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Cassino vince Salera, ma non il PD

Cassinomunicipio 350 260di Ermisio Mazzocchi - La vittoria di Enzo Salera richiede una analisi ampia e realistica di quanto è avvenuto e delle motivazioni che hanno portato al suo successo e a quello del centrosinistra. Credo che essa non sia casuale né sull'onda di spinte populiste. E' il risultato di un impegno politico, anche travagliato, soprattutto nel PD, di un insieme di forze che hanno ritenuto necessario fare una scelta per il bene dei cittadini.

Le primarie svolte in modo trasparente e partecipato, aperte a esperienze di diverse origini sono state l'inizio di un processo che ha segnato i successivi avvenimenti, arrivando alla formazione di una coalizione ampia e diversificata composta da diverse culture politiche e professionali.
Il centrosinistra conquista il governo della città. Un risultato che apre una nuova stagione della politica a Cassino come nelle stessa provincia. Salera vince in modo eclatante con il 58,8%, pari al 9.933 voti, mentre Abbruzzese si ferma al 41,1% pari a 6.947 voti, subendo uno stacco di 2.986 voti. Un risultato che porta ad alcune considerazioni. I cittadini di Cassino hanno voluto chiudere una stagione politica stantia, vecchia, inconcludente e hanno condannato l'arroganza e la violenza verbale e gli stessi personalismi. La coalizione di centrosinistra, che si è presentata con forze alternative al malgoverno del centrodestra, è composta da liste aperte e inclusive di parti essenziali e significative della società più viva e laboriosa. Si è preparato un campo aperto che ha dato i suoi frutti. E, ancora, ed è la parte più rilevante, il sindaco Salera e la nuova maggioranza, costituiscono la dimostrazione che è possibile costruire condizioni per dare alla città di Cassino un ruolo determinante nel panorama politico della provincia, riscuotendo fiducia e ottimismo. Quanto oggi è avvenuto portano a una nuova configurazione geopolitica provinciale. Nulla potrà essere come prima, a iniziare da tutto ciò che riguarda il PD e non si può fare finta che nulla sia avvenuto. Infine, il nuovo governo di centrosinistra a Cassino, il significativo posizionamento del PD, come prima forza della coalizione, l'aggregazione di forze determinanti nel territorio, le condizioni di sviluppo dell'economia, richiedono, e non solo per queste ragioni, una nuova impostazione organizzativa - politica dello stesso PD, arrivando a ipotizzare strutture organizzative composte da vaste aree territoriale, come potrebbe essere quella del Lazio meridionale, che dovrebbero godere di piena autonomia politico organizzativa. Partire da questo evento politico per ripensare e rilanciare il ruolo del PD.

Non si può tenere conto che questa competizione si svolge nel momento in cui in Italia il PD è il secondo partito con il 22,7%, mentre nel frusinate è il terzo con il 16,0%.
A Cassino il PD si attesta sul voto europeo al 15,3% con 3.147 voti, risultando il terzo partito, mentre ottiene alle amministrative un buon risultato con una flessione rispetto alle europee, con 2.354 voti pari al 11,3%, risultando il primo partito tra tutti i partiti e liste civiche presenti alla competizione e nella stessa coalizione di Enzo Salera.
Credo che si debba comprendere in modo specifico che è avvenuta una netta rottura con il passato, provocata da un insieme di forze che hanno saputo meglio di altri presentare alternative al centrodestra.
Un incontro fruttuoso tra una coalizione libera da condizionamenti correntizi e da personalismi e una volontà di cambiamento della maggioranza dei cittadini di Cassino.
Un fatto rilevante che ha avviato un processo irreversibile in quanto libera energie nuove, costruisce convergenze ampie e articolate, obbliga a un totale cambiamento nei metodi e nel governo che riguardano il PD.
Gli effetti si propagano, anche se incombe il voto europeo con la Lega al primo posto, sia nel PD sia per nei rapporti di forza nel panorama politico provinciale.
Il risultato di questa competizione elettorale ha innescato una reazione non limitata a Cassino né circoscritta al momento contingente, ma si estende per il suo valore politico all'intero territorio provinciale.

Salera e la sua coalizione hanno dimostrato che essere liberi da ingabbiamenti di ogni sorte produce risultati positivi e vincenti.
La sapiente convergenza di forze con metodi che rompono con il passato, fatto di leadirismo e di aree di appartenenza, sollecita e incoraggia un nuovo percorso della politica provinciale e una revisione del ruolo del PD.
Non si può negare che in questa occasione il PD ha subito traumi profondi e dilanianti. E non è la prima volta. A iniziare dalle dimissioni del segretario del Circolo per arrivare alla fuoriuscita dal PD di Petrarcone e di altri.
Sono state superate e sconfitte dalla compattezza e dalla natura della coalizione, dalla corretta e indipendente scelta del candidato a sindaco, indicato senza alcuna mercanteggiamento e compromessi di ogni sorta, da una tenuta dell'insieme del gruppo dirigente del PD, a iniziare dallo stesso Salera, pur in una condizione di commissariamento avvenuto nel fuoco vivo della campagna elettorale.

Non sarebbe tutto questo sufficiente a giustificare un consenso così ampio, se non ci fossero altre ragioni che per riflesso riguardano lo stesso avversario del centrodestra, Abbruzzese.
I cittadini sono stati portati con il loro voto a dare un giudizio netto secondo una loro convinzione e convenienza, bocciando la vecchia esperienza del centrodestra e quelle impasticciate da protagonismi di altre stagioni amministrative.
Una spiegazione è nel voto europeo. Significativa la differenza di voto tra le europee, dove a Cassino la Lega raccoglie 7.069 voti e, a ben vedere, tutta la destra ottiene complessivamente circa 15.000 voti e la sinistra circa 5.000. Alle amministrative il centrodestra perde voti e viene sconfitto.
L'elettore ha fatto una precisa ponderazione nel consenso politico alle europee (Lega) e allo stesso PD (secondo partito) e dall'altro canto esprime un giudizio di merito, bocciando Abbruzzese e Pretarcone, ritenute insufficienti a garantire una rinascita della città e ridarle prestigio politico e amministrativo.
Nello stesso tempo viene premiata la coerenza e la trasparenza, che sono presupposti per la credibilità, che nel voto si è riversata sul centrosinistra.
Le dinamiche sono diverse, ma le aspettative per i cittadini sono le stesse.
Se è così, come lo è, si sono infranti su lo scoglio della credibilità le vecchie politiche e gli antiquati metodi.

Il problema rimane nel PD. Esso, in un contesto provinciale, deve superare un handicap politico dal momento che non si assiste a una efficace conduzione del governo del partito e della sua identità, che non può essere scaricata su i sindaci. Si può essere soddisfati che in molti comuni di questa provincia, andati al voto amministrativo in contemporanea con le europee, si sia avuto una conferma di un governo del centrosinistra, premiando l'operato dei sindaci. Ma il 26 maggio l'elettore ha dato un giudizio politico sul PD e uno di merito su il sindaco, con una differenza notevole. Il PD, come partito, in tutti i 39 comuni in cui si è votato per le amministrative, alle europee risulta essere il terzo partito, in qualche caso il quarto. La Lega è sempre il primo partito con percentuali che oscillano tra il 35% e 54%. Nello stesso giorno l'elettore vota la fiducia su la base di un giudizio rivolto alla persona a candidato sindaco, che capeggia una coalizione civica di ispirazione di centrosinistra, e alla maggioranza che ha governato. E' pur vero che nelle comunali non c'era il simbolo, ma anche nelle realtà in cui appare il simbolo, vedi Cassino e Veroli, il PD risulta essere terzo. Non cambiano i risultati nel resto dei comuni che non hanno avuto elezioni amministrative, non disprezzando il suo 16%, che supera del 2% il risultato delle politiche, che deve essere considerato un incoraggiante inizio del percorso politico proposto da Zingaretti.
Il programma della coalizione di centrosinistra è stato più convincente perché ha proposto soluzioni chiare e facilmente recepibili e soprattutto rispondenti alle esigenze di tutta la comunità della città di Cassino.

Considero che la nuova stagione politica di Cassino rappresenta e la deve rappresentare soprattutto per il PD a tutti i livelli organizzativi, un rilancio di un progetto essenziale per rimettere in piedi una nuova cultura politica per riportare in primo piano il lavoro, diritti, giustizia sociale, ambiente in una società smarrita che ha bisogno di riferimenti chiari e forti.
Credo che Cassino, come gli altri innumerevoli comuni di centrosinistra, come Ceprano, Veroli, Isola del Liri, possano svolgere questo compito ed essere vettori del nuovo corso del Partito Democratico, cui spetta il primato degli orientamenti e delle scelte politiche per il governo del paese.

 

 

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