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La frontiera non solo separa, ma uccide

  • Scritto da  Lisa Anna Ferraris

Speranza nella disperazione: ...dicono "se muoio mi sta bene, voglio vedere con i miei occhi..."

Manifestazioni al confine di BardonecchiaLisa Ferraris - Bardonecchia alta Valle Susa, Italia, Piemonte.
Bardonecchia è il comune più occidentale d’ Italia e dista 4 km dal confine francese.
Da qui inizia il viaggio, per molti un viaggio che significa la realizzazione di un sogno, ricominciare una vita magari con la propria famiglia che li aspetta dall’altra parte delle Alpi, un fratello o un amico.. sogni per noi semplici, un lavoro, una lingua famigliare, la speranza di essere accettato in una società diversa, anche dalla nostra, la fine di una vita in perenne stato di fuga.

Tanti lo iniziano e rinunciano dopo poche ore di cammino, molti vengono soccorsi sui sentieri in alta quota, qualcuno ha la fortuna di riuscire a oltrepassare il passo e raggiungere il confine, per tanti è il viaggio del non ritorno. Le Alpi come il Mediterraneo, un onda bianca, gelida e sconosciuta.

La stazioni di Bardonecchia, come quella di Oulx, sono la meta di migranti che da tutta Italia, sul versante piemontese, decidono di provare a oltrepassare le Alpi per raggiungere la Francia attraverso Le Col de l’Echelle (il Colle della Scala) a 1762 metri. D’estate è un valico stradale, d’inverno non resta che un sentiero ricoperto dalla neve, ghiaccio, crepacci e a rischio di slavine e al colle ci sono due gallerie al termine delle quali è presente la Gendarmerie francese.

I numeri sono sostanziosi: si parla, in media, di circa 4000 persone all’anno che tentano l’impresa. Si tratta di ragazzi per lo più dell’età di 16/20 anni che si presentano in stazione in jeans e scarpe da ginnastica e che non conoscono la neve e non sanno cosa sia una valanga, che non immaginano il freddo che possono provare a quelle altezze.
Questo avviene tutti i giorni sia d’estate che d’inverno tanto che il sindaci dei due paesi hanno permesso a ONG e volontari della Croce Rossa di presidiare le stazioni per accogliere i migranti in arrivo, mettendo a disposizione delle sale per il pernottamento.
I volontari distribuiscono bevande calde, cercano di dissuadere i ragazzi dal continuare il viaggio a piedi avvisandoli dei pericoli della montagne, danno loro vestiario più adatto alle temperature del posto.
In questo periodo la Onlus medica di Torino, Rainbow 4 Africa, il consorzio ONG piemontesi e la Croce Rossa, hanno organizzato anche una campagna che mira ad effettuare tamponi a migranti e locali per tenere una statistica e scongiurare il pericolo epidemico.cartina ConfineBardonecchia min

Con l’arrivo della brutta stagione, il flusso giornaliero non si ferma, si passa dai 40/50 migranti d’estate ai 20 d’inverno.
Onlus, ONG, Croce Rossa, Soccorso Alpino, semplici cittadini, sono coloro che ogni sera danno supporto medico, psicologico, un pasto caldo e un letto a chi arriva in stazione.

Nonostante gli avvertimenti sui pericoli, solo una parte vengono convinti e prendono la strada del ritorno, alcuni decidono di continuare, ma dopo poche ore tornano con i jeans zuppi di neve, altri continuano il viaggio definitivamente e si hanno notizie perché sono stati fermati dalla Polizia francese di frontiera e di quelli di cui non si ha più notizia si spera abbiano oltrepassato le montagne, raggiungendo le città di Modane o Brianꞔon.

Chi cerca di salvare vite umane e si muove per supportare queste persone che rischiano la vita tra le montagne, rischia di essere colpito dal decreto sicurezza, proprio come avviene con le ONG in mare.
Nel dicembre del 2017, 5 migranti tentarono il passaggio in Francia nella neve e furono ritrovati congelati. I più gravi presentavano segni di congelamento agli arti inferiori, dopo la perdita delle scarpe, tra loro c’era anche una donna incinta. Di questo episodio, ricordo, si parlò per molto tempo, poiché la guida alpina che effettuò il salvataggio della ragazza fu messa sotto fermo amministrativo.

La risposta della gente della Valle fu chiara e solidale con i soccorritori. In montagna come nel Mediterraneo nessuno si salva da solo.
Molti degli attivisti soccorritori sono guide alpine (anche in pensione).
Percorrono instancabilmente quella che in Valle viene chiamata “la via lattea”, terra di frontiera da sempre, sentieri percorsi un tempo dai contrabbandieri, alla ricerca di persone in difficoltà rischiando a loro volta la vita e denuncie da parte delle autorità.
marciadisolidarietà 350 min

Chi vive in montagna ne conosce i pericoli e il senso di impotenza e paura che si prova in alta quota in situazioni di pericolo: il freddo, la nebbia improvvisa, la neve..
Questo senso di solidarietà atavico, valica il Passo e unisce il versante italiano a quello francese, facendo cooperare i volontari dei due versanti in modo continuativo.
I Migranti che vogliono passare la frontiera hanno l’idea in testa che la conoscenza della lingua possa essere una semplificazione. Chi ha subito il carcere e le violenze in Libia ed è sopravvissuto alla traversata del Mediterraneo, crede che superare le Alpi sia un gioco e neanche i cartelli di pericolo slavine, disseminate sui sentieri dalle guide per cercare di scongiurare il peggio, riescono a fermare la loro marcia.

La speranza dei volontari e la gente delle vallate italo francesi è che le loro montagne non diventino il cimitero in cui si è trasformato il Mediterraneo.
Sono molte le manifestazioni che si organizzano a favore dell’immigrazione, con marce solidali e incontri in cui si spiega la realtà del fenomeno. Particolarmente attiva è la Rete Solidale Brizer le Frontieres, che unisce attivisti italiani a quelli francesi sia nel versante della Valle Susa, scendendo verso Brianꞔon e Modane, sia in quello di Ventimiglia verso la Val Roya.

Uno striscione al Monginevro recita cosi “la frontiera non solo separa, ma uccide”. Con la chiusura della frontiera a Ventimiglia verso la Francia e l’intensificarsi dei controlli, il flusso migratorio è in aumento nelle valli del Piemonte.
A giugno 2020 i respingimenti alla frontiera di Ventimiglia sono stati 1377. Le organizzazioni presenti sul territorio denunciano detenzioni arbitrarie e impossibilità di presentare richieste d’asilo, anche per i minori non accompagnati. Questo succede ormai da 4 anni.
posto di blocco Francese a Ventimiglia 350 minL’avvocato Anna Brambilla dell’associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), in un articolo del giornale Altraeconomia di Marta Facchini del 20 agosto 2020, afferma “Secondo il Regolamento di Dublino, i minori non accompagnati che presentano domanda d’asilo in Francia, non posso essere rinviati in Italia, anche nel caso in cui abbiano già presentato una domanda d’asilo in un altro Stato.” (Il Regolamento di Dublino, determina la competenza delle domande d’asilo facendo riferimento al Paese di primo ingresso del migrante).
“Presentata la domanda” continua “ il governo francese è obbligato a farsene carico, tuttavia, gli attivisti presenti sui territori, denunciano che la polizia italiana si basi sull’età scritta sul refuse d’entrée (il documento rilasciato dalla polizia di frontiera francese, contenente le informazioni della persona fermata e le motivazioni per cui è rimandata in Italia).
Negli anni si è più volte verificato che la polizia di frontiera francese cambiasse l’età di un richiedente asilo dichiarandolo maggiorenne”.

Costringere il flusso migratorio verso le Alpi è una condanna a morte, non sicuramente una soluzione.
Nel marzo del 2016 Momadou Ba, un ragazzo di 20 anni tentò la scalata al Col de l’Echelle. Nella notte si trovava in quota, ma nel buio non vede un crepaccio. Combatterà fino all’alba per liberarsi e arrivare, finalmente, a Brianꞔon, ma i suoi piedi sono completamente congelati e gli verranno amputati in ospedale.
Migranti sulle Alpi 350 min

Si dice che quello che la montagna prende in inverno, lo rende in primavera.
Questo vale anche, purtroppo, per i corpi senza vita che con lo scioglimento della neve vengono ritrovati lungo la rotta alpina.
Giugno 2018, la neve si scioglie, viene ritrovato il corpo di un uomo dalla pelle scura, in un crepaccio vicino a Bardonecchia, lo ritrova un cacciatore che avverte le forze dell’ordine.
“Deve essersi perso, perché è stato ritrovato sulla via che porta verso Modane” racconta Silvia Massara un’insegnante che vive a Bardonecchia, molto attiva sul fronte dell’accoglienza (intervista Globallist.it del 8 giugno 2018). Silvia Massara ha passato l’inverno a cercare di convincere i migranti a non avventurarsi per la montagna. “Ultimamente almeno, sono vestiti, a volte con abiti più pesanti, altre volte meno. Alcuni di noi 'salgono' e li trovano già in cammino nonostante siano stati avvisati del pericolo di morte, ma loro rispondono: se muoio mi sta bene, voglio vedere con i miei occhi.
Alcuni sono all’ospedale, un ragazzo ha perso i piedi. Spero che il disgelo in primavera non ci faccia trovare altri corpi. Se le Alpi diventassero un cimitero, mi vergognerei per il resto dei miei giorni”.

 

Lisa Anna Ferraris è una operatrite di Italy Must Act, associazione che si batte per la revisone della legislazione europea di solidarietà e accoglienza dei migranti
Già pubblicato su CiesseMagazine n° 15, il giornale on line delle Sardine Creative

 

 

 

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