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A Guccini la Targa Volponi

Francesco Guccini 350 minAntonella Necci presenta qui, per UNOeTRE.it, una interessante intervista rilasciata, al Resto del Carlino, da Guccini in occasione della Targa Volponi consegnata al cantautore il 13 settembre scorso.

Nel 1972 Francesco Guccini decise di scrivere una canzone che avrebbe per sempre stampato, tra le sue note e parole, oltre che nella memoria di chiunque l’abbia ascoltata e cantata, un sentimento di radicata malinconia: "Incontro".
Le immagini evocate da questa canzone, sono propriamente la sua eterna forza: i protagonisti non s’incontrarono per davvero correndo lungo le scale, ma quella tristezza che li avvolse come miele (frase ispirata a Suzanne di Cohen) è la fotografia di un’emozione dolceamara che permane per l’ascolto di tutto il brano, capace di diventare colonna sonora delle impressioni di un momento, tra un tempo scivolato e I sogni senza tempo, di riflessioni, dondolati da un vagone, al vedere le luci di case al buio intraviste da un treno, in cui continua ad esistere il perenne dubbio accompagnato dall’insoluta domanda, su come il tempo prende il tempo dà, al correre sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa.

“E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei,
La tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.
Il sole che calava già rosseggiava la città
Già nostra e ora straniera e incredibile e fredda:
Come un istante “deja vu”, ombra della gioventù, ci circondava la nebbia…

Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi,
Dieci anni da narrare l’uno all’ altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi:
“cosa fai ora? Ti ricordi? Eran belli I nostri tempi,
Ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via”.
E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia…”

Quella nostalgia nel rendere omaggio ad un sentimento che non c'è più ha reso le canzoni di Guccini immortali.
I pensieri vengono messi in musica in modo semplice e avvolgente tanto da farci sentire le emozioni che attanagliano i due protagonisti in questo incontro non previsto e per questo pieno di appassionata malinconia.

È storia di questi giorni la consegna della Targa Volponi al cantautore che ha commentato con un laconico: "Il premio? Mi fa piacere"
In questa intervista (al Resto del Carlino) che riportiamo fedelmente esce fuori il ritratto di un uomo schivo e poco desideroso di concedersi ai media, ma pur sempre vivo e curioso.
Vive a Pavana e rimpiange una cultura contadina ormai persa per sempre. Si finge vecchio e insieme desideroso di giungere al traguardo degli ottant'anni anche se il suo animo da poeta resterà eternamente giovane.

 

L'intervista

«I premi? Certo, sono il segno di un’età avanzata ma fanno sempre piacere. Stanno a significare che qualcosa di buono nella vita hai combinato». Francesco Guccini se la ride nella quiete della sua Pavana prima dell’ennesima discesa a valle: stasera alle 21 alla Festa dell’Unità del Parco Nord riceverà la targa Volponi e, per l’occasione, presenterà in anteprima il libro, in uscita martedì per Giunti, ‘Tralummescuro-Ballata per un paese al tramonto’. Il titolo della serata cita un suo verso, ‘Se avessi previsto tutto questo’.

Lei cosa aveva previsto?

«Da ragazzo niente di tutto questo. Non mi sarei mai aspettato che le cose andassero così, che arrivasse il successo... Beh sì, quella frase è in parte profetica».

Oggi Pavana è quasi disabitata e il suo nuovo libro evoca un tempo lontano fatto di personaggi, mestieri, speranze. Si può dire che si tratta di una sorta di seguito di ‘Croniche epafàniche’?

«Sì, è vero. Adesso questa zona è deserta, il fiume abbandonato, i turisti in fuga. Ho nostalgia per le imprecazioni dei giocatori di bocce, per le voci delle contadine che chiamavano le galline, per la raccolta della camomilla che adesso è sparita dai campi. Ora, certo, si vive meglio e ci sono molte comodità... ma allora la società era diversa e vivace nella ricerca di una sopravvivenza. I miei avevano un mulino e non abbiamo mai patito la fame ma un uovo poteva fare la differenza».

Cosa la trattiene lì?

«Se avessi 30 anni forse me ne andrei ma a Pavana vivo bene. Eppoi, quando vedi certe serate limpide capisci che ne vale proprio la pena».

Il titolo ‘Tralummescuro’ allude appunto a quell’ora particolare che sta tra la luce e la notte?

«Da queste parti c’è un nome per quest’ora di pace. Quel titolo è la spia del linguaggio che ho adottato e che ho curato fino allo sfinimento. E’ una pratica che ho sempre seguito da ‘Vacca d’un cane’ a ‘Cittanova blues’. Lavoro sull’italiano parlato qui, contaminato dal toscano, e per rendere tutto più chiaro curo le note a piè di pagina e il glossario finale. Adoro le lingue e sono dispiaciuto della scomparsa del dialetto perché se ne va un pezzo di civiltà».

Il 14 giugno compirà 80 anni. Che effetto le fa?

«Sono contento di esserci arrivato e spero di andare ancora avanti. Non faccio bilanci, ci sono state cose positive e altre negative che non rifarei. E’ andata così. Il guaio è che hanno già cominciato a tormentarmi per organizzare feste ma io non voglio far niente. Lasciatemi in santa pace».

Continua il sodalizio con Loriano Macchiavelli?

«Stiamo progettando un nuovo libro e pensiamo di rieditare il personaggio dell’investigatore Santovito, raccontandone un’avventura di gioventù. Per ora c’è stato solo uno scambio di idee, niente di scritto».

Molti si chiedono se nei suoi cassetti siano custodite canzoni inedite...

«Macché, è tutto uscito. Oddio, qualcosa c’è ma è roba dei primissimi tempi che adesso è inascoltabile».

Non fa più concerti ma è sempre in giro per incontri e presentazioni. Ha scoperto un nuovo mestiere?

«In effetti sono quasi più in viaggio adesso che ai tempi delle tournée. Alla mia età è stancante ma, lo confesso, anche molto piacevole. Incontro ragazzi che mi parlano di canzoni scritte quando non erano ancora nati...».

Ha detto che solo i rapper hanno qualcosa da dire...

«Attenzione solo alcuni e con i dovuti distinguo perché la nostra realtà è molto diversa da quella americana. E comunque i rapper sono interessanti perché la canzone italiana si è adagiata sul melenso».

 

 

 

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