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L'ANPI al Lazio Pride Frosinone

  • Scritto da  ANPI Frosinone

LazioPride Fr2019 minMessaggio del Presidente Giovanni Morsillo.

 

«Cari compagni, care compagne,
Intanto grazie!

Grazie per aver portato il vostro sostegno alla scelta di patrocinare il LazioPride, di essere stati presenti e di aver fatto in modo che la nostra presenza fosse qualificata.

Alcuni aspetti crediamo vadano focalizzati, sia della manifestazione in generale, sia della nostra adesione; non tanto per esprimere la completa soddisfazione che registriamo per l’ottima riuscita e per la positiva reazione della città, che pure non ci lasciano indifferenti, e più avanti ne diremo, quanto per iniziare a mettere a frutto questo risultato non del tutto aspettato, e quindi trarne le conseguenze politiche per il lavoro futuro.

Le polemiche succedutesi dal giorno della scelta di Frosinone come luogo per la manifestazione della dignità omosessuale sono state, tutto sommato, meno feroci e assai più casarecce di quanto già visto in altre realtà, anche meno percepite come conservatrici della nostra città.
Questo, a nostro avviso, anche per l’inconsistenza politica dei dirigenti delle destre nostrane, ma non solo.
Quei tentativi polemici così deboli di argomenti e così semplicistici nelle formulazioni, hanno avuto il loro picco massimo nei tentennamenti dell’amministrazione comunale e del Sindaco nel trattare il tema, fino a negare il patrocinio, come se le Istituzioni fossero da tenere lontane dalle contaminazioni civili, sociali e culturali. In realtà, questo atto non compiuto dimostra solo che il Sindaco non vuole rischiare nulla. Del resto, i comunicati che ha emesso sono un capolavoro di ciceronismo, capaci di affermare e negare allo stesso tempo gli stessi contenuti, cercando goffamente di non sostenere e non sabotare: definire la manifestazione “anacronismo” non rende merito alle capacità ed all’intelligenza del Sindaco, che sa benissimo che essa è semmai per certi aspetti un’avanguardia. Del resto, sa anche che quell’aggettivo era il più asettico, il più lontano dalla condanna politica ed etica che alcuni suoi sostenitori avrebbero gradito, e si limitava a tirarsi fuori senza mettersi contro, almeno nelle intenzioni. Cerchiobottismo? Galleggiamento democristiano? Non esistiamo per apporre etichette; certo è che anche lui, come molti altri addetti ai lavori, avevano largamente sopravvalutato il reale livello di dissenso dei Ciociari verso i temi e la stessa realizzazione della manifestazione. Avrà anche mantenuto la calma negli ambienti meno illuminati della sua comitiva, ma non ha osservato, una volta tanto, il territorio.
A fare ala al corteo c’erano centinaia di persone che fotografavano, salutavano, e spessissimo si complimentavano e lanciavano segnali di condivisione (pollice alto, baci, sorrisi, ammiccamenti). C’erano le persone comuni, con i bambini né scandalizzati né impauriti, c’era curiosità ma anche molta più condivisione di quanta ce ne aspettassimo anche noi stessi. Di contro, se non è sfuggito qualcosa, non abbiamo visto nessun gesto ostile, nessuna faccia storta, nessuno che si sentisse mancare o vomitasse.

Su questo non crediamo sia il caso di tornare, è solo da prendere atto che il consenso elettorale si fonda più su carenze degli avversari che su qualità dei vincitori. Carenze magari solo organizzative (divisioni, polemiche fratricide, ecc.) ma che fanno grandemente la differenza in troppi casi.

Per quanto ci riguarda, crediamo che aderire e patrocinare l’evento, avere il nostro spezzoncino di corteo davanti al camion, in apertura, sia stato opportuno, per arricchire la lotta di liberazione delle persone omosessuali di un punto di vista che va oltre, e la inserisce – a nostro modo di vedere – in un contesto più ampio, in un orizzonte più complesso. Consideriamo ogni lotta che riguardi la conquista di diritti sociali o civili come un pezzo della lotta più complessiva per la costruzione della società degna e civile che la Costituzione prefigura e ci chiede di compiere.

Potremmo rispondere a qualche sciocco che crede che chi era presente lo facesse per avere visibilità, che abbiamo scelto di non parlare nemmeno per un saluto, di aver fatto ciò che volevamo servisse a dare forza alla manifestazione, non certo il contrario. L’ANPI non aderisce a qualsiasi cosa per apparire, ed è assai prudente e avara nel concedere patrocinii. Se lo fa è solo quando si presentano le condizioni di completa condivisione degli scopi delle iniziative, dentro un solco netto costituito dal nostro programma e dalla Costituzione della Repubblica. Ma poiché sarebbe tempo sprecato battibeccare con chi ha la sentenza prima di conoscere e capire le cose, ci rivolgiamo ai nostri iscritti, simpatizzanti e militanti invitandoli, ancora una volta, a resistere all’allettante gioco del rimpallo e della messa in ridicolo di affermazioni senza fondamento. Andiamo avanti, con le nostre idee, con i nostri riferimenti, con il nostro impegno quotidiano per rafforzare le condizioni di agibilità civile e politica della Repubblica nata dalla Resistenza.anpi BANDIERA 350 260 min

Abbiamo invece da osservare meglio quanto Frosinone ci ha offerto ieri. La città è apparsa del tutto fraternizzante con i manifestanti, nessun negozio ha abbassato le serrande, né ci risultano fallimenti di bar e negozi di scarpe per il passaggio dell’orda immorale. Dicevamo che il popolo del passeggio, e non solo, era incuriosito e normalmente attratto dal corteo e, purtroppo per alcuni, con realistica meraviglia ha dovuto rinunciare a scene oltraggiose, a comportamenti immorali, a esternazioni oscene, semplicemente perché non ve ne sono state. Coloro che normalmente si dedicano al disprezzo dei diversi fra una puntatina sui siti porno e la frequentazione di qualche povera disgraziata sui cigli delle strade, già dai loro commenti di ieri sera sembravano delusi. Non gli sembrava vero di potersi sfogare anche a Frosinone da veri maschi bianchi e di destra, che le loro pur misere polveri venivano irrimediabilmente bagnate dalla semplice insussistenza delle minacce paventate.

Quindi non è vero che “Frosinone è tutta così”, o che “non c’è niente da fare”. Proviamo a pensare cosa non abbiamo fatto noi, prima di dire che siamo sfortunati e continuare a picchiare sulla testa del compagno per stabilire chi è più coerente, avanzato, di sinistra e così via.

Abbiamo poi visto una cosa che ci ha riempito il cuore: sfilare mischiati soggetti fra loro antagonisti, persone, bandiere e sigle nate da scissioni dolorose, certamente sempre motivate, ma mai salutari come la storia dimostra sia sul profilo elettorale che delle conquiste sociali, civili e politiche. Di tutti.

Quindi non è vero che ci siano incompatibilità su tutto fra i soggetti. Sembra a noi che quando si sta sui temi, che siano il 2 Giugno, che siano i diritti, che sia il sostegno a lavoratori in lotta o il presidio antifascista a Ceprano o la storica battaglia per Trisulti ci si ritrova tutti a camminare nella stessa direzione. Non ci illudiamo e non siamo ecumenici; ma diciamo che la via per tornare a rappresentare un’alternativa solida e di prospettiva non sta nel reclutamento di un leader telegenico o anche preparatissimo (magari!) ma nella costruzione faticosa, priva di premi, lunga come la vita stessa, di condizioni di convivenza e unità nelle cose da fare, e di discussione franca e fraterna sulle teorie e le letture diverse che se ne danno, ma con l’obiettivo vero di costruire mettendo insieme le forze (oggi si chiamano risorse, come ci insegnano i capitalisti, risorse umane, capitale umano ecc. ma noi siamo all’antica e pensiamo che le forze non siano tutte da vendere).

E abbiamo visto giovani e vecchi, generazioni differenti con esperienze differenti, che potevano marciare assieme perché si riconoscevano a vicenda: non formalmente, ma nei fatti, sui temi da sostenere.

Ma non è finita: c’erano atei, molti cattolici, qualche islamico (non conoscevamo tutti, parliamo di coloro di cui siamo certi).

Insomma: chi ha dato vita e forza a quel corteo lo ha fatto secondo convinzioni, esperienze, coscienze diverse. Ma lo ha fatto unitariamente, senza fischiare nessuno dei presenti, senza chiedere patenti ad alcuno. Sappiamo che quando si ragiona di elezioni, di programmi, di appartenenze tutto si complica. Ma crediamo anche che l’altezza di una classe dirigente si misuri nel saper trovare soluzioni che riuniscano il popolo dei diritti, del progresso, della civiltà. E crediamo anche che questo popolo, i militanti, debba fare ogni sforzo dove questo manchi, debba farsi carico anche dei problemi non risolti centralmente, debba cioè dedicare le proprie forze ad incontrare gli “altri”, a ricercare i terreni comuni su cui mobilitarsi e mobilitare.

Infine, con la speranza che si avvii davvero una stagione di contaminazioni feconde, di messa all’Ordine del Giorno il Punto Uno dell’unità operativa per gli obiettivi piuttosto che trovare (e si trova sempre, neanche con troppa difficoltà) il nervo scoperto su cui inchiodare l’altro, soddisfatti quanto ininfluenti sul corso delle cose.

L’ANPI era lì, e ringraziamo tutti i compagni e le compagne che hanno voluto portare le bandiere, lo striscione, e anche chi non lo ha fatto ma era presente, e soprattutto, lo diciamo consapevoli del valore della loro coerenza, ringraziamo chi ha sfilato con l’ANPI per un tratto, dividendo il proprio impegno fra l’ANPI e il partito, il sindacato, l’associazione di appartenenza. Il loro contributo, anche se è stato fisicamente frazionato, vale doppio.
E poiché non siamo una organizzazione di eventi ma un gruppo di donne e uomini impegnati per ottenere risultati, ci mettiamo a disposizione e auspichiamo che l’ANPI venga considerata ed utilizzata come uno dei luoghi più aperti e garantiti per costruire quell’unità almeno operativa che ci sta a cuore. Vedere quelle bellissime facce, quelle forze in piazza e sapere che rischiamo di continuare a sprecarle in inconcludenti battibecchi fra noi, fa stare male.

Vogliamo ringraziare, per ultimi solo perché rimanga più vivo il ringraziamento, gli organizzatori del LazioPride Frosinone 2019, per aver osato, per averci chiamati a lottare per il bello, per la civiltà, per la fraterna condivisione della nostra umanità.

Chiamatela come volete, noi la chiamiamo RESISTENZA.

Fraterni saluti.»

ANPI – Comitato provinciale di Frosinone
Frosinone, 23/06/2019

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