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Discontinuità

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Mattarella consultazioni ago19 350 min.jpgdi Aldo Pirone - Il PD ha votato all’unanimità una risoluzione che pone cinque condizioni per la formazione, con il M5s e non solo, di un governo di lunga durata. Le condizioni sono temi abbastanza generali ed ecumenici per una forza che si definisce progressista e di sinistra da cui bisognerà vedere, poi, se emergeranno priorità più precise e cogenti. Inoltre la Direzione del PD ha dato mandato al segretario Zingaretti - qualcuno l’ha definito “mandato pieno” come se al segretario si potessero dare mandati semipieni o semivuoti - per gestire la trattativa con le altre forze, innanzitutto con il M5s, disponibili a fare un governo con le caratteristiche richieste dal PD. Nel dispositivo della risoluzione c’è una parola, “discontinuità” – in passato usata spesso per dare corso a politiche scriteriate -, ma che in questo caso vorrebbe significare, giustamente, che bisogna fare altro rispetto a quel che ha combinato il governo gialloverde in versione salviniana. La frase completa dice: “Se tali condizioni troveranno nei prossimi giorni un riscontro basato sulla necessaria discontinuità e su un’ampia base parlamentare siamo disponibili ad assumerci la responsabilità di dar vita a un governo di svolta per la legislatura”.

Naturalmente è più che giusto che il PD invochi “discontinuità” rispetto al governo Salvimaio, ma se si vuole essere seri, onesti, innovativi e veramente incisivi nella situazione apertasi con la crisi di governo, la magica parola non può riguardare solo il governo gialloverde, deve riguardare anche quel che c’era prima, regnanti Renzi e poi Gentiloni, e che portò al disastro elettorale del 4 marzo 2018. In altre parole se il PD vuole giustamente imporre una svolta di programmi e indurre i “grillini” a concezioni democratiche e conseguenti comportamenti non può non mettere in gioco anche il cambiamento di se stesso rispetto a quel che è stato finora. Non solo sotto il profilo programmatico ma anche morale. Pure al M5s si pone, per altri versi, un problema simile. Per loro la questione è di avviare un processo di liberazione di se stessi dalla demagogia, dalle semplificazioni propagandistiche, dall’assunto “il cittadino ha sempre ragione”, mentre qui il problema è che il “cittadino” bisogna farlo ragionare su soluzioni razionali ai problemi che lo angustiano.

Perciò, in gioco vi sono non una ma due “discontinuità”.
Questo significa che il nuovo governo, sia nel programma che nelle persone che eventualmente lo comporranno, deve essere di alto profilo politico e morale con molte personalità esterne ai cerchi, più o meno magici, ai caminetti, alle conventicole, ai raduni in villa, delle attuali forze politiche chiamate a partorirlo.
Su tutta la situazione apertasi con la crisi del governo Conte pesa il modo in cui ci si è arrivati. Essa non è il frutto di un’iniziativa dell’opposizione di sinistra che, inserendosi nelle contraddizioni crescenti fra M5s e Lega, poteva aver già avviato un qualche discorso politico con quella parte con cui oggi ci si propone, in qualche modo per costrizione politica e in tempi strettissimi – quelli voluti dal Presidente Mattarella -, di realizzare la svolta di governo. La crisi è frutto di un colpo di sole di Salvini, di una rana che si è gonfiata con la propaganda più incivile e becera fino a scoppiare. Che poi quel suo consenso cresciuto all’ombra del governo gialloverde e certificato, non tanto dai sondaggi quanto dal voto europeo, stia ora evaporando, è tutto da vedersi. Evaporerà se un’eventuale nuova compagine di governo aggredirà soprattutto i problemi sociali e di precarizzazione della vita degli italiani a cominciare dai lavoratori e dai giovani. Per questo occorre fin da subito mettere in grado di non nuocere i tatticismi dettati da interessi personali, le piroette politiche degne del miglior Circo Barnum che se oggi giocano a favore di un isolamento di Salvini, domani potrebbero dargli una mano a risollevarsi rapidamente.

Per questo il PD non può pensare di tornare semplicemente a un “heri dicebamus”. Perché sarebbe subito un fallimento. L’ennesimo.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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