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La Bellezza e il suo esser Lusso

bambino bello povero piccolo solo 235.260di Daniela Mastracci - Lo so che non siamo più inclini a sentire la Bellezza. Lo so che ci siamo imbruttiti a furia di correre a perdifiato verso il profitto. Lo so che certi discorsi sembrano anacronistici, superati, da romantici vetusti, da decadenti forse, addirittura. Sembrano un lusso che non ci possiamo veramente permettere. Sembra roba per fare “spallucce” e pensare tra sé e sé “questa è matta, ma guarda a cosa va a pensare! Qui tocca muoversi! Mica possiamo perdere tempo a pensare ai giardinetti e alle atmosfere piacevoli! Chi ce l’ha più questi lussi?” certo non ce li ha più nemmeno la Terra, infatti è coperta da immondizia e brulicanti esseri che non fanno altro che correre verso il profitto, l’accrescimento dei capitali, la crescita del Pil, comunque sia. Brulicanti vestiti trendy e brulicanti vestiti “male”, gente incolta che non capisce di moda, gente senza gusto...come si fa a conciarsi così? Ma quella gente forse non è priva di gusto per la moda, ma è priva di gusto per il cibo, innanzitutto...mangia quel che c’è, se c’è; mangia quel che può, se può. A quale altro gusto può pensare? Loro sì, che non ne hanno il tempo, la possibilità, la condizione materiale. Loro sì, che possono giudicare ciò che è “lusso”! Perché loro non hanno i mezzi economici; sono i sottooccupati, i disoccupati; oppure, se allarghiamo il nostro sguardo sul mondo, sono quegli uomini e quelle donne, e anche quei bambini, che lavorano, ma sono sottopagati, sottoalimentati, sotto-curati, sotto-educati, quei lavoratori della delocalizzazione.

Lusso, una parola più significati

Nonostante le evidenti differenze di condizione e di senso, il “lusso” ci accomuna tutti? Anche se con significati diversi? Siamo tali, tutti gli esseri umani, da ritenere qualcosa un “lusso”? questo sostantivo è un legame? E vale la condizione materiale come sfondo in entrambe le parti del mondo che lo usano, anche intendendo fatti ed esperienze diverse? La condizione economica occidentale e quella dell’altra parte del mondo è la medesima? Pare di sì. Solo che per noi è sviluppata nel senso del profitto; per l’altra parte del mondo è sviluppata nel senso del lavoro che produrrà profitto. Noi godiamo del risultato e loro subiscono la condizione di quel risultato. Noi non subiamo nulla? Se siamo la parte che gode del profitto perché allora corriamo tanto? Perché siamo in crisi? Perché diventiamo più poveri? Ma non poveri nel senso materiale, poveri in spirito. O meglio: ci sono quelli poveri nel senso materiale e quelli poveri in spirito. Per chi, tra tutti costoro, la bellezza è un “lusso”? Per quelli che corrono verso altro profitto: chiusi nella trappola della produzione, del mercato, dell’aumento della ricchezza. Loro, sembra, non abbiano tempo per l’inutile, ciò che considerano un “lusso” che non possono permettersi. Nemmeno il “lusso” di riposare un po’; di “staccare la spina”; di rallentare rispetto alla velocità degli aggiornamenti, delle nuove versioni (2.0; 3.0; etc. etc....fin dove arriverà?). (Se le versioni si aggiornano, tocca che ci aggiorniamo anche noi. Ma le versioni chi le aggiorna? Mica lo fanno da sole?! Allora c’è sempre uno di noi ad aggiornarle: beh! Gli possiamo dire di rallentare un po’? possiamo pensare che le grandi società che operano nel web, gli operatori che gestiscono e aggiornano di continuo, possano rallentare? E possiamo almeno pensare che quel capitalismo finanziario che corre dietro, o sopravanza, i movimenti veloci, fulminei, inafferrabili, quasi, delle borse, o che li determina con le speculazioni, possa rallentare?)


Ma la bellezza è un “lusso” anche per chi, nella nostra parte di mondo, diventa più povero, precario, abbandonato ad un’altra necessità: quella di trovare denaro per il sostentamento proprio e della propria famiglia, se c’è. Anche per costoro la Bellezza è un “lusso”: non possono permettersi un bel film, una bella cena fuori; una bella casa; una bella macchina; un bel viaggio; un bel libro; un bello spettacolo teatrale; un “bel” diploma; una “bella” laurea; un “bel” master...un bel niente!
Insomma pare che il sostantivo “lusso” sia il trait d'union tra le parti della nostra attuale società: o perché non ne abbiamo il “tempo”; o perché non ne abbiamo la condizione economica. Ma in entrambi i casi è pur sempre la condizione materiale economicista che fagocita possibilità. Farebbe bene a tutte e due le parti darsi quel lusso: un po’ meno profitto, ma un po’ più di tempo libero e a disposizione per la Bellezza; un po’ meno lavoro per quel profitto altrui, perché è verso altri che quel profitto crescente si dirige (basta vedere i numeri dei ricchi del mondo e dei poveri del mondo) e un po’ più possibilità da dedicare alla Bellezza, ri-dirigendo i profitti in una più equa distribuzione della ricchezza. E allora Sì che potremmo dire che ha ragione Dostoevskij quando dice che “La Bellezza salverà il mondo”: lo salverà dalla corsa affannosa e lo salverà dall’impoverimento crescente.

 
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Pubblicato in Daniela Mastracci
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