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Che facciamo domani?

Aula di Montecitorio 350 260di Ignazio Mazzoli - In questi giorni dopo-voto c’è una bulimia di dichiarazioni e commenti. La bulimia è uno dei più comuni disturbi alimentari, caratterizzato da alternanza di abbuffate fuori controllo e restrizione alimentare. La definizione mi pare che si addica alla circostanza. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

 

  1. D'Alema
  2. Credibilità
  3. La Crisi
  4. La politica seria

Massimo D'Alema. Ora c’è una ridondanza di dichiarazioni e valutazioni in buona parte inevitabili dopo il terremoto politico che ha sconvolto il quadro politico del nostro Paese. Ci si interroga, si cercano spiegazioni, si vogliono, da prospettive diverse, individuare le ragioni del voto come è apparso a tutti il 5 marzo mattina. La disfatta annunciata del PD anche se di dimensioni inattese.
Come sempre i risultati elettorali non solo si interpretano, ma anche si stiracchiano per fargli dire anche quello che non dicono.
In questo esercizio c’è posto per tutti. Tuttavia, alcuni commenti colpiscono più di altri, ma soprattutto ci sembrano più intellettualmente onesti anche quando pronunciati da chi ha perso la nostra fiducia da tempo. Come è il caso di Massimo D’Alema nell’intervista rilasciata a Aldo Cazzullo del Corriere della Sera.

D'Alema solo ora dice cose importanti come: “dovevamo uscire prima”, “candidarmi è stato un errore politico”. Ecco le sue affermazioni che colpiscono: alla domanda se dovevano fare la scissione prima, risponde «Sì. Ce ne siamo andati poco prima delle elezioni, abbiamo cambiato due simboli — Articolo 1, Mdp, Leu — in pochi mesi. Se lanci un prodotto sul mercato in questo modo, non hai nessuna possibilità di successo. E dovevamo marcare una più netta discontinuità di programma, dare un profilo più chiaro di novità, anche con le candidature … accettare la candidatura è stato un errore politico … nel PD maturi la consapevolezza che non si tratta solo di cambiare leader, ma linea politica ... Nei 5 stelle c’è un pezzo del nostro mondo».
A me sembra un lucido giudizio politico e lo affermo anche se considero chi lo pronuncia responsabile di gravissimi errori compiuti privilegiando il politicismo. In questa intervista sembra riscoprire ragioni e linguaggio che apparivano dimenticati.

In questi stralci d’intervista c’è già da dire subito: ma perché sempre dopo aver preso la botta, mai prima per evitarla si dicono cose sensate che nell’animo del “nostro mondo”. circolavano già da tempo, da molto tempo? E perchè non si chiedono qual è la ragione della ben diversa attenzione che hanno ricevuto le iniziative politiche di Sanders, Corbin e Melanchon che hanno capito di quale discontinuità c’era bisogno?

UNOeTRE.it, che è piccola voce nell’agone politico lo dice dal momento in cui si votò per le regionali dell’Emilia e Romagna dove il “nostro mondo” disertò le urne tanto che votò allora solo il 37% di200milainpiazza 2012 06 16 coloro che ne avevano diritto. Pier Luigi Bersani colse il segnale, ma fu  privo della necessaria coerenza.

Avevamo e abbiamo visto giusto e ci siamo mossi di conseguenza. Oggi la discussione ruota tutta intorno a cosa fare subito. E come potrebbe essere altrimenti?

Nell’intervista di D’Alema non mancano spunti interessanti e utili a partire dall’affermazione «Se Togliatti dialogò con Guglielmo Giannini, il fondatore dell’Uomo Qualunque, il centrosinistra può dialogare con Luigi Di Maio».

Qui, però, oggi è altro che va affrontato, non in alternativa alla ricerca di soluzioni che non aggravino le circostanze pratiche di vita quotidiana del Paese, ma come sforzo coerente di capire che oltre a far camminare la macchina statale subito occorre sapere dove si andrà a parare se non si colgono le ragioni vere che producono il grande e drammatico disagio sociale che portano diffuse masse a votare chiedendo un cambiamento radicale anche se non vengono individuati pienamente gli approdi. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Ritrovare credibilità. Insomma, ci piacerebbe essere utili ad uscire dal politicismo per entrare, invece, in una ricerca delle politiche necessarie perché non si ripropongano le situazioni economiche e sociali che dal 2007-2008 hanno creato povertà ed instabilità in Italia, in Europa e nel mondo.

Pensiamo che per cominciare a ritrovare credibilità, quella persa da molti partiti e da moltissimi dirigenti di partito, occorra cominciare a far individuare le cause della criticità mondiale e i possibili rimedi, anche se non immediati, adottando un modo di operare conseguente nei rapporti con i cittadini e negli stili di vita.
Sull’informazione televisiva e scritta ci si sofferma troppo sulle proposte elettorali che ad alcuni commentatori sembrano difficili da realizzare o impossibili o addirittura farlocche. La propaganda in genere enfatizza alcune offerte in una politica che troppo copia la pubblicità commerciale. La contropropaganda, però, non è da meno, liquidando con altrettanti slogan enfatici ciò che vuole combattere. Cioè è come se continuasse la campagna elettorale dove non ci sarà un voto finale, ma sarà l’orientamento della mentalità dei cittadini la vera posta in gioco.

Il tema più ricorrente è la contrapposizione fa le mentalità che sottendono la proposta del reddito minimo e/o quella della flat tax. La prima sarebbe sorretta da una mentalità assistenzialista, la seconda da una laboriosa e ricca volontà d’iniziativa. Astratta e oziosa questa discussione, ci sono dietro due matrici del tutto differenti, la flat tax riguarda l’obiettivo di colpire la progressività prevista nella nostra Costituzione in fatto di tassazione ed è destinata a favorire chi ha molto. Chi è ricco. È l’impianto stesso dei sistemi fiscali, anche se diversi, che avvantaggia spudoratamente il capitale, in particolare i grandi pochi proprietari di smisurate ricchezzscuola sciopero13ott17 2 mine, a danno del lavoro, in particolare delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti. Sul fronte delle entrate, il criterio della progressività delle aliquote è stato pressoché ovunque indebolito se non abbandonato. I sistemi fiscali vigenti trainano le disuguaglianze e la compressione delle libertà.

La proposta di “reddito minimo”, perché ormai è chiaro anche alle pulci che di questo si tratta, è invece una misura, già in vigore in molte parti del mondo, che si è andata vieppiù definendo come una misura che assicuri “reddito minimo garantito verso l'inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro”.
Che senso ha contrapporre una misura – temporanea- di sopravvivenza alle politiche per creare lavoro travisando la flat tax? La discussione sul lavoro o la si fa seriamente o, se rimane allo stadio di talk show, è aria fritta.
Qual è la situazione oggi? Fette sempre più larghe di popolo vengono spedite in un limbo da cui forse la grande maggioranza mai uscirà e forse morendo disperata se non ci si pone subito il problema della sopravvivenza. Stiamo parlando di donne e uomini, persone in carne ed ossa a cui a parole diciamo che deve esser garantito il diritto alla vita e invece li lasciamo lì a morire per fare piacere a chi ha bisogno di un enorme esercito di riserva per tenere bassissimi i costi del lavoro.  (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

La vera natura della crisi. Vogliamo parlare di questo? A qualcuno che decide è chiaro che non si crea lavoro se si lascia mano libera a realizzare i massimi profitti senza vedere che si deve cambiare il meccanismo di accumulazione delle ricchezze che oggi sfrutta le persone e la natura nella quale dobbiamo vivere tutti?

Chi non affronta il problema in questi termini continuerà a declamare “che bisogna creare lavoro e non fare assistenza” senza cambiare una virgola e dimostrerà che per lui “fare i conti con la realtà” significa invece solo invocare ancora una volta solo l’austerità. Così non se ne esce.
Bisogna avere una speranza per iniziare a battersi e bisogna sapere chiaramente qual è l’ostacolo o se si preferisce qual è l’avversario contro cui battersi. Questo significa affrontare davvero la realtà. Cambiarla in meglio e, questo, non significa fuggire da essa.

La globalizzazione finanziaria o se si proferisce la finanziarizzazione globalizzata è la responsabile di questo gigantesco impoverimento mondiale. Il nemico è questo feroce capitalismo. Non è una globalizzazione generica fatta di genti che si spostano, di merci che viaggiano, di usanze e costumi che s’incontrano. Questa è da ricercare, non da combattere. Da combattere e cambiare è la privatizzazione gigantesca che ha prodotto una eccezionale concentrazione della proprietà e quindi della ricacqualibera 350 260chezza.
Come si affronta questo avversario? Non deve continuare a passare l'idea che l'unica cosa da fare sia mantenere l'equilibrio dei conti pubblici. Per questo si deve affrontare questo avversario.
Viviamo una contraddizione, terribile: è cambiato il modo di lavorare e di vivere, ma la proprietà e i suoi diritti sono rimasti immutati, non solo, ma essa, la proprietà, è sempre più concentrata in pochissime mani.
Viviamo in un sistema instabile, colpito da continue scosse finanziarie e borsistiche a tutte le latitudini del pianeta. Dopo il crollo di Wall Street nel 2008, non si trova un equilibrio, continuano le tensioni e numerose sono le guerre che non sembrano destinate a finire. E’ un sistema che brucia decine di miliardi di ricchezza e producendo centinaia di milioni di disoccupati nel mondo. Sono cresciuto a dismisura le disuguaglianze in tutti i campi, tra le classi, tra i sessi e questo sistema non risparmia neanche le basi naturali di sopravvivenza della Terra.

Il corriere della Sera dell’11 dicembre ’17 ricorda che è stato calcolato come nel 2008, i bilanci pubblici abbiano erogato 10.000 miliardi di dollari per salvare e risanare banche e istituti finanziari privati. Con questi stessi istituti gli Stati si sono poi indebitati per turare i buchi nei loro bilanci. Una perversa spirale senza fine che ha condizionato e continua a condizionare la sovranità nazionale e provocando insostenibili disuguaglianze nella società.
Ancora il Corriere della Sera dell’11 dicembre ’17, solo per citare qualche altro dato, riferisce che 21 multinazionali del web hanno risparmiato 46 miliardi rifugiandosi ingloriosamente nei suddetti paradisi, e che solo in Italia i colossi delle nuove tecnologie hanno eluso il fisco per mezzo miliardo tra il 2013 e il 2015.  (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

La politica non è sporca di natura. In Italia, una forza politica che voglia lavorare seriamente partendo da questa realtà ha di fronte un campo almeno di 15-20 milioni di persone, abbastanza largo per rappresentare un sano impegno politico quotidiano, senza fare accordi o accordicchi, spesso mortificanti. Si pensi cosa ha significato privilegiare gli accordi a tavolino per dare vita a quell'aborto di “Liberi e Uguali” uccidendo l'unica vera novità a sinistra che era costituita dal progetto del Brancaccio che davvero avrebbe dato voce alle aspettative del popolo della sinistra senza farlo intercettare dal M5S. Non si metta nel dimenticatoio quella vicenda, anche se contrassegnata da molte ingenuità ed errori di condotta.

«Nei Parlamenti il mondo del lavoro salariato ed eterodiretto non ha presenza né si sente rappresentato, sebbene costituisca la maggioranza della popolazione».
La crisi della democrazia è un evidente aspetto della crisi di questo sistema sociale in cui viviamo.
Si è sistematicamente demonizzata la protesta, paralizzano anche l’iniziativa ei sindacati. Se si sterilizza la protesta, la democrazia si riduce a qualche dichiarazione e niente più. Fare la sinistra, essere davvero sinistra, significa anche rimettere in piedi un movimento che è il vero potere delle forze che vogliono fare il proprio dovere fino in fondo verso i più deboli e quelli che hanno meno. La protesta è sterile senza rappresentanza politica, ma questa, senza protesta e senza movimento, non conta. Le uniche proposte che sono sul tappeto, per lavoro e acqua e ambiente, vengono dal movimento per quanto debole.lavori usuranti e lavoratori precoci h260

Il lavoro che manca è il dramma più grave, continuerà a mancare in maniera cronica con l’avanzare dell’automazione e della robotizzazione che produrranno nel mondo molte centinaia di milioni di disoccupati. Chiedo: l’utilizzo di questi mezzi di produzione può restare nelle mani di qualche privato che a suo piacimento continui a decidere le sorti di larghe fette di umanità mentre lui si arricchisce smisuratamente? Questa concentrazione di potere nelle mani di pochissimi costituisce una minaccia permanente di guerre terribili per il dominio del mondo. La povertà non è una colpa, ma viene vissuta come tale e invece deve diventare la scintilla per rivendicare il diritto ad una vita dignitosa per tutti.

Credibilità è la prima ricchezza di un partito politico e si è credibili se il legame con i cittadini si costruisce stabilmente con l’ascolto e le realizzazioni concrete.
Oggi la lotta non decolla per 3 ragioni: 1) Manca il sindacato a sollecitare e guidare la protesta. 2) Pesano le divisioni nella sinistra. 3) La cultura della concorrenza anziché della solidarietà fra persone con gli stessi problemi, alimenta passività e la situazione marcisce perché la gente sta zitta. All’individualismo esasperato contrapponiamo la solidarietà e l’altruismo perché vincano le idee e non i carrierismi personali.

«La politica non è sporca di natura, anzi è la più nobile delle attività quando è posta al servizio della liberazione degli esseri umani, della conquista della libertà e dell’uguaglianza. Diventa una cosa sporca nell’intreccio perverso con il denaro e con gli affari, dove degrada e si corrompe.»

La Costituzione che abbiamo salvato il 4 dicembre 2016 è la nostra grande risorsa. Ora per noi italiani è aperto il problema di cambiare questa società attuando pienamente la "nostra" Costituzione.

In questo lavoro ho trovato aiuto e conforto nella lettura di articoli e scritti vari di Paolo Ciofi e Luciano Gallino.

Aggiornato il 12 marzo 2018 alle ore19,20

 

 

 

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