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Siamo gocce d’oceano

 MELITEA

L’acqua è fonte di vita senza il quale l’intera esistenza non ci sarebbe

di Lisa Ferraris
Londa 390 minAcqua è vita. Acqua è nascita e generazione. Acqua è purificazione. Acqua è nomade e migrante. Acqua è donna.

L’acqua è fonte di vita, elemento senza il quale l’intera esistenza non ci sarebbe stata, non ci sarebbe e non ci sarà in futuro. Sembra di dire una banalità, ma è necessario partire da questa semplice considerazione per realizzare come tale consapevolezza abbia da sempre posto l’acqua come elemento simbolico, non solamente naturale, della vicenda umana.
Gli oceani e i mari svolgono un ruolo climatico fondamentale a livello globale: catturando l’anidride carbonica dall’atmosfera, sono il più grande pozzo di assorbimento del carbonio.
Le correnti oceaniche contribuiscono a riscaldare e rinfrescare diversi territori, rendendoli più abitabili. L’evaporazione dai mari caldi può provocare precipitazioni sotto forma di pioggia o di neve in tutto il mondo, contribuendo alla vita sulla terra.

Per tutti gli esseri viventi l’acqua non è semplicemente un bisogno vitale, costituisce anche una risorsa di cui beneficiamo ogni giorno. A casa, la usiamo per cucinare, pulire, fare la doccia. Il cibo, i vestiti, i telefoni cellulari, le automobili e i libri in nostro possesso sono tutti prodotti utilizzando acqua. Usiamo l’acqua per costruire case, scuole e strade, oltre che per riscaldare gli edifici e raffreddare le centrali elettriche. Con l’elettricità che generiamo dal suo movimento, illuminiamo le città e le case. In una calda giornata estiva, ci tuffiamo nel mare o facciamo una passeggiata lungo il lago per rinfrescarci.

Sfortunatamente, il modo in cui usiamo e trattiamo questa preziosa risorsa non influisce solo sulla nostra salute, ma anche su tutta la vita che da essa dipende.
Inquinamento, sfruttamento eccessivo, alterazioni degli habitat acquatici e cambiamenti climatici continuano a minare la qualitàTartaruga e mare inquinato dalla plastica 390 min e la disponibilità dell’acqua.
Eppure questo è un tema molto serio, che dovrebbe essere centrale per tutta la comunità umana del Pianeta, dal momento che non solo senza acqua non esisterebbe la vita nelle forme che conosciamo (uomo compreso), ma soprattutto considerando il fatto che noi stessi siamo fatti e funzioniamo ad acqua, con i nostri corpi costituiti da questo prezioso liquido per il 71% della nostra biomassa. In pratica siamo delle vere e proprie gocce di acqua (salata) che camminano.
Credo che la grande mobilitazione generale contro l’inquinamento da plastica degli ultimissimi anni non sarebbe nata e non si sarebbe diffusa a macchia d’olio come sta accadendo oggi se non avesse toccato l’acqua, se non avessimo visto mari e fiumi invasi da rifiuti galleggianti e osservato i pesci morire soffocati.
Perché, per fortuna, almeno istintivamente e nel profondo, consideriamo ancora un sacrilegio offendere l’acqua.

Ormai non è più un segreto: il cambiamento climatico sta inesorabilmente consumando il pianeta, piegando l’umanità a un principio eterno quanto spietato, quello della sopravvivenza.
Secondo il rapporto “Cambiamento climatico e territorio” del comitato scientifico dell’Onu sul clima, l’Ipcc, a pagarne le conseguenze saranno soprattutto le popolazioni più povere di Africa e Asia. «Ci sarà un effetto domino. Perché la popolazione coinvolta in questi fenomeni passerà da 178 milioni, nello scenario di un innalzamento di 1,5 gradi, a 220 milioni, con un +2, fino a 277 milioni nel caso di una crescita di 3 gradi»
Nel 2050 il numero dei profughi potrebbe raggiungere i 143 milioni, 86 dei quali, secondo un report della Banca Mondiale, saranno originari dell’Africa Sub-sahariana, a causa della siccità, delle carestie cicliche e dell’impoverimento del suolo.

La questione ambientale causa sempre più spesso conflitti tra gli Stati, pronti a tutto per aggiudicarsi la proprietà di risorse naturali come l’acqua (secondo le Nazioni Unite, almeno il 40% dei conflitti combattuti in Africa è dovuto al domino di fonti di prima necessità).
«Il cambiamento climatico impatta su tutte le aree globali. La regione mediterranea, però si potrebbe considerare un hotspot, in cui i cambiamenti hanno già trovato riscontro in lunghi periodi di siccità. Questi fenomeni possono solo che aumentare, creando un’instabilità a livello di popolazioni non solo nelle zone più vulnerabili come quella subsahariana e asiatica»

Il tema, per esempio, della desertificazione nel Sahel è un tema con il quale ci stiamo già confrontando e ci confronteremobarca a secco 390 min sempre di più.
Un recente studio pubblicato sulla rivista internazionale "Environmental Research Communications" dell'Istituto sull'inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia) afferma che: «già oggi la prima causa di gran parte del flusso migratorio verso l'Italia è causato da fenomeni meteo-climatici che rappresentano uno dei vettori principali degli spostamenti di massa. Dalla fascia del Sahel, che coincide con la fascia della desertificazione, arrivano nove migranti su dieci di quelli che giungono in Italia attraverso la rotta mediterranea. In quell'area l'agricoltura è fortemente dipendente dalle variazioni climatiche e trasforma l'esodo in una vera e propria lotta per la sopravvivenza».

Sempre più migranti saranno climatici e Paesi mediterranei, come l’Italia, saranno attori principali di questo dramma sociale, culturale e politico per il quale non sarà possibile esimersi in alcun modo ad un intervento umanitario di soccorso e di accoglienza.

 

Lisa Anna Ferraris della Redazione di UNOeTRE.it, è cofondatrice di "Melitea", associazione che si batte per la revisone della legislazione italiana e di quella europea per la  solidarietà e l'accoglienza dei migranti
 
 

 

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