenti, quei giovani ci hanno posto un loro convincimento che semplicemente le giro: “Senza conflitto non c'è democrazia e non ci sono risultati. Oggi solo dichiarazioni, pochi fatti e spesso insoddisfacenti”. Che ne pensa? Condivide? Nel nuovo quadro politico ci si può attendere movimenti e lotte che almeno sollecitino e sostengano le possibili spinte di rinnovamento e cambiamento contrastando spinte che mirano a colpire diritti acquisiti? Non so se senza lotta non c’è cambiamento. Sicuramente se non si alza la voce è complicato farsi ascoltare. Gli studenti sono molto critici anche con noi, ma ci pongono sempre problemi reali. Non so se questo governo sarà in grado di affrontare problemi che sono sul tavolo ormai da anni, il tema del lavoro, dello sviluppo, dell’ambiente, vedi l’Ilva. Relativamente al lavoro, tema che ci è caro, la nuova legge non ci lascia ben sperare.
In queste settimane siamo a congresso, che è importante perché avviene oggi con tanti problemi, criticità. Grandi filoni, il Piano per il lavoro, la nuova carta dei diritti del lavoro, i contratti ad ogni livello, come contribuire a realizzare una Europa di tutti, per tutti e non sia la UE dei finanziari. Un obiettivo importante è conquistare un nuovo Welfare europeo che protegga sul serio i più deboli. Da qui non possiamo che avere anche un’attenzione particolare per il sud ormai senza più investimenti. Rilanciamo in questo senso “Laboratorio sud” ma anche le politiche sociali capaci di sollecitare tutte le pubbliche amministrazioni verso i più disagiati e i più poveri. Il congresso sarà una occasione da saper cogliere per riposizionare la nostra organizzazione e adeguarla alle molte novità che ci sono di fronte. Errori ne abbiamo fatti anche noi.

Per chiudere questa lunga e bella conversazione. Possiamo immaginare dopo il congresso una Cgil alla testa dei lavoratori e non solo al loro fianco? Un si o un no?
Un sì o un no è complicato. Un sì sicuramente dopo essere stati per 112 anni baluardo a difesa dei più deboli.

 


 

La video intervista

 

 

 

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