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La questione agraria ed il Pd

partito democratico bandiera350 250Diego Protani, Pd Ceccano - Chiaromonte, la questione agraria ed il Pd. La deindustrializzazione italiana deve far riflettere il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti per trovare nuove forme di sviluppo e di occupazione.In un momento storico dove la Cina e il mercato asiatico hanno il coltello dalla parte del manico è da folli sperare un cambio di rotta, specialmente per l’assenza della Cassa del Mezzogiorno ad esempio.

Un ancora di salvezza per il paese e per il partito stesso potrebbe esser quella di riprendere in mano la riforma agraria che per anni Gerardo Chiaromonte ha sognato ed auspicato.

Possono esser presi come esempio i tre libri scritti sul tema dall’onorevole comunista “I comunisti e i contadini”, “Una nuova agricoltura “ e soprattutto” Agricoltura, Mercato comune e Regioni” del 1973 scritto con Pietro Ingrao ed Emanuele Macaluso. Ma anche di dialogare con il parlamento europeo su questa tematica!

Già nella seduta alla camera del 16 giugno 1966 affermava “Noi solleviamo tali questioni anche perché abbiamo presente un problema molto delicato e molto complesso: quello della compatibilità tra un certo tipo di integrazione economica sovranazionale e lo spirito e la lettera della Costituzione repubblicana del nostro paese. Problema complesso e delicato, dicevo, che ho voluto richiamare, anche se su di esso non è il caso oggi di fermarsi a lungo (come pure l’argomento meriterebbe). È un problema, comunque, che ci troveremo di fronte e che dovremo affrontare, in sede di discussione nella programmazione economica e sull'ordinamento regionale. Per tutte queste ragioni, permettetemi di avanzare a tutti i colleghi che hanno presentato mozioni sulla politica agricola comunitaria, ai gruppi, al Governo, alla Presidenza della Camera una proposta di lavoro. Abbiamo bisogno, come Parlamento, di seguire passo a passo quel che avviene a Bruxelles, di decidere preventivamente sugli impegni che il Governo va ad assumere. Non è possibile, d'altra parte, a nostro parere, affrontare valutare seriamente la portata, il contenuto, i limiti, i pericoli degli accordi sottoscritti a Bruxelles, se non si guarda con attenzione a quanto è successo in tutti gli anni precedenti nel campo della politica agricola comunitaria. Che cosa sia successo è ormai noto a tutti. La nostra agricoltura è stata fortemente sacri-ficata nel giuoco dei regolamenti e nel funzionamento del fondo di orientamento e di garanzia. Siamo in presenza di un conto forte-mente passivo per il nostro paese. Intendiamoci (lo dico subito, per esser chiaro): non è su queste questioni del « dare »e dell'« avere » che basiamo essenzialmente la nostra argomentazione e la nostra critica. Noi guardiamo, in primo luogo, ai problemi di strutture, di fondo, a quelli che riguardano le possibilità competitive dell'agricoltura no-tra, a quelli che riguardano cioè il destino e la prospettiva di milioni di famiglie conta-dine del nostro paese”.

Un problema ancora irrisolto dopo 53 anni.

Consiglio vivamente a Giuseppe Provenzano responsabile Politica del Lavoro e a Pietro Bussolati responsabile Imprese e professioni di mettere mano quanto prima alla questione agraria che purtroppo vive un delicatissimo momento mettendo in crisi imprese, famiglie ed i prodotti che dovrebbero finire sul mercato. Un partito progressista se vuole affrontare le sfide del futuro deve innanzitutto partire dalla base, ovvero dalla terra.

Il mercato ortofrutticolo dei prodotti locali può esser il volano per l’economia e anche per l’ambiente. Zingaretti che viene dal Pci, Pds, Ds ed ora Pd prenda spunto da Chiaromonte e metta da parte i tentennamenti e le timidezze che a volte lo caratterizzano e punti senza timore a realizzare, con l’aiuto del partito democratico logicamente, una riforma agraria moderna che dia risposte occupazionali dialogando si con gli enti locali ma in primis con l’Europa.

 

 

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