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2017-2018. Il lavoro prima di tutto

IL lavoro è vitadi Ignazio Mazzoli - Il frastuono di una campagna elettorale senza tempo e senza misura sovrasta ignorandoli tanti avvenimenti quotidiani. Una babele di linguaggi ignora senza rimedio l’umanità dei tanti con i loro problemi e le loro difficoltà.

Il lavoro prima di tutto

Tante persone che resistono, come hanno fatto quei disoccupati di Vertenza Frusinate, con le loro famiglie, che il 20 dicembre a sera hanno voluto concedersi una pausa di serenità per rendere evidente a sé stessi e agli altri la soddisfazione per i risultati da loro raggiunti in questo 2017 che sta per finire. Infatti una dignitosa e consapevole lotta ha consentito di raggiungere risultati importanti e alleviare le sofferenze di centinaia di famiglie. Il 9 maggio scorso al Ministero del Lavoro Vertenza Frusinate seppe trovare la capacità per trattare una soluzione intelligente e utile a tutti i disoccupati italiani: la proroga della mobilità in un quadro di politiche attive per il lavoro. Un successo che ha meritato di essere sottolineato anche con la gioia di stare insieme allegramente.
Nel campo del lavoro, di chi lo cerca e di chi lo difende, questo risultato non si può ignorare. È il fatto positivo che contraddistingue questo 2017 del frusinate.

L’autunno da questo punto di vista, invece è stato portatore ancora una volta di cattive nuove: la chiusura repentina, imprevista e immotivata della Ideal Standard di Roccasecca, azienda che produce sanitari di alta qualità e con i conti in attivo. 500 famiglie senza futuro. Prima ancora c’era stato presso la FCA di Marchionne a Piedimonte San Germano il licenziamento di 537 precari rei soltanto di “beneficiare di lavoro somministrato” e quindi destinati a vivere nell’incertezza (così sembra a qualche commentatore (anche sindacalista) di questa vicenda, che cerca di giustificare il comportamento dell’azienda.

Ma il 2017 è stato anche tanto altro. Per chi ha a cuore il lavoro sancito dall’art. 1 della Costituzione è stato anche l’anno del “referendum negato” sui diritti del lavoro, in particolare sulla cancellazione dei voucher promosso dalla Cgil. Il Governo temendo un’altra valanga (come i NO) di voti popolari contro di lui, ha abrogato i cosiddetti “buoni lavoro”, introdotti nel 2003 con la legge Biagi. Punto. Tutto risolto? Neanche per sogno. I voucher, infatti, sono ancora nell’occhio del ciclone. Dopo la cancellazione il caos. Nella fretta di “dribblare” il referendum fissato per il 28 maggio, non si sono fatti i conti con il “vuoto normativo” che si sarebbe aperto, generando una serie di proteste da parte di consulenti del lavoro e imprenditori.

Il 2017 è stato anche l’anno che ha reso evidente la crisi del lavoro qualificato nella sanità. Finanche Zingaretti sembra essersi accorto che se le esternalizzazioni da un lato hanno parzialmente contenuto i costi del personale, dall’altro ha comportato progressivamente l’aumento dell’acquisto di beni e servizi dovuti per garantire i livelli essenziali di assistenza. Bell’affare nell’interesse della sanità “privatizzata”! (la denuncia di UNOeTRE.it con gli articoli di Angelino Loffredi)

La disoccupazione è sottostimata

Al di là dei trionfalismi governativi il 2018 si avvierà con una «disoccupazione reale al 19,3%.» (?), molti analisti insieme ad Andrea Fumagalli accusano l'Istat di sottostimare il dato italiano sulla disoccupazione. Utilizzando definizioni di condizioni lavorative «del tutto inadeguate a cogliere l'attuale complessità del mercato del lavoro», cioè distinguendo arbitrariamente “inattivi”, “disoccupati”, “forze di lavoro potenziali” e “sottoccupati part time” (coloro che lavorano con un orario ridotto o ridottissimo), non possono oscurare che i senza lavoro in Italia sono 5 milioni. Non è pertanto possibile pensare che in Italia il tasso di disoccupazione sia sottostimato rispetto a quanto registrato in Spagna, Grecia e negli altri paesi con un tasso di disoccupazione superiore al 20%, perché tutti seguono le stesse regole di calcolo!
Il 2017 è anche l’anno che mostra senza più veli e pudore la crisi della sinistra Italia in tutte le sue varianti. È grave assai averla riconosciuta e ammessa solo alla vigilia del voto del 2018. Una crisi evidente già dalla tornata elettorale dl 2012, sicuramente in provincia di Frosinone, è venuta rapidamente maturando fino ad esplodere nazionalmente con il voto siciliano di questo autunno e con l’aggressività sempre più esplicita delle frange estremistiche della destra estrema.

La crisi della sinistra

C’è qualcosa che non sembra interessare le forze di sinistra? Cos’è? La disattenzione al disagio sociale. Anzi la tendenza a negarlo dicendo che va tutto bene. Ora hanno anche scoperto “il rancore” per oscurare i problemi. Peggio ancora, si demonizza la protesta che fra l’altro è un diritto costituzionale. Le forze di sinistra con l’assillo di stare, ad ogni costo, al governo si sono fatte strappare di mano le “politiche sociali” dalla destra. Diritti civili, va bene, anzi benissimo, ma senza diritti sociali il danno è enorme. Pare che a sinistra abbiano abiurato la protesta. Chi dà rappresentanza politica oggi, nelle istituzioni, alla sofferenza, alle lotte? Estraniarsi dai movimenti logora il rapporto con la società. Questo avviene e questo è avvenuto in ossequio al pensiero unico neoliberista. È una deriva che impedisce alla sinistra di ritrovare la sua unità. L’ipotesi preelettorale di lista unica è fallita. Forse ci vorrebbe un’onesta e concreta autocritica degli errori commessi. C’è un popolo che si sente tradito. E non è solo quello della sinistra.

Il nuovo e il buono nascono dal movimento

È necessario vivere il movimento che nasce dai disagi per trovare le risposte adeguate con la società che soffre, senza offrire soluzioni combinate a tavolino che non rispondono ai reali bisogni. Non si può lasciare questa protesta alla destra!
Serve onestà intellettuale per cambiare una mentalità ipocritamente buonista a base di fair play che definisce populismo ogni richiesta generata da mortificanti bisogni. Ormai, questo atteggiamento, pervade anche gli strati della società che dovrebbero essere i più sensibili allo sviluppo delle intelligenze e della umanità solidale delle persone. C’è un’osservazione a cui non si può sfuggire.
Prima di oggi nessuna maggioranza di governo nazionale e regionale ha goduto di un’apertura di credito così ampia. Nessuna ha avuto tanta mano libera da parte dei sindacati anche quando vituperati e screditati.
Un esempio per tante analogie. Mai come in questi 5 anni della giunta Zingaretti abbiamo visto i sindacati confederali essere così cauti e poco combattivi verso il potere politico. Neppure nel 1975-77, nella Regione Lazio, le giunte di sinistra guidate da Maurizio Ferrara e Santarelli-Ciofi hanno goduto di tanta tolleranza. Ricordo un bell’articolo dell’8 febbraio 17 nel quale Donato Galeone scrive, su UNOeTRE.it, che anche i Vescovi riconobbero e condivisero durante gli anni '70 e ‘75 le azioni della CGIL-CISL-UIL in tanti mesi di intense “vertenze aziendali per il lavoro”.
E oggi? Che fine ha fatto l'autonomia sindacale italiana, che non è una gentile concessione di qualcuno, ma sta nei cromosomi dalla nascita di quello che genericamente si chiama movimento sindacale italiano, che precede nella storia la comparsa di tutti i moderni partiti del nostro paese?
2018? Affrontiamolo. Qui in provincia diamo un segnale di vitalità, raccogliamo tutte le firme necessarie per portare e far approvare in Consiglio Regionale la legge di iniziativa popolare per il “Reddito minimo garantito verso l’inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro”. Una scelta, una proposta frutto davvero di una realizzazione popolare che viene da qui, da noi frusinati.

 
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22 dicembre 2017

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