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"Si è creata una voragine, una distanza enorme, tra il popolo e la politica"

  • Scritto da  Emanuela Piroli

EmanuelaPiroli 350 260di Emanuela Piroli - Propongo un mio tentativo di analisi del voto, da spettatrice esterna, in quanto non direttamente coinvolta nell’ultima tornata elettorale. Cosa forse a mio favore, in quanto consente la giusta distanza emotiva dai fatti. E cercherò di farla con l’onestà intellettuale che merita.
Partendo dalla situazione locale, ciò che più mi ha rammaricato, è stato l’atteggiamento di alcuni esimi esponenti, dirigenti, parlamentari del mio partito, che arrabbiati, delusi, anziché mettersi una mano sulla coscienza per capire le vere motivazioni della sconfitta, hanno da subito, dalla notte stessa dello spoglio, messo su un inqualificabile teatrino, cercando di attribuire le responsabilità all’uno o all’altro, con toni molto duri. Un circo equestre, insomma, un déjà vu per me superstite dalla Caporetto di un anno fa realizzatasi a Ceccano, che prosegue ancora sui giornali, sui blog, sui social.

Un tentativo di scarica barile

Bene ha fatto, quindi, a mio parere, chi si è dissociato da tali polemiche, rimandando la discussione alle sedi idonee. Un tentativo di scarica barile, che ha solo inasprito gli animi e che ha avuto come unico effetto quello di allargare la distanza tra il PD e il suo popolo, dando l’idea, che ognuno di essi miri esclusivamente a mantenersi la poltrona e/o a garantirsi un posto in prima fila nella prossima tornata elettorale. Spero vivamente, che presto qualcuno avrà il buon senso di prendersi la responsabilità di fare una analisi seria con competenza e cognizione di causa, senza sminuire quanto accaduto e senza infuocare ulteriormente un clima già reso insopportabile da velenose polemiche. Errore è stato compiuto anche da chi ha negato l’evidenza del fallimento della politica del PD, che è una realtà, in tutta Italia come in provincia. Il problema non è la ricerca di potenziali colpevoli, ma assumere la consapevolezza che qualcosa non ha funzionato, quindi ripartire da qui, alzare il sedere dalle poltrone, rimboccarsi le maniche e cominciare a lavorare sodo per la gente, che vive un disagio sociale enorme, e che probabilmente, per ora, non ha ancora avuto risposte concrete. Tante promesse, tanti soldi stanziati, tanta disponibilità teorica, tante aspettative, ma poi nei fatti la svolta tarda a concretizzarsi. E se, negli anni di maggior benessere tali risposte potevano ritardare senza creare grande scontento, oggi la gente vive una crisi profonda, economica, sociale, ha paura per il futuro e pretende risposte veloci ai propri problemi. Non può aspettare.
Inutile girarci intorno, il PD ha subito una grande sconfitta. Sconfitta che è senz’altro multifattoriale, in un certo senso anche fisiologica, quando si governa è più difficile mantenere i consensi, soprattutto se i governi sono di centrosinistra, perché storicamente il nostro elettorato è particolarmente esigente nei confronti dei propri amministratori, non perdona loro niente, pretende il massimo in termini di onestà, trasparenza, azione politica, difesa delle classi sociali più deboli, non fa sconti ed è prontissimo a voltare le spalle se non è contento. E così, anche lì dove si è amministrato o governato bene, guardiamo Torino oppure guardiamo la Regione Lazio, nonostante i numeri della ripresa, nonostante vada meglio delle altre regioni, ha perso Roma, che forse era un dato scontato, ma ha perso, anche i comuni in provincia di Roma e quelli nella nostra provincia. C’è, quindi, un malessere più profondo, che il PD non riesce al momento ad intercettare, perché ha perso la sua radicalizzazione nei territori.

Chi è andato a votare?

Appare evidente, come ben espresso da Ezio Mauro, che ”è andato a votare il corpo stanco del partito, mobilitando ciò che resta dell'apparato, i gruppi d'interesse che si muovono attorno ai candidati e quello strato di pubblica opinione che non si rassegna a rimanere spettatore della politica, e che continua a investire sulla tradizione della sinistra italiana, seguendola nelle sue varie trasformazioni, per un senso di appartenenza a una storia più che alla cronaca attuale e per una testimonianza di valori che hanno contribuito a costruire la civiltà europea e occidentale così come la conosciamo. Ma l'anima, è rimasta a casa (...)”
Oppure, aggiungo io, ha trovato conforto nella speranza di cambiamento osannata dai movimenti populisti, che si mostrano al di sopra di ogni ideologia, dai 5 stelle, che rispecchiano l’antipolitica pura, fatta di slogan, che riescono ad attirare a destra e a sinistra , nonostante l’assenza totale di concretezza. Risolveranno tutti i problemi, dalla legalità all’immigrazione, dal lavoro alla sanità, ma al momento nessuno sa in che modo. Poco importa, quel che conta è avere una speranza, è voltare pagina, è prendere le distanze da una politica che è avvertita come una politica del potere. Da non sottovalutare, poi, il fatto che il movimento 5 stelle ha in questi anni, alimentato l’invidia sociale, fomentando gli animi, elevandosi ad unica forza politica onesta e corretta, in grado di garantire una giustizia sociale, una meritocrazia. Se non ha avuto una affermazione in Provincia di FR è solo perché non ancora ben organizzato, e questo ha causato il risorgere del centrodestra.

Perso il contatto con la realtà

Operazione, quella del voltare pagina, che a Renzi non è riuscita, sembrava essere nelle sue intenzioni, ma ad un certo punto ha tirato il freno, ha perso il contatto con la realtà, concentrandosi più su se stesso che sulle criticità del suo popolo. Si è creata una voragine, una distanza enorme, tra il popolo e la politica. In particolare, e non potete immaginare quanto mi faccia male ammetterlo, sono state trascurate le disuguaglianze sociali. Obiettivo primario di una politica di sinistra è garantire le pari opportunità, in ogni ambito, e questo invece, per ora, è venuto meno. C’è un evidente scollamento tra il PD e la gente, una distanza che va velocemente ridotta, i cittadini vanno elevati a protagonisti attivi, coinvolti, ascoltati, le loro aspettative non possono più essere deluse. E’ indispensabile una maggiore attenzione a quella sofferenza sociale che, purtroppo è una realtà. Non c’è più una sicurezza, il futuro appare incerto per se e per i propri figli, come spiegato da Romano Prodi in una intervista: “l’ascensore sociale si è bloccato a metà piano e dentro si soffoca”. Manca nelle persone la speranza che l’ascensore possa sbloccarsi. Si allarga la forbice tra chi non arriva a fine mese e chi crogiola nella ricchezza. Il ceto medio si riduce.
I populisti, i movimenti apartitici, crescono perché c’è troppa ingiustizia sociale, e crescono in Italia così come in tutta Europa. E’ necessario cambiare le politiche, bisogna andare incontro ai problemi e non evitarli per paura di alimentare il pessimismo. Anche io, che mai abbandonerei il mio partito, che continuo a considerarlo la forza politica con le potenzialità giuste, con le risorse umane e materiali giuste per rispondere alle esigenze del popolo, ne ho preso atto, perché nascondere la testa nella sabbia non aiuta a risolvere le criticità. Io che giornalmente mi adopero a parlare con le persone, ascoltando le motivazioni di tanto malcontento , cercando di capire quali siano le difficoltà più sentite, mi sono resa conto che in alcuni casi prevale un senso di disperazione a cui non riesco a dare conforto.
I problemi si risolvono solo con un coinvolgimento popolare, perché è il popolo che li vive, perché è il popolo che li subisce, i rappresentanti politici, istituzionali, gli amministratori hanno il dovere di recepire le difficoltà e di farsene carico per trovare delle soluzioni. Questo è il loro compito, questo è il loro servizio. Abbiamo ora un leader, che funziona in termini di visibilità, ma che si è consumato nel personalismo. Un leader senza un partito forte è destinato a fallire. Un partito perde la sua forza se non riesce più a comunicare con le persone, se dimentica le sue priorità.

Un altro dato chiaro che è emerso, è la non autosufficienza del PD, che riesce a vincere lì dove corre unito alle altre forze di sinistra, Cagliari, Milano, Bologna e perde dove corre da solo, dove non riesce a condividere un programma con tutto il centrosinistra. Perché al secondo turno è tutti contro il PD, è un PD che non cresce di un voto, e quindi perde.
E’ evidente quindi l’esigenza di allargarsi a sinistra, a chi ci è più vicino storicamente, ideologicamente, l’occhiolino a destra non può funzionare, ci penalizza. Ed è indispensabile superare le divisione interne, senza uniformarsi, ma discutendo, confrontandosi, al fine di tracciare una linea politica comune. Gli scontri continui tra “correnti” fanno male al partito, ma soprattutto distolgono l’attenzione dai problemi veri, quelli che le persone affrontano quotidianamente. Occorre pensare a delle politiche a sostegno delle classi sociali meno abbienti, a delle politiche che possano riaprire il mercato del lavoro, mirate alla creazione di ricchezza e produttività.
Eppure basterebbe rispolverare, ogni tanto, i principi fondamentali su cui si basa lo statuto del nostro partito, provare a rispettarli, invece troppo spesso vengono calpestati.

Emanuela Piroli (PD Ceccano – Dirigente provinciale)

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