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«La vita senza la sua dignità diventa un buco nero»

bonino 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - Sembra un quadro rinascimentale, quel fermo immagine sulla commozione di Emma Bonino, Mina Welby e le altre donne, sedute in parlamento nel momento dell’affermazione di un diritto, quello di dignità e autodeterminazione di un essere umano. L’approvazione della legge sul biotestamento, frutto della determinazione di uomini e donne che dopo undici anni, con la coronazione di un sogno, possono raccontare l’incubo delle vite destinate a un “fine pena mai”, una condanna senza soluzione di continuità.
È un quadro rinascimentale forse per quella acutezza dei tratti, l'espressività dei volti, e un sapiente uso della luce su tutto quel buio a cui sono state destinate le vite di Eluana Englaro, di suo padre Peppino, di Welby, di sua moglie, delle tante donne e uomini e dei loro cari, sottoposti oltretutto, oltre il loro dolore, al linciaggio dei paladini della vita e della morte, quelli che usano fare quadrato sulla propria ottusità. Quelli delle associazioni pro-life, o le cosiddette “sentinelle in piedi”. Che cosa leggeranno poi, quando stanno lì come legionari romani? Sembra che leggano libri come “Voglio la mamma” dell’ex parlamentare Mario Adinolfi in cui distrugge i falsi miti di progresso come aborto, eutanasia, matrimonio omosessuale e utero in affitto.

Basta che il mostro sia catturato e rinchiuso, come in un ergastolo, non prendersi mai la responsabilità di una scelta, così dolorosa come poteva essere quella di Eluana Englaro, di chi ha perso la vita in nome della propria dignità, di chi l’ha spesa per garantire la dignità dei propri cari.
Chissà se a stazionare in una pubblica piazza fossero operai con in mano che so, la Costituzione o il vecchio Statuto dei lavoratori per protestare in silenzio contro il nuovo che avanza, il loro star lì sarebbe considerato manifestazione non autorizzata, occupazione del suolo pubblico?

Non è bastato l’appello di un religioso, non uno qualsiasi, il più rappresentativo, che ha parlato al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Vincenzo Paglia, e a tutti i partecipanti al meeting della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto "fine-vita", con queste parole: “Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona". Non è bastato il suo monito a mettere a tacere la Cei, che ha bocciato severamente la legge, o giornali come l’Avvenire preoccupati “del destino degli anziani”, dopo l’approvazione di una tale legge. Forse sarebbe meglio che ci si occupasse del destino delle persone e degli anziani, quando vivono nel baratro della crisi di un mancato lavoro o di quello perso, di una pensione che non arriva o di quella che non sfama piuttosto che discutere la bontà di una legge che ha come unica colpa quella di aver tardato ad arrivare.

Sì, questo non è il momento delle polemiche, ma è il tempo che le sentinelle in piedi si siedano, è il momento di celebrare la vita, con il suo diritto di morire in pace.
Voglio terminare con le parole che dedicai al regista Carlo Lizzani precipitato dal terzo piano del suo appartamento con modalità molto simili al suicidio di un altro regista, Mario Monicelli, suicidatosi nel novembre 2010, lasciando un biglietto indirizzato ai figli: «Stacco la chiave»
Uno Stato vegetativo è un sistema che muore, chiudendo ancora una volta gli occhi sui diritti fondamentali dell’uomo, tra i quali il diritto di rinuncia a sopravvivere al proprio corpo.
Ancora una volta un uomo ha dovuto superare l’attrito con la realtà che nega l’arbitrio, in un volo dove Icaro scioglie le ali alla solitudine. E nessuno osi dire che non amava la vita, un uomo, un artista, Carlo Lizzani, come altri prima di lui, che hanno amato tanto la vita da restituircela a bocconi rimpastati di genio fino a sfamarci della sostanza della bellezza.

Un vegetale accetta la dormienza a patto di germinare a nuova vita, non appena le condizioni si rendano nuovamente favorevoli, ma un corpo che non può orientarsi più neppure con la luce, non crea condizioni favorevoli ai miracoli.
La vita, è vero, è un dono prezioso, ma per quanto fragile, non è una porcellana che la può tenere sospesa sull’’immobilità un qualsiasi collezionista di precetti “sacri”.
La vita è un universo di elementi, ma se non li muove l’armonia tra le parti, se non registra più neppure il rumore di fondo di un’esistenza, può diventare un buco nero che risucchia la dignità fino al midollo.

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