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Mazzocchi: "Il voto è un giudizio negativo sul PD, nella sua interezza"

e.mazzocchi 350 260Una valutazione di Ermisio Mazzocchi sul voto amministrativo dell'11 giugno 2017

La conclusione delle recenti elezioni amministrative nei comuni della provincia, in particolare quelle di Frosinone capoliuogo, obbligano a una analisi rigorosa con una conclusione che indichi una prospettiva della politica delle forze oggi in campo in questa provincia.

 

  1. Le responsabilità del PD
  2. Non c'è rapporto PD-cittadini

È indubbio che il PD per il suo ruolo di forza di governo e di partito di maggioranza nelle coalizioni di centrosinistra e anche in quelle civiche, ha la maggiore responsabilità per quanto è avvenuto con una sua netta sconfitta e quella del centrosinistra.
Le cause sono profonde e vengono da lontano.
Dal 2012 in tutte le successive tornate elettorali amministrative il PD, fatte alcune esigue eccezioni, perde, in voti e percentuali, nella stragrande maggioranza dei comuni, in cui si era presentato diviso e con l'aggravante di non esserci come "partito" con il suo simbolo, come è accaduto a Veroli e a Cassino, trascinando i propri alleati, e quelli del centrosinistra, che non sono esenti da responsabilità, nelle sconfitte elettorali.
Casi eclatanti, come quello di Ceccano dove si è prosciugato negli anni un sostanzioso patrimonio appartenente alle sue storiche e robuste forze politiche, che poi sono confluite nel Partito Democratico, ridotto nelle elezioni del 2015 ad avere 938 (6,5%) voti, il cui Circolo è commissariato da 2 anni, dimostrano il limite massimo della criticità del PD.
Difficoltà che non sono circoscritte né amputabili alla sola realtà politica del PD provinciale, ma si inseriscono nella condizione del travaglio più complessivo che esso attraversa a livello nazionale. Questo non giustifica carenze, ritardi, impreparazione dell'insieme del partito di questo territorio, nelle sue strutture organizzative, nelle sue rappresentanze e nel suo progetto politico.
Una provincia devastata dalla disoccupazione, dalla contrazione del suo potenziale produttivo, da un diffuso inquinamento ambientale, non ha trovato un PD pronto a fare la sua parte, quale forza che si pone come interlocutore delle esigenze dei cittadini, del mondo del lavoro e di quello imprenditoriale, lasciando e delegando tutto alle sue rappresentanze istituzionali, prima di tutto quella regionale.
La separazione tra un partito, più concentrato su gli equilibri interni e le dinamiche correntizie, e il mondo reale è diventato di giorno in giorno più profondo.
Le forze del mondo del lavoro e quelle imprenditoriali, ciascuno con una propria interpretazione e proposta su le situazioni più drammatiche, non hanno trovato un interlocutore nel PD, che avrebbe dovuto svolgere una funzione di sostegno e di indirizzo ai necessari e utili interventi per una soluzione dei problemi e un rilancio socio-economico della provincia.
Il suo impegno sarebbe dovuto essere orientato a sollecitare i propri rappresentati istituzionali, i quali, lasciati alla loro autonoma iniziativa, hanno offuscato i compiti del PD e hanno preferito essere svincolati da qualsiasi legapartito democratico bandiera350 250me con il partito, che è rimasto a fare solo da cassa di risonanza, ma non a essere la guida di un processo del cambiamento.
Un impegno politico che avrebbe richiesto una accorta strategia delle alleanze, in particolare nella ricostruzione dell'area del centrosinistra, che spesso è stata penalizzata, creando incertezza e smarrimento nell'elettorato.
E' venuta meno una differenza di identità, di politica, di cultura, di interessi tra le forze di centrodestra e quelle di centrosinistra, ricorrendo spesso a intese che hanno inquinato le alleanze per rafforzare il centrosinistra con l'effetto di non riconoscere da parte dei cittadini il PD come forza garante di un nuovo processo di crescita e nella difesa dei diritti sociali con i valori della sinistra.
Per contrappunto il centrodestra rinsalda le proprie componenti, FI si presenta con una sua impostazione strategica efficace e (ri)conquista due comuni, Frosinone e Cassino, di rilevante importanza nello scacchiere economico e finanziario di tutto il territorio provinciale, aumentando di fatto il potenziale di carica conflittualità con la Regione, per meglio predisporre le proprie forze nello scontro decisivo alle elezioni regionali, non tralasciando, ovviamente, quelle politiche.
Il risultato negativo di una sconfitta, ottenuto a Frosinone, ha in sé tutti questi elementi, cui occorre aggiungere delle specificità proprie del PD cittadino.
Non si può negare che l'impostazione della campagna elettorale è stata confusa, concitata, con atteggiamenti oscillanti che hanno prodotto un messaggio negativo verso l'elettorato. Lo stesso candidato a sindaco, Fabrizio Cristofari, è stato "stirato" a lungo da parte del PD, con un fluttuare delle posizioni a suo sostegno, marcando una celata diffidenza verso di lui, che hanno certamente ritardato, se non frenato, il decollo della sua candidatura.

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Aspetti appariscenti che nascondono, di fatto, una realtà politica più inquietante. Il PD di Frosinone in questi cinque anni non è stato un costante interlocutore della realtà sociale ed economica della città. Molto dell'impegno politico, se non tutto, era delegato ai consiglieri comunali di opposizione, il cui lavoro non aveva nessuna eco tra i cittadini. E il riconoscimento, oltre al loro prestigio personale, è venuto a quei consiglieri uscenti, anche se alcuni di essi non sono stati eletti, con un buon risultato di consensi.
Il PD non amplificava i contenuti di quella battaglia consiliare né si faceva portatore di emergenti esigenze sociali, dal lavoro alla sicurezza, dal trasporto all'ambiente.
Il risveglio degli ultimi mesi di campagna elettorale non potevano sortire nessun effetto positivo, perché nel tempo non si era saldato energicamente il rapporto PD - cittadini. Enormi energie sono state consumate in questi ultimi mesi in tentativi di ricomporre fratture interne al PD che risalgono alle vicende elettorali del 2012, mai affrontate per tempo e mai chiuse in modo chiaro e definivo. Un comportamento del tutto incomprensibile a un elettorato interessato alle soluzioni di problematiche rivolte al miglioramento della qualità della vita cittadina.
Il PD, in definitiva, in assenza di una sua incisiva politica di alternativa al centrodestra, non era percepito come una forza che potesse assolvere a una funzione di governo e, quindi, ricevere un consenso ampio e sostanzioso. I numeri sono chiari nella lettura del risultato elettorale.
La coalizione di centrosinistra non ha retto per le stesse ragioni che hanno interessato il PD. Una coalizione ha bisogno per essere credibile e ricevere consenso, di produrre in tempi ragionevoli un suo progetto alternativo al centrodestra.
Farlo vivere e crescere con una partecipazione dei cittadini che devono essere sollecitati e coinvolti perché al momento del voto possano riconoscersi in quella proposta e in quelle forze che lo rappresentano.
Lo schieramento delle forze di centrosinistra, radicate nella società e che potevano essere identificati nella loro specificità politica, era molto limitato.
Il PD, che sarebbe dovuto essere il partito trainante nella costituzione di un campo aperto di forze di centrosinistra, si è sottratto a questo compito nel tempo e negli ultimi mesi prima del voto.
Non è stato sufficiente la riapertura di un rapporto con il PSI, con cui le trattative sono state molto dfrosinone piloniefatiganti e tardive, per dare un messaggio a un elettorato di sinistra che non si è dimostrato molto soddisfatto, tanto che non è stato generoso nei consensi elettorali. Né ha compreso scelte di campo fuori di una area a sinistra, di chi ha ritenuto più utile concorrere per proprio conto, indebolendo ulteriormente il fronte del centrosinistra.
Si chiude dopo questa prova elettorale, una stagione politica del PD con un bilancio in rosso.
Rimuovere quelle cause richiede una riforma di tutto il sistema organizzativo e dell'impianto politico-progettuale dello stesso Circolo PD di Frosinone in un contesto provinciale.
Non si può ritenere che nessuno sia immune da responsabilità né che la collegialità faccia apparire "tutti i gatti bigi, quando è notte".
Se non affrontiamo i nodi della crisi socio-economica in modo drastico, non prospettiamo soluzioni e non incalziamo i governi regionali e nazionali per una programmazione mirata agli interventi necessari, se non apriamo a un dialogo con le rappresentanze sociali, quelle del sindacato, degli imprenditori, dell'associazionismo sociale, rimarremo vuoti contenitori e autoreferenziali.
Solo se avviamo questo percorso potrà essere possibile e anche consentito, come una conseguenza necessaria, aggiornare per rispondere meglio a quelle esigenze, rivedere gli assetti organizzativi e rappresentativi di tutto il Partito.
Un partito fatto di diverse sensibilità, di maggioranze e minoranze, potrà essere soggetto a convenienze flessibili, che, necessariamente, non possono sfuggire, come punto di orientamento, alle priorità sociali ed economiche, cui tutto il PD deve indicare come portarle a soluzione.
Il voto ha dimostrato proprio questo.
L'elettore non ha fatto nessuna differenza tra le diverse componenti del PD. Ha dato un giudizio, in questo caso negativo, sul PD nella sua interezza e quindi su la qualità della sua politica, che purtroppo e per le ragioni accennate, è stata carente.
Non ci si può illudere di lasciare languire una situazione che diviene di giorno in giorno più drammatica e ingovernabile.
Incalzano esigenze di un rafforzamento e di una definizione aggiornata dello stesso centrosinistra. Si sono aperti più laboratori per coagulare le forze della sinistra e siamo entrati in una fase molto dinamica, cui il PD non potrà sfuggire e dovrà fare scelte precise e chiare. Di tutto ciò se ne dovrà tenere conto in questo momento di ridefinizione del ruolo e del futuro del Partito Democratico.
17 giugno 2017

 

 

 

 
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