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Lesvos Solidarity - Pikpa

Solidarietà. Migranti 

 Si può togliere le persone da Pikpa, ma non si può togliere Pikpa dai loro cuori

di Lisa Ferraris
pikpa2 390 minA due mesi dall’incendio del grande campo di Moria i migranti sono stati ammassati nel nuovo “campo” di Kara Tepe.

Kara Tepe è una nuova struttura militarizzata in cui attualmente ci sono 7500 richiedenti asilo. Una tendopoli, senza elettricità, ne servizi di tipo igienico sanitario o medico, costruito in riva al mare, alla mercee degli agenti atmosferici, in cui pochissime persone esterne sono autorizzate ad entrare e in cui viene servito loro un pasto al giorno.
Le tende appoggiano direttamente sulla terra e non hanno fondamenta, non c’è la possibilità di curare l’igiene personale tanto che gli ospiti, compresi i bambini e i neonati, si lavano direttamente in mare.
Tutto questo finanziato dall’Unione Europea, costruito e attrezzato dallo Stato greco e dall’UNHCR.
Questa è solo una piccola premessa per inquadrare la situazione, totalmente incomprensibile, che ha investito pochissimi giorni fa Lesvos Silidarity-Pikpa o il Pikpa Camp.

Lesvos Solidarity nasce nel 2012 grazie al sostegno della comunità locale, è infatti un centro aperto e autogestito poco fuori dalla città di Mitilene sull’isola di Lesbo in un’area attrezzata a campeggio, vive di donazioni spontanee e non usufruisce di aiuti da parte dello stato.
E’ di piccole dimensioni studiato per dare risposta alla domanda di assistenza che negli anni della sua creazione 2012 era minore rispetto ai grandi esodi che si sono visti negli anni successivi.

Gli ospiti della struttura sono persone in situazioni di estrema vulnerabilità: membri della comunità lgbtg, vittime di abusi e tortura, vittime di naufragio o parenti di persone morte durante la traversata, donne sole o in gravidanza, famiglie numerose, orfani, malati psichici o affetti da disabilità.
Per molti di questi casi il campo di Pikpa è sempre stato un riferimento, uno spazio sicuro, una comunità in cui integrarsi e vivere nella normalità.
La normalità molto spesso può anche solo voler significare non essere bersaglio delle telecamere, essere etichettato comepikpa1 360 min rifugiato o avere la possibilità di conoscere i propri diritti ed avere assistenza medica, imparare un mestiere o avere la possibilità di essere istruito.

Vive all’interno del campo una comunità di volontari locali e stranieri i quali insieme ai rifugiati ha instaurato negli anni una relazione quotidiana fondata sulla reciproca fiducia e solidarietà.
All’interno del Pikpa Camp ci sono due parchi gioco e i piccoli hanno la possibilità di entrare in contatto con i bambini greci, poiché essendo una struttura aperta le iniziative di integrazione sono a portata di tutti, tanto che diverse associazioni hanno indicato il “modello Pikpa” come quello da seguire a livello Nazionale.
Lesvos Solidarity - Pikpa ha fondato anche il progetto Mosaik Support Center, con due principali obbiettivi: la comunicazione, corsi di lingua che mirano alla integrazione e la formazione di corsi di formazione professionale.

In particolare esiste un progetto all’interno del quale si recuperano i giubbotti di salvataggio che vengono trasformati in altri oggetti: zaini, borse, portafogli.
Il Mosaik Support Center è stato collocato volutamente in centro città a Mitilene, poiché sempre restando nella filosofia del Pikpa Camp se si fosse collocato nell’ex Moria 1, l’integrazione con i locali di Lesbos non sarebbe stata possibile.
Il Lesvos Solidarity è stata una realtà nonostante Moria, la più grande vergogna d’Europa, un campo in cui i richiedenti asilo erano e sono, nel nuovo campo di Kara Tepe, imprigionati in situazioni di pericolo e con nessuna dignità o diritto riconosciuto in un limbo senza possibilità di riscatto.

Seguendo i valori della solidarietà, del rispetto e della non violenza, Pikpa è stato premiato molte volte come modello di ospitalità dei profughi e sostegno della comunità locale, otto anni di solidarietà e di dignità.
Questo mentre nel nuovo campo è già stata documentata una prima alluvione e un incendio che ha coinvolto due tende.
Il 29 settembre 2020 finisce il sogno.

Inizia l’evacuazione del campo di Pikpa. La polizia blocca l’accesso del campo e impedisce l’entrata a chiunque compresi i media.
Le case dei bambini vengono circondate (39 su un totale di 74 ospiti) le squadre degli psicologi e dei medici sono tenute fuori dal campo e si registra anche un malore di uno dei rifugiati che viene portato in ambulanza in ospedale.
Ai residenti della struttura è stato detto di raccogliere le loro cose per essere trasferiti con dei pullman militari nell’area abitativa del Mitilene. L’evento lancia la chiusura della struttura che al momento ospitava 74 richiedenti asilo gravemente vulnerabili e rimane incerto il destino dei 74 rifugiati.

Il 23 settembre, infatti, il ministro dell’immigrazione Notis Mitarakis aveva dichiarato che entro il 31 ottobre la struttura di Pikpa sarebbe stata sgomberata. Nonostante i numerosi appelli e alla solidarietà da parte di 160 organizzazioni, il campo di Pikpa è stato ritenuto occupato illegalmente e secondo il ministero dell’immigrazione si svolgevano attività senza autorizzazioni e in una lettera il Segretario Generale per la solidarietà sociale e il controllo della povertà, che fa capo al Ministero del Lavoro greco, ha richiesto di evacuare il centro.pikpa3 330 min

Oqni volta che si verificava un’emergenza a Moria, incendi o risse, i volontari di Pikpa hanno sempre collaborato con le amministrazioni locali per aiutare e dare ospitalità a chi si trovava a dormire per strada e il centro è stato sempre riconosciuto come struttura valida e ben organizzata.
Questa decisione lascia tutti nello sconforto compresa l’UNHCR che si è dichiarata a favore di PIkpa.
In questo momento così delicato si dovrebbe incoraggiare e favorire la nascita di organizzazioni come Lesvos Solidarity, prendere ad esempio il tipo di modello per contrastare veramente la nascita di una Moria 2.0.

 

Video: 8 anni di Pikpa

 

Lisa Anna Ferraris della Redazione di UNOeTRE.it, è cofondatrice di "Melitea", associazione che si batte per la revisone della legislazione italiana e di quella europea per la  solidarietà e l'accoglienza dei migranti
 

 

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Pubblicato in Melitea (exIMA)
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