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Come si può 'Rigenerare la politica'?

Bonaviri docdi Ignazio Mazzoli - “Rigenerare la politica con la democrazia partecipativa” è il titolo di una brochure color giallo ocra che contiene un documento di Giuseppina Bonaviri edito dalla Rete La Fenice con Bonaviri. Essenziale e perciò elegante.
Il 7 maggio 2018 “nella sede storica di Frosinone” dell’Associazione si è svolto un primo incontro che ha coinvolto esponenti dei partiti, dei movimenti e semplici cittadini della provincia di Frosinone “per stimolare un’analisi della situazione politica dopo il voto del 4 marzo”. Era l’invito contenuto nel documento.
Un comunicato diffuso nella giornata di ieri, 8 maggio, informa che “Tutti gli intervenuti hanno sostenuto con forza l’urgenza di rilanciare nei comuni della provincia frusinate un processo aggregativo e di democrazia partecipativa per realizzare condivise politiche d’innovazione…”
Ho partecipato a questa iniziativa. Sento di poter dire che il clima e il numero dei partecipanti, alcune decine, non pochi quindi, erano sicuramente motivati a partecipare per un motivo resosi evidente dalla relazione introduttiva della Bonaviri e dagli interventi che si può riassumere in questo titolo: che fine ha fatto il centrosinistra? Nella relazione si dice: “È chiaro che il voto dei partiti che si collocano sull’asse del centro-sinistra, finito al Movimento 5 stelle, potrebbe essere recuperato mentre non appare reversibile il voto di chi ha scelto la Lega”. Mi pare che siano “chiari” due aspetti di cui il primo è la preoccupazione della diaspora del voto di centrosinistra e della sinistra (non bisogna mai dimenticarlo, dal momento che in Italia è un ben consistente patrimonio) e il secondo vuole un giudizio sui due protagonisti attuali della scena politica il M5S e la Lega.
Ce n’è abbastanza per motivare l’attenzione che la Rete La Fenice ha saputo innescare.

L’evaporazione del voto della sinistra e dei suoi vicini è un problema planetario. È sacrosanto parlarne, ma con la consapevolezza che la interessante analisi e relativa discussione che ci aspetta potrà essere un piccolissimo contributo alla ricerca di comprensione di un problema gigantesco. Credo davvero che qualunque impegno sarà vano se avrà come obiettivo solo quello di trovare piattaforme elettorali.
Considero molto interessante l’osservazione contenuta in un intervento, mi pare di un assessore del comune di Ferentino, che con una forte preoccupazione (così mi è parso) sottolineava come le “divisioni fossero numerose e su problemi di fondo”. È vero. Quello che un tempo era il popolo della sinistra è allo sbando.

Una domanda si precisava nella mia mente ascoltando. Brava la Bonaviri a sollecitare un confronto, ma perché nessun partito ha preso la strada del dibattito? Ne seguiva subito dopo un’altra: ma qual è l'analisi del voto per i “partiti”? Non è nota. Non è nota soprattutto la spiegazione che danno all’interrogativo perché M5S e Lega hanno avuto successo? Se non si risponde a questo mai sapremo cosa fare.
Si può continuare a ripetere che tutto è stato fatto bene ma non si è capito? Si può continuare a ripetere che stiamo meglio, come fa Renzi e il 53% degli italiani non se n’è accorto. Che significa dannare ogni richiesta tacciandola di populismo? Mi pare miopia. Guardiamo bene a ciò che accade in Francia contro Macron e l’apertura in Germania ai diritti dei lavoratori.

Prendiamo il lavoro. “I centri interinali privati? Luoghi dove come in altri settori del privato l’assegnamento di lavoro segue in alcuni casi logiche poco chiare e che comunque anch’esse hanno un costo per lo stato per i premi che assegnano per ogni contratto di lavoro. Non sarebbe meglio ristrutturare i centri per l’impiego e attrezzarli come avviene nei paesi virtuosi?” Nella sanità si verifica lo stesso fenomeno, peggiora la sanità pubblica (9 ore in un pronto soccorso per una fratturina al mignolo destro o file di giorni per il rinnovo dell’esenzione ogni anno a fine marzo) e la privatizzazione ha costi abnormi (vedi il progetto di assistenza nelle carceri, tanto per fare un caso). Non parlo della scuola pubblica e dei beni comuni come l’acqua, un disastro.
Qui c’è già un punto su cui trovare una risposta condivisa. Si tratta di inefficienze da imperizia e incapacità o si tratta di crisi del sistema sociale in cui viviamo?
Si scambia per realismo la pedissequa ubbidienza ad “immodificabili” politiche di austerità. Questo è avvenuto in questi anni e, questo coloro che hanno perso, continuano a promettere.

La prima cosa da capire è che non hanno vinto le promesse (che tutti dichiarano irrealizzabili e perciò sbagliate). Ha vinto chi rifiuta passivamente questo tallone di ferro di politiche decise al di fuori di ogni volontà popolare. Ha vinto chi ha saputo ascoltare il disagio e le sofferenze sociali. Ma questo non sarebbe il dovere di ogni partito?
A sinistra che appare? Appare un gigantesco problema di credibilità smarrita. Un esempio, per ora. Sono stati messi in alternativa diritti sociali e diritti civili. Se è importante morire con dignità lo sarà pure e soprattutto vivere con dignità avendo un lavoro e di che sostenersi con onestà godendo tutti i diritti sanciti dalla Costituzione. Se è importante amare chi si vuole e come si vuole, sarà soprattutto esser in condizione di sopravvivere per sostenere la propria condizione di coppia. Non ci si può dichiarare di sinistra e poi fare il Jobs Act, la cosiddetta Buona scuola, tutelare i privatizzatori dei beni comuni (vedi AceaAto5) e non affrontare la disoccupazione dal punto di vista dell’emergenza, questo è disumano. Ce n’è abbastanza per non votare PD e alleati. C’è anche di più: la sinistra scompare perché le sue politiche le annuncia una destra che non potrà mai sostenerle se non attraverso l’estensione dei conflitti globali a partire dai dazi (vedi Trump).

In questo territorio il PD per la sua sordità si è svenato a favore del centro destra. Voleva anticipare il Partito della Nazione. Il voto nel capoluogo è eloquente. Donne e uomini PD in lista con il centro destra, voti in fuga, rinuncia a fare qualunque opposizione.
Oggi forse qualcosa può cambiare, ma bisogna volerlo. Occorre fare un’opposizione diversa. Non l’opposizione di sua maestà. Ha ragione la consigliera comunale Alessandra Sardellitti, con i numeri che si hanno si può tutt’al più alzare la voce. Ci vorrebbe una forza politica in grado di saper cogliere malesseri, disagi, organizzarli in proteste democratiche e guidarli alla conquista di risultati concreti, tangibili anche se qualche volta parziali.

Penso che non serva più enunciare la crisi della politica, occorre coglierne le ragioni: è la crisi della democrazia rappresentativa che ormai non fa più quello che promette. La rappresentanza è irrinunciabile, perché può essere permanente e ha logiche e regole. La democrazia diretta è importante perché è partecipazione, ma non potrebbe da sola esser governante. Difficile e complessa, sempre parziale senza una visione generale e correlata.
Le due forme si debbono integrare. Si può. Il primo modo che balza agli occhi è il dialogo da rendere permanente fra movimenti e istituzioni.
La presenza e la partecipazione popolari mi sembrano l’unica garanzia perché nessun popolo sia eterodiretto e da chi sta fuori dalle istituzioni del Paese e dall’Europa, e da chi non ha responsabilità dirette nei partiti.
Questi sono i primi temi che mi si affollano alla mente pensando alla ricerca che Giuseppina Bonaviri propone. L’idea mi interessa, ma alla condizione che non sia una conversazione fra stati maggiori. Ogni risultato nuovo dovrà sorgere dal basso, da un convincimento popolare. C’è una credibilità da riconquistare. E in fretta.

IM 9 maggio 2019

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