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Giusi Nicolini parla di Lampedusa

giusi nicolini 350 minIntervista rilasciata a Nadeia De Gasperis - Abbiamo intervistato telefonicamente l’ex sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini*, che era presente il 5 Luglio a Fermo per prendere parte alla manifestazione in ricordo di Emmanuel Chidi Namdi, morto per omicidio razzista. La comunità 5 luglio ha promosso, come ogni anno dalla scomparsa del ragazzo, una manifestazione cittadina, antifascista e antirazzista di solidarietà alla sua famiglia, alle vittime di violenza xenofoba e razzista, contro ogni discriminazione.

 

Come è cambiata Lampedusa da quando non è più sindaco?
Lampedusa è molto cambiata. Era un faro nel mediterraneo per la sua cultura dell’accoglienza. Io sono stata molto in giro da quando non sono più sindaco, in Italia e in Africa, per raccogliere testimonianze di altre realtà, ma il mio disagio verso l’isola è crescente. Sembra che Lampedusa stia diventando un banale luogo ma non è così, non può essere così, perché Lampedusa per sua vocazione è accogliente, non può cancellare quello che è stata per secoli. Lampedusa è un approdo che accoglie viaggiatori e disperati, per chi chi cerca bellezza e chi speranza.

 

Perché la Lega vince a Lampedusa e Riace, che hanno una così forte vocazione all’accoglienza?
La paura è contagiosa e irrazionale e alla fine finisce per aver paura anche chi non sa neppure di cosa avere paura davvero. Le ansie vengono azionate ed esacerbate dai populismi e dai nuovi fascismi. A Riace, per esempio, c’è stato un lucido disegno politico di cancellazione e di criminalizzazione. Un popolo che stava morendo e ha subìto, grazie all’accoglienza, un miracolo, divenendo volano per le politiche di accoglienza, esempio nel mondo e dimostrando meglio di chiunque altri, che l’accoglienza può essere una risorsa. Di accoglienza si può rinascere e non morire, lo dimostrano molte realtà. Loro invece hanno criminalizzato la solidarietà distruggendo i luoghi delle possibilità.

 

Perché l’intolleranza ha attecchito così tanto?
Le politiche di cui parlavo, sono accompagnate da un tam tam dei social che con la loro pervasività parlano per slogan e favoriscono l’eccesso di semplificazione.
Esistono tante realtà virtuose e invece viene raccontato solo il degrado delle periferie dove è diventato senso comune che l’immigrazione sia un vulnus di un paese già ferito mentre andrebbe ricostruito un tessuto sociale di solidarietà nei territori.

 

Parliamo del “caso Sea Watch”?
Guardiamo il bicchiere mezzo pieno.
Non era scontato che il PD salisse a bordo della Sea Watch, dopo le politiche di Minniti che hanno preparato la strada a Salvini, quel Minniti che aveva minacciato la chiusura dei porti prima di lui, e non fosse stato per Del Rio ci sarebbe riuscito. Il nostro Paese dovrebbe renderci orgogliosi per misure come quella di Mare Nostrum, la prima e unica operazione dichiaratamente umanitaria perché Lampedusa ha iniziato a essere un po’ salvaguardata, visto che le persone salvate in mare sono state redistribuite in Sicilia, Sardegna, Puglia e Calabria. Oggi invece consegniamo i migranti alla Libia, che checché se ne dica non è solo un luogo di dittature, non ci sono campi di accoglienza ma lager, non ha mai firmato accordi internazionali per i diritti umani, dove la commistione tra Stato e criminalità è ormai conclamata.

L’informazione è responsabile di questo clima e delle false notizie, non parla dei “barchini” che ogni giorno sono arrivati a Lampedusa quando ero sindaco, e che continuano ad arrivare, dalle coste più vicine come la Tunisia. Quelle partite dalla Libia non ce l’avrebbero fatta perché sarebbero affondate prima o andate in avaria per i viaggi troppo lunghi.

 

Cosa pensa di Carola Rackete e dell’atteggiamento eversivo di Salvini che la definisce criminale anche dopo la sentenza del GIP di Agrigento.
Le ONG ci sono NON per sostituirsi alle forze dell’ordine, se queste facessero il loro dovere, ma per testimoniare. È emblematico quello che ha detto la GIP di Agrigento scarcerando Carola Rackete sul fatto che esistono norme del diritto internazionale che hanno carattere di sovraordinazione rispetto a quelle interne. La nostra Costituzione ci impegna a onorare i nostri impegni con le istituzioni. Il diritto internazionale stabilisce l’obbligo di soccorso in mare e così rischiamo ogni volta una condanna della corte europea dei diritti dell’uomo per violazione del diritto d’asilo.
Salvini non può definirsi statista, tra gli europei è il peggior populista. Divide tutti in amici e nemici, tra i secondi le donne, soprattutto quelle che dimostrano forza e coraggio, perfino quello di disobbedire alle leggi scritte in virtù di quelle umane. C’è una bella differenza tra giustizia e legalità.

 

Perché lei oggi è a Fermo? Cosa pensa delle posizioni della amministrazione rispetto questa manifestazione.
Un sindaco come quello di Fermo che decide di non prendere posizioni, di non schierarsi e di non condannare come omicidio razzista quello di Emmanuel, di non patrocinare l’evento in ricordo del ragazzo e di non affiggere una targa, sceglie di condannare le vittime ancora una volta e con loro chi ne ha tenuto vivo il ricordo, in un luogo dove le ferite sono ancora vive.
Col tempo capiremo che si chiederà il conto di questi atteggiamenti, che non stigmatizzano la violenza e il razzismo. I responsabili sono quelli che avrebbero dovuto tracciare un argine, per esempio, ricordo l’episodio in cui Salvini, da un palco, mostrò una bambola gonfiabile dalle sembianze della Boldrini. Un fatto gravissimo, per il quale avrebbe dovuto essere punito dalle istituzioni e non solo redarguito.
Il fatto emblematico è quello della mia sconfitta mi si rinfaccia la stessa sconfitta ma io ho pagato perché ho voluto essere fino in fondo il sindaco di tutti, di quelli nati nel mio Paese e di quelli che l’hanno raggiunto in cerca di una speranza. Perché non dovevo rappresentare un luogo per le sue caratteristiche paesaggistiche e per la sua gente, ma per la sua anima.

 

Contenta della vittoria di Bartolo?
Sì, ma onn prendere posizioni depaupera anche la sinistra dei suoi valori. Sono contenta della vittoria di Bartolo, fu chiesto anche a me di candidarmi in Europa ma non me la sentii perché era più importante in quel momento continuare l’attività di sindaco. Ma il PD deve chiarire le sue posizioni, questa vittoria non può essere una bandierina. Deve fortemente rinnegare le politiche di Minniti e dire da che parte sta.

 

 *Note Biografiche

Giusi Nicolini è stata considerata “una sindaca di frontiera”. Un passato da ambientalista, attivista e impegnata contro le mafie si è distinta per le lotte all’abusivismo edilizio. È stata sindaco di Lampedusa e Linosa dal 2012 al 2016, unica donna fra 5 candidati, la sua elezione è stata una rivoluzione per molti versi. Già a pochi mesi dalla sua elezione lanciava un appello di denucia all’opinione pubblica e alle istituzioni europee per le gravi carenze strutturali del territorio e la solitudine delle istituzioni e della gente dell’isola, di fronte alle continue tragedie del mare. Poco dopo il tragico naufragio del 3 ottobre 2013 al largo di Lampedusa con oltre 300 morti, pronunciò un discorso al vertice UE nel 2013 in cui chiedeva una nuova legge europea in materia di asilo e di immigrazione. Ci piace presentarla con questo suo appello di qualche anno fa, dopo l’ennesima tragedia del mare: “Questi morti non riguardano solo l’Italia o Lampedusa, perché se sono solo nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato”.

 

 

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