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Stefano Cucchi non è morto una volta sola

stefano cucchi 350 260 mindi Maria Giulia Cretaro - Stefano Cucchi muore il 22 Ottobre del 2009, ma non è stata l'unica volta.
È stato ucciso dalle sentenze vuote, frutto di racconti taciuti.
È stato ucciso dalle querele contro la sorella, guerriera armata dalla sola voglia di verità.
È stato ucciso dalle opinioni superficiali di chi ha voluto esprimersi senza conoscenza dei fatti.
È stato ucciso dagli uomini di Stato, che hanno messo davanti ad obiettività giudiziarie, umori personali.

Dopo nove anni di pugnalate alla coscienza collettiva sembra essere arrivata la svolta, l'ammissione di colpevolezza del carabiniere Francesco Tedesco, le seguenti dichiarazioni sull'accaduto e le accuse contro i colleghi responsabili. Due agenti in borghese fuori servizio, che hanno preso in custodia il fermato e proseguito con le percosse mortali.

Omicidio preterintenzionale è il capo d'imputazione corrente.
In questo lasso di tempo, la morte del trentenne romano è stata al centro di dibattiti politici e sociali, un manifesto di giustizialismo estremo per alcuni, di sola riabilitazione di un'immagine per altri. La realtà muove da queste due correnti senza rivedersi davvero in nessuna.

A ripercorrere i fatti semplici e duri della notte dell'arresto, avvenuta 7 giorni prima del decesso, ci ha pensato il film "Sulla mia pelle", una narrazione brutale e a tratti fredda di quanto accaduto in un arco temporale tanto breve, quanto sufficiente per morire. Un lungometraggio fortemente voluto dalla famiglia tutta, rappresentata da Ilaria Cucchi.
Nessuna mistificazione del ragazzo, nessuna santificazione post mortem, solo un concetto a tessere la linea d'unione: un cittadino in custodia di forze dell'ordine che perde la vita; perché?ilariacucchi 350 260

Ogni carabiniere in quella notte era Stato. La tossicodipendenza di Stefano, la sua dedizione allo spaccio erano azioni da perseguire secondo la legge, l'abuso di potere non era contemplato. Eppure dal pestaggio di Cucchi in poi, il rimpallo di colpevolezza sarà una costante. Saranno prese per buone e con poche le dichiarazioni di caduta dalle scale del detenuto, chiunque lo prenderà in custodia si accerterà di non avere responsabilità, solo dettaglio rilevante. Il suo stato di salute, pur destando da subito dubbi e preoccupazioni nel personale preposto, sarà relegato ad una prassi da non segnalare con vigore.

Le sentenze che partono dal 2013 ad oggi, hanno negli anni scagionato da ogni capo di imputazione il personale medico dell'Ospedale Pertini, negligenze appurate ma mai condannate. Fino all'ultima udienza dell'11 Ottobre, le importanti lesioni riportate dal geometra romano non avevano artefici, erano passate nel dimenticatoio delle verità glafamigliacucchi 350 260iudiziarie.

È la sola volontà di Ilaria Cucchi a tenere alta l'asticella mediatica; la profonda esigenza di restituire ai genitori una sentenza insieme al volto tumefatto di questo fratello inquieto. Terminato il primo processo che non rintraccia responsabili, riesce a dar vita al secondo, da cui usciranno queste nuove dichiarazioni. All'indomani di tali novità, l'invito per Ilaria Cucchi a salire al Viminale per un incontro con il Ministro dell'Interno. Lo stesso Salvini che non ha risparmiato in precedenza dichiarazioni brutali sulla stessa, accusandola di speculare su questa morte, di lottare "per un drogato".
Su quel Colle lei non salirà prima di scuse formali da parti di chi in questi anni ha rivoltato la propria coscienza istituzionale.

Stefano Cucchi è stato ucciso dallo Stato, da un sistema che dovrebbe tutelare al di là delle responsabilità penali, è il nostro sistema giuridico a predisporlo. Le sue costole si sono frantumate così come gli ideali che avrebbero dovuto impedirlo. Se dopo nove anni, ora c'è una verità, guardiamola con tutto il senso di colpa possibile, perché siamo Stato noi.

 

 

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