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Di tattica si può morire. Anzi si muore

qualesinistra 350 260di Ivano Alteri - A seguito del nostro articolo sul paventato sostegno a Zingaretti da parte di Liberi e Uguali del Lazio (non ancora deciso), abbiamo ricevuto molti consensi e molte critiche. Dei consensi, ovviamente, ci compiaciamo e ringraziamo; ma quel che più interessa alla nostra riflessione collettiva sono, invece, le critiche, di cui vogliamo far tesoro per procedere sempre oltre, e tentare di arrivare finalmente all'agognata unità della sinistra.

A sinistra si vive in questo momento una contraddizione feroce e apparentemente insuperabile: da una parte la necessità, diffusamente sentita, di avere tutti un luogo politico di appartenenza e azione comune; dall'altra, la difficoltà pratica di conciliare le diverse opinioni presenti nell'area, per giungere a questo esito. Fatta la tara delle eventuali posizioni opportunistiche, le divergenze sono spesso reali, fondate, urgenti, in ogni caso degne di nota, a prescindere dal loro valore elettorale; ma anche la necessità di stare insieme si impone con altrettanta nettezza e impellenza.

La lotta per l'emancipazione dei deboli dal giogo dei forti, infatti, resta un anelito per milioni di persone, rimaste prive, tuttavia, quasi di ogni strumento d'azione politica. Esse sono rimaste sole e inermi, poiché le parti in cui la sinistra si è scissa con drammatica vocazione hanno via via perduto la loro volontà o capacità di rappresentanza e di lotta politica, anche a causa delle divisioni. Il loro progressivo frazionamento ha infatti trasformato una prodigiosa aggregazione produttrice di storia (com'era alle origini) in tante miserrime micro-sette autoreferenziali, capaci appena di mera testimonianza; o in un mostro geneticamente modificato messo al servizio dei forti contro i deboli.

Le grandi conquiste che la sinistra ha conseguito nei decenni, perciò, subiscono oggi, e ormai da lungo tempo, attacchi forsennati ad opera di forze storicamente inclini alla sopraffazione. La lotta di classe dichiarata dai ricchi contro i poveri, secondo la stessa ammissione del ricco Warren Buffett, sta facendo scempio di ogni giustizia, conquistata sul campo col sudore e col sangue dai nostri avi politici (senza alcuna retorica!). I valori Resistenziali, la Costituzione, lo Statuto dei Lavoratori, la previdenza universale, la scuola pubblica, la sanità pubblica, il riconoscimento dei diritti e dignità a tutti gli uomini e le donne, sono oggi in balia di una furia devastatrice completamente amorale, ferocemente nemica dell'interesse collettivo, assolutamente determinata a non desistere.

Tale desolante deriva rischia di portare effettivamente all'estinzione lo stesso seme dell'ideale di sinistra. La sua pianta rischia di essere definitivamente sterilizzata, privando i posteri dei suoi potenziali effetti benefici. Siamo cioè arrivati ad un punto cruciale, dove le possibilità di scelta potrebbero ridursi al vivere o morire, culturalmente e politicamente; e dove si arrivi a pensare che il mondo non possa essere più cambiato. Il processo disgregativo ha raggiunto così il suo acme. Forse, allora, è arrivato il momento di provare ad invertirlo.

Il processo unitario tra la “sinistra del Brancaccio” e i partiti della sinistra aveva questa vocazione: invertire il processo disgregativo della sinistra, per farne una forza capace di resistere e attaccare. Quel processo si è interrotto; ma non si è interrotto del tutto e non si è interrotto per sempre. Non si è interrotto del tutto, poiché bisogna pur considerare il valore della convergenza in Liberi e Uguali di Mdp art.1, Sinistra italiana e Possibile; non si è interrotto per sempre, poiché le prossime elezioni politiche e regionali non sono l'orizzonte ultimo della sinistra, ma soltanto una tappa, per quanto importante: l'orizzonte resta, invece, la ricostruzione della sinistra, per la difesa degli interessi e diritti dei più.

Mettere in guardia i partiti della sinistra, come noi stiamo cercando di fare, sul pericolo di concentrarsi eccessivamente sui problemi contingenti, sulla tattica, serve, allora, a tenere sempre viva l'attenzione sull'obiettivo strategico, cioè quello di dotare le forze popolari progressiste dello strumento principe della lotta politica: un partito unico della sinistra. A nostro modesto parere, bisognerebbe perciò evitare accuratamente di creare ulteriori elementi di dissidio tra quelle forze che, almeno dichiaratamente, si dicono alternative alle politiche neoliberiste del Pd, in Italia e nel Lazio. Ogni ulteriore contraddizione in tal senso costituirebbe, senza alcun dubbio, un ulteriore ostacolo all'unità nel futuro. Insomma, di tattica si può morire.

È per questo che, a nostro avviso, oggi sarebbe necessaria la massima coerenza tra quel che si predica e quel che si pratica. E se vediamo che questo non avviene, dobbiamo avere il coraggio di dire la verità (con la “v” minuscola, naturalmente); qualcuno lo deve fare, anche a costo di rimetterci qualcosa di suo. Perché dire la verità non è segno di irrequietezza e impulsività incontrollabile. Perché la verità, specialmente per le forze di sinistra, è necessaria e sempre rivoluzionaria. E non è esattamente una rivoluzione, quella che dovremmo accingerci a fare? A noi pare di sì: se non ancora una rivoluzione della sinistra, certo una rivoluzione nella sinistra.

Frosinone 30 dicembre 2017

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