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Giuseppe Conte si è dimesso

crisi governo 20lug19 350 min - Ore 15:58 di martedì 20 agosto 2019. Il Primo Ministro Giuseppe Conte termina il suo discorso annunciando la salita al Colle per rassegnare le sue dimissioni e rimettere l’incarico nelle mani del Presidente Sergio Mattarella. Finisce così l’esperienza del governo gialloverde; crisi partita dai lidi romagnoli dove il vice premier Matteo Salvini decretavala fine di un’esperienza troppo basata, a suo dire, sui veti continui del M5S.

Il leader del Carroccio lancia così l’offensiva a Palazzo Chigi chiedendo una risoluzione immediata e elezioni il prima possibile. Giuseppe Conte, nel pieno rispetto della democrazia parlamentare, ha deciso di affrontare la crisi nella sede deputata, ovvero il Parlamento.
La seduta a Palazzo Madama si apre proprio con la vera e propria arringa dell’Avvocato Conte. Il j’accuse lanciato dal suo scranno è diretto chiaramente al Ministro Salvini ed al suo partito, la Lega. Il premier parla di una “crisi voluta dalla Lega che blocca l’opera riformista del governo e viola gli impegni contratti in buona fede e leale collaborazione. I tempi della decisione espongono il paese a gravi rischi, in particolare il pericolo di ritrovarsi in esercizio finanziario provvisorio è altamente probabile”. Dopo il preambolo iniziale parte l’attacco frontale al titolare del Viminale, accusato di “scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale”. Conte si è detto anche preoccupato per la continua invocazione delle piazze. Secondo la sua visione “non c’è bisogno di uomini con pieni poteri, ma di persone che abbiano cultura istituzionale e senso di responsabilità”.

Sicuramente più debole il tentativo di Giuseppe Conte di autocandidarsi a continuare sostanzialmente a guidare il Paese, magari a capo di un governo istituzionale sostenuto da una maggioranza di colore diverso rispetto a quella attuale.
Il Senatore Matteo Salvini tenta da par suo di parare i colpi, ma dà l’impressione di un pugile suonato. Curioso il siparietto sul luogo dell’intervento, indeciso se parlare tra i banchi del governo o tra quelli del suo gruppo parlamentare. Un Salvini che prova a difendersi accusando praticamente tutto l’arco costituzionale, che durante le comunicazioni del Presidente del Consiglio, sedeva sulla sua poltrona ministeriale a mo’ di Commissario Tecnico e guidava la sua squadra, incitando o calmando alla bisogna i parlamentari della Lega.

L’esperienza del governo del contratto è dunque giunta al termine ed ora Il Presidente Mattarella dovrà svolgere il suo compito di arbitro della crisi. Se l’asse sovranista Lega-Fratelli d’Italia pare ben saldo ed orientato verso nuove consultazioni elettorali, il Partito Democratico dovrà fare i conti con le visioni delle due correnti. La maggioranza di segreteria, per stessa comunicazione di Nicola Zingaretti, ha apprezzato le parole del Premier, rimproverando allo stesso un attendismo durato troppo. Poco dopo la nota del segretario dem, il senatore Matteo Renzi, nel suo intervento, lascia trasparire la necessità della formazione di un governo che scongiuri l’aumento dell’IVA e l’aumento della pressione fiscale ai danni dei contribuenti.

La posizione del M5S è unicamente indirizzata all’attacco a Matteo Salvini. All’improvviso, dopo 14 lunghi mesi di governo, i pentastellati iniziano a far valere la loro forza maggioritaria all’interno del Parlamento. Anche il gruppo misto (LeU, +Europa e indipendenti) si dichiara disponibile ad appoggiare un governo che sia sì di scopo, ma che abbia delle basi politiche concrete.

Una giornata calda e non solo per la temperatura atmosferica che conferma la volontà delle forze opposte a Matteo Salvini di continuare l’esperienza di governo con questo Parlamento. Ad oggi, però, la struttura politica appare ancora abbozzata, perché per il M5S il nuovo esecutivo dovrà essere un Conte bis, figura che non metterebbe d’accordo pienamente le altre forze.

Ancora una volta, dopo i 100 giorni che seguirono le elezioni del 4 marzo 2018, il Quirinale sarà protagonista della discussione politica. Lo scoglio da superare sarà quello della manovra finanziaria da approvare entro il 31 dicembre, quindi nelle prossime ore al via le consultazioni del Colle con i delegati dei gruppi.
La crisi è aperta e il Premier è ormai dimissionario. Tra pochi giorni conosceremo il destino del nostro Paese, coscienti che alcuni toni non potranno mai rappresentare le istituzioni democratiche e la nostra Costituzione. Cori da stadio, cartelli, fischi e parole poco consone. Confidare nel senso delle istituzioni di Sergio Mattarella è l’unica possibilità per una Nazione da troppo tempo orfana del suo Stato.

 

 

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