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L'attualità di Peppino Impastato

peppino impastato 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - Oggi, rileggendo alcuni passi di Peppino Impastato sul concetto di “bellezza” mi rendo conto di quanto la lotta alla mafia e alle altre forme di criminalità sia insita nella nostra Costituzione e quanto la strenua difesa dei suoi articoli, sia uno dei tanti modi per denunciare gli scempi e la devastazione del nostro territorio che ci impone l’obbligo civile e morale di pronunciare nomi e cognomi di coloro che disattendono i valori della costituzione con le loro trame, intrighi, con la complicità clientelare delle mafie o del “fare mafioso”. Tutto questo tenendo bene a mente quello che diceva lo stesso padre costituente, Calamandrei, a proposito di quel “pezzo di carta” che se cade a terra non si muove, perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Ogni giorno proteggere la bellezza, contro la rassegnazione, è un esercizio di resistenza, non voltarsi dall’altra parte di fronte agli scempi e alla devastazione del nostro territorio.

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”
Queste sono le parole di Impastato pronunciate mentre stava combattendo una battaglia a fianco dei contadini ai quali erano stati espropriati i campi per la realizzazione dell’aeroporto di Palermo.
“La tutela del paesaggio dev’essere intesa come regolazione degli insediamenti umani nel territorio, e non solo come disciplina dello sviluppo delle città", .perchè, ci spiega la nostra costituzione, ogni cambiamento del suolo si ripercuote sul nostro paesaggio e quante volte aveva ripetuto Cederna, che la tutela del nostro paesaggio era tutela della nostra salute.
Dopo la guerra, Calamandrei e altri antifascisti passeggiano per i borghi devastati e si rendono conto che il meraviglioso territorio che ha generato la nostra civiltà è il punto da cui ripartire, solo da lì era possibile pensare che il Paese si rigenerasse dal fascismo, perchè quello era il vero volto della patria, imprescindibile dalla sua storia.

i notai non s’accorgono come i paesaggi ricchi di storie, miti e riferimenti classici entrano nell’asse ereditario di ciascuno di noi. Il monumento, il quadro o la scultura e la stessa “bellezza naturale” non sono più singolo soggetto, per pochi, unico, documento, indipendente da quell’insieme definito in modo schematico “contesto” sociale e culturale da cui ha tratto e dato forma, sono parte integrante della nostra vita. Scrive Calamandrei.

Quanto sono attuali le parole di Calamandrei e Impastato alla luce del martiro che ogni giorno subisce il nostro territorio per i nuovi interventi scellerati e per le conseguenze di quelli pregressi. Se i giorni in cui commemoriamo le vittime di un disastro per il dissesto idrogeologico, per l’abusivismo edilizio, per la creazione di infrastrutture in territori delicati e sensibili, se questi giorni sono superiori a quelli in cui festeggiamo l’epifania, siamo un Paese destinato alla disfatta, costretto nelle sue stanze con la condanna dell’oblio e nessuna possibilità di sperare nel futuro, come una carta caduta a terra, come la nostra Costitutuzione senza che nessuno la difenda e la faccia vivere con le proprie azioni e le proprie parole.

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