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Non stare ZITTE. Per una battaglia di civiltà che non deve finire qui

LeParolehannoPotere mindi Ignazio Mazzoli - Non si placa l’indignazione, anche se trascorsi quattro giorni dal Consiglio comunale di Ceccano svolto il 23 dicembre, per il greve linguaggio maschilista e sessista con cui un consigliere della maggioranza di centrodestra ha apostrofato l’abbandono dell’aula della consigliera Manuela Maliziola insieme ad altri rappresentanti dell’opposizione, anch’essi apostrofati con pseudo argomenti senza alcun carattere di polemica politica.
Indignazione e solidarietà al già sindaco Manuela Maliziola sono assolutamente da condividere perché sono veramente motivate dall’accaduto come si può ascoltare dal video (allegato) in cui è registrato l’intero svolgimento del Consiglio comunale del 23 dicembre scorso.
Dalle pagine Facebook di UNOeTRE.it si è manifestata subito la solidarietà e significativo, fra gli altri, è il messaggio dei disoccupati di Vertenza Frusinate che per bocca di Romeo Caruso «esprime la nostra piena solidarietà nei suoi confronti, memori anche del suo costante impegno nelle lotte di impegno civile , democratiche e sui temi del lavoro assunti al tempo in cui lei era sindaco, vada avanti, gli insulti spesso si trasformano in un boomerang per chi appunto a corto di argomenti si rivolge alle controparti in questa maniera , sono figli di .......... Quest'epoca».

Quello che colpisce è “gli insulti spesso si trasformano in un boomerang per chi appunto a corto di argomenti si rivolge alle controparti in questa maniera…”

Due aspetti vogliamo sottolineare in questo scritto. Il primo è quello appena indicato della mancanza di argomenti che una maggioranza, come quella che guida oggi Ceccano, manifesta una volta che ha esaurito le enunciazioni propagandistiche senza farle seguire da fatti concreti e realizzazioni. Infatti non ha senso tacciare la protesta degli oppositori cercando di colpire la parte, forse, più combattiva che è una donna, magari ritenendola stupidamente, la più facile da colpire, chiedendole se per caso ha “le mestruazioni”
Un linguaggio becero e discriminante da bettola di vecchia memoria. Ma chi ma pronunciato questa assoluta cafonata non merita attenzione oltre.Manuela Maliziola

E’ importante per chi scrive, invece, cogliere un secondo aspetto assai importante: ”l’indignazione e la solidarietà continuano ininterrotte” perché Manuela Maliziola e le donne di Ceccano, non solo, che la stimano, hanno immediatamente denunciato l’offesa, il disprezzo di un comportamento, l’ingiustificata condotta di un eletto contro un’altra rappresentante del popolo.
Esatto. Vogliamo sottolineare che è doveroso denunciare questi comportamenti incivili e vigliacchi. E bene fanno in tante, donne singole e unite in associazioni, a non demordere in questa azione.

Il sessismo pronunciato, non è, al pari dei principi universali, né di destra né di sinistra, né di sesso maschile né di sesso femminile. Infatti secondo il comune significato, il “sessismo” è una forma di discriminazione tra gli esseri umani basata sul genere sessuale. Nella vicenda di Ceccano una caratteristica fisiologica femminile è identificata come una minorazione. Altro che discriminazione! L’obiettivo è stato colpevolizzare la donna in quanto donna.

Come non condividere le considerazioni del collega Antonio Nalli (nell’articolo “Ceccano: un consiglio comunale volgare, sessista e che odia le donne…” https://antonionalli.wordpress.com/2017/12/26/ceccano-un-consiglio-comunale-volgare-sessista-e-che-odia-le-donne/) ed in particolare quella che addita diffuse responsabilità quando afferma: «Mi dispiace, però, aver notato che anche le donne presenti nel consiglio comunale, a partire dalla segretaria generale, e che compongono l’amministrazione Caligiore, non abbiano prontamente preso le distanze e per questo difeso la consigliera comunale Manuela Maliziola, per l’attacco ignobile dalla stessa subito.» Le responsabilità del Sindaco Roberto Caligiore e del Presidente del Consiglio Marco Corsi non sono da meno. Sicuramente, ha ancora ragione Nalli che siamo di fronte ad una «ondata di cultura barbara, discriminatoria e fascista, messa in atto dall’amministrazione Caligiore e dalla sua anarchia del potere». Pensiamo tuttavia che assistiamo e pafrtecipiamo ad un esteso atteggiamento culturale terribilmente sbagliato.
Bisogna creare le condizioni per permetter di denunciare e fermare ogni abuso. Permettere di raccogliere testimonianze di sessismo di amiche e conoscenti su internet in appositi forum presso le attive associazioni che sono sul territorio frusinate.
Denunciare è il primo passo per rendere inaccettabili comportamenti spesso molto offensivi, altre volte talmente ‘normalizzati’ che non si ha neppure più il coraggio di protestare.

Parlare di sessismo quotidiano, a scanso di equivoci, non vuol dire lamentarsi perché qualcuno ci apre una porta, dal momento che ci sono anche uomini, disgustati dal comportamento di altri uomini.
Sessismo antifemminista quotidiano significa offendere, sminuire, discriminare le donne.
Significa riconoscere che non è giusto che una ragazzina debba “saper stare allo scherzo” quando diventa oggetto di commenti sessisti e battute a sfondo sessuale.
Che non è accettabile che a un colloquio di lavoro la domanda sui figli sia rivolta solo alle donne. Significa essere consapevoli che avere donne al governo o su un’astronave non vuole dire che la completa parità sia stata raggiunta e quindi si dovrebbe “star zitte e pensare a problemi più importanti”.

Quindi denunciare e segnalare, sempre. Anche perché raccontare ha un potere catartico: significa smettere di normalizzare il sessismo, a volte quasi giustificandolo inconsciamente. Rivendicare il proprio diritto a non essere molestata su un autobus significa smettere di auto-limitarsi in mille modi (ad esempio non frequentando certi posti e mantenendo un costante stato di ipervigilanza).

Grazie Maria Micheli, Stefania Catallo, Antonio Nalli e grazie alle tante e tanti che partendo dalla volgare offesa a Manuela Maliziola si sono impegnate per una battaglia di civiltà che non deve finire qui.

 

Il video. L'offesa viene pronunciata al minuto 27 e 40 secondi della registrazione

 

 
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