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La parabola del PD

partito democratico bandiera350 250di Ermisio Mazzocchi - PD terzo partito. Il PD è al 14% nella provincia di Frosinone. Terzo partito dopo M5S al 35% e FI al 18%. Partire da questi risultati elettorali per capire le ragioni di una sconfitta storica del PD e della sinistra, che ha investito tutto il paese e apre scenari inediti anche in questa provincia, su cui occorre svolgere considerazioni per quanto è avvenuto finalizzate ad avviare un nuovo percorso della politica del Partito Democratico.
Negli 11 comuni al disopra dei 10.000 abitati, in cui 5 sono governati dal centrosinistra, il PD risulta essere il quarto partito, dopo M5S, FI, Lega con percentuali che vanno dal 10% di Sora al 20% di Isola del Liri. M5S si afferma come primo partito, staccando gli atri di circa 20 punti in percentuale, in tutti i comuni, con punte che oscillano tra il 30% e il 50%.

Il PD recupera magre posizioni nell'area tradizionalmente di sinistra, Acuto, Paliano, Piglio, Serrone dove mantiene percentuali al disopra del 20% e risulta essere il secondo partito, così come nel comune "rosso" S. Donato V. C. con il PD, secondo partito, al 24,8%, con 301 voti, ma con un M5S al 38,3, con 465 voti.
Percentuali che non si discostano di molto da quelle risultate nel resto dei comuni, su cui bisogna cogliere alcune particolarità. Un approfondimento del voto nelle realtà territoriali di questa provincia, ci consente di capire le trasformazioni del consenso elettorale, avvenute nella società italiana. In particolare della sconfitta della sinistra, che investe le sue radici sociali e sbaraglia le sue consolidate categorie culturali.
Nel corso degli anni si è corroso un rapporto del PD con le culture sociali di questo territorio, quella contadina e quella dei mestieri, per non citare i lavoratori delle fabbriche e dei servizi. A poco a poco ci si è chiusi nelle istituzioni, ritenendo sufficiente acquisire postazioni di governo per ottenere un consenso elettorale.

Il voto del 4 marzo ha travolto questo metodo e ha espresso un giudizio severo su la classe dirigente provinciale del PD. E sarebbe un errore rovesciare ogni colpa soltanto su uno solo. Le responsabilità di chi era alla guida del partito ci sono state, ma non è sufficiente a comprendere quanto avvenuto.
Gli esponenti più rappresentativi di questo territorio, da De Angelis a Scalia, sono parte di un sistema politico che non ha funzionato e che, ridotto dentro la cerchia delle componenti, è divenuto autoreferenziale e conflittuale, riducendo sempre di più il contatto con la realtà del territorio.
Avere un sindaco dalla propria parte, era ritenuto garanzia di consenso e sicurezza di successo. Una cinghia di trasmissione che il voto ha spezzato, basta vedere i casi di Alatri, dove il PD ottiene 1.915 voti e M5S 4.936, Ferentino, 1.408 al PD e 4.043 a M5S, Veroli 1.701 e M5S 3.969.
Centri di antichissima tradizione agricola e di insediamento operaio dove si era sedimentata una cultura della sinistra e si era avuto un ceto sociale medio - alto legato a valori tradizionali moderati, talvolta conservatori, poco inclini ai repentini cambiamenti e a incerte prospettive del proprio status sociale. Una ribellione democratica, che non è un fuoco fatuo, ma è ponderata, cosciente, consistente.

Si è infranto un sistema costruito su misura per le proprie componenti ed è saltata tutta l'impalcatura di governo della provincia, perché si è delegittimato tutto un gruppo dirigente del PD a rappresentare nelle istituzioni parlamentari il proprio territorio e le proprie aspettative.
La Federazione del PD di Frosinone si reggeva su equilibri precari tra le varie componenti, che di fatto bloccava una espansione della politica del PD su tutta la provincia e ha provocato un restringimento vistoso del consenso elettorale.

Gli assi su cui si poggiava il sistema di governo del partito e delle rappresentanze istituzionali, erano le componenti di maggiore consistenza che facevano riferimento a Scalia, a De Angelis, e allo stesso Costanzo. Da lungo tempo si era costruito una rete di relazioni, che ciascuno aveva ricercato e gestito a compartimenti stagni, rivolte più a incrementare sostegni di consenso alle diverse aree, che a definire una strategia complessiva su i temi del lavoro, dello sviluppo socio-economico, di una omogenea politica territoriale. Per non parlare dell'incuria verso alleanze politiche e della costruzione del centrosinistra. I segnali di questa fallimentare politica, già erano avvenuti nelle elezioni amministrative dei grandi comuni della provincia.

I 194.000 elettori (FI, 50.000, Lega, 42.000, M5S, 102.000) della provincia hanno condannato senza appello questo metodo e dichiarato la totale insoddisfazione per il PD (38.000 voti) e sfiduciato indirettamente i suoi candidati.
Sono peculiarità proprie della gestione politica del PD in questa provincia, che certamente si innesta nel contesto nazionale, ma che non esclude responsabilità di ciascuno e non assolve nessuno a fronte di un crollo del consenso elettorale al PD. Il baricentro della politica provinciale si è spostato a destra e sul magma di M5S, che eleggono propri rappresentanti al Parlamento, mettendo fuori campo quanti erano stati protagonisti di primo piano, con i loro sistemi e le loro alleanze, nella vita politica provinciale.
Se il vento è cambiato, dobbiamo capirne le ragioni, tanto più che questo vento soffia su tutti i comuni della provincia, come sul resto dell'Italia.
La nuova legge elettorale ha fatto il resto, anche se non è pensabile che una diversa collocazione nelle rispettive liste, avrebbe cambiato il risultato che non è personale, ma è politico. Il giudizio negativo e la bocciatura di un PD provinciale chiuso e slegato dalla realtà, rimaneva tutto nella sua interezza, completandosi con quello nazionale. La storia del passato si è chiusa e con essa quella dei suoi protagonisti.

Il PD è all'opposizione, ma che non può essere svolta solo nelle aule parlamentari. Deve vivere tra i cittadini e per farlo dobbiamo capire quale capitolo si vuole scrivere e, soprattutto, come ricomporre una identità della sinistra. Il congresso dovrà tracciare questa nuova rotta del PD.
I cittadini ci hanno detto che la strada che abbiamo percorso non è quella giusta. Dobbiamo riprendere un cammino liberi da impacci e laccioli del personalismo e dell'appartenenza. Tutto questo non esiste più, nemmeno quelle che erano le vecchie e inutili correnti nel Partito Democratico.
Trasferita in questa provincia, la rigenerazione del partito passa attraverso un vero ricambio generazionale e un governo del partito, non secondo logiche spartitorie e accordi preconfezionati, seppelliti da questo voto, ma secondo meriti ed esperienze rispondenti alle necessità reali di ridare a un partito la sua funzione di forza al servizio dei cittadini.

Frosinone 9 marzo 2018

 
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