Menu
A+ A A-

Sconfitta PD. La critica di Emanuela Piroli

  • Scritto da  Emanuela Piroli

partito democratico bandiera350 250di Emanuela Piroli, intervento nella direzione provinciale svolta il 12 aprile (già convocata per il 6 aprile) - Difficile aggiungere altro a quanto già ascoltato, ma provo in sintesi a esprimere la mia posizione.
Mi pare chiaro che tutti noi abbiamo avvertito la sconfitta del 4 marzo come qualcosa di tragico, brucia, fa male al cuore, pur se annunciata e pur non essendo la nostra prima sconfitta. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. Errori enormi
  2. Lavoro e disagio sociale dimenticati

Errori enormi

Si sa in politica si vince e si perde, e la particolare volubilità dell’opinione pubblica in questo periodo storico, ribalta i consensi con estrema velocità. L’analisi del voto va ormai avanti da un mese a tutti i livelli, ed è stato detto tutto. Chiaramente va contestualizzata in un quadro più ampio, internazionale, associata alla crisi delle socialdemocrazie in tutto il mondo.
Prevale l’autocritica e la consapevolezza di aver compiuto degli errori enormi in questi anni, soprattutto siamo apparsi come coloro che garantiscono le classi sociali più abbienti e lontani anni luce dalle realtà del disagio sociale ed economico che invece prevalgono nel nostro paese.
Direi che a questo punto, superata la fase analitica, sia necessario capire cosa fare, mettere in atto interventi seri, a partire dal nostro interno, per riappropriarci di un modo di fare politica più vicino alle esigenze vere del nostro popolo, e più idoneo ad una società liquida, in continuo cambiamento, a cui non siamo riusciti a dare risposte.
E forse avremmo dovuto farlo prima di arrivare a toccare il fondo. Di segnali ne abbiamo da anni, anche nella nostra provincia. Abbiamo perso città importanti, penso a Frosinone, alla mia Ceccano regalata alla destra dopo decenni di amministrazioni di centrosinistra, e poi a ruota Cassino, Sora. Tutti noi siamo responsabili di quanto è accaduto.
E ciò che ora è fondamentale, è impedire che veti, correnti, ambizioni personali e decisioni precostituite, ci impediscano di nuovo di metterci in discussione e di guardare la società per quello che è veramente. Questo ci porterebbe a scomparire.
Dobbiamo pretendere che si apra una discussione vera, una fase di confronto e collegialità tra tutte le anime, per ridisegnare gli assetti del partito, a livello nazionale, regionale, così come a livello provinciale. Fondamentale è cambiare il metodo e i criteri con cui si prendono le decisioni, nel segno di una unità del partito vera e non fittizia per accontentare l’uno o l’altro. Dobbiamo essere tutti protagonisti di questo processo e non accontentarci di essere osservatori.
Alla luce di quanto letto e ascoltato in merito alla riorganizzazione del partito a livello provinciale, credo sia necessaria una stabilità, quindi un segretario ed una segreteria legittimati al 100%. A tale proposito non ho trovato utile la discussione portata avanti sulla stampa in questi giorni, prematura a mio parere, e soprattutto in vista dell’attuale direzione, si poteva attendere e riportare le proprie posizioni prima in questa sede, e valutarle insieme.
È un modo di fare che danneggia la nostra immagine ulteriormente, ci fa passare per quelli perennemente presi da scontri interni e spartizione di ruoli.
Su come eleggere il nuovo segretario ci sono due possibilità, assemblea o congresso. Valutiamo quale sia più percorribile mettendo sulla bilancia, tempistica e prossimi appuntamenti elettorali. In entrambi i casi cerchiamo di puntare in alto, di investire in personalità forti e motivate che possano apportare un contributo positivo al processo di ricostruzione, o rigenerazione come qualcuno lo ha definito.
Chiusa questa parentesi, riprendo la mia analisi del voto, senza dilungarmi per non ripetere argomenti già ampiamente trattati. Mi soffermerò su alcuni aspetti a mio parere significativi.
Spendo due parole sulla questione dei circoli, avanzata in questi giorni. In modo, sicuramente provocatorio, è stata messa in dubbio la loro funzionalità, in quanto le forze politiche che hanno vinto non hanno circoli. Allora io, con altrettanto spirito provocatorio, vorrei ricordare a tutti voi, che queste forze politiche non solo non hanno i circoli, ma non hanno proprio niente.
Non hanno rappresentanti sul territorio, amministratori, funzionari politici, non hanno dirigenti in enti e consorzi, allora il problema sono i circoli? Pensate che senza circoli il voto di protesta si sposterebbe su di noi? Non credo proprio. Probabilmente vanno ripensati, ma non sminuiti, perché il loro ruolo è fondamentale, la base è la nostra forza più grande e anche in questa tornata elettorale, sono stati determinanti soprattutto lì dove ci sono amministrazioni avversarie.
Tant’è che lo stesso Mov. 5 Stelle si sta adesso organizzando in sedi, anche ad esempio a Ceccano, loro le aprono, noi le chiudiamo? (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Lavoro e disagio sociale dimenticati

Ora vorrei approfondire con voi il dato geografico del voto. Ho letto da qualche parte che il collegio più a sud vinto dal centrosinistra alla Camera è quello del quartiere ardeatino di Roma, per il Senato è quello gianicolense di Roma. Poi il nulla. Il sud compatto, con un voto in alcune zone di massa, vota i 5 stelle, vedendo in loro la speranza di un futuro migliore, quella speranza che noi non siamo riusciti a dare. La forza motrice di questo voto è sicuramente la protesta, ma è anche la voglia di cambiamento.
A nord l’espressione di questa esigenza di cambiare è il voto alla lega di Salvini, che ha approfittato della paura della gente per la criminalità e per il diverso, portando avanti una campagna elettorale basata su una nuova forma di razzismo, sulla non accoglienza, sul disprezzo per la dignità umana. Ecco contro di ciò dovremmo combattere sempre e non lasciarci condizionare.
Non è l’impopolarità su questi temi che dovrà spaventarci, ma quella sui temi di cui dovremmo riappropriarci, lavoro e sociale.
Un’Italia divisa in due, è la definizione più in voga in questo periodo, due facce della stessa nazione, accumunate però dalla protesta, dall’insofferenza, dall’egoismo sociale dilagante, dal disinteresse nell’approfondire le informazioni. E anche qui noi abbiamo peccato di difetto nella comunicazione, che riprenderò in seguito.
Se poi guardiamo le grandi città il centrosinistra vince nei centri storici, dove il PD arriva a toccare in alcuni casi il 40% e scompare nelle periferie. Ammetto di aver provato una sensazione di tristezza, di dispiacere, di aver avvertito forte il senso del fallimento, guardando Carta Bianca qualche sera fa. Un reportage a Milano, sulle elezioni politiche. Bene, nel capoluogo lombardo i residenti del centro, in via Montenapoleone, nei quartieri “alti”, della bella società, il PD sfiora il 40%, gli intervistati motivano il voto con la “paura di cambiare” con la volontà di garantirsi il proprio benessere. E allora mi chiedo cosa siamo diventati? Come siamo percepiti? Come un partito di garanzia? Un partito conservatore? Noi che abbiamo riformismo e progressismo bel nostro DNA? Questo è inaccettabile.
Di contro i residenti nelle periferie, dove il PD è sotto la media nazionale, riferiscono di essere stati abbandonati nel loro disagio sociale ed economico, nel degrado. E quelli a sinistra appaiono spocchiosi, presuntuosi, inconcludenti, distanti anni luce dalla realtà, una realtà che ha bisogno prima di ogni altra cosa, di lavoro, tutela, servizi e sicurezza. Una sinistra cieca e anche un po' zoppa. Biasimarli? Sono veramente tutti ignoranti e ingrati? Tutti accecati dall’invidia sociale? Non credo sia così.
Il secondo aspetto che ci tengo a puntualizzare è il difetto nella comunicazione. Non siamo stati al passo con i tempi, con il cambiamento radicale del modo di fare informazione, non siamo stati in grado di spiegare le cose fatte con un linguaggio semplice, immediato e con toni congrui. Abbiamo per lo più parlato con numeri, percentuali, grafici, roba per addetti ai lavori.
A differenza del movimento 5 stelle a cui va riconosciuta l’abilità di essersi fatti “voce della gente” fino a dare una forza grandissima alla demagogia, tanto da arrivare ad istituzionalizzare un voto di protesta.
E se è vero che i social hanno cambiato il modo di comunicare e di fare politica, noi non li abbiamo utilizzati nel modo migliore, è stata la nostra, una campagna elettorale tutta sulla difensiva.
E se è vero che il risultato elettorale è stato influenzato da false notizie e slogan, è anche vero, a mio parere, che tutto ciò non avrebbe avuto presa così facilmente su un popolo soddisfatto, felice, realizzato, protetto, fiducioso nel futuro.
Ricominciamo a parlare una lingua comprensibile, ad ascoltare, non sottovalutiamo l’insofferenza sociale in crescita, che abbrutisce, indispettisce e rende intolleranti. Prevale ormai da tempo insoddisfazione, rassegnazione e disperazione, stati d’animo che hanno trovato una speranza nel voto, permettetemi la forzatura, “rivoluzionario” del 4 marzo.
Smettiamola di trovare capri espiatori. La legge elettorale senz’altro ci ha penalizzato, ma non avremmo di certo vinto con una legge elettorale diversa e poi Renzi, anche io c’ho creduto, è uno dei primi responsabili del disastro, ma ricordiamoci che è comunque un nostro prodotto.
Ma non dimentichiamoci che siamo il PD, un grande partito, con grandissime risorse umane, con principi indiscutibili che dovremmo però rispolverare e su cui dovremmo basarci per reinventare un nuovo modello di socialdemocrazia. Il mio ottimismo, la fiducia verso un partito che è la mia casa, e la consapevolezza che i consensi possono ribaltarsi velocemente, mi impediscono di essere disfattista e di piangermi addosso. Dobbiamo puntare in alto, nei programmi e nella scelta della classe dirigente. Di persone di qualità, competenza e con passione per la politica, ne abbiamo da vendere. Non impantaniamoci in vecchi schemi, ormai chiaramente superati.
grazie


Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Torna in alto
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici