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Via dal vento della confusione

BANDIERE PD 350 260di Ermisio Mazzocchi - Si è concluso il percorso di quella che sarebbe dovuta essere la funzione innovativa del Partito Democratico nella sua formula culturale - politica, rappresentata nel suo programma di fondazione.
Un percorso turbolento e molto conflittuale con momenti, soprattutto nei primi mesi di vita, positivi e vivaci. Nel tempo sono emerse le sue contraddizioni in merito alla sua identità, alla sua collocazione, alla sua progettualità, alla struttura organizzativa.
Incertezze che hanno accentuato, via via sempre più, un accartocciamento su se stesso, esasperato da pratiche correntizie che hanno svuotato i valori fondanti del PD. Dobbiamo ritenere che le matrici originarie del progetto del PD, non abbiano, nel tempo e per contingenti avvenimenti, avuto la forza di generare una nuova cultura della politica italiana.

Oggi a dieci anni dalla sua creazione, constatiamo che tutto ciò che implicava una identità plurale e una gestione collegiale, non è stato sviluppato. Si è introdotta una pratica elitaria della gestione del partito veicolandola verso l'autoreferenzialità e la verticalizzazione della sua azione politica.
Il risultato del 4 marzo, e non solo esso, è stata l'espressione più lampante di quella rottura con il popolo italiano. Certamente le concause di quel voto sono diverse, non tutte riconducibili a situazioni oggettivamente problematiche, che non investivano e non si associavano a elettori che non vivevano direttamente quelle situazioni.
Credo che al punto in cui il PD è arrivato, sfiancato dalla molteplicità delle primarie, ai repentini cambi dei segretari nazionali, e dei presidenti di consiglio dei ministri, occorra ritrovare le ragioni della sua esistenza quanto meno ricostruire formule che non smarriscano il valore della sua funzione nella società italiana.
A mio parere le ragioni di questa caduta di credibilità e di un prosciugamento della forza propulsiva dei suoi valori costituenti, risiedono anche in un impoverimento ideale in cui primeggia quella ispirata a componenti cattoliche democratiche.

Per un partito come il PD nato per un costruttivo incontro delle principali colture della nostra epoca, appare evidente che si sarebbe dovuto mantenere viva questa caratteristica che affonda nella Costituzione.
Lo stacco dalla realtà e le implicazioni interne al PD, hanno affievolito, se non reso inerme, quella spinta delle forze riconoscibili nel movimento del cattolicesimo democratico, privato della dovuta attenzione da parte di quanti nel PD, di formazione e cultura cattolica, hanno assunto ruoli di direzione pubblica di governo, che si sono rivelate incapaci di cogliere le sollecitazioni del nuovo corso della chiesa di Papa Francesco.

Un dialogo si è interrotto. Si è stati sordi a quegli appelli che avrebbero potuto essere una solida opposizione al populismo vincente. Si ripropone una presenza che raccolga la migliore tradizione delle culture popolari sia di ispirazione cattolica che comunista, che possano fornire nuove categorie di interpretazione della società, non perdendo di vista le parole della "Teologia del Popolo", fortemente sostenuta da papa Francesco.
Egli afferma nella "Evangelii gaudium, 220" «che in ogni nazione gli abitanti sviluppano la dimensione sociale della loro vita, configurandosi come cittadini responsabili in seno a un popolo, non come massa trascinata dalle forze dominanti».
Per ragioni storiche e culturali il PD rimane la forma politica, che potrà anche essere modificata nella sua struttura organizzativa e nel suo orizzonte politico contingente, ma non dovrebbe annullare l'elaborazione di un nuovo "popolarismo", che per sconfiggere il becero populismo e la deriva fascista, reazionaria e conservatrice, inevitabilmente deve ritornare a un progetto unitario della confluenza delle due culture popolari.
Rimane aperto il problema di quali dovrebbero essere i "vettori" di questo nuovo progetto e rendere chiari i contenuti dei principi di uguaglianza, solidarietà, diritti.

Questi dovrebbero essere tra i temi centrali del congresso. Tuttavia, essi non emergono come dovrebbe essere, considerato che è vitale ricostruire una alternativa e ricomporre l'alleanza delle forze democratiche, ritenendo fondamentali quelle che hanno una diffusa e articolata presenza in aree del cattolicesimo democratico.
La cultura dominante è stata quella di una visione ottimistica della globalizzazione, che avrebbe dovuto avviare un nuovo corso di sviluppo e benessere, aprendo la strada a un liberismo che apparentemente si arricchiva dei valori solidaristici di stampo socialista e cristiano.
Il corso degli avvenimenti ha rivelato fallace quella prospettiva e il Pd non è stato in grado di cogliere la vera sfida che era in atto tra un capitale finanziario spietato e incontrollato e parti della società italiana, in cui crescevano le disuguaglianze, il precariato, la caduta del valore del Lavoro, la povertà.

Nel PD è mancata una visione e una capacità di cogliere un processo di caduta della qualità della vita e della emarginazione di ampi settori della società e delle parti più deboli di essa. La parte più legata al riformismo cattolico, il cattolicesimo popolare che ha sempre rappresentato la matrice da cui derivano valori che l'ha reso anche originale, non ha saputo o non voluto intercettare le attese e le richieste che si manifestavano nel mondo organizzato del cattolicesimo e in larghi strati popolari della società sensibile a quei valori sociali e religiosi.

Per essi, un riferimento oggi, è rappresentato da papa Francesco, che in questo suo pontificato ha segnato una svolta nella Chiesa cattolica e immesso e rinvigorito alcuni valori del cristianesimo.
"L'ingiustizia è la radice perversa della povertà" è stato uno degli argomenti che si ricongiungono a quelli dell'accoglienza e della solidarietà. È indubbia la forza universale di questi messaggi che hanno ricadute nella tradizione dei diversi paesi cattolici.
Tuttavia, questo non toglie che forze, come il PD, nel loro ruolo politico debbano avere l'accortezza di dialogare e raccogliere quanto si agita in queste sensibilità della società italiana.

Le ragioni della sconfitta che il PD ha subito il 4 marzo, sono più profonde di quanto si possa ritenere, proprio perché ha deluso quelle speranze in esso riposte, che erano rivolte a consolidare un progetto per costruire una società nuova, che avrebbe dovuto condurre alla sconfitta del liberismo e dellla destra fascista e populista e, allo stesso tempo, avrebbe dovuto esaltare i valori morali e sociali ispirati a solidi principi del cristianesimo di fronte a sconvolgimenti internazionali e ai nuovi assetti geopolitici italiani.

Il progetto iniziale del Pd non è andato a compimento. Questo non esclude che siano validi i presupposti che lo hanno determinato. Ridare nuovo spessore a quel progetto nella sua essenza prioritaria di convergenza di valori appartenenti alle culture della tradizione cattolica riformista e di sinistra , comporta che dovrà emergere una nuova formulazione programmatica dello stesso PD, capace di ricostruire un autentico rapporto con la società e con essa interloquire senza alcuna ambizione egemonica.
I contenuti di questo nuovo progetto devono poggiare su una piattaforma della lotta alle ingiustizie, ai privilegi, alla povertà.
Una condizione che ci deve permettere di arare un campo unitario di tutte le energie della sinistra, dell'associazionismo sociale, del mondo del lavoro, impegnate a costruire migliori qualità della vita per tutti i cittadini. In questo quadro di riferimento, non può essere trascurato, come è avvenuto, l'apporto di quelle forze espressioni della cultura cattolica democratica, che possono contribuire a rafforzare le spinte democratiche e antipopuliste e determinare la sconfitta di forze conservatrici.
Il prossimo congresso del PD affronterà questi temi? Parlerà di contenuti innovativi scaturiti dalla comprensione dei bisogni dei cittadini, rinnovando metodi e formule politiche e organizzative?
Se lo farà si sappia che non sarà un percorso facile, ma è l'unica possibilità che ci è rimasta.

 

 

 

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