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Una "manovrina" azzeccagarbugli

aulaSenato 350di Daniela Mastracci - Nonostante Renzi, ancora da Presidente del Consiglio, si fosse vantato di avere tutti i conti a posto, la cosiddetta “manovrina” nasce, invece, da un imperativo della UE, a proposito dei nostri conti “in rosso”, da effettuarsi onde evitare la solita paventata catastrofe (in questo caso un minacciato procedimento di infrazione a nostro danno).
La “manovrina” contiene però mille e più cose. Di nuovo un milleproroghe, una legge canguro...chiamiamola come ci pare, ma è obiettivamente “un di tutto e di più”.

Le ferite che procurano i provvedimenti con tutto dentro

E stavolta ne usciamo lacerati: da una parte la reintroduzione dei voucher, ribattezzati “PrestO” e chiamati con l’insospettabile dicitura di “libretto famiglia”, oppure “contratto di prestazione” (quello per aziende con massimo 5 dipendenti). Ma seppur diversi nel nome e di certo si sono impegnati per contraffare la realtà che invece dice chiaro che nella sostanza, non sono affatto diversi dai voucher propriamente detti. Questa reintroduzione ci deve vedere all’opposizione più netta. Dall’altra parte però, il Governo ha infilato dentro alla “manovrina” i due emendamenti fondamentali per i disoccupati, la cui mobilità scadeva il 14 giugno. E su questi emendamenti non avremmo avuto alcuna esitazione, credo: avremmo chiesto a gran voce che fossero votati a favore.
Eccoci perciò lacerati fra due voti: avremmo voluto un No secco alla manovrina, perché siamo contrari ai voucher; perché ci sono tanti modi per contrattualizzare i lavori, anche di poche ore, perchè reintrodurre i voucher schiaffeggia intanto le 3 milioni di firme raccolte, il referendum previsto per il 28 maggio scorso, poi abrogato perché il Governo aveva eliminato i voucher, la partecipazione democratica perciò evitata e negata; perché schiaffeggia di nuovo i lavoratori che, a mezzo voucher, sono pagati con buoni lavoro senza diritti né tutele.
E però alla stessa manovrina avremmo voluto che si votasse Si, perché c'è una contraddizione che immaginiamo subiscono anche quei senatori che si trovano davanti a questo voto e che vogliono approvati quei due emendamenti, per cui noi qui ci battiamo assieme a Vertenza Frusinate.

La lotta contro i voucher continua, ora ci pigliamo la proroga della "mobilità" per i disoccupati

Gli emendamenti, semmai saranno davvero attuati poi dalla Regione Lazio, sarebbero “ossigeno” come dice lo stesso Tiziano Ziroli nel post felice che ha scritto su Facebook ieri sera. Si resta sospesi tra la gioia per loro e però la rabbia per i voucher. Ecco come ci riduce un Governo che infila tutto e di tutto in una manovrina, che dal nomignolo sembra una roba piccolina e innocua, che però dentro porta decine e decine di provvedimenti: anche il prestito ponte di 600 milioni all’Alitalia, oppure il “matrimonio” tra Anas e Trenitalia; un tentativo, transitorio, di cominciare a tassare le multinazionali del web, tentativo piuttosto timido direi; e tante altre cosette di cui alcune più o meno “amene”. Allora, se proviamo rabbia e felicità allo stesso tempo, se alcuni senatori chiamati ieri al voto, si sono trovati nella necessità di una scelta politica contro la manovrina, e però la “legge del cuore”, la loro coscienza individuale, avesse detto loro con dolore che stavano sbagliando, di chi è la colpa? Con chi se la devono prendere, e con chi ce la dobbiamo prendere noi cittadini? Con chi se non con il Governo, che ingabbia la nostra razionale e libera determinazione di voto?
La colpa è di un’ennesima legge imbavaglia-dissenso, un cappio al collo per chi vorrebbe scorporare, suddividere, distinguere temi e problemi. Al contrario ci si trova davanti ad un vero e proprio aut aut, e si rimane paralizzati. Ma lì al Senato la paralisi non ci può stare: se ti astieni o esci dall’aula equivale a un voto a favore: perché solo chi di fatto vota contro è conteggiato come voto contrario, altre forme significano di fatto che la legge, su cui tra l’altro il Governo ha posto la fiducia, al voto passa. E questa legge è passata con 144 voti favorevoli e 104 contrari. C’è da sottolineare che i senatori Mdp sono usciti dall’aula.

Domano in tantissimi a Roma con la Cgil

La Cgil, i partiti schierati con il No ai voucher, e tutti noi, scenderemo in piazza domani sabato 17 giugno 2017 per manifestare contro tale subdola reintroduzione, e la manifestazione si chiama non a caso “Rispetto” (qui il nome dice chiaro di che cosa si tratta: rispettare la Costituzione, il suo articolo 75, i milioni di Italiani che hanno firmato per giungere ad un regolare referendum poi negato e addirittura contraddetto appunto dalla manovrina).
Il nostro augurio allora è che si arrivi all’incostituzionalità della reintroduzione dei voucher. E, per quanto riguarda la mobilità in deroga, il nostro augurio è che gli emendamenti vengano attutati: cioè sia finanziata la deroga della mobilità scaduta, e in scadenza per ancora tanti parliamo cioè di 16 milioni e 600 mila euro per il primo emendamento; e, con le somme sbloccate presso l’Inps, cioè parliamo del secondo emendamento, cui ci riferiamo, ci auguriamo che vengano finanziati i percorsi tirocinio-lavori sociali.

Ma, a proposito di date, anche domenica 18 giugno 2017 sarà data da ricordare: c’è l’appello alla Sinistra Unita da parte di Anna Falcone e Tomaso Montanari
Due giornate che, mi auguro, rimarranno memorabili.

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