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Il PD non smette mai di stupire

  • Scritto da  Giuseppe Sarracino

partito democratico bandiera350 250di Giuseppe Sarracino - Il Partito Democratico non smette mai di stupire, dopo un’affollata corsa verso la candidatura a segretario nazionale di autorevoli dirigenti, potrebbe addirittura verificarsi l’ipotesi di un solo candidato da eleggere.

L’abbandono improvviso e inaspettato di Minniti a candidarsi , dopo mesi d’intense e profonde riflessioni, non solo stupisce ma pone ancora una volta la domanda di chi “comanda” nel partito democratico. Senza alcun dubbio Renzi rimane, ancora oggi , l’unico ad avere a un peso rilevante sulle scelte del partito e volere nascondere questa verità , sia parte dei renziani che dei non renziani, è solo ipocrisia. Renzi non solo è presente ma ha un’idea ben precisa di cosa deve essere il partito e qual è la collocazione deve avere nello scenario europeo.

Certamente non conosciamo le ragioni che hanno indotto Minniti a rinucn alal candidatura di segretario nazionale, ma una cosa è certa, il suo addio è dovuto soprattutto al disimpegno dei renziani nei suoi confronti. Il non aver voluto affrontare, subito con un vero congresso, le ragioni della sconfitta del referendum e poi quella storica del 4 marzo, è stato un ulteriore cedimento verso colui che ha portato il partito a naufragare.

Aprire una stagione congressuale senza un vero Tema politico, che ha sempre caratterizzato i congressi delle svolte, ridurrà la scelta degli iscritti e degli elettori ad esprimersi unicamente sui i nomi. Ora Minniti getta la spugna dicendo che lo fa per salvare il PD, non si capisce da cosa vuole salvarlo. Forse si è convinto che chi lo aveva proposto a segretario, ha un altro disegno politico, ovvero immagina un partito marcatamente di centro, “antisovranista “ in stile “ex macroniano”. Perché, quindi, non confrontarsi su questi temi in modo aperto e chiaro e in prima persona, piuttosto che continuare a nascondersi dietro a candidati di facciata?

L’appuntamento del 3 marzo 2019 sarà importante e utile, se tutti quelli che ancora sono nel partito, sapranno parlarsi raccontandosi la verità senza astuzie e ipocrisie. Liberarsi dalla falsa unità è un "condicio sine qua non", per sciogliere i nodi che da troppo tempo tengono legati tra loro i dirigenti del PD ad una condizione di forte subalternità politica sia interna che esterna al partito. Occorre innanzitutto decidere su cosa deve essere il PD, ovvero un partito del riformismo di sinistra o di centro? Non si tratta di una scelta banale che molti hanno liquidato con troppa velocità e facilità, ma piuttosto interrogarsi su quale ruolo oggi una sinistra può giocare per riformare un capitalismo sempre più aggressivo e pericoloso.

Allora dividiamoci sulle idee, sui programmi, sull’identità culturale del partito e sul futuro del paese e dell’Europa, solo in questo in questo modo possiamo capire se è giusto continuare a stare ancora insieme o è meglio dividersi e magari per allearsi dopo. Il paese ha bisogno di una nuova sinistra e credo anche di un nuovo centro, il congresso se vuole essere all’altezza del momento storico che stiamo vivendo, non può non affrontare questi temi e coinvolgere tutti gli iscritti ed elettori.

A Frosinone con il convegno “Il coraggio di cambiare” che ha visto la partecipazione di molte persone, iscritti e semplici elettori, anche se pochi erano i giovani, si è voluto cominciare a riflettere su come contribuire a rifondare il partito, partendo dalla necessità di una forte discontinuità con quanto si è fatto fino ad ora e sulla necessità di parlare con la gente e tra la gente di lavoro e di ambiente. Non ci entusiasmano congressi fatti unicamente per eleggere dirigenti senza un vero confronto sulle idee e sul futuro del partito, né tanto meno ci piacciono “capobastoni” pronti a scegliere sempre il vincitore di turno.

Credo che è ancora possibile rigenerare il partito e la sinistra ma solo se sapremo dirci la verità e abiurare ogni forma di ipocrisia.

 

 

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