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Soffia il vento del razzismo

uovoinunocchio 350 260 mindi Valentino Bettinelli - Soffia ancora il vento del razzismo.
L’aggressione a Daisy Osakue è solo l’ultima in ordine di tempo, forse la più nota visto il clamore mediatico creato dalla notizia. Un’atleta di primo livello, primatista italiana di lancio del disco, destinata ad un grande campionato europeo.

L’afosa cappa di odio razziale che opprime il Paese è il contesto in cui questi eventi trovano collocazione e pubblica giustificazione. Ciò che, infatti, più angoscia è il pensiero dei tanti che oggi si professano indignati. Gli stessi che, nel caso si fosse trattata davvero di una prostituta straniera, avrebbero voltato lo sguardo in direzione opposta.

Il primo razzista è colui che non riesce a prendere posizioni a riguardo, o peggio chi si rifugia dietro freddi comunicati senza alcuna valenza morale. La negazione della deriva razzista di una Nazione pervasa da campagne di odio costanti rappresenta il più aspro pericolo per la società.

E’ negli interessi di alcuni schieramenti politici propinare l’incubo dell’invasione, il terrore della “guerra contro gli italiani”, la volontà di non si sa quale preciso “potere forte” della “sostituzione razziale del nostro popolo”. Quasi un secolo è trascorso, eppure sembra che la storia non abbia lasciato alcuna eredità; proprio dalle grandi mrazzaumanaunosola 350 260 minenzogne populiste e razziali di alcuni folli sono nate le più grandi dittature. Tirannidi che hanno portato soltanto all’oppressione del più debole e alla repressione del diverso. Un diverso fisico, geografico, politico ed ideologico.

Oggi il mondo che ci circonda è cambiato. Oggi l’informazione è di più semplice diffusione e fruizione. Oggi informarsi è dunque un dovere per una società che aspiri ad essere civile.

La storia di Daisy Osakue serva dunque da lezione, con l’augurio che la campionessa italiana riesca a ripercorrere la strada di quel Jesse Owens, che a Berlino riscrisse la storia davanti ad Adolf Hitler.

Dal 1936 al 2018. Da Berlino a Berlino. Da Owens alla Osakue. Storie parallele di uno sport che per sua storica vocazione ha il merito di superare conflitti e diversità. Una speranza che porta a dire: “Forza Daisy!”.

 

 

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