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Eccovi Daniele Scarsella: un artista, un cantautore

 Musica, interviste

Daniele Scarsella un artista, un cantautore. Voce straordinaria, parole profonde: mai sa di normalità o banalità.

Rossana Germani intervista Daniele Scarsella
DanieleScarsella 350 minNon bisogna essere per forza famosissimi per sentirsi artisti o essere ritenuti tali. Basta, anzi, occorre essere speciali dentro e far uscire questa straordinaria dote, darle voce, alimentarla e crederci senza cedere alla normalità che non ci fa vivere appieno la nostra vita.

Daniele Scarsella è questo: un artista, un cantautore che abbina alla sua straordinaria voce, parole dal significato profondo fondendo poi il tutto in un'opera che non sa di normalità o banalità.

“11ndici” è il suo concept album uscito in digitale su Bandcamp il 22 aprile e successivamente in versione fisica. Ascoltando ogni canzone, abbinata ognuna ad un’opera artistica, ci si mette in viaggio verso dimensioni emozionali che lasciano l'ascoltatore incantato in una sorta di connubio musicale e visivo che lo porta ad apprezzare appieno il brano. Riesce a vedere e a toccare la musica che ascolta.

«La numerologia individua nell'11 un "numero maestro" e lo considera una "data portale", che veicola energie trasformative. Le 11 dimensioni emozionali del viaggio, insieme ai 4 elementi della visione alchemica (aria, acqua, terra, fuoco) e alle "luci ed ombre" della sfera spirituale, sono ai vertici del personale sigillo di protezione che campeggia in copertina, bianco su nero. Intorno al cerchio si snoda un' accorata preghiera laica in latino: "Animi nostri candorem viamque ubi passus nostros ponemus protege" ("Proteggi la purezza del nostro animo e il cammino su cui poseremo i nostri passi). Il sigillo è chiuso dall’ Urobòro , un serpente che si morde la coda, simbolo di unità, dell'infinito, l'eternità, il tempo ciclico e dell’eterno ritorno».

Alla mostra sinestetica* ospitata nel teatro stabile di Isola del Liri dal 22 settembre e fino al 4 ottobre, potrete fare questo viaggio davanti alle 11 opere artistiche abbinate alle 11 canzoni dell'album. Attraverso il vostro telefonino, e rigorosamente con le vostre cuffiette personali, potrete fare un viaggio emozionale unico: ascolterete ogni canzone guardando la relativa opera abbinata.  Potete meglio capire la sua arte leggendo l'intervista che mi ha gentilmente rilasciato.

Il tuo nuovo album è uscito in piena pandemia. La diversità rispetto ai precedenti è dovuta proprio a questo?

«In realtà la genesi dell’album precede abbondantemente la pandemia. Al senso di precarietà esasperato dalla minaccia del Covid 19 si deve la preghiera laica che campeggia in copertina e che trasmette il bisogno di offrire e ricevere protezione».

La tue creazioni sono studiate bene, si intuisce che c’è tanto lavoro dietro. Quanto tempo ci è voluto per concludere questo album?

«Ho lavorato ad “11ndici” per diversi anni e a più riprese fino a quando non l’ho avvertito pienamente compiuto. L'album è sostenuto da una ricerca artistica e personale complessa ed elaborata che ne rappresenta l'impalcatura e che ha richiesto dedizione e perseveranza».

Perché una mostra sinestetica? È qualcosa che sentivi di fare e che avevi in programma oppure ti sei dovuto “reinventatare” per cercare di resistere alla crisi che ha colpito tutti gli artisti?

«Il concept alla base dell’album cioè la riconquista della centralità delle emozioni ha un tale potenziale simbolico ed evocativo da richiedere in maniera consequenziale l’approdo a forme espressive diverse dalla musica ma ad essa complementare. Il connubio tra suono ed immagini, la sinestesia appunto, è l’evoluzione naturale della mia creatività, non una risposta all’attuale crisi del comparto cultura».

Ti reputi un cantautore come ce ne sono tanti o pensi di offrire creazioni diverse, alternative, e per questo hai pensato ad una mostra sinestetica?

«Per anni sono stato lontano da una scena musicale in cui faticavo a riconoscermi. La serialità delle produzioni, il cieco meccanismo discografico, l’appiattimento che sa di un’inautenticità, non hanno mai fatto per me che ho un’identità artistica ben precisa. Catalizzare energie creative, come nel caso della mostra, è un ruolo che sento mio».

Smuovere più sensi è un modo per far vivere e comprendere appieno la bellezza delle tue composizioni?

«Andare oltre ciò che è immediatamente percepibile cogliendo corrispondenze tra sfere sensoriali diverse è l'essenza del mio essere: penso per immagini, vedo il colore dei suoni. Questo mondo interiore si esprime al meglio in un contesto sinestetico».

 

*Sinestetica è un luogo in cui le arti si incontrano. Viene dal termine: sinestesia: 1 - Fusione in un'unica sfera sensoriale delle percezioni di sensi distinti; 2 - Particolare forma di metafora che consiste nell'associare termini pertinenti a sfere sensoriali differenti.

 

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.
Questa intervista sarà pubblicata anche sul n° 17 di CiesseMagazione

 

 

 

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