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20 settembre 1870. Fine di un mondo

presadiportapia 350 260 mindi Michele Santulli - Prima di questa data e andando indietro nel tempo Roma si presentava al mondo quale isola chiusa e protetta dalle sue alte Mura, splendente nelle sue antichità e nei superbi palazzi e ville e nelle sue magnifiche chiese, letteralmente uniche al mondo. Gli abitanti, senza troppe preoccupazioni e assilli, trascorrevano la loro esistenza, quando liberi da processioni e celebrazioni e da qualche impegno di lavoro, quasi sempre assistendo a spettacoli all’aperto di marionette, saltimbanchi o a esecuzioni di delinquenti, ecc., o in saltarelli e balletti o nel gioco delle bocce e delle carte e della morra, all’osteria …: abitavano la parte di Roma nell’ansa del Tevere, non andando di regola al di là dunque dei famosi sette colli: basti dire che San Giovanni in Laterano era fuori dal centro abitato e lo stesso il Colosseo, cioè i tre quarti dei 1500 ettari circa che costituivano il territorio entro le Mura, era infatti occupato dalle grandi Ville e dai vigneti e campi agricoli e dalle vestigia archeologiche.

Ville di cui cogliamo un embrione di magnificenza dai quadri degli artisti che le hanno ritratte: Villa Ludovisi, Villa Negroni, Villa Altieri, Villa Giustiniani, Villa Casali, senza contare quelle a ridosso delle Mura: Villa Ada, Villa Borghese, Villa Pamphili, per citare a memoria. Subito dopo le Mura vi era il cosiddetto ‘fuori porta’ dei Romani: vigneti, campi, osterie, ville dei nobili e degli arricchiti. Al di là, dopo cinque-sette Km, si distendeva un territorio malsano e infestato dalla malaria. I due fiumi, il Tevere e l’Aniene, all’epoca spumeggianti e fragorosi, attraversavano l’uno dal Nord e l’altro dai Simbruini questo territorio miracolosamente intatto. Quando arrivava l’afa estiva e il ponentino non soffiava, tutti al fresco dei Castelli dove pure si levavano ville favolose: Villa Aldobrandini, Villa Falconieri, Mondragone, la Rufinella, Castelgandolfo…

 

Tutto scorreva tranquillo, tutto sotto il controllo oculato e manageriale eppur comprensivo del papato. Una dominazione di quindici: un governo illuminato, considerato e rispettato da tutti gli Stati europei. Era un unicum, intelligente, vivo, disponibile, aperto a tutti purché nel rispetto incondizionato delle alte finalità della Chiesa. E’ vero, i reietti e gli ostinati e i contestatori spesso venivano ammazzati -in quasi ogni piazza si levava la forca- certe ideologie tenute lontane, ma ciò faceva parte del sistema: la teocrazia non ama il dissenso. Ma questa era l’eccezione. La regola era la felicità e il benessere per tutti: Roma Felix. Allo stesso tempo erano presenti numerose case di piacere, per tutti i gusti e inclinazioni sessuali e anche le dottrine di Saffo erano particolarmente a loro agio in questa autentica isola di Lesbo che era anche Roma.

Tutto l’anno, da secoli meta non solo dei pellegrini -i portatori di soldi- ma della diplomazia, dell’aristocrazia, dei grandi finanzieri europei, dei monarchi e sovrani, degli scrittori e dei viaggiatori. Gli artisti poi da almeno il 1400 ne avevano fatto la loro scuola e la loro fonte di insegnamento: in ogni periodo dell’anno ne erano presenti almeno cinquecento da tutta Europa e non pochi, ammaliati dall’incanto circostante, vi rimasero fino alla morte. La risorsa economica erano il turismo e i pellegrinaggi: oggi diremmo:, turismo religioso.

Tutto veniva intrapreso per tenere sempre sveglia la esigenza del viaggio a Roma: si immagini che cosa poteva succedere nei giubilei. Era un flusso continuo di umanità che il più delle volte a piedi, dopo viaggi estenuanti e talvolta mortali, che duravano mesi da ogni parte d’Europa, arrivavano a Roma, attraverso la Via Flaminia, vero cordone ombelicale della Citta Eterna con il Nord. E’ il ricordo di queste realtà che fa comprendere il significato profondo dell’appellativo: Città Eterna. Inimmaginabile la quantità di trattorie, alberghi, pensioni, ristoranti.

E quindi i poeti gli scrittori gli artisti, arrivati a Roma, scoprivano un nuovo mondo e non pochi chiaramente scrivevano che fino ad allora non avevano in realtà mai vissuto: era l’Arcadia, l’Eden sulla terra! E non sono le inevitabili critiche contrarie (il ghetto dei poveri ebrei, la quantità enorme di trovatelli e di N.N. le esecuzioni capitali ricorrenti, ecc) che possono cancellare tale valore unico. Roma era veramente la Città Eterna, la Caput Mundi, sempre la stessa, pur avendo subito anche essa violenze e prepotenze inaudite. Ma è stata come la fenice.

 

E invece vi è stata una contingenza della storia degli uomini, in realtà degli italiani, che ha ferocemente e proditoriamente spezzato tale esistenza e annientato e distrutto questo paradiso unico al mondo, una contingenza che ha avuto come risultato la più grande tragedia che possa aver colpito la umanità. In effetti tutta la umanità non può far riferimento a una calamità delle proporzioni e degli esiti che hanno colpito e annientato Roma antica. Nessuna società ha potuto vantare sul proprio suolo un eden amato e seguito per almeno quindici secoli quale è stata Roma! Nessuna. In altre parole l’umanità è stata privata, con violenza e ferocia, del suo gioiello più prezioso e unico: Roma papale e antica.

Ci riferiamo al 20 settembre 1870 e a quello che avvenne dopo.
Qui ci arrestiamo in quanto correremmo il rischio di urtare certe sincere o false suscettibilità, accendere polemiche e soprattutto dar la stura a concetti e teoremi della storia che vengono propinati agli italiani dove si mette sotto il faro dell’eroismo e della solidarietà e della cosiddetta indipendenza nazionale, quello che è stato invece un episodio della massima violenza e ferocia e appropriazione e spodestamento e poi, per sadismo, di annientamento e di cancellazione. Non menzioniamo la vigliaccheria e l’opportunismo iniziali.
Quella che oggi si chiama Roma è un simulacro di Roma antica. Il suo nome esatto è: quarto mondo o quinto mondo. Preda delle orde fameliche dei cementieri savoiardi che l’hanno trasfigurata e deturpata, di quelle mussoliniane, ma soprattutto e principalmente delle orde cementiere democristiane, che imperversano indisturbate fino ad oggi, che l’hanno sfigurata e mutilata e alienata. Il colmo di tale immane disgrazia, equivalente a un secondo suicidio, è stata la recente di questi anni trapanazione e perforazione del sacro suolo della città per farne la metropolitana: perché la metropolitana la possiede Parigi, Londra, Beirut, Tunisi, Cairo, Calcutta, ecc. Sciagurati e scellerati personaggi, di cui la storia farà scempio e sberleffo.

 

 

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