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L'astensionismo è il nemico da battere

votare 350 260di Ermisio Mazzocchi - Sergio Mattarella, nel messaggio di fine anno, disse: «Mi auguro un’ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese». Un appello giustificato da una continua crescita della disaffezione verso le urne. Le ultime elezioni politiche del 2013 hanno registrato la più bassa partecipazione della storia della Repubblica italiana con il 72 per cento.

L'astensionismo è andato crescendo in Italia a partire dagli anni settanta, quando si cominciò a denunciare la corruzione dei partiti politici.
Le elezioni dal 1948 al 1976 vedono l'affluenza degli elettori alle urne con un'incidenza assai rilevante del 92%, che diminuisce sempre più a partire dal 1979. Così che dall'iniziale astensionismo del 6,6% degli elettori alle politiche del 1976, si è arrivati oggi alla non partecipazione al voto di circa il 30%.
Un fenomeno che interessa tutte le consultazioni, europee, parlamento, regionali e amministrative degli ultimi anni, in cui vi è stato un continuo calo di partecipazione al voto, sempre più vistoso nelle ultimissime tornate elettorali.

La progressiva crescita dell'astensione si manifesta come prodotto del processo di sfaldamento dei partiti e delle loro organizzazioni politiche sul territorio, che ha ridotto la capacità di mobilitazione degli elettori e ha fatto smarrire una identificazione con il programma politico del partito di appartenenza, che si traduceva in un'alta partecipazione al voto.

Un distacco che ha i connotati della protesta nei confronti di chi ha deluso attese e speranze, provocando un rifiuto del sistema partitico, tanto da indurre a riversare i consensi a formazioni politiche che dicono di respingere quel sistema.
Le ultime consultazioni elettorali sono proprio caratterizzate dall'astensionismo di sfiducia-protesta, con un significato punitivo nei confronti di quei partiti, verso i quali gli elettori non si considerano più vincolati ideologicamente e ai quali inviano un messaggio di non voto per disapprovare e respingere i loro comportamenti politici.
Una scelta che finisce per essere considerato normale recarsi a votare, come non recarsi a votare. Il deporre la scheda nell’urna è percepito sempre meno come un diritto, e ancor meno come un dovere, e sempre più come una facoltà di cui avvalersi, come sostiene nel suo studio, Linda Sabbatini.

Qualche mese addietro il Censis pubblicò un Rapporto su la situazione sociale del paese, in cui fotografava un paese tra ripresa e rancore. Due estremi in cui oggi si trova a vivere il popolo italiano. Una analisi che ci permette di capire quanto sia profondo il distacco tra la politica e le sue rappresentanze e i cittadini.
L'84% degli italiani non ha fiducia nei partiti politici, il 78% nel Governo, il 76% nel Parlamento, il 70% nelle istituzioni locali, Regioni e Comuni. Questo significa che è forte la sfiducia nella classe politica nelle istituzioni e nella democrazia stessa, che non funziona bene per 6 italiani su 10.
Tanto che il 60% è insoddisfatto di come funziona la democrazia nel nostro Paese, il 64% è convinto che la voce del cittadino non conti nulla, il 75% giudica negativamente la fornitura dei servizi pubblici. Non sorprende che i gruppi sociali più destrutturati dalla crisi, dalla rivoluzione tecnologica e dai processi della globalizzazione, siano anche i più sensibili alle sirene del populismo.
Il 52,1% degli italiani ritiene che la Pubblica Amministrazione abbia problemi importanti nel suo funzionamento e quindi ne giudica l'operato in maniera negativa. Un ulteriore 18% ritiene che il funzionamento sia addirittura pessimo. Il 24% dei cittadini ritiene accettabile l'operato della Pa, mentre si dichiara soddisfatta soltanto una quota residuale, pari a poco meno del 6% del totale.

L'economia segna una andamento positivo, in cui la produzione industriale è fortemente in ripresa e anche l'occupazione ha timidi livelli di avvio positivi. Non sufficiente a cancellare rancore, sfiducia, rabbia, paura. Basti ritenere che la fascia più frustrata è quella tra i 25 e i 45 anni, che non ha lavori stabili.
A fronte di questo scenario dell'esistenza di un popolo, non si può sfuggire a ricercare soluzioni che possano essere offerte solo da una politica capace di rifiutare di cavalcare il rancore e di ascoltare le aspettative della parte sana, laboriosa, propositiva della società.

Se in questa campagna elettorale non saranno evidenti progetti di concreta e credibile realizzazione, si approfondirà il solco del distacco e l'astensionismo sarà più massiccio con una generale sfiducia nei confronti dei partiti e delle istituzioni. Una raccomandazione che ha una sua maggiore ragione in questa provincia.
Nel 2013 l'astensione ha avuto un andamento simile a quello nazionale in cui votò 72,2%, a fronte del 77,5% in provincia e con la particolarità che l'astensione per il voto per la Regione, in cui si espressero il 69,6% degli elettori, fu molto alto (oltre il 30%), arrivando all'aumento dell'astensione di ben 7 punti in percentuale rispetto a quello politico. Un risultato su cui hanno inciso le vicende disastrose dell'amministrazione di centrodestra e lo scioglimento anticipato del Consiglio regionale. Una dimostrazione di sfiducia nell'istituto regionale. Da quelle votazioni a quelle di oggi si sono svolte elezioni amministrative che hanno mantenuto un livello di astensione intorno al 30% (a Cassino votò il 74,4%, a Frosinone il 72,4%, a Ceccano il 76,5%, a Sora il 69,3%).

Un dato del 30% di astensione nazionale e regionale consolidato, che rischia anche in questa provincia di riconfermarsi, se non aumentare. Il 20% degli elettori, a oggi, è ancora del tutto indeciso sulla scelta da compiere, secondo recenti dati statistici (Demopolis), ma l'astensione potrebbe affermarsi intorno al 25%, se non sfiorare il 30%. Per come è fatta la legge, in assenza della possibilità di un voto disgiunto, il peso dei candidati nei collegi uninominali potrà modificare, in modo sostanziale, il consenso alle liste nella quota proporzionale, tanto che si ritiene, secondo questa analisi, che il 25% pensa di effettuare una scelta guardando ai candidati in lista nei propri collegi, anche se di una coalizione o partito differenti da quelli che avrebbero naturalmente votato.
Il voto regionale potrebbe avere una percentuale di astensione "fisiologica", minore rispetto a quella del 2013 per le modalità in cui si svolgono (la legislatura non si è interrotta prima del tempo, una forte competizione tra i candidati, che devono fare scrivere il proprio nome su la scheda), ma non sono eliminati tutti i rischi di una possibile astensione pari a quella nazionale, che potrebbe fare da "trascinamento" per il non voto regionale.
Appare del tutto evidente che molto si deciderà in questi ultimi 8 giorni di campagna elettorale, affidandosi alla capacità dei partiti e dei candidati di presentare la loro proposta per il governo del paese e della regione in modo più consistente e rispondente alla esigenza dei cittadini, recuperando quella fiducia nelle istituzioni, essenziale per la democrazia.

Cronologia della disaffezione dal voto                                                                                                   

Anno

Votanti (%)

1946

89,08

1948

92,23

1953

93,84

1958

93,83

1963

92,89

1968

92,79

1972

93,19

1976

93,39

1979

90,62

1983

88,01

1987

88,83

1992

87,35

1994

86,31

1996

82,88

2001

81,38

2006

81,20

2008

78,10

2013

72,25

   

                                                

                                                       Provincia di Frosinone. Affluenza alle urne

                                               Europee           ANNO

            %

 

 Politiche         ANNO

       %

   

Regionali ANNO

%

1979

81,4

         

       1995

79,5

1984

80,2

         

       2000

71,3

1989

82,2

         

       2005

72,5

1994

74,9

 

2001

83,1

   

2010

64,9

1999

75,7

 

2006

85,4

   

2013

69,6

2004

78,1

 

2008

82,6

       

2009

75,4

 

2013

77,5

       

2014

59,2

             

Pubblicato su il regionale - Perté giovedì 22 febbraio 2018

 
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