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Il fantasma della democrazia s'aggira per l'Europa

studenti in ginocchio a Mantes la Jolie 3 mindi Valentino Bettinelli - Mantes-la-Jolie e Corinaldo, due località geograficamente distanti, ma legate dai fatti degli ultimi giorni, delle ultime ore.
Nella cittadina dell’ Île de France 146 studenti sono stati fermati e perquisiti dalle forze di polizia francesi. Immagine che in pochi minuti ha fatto il giro del mondo: i ragazzi in ginocchio di spalle ai poliziotti, con le mani dietro la testa. Un modus operandi che oltrepassa i limiti del semplice controllo di sicurezza, toccando la dignità stessa di persone che erano lì semplicemente per manifestare.
La situazione invece nel comune dell’anconetano ha assunto purtroppo i tratti della tragedia. Luogo del disastro una discoteca, pronta ad ospitare il concerto di uno dei cantanti del momento. Uno dei miti delle giovani generazioni, il trapper SferaEbbasta. Quella che doveva essere una serata di divertimento allo stato puro si è trasformata nell’ultima sera per sei persone, cinque minorenni e la madre di una delle giovani vittime.
Le prime indiscrezioni parlano di panico scatenato dall’uso di una bomboletta di spray al peperoncino. Se fossero dunque confermate queste voci, il responsabile sarebbe ancora il gas urticante.
Da quando nel 2008 ne è stata liberalizzata la vendita per "autodifesa" si contano 528 episodi fra aggressioni, rapine e violenza carnale. Una vera e propria arma che, nelle mani sbagliate, può provare gravi lesioni o addirittura morti.
Impossibile dunque, non fare cenno all’ipotesi di un allargamento delle norme sulla legittima difesa. Una questione, cavalcata dalle destre capitanate dal ministro Salvini, che porterà allo sconsiderato aumento di armi. Fucili, pistole o “semplici” spray che rischiano di condizionare la sicurezza del Paese. Liberalizzare la vendita di un’arma infatti, significa in primo luogo metterla nelle mani di chi intende delinquere.
La questione sicurezza, sempre molto cara al nostro vice premier Matteo Salvini, ci riporta ancora a ragionare sui fatti transalpini. Come si può pensare di imbavagliare una contestazione con la forza militare? Come si può non considerare che nelle norme europee, e anche nella nostra Costituzione, è sancito il diritto alla protesta?
Tutto questo mondo con asse ormai rovesciato sfavorisce, e lo farà in modo sempre più pesante, i giovani. Tutte quelle generazioni che avvertonostudenti in ginocchio a Mantes la Jolie 460 min la necessità di un cambiamento di rotta, di una svolta inevitabile.
C’è bisogno di una nuova democrazia che sia espressione diretta della cittadinanza. Fermare le manifestazioni significa appiattire la partecipazione, unica speranza di rinnovamento per il nostro Paese e per l’Europa intera.
Puntare sui giovani significa favorire ed assecondare il loro contributo alla società. Una generazione pronta a proporre il proprio modello sociale di riferimento. Ascoltare queste istanze è un dovere per le istituzioni politiche. Rappresentanti a cui è affidato il nostro futuro; un futuro che le Carte e i trattati scritti nel secondo dopoguerra delineavano in maniera più chiara rispetto ad oggi. Necessario quindi un sostanziale cambiamento di una classe dirigente che ha fallito e continua a farlo su tutti i fronti.
Garantire la sicurezza vuol dire dunque non reprimere militarmente una protesta. La disobbedienza civile, purché questa non provochi disordini o danni, è un sacrosanto diritto che tutti i giovani d’oggi dovrebbero difendere, e quando necessario, rivendicare.
Tra tutte le giuste proteste, manifestazioni ed assemblee, una sola suona come una nota stonata. Proprio l’incontro in Piazza del Popolo promosso da Matteo Salvini. Lo stesso Ministro degli Interni, al grido di “Prima gli Italiani”, ha liquidato le sei vittime innocenti di Ancona con qualche parola di circostanza e un minuto di silenzio. Oggi l’uomo, che viene sempre prima del politico, avrebbe dovuto interrompere ogni occasione di dialogo e propaganda, continuando a svolgere il suo ruolo istituzionale.
Difendendo il diritto d’espressione di ogni libero cittadino, è facile capire quale sia la via da seguire per i giovani come me. Oggi più che mai, caro Salvini, io non ci sono stato, ma tra le strade e per le piazze in Italia e in Europa, noi giovani ci saremo sempre. E saremo lì per esprimere la nostra libertà nella partecipazione, anche e soprattutto contro chi tenterà di abbattere le nostre idee.

 

 

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